Darsi Pace: il piacere di ri-scoprire la passione per le persone

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La parola Pace lascia sempre molto perplessi e fa scattare quasi sempre un pre-giudizio. Se poi troviamo scritto Darsi Pace allora più che ad un pregiudizio si finisce con il pensare ad un’invenzione pubblicitaria, uno slogan politico o ad un movimento religioso. Non è sempre così. Almeno non in questo caso.


 

DARSI PACE è uno spazio nuovo di riflessione – Oggi da più parti c’è l’esigenza di ri-trovare e di ri-appropriarsi di un nuovo spazio di riflessione dove la parola, il pensiero e l’azione ci rivelino di nuovo la bellezza del nostro essere uomini e donne a partire dalla complessità delle infinite relazioni che ci circondano. Dove finalmente si possa ritornare a parlare di una vita, che ha un suo senso, e una sua storia, che si intreccia insieme a quella degli altri e del mondo che abitiamo.

DARSI PACE è una chiave di lettura e un nuovo linguaggio – Trovare uno spazio nuovo non è sufficiente. Si avverte subito la necessità di una chiave di lettura per interpretare e capire la storia che viviamo tutti insieme e di un linguaggio nuovo per raccontarlo abbandonando quello “bellico” al quale siamo costantemente abituati.

DARSI PACE è uno stile – DARSI PACE diventa in questo modo un’attenzione e un’azione verso l’altro che si traduce in esperienza. E’ qualcosa che si tocca e si vede, è parte di noi una seconda pelle. Nasce e si alimenta nel confronto di idee, nell’approfondimento dei problemi, nella ricerca dell’innovazione. In questo senso Darsi Pace diventa uno stile, forse poco appariscente ma decisivo e incisivo .

DARSI PACE è una proposta di senso – E’ la scelta di vivere perennemente ad un crocevia tra ricerca interiore, psicologica e spirituale, creatività artistica e culturale, e prassi politica contenti di voler (e non dover) dare una risposta lì dove sta nascendo la nuova cultura del dialogo reale (il nostro quotidiano per essere chiari), una cultura che trasforma le persone, le culture e le tradizioni religiose.

 

 

Commenti

  1. CARO DOMENICO TI RINGRAZIO DELLA PREZIOSA SINTESI , DARSI PACE COME SPAZIO DI RIFLESSIONE ,CHIAVE DI LETTURA E NUOVO LIGUAGGIO QUINDI STILE E PROPOSTA DI SENSO OK.
    ORA PERO\’ TUTTI NOI COMUNI MORTALI SIAMO GIA\’ INSERITI IN REALTA\’ CONCRETE ,FAMILIARI,SOCIALI ,RELIGIOSE .POLITICHE .CHE DI FRONTE AD UN NOSTRO CAMBIAMENTO (ISOLATO) METTERANNO IN ATTO DELLE REAZIONI .
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  2. Marco Guzzi dice:

    Carissimo, ogni volta che proviamo a vivere e a proporre qualcosa di nuovo, troveremo sempre molti ostacoli sia dentro che fuori di noi.

    E\’ inevitabile, ed anzi è segno che stiamo andando nella giusta direzione.

    Questa lotta infatti ci tempra, ci purifica, ci rende più umili e più pazienti, e ci costringe ad incarnare sempre più credibilmente e profondamente le idee cui crediamo di credere.

    Grazie a tutti, e speriamo che i nostri amici e le nostre amiche prendano il coraggio di intervenire con libertà e scioltezza in questo nuovo spazio di incontro.
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  3. Domenico Parlavecchio dice:

    Alcune relazioni lo saranno altre no. La prima pacificazione spetta a me, a ciascuno di noi.

    Fare il primo passo comporta dei rischi.
    Cosa possa succedere dopo non
    lo so, potrei immaginarlo ma le persone sanno stupirci (nel bene e nel
    male). Anch\’io mi stupisco dei cambiamenti ..

    Mi accorgo però che appena
    cominciamo a cambiare allora anche il mondo intorno a noi cambia (le persone a noi vicine) .. un pò alla volta e col tempo.

    Io me ne accorgo con i miei figli.
    E\’ come se ciascuno di noi aiuta gli altri a prendere degli \"appuntamenti\"
    con la propria storia personale (i figli per i genitori e viceversa per rimanere
    in tema) …. a noi saperli leggere e approfittarne. Per fare questo dobbiamo
    essere pronti, dobbiamo prepararci.

    Solo quando ho deciso di iniziare questo
    cambiamento personale ho sentito l\’esigenza di una riflessione profonda sulla mia storia.
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  4. Il costruttore di pace lo immagino come un \"distillatore\". Senza potersi sottrarre a nulla, neanche alle reazioni suscitate dalla sua opera – reazioni una volta violente e oggi sempre più miseramente di derisione – raccoglie tutto e lo trasforma lentamente e qualitativamente. Una specie di processo alchemico, il cui risultato è un distillato di pace. Detto così sembra semplice, lo so. Ma a volte le visioni sono semplici anche se il cammino che propongono è quello di una vita intera.

    Grazie

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  5. Domenico Parlavecchio dice:

    .. sì mi piace il termine costruttore che hai usato.
    Meritava di essere inserito nel post. Lo faccio nel commento.

    Il costruttore è uno che \"fatica\", che dedica \"tempo\", che coinvolge gli altri, che ha bisogno di coltivare e condividere una visione… in un processo come hai detto tu \"alchemico\" che ha del miracoloso per i risultati che tira fuori .. anche se non sempre possiamo vederli perchè ci vuole tempo

    … ma il costruttore non costruisce mai per sè e non smette mai di esserlo … si riposa.

    Qualcuno poi lo segue attratti dal miracolo dell\’atto creativo

    … la fatica di chi costruisce è un bel dono!

    … altri ridono ma col tempo, forse, diventeranno costruttori 🙂

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  6. Grazie a te e a tutti voi. Mi viene in mente, ascoltando il tuo intervento, la riflessione che Heidegger fa sul costruire e l\’abitare. Bisogna prima abitare per poter costruire. Forse potremmo azzardare che anzitutto bisogna essere \"abitati\". In questo senso il costruttore non costruisce mai \"per sé\", ma dall\’altro e per l\’altro. Un tramite. Un ponte. Un flusso. Sarebbe poco? Anche un ponte deve essere \"adeguato\" per poter reggere/facilitare il passaggio. Anche il ponte deve essere abitato. Mi attende una mole di lavoro immensa, spaventosa se la si affronta in solitaria. \"Io\" non posso farcela, ma \"io\" -provvidenzialmente- non è tutto.

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  7. Domenico Parlavecchio dice:

    .. Renato, sei un grande!

    Dall\’altro e per l\’altro … questo andirivieni tra le persone che passano .. che ci passano sopra (al ponte 🙂 ).

    Il legame che manca perchè evitiamo di farci abitare. Se non lo fai non sei un ponte ma un ostacolo 🙁

    I figli sono così ad esempio .. le mogli pure non voglio essere sarcastico … nel senso che sono un ponte tra vite diverse … il contatto più bello e misterioso dell\’accoglienza dell\’altro!

    Bello!
    Spero di continuare la discussione .. magari anche su altri post.

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  8. Lauretta dice:

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