Il travaglio della nostra trasformazione

sfondo22

Sono passati tre giorni dal rientro dopo il seminario “Per donarsi”, ma mi è rimasto nel cuore lo stesso sentimento di pace, di profonda quiete che avevo in quei giorni. Ho vissuto pace, armonia, rispetto, accoglienza incondizionata.


Ho ascoltato con molto interesse le riflessioni di Marco, stupita dal modo in cui passava con molta dimestichezza dalla descrizione del macrocosmo, con accenni alla storia presente ma anche a quella dei secoli passati, a osservazioni sul microcosmo, su come funzionano, cioè, la mente e il cuore umano. Come è reale la relazione profonda esistente fra questi due universi!

 

Mi ha fatto bene l’approccio globale e integrato usato in questo seminario formativo, un approccio che chiamerei circolare perché iniziava con la preghiera o meditazione, si inoltrava in una seria riflessione su ciò che è avvenuto o sta avvenendo attorno a noi, sulla parola di Dio e su testi poetici, conduceva ad un lavoro di introspezione e si concludeva con una preghiera profonda. Fin dall’inizio ero invitata ad essere presente a Dio che mi accoglieva in tutta la mia realtà, a sorridere con benevolenza a ciò che emergeva in me e ad abbandonarmi, infine, a Lui per essere risanata.

Mi ha fatto bene sentirmi costantemente principiante (o ricominciante, come dice Marco), ad ogni nuovo incontro, ad ogni nuova esperienza di preghiera o di autoconoscimento. A volte noi, persone consacrate, possiamo illuderci di essere già avanti nella vita spirituale, di conoscere già tutto (o quasi!) in questa sfera. Ma che senso di libertà sentirmi piccola e potermi dire in qualche modo: “Sto cominciando da zero, ma con Dio che è cento”!

È stato bello trovarmi con persone di diversa estrazione sociale che hanno preso sul serio la loro crescita spirituale. Nell’ascolto reciproco ci siamo sostenuti in un breve viaggio/cammino di autoconoscimento, fatto all’insegna della fiducia e dell’abbandono. È stato per me motivo di conforto, di incoraggiamento e di forza constatare che stiamo tutti vivendo con fatica il travaglio della nostra trasformazione, che abbiamo tutti delle ferite antiche da presentare al Signore con umiltà e fiducia per essere da Lui guariti, liberati, perdonati e trasformati in creature nuove.

Ci ha aiutato guardare in faccia le nostre paure, abbandonarci per un momento in esse per scoprire – molto più radicati di quelle stesse paure – dei desideri profondi che, messi insieme, tracciavano in qualche modo le qualità dell’Uomo perfetto, Cristo. È in Lui che volevo rispecchiarmi nel rendere operativi quei desideri appassionati.

Mi aveva colpito da subito l’invito ad imparare il gusto dell’essenziale. Vorrei che questo mi accompagnasse nel compito/lavoro che sono chiamata a ricominciare ogni giorno, con umiltà, pazienza e costanza, e anche con umorismo, per cooperare all’opera del Signore, al suo lento plasmarmi nella creatura unica che Lui sogna, ad immagine del suo Figlio, perché possa anch’io – a mia volta – favorire quest’opera di trasformazione in altre sorelle e fratelli e in tutta la società.

“Questo è il tempo del perdono!” ripeteva Marco. Sì, è il tempo dello scioglimento di quella parte di me che è ancora irretita, presa in una rete, bloccata, paralizzata. Il perdono è un dono dall’Alto che adesso, in ogni momento, posso ricevere per essere una donna nuova, aperta a ciò che lo Spirito desidera fare di me. Ma in questo processo di scioglimento siamo chiamati a sorreggerci reciprocamente, nell’amore autentico, partendo dall’umile realtà in cui viviamo, dall’ascolto delle cose, degli eventi, della profondità del nostro essere.

Nonostante i molti anni di professione religiosa, sono consapevole che a volte sono intrappolata nel mio io ego-centrato, chiuso in gabbia, lontano dal mio vero “sé”. Mi fa bene, dunque, ritornare continuamente al mio io in conversione, riprendere l’arduo cammino in salita per aprirmi, nell’io in relazione, a Colui che può pronunciare su di me la benedizione che dà vita e liberare così le energie creative bloccate in me.

Sento che, curando la parte più debole di me, senza fretta e senza violenza ma con grande rispetto e delicatezza, potrò accogliere il perdono liberante. Abbandonandomi fiduciosamente a Lui, appoggiandomi sulla sua benedizione e nutrendomi di essa, potrò gustare la dolcezza senza fine della Sua presenza. E allora potrò essere davvero una testimone di speranza e una gioiosa annunciatrice della “buona notizia”: “Questo è il tempo del perdono per tutti”.

 

Commenti

  1. Domenico Parlavecchio dice:

    Avrei intitolato il post \"Ho una buona notizia! Perdonata, cambio vita e …..\"

    .. grazie per la tenerezza della testimonianza

    .. e non aggiungerei molto se non una domanda:
    quale conversione per chi decide di vivere senza DIO? o meglio che tipo di Per-Donarsi è possibile in questo caso secondo te?

    Mi piacerebbe rileggere la tua testimonianza conoscendo come sei arrivata a parlare così di Dio e di suo Figlio.

    Forse il punto di partenza potrebbe essere condiviso anche con chi Dio non ha (opensa di non averlo o altro ancora, cambia poco). O no?

    letta

  2. Suor Lauretta dice:

    Caro Domenico, grazie a te per la tua sensibilità e per le tue domande.
    Sinceramente, da parte mia, non saprei come per-donarmi al di fuori di Dio. Dio è … tutta la mia vita!
    Come sono arrivata a Lui? E\’ una storia lunga, ma chissà se un giorno riuscirò a raccontartela a voce. E magari allora potremo davvero scrivere una risposta a 4 mani.
    letta

  3. Domenico Parlavecchio dice:

    .. scrivere la risposta a 4 mani. Troveremo il modo!!

    MA hai mai pensato ad un linguaggio/modo diverso per esprimere quello che hai detto mettendoti nei panni di chi Dio non riesce a pronunciarlo … non per convincerlo ma per avere una "relazione" alla pari …

    E\’ una curiosità ma anche una sfida di questi tempi.

    I cristiani che non riescono a trovare parole "vere" per parlare della "Parola".

    E\’ interessante il paradosso.

    Frequento i corsi di Marco ed è per questo che mi pongo la questione del linguaggio e della trasmissione in un mondo dove tutti abbiamo bisogno di sentire la buona notizia!

    Quali parole?!

    Ho scritto due post sul tema e dei commenti. Forse ti aiuteranno a capire meglio il mio punto di vista.

    Darsi Pace: il piacere di ri-scoprire la passione per le persone

    Darsi pace – Parole ed esperienze che risuonano?

    letta

  4. Ho un rapporto molto difficile con Dio, ma anche con me stesso (ma forse non è un caso), da sempre. Ci siamo scoperti un po\’ da soli, quasi a tu per tu, affrontando enormi difficoltà di comprensione e anche di dialogo. Non mi ha donato una vita propriamente serena e piana. Certo le mie difficoltà svanirebbero se confrontate con situazioni di gran lunga più complesse, ma parlo (diciamo così) da un orizzonte interno. Non mi sono mai sentito a mio agio, in nessun tempo o luogo. Ogni mio più piccolo progetto ha incontrato ostacoli interiori o esteriori che non ne hanno permesso la realizzazione. E anche in questi giorni le prove non mancano! Ad un certo punto ho detto: \"non so più chi sono né dove andare. Se vuoi, fai Tu! Se no me ne resto qui in questo angolo a marcire\".
    letta

  5. Giovanna Di Vita dice:

    letta

  6. Giovanna Di Vita dice:

    grazie, suor Lauretta per la tua testimonianza. Hai trasmesso davvero l\’atmosfera vissuta al Seminario Per-donarsi.
    letta

  7. Lauretta dice:

    La tua è una bella sfida, Domenico! Sono convinta anch\’io che è cruciale trovare un linguaggio nuovo per trasmettere oggi la buona notizia.
    Non vorrei proprio convincere nessuno, ma mi piacerebbe molto trovare parole di pace che abbiano davvero un senso per chi pensa di essere al di fuori di Dio, o non riesce a pronunciare Dio.
    Ma trovare le parole è la mia difficoltà quotidiana…
    letta

  8. Lauretta dice:

    letta

  9. Antonio Finazzi Agrò dice:

    letta

  10. Lauretta dice:

    letta

  11. Lauretta dice:

    Scusami Renato! Avevo letto, affascinata, le tue riflessioni sull\’ascolto (che chiamo \"bellissima esperienza\"), e poi – essendo un po\’ in fretta – non ti avevo \"ascoltato\" fino in fondo. Ti mando un pensiero di pace perché tu possa lasciare andare la tua rabbia, specialmente verso te stesso. Credo che tu sia una persona molto amabile.
    letta

  12. Domenico Parlavecchio dice:

    …è quello che desidero anche io per me!

    Sono sicuro che ci sarà un seguito 🙂

    letta

  13. Grazie Marco per aver centrato esattamente la questione. Le tue parole sono per me occasione di profondo ascolto, strumento per tornare a scavare nelle aree più nascoste. So e sento di essere già (da sempre) stato perdonato, e so di esser pronto a fare di tutto per chi mi ha ferito. Ma mi manca l\’esercizio, la disciplina, il ritmo, ciò che tu chiami meditazione e preghiera incarnata nel quotidiano. Ed è questo che forse mi rende prigioniero dell\’oscillazione e del condizionamento. Ci sono eventi della mia vita cui non concedo una parola, una condivisione. Ciò rende il passato (parte di esso) molto potente. Nell\’oscurità l\’oscuro trova un ottimo alimento. Ma è possibile arrivare a condividere davvero \"tutto\"? E\’ necessaria una as-soluta \"confessione\" per procedere nel cammino di liberazione? E chi può ricevere una tale confessione? Certamente Dio, per chi l\’ho ha incontrato. Ma gli altri, con cui condividiamo la nostra vita? Vedo e so che la via che mi mostri è l\’unica via, ma posso percorrerla senza condividere esattamente tutto con le persone che amo?
    Mi sono espresso confusamente, ma è difficile parlare di quel che sta in fondo. Stare qui con voi è un\’occasione importantissima per confrontarsi e chiarirsi a se stessi.

    Ringrazio davvero tutti.
    letta

  14. Marco Guzzi dice:

    Carissimo Renato, a me pare che noi non possiamo perdonare nella misura in cui siamo ancora condizionati dalle ferite che abbiamo subìto.

    Io non posso perdonare mia madre, per esempio, se ancora ripeto i comportamenti difensivi e distruttivi che ho imparato a produrre per difendermi dal suo rifiuto o dalla sua invadenza. E così via.

    In tal senso il perdono reale è un processo, più che un singolo atto, il processo stesso della nostra liberazione.

    Essere perfetta-mente liberi significa sentirsi integrale-mente sciolti, perdonati dalle colpe del passato, e quindi sciolti anche da ciò che ci ha ferito e ci tiene ancora attaccati al risentimento del passato.

    Questo stato di libertà integrale è appunto uno stato: lo stato della libertà nello e dello Spirito, lì dove siamo senza colpa, liberi dai condizionamenti spazio-temporali, partecipi di una eternità presente, e quindi nella luce di Dio: as-solti nel suo As-soluto.

    Poi magari ripiombiamo nel nostro stato di prigionia. E dobbiamo ancora una volta scioglierci e perdonati perdonare.

    E\’ importante diventare consapevoli di questa nostra oscillazione tra stati diversi e collaborare al rafforzamento dello stato della nostra integrità attraverso il lavoro interiore quotidiano: autoconoscimento , meditazione, preghiera.

    Ciao, e auguri
    letta

  15. Marco Guzzi dice:

    Carissimo, sì, ad un certo punto credo che sia importante parlare di ogni nostro segreto con una persona.

    Non sempre questa persona può essere il/la nostra partner, almeno all\’inizio; ma è importante sentire che un\’altra persona condivide tutto il nostro carico, lo sopporta, e in qualche modo lo lascia andare.

    Niente di nascosto resterà celato, tutto viene alla luce e diviene luce.
    Con affetto
    letta

  16. Grazie Marco, le tue parle hanno sempre il sapore della pace e della serenità, dell\’esperienza. Il lavoro che mi aspetta, a metà della vita, è ancora lungo, ma è anche l\’unico lavoro degno di questo nome.

    Grazie di cuore

    letta

Lascia un commento