Archivi per novembre 2008

Io E Mia Figlia In Rete

 

Non è una scoperta che abitare la bellezza significa Darsi Pace. Le cose belle sono il vero antidoto a quelle brutte.

Quindi vi propongo un’altra “video-poesia” che ho trovato su segnalazione di alcuni amici.

Dopo averla vista non ho resistito e chiamo mia figlia di 5 anni perchè in questo periodo si parla di bello/brutto, buono/cattivo .. Questa video-poesia forse poteva aiutarmi a spiegare.


All’inizio c’è una presentazione di qualche secondo in inglese poi inizia la poesia BEAUTIFUL che è uno dei successi di Cristina Aguilera. Lo riconoscerete senz’altro.

Quello che vedrete non è il video originale che accompagna il brano ma quello realizzato da D-PAN – Deaf Performing Artists Network.

Alla fine del post trovate una mia libera traduzione del testo e la versione in inglese nel caso aveste voglia di cantare. A me piace leggere lentamente il testo mentre scorre di nuovo il brano cercando di seguire il crescendo della musica … delle emozioni

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Adesso che avete visto il video vi racconto cosa è successo con mia figlia.

Quando lo vediamo la prima volta traduco il testo e spiego. Lei rimane in silenzio.
Chiede di vederlo una seconda volta. Appena comincio ad aggiungere qualche spiegazione mi dice “Ho capito papà , non parlare più. Fammi ascoltare. Zitto”.
Lo rivede una terza volta. RImaniamo tutti e due in silenzio.

Ad un tratto dice “Chi l’ha fatto?”. “Un gruppi di artisti muti” rispondo. “Ma come hanno fatto a cantare?” mi domanda… Rido. Domanda intelligente. Spiego brevemente il trucco!

“Bello” mi risponde. “Ma ci sono altre cose belle che mi puoi far vedere?” mi chiede.

“Si, ho un’altra video-poesia per te ma adesso a letto ..”

Imparo che la bellezza non si spiega .. ti colpisce, è esperienza, è ricordo … ma sopratutto ha bisogno di SILENZIO.

Non guardarmi ….

Ogni giorno è così stupendo anche se all’improvviso,
qualche volta capita che ti manca il respiro,
non riesco a sentirmi al sicuro da tutto questo dolore,
e mi vergogno.

Io sono bellissima e non importa quello che dicono
Le parole non possono ferirmi
Perché io mi sento bellissima in tutto ciò che sono
Sì, le parole non possono ferirmi
quindi oggi non riuscirete a farmi male

Per i tuoi amici tu sei fuori di testa
a forza di occuparti di tutto ciò che ti succede
per cercare di riempire costantemente quella sensazione di vuoto
ma i pezzi mancanti lasciano il puzzle incompleto
E’ così che funziona?

Tu sei bellissima non importa quello che dicono
Le parole possono non ferirti
perché tu sei bellissima in tutto ciò che sei
Sì, le parole non possono ferirti

Oggi non riuscirete a farmi male …

Non importa quello che facciamo
Non importa quello che dicono
Noi siamo la canzone che è nella melodia
piena di bellissimi errori

E ovunque andremo
Il sole splenderà sempre
ma domani potremmo svegliarci ed essere completamente nuovi

Noi siamo bellissimi non importa quello che dicono
Sì, le parole possono non farci male
perché siamo bellissimi non importa quello che dicono
Sì, le parole non possono farci crollare
oggi non riuscirete a farlo con me

oggi non riuscirete a farmi male
oggi non riuscirete a farmi del male

 

 

 

Darsi pace: testimonianza Luciana

 

foto di gruppo

Accolgo con piacere l’invito a condividere l’esperienza fatta al Seminario Per-Donarsi tenuto a Roma l’aprile scorso. Sento ancora il senso di quiete-silenzio e di entusiasmo-energia che mi avete trasmesso. Non c’è contraddizione in questi stati d’animo, anzi: li sento molto in equilibrio.


In 30 anni di “ricerca” a volte ho vissuto esperienze esaltanti e coinvolgenti che, però, si dissolvevano presto; a volte, al contrario, me ne venivo via sentendomi “estranea”, non appartenente a quella linea di pensiero in modo fideistico come vedevo fare ai partecipanti. Questa volta è stato un po’ di tutto, difficile da definire.

Faccio una necessaria premessa che spiega un po’ il mio vissuto di questi giorni.
Finchè “dovetti” frequentare la chiesa cattolica (i miei erano e sono praticanti) la sentivo stretta, fatta di rituali vuoti e senza un senso chiaro per me. Esperienze molto negative con elementi del clero mi hanno non solo fatto allontanare, ma anche provare ostilità verso quel mondo e, come spesso accade, sotto l’ostilità c’era la paura.

Poi iniziai a seguire percorsi di meditazione, conoscendo, praticando e vivendo esperienze di comunità legate a maestri indiani. Sempre alla ricerca, ritrovandomi a pezzetti un po’ qua un po’ là. Tutto mi ha arricchito, nutrito (anche le scelte sbagliate), ma ancora una sorta di diffidenza mi prende ogniqualvolta si affacciamo termini cristiani, odori cattolici.

Ma re-incontrare Marco ed il suo linguaggio (che esprime un essere al mondo reale, nuovo, fresco), leggendolo su internet, mi ha fatto “correre il rischio” di riavvicinarmi a quel mondo dell’infanzia e adolescenza fatto di suore cattive all’asilo e di preti ipocriti e violenti poi.
E’ stato come fidarmi di chi, già 15 anni fa, mi aveva parlato ogni sera direttamente al cuore con semplicità e profonda conoscenza.

Ho veramente sentito che questa prospettiva da cui Marco ed il suo gruppo guardano al mondo non è nuova per me, in fondo è sempre stata lì, come aspirazione dell’anima, ma… senza riuscire a trovare le parole per dirlo.

Quello che mi catturava nell’ascoltare Marco era questo passaggio diretto, senza filtri mentali, che arrivava proprio là dove già c’era qualcosa di pronto per accogliere questo messaggio, questo invito ad “esserci”. Esserci con quello che sono oggi, semplicemente, senza chiedere di cambiare per uniformarmi ad una ideologia, ad una linea già tracciata. Dolcemente posso far scivolare questi input dentro il fiume della mia vita, lasciando che le diverse acque si mescolino.

Ancora devo vincere alcune resistenze, ma vorrò lasciarmi aiutare a mollare il mio orgoglio che, da vecchio protettore, dice “mi avete fatto male? Allora non avete nulla da insegnarmi, vado altrove a cercare la Verità”.
E devo dire che già la spontanea simpatia e sintonia reciproche (non so in nome di che cosa!) con alcune suore del gruppo mi ha presa in contropiede! La maschera continua a dire “stai alla larga”, ma il cuore è andato là, senza permessi né divieti, come un bimbo fiducioso… e questa volta è stato accolto! Sono commossa e ancora incredula.

Grazie a te Marco e alle persone con le quali ho condiviso una camminata dopo pranzo, un problema o anche solo l’essere lì, tutti con lo stesso anelito di pace, di perdono.
Per me è stato importante incontrarvi. Siamo in molti i cani sciolti, desiderosi di confronto, di punti di riferimento liberi (che non imbriglino in religioni, sette, ideologie), desiderosi di dialogo schietto e di confronto.

 

 

Le cinque cose che mi danno pace

Come nel libro Alta fedeltà di Nick Hornby, dove il protagonista elencava le cinque cose preferite su ogni tipo di discorso, propongo al forum di dire qual è la cinquina perfetta del proprio benessere. Va fatto di getto, senza timore di mescolare il sacro e il profano, o di privilegiare le cose più recenti. La pace è adesso, no?

 


Comincio io:
1) Un pomeriggio libero con la persona amata, possibilmente alle terme Poseidon di Ischia.
2) La puntata finale di qualsiasi stagione del dottor House (dove il protagonista malato è lui).
3)Quando chiedo al collega con cui ho litigato (rimuginandoci sopra tutto il fine settimana) di andare al bar e, chiariti i motivi del dissidio, parlare di come si cucinano i tonnarelli cacio e pepe senza farli diventare un pappone.
4) Guardare il foglio bianco che si riempie di storie, di personaggi che prendono vita fino a ribellarsi a ciò che vorresti fargli fare, e poi domandarsi da quale punto segreto del creato venga tutto ciò.
5) Leggere un bel giallo (non male "Uomini che odiano le donne") e vivere una realtà parallela, come un amante carico di passione che tradisce la noia del quotidiano.

Cerchi la vita interiore? Ti ci portano le Apostole.


Non le riconoscerete né dal velo né dall’abito religioso, perché vestono come qualsiasi ragazza della loro età. Le riconoscerete dal loro restare.


Perché al termine della messa sono quelle che restano, le ultime ad andarsene: un quarto d’ora con gli occhi chiusi sul palmo delle mani, a ringraziare per l’eucaristia ricevuta, come fanno gli amici più intimi quando gli altri ospiti della festa se ne sono andati e loro rimangono lì, due chiacchiere ancora col padrone di casa. Ho conosciuto Simona e Antonella nella chiesa di San Pio X, dove tenevano un corso di mistica e psicologia. Sono due suore: le Apostole della Vita Interiore il loro Ordine. È la vita interiore, la loro e insieme quella di chi ha voglia di mettersi un po’ in gioco, la terra di missione di queste sorelle.  Sono pronte all’ascolto di chiunque, pronte a condividere  lo spazio dell’anima, con una prospettiva cristiana, certo, ma senza preclusioni. Insomma, un filo sottile, per molti versi, lega la loro esperienza ai ricercatori di Darsi Pace. A loro abbiamo dedicato questo documentario disponibile su youtube.

Intervento lezione

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L’esegeta

“Dite agli smarriti di cuore: coraggio!”
(Isaia 35, 4)

Interpreto gli eventi quotidiani, per capire quello che sta succedendo.


E’ uno sforzo salutare per cercare un senso, per distillare un grammo di speranza da offrire agli altri e a quella parte smarrita che sento forte dentro di me. Quello che sta accadendo adesso sfugge al mio sguardo ordinario: è un lavoro da esegeta, che avviene nei crocicchi, negli anfratti più sottili e misteriosi dell’anima.
Abbandono la presa, rinuncio al controllo, e si dilata l’orecchio interiore.
Qualcosa, da fuori, mi raggiunge e mi sorprende, ridestando l’ascolto profondo, in quell’attimo che precede ogni piccola morte, in cui sembra che tutto venga ricapitolato e compreso.

 

L’esegeta

E’ un’esegesi
Fatta nei crocicchi, nei tombini
Dell’anima.
E’ una paresi
Come nell’ascolto
Che il daino ridesta mentre beve
E sente tra i cespugli il cacciatore
Mentre gli spara.

 

Marco Guzzi, Figure dell’ira e dell’indulgenza, 1997

 

un post vecchio

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VEDO/NON VEDO reale quel che vedo?

 

immagine raffigurante due visi composti da persone

Una parabola della cultura Sufi narra la percezione che dei ciechi hanno della forma di un elefante: chi aveva toccato un orecchio riferiva che l’elefante aveva una forma grande, grossa, ruvida e larga come un tappeto; chi aveva toccato la proboscide riferiva che aveva la forma di un tubo vuoto in mezzo; chi aveva toccato le gambe riferiva che aveva la forma di una colonna tornita.


Quante volte, nella mia esperienza quotidiana, scambio ciò che vedo con i miei occhi miopi, il piccolo frammento di mondo che mi sta sotto il naso, per la ‘realtà’ della cosa.
Quante volte, incapace di attesa, di ascolto paziente, investo il ‘reale’  del cumulo di mostri che mi abitano dentro!

Una delle tante notizie di cronaca: “Ucciso per aver fatto pipì. L’aggressore si giustifica: Ho avuto paura e ho sparato”. Quanto di ciò che vediamo è ‘costruzione’, frutto di una percezione falsa, parziale e distorta del reale?

Una metafora della spiritualità indiana esemplifica così le distorsioni del nostro modo comune di vedere: “Un uomo entra in una stanza in penombra. Scorge in terra un serpente ed è colto da paura. Avvicinandosi, si accorge che non si tratta di un serpente bensì di una corda e la paura si dissolve istantaneamente”.

E’ esperienza quotidiana: nella penombra della mia coscienza poco illuminata ciò che vedo è più proiezione dei miei stati interni che conoscenza di ciò che è.
Nell’ambigua visione della penombra attribuisco spesso al reale il rimosso di emozioni e pensieri, i fantasmi che mi abitano dentro. Così, avvolta in una fitta nebbia di percezioni distorte, finisco per vivere di fatto come in una specie di sogno.

Gli studi sulla percezione sociale ci dicono che  vediamo più facilmente ciò che vogliamo vedere, tendiamo a non vedere ciò che non vogliamo vedere, e/o a distorcere ciò che percepiamo in ciò che vorremmo percepire.

Difese emotive possono addirittura rendere invisibili alcune realtà, situazioni di sofferenza che non riusciamo a contenere. Ad esempio, vedo più facilmente e sono disposto a venire incontro al bisogno materiale dell’altro ma chiudo spesso gli occhi davanti alla sofferenza psicologica, spirituale. La paura di entrare nelle stanze buie della mia casa mi tiene a distanza.

Il rientro a casa e l’incontro con il ‘reale’ è un lungo lavoro di ‘darsi pace’, di riconoscimento e scioglimento di tutti i risentimenti, odi, rancori, paure che ci annebbiano la vista e ci rendono ‘ciechi’.

Il gruppo Darsi Pace è una palestra in cui mi alleno a rientrare in casa,  a riprendere possesso delle stanze chiuse da sempre, in cui imparo ad aprire porte e finestre per far entrare la Luce, aria e sole nelle stanze buie dei miei risentimenti e delle mie paure.

Quando, attraverso la pratica meditativa, prendo contatto con il mio respiro, con il mio corpo che respira, quando mi alleno ad accogliere con un sorriso ciò che appare all’orizzonte della mia coscienza e a non identificarmi, a lasciarlo andare, quando mi alleno ad abbandonarmi ad un contenitore più grande di quello che considero il mio io, la mia ansia si placa, le tensioni difensive si allentano, e mi apro alla fiducia, ad accogliere ciò che ‘è’ così com’è, senza forzature, senza aspettative, senza giudizio.
Allora, diradata  la nebbia fitta delle mie percezioni distorte, accade come  un miracolo: ciò che all’esterno percepivo come pericoloso, persecutorio, senza senso, si rivela mio amico e mi guida oltre e vedo i nessi tra le cose e rendo grazie per tutto.

Ogni giorno, nella fatica del vivere quotidiano, preda dell’ansia, della paura, del bisogno di controllo, ricado nelle paranoiche percezioni, nel sonno illusorio, e ogni giorno, nella fedeltà alla pratica meditativa, ricomincio a coltivare il risveglio, in una continua alternanza di frammentate, distorte visioni e di acquisizioni di senso.

 

Parlate con lui

 

Avete mai provato a parlare con il cuore come se non fosse dentro di
voi ma di fronte a voi?
Come se chiedessimo ad un’altra persona di cosa ha bisogno?

Io ho chiesto al mio cuore e la risposta è stata sempre la stessa:
“VERITA`”


Ma non la verità distorta della nostra mente ambigua ma la verità
sottile, quella che chiamiamo istinto. Si tratta di affinare lo
sguardo e vedere l’invisibile perchè è lì che risiede il piacere e
l’amore. Potremo riconoscere quel che vogliamo, nella verità ,quando
il nostro cuore non reagirà con ansia e fretta ma con quella calma
e quel calore che avvolgono tutte le cose che davvero ci corrispondono.
L’affetto può arrivare da ogni cosa, da una persona da una
situazione, basta riconoscerlo
e farlo entrare nelle vene per arrivare fino al cuore.
Questo è il vero potere che dà la vita e nutre la speranza.

 

Jiddu Krishnamurti – La Morte

Grazie a mio fratello Fabrizio alcuni anni fa ho scoperto Jiddu Krishnamurti grande filosofo di origine indiana scomparso nel 1986. Una delle cose che aveva più a cuore era la liberazione dell’uomo dalle sue paure e per questo iniziai a leggere i suoi scritti. In particolare mi hanno molto colpito le assonanze di alcune sue riflessioni con il lavoro dei nostri gruppi di Darsi Pace.


 

Propongo in questa sede un suo breve video, pescato dal quell’oceano sconfinato che è Youtube, perché dà la possibilità di affrontare un tema considerato da noi sempre un po’ difficile e a volte scabroso, la morte:

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E aggiungo alcune sue riflessioni che mi sembra meritino attenzione:
“ … la vita e la morte sono un’unica cosa. L’uomo saggio comprende il tempo, il pensiero e la sofferenza, e solo lui può capire la morte.”

“C’è paura della morte finchè c’è desiderio che il proprio carattere, il proprio agire, la capacità , il nome e così via continuino a esistere.”

“La paura è creata dalla ricerca dell’opposto, dall’antitesi di ciò che siamo, dal desiderio di evitare, di sfuggire ciò che siamo ….”

“… morire a ogni cosa ogni giorno, morire a ogni accumulazione che abbiamo prodotto, di modo che la mente possa essere fresca, nuova e innocente giorno dopo giorno.”

“Morire a tutto ciò senza discutere, senza paura, semplicemente lasciar andare. … Perciò dobbiamo morire a tutto ciò che conosciamo, psicologicamente, in modo che la mente non sia più tormentata, ma limpida, e possa vedere le cose come sono, sia esteriormente che interiormente”

“Vivere nel presente è morire al passato. Man mano che comprendiamo noi stessi, ci liberiamo del passato, ovvero del nostro condizionamento…”

da Jiddu Krishnamurti/Sul vivere e sul morire, Ed. Astrolabio.

Molto di ciò risuona nel lavoro che viene svolto nei nostri gruppi e cerco di seguire nella mia vita. Mi sembra di non dover dire molto di più. Aspetto i vostri contributi, grazie a tutti.
Marco Falconi.