La sede della sapienza

Quando la mattina offro la mia realtà sconnessa e sconclusionata all’esperimento del silenzio interiore, inizio a ricordarmi che esiste la sapienza, uno “spirito che ama gli uomini”.
E’ la devozione del giardiniere alla cura del suo roseto.


E’ un lavoro quotidiano di liquidazione della mente, di sbucciatura degli strati di parole e pensieri maledetti, disperati e castranti che mi governano. Che mi danno l’amaro in bocca.
La sapienza è un sapore, un gusto, una sostanza dolce, che mi apre al sorriso.
La liberazione accade come un’irruzione dall’alto: scroscia la luce, adolescente, e la cappa che mi opprime si scioglie: anche la morte, l’ultima nemica, prima o poi sarà dissolta, come un calcolo renale.
Veramente la tua luce scroscia, adolescente, rinnovandomi e aprendomi all’infinito.
Nel vuoto della mente si apre uno spazio, appare il campo, un luogo di pace: è un’ombreggiatura cava, una schiarita, la tua Ridente.
L’anima che dimora in Dio sorride.
La mia anima immacolata sottratta al potere degli uomini e della parte più negativa di me stessa.
In questo stato di tranquillità e di immobilità vedo in trasparenza la perfezione di tutte le cose.
Da questa sede non vorrei mai muovermi, sento la mia integrità, il mio corpo franco, liberato.
Sento il divino in me, nella mia povera esistenza e questa è la fede che per oggi mi basta.

LA SEDE DELLA SAPIENZA

“la nostra bocca si aprì al sorriso”
(Salmo 125,2)


Ogni giorno mi liquidi la mente
Che un castrato
Verbo fece inviperire.

Scroscia la tua luce adolescente
E mi dissolvi anche l’antica calcolosi
Detta morte.
Poi resta il campo :
La tua ridente,
Dentro i miei vuoti pensieri.

E’ questa la mia sede :
Un corpo franco.
Questa è la fede: essere un uomo
E Dio
Unita-
Mente.

Marco Guzzi, Nella mia storia Dio, 2005

Alessandro Guzzi, The devout gardener, 2005, olio su tela di lino, cm 60×60.

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