Emilio Crispo – Un Angelo che vuole farsi sentire!

foto di Emilio Crispo

Vorrei parlarvi di un angelo! Emilio Crispo era un medico di 29 anni, in seguito ad incidente automobilistico, il 22 settembre 1995 lascia questa terra e diventa appunto“un angelo”.

Dopo tre mesi dal suo “trasferimento in cielo” la madre, intenta a copiare alcuni indirizzi si ferma, immersa nel suo ricordo, e ad un tratto sente che la penna si muove da sola, lei si irrigidisce poi guarda il foglio e legge il nome Emilio. Tramite le mani dei genitori Emilio comincia a scrivere il diario della sua nuova vita in cielo.

Per una serie di circostanze, che non ritengo coincidenze, mi capita fra le mani il libro “Diario di un angelo”, pubblicato nel 1999 dai genitori. Nello stesso periodo mi capita di frequentare per lavoro la clinica Villa del Rosario di Roma, dove il padre di Emilio esercita parte della sua professione di medico chirurgo; proprio mentre esprimevo al direttore sanitario le mie emozioni sul diario di Emilio, compare davanti ai nostri occhi il dott. Crispo in persona; è stata davvero una gioia conoscerlo e cogliere nelle sue parole una grande serenità nonostante la perdita dell’unico amatissimo figlio. In seguito per altre circostanze ho parlato al telefono con la sig.ra Annarita, mamma di Emilio, che con grande forza vive questo contatto con il figlio scomparso.

Quando la madre, durante i primi contatti, chiede al figlio: “Come sei ora?” Emilio risponde: " Vivo, vivo”. Lo ripete due volte quasi voglia intensamente inviare il messaggio che la vita non finisce con la morte fisica, ma questa è solo un passaggio per una vita più bella.

Il secondo testo “Il cielo che poesia” contiene nei dialoghi fra Emilio e i genitori una dolcezza ed una profondità incredibile, i suoi messaggi non sono, naturalmente solo per la mamma e il papà, ma per chiunque sia in ascolto e ha bisogno di sentirli.

Ma credo sia meglio lasciarvi alle parole dell’angelo Emilio, che ha rafforzato anche il mio credo negli angeli, custodi di noi uomini e rispondo così anche a Marco F., mio marito, che nel suo post, sugli angeli appunto, mi ha commosso per aver espresso la sua fede profonda in queste creature.

Diario di un angelo 15 aprile 1996

Allora, stasera parliamo di me.

Io vivo in una dimensione meravigliosa, nella quale lo spirito si arricchisce della luce di Dio e può anche rimanere in contatto con gli esseri umani. E’ la dimensione degli Angeli. Noi siamo addetti alle telecomunicazioni tra cielo e terra. Gli uomini hanno bisogno di Dio. Noi manteniamo vivo questo contatto, anche per quegli uomini distratti che non sanno applicarsi diligentemente alla ricerca del Signore.……………………..

Siamo la Ronda dei cieli, raccogliamo le anime ubriache e le riconduciamo all’ovile.

Non ti meravigliare, cara mamma, se io mi esprimo talvolta come un umano. Il corpo non c’è più, ma l’abitudine al corpo è ancora vicina.………………………..

Nella vita di ogni uomo vi è un Angelo che veglia su di lui,e quando sbaglia lo costringe a confrontarsi con il bene anche contro il suo volere.

 

Il cielo che poesia 19 luglio 2000

“…Il Signore lascia in giro continuamente i segni della sua presenza, ma quanti li sanno vedere? Non dico interpretare, ma vedere con gli occhi e con il cuore, la poesia di certi tramonti e di tanti altri spettacoli ineguagliabili, che Egli ci offre……il dramma dell’umanità sta proprio nella cecità del cuore”

Il cielo che poesia 9 dicembre 2000

Mio caro papi mi prude il naso, sono bacini? Non si cancella (qui) la memoria sensoriale, giacchè la vita terrena rimane comunque un’esperienza positiva, e certe sensazioni che procurarono gioia rimangono dentro di noi per sempre. Perché la vita spirituale dovrebbe annichilirle? La vita lascia una traccia indelebile che arricchisce lo spirito, e lo spirito non può farne a meno. Anche il dolore, le sofferenze, le malattie, le tentazioni contribuiscono ad arricchire il corredo di esperienza che ogni anima meritevole si porta in cielo, nella stessa maniera in cui Gesù venuto in terra per portarvi la lieta novella, Se ne torno in cielo carico dei deliziosi dolori dell’umanità………

Lo stesso discorso si addice allo Spirito…,anche il corpo si porta appresso questo corredo d’esperienza divina…Eppure l’uomo è incline per sua natura a dimenticare la natura divina ed a lasciarsi suggestionare dalla propensione della mente a sostituirsi a Dio. Se ciò accadesse la sua vita avrebbe senso?…………..Avrebbe senso il mondo dell’aldiqua, senza il mondo dell’aldilà?

Ecco un argomento per riflettere un po’.”

Per chi vuole approfondire propongo il sito: http://web.tiscali.it/emilioangelo/

Gabriella Somma


Commenti

  1. marcoguzzi dice:

    Grazie, Gabriella, molto interessanti queste storie, e affascinanti.
    Sembrano degli oblò da cui guardare ogni tanto al di là del vetro sensoriale in cui siamo in parte catturati.
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  2. giovanna dice:

    Cara Gabriella, grazie per questo post: mi ha toccata nel profondo, suscitato tante domande e portata a riflettere sul mondo di ‘presenze’ invisibili in cui siamo immersi.

    Troppo spesso, travolti dal ritmo frenetico della nostra vita, non riusciamo a prestare attenzione ai numerosi segni che queste ‘entità’ ci danno della loro presenza, non riusciamo ad ascoltare i suggerimenti dei nostri Angeli, e finiamo per cadere preda di ‘altre’ presenze che spingono l’umanità tutta verso l’inconsapevolezza e l’autodistruzione.

    Questo post arriva anche in un momento in cui, attraverso il caso di Eluana, si è aperta una grande riflessione sul grande mistero della vita, sul confine tra la vita e la morte, e si pongono tante domande: Il mio ‘essere’ si identifica con il mio ‘fare’? Quando sono ridotto/a all’immobilità e al silenzio, ad un ‘oggetto’ che può essere manipolato da tutti, esisto ancora come persona, come un essere in relazione?

    In tutto questo (tralasciando il ‘chiasso’, i fiumi di parole ‘interessate’, i battibecchi dei politici) mi pare di intravedere una ‘pedagogia’ che guida la storia.

    Forse l’umanità è pronta ad accedere a forme di comunicazione che vadano oltre il semplice ‘dire’ e ‘fare’?

    Forse i diari di Emilio vogliono aprirci a questa comunicazione tra mondo visibile e mondo invisibile?

    Forse Eluana, e tutte le persone che vivono nelle sue condizioni, sono questo punto di congiunzione tra forme di vita visibili e forme invisibili?

    Forse continuano a restare in questa forma di vita visibile proprio per noi, per aprirci a forme di comunicazione che vanno oltre il ‘dire’ e il ‘fare’, ad una comunicazione nell’amore che passa attraverso il semplice ‘essere’?

    Cosa vuol comunicarci Eluana con il suo semplice ‘essere’?
    C’è qualcosa che dobbiamo comprendere prima di salutarla?

    Cosa ostacola una consapevolezza più profonda?
    Temiamo dimensioni che sfuggono al nostro controllo?
    Temiamo di abbandonarci al ‘mistero’?
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  3. Grazie Gabriella, questo tuo bellissimo spunto di riflessione ci dona prima di tutto grande conforto e ci da coraggio, il coraggio di sapersi non soli, ma amorevolmente accompagnati qui. Non pensiamo mai abbastanza a quello che sarà dopo, tendiamo a rimuovere l’argomento ma nutriamo in fondo ai nostri cuori la certezza.
    E poi le coincidenze…. solo apparenti, solo apparenti ! Quanto ci dicono che a volte non riusciamo ad ascoltare?
    Grazie ancora, una bellissima testimonianza di amore e fede assoluti.
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  4. Cara Gabriella, penso tu possa essere la stessa persona che ha parlato con me di Lost e ti assicuro che questo dell’Angelo Emilio mi risuona dentro come un diapason che con l’onda delle sue ali socchiude alcune porte:
    -la prima è quella del desiderio, una porta che ancora non conosco veramente, in cui viaggio da tempo senza sapere come esaurire la questione. Desiderio di comunione, di comunicazione tra madre e figlio e tra figlio e madre…
    Forse, il fatto è, che la questione potrebbe essere “inesauribile mistero”
    -la seconda porta è una richiesta che rivolgo a Giovanna: “aiutami a comprendere in che cosa possa consistere il valore della vergogna quando confluisce nel pudore e quale sia il possibile disvalore del pudore se si confonde con la vergogna …. Con il cosiddetto “rispetto umano”
    -La terza è quella di: in che cosa sperare?
    La speranza per me è come un cipresso che cresce verdeggiante verso il cielo ma che affonda le radici nella certezza dell’umus nella terra.
    Penso che quando si afferma che si spera ciò che ancora non si possiede si debba anche aggiungere che non è possibile sperare senza essere gia certi di possedere. Non si può ne sperare ne credere se gia non si sia fatta esperienza di certezza.
    -La quarta porta è quella di un grazie, ma che non è proprio un grazie mio, ma rivolto a me, donatomi… che vi giro. Così in questo luogo in cui sto mettendo un poco di radici.
    Un grazie che testimonia la mia fiducia nel limite dell’uomo, nel suo strutturale essere bisognoso di cura nella sua fragilità e nel suo mistero.
    Avevo poco più di vent’anni ed una notte montando di servizio in ospedale fui messa ad assistere un giovane “volato in macchina” dalle Palade, un sabato di notte. Quarant’ anni
    fa le cose non erano come ora. Passai l’intera notte sola con lui; somministrando quanto prescritto e facendo rilievi manuali di frequenza respiro, polso, pressione, diuresi e via dicendo; nell’intervallo gli tenevo la mano e gli parlavo mentalmente facendogli compagnia…facendoci compagnia.
    Al mattino, lo salutai con un “arrivederci” e mi avviai all’uscita; sentii così nettamente il suo “grazie” risonarmi nei sensi che tornai indietro per vedere se si fosse risvegliato.
    Non era così. E non lo ritrovai la sera.
    Roberto mi disse un grazie assolutamente inaspettato. Lui per me era uno sconosciuto. Ero stanca per la notte passata sveglia e ciò che desideravo veramente era un letto per dormire.
    E’ la prima volta che rivelo questo fatto, poichè donarlo qui, mi sembra possa aiutarmi a credere nell’invisibile, un poco più, di quanto gia io credo.
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  5. Gabriella dice:

    Grazie amici per il vostro contributo, in particolare per le toccanti parole di Giovanna, leggere ieri sera il suo accostamento del post di Emilio al caso di Eluana mi aveva colpito, immaginate poi quando stamane al mio risveglio ho appreso la notizia che Eluana ieri sera ci aveva lasciato. Dopo questo lungo periodo di opinioni "decise" , ferree sul destino di questa povera ragazza, io che ho vissuto mille dubbi e ho sempre evitato l’argomento con alcuno, stamattina ho sentito la mia certezza, ma perdonate se la tengo per me, credo che in questo momento sia meglio il silenzio.

    Ringrazio anche Fabrizio per avermi comunicato al telefono la sua viva emozione per il post di Emilio, anch’egli ha vissuto per tante “coincidenze” questa storia, ha conosciuto personalmente la mamma ed ha avuto, per via indiretta, alcune testimonianze sull’autenticità di questi contatti.

    Rosella, nel ringraziarti per la tua toccante testimonianza ci tengo a sottolineare che anche il padre di Emilio comunica con il figlio. Certo c’è una sorta di mistero per la nostra fragile mente, ma qui non è la mente è il cuore che deve recepire. Sono d’accordo si spera sempre in qualcosa della cui esistenza si è certi.

    Bellissima Marco l’idea dell’oblò, io guardo nell’oblò quando leggo le pagine di questo angelo.

    Grazie a Marco F. per avermi sostenuto in questo mio primo post sul Web.
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  6. Giulia Basili dice:

    Cara Gabriella, sono molto sensibile a questo argomento e ho un rapporto molto speciale con il mio angelo, un rapporto quasi fisico. Oggi sfogliando una rivista "alternativa" ho letto che è stato pubblicato il libro dialoghi con l’angelo ediz. mediterranee, un testo che se non sbaglio ci era stato introdotto da Marco Guzzi all’inizio dei nostri gruppi. L’ho subito ordinato naturalmente. Si, sono proprio delle entità vive e molto calde, amorose che vivono e fanno esperienze attraverso di noi. Racconto spesso come una volta di notte persa nel bosco con il mio gruppo di trekking sia spuntato dal nulla un giovane che mi ha indicato la strada e d è sparito un secondo dopo senza lasciare traccia… non l’ho mai dimenticato.
    ti sono grata per questo post
    un caro abbraccio
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  7. marcoguzzi dice:

    La ripubblicazione dei Dialoghi con l’angelo è un’ottima notizia.
    Resta un libro davvero sconvolgente nella sua profondità e bellezza.
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  8. marcoguzzi dice:

    Carissimi, cosa sta succedendo al sito? sono spariti i video?
    Scusate, ma ho l’e-mail rotta e comunico da qui….
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  9. Carissimi amici del "darsi pace",
    scusate se faccio la parte del diavolo o di….San Tommaso! Alcuni anni orsono lessi " testimonianze" di persone giovani trapassate che riferivano della loro migliore vita nell’aldilà. mi entusiasmarono perchè pensai di aver finalmente trovato una colonna su cui appoggiare la mia fragile fede.
    Ma fu un’illusione, le certezze svanirono di fronte ad alcune facili argomentazioni: perchè solo le persone morte giovani si mettono in comunicazione coi vivi? Possibile che nell’aldilà sia tutto facile, sereno, edulcorato? Le loro espressioni non saranno nostre proiezioni, frutto deinostri desideri?
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  10. Caro Marco, penso si tratti solo di un tuo problema perchè a me il sito si carica perfettamente.
    Ciao,
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  11. Gabriella dice:

    Cara Maria Pia ben vengano le perplessità, siamo qui per riflettere per metterci in ascolto e sentire il proprio cuore cosa risponde, quali sentimenti avverte.

    Credi che tutte queste domande non ce le poniamo un pò tutti? Ma non solo questo, potremo chiederci perchè fra le persone giovani decedute pochissime comunicano con i genitori. Sarà forse perchè non tutti diventano angeli e magari rivestono un altro ruolo nell’al di là?

    Comunque tempo fa in un altro sito (anzi in un blog) lo stesso scetticismo fu espresso direttamente alla mamma di Emilio. Lei intervenne e spiegò che una risposta (non tassativa) a tale dubbio è secondo lei rivelata proprio da alcune lettere di Emilio in "Un cielo che poesia", forse leggerle potrebbe avvicinare (non convincere) chi ha bisogno di qualcosa in più che non sia la semplice, pura fede!

    Mi ha colpito sempre in quel blog una persona che scrisse:"io sono sempre alla ricerca di risposte alle mie domande e credo non sia un caso se alcune le ho trovate nelle scritture di Emilio", per me è stato lo stesso. Ti abbraccio Gabriella.
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  12. Grazie Gabiella, per aver suscitato tanta energia con il tuo post. E’ bello sentire questa comunità di aneliti e condividere a distanza i nostri sforzi per approfondire temi difficili. Anche con i nostri tempi ‘lenti’ rispetto alla comunicazione dei media: chissà, forse proprio una certa lentezza è richiesta per poter scendere nel profondo e per poter vivere nella carne e non solo nella mente tutte le informazioni e gli input che quotidianamente ci bombardano.
    In questi giorni cupi in cui i temi del morire e del senso del vivere ci hanno pervasivamente occupati, abbiamo potuto di nuovo sperimentare come è facile per noi uomini semplificare, issare bandiere, e quanto è forte il bisogno di schierarsi e soprattutto di proiettare il negativo sugli altri. Il lavoro che facciamo nei gruppi "Darsi pace" ci insegna a tornare in noi stessi, a guardarci dentro, a purificare il nostro cuore: per un cuore puro tutto è puro, come ci insegna il Vangelo di oggi.
    Forse anche staccare la spina o tenerla attaccata, a seconda dei casi. Nutrire o accettare che il tempo di vita sia scaduto.
    Certo, è difficile fare una legge che si basi sulla purezza di cuore alla base dei nostri comportamenti, ma Gesù, e con lui anche molti grandi fondatori di religioni, non hanno mai preteso di fare leggi valide per tutti. Ma qui credo che il discorso si farebbe molto complicato….
    La fede nell’invisibile è un dono che presuppone qualche prova, ma, in assenza di prove, forse è opportuno restare aperti, continuare a chiedere senza stancarsi, accettare la povertà e la fragilità mantenendo la fiducia che "tutto è possibile" a quel qualcuno a cui vogliamo assomigliare, e alla cui Vita vogliamo ancorare la nostra.
    ciao
    paola
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  13. Carissima Rosella,
    non so se sono in grado di ‘aiutarti a comprendere’, comunque ho provato a condividere con te qualche riflessione sul valore e disvalore della vergogna in relazione al pudore in un commento al post Vergogna tossica.
    letta

  14. letta

  15. iside fontana dice:

    Grazie Mariapia per aver fatto “la parte del diavolo o di … San Tommaso” come dici tu. Anch’io ho delle perplessità su questa “altra” dimensione, per me sfuggente. Intanto mi viene da chiedermi perché un essere umano dovrebbe diventare un angelo. Passiamo l’intera esistenza terrena a tentare di scoprire cosa significhi vivere umanamente e poi quando si dovrebbe finalmente realizzare la pienezza di una vita davvero umana, diventiamo angeli? Mi sembrerebbe poco serio un cambiamento di rotta di questo tipo.
    Personalmente, sono cresciuta in ambiente cattolico, dentro un’educazione religiosa alquanto tradizionale, mediata dal catechismo delle suore, di altre donne di buona volontà e di mia nonna. Con questo bagaglio ho lottato e sofferto, percependo la devozione che mi era insegnata come del tutto insufficiente, finché non ho incontrato una riflessione teologica seria che mi ha molto aiutata a delineare la speranza che mi abitava. Ho intrapreso così un percorso cristiano, (almeno nell’intenzione) cercando di rimanere aderente alla vicenda di Gesù di Nazareth come (unico, per me credente in lui, e definitivo) volto di Dio. Mi pare che dai vangeli si possa ricavare un rimando assai scarno di vita ultraterrana. Gesù non si impegna molto a descrivere i particolari della vita che ci attende dopo la morte. Le relazione dei “terrestri” con gli “ultraterrestri” sono certamente presenti ma come lasciate sullo sfondo, molto misurate e contenute. Mi pare che dalla lettura dei vangeli emerga un Gesù, rivelazione di Dio, che trascorre la sua vita ad indicare il Padre come riferimento del suo lieto annuncio, della sua e perciò della nostra fede. E se abbiamo Dio dalla nostra parte, sempre ed incondizionatamente, tutto il resto si relativizza di molto. È interessante notare come fondamentalmente le figure angeliche compaiano quando Gesù/Dio non c’è, tranne pochissime eccezioni, cioè là dove l’uomo fa fatica a dire Dio ed allora ha bisogno di figure putative, oserei dire palliative.
    Forse la mia fede sarà poca cosa, ma appunto il mio poco, per ora almeno, lo desidero dedicare alla fiducia che la mia vita sia sostenuta da quel Padre che Gesù ci esorta a pregare come unico referente delle nostre preghiere.
    In attesa di una fede sempre più forte
    Un caro abbraccio a tutti
    iside
    letta

  16. Gabriella dice:

    Cara Iside nelle pagine di Emilio il Signore è una presenza costante c’è sempre il riferimento a Lui. Proprio come tu hai intuito istintivamente, nelle parole che ho riportato dell’angelo, vi è per queste entità un ruolo ben preciso, quello di riportare sulla "retta via" chi sbanda, di illuminarlo. Inoltre ciò che più mi ha colpito leggendo i brani di Emilio è proprio la sua umanità, non l’ho sentito come un essere di un’altra dimensione, ma qualcuno che è molto vicino dietro l’angolo solo che non riesco a vederlo perchè probabilmente esiste in un livello energetico differente. Gli angeli a cui ci hanno abituato le suore da piccole (ne so qualcosa) sono ben altra cosa quelli si che sono lontani dal nostro cuore e dalla nostra mente. Comunque ringrazio anche per il tuo intervento, ciò che deve unire tutti noi è sempre l’ascolto delle proprie emozioni che non possono certo essere identiche.
    Grazie Paola per le belle parole e un pensiero per Annarita perchè sopporti serenamente la perdita di una grande ricchezza quale può essere una nonna! Un abbraccio
    letta

  17. Gabriella dice:

    letta

  18. Mi preme di complimentarmi can Iside, poichè io pur avendo ricevuto la sua stessa educazione cattolica non sono dievntato così esperto in materia di angeli ed altrettanto non sono arrivato a concludere di giudicare poco serio il tema degli Angeli, evidentemente il mio percorso è stato molto più suoperficiale, infantile….
    Proprio ora mi viene in mente come sin da piccolo le suore mi insegnavano a fare posto al mio Angelo Custode che mi proteggeva in ogni istante, ma era forse una presa in giro??? Non credo.
    Gli Angeli, dei quali diffusamente parla la Bibbia, sono sempre esistiti, hanno dei compiti precisi e non compaiono quando non c’è Dio e non sono affatto dei palliativi, semplicemente ci sono e basta.
    Quanto alle modalità per diventare Angelo beh penso che questo competa a Dio o alla teologia che abita ciascuno di noi, a parte ovviamente Iside, della quale mi rammarico per non aver raggiunto così alte vette di sapienza.
    Grazie del contributo.
    Un caro saluto.
    Marco
    letta

  19. caro Marco F. ti sei svegliato male? Succede. Sorridi e lascia andare.

    Il tono della tua risposta ad Iside mi ha sorpreso.
    Il sito darsipace non vuol essere un luogo di ascolto, accoglienza reciproca, confronto e dialogo, nel rispetto delle opinioni, convincimenti, sentimenti di ognuno?

    Comunque anche la tua irritazione stamattina posso accoglierla con un sorriso e lasciarla andare.

    Un abbraccio. giovanna
    letta

  20. Caro Marco,
    mi dispiace molto di aver urtato la tua sensibilità. La fede è anche una faccenda molto personale, entrano in gioco tantissimi fattori, certamente l’educazione che si è ricevuta, ovviamente le esperienze che si sono fatte e che, anche a partire magari da situazioni analoghe, lasciano in noi conseguenze così diverse. In questi anni di tentativi di diventare cristiana, ho imparato ad apprezzare le differenze come ricchezza, come possibilità di un confronto con chi vive emozioni e pensieri diversi dai miei. Non c’è dubbio che sul tema di angeli siamo dentro prospettive opposte. Nel mio precedente post devo aver usato evidentemente un tono troppo duro, e me ne dispiace. Non mi permetto di giudicare nessuno, semplicemente ho espresso ciò che a me pare, dal mio modestissimo e personalissimo punto di vista.
    In effetti, come dice Giovanna, ho osato scrivere perché mi era parso di capire che proprio dentro il ‘darsi pace’ ci sia la possibilità di esprimersi, anche in dissonanza.
    È facile condividere con chi ci è simile, molto meno con chi è diverso.
    Un caro saluto a tutti
    iside
    letta

  21. Cari tutti… essendo io una cellulina un poco anomala tra Voi, non facente parte di gruppi “darsipace” (anche se sto leggendo attentamente il libro del Guzzi Marco); nel mio percorso tutti i giorni leggo la preghiera e la meditazione di Taizè. Mi è facile e comodo il farlo.
    Oggi a caso, capitava questa che vi passo.

    lettura – Gesù disse: il regno dei cieli è simile ad un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore,va, vende tutti i suoi averi e la compera
    meditazione – lo spirito dell’infanzia, la semplicità secondo il vangelo, non hanno nulla d’ingenuo, camminano di pari passo con il discernimento. Presuppongono maturità ed infinito coraggio. Così lungi dalla banalità, si lasciano penetrare dalla profezia.

    Vorrei precisare che io fatico a credere nell’invisibile, pur festeggiando il “compleanno dell’Angelo Custode” con la torta… ma non ritengo indispensabile il comprendere tutto se non nella misura di quello stupore, di quel di più nel possibile, della creatività di Dio.
    D’altro canto io nel corpo sto, nel transito terrestre e … per ora necessario mi è:
    “ il coraggio di condividere quella solitudine con l’altro solitario che cerca Dio attraverso te”
    Il bisogno è diverso, in ciascuno di noi ed il desiderio che ci “anima” pure…
    letta

  22. Tranquillizzo prima di tutto Giovanna: cara Giovanna ho dormito benissimo e stamattina mi sono svegliato ancor meglio. Ho semplicemente osato rispondere di getto ad alcuni giudizi ed osservazioni che mi avevano colpito in modo particolare.
    Tranquillizzo quindi anche Iside: io sono un uomo ordinario come tanti, e ho replicato proprio perchè dentro ‘darsi pace’ c’è la possibilità di esprimersi, anche in dissonanza.
    E malgrado la profonda egoità che spesso, nonostante tutto, mi orienta, riesco a condividere facilmente anche con chi è diverso.
    Se il mio tono è risultato inavvertitamente male inteso, me ne scuso.
    Auguro di cuore una buona giornata a tutti.
    Marco
    letta

  23. Gabriella dice:

    Sentirsi in pace, dare la pace è certo un obiettivo del nostro lavoro e quindi del nostro sito, ma la metà non è facile sempre da raggiungere nè tantomeno da mantenere, siamo esseri umani. C’è chi è più moderato e chi agisce più d’istinto, l’importante è riconoscere e "dispiacersi" di aver oltrepassato un pò il limite.
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  24. Carissimi, nei giorni scorsi ho partecipato ad una discussione molto accesa sul blog Nazione Indiana, intorno a cristianesimo ed educazione.
    Sono rimasto ancora una volta colpito dal tasso di aggressività che si scatena in questi luoghi.
    E’ come se tante (altre) questioni precipitassero nel blog e il tema funzionasse solo da catalizzatore di tutte queste energie distruttive.
    Frustrazioni, antichi risentimenti, sensi di inferiorità, paure infantili, offese adolescenziali, tutto viene scatenato nel gioco della apparentemente razionalissima discussione.

    Tutto normale. Ovviamente. Capita a ciascuno di noi. E noi, nel nostro lavoro, tentiamo di diventare consapevoli di questi automatismi inconsci. Ma mi sembra incredibile che nessuno in quelle discussioni si renda conto di ciò che realmente sta accadendo.

    Anche io, come tutti, sono stato provocato, e tentato dai miei automatismi, quando il mio tallone di Achille è stato ripetutamente colpito.
    E allora cosa fare?
    Tacere rodendosi facendo il superiore, oppure intervenire aggredendo, accrescendo sensi di colpa e paure?
    Ma c’è solo questa alternativa?
    Noi impariamo ogni giorno un po’ di più che è possibile una terza e ben più soddisfacente azione:
    scendendo nella nostra integrità affermare il nostro pensiero che, da quelle profondità, sgorga depurato da ogni contrapposizione/separazione, propria del livello illusorio del nostro io ego-centrato.

    Non re-agire perciò nell’automatismo; ma attendere, scendere, per agire libera-mente e con fluidità.
    Poi, qualunque sarà la reazione altrui, lasciare la presa, lasciare il campo, specialmente se l’interlocutore continua ad aggredire.

    Sappiamo tutti quanto questo atteggiamento sia difficile a volte, ma quale libertà e quale solleivo ci offre…

    Ciao a tutti. Marco

    letta

  25. F abrizio dice:

    Marco, scrivi qualcosa di molto vero e molto sensato, come sempre.

    Ho sperimentato sulla mia pelle, dopo tre anni di frequentazione e cura assidua di blog, ecc.. che il web genera in molte persone – e senza che queste ne abbiano una specifica colpa – una vera ‘dissociazione’ da se stessi.

    Il web infatti, da strumento che era – ed è – si è trasformato in palestra di realtà, dove ciascuno è tenuto ad assumere un ruolo, e a comportarsi di conseguenza, come se quel ruolo e quel nome (o spesso quel ‘nick’ che si è scelto) fossero davvero la persona che egli è.

    Come sappiamo bene, invece, persona è qualcosa di molto più complesso. Nel teatrino dei bit – che il web ci offre – mancano tante cose essenziali: mancano i nostri occhi, la mimica del nostro volto, i nostri silenzi, il calore delle nostre mani, i tic, le piccole idiosincrasie, il ‘colore’ della nostra preziosa voce, insomma, manca tutto quello che fa di noi degli esseri umani.

    letta

  26. giovanna dice:

    Mio figlio 28 anni è andato vianel sonno……di SABATO SANTO ungiorno che rappresentava il giornoprima della risurrezione. ?…PERCHÉ ME L’HANNO PORTATO VIA?PERCHÉ?????????

  27. giovanna dice:

    Non lo leggeranno nemmeno questa miodolore ………ho letto il libro “diario di unangelo” maalcuni passaggi mi sembrano troppo fortix essere veri……..anche se alcune volte mi fa star bene questo libro, ma non so fino a che punto sia vero……….o è la mia poca fede che non mi fa credere più di tanto!!!!!

  28. Giovanna Di Vita dice:

    Carissima Giovanna, ti sono vicina nello strazio del tuo dolore che chiede perché, una risposta di senso alla morte prematura, improvvisa di un figlio. Eppure proprio la morte il sabato santo può aprire il tuo cuore alla speranza: la morte non è l’ultima parola, Cristo ha sconfitto la morte, è risorto.
    La vita è più ampia dell’esperienza che ne facciamo nel corpo fisico, e continua sotto forme che non ci è dato di vedere con gli occhi della carne, ma gli occhi del cuore possono aprirsi alla realtà oltre: questa è la fede.
    Lasciandoti proprio in coincidenza con la Pasqua tuo figlio, forse, ti ha voluto lasciare la certezza che vi reincontretere e che già adesso, nella relazione di amore, puoi essere in comunione con lui, e sentire la sua presenza accanto a te. .
    Ti abbraccio con affetto. Giovanna

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