Those who are dead

immagine di Jung
Che succede dopo?

Di noi cosa resta?

Cosa ci aspetta di là?….


Tutte domande che giacciono nei fondali delle nostre ordinarie esistenze e solo a volte, quando l’acqua si agita un po’, vengono a galla.

 Ma restano sempre lì perché non hanno risposte certe e razionali, dunque non cessano di richiamarci a misurare il senso del nostro passaggio qui.

Apparentemente per caso, sfogliando le pagine del mio motore di ricerca, su internet ho trovato questa risposta:

« Quel che viene dopo la morte è qualcosa di uno splendore talmente indicibile, che la nostra immaginazione e la nostra sensibilità non potrebbero concepire nemmeno approssimativamente…Prima o poi, i morti diventeranno un tutt’uno con noi; ma , nella realtà attuale, sappiamo poco o nulla di quel modo d’essere. Cosa sapremo di questa terra, dopo la morte? La dissoluzione della nostra forma temporanea nell’eternità non comporta una perdita di significato: piuttosto, ci sentiremo tutti membri di un unico corpo » (C.G.Jung)

Ed inevitabilmente per me si apre il dilemma sul tempo. In fondo proprio su questo mi ritrovo spesso a riflettere e a fantasticare… : non si ferma mai, non possiamo fermarlo e ne restiamo solo trascinati invano cercando di aggrapparci a certi attimi, ai momenti o ai ricordi, o alla nostra fede?

… per non dargliela vinta. Ancora a volte non riesco a darmi pace……

La vita eterna ci aspetta, ma è altra cosa? …

Che ne sarà di noi, dopo?

Continua a ronzarmi nella testa quello che ripete Chris Martin dei Coldplay in 42:

Those who are dead are not dead,

They’re just living in my head

And since I fell for that spell

I am living there as well

Time is so short
And I’m sure
There must be something more

… Quelli che sono morti non sono morti

Loro vivono nella mia mente

… E da quando sono caduto sotto quell’incantesimo

Ci vivo anch’io

Il tempo è così breve
E sono sicuro
Che ci dev’essere qualcosa di più ………

…. e per chi ha voglia di ascoltare un brano molto intenso, dal sapore magico:

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… come sempre a tutti buon intrattenimento.

Commenti

  1. Rosella dice:

    Caro Marco,
    che succede dopo?
    Bella domanda.
    Io sono sempre stata troppo occupata a comprendere: "che succede adesso"… e così, con sorpresa, mi sono scoperta concepire un’ "ipotesi sul dopo".
    Troppo gravoso il compito di comunicarlo in un blog, ma un concetto tento di rappresentarlo.

    Marco, Domenico, ora cucino un piatto di spaghetti , per tutti noi, chiacchierando con Irene.

    "Vedi questo spaghetto, questo spaghetto è come la linea del tempo: dal passato sino al futuro, rappresenta il presente. Ma non è tutto: ora giralo, ponilo diritto davanti a te, al tuo occhio e vedrai che, scompare la lunghezza, e resta un piccolo circolino. Un cerchiolino sul quale passano, eternamente cicliche le stagioni: primavere estati autunni ed inverni….
    Eppure se osservi proprio a fondo quel piccolo cerchio è compatto, quasi un puntolino…
    Un punto Bianco (giallino và!) sintesi di ogni forma e colore.
    Dal punto si diparte la linea: retta, curva, mista e dalla linea l’immagine… colorata. "

    Un’immagine che rimanda ad altro? CONTEMPORANEAMENTE ad un ALTRO punto bianco?
    Come un’ostia consacrata? fusione di tempo e spazio? di: al di qua e al di la?
    Come l’uomo fatto a Sua immagine e somiglianza?

    Il concetto di tempo/spazio per me è questo: essere ora adesso e qui immersa in un punto di fusione (il Bing Bang?)

    In un certo qual modo il Nascente non fa altro che disvelare, un gia dato (ex Paradiso terrestre?) in modo evolutivo.

    E’ chi osserva… che ha: NUOVE VISIONI ?

    E’ questo che consente la condivisione di ogni punto di vista, poichè è un diverso valore? anche per una come me a cui è stato dato osservare la semplice quotidianità in cui sperimentare la concretezza di riconoscere il luogo della vita come "sapere".

    Non ho parole colte da pronunciare ma solo immagini bambine che non desidero disperdere ma lasciare andare, in dono. Mi appartengono e riscaldano il mio cuore… Là dov’ è il tuo cuore è il tuo tesoro…
    Il Bing Bang, un nutriente piatto di spaghetti ove attingere la froza d’ INOLTRARCI ? nell’essere nel PRESENTE?
    Cucino come un’infermiera, non fatevi illusioni in quanto al resto.
    Bene. Buon appetito
    Rosella

    letta

  2. Domenico dice:

    Partecipando ad un incontro con altre famiglie fu rivolto un invito a ciascuno dei partecipanti.
    "Vivere pensando alla morte". Detta così sembra da sfigati.

    In realtà è la proposta di vivere "anche se" un giorno noi non ci saremo più e non "come se" tutto passa (e quindi passo pure io nella logica distorta del "dopo di me il diluvio").

    Le risposte possono essere molte .. questo impone una ricerca personale, un silenzio di fondo, un luogo dove trovare le parole…e le persone.

    Bisogna inziare. Nel mezzo del cammin di nostra vita .. è il tempo propizio per trovare le risposte a domande come queste.

    Se ami la vita questo amore continua anche dopo ma se la disprezzi (e con essa il mondo) il desiderio che finisca tutto con essa è una liberazione .. sicuramente per gli altri.

    Grazie per la colonna sonora 😉

    letta

  3. Rosella dice:

    letta

  4. letta

  5. massimo dice:

    letta

  6. Domenico dice:

    La morte ha in sè qualcosa di piacevole. E’ un po’ come aspettare che la giornata finisca per riposare e rinascere ancora.
    Non ritrovarsi più a partire da domani a ri-vivere la stessa cosa, essere sempre la stessa persona … così diventa un incubo.

    Mentre vi scrivo ricordo la fatica per "rinascere" e il desiderio disperato di farlo. C’è bisogno di quella sana disperazione e di quella pazienza perchè il tempo faccia il suo corso (qualcuno potrebbe dire che la grazia accompagni il cambiamento che non è solo personale ma anche).

    Non voglio essere perennemente in un fonte battesimale (io in conversione) ma andare oltre in relazione verso un Altro verso gli altri.

    letta

  7. marco f. dice:

    Sono veramente colpito dalle immagini che avete evocato, e non mi aspettavo un simile profluvio…
    Grazie dunque
    alla cara Rosella per questo spaghetto che da oggi guarderò sicuramente in maniera diversa,
    a Domenico per i suoi preziosi rimandi alle puntuali verifiche che abbiamo occasione di sperimentare negli incontri dei nostri Gruppi,
    a Massimo per il suo efficace richiamo a tutto il " superfluo" di cui ci ingombriamo, e che ci impedisce (come è vero caro Max!!!) di concentrarci sulle persone e sui gesti che rinviamo sempre a ….. domani…
    Provo molta empatia per tutte le chiavi di lettura che avete proposto, non so perchè le sentivo già tutte dentro di me.
    Un grazie emotivamente colmo di riconoscenza.
    Marco F.
    letta

  8. Rosella dice:

    …l’eterna ri-creazione all’interno di un fonte battesimale, è relazione con l’eterno Altro da sè e CONTEMPORANEAMENTE con il susseguirsi degli altri, nelle generazioni (chiedi a tua figlia o ricorda da te stesso, " l’intervallo", alla scuola elementare…) mentre il diluvio universale, per sua immagine di Fine universale, ha in sè stesso qualcosa di limite, di non eterno, d’inconsistente di finito…
    e che emergerà da questo eterno inizio come Nascente alla fine dei tempi?
    e di quale fine dei tempi stiamo trattando?
    E quale pace m’inonda il cuore l’intuire un inizio che non ha fine nella creatività…
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  9. Gabriela dice:

    letta

  10. Giuliana dice:

    Ho assistito i miei genitori anziani e li ho visti morire.
    Ho avuto la fortuna di riconciliarmi con mio fratello prima che morisse.
    Ho vissuto con grande rabbia la morte di una cara amica e con intenso dolore quella di alcuni miei ex alunni.

    Queste persone non mi hanno lasciato, le sento vive dentro di me, come dice la canzone che ho ascoltato con piacere, e mi fanno compagnia.

    La dimensione che ci aspetta dopo la morte è troppo lontana dalle possibilità umane di pensarla o sentirla e quindi non mi ritrovo tanto a pensare a quello; invece l’esperienza che ho vissuto mi spinge a migliorare la qualità della mia esistenza nella quotidianità e ad accogliere tante piccole morti che la vita mi chiede.

    Mi aiuta la meditazione quando attraverso il respiro mi invita a “sdraiarmi nel presente” e a sentire il contatto con il Principio.
    Un caloroso ciao e grazie a tutti, Giuliana
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  11. Fabrizio F. dice:

    Grazie Marco per questa riflessione.

    La vita eterna ci fa paura, è un dato di fatto.

    Ho letto di recente un libro dove si sostiene la tesi che la motivazione ultima che sospinse Eva ed Adamo fuori del Giardino dell’Eden era proprio l’insostenibilità di quella condizione di pace, di disponibilità assoluta, di tranquillità, di.. felicità.

    L’essere umano mortale, su questa terra, si connota per la sua irrequietezza: fermi non sappiamo stare. Abbiamo sempre bisogno di nuovi traguardi, nuove conoscenze, nuove esperienze. E la felicità, appena toccata con mano, già ci sfugge. Perchè subito qualche altra cosa ci attrae, ci sollecita, ci sospinge.

    E’ per questo che per noi è in-comprensibile la vita eterna. E non possiamo neanche lontanamente immaginarcela. Visto che anche un po’ ci atterrisce.

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  12. Rosella dice:

    Cara Maria Rita,
    ho dormito sopra le tue parole per qualche notte, cercando di comprenderle.
    Intuisco qualcosa , ciò nonostante provo a ridirlo con parole mie poichè non sono certa di aver capito.
    E’ come se paragonassimo il creato tutto, l’universo, al corpo umano; e la mappa cromosomica all’uomo. Un tutto nel frammento ed un frammento nel tutto, contemporaneamente?
    Per cui di noi resterà la nostra creatività?
    In senso corporeo un figlio se generato , nel susseguirsi del genere umano; o un segno di creatività artistico o tecnico nella trasformazione del mondo e nell’universo… ?

    Ciao e buona domenica
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  13. marco f. dice:

    Ancora un sentito ringraziamento per tutti i contributi che sono stati offerti.

    E’ vero forse un po’ ci atterrisce anche l’idea dell’eternità; sembra portare dentro con sè un qualcosa di mono-tono,
    dunque di in-comprensibile, in- accettabile.

    Molto interessante e condivisibile anche la prospettiva di M.Rita : se c’è stata, nell’io in relazione, ci sopravviverà la nostra creazione…

    Ma io rilancio e cerco di andare ancora più al cuore di ciò che propongo come schema di riflessione :
    le dimensioni parallele (?) delle nostre esistenze … qui e di là sono in relazione? hanno punti di contatto? casuali o intenzionali?
    si tratta di mondi separati, o no? sono forse livelli energetici quantisticamente diversi?
    ed in definitiva: è possibile restare in contatto???
    Vorrei tanto che la risposta fosse si,
    ma …. spesso resta solo la dimensione del sogno,
    o di quelle strane percezioni che a vote ci pervadono apparentemente senza motivo….?
    letta

  14. Rosella dice:

    quando Renato ha postato la poesia di Renè Char in cui si parla di "campo radioso" stavo leggendo
    "la scienza del bubbio: ulteriori scenari all’orizzonte" di Luca Bertolotti trovato casualmente in internet.
    In questo pdf sono messi in relazione i mondi paralleli come in un ologramma, teorie fisiche sui campi quantici, teorie psicologiche e neuroscientifiche… io l’ho trovato interessante.
    Mi ci ritrovavo con le mie percezioni, le immagini visive ed anche gli spaghetti… 67 pagine più dense di un post. Non ho competenze per giudicare ma io l’ho trovato interessante.
    Quello in cui io credo è questo:" l’attesa del cuore non è disattesa".
    Lo sò che oggi pare un’assurdo; ma io sulla mia ricerca di senso nel contemporaneamente e sul valore fondamentale del limite all’interno del tutto e del tutto all’interno del limite, continuo a lavorare.
    letta

  15. marco g. dice:

    Carissimo Marco, se l’aldilà non fosse così tanto separato dall’aldiqua non parleremmo più di qua e là, lassù e quaggiù.

    Pare che la grande separazione sia data dai sensi corporei e dal pensiero che elaboriamo sulla base delle percezioni sensoriali.

    La nostra struttura fisica insomma sembra separarci da ogni altra dimensione.

    Ecco perché ogni tradizione spirituale tende ad attenuare la dittatura dei sensi corporei per entrare in comunicazione con altre dimensioni.
    Ecco perché vedere Dio significa morire.

    Attenuando però la gabbia sensoriale noi sperimentiamo realmente dell’altro: stati di pacificazione immotivata, stati di dilatazione, di infinità, di vastità, stati di commozione e di gioia, etc.
    Ci sembra a volte di essere finalmente tornati nella nostra vera casa.
    Sperimentiamo uno stato che sembra sottrarsi dalla concatenazione temporale: un presente dilatato all’infinito, un oceano quieto e insieme vivissimo.
    Questo stato lo chiamiamo eternità.

    L’eternità cioè sembra separata dal tempo ego-crono-bio-logico solo dalla rete dei nostri sensi, che, se si attenua, lascia emergere una sostanziale intimità tra tempo ed eterno, tra onde e mare: un’identità in fondo?
    Chi vede me, figura nel tempo, vede il padre, l’Eterno?
    Questo lo può dire però solo l’Io umano liberato dai limiti mentali della propria identificazione col mondo dei sensi….

    Lungo cammino.
    Splendido viaggio verso l’ora, che è il presente e l’eterno.
    Un viaggio perciò tanto lungo quanto inesistente.
    Perché non fa che rivelarci ciò che da sempre e per sempre e anche ora è.

    letta

  16. Rosella dice:

    E che ne sarà della resurrezione dei corpi alla fine dei tempi?
    E del Risorto?
    Non sono totalmente d’accordo.
    Il mio corpo i miei sensi hanno a che vedere con l’immagine di Dio che io sono, quanto il mio spirito…

    Il limite che io sono, nella polvere, sta al Nascente come il Padre che mi ha concepita figlia.

    Certo per Suo dono; ma, io non penso che l’opera delle Sue mani vada dispersa… anche se solo Suo sputo nella polvere!
    Tutto è tutto!!!
    Io credo nel desiderio del cuore …
    E’ "come se l’uomo dicesse a Dio… " ed è " come se Dio dicesse all’uomo…"

    "Il silenzio che io agisco è ascolto del tuo silenzio"
    IO SONO DIALOGO

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  17. Rosella dice:

    scusa. abbiamo detto la stessa cosa!
    ciao.
    letta

  18. marco f. dice:

    Registro i vostri commenti con grande interesse e piacere.

    Ancora grazie cara Rosella per le tue articolate osservazioni.

    E al caro Marco : non ho parole! Come sempre dalle tue riflessioni
    sgorga luce di sapienza e raccolgo piccoli, grandi tesori…
    …sostanziale intimità tra tempo ed eterno, tra onde e mare
    chi vede me, figura nel tempo, vede il Padre, l’Eterno…
    molto su cui meditare.

    Un grazie particolare per gli ultimi quattro versi,
    perla di confortante saggezza.

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  19. Gabriella dice:

    Marco, consapevole del tuo rammarico perché ancora non avevo letto il tuo post, sai che ho fatto? Stamane alle 6 ho stampato il post compreso gli interventi e sul treno che ho preso per lavoro mi sono gustata il tutto.

    Hai toccato un argomento a me molto caro, non per niente sul mio post dedicato ad Emilio Crispo ho sottolineato le sue parole a proposito della vita dell’al di là. Con l’avanzare dell’età sento il bisogno di fare mia la serena convinzione che ciò che ci aspetta ( o che hanno trovato i nostri cari che ci hanno già lasciato) sia l’altra faccia della luna, quella che non si vede che a noi rimane oscura, ma in cui ci ritroviamo sempre noi con le sensazioni vive del corpo e con la nostra anima. Si anche del corpo, perché si deve perdere il piacere del profumo dei fiori, del suono di una musica, della vista di uno spettacolo della natura?

    La differenza è che tutto sarà circondato di “amore” (e così spero di rincuorare Gabriela).
    E’ l’amore che regna nell’altra parte ne sono sicura, pensare questo dovrebbe aiutarci a “saper vivere anche se un giorno non ci saremo” come ha espresso Domenico nel suo intervento e con cui concordo pienamente.

    Per concludere oggi sul treno ho ascoltato i Coldplay “Those who are dead are not dead…….. e mi sono beata!! Baci
    letta

  20. marco f. dice:

    Bellissimo, ancora grazie a tutti.

    Avete regalato splendide perle di riflessioni, sono sopraffatto.

    Un grazie commosso a Gabriella.

    Sono vera-mente colpito al cuore dal vostro immaginario, dal vostro mare di emozioni in cui mi sono tuffato.

    Grazie per questo darsi pace che ci unisce, ci fa crescere, regalandoci sempre qualcosa di più.

    letta

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