Seconda tappa “Come sono arrivato qui ?”

 

cielo con luce che attraversa le nuvole e delinea il contorno di un uccello che vola
Preferisco utilizzare “qui” perché parlare di “fede” mi sembra esagerato .
Risuona sempre in me il detto che ne basta tanta quanto un seme di senape per spostare le montagne e questo è grande così ( . ) quindi io proprio non potrei parlarne.

Nasco 50 anni fa da genitori con il timbro di “cattolici”, Lei ripete ciò che gli hanno insegnato, bisogna fare senza farsi domande, la preghiera è orazione, la messa dovere, i sacramenti boh !!! Lui non frequenta ne si fa domande .

Tutto procede secondo tradizione come per tanti-tanti altri.

Arriva l’età della rivolta sento il bisogno di aria e la voglio scegliere io, preferisco.

Iniziano così tutta una serie di esperienze, incontri e scontri tra i quali manca proprio la parrocchia .

La chiesa vorrebbe tarparmi le ali ed io invece desidero volare libero vivendo le mie esperienze fino in fondo, scegliendole senza limitazioni nel vasto e accattivante assortimento che mi si presenta. Il criterio di scelta è semplice, soddisfare i desideri del momento in compagnia, la più numerosa possibile, per essere supportati nei momenti tristi. In fondo il vero desiderio è proprio quello che ancora anima le mie scelte, giungere finalmente a vivere una realtà che riesce a tacitare in modo efficace la mia fame di senso.

Il volo è lungo e vario e non finisce, per pura fortuna ( o chissà? ), con una caduta bensì per esaurimento della spinta interiore; questa viene assorbita sempre più dal dover contrastare un malessere che puntualmente vanifica tutte le potenziali positività che inizialmente vedevo nei diversi approdi.

Eccomi giunto sfinito e deluso alla ricerca di un ristoro; le ali sono sempre più pesanti al punto che a volte penso “non ne vale la pena”.

Sommessamente mi si ripresenta, in modo sempre originale una figura, un Uomo con grandi capacità il quale dice cose strane ma che devono essere vere perché entrando dalla mente arrivano nella carne fino al cuore. Parole illuminanti che rischiarano l’orizzonte mostrando i particolari di un paesaggio che altrimenti appare ben diverso. A questo proposito però devo riconoscere che la potenzialità illuminante di queste Parole mi si è manifestata chiaramente quando sono stato aiutato a fare più attenzione ed ho potuto attingere alla traduzione di chi prima di me si è incamminato su questo sentiero.

Scaturiscono forti emozioni ma resta difficile trovare la disponibilità per rivedere le mie scelte, posizioni acquisite da tempo che hanno radici profonde ……………… chissà forse avvicinandomi un po’ di più posso verificare meglio quanto siano sbagliate certe scelte di vita.

E’ vero, ne ho trovate molte sbagliate.

In alcuni momenti si sta cosi’ bene da non invidiare ne desiderare minimamente tutti i voli ( liberi ) che mi lambiscono .

Eccomi al traguardo della tappa, io ci sono arrivato cosi e te ????????????????

 


 

Commenti

  1. giovanna dice:

    Carissimo Alessandro, grazie di cuore per la tua testimonianza.

    Il tuo percorso è per molti aspetti simile al mio. Penso che nel bisogno di aria, nel desiderio di non lasciarsi tarpare le ali da una Chiesa vissuta come soffocante molti altri vi si possano riconoscere.
    Non tutti però hanno avuto la ‘grazia’ del ritorno, molte pecore disperse vagano ancora alla ricerca di senso e di speranza, in attesa di incontrare un Pastore che le prenda in braccio e curi le loro ferite, di fare esperienza di un Uomo che dice cose che arrivano direttamente al cuore.

    Anch’io ho cercato, come diceva una vecchia canzone, la libertà ‘lontano’, ho seguito altri percorsi che mi hanno arricchita, ma non hanno soddisfatto la sete profonda del mio cuore.
    Ad un certo punto, attraverso un’esperienza di grande sofferenza, Qualcuno con infinita dolcezza e delicatezza ha guidato i miei passi verso il ritorno e mi ha aperto gli occhi sugli infiniti tesori che, allontanandomi, avevo stimato un nulla, mentre una Presenza, simile ad un soffio leggero, parlava al mio cuore e mi faceva esultare di gioia.

    Sento nel mio cuore la sofferenza dei tanti che vagano ancora alla ricerca di senso e vorrei che la buona notizia portata da quest’Uomo le potesse raggiungere.

    Mi chiedo in che modo la Chiesa possa da matrigna diventare madre buona che ‘genera’, fa vivere e accompagna con cura i suoi figli.
    Mi chiedo in che modo la piccola Chiesa locale, rappresentata dalle comunità parrocchiali, possa ‘prendere il largo’ e diventare autenticamente missionaria, grande rete lanciata a salvare dal grande mare della sofferenza i tanti figli dispersi.

    Qualcuno ha esperienze di comunità che hanno ’preso il largo’ da condividere?

    un abbraccio. giovanna

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  2. Rosella dice:

    Che i figli contestino i genitori per trovar sè stessi mi pare opportuno…
    Forse quello è il momento in cui tutti i nodi vengono al pettine.
    … e penso alla mia storia ed a quella dei miei figli…

    Nella mia storia ho appreso che il desiderio del cuore non è disatteso.(purchè ci sia un cuore che desideri ancora vivere).
    Tutti e tre i miei figli si sono allontanati dalla Chiesa, mettendosi in ricerca. La maggiore, anni fa, ha accompagnato un’amica a Lourdes ed è tornata convertita.
    Io mi sono PREOCCUPATA per un paio d’anni.
    Oggi ritengo che il suo desiderio di una madre ancora felice, al di là delle circostanze, mi abbia ricondotta "qui".
    Questa è la mia "seconda volta" , appunto! (La prima volta era stato a 27 anni incontrando CL).
    Veramente Dio si offre come pienezza della tua vita.
    E’ sempre qualcosa di molto personale, un chiamarti con il tuo nome più intimo; ma è un altro che ti passa il testimone.

    Ora vorrei tentare di dare una sbirciatina in parrocchia.
    Proprio ieri, con i ragazzini di quinta elementare, trattavamo "di fede".
    Se chiedi loro: " che significa? rispondono:"Credere. Credere in Dio in Gesù."
    E fin qui tutto OK.
    Ma se tu dici loro: " fede significa: avere fiducia in qualcuno tutti i giorni della tua vita". Tu puoi sapere se hai fede in Gesù, se ti fidi tutti i giorni: del tuo amico, del tuo compagno di banco, del tuo papà, della tua mamma ecc. ecc..
    Tutti i giorni lì a fidarsi… per essere fedeli in questa fiducia.
    Ti guardano con gli occhi sgranati e tra le labbra risolini.

    Chi mantiene in noi viva quella fiducia, che alla nascita la vita ci dona come naturale, ABBANDONO TOTALE DI SOPRAVVIVENZA, tra le braccia del padre ed il seno della madre?

    Non quella delle belle parole roboanti ma quella incarnata…
    Fidarsi tutti i giorni di chi e come?
    Se hai paura manchi di fiducia, non si scappa e forse la fede umana è proprio così impastata.
    Far crescere la fiducia tua, quel germoglio che ti giochi con l’altro compagno di viaggio significa: "rischiare la tua vita, ora adesso e qui, fidandoti di un UN ALTRO, che alla fine è stato crocefisso e, solo dopo, Risorto".
    Questa è una questione da: "chi è senza peccato scagli la prima pietra.".
    Pietra!
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  3. Gabriella dice:

    Caro Alessandro davvero mi ha presso il tuo intervento che ho letto tutto di un fiato. La ricerca di senso è ciò che ci accomuna tutti, noi che frequentiamo il sito, che svolgiamo il lavoro dei gruppi, noi che se troviamo un senso alle nostre azioni, alla nostra stessa esistenza “ci diamo pace”.

    Mi hanno colpito in particolare le tue frasi …”forti emozioni” …“poca disponibilità (o paura?) a rivedere le proprie scelte….”posizioni acquisite da tempo..con radici profonde” profondissime dico io. E questo spiega la nostra voglia di lavorare (interiormente), ma anche a volte la delusione di non vedere raggiunti tutti gli obiettivi subito. Credo che già iniziare è un gran passo e poi andiamo piano piano con piccoli traguardi. Beh proprio in questi giorni ne ho raggiunto uno, credo!

    Una mia collega di lavoro, che non è fissa nella mia sede, ma con cui mi sento spesso… per lavoro appunto, in un attimo di confidenza mi ha chiesto cosa intendevo quando dicevo che qualche domenica sono impegnata nel gruppo.. Quando devo esprimere il nostro lavoro interiore non trovo facilmente le parole ho sempre paura di essere fraintesa, ma la cosa pazzesca è che con lei mi è stato incredibilmente facile ..è stato come scoprire l’una dell’altra un aspetto nuovo! Un fiume in piena, avete presente? Mi ha confidato che anche lei sta facendo un percorso del genere, che vorrebbe saperne di più del mio. Ora il nostro rapporto di lavoro è più reale, più vivo… passiamo dalle problematiche con i clienti a discorsi su angeli, paure, teologia inconscia. Ma non è magnifico essere un canale per l’altro? Condividere, caro Alessandro, le nostre ansie, le nostre esperienze? Un abbraccio Gabriella
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  4. marco g. dice:

    Che bella storia, Gabriella, grazie e auguri!
    letta

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