Un puntino azzurro

Si può essere presenti, contemporaneamente, a più livelli di coscienza?
Giustamente l’autore delle riflessioni che accompagnano le belle immagini sul rapporto incommensurabile fra la piccolezza della terra e l’universo che la circonda, ci fa notare come le questioni spicciole della nostra quotidianità perdano di significato se osservate da un altro punto di vista.


Tuttavia, proprio per il fatto di essere, la nostra Terra, l’unico posto ospitale e vivibile, ci viene ricordato come sia importante preservarlo responsabilmente.
Mentre mi accingevo a scrivere queste righe cercavo un raffronto tra queste considerazioni e l’arte del suonare.
In effetti, chi suona deve aver risolto ogni difficoltà riguardo l’esecuzione di ogni nota, inserendola nel giusto contesto di rapporti, dai più vicini (con le note immediatamente più vicine) ai più lontani (illuminando di significato tutte le sezioni del brano).
Il grande direttore d’orchestra Sergiu Celibidache spesso ci diceva “io sono lì, perché non sono lì”, volendo proprio esprimere la realtà dell’essere pienamente nel presente di ogni nota, solo quando questa nota rimane, nel nostro vissuto di coscienza, in relazione con l’inizio del brano, e questo per ogni nota fino alla fine.
Possiamo, così, anche noi essere qui, su questa terra, dando senso alle nostre relazioni più o meno vicine, rimanendo sempre in rapporto col Principio?
Io credo che questo sia il nostro impegno, anche se spesso sembra che le vicende quotidiane, le “note” appena suonate siano stonate, non in armonia.
Occorre purificare il nostro de-siderare, entrando in sintonia con le forze che muovono l’universo, attraverso un più attento uso del pensiero, un giusto con-siderare, essere appunto al livello delle stelle, per osservare e vivere i fatti della quotidianità nella loro giusta dimensione, che è, in ultima analisi, sempre spirituale.

Commenti

  1. Rosella dice:

    Dipende da checosa s’intende per coscienza.
    Secondo me è possibile essere presenti contemporaneamente a più livelli di coscienza in modo non razionale.
    Nella mia esperienza, in modo non continuativo; ma ricentrandomi in questo stato interiore, con una decisione consapevole.
    Ho paura di perdermi, nel senso che temo di non desiderare più ritornare, sulla linea del tempo; nella mia condizione contingente.
    A livello razionale, non mi è mai stato possibile pensare più pensieri contemporaneamente…
    L’esperienza più magnifica legata ai pensieri è, quando " è il pensiero che ti pensa".
    Quando tu semplicemente consisti in emozioni che confluiscono spontaneamente in un discorso, questo è anche il modo naturale in cui i miei desideri si lasciano educare.
    Nel senso che io non concepisco possibile "per me" un atto di volontà che costringa "in me" un cambiamento; ma solo porre il disagio consapevolmente nell’attesa che: avvenga il cambiamento.
    Normalmente mi accade per cicli, non una volta per tutte. E si conclude con un pensiero anche razionalmente nuovo, mentre sono immersa nel piacere della gioia.
    Poi,la vita riprende il suo corso, con nuove incongruenze e, così via.
    Ciao Alessandro
    Buona settimana.
    Rosella
    p.s. forse sono andata fuori tema. Ho compreso con difficoltà.
    Uno dei miei difetti/pregi più evidenti è la velocità.
    Mi manca sempre la terra sotto i piedi, desidero tutto e subito…
    così come posso fissarmi immobile in un punto e restarci…
    letta

  2. Giuliana dice:

    Il video mi lascia a bocca aperta e mi riporta l’esperienza della montagna quando salivo la valle ancora prima dell’alba, mi addentravo nel bosco e poi più su fino alla nuda roccia, al ghiaccio e infine alla vetta. Mentre camminavo la percezione di me stessa e di ciò che mi circondava mutava, mi percepivo una piccola parte del Tutto e mi capitava di sentirmi ospite mentre attraversavo ghiaioni da cui spuntavano marmotte o mi avvicinavo silenziosamente agli stambecchi.
    In vetta ero dentro un abbraccio tra la terra e il cielo.

    Non so se si possa essere presenti a più livelli di coscienza, ma credo che anche su questa terra si possano trovare nuovi spazi, nuovi luoghi di relazione per scendere nel presente ed entrare in rapporto col Principio.

    Io cerco di impegnarmi con esercizi di decentramento e di rimpicciolimento e mi aspetta ancora molto lavoro.
    Ciao, Giuliana
    letta

  3. maco g. dice:

    Carissimo, molto bello il video e anche il tuo commento.

    Sorge la domanda: se il nostro corpo fisico è infinitesimale rispetto alla terra, che è infinitamente piccola entro il sistema solare, che a sua volta è infinitamente piccolo rispetto alla galassia, e così via; questo pensiero che pensa l’infinito e le sue parti dove si colloca? è dentro lo spazio come un puntino appunto infinitesimale, oppure apre una spaziosità di altra natura? Io, insomma, il mio io umano è un puntino microscopico del mondo oppure la sua misteriosa apertura, il luogo spirituale in cui lo stesso universo prende luce?

    Il Cristo dice: Io ho vinto il mondo.
    L’io umano è più grande di tutto il mondo, è di un’altra dimensione, che in un certo senso include quella spazio-temporale.

    Ti ricordi Pascal? il paradosso umano: essere un’apertura infinita entro un corpo fisico apparentemente così minuscolo e impotente.

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  4. alessandro dice:

    caro Marco, è proprio questo paradosso che a volte mi lacera.

    Spesso è come se Dio vedesse il mondo, attraverso di me, come da un buco della serratura, uno sguardo limitato anche se potenzialmente infinito.

    Occorrono condizioni eccezionali, come la meditazione profonda, una toccante e autentica esperienza artistica, perchè, forse, si aprano squarci infiniti.

    Beethoven diceva: "cosa sarebbe stato di me senza la speranza?" , ed è effettivamente la speranza, insieme al fiducioso abbandono, che ci sostiene, quando il pensiero della nostra finitezza, all’interno di un immenso cosmo, ci sgomenta.

    Un caro abbraccio
    letta

  5. "Io, insomma, il mio io umano è un puntino microscopico del mondo oppure la sua misteriosa apertura, il luogo spirituale in cui lo stesso universo prende luce?" (M. Guzzi)

    Potremmo tornare anche a riflettere sulla formula di M. Ponty: "l’uomo è la prosa del mondo"…
    letta

  6. Rosella dice:

    … un’autentica esperienza artistica…
    forse perchè sono una donna, io non percepisco come se l’ Iinfinito/Dio vedesse il mondo attraverso il buco di una serratura ma come se attraversandomi concepisse il creato.
    Senza di me, quello che è accaduto attraverso di me, non sarebbe esistito!!!

    Quale creatività ci attraversa ed assurge all’infinito se non il "lasciare che accada l’insperato?

    Perchè è così difficile lasciarsi ad altro da sè per essere sè stessi?
    LASCIARSI FARE DELIRIO D’ONNIPOTENZA da altro da sè?

    Noi siamo "concepiti come relazione" e, attingendo al meglio dell’immaginario (che spesso non è consapevole esperienza ) che cosa è più Eros ed immagine che rimanda ad altro che il concepire umano di un altro essere umano, del nuovo… nel senso del Creato.
    Checosa meglio incarna l’estasi che dona corpo ad un altro corpo…?

    E come si è CONSAPEVOLE OBLIO DELL’ESTASI DEL PROPRIO CONCEPIMENTO?

    L’unico luogo nel quale siamo esperienza totale e personale di creatività. Quel LOGOS… da cui procede la parola che ci forma; informa il nostro essere nel corpo, esistenti come creature…?

    … non è data come opportunità a tutti la consapevolezza di un paradiso perduto, permanendo NELL”ATTESA?
    Perchè è così difficile mantenersi nel tempo dell’attesa?

    Perchè si dice vivere l’attimo fuggente, invece che "nel tempo dell’attesa…? "
    è proprio la stessa cosa?
    … dato che il passato è passato, il futuro forse ci sarà ed il presente non esiste?… è l’attimo fuggente.

    Il tempo dell’attesa è consapevole del passato, spera nel futuro e :GODE/AMA LA VITA che cresce e si manifesta. La vita che vive!!!
    Il tempo dell’attesa , è il tempo nella sua fusione che procede nell’ ORA ADESSO E QUI.

    Io sono la stessa eppur diversa!!!
    E che ha a che fare il DESIDERIO del cuore con tutto questo?
    Se lascio il desiderio nel tempo dell’attesa " SENTO che SONO oltre l’ascolto: CONCEPISCO!!!".

    Non sò perchè, mi scuso di tutti questi!!!
    Sono un po’ agitata.
    Son certa dell’esperienza, ma parlare con Voi mi agita.
    Consapevole della mia ignoranza di studi, mi faccio forza nel continuare a dirmi ed eccedo.
    Prendete quel che può servire, se c’è , e lasciate cadere il resto
    Buona giornata a tutti.
    letta

  7. alessandro dice:

    Cara Rosella,

    non riesco a capire tutto quello che dici, anche se dalle tue parole comunque traspare tanta sensibilità e passione.
    Cosa intendi per “LASCIARSI FARE DELIRIO D’ONNIPOTENZA da altro da sè?”, oppure con: “E come si è CONSAPEVOLE OBLIO DELL’ESTASI DEL PROPRIO CONCEPIMENTO?”.
    Per il resto sono abbastanza d’accordo con te.

    Quando ho usato l’espressione “di Dio che guarda dal buco della serratura”, intendevo proprio la difficoltà di innalzare il proprio sguardo nell’osservazione del vivere quotidiano o, ancor più, nell’esser canale di vita..

    In questo momento riconosco di aver rivelato, in quella espressione, il mio lato sofferto, o sofferente, ma è proprio la mia condizione di essere di questo mondo a non permettermi di stare solo allegro: ci è stato detto chiaramente “Il mio Regno non è di questo mondo”.

    Io di norma, qui sulla terra, vedo il mondo da un punto periferico, per quanto prezioso e peculiare esso sia. Solo in alcuni, altrettanto preziosi, momenti posso avvertire, intuire, che c’è qualcosa d’altro che attende di manifestarsi, e a volte si manifesta. Avevo parlato di meditazione, di esperienze artistiche, ma estenderei senza remora questa possibilità a qualsiasi momento, pure inaspettato, della propria vita, e forse questi momenti potrebbero essere considerati come diverse forme di meditazione o d’arte.

    Comunque grazie per la tua passione.
    a. d.
    letta

  8. Rosella dice:

    Caro Alessandro,
    non ho sottovalutato le tue parole, pur consapevole che non è facile comprendere un’altra persona, ancor più se non la si conosce. Anch’io vivo nel limite e spesso sono dimenticanza, solo in alcuni momenti di grazia ho fatto esperienza dell’infinito.Molte delle domande infatti, erano rivolte anche a me stessa.
    Talvolta nella vita si vivono esperienze inaspettate e traformative. Accadono e basta.
    Si ha persino difficoltà a renderne ragione a sè stessi.
    Le parole chiave della mia esperienza sono: IMMAGINE CHE RIMANDA AD ALTRO nel CONTEMPORANEAMENTE.
    "… delirio d’onnipotenza…" La prima volta che ho concepito questa frase ero nel desiderio di morte più profondo, mi sentivo così impotente a salvare la vita dei miei figli, a fare qualunque cosa che pensai: " mettere al mondo dei figli è proprio un delirio d’onnipotenza… un delirio psichiatrico di tipo maniacale."
    Anni dopo ho fatto una psicoterapia ed è accaduto, ORA ADESSO E QUI: "sono la stessa eppur diversa".
    Anche oggi penso che mettere al mondo dei figli sia un delirio d’onnipotenza ma "se il tuo sentire più intimo è quello di essere tra le braccia della vita, l’ONNIPOTENZA ti è donata da : ALTRO da te". Che cambia, è veramente il cuore. La mente ne è SEMPLICEmente ri – CONOSCENTE.
    Da un cuore di pietra ad un cuore di carne. Allora cogli questo delirio d’onnipotenza come "la vita". E lo scrivi così "piccolina", come naturale è la vita, come naturale è il respiro; e ti rendi conto che hai vissuto tutto senza coglierne l’essenza. Ti sei lasciata fare da tuo marito (altro da te) delirio d’onnipotenza concependo un figlio, dopo l’altro per la vita! ed è dolce, magnifico ETERNO.
    Ti senti immersa con le tue radici in quel fonte battesimale che ti rigenera, generazione dopo generazione… i tuoi figli e tu, proprio, anche tu PERSONALMENTE con tutti gli altri, nessuno escluso, Gianni per primo.
    Ed ancora: " Hai mai pensato che innamorarsi possa essere solo un barlume dell’emozione che avevi provato quando sei stato concepito? e da lì il paradiso perduto?"
    Perchè mai dovresti ritenere di non aver aderito all’istante del tuo concepimento in modo sensibile?
    GIOIA PIENA: "VITA"! Una faccenda assolutamente esaustiva del tuo più intimo DESIDERIO…
    Molto più, molto prima che t’ innamorassi?
    Quando t’innamori forse la vita di dona l’essenziale. L’essenza da riproporre evolvendoti.
    Consapevole oblio è sapere di non ricordare, SENTIRNE LA NOSTALGIA e riconoscerla come l’oblio di ciò che è! non che è stato, ma che "è ".
    La tua espressione "Dio che guarda dal buco della serratura" è qualcosa di più grande e vero per te di quello che tu ancora riconosci. Non che io la colga nel suo significato. Affatto!
    Quella è un’esperienza personale e comunque al maschile, LASCIATI IN ESSA attraversala: è una parola vera per te. E quando l’incontrerai, comprenderai checosa significa "la stessa eppur diversa"
    Ciao,
    un abbraccio
    Rosella
    letta

  9. Rosella dice:

    continuo… anche se sono stata molto prolissa.
    Non conosco la meditazione profonda e non sono un’artista… per esserlo presumo necessiti essere riconosciuti come tali, però vivo e mi lascio alla creatività.
    Forse il mio talento è lasciare emergere con naturalezza emozioni profonde e concedere loro diritto di parola.
    Io non sò checosa sia veramente il discorso egoico; ciò che non conosco è il silenzio. In me l’emozione si fa parola ed io dialogo con essa. E’ meraviglioso; l’esperienza "più magnifica", è il pensiero che ti pensa…
    … e qui penso a Renato a cui era dedicato il mio disagio di aver "fatto versi" come una neonata.
    Nel post di Domenico, mi sono lasciata prendere la mano "dal blù"; così sono entrata in un teatro dell’anima, in cui ero gia stata nel tempo in cui, cercavo esperienze teatrali e mi sono un poco sentita "troppo egocentrica" ma… mi passa subito!
    letta

  10. letta

  11. alessandro dice:

    Cara Rosella,
    adesso ho capito di più e per ciò che hai scritto mi sono anche molto commosso.

    Per quanto riguarda, invece, l’essere artisti, penso sia essenzialmente una questione di “forma”.
    Tutti, indistintamente proviamo emozioni, sentimenti, formuliamo pensieri e concetti, ma l’artista trova la “forma” per esprimerli organicamente.
    Torniamo, così, al tema di questo post: l’essenza della forma è la coincidenza tra inizio e fine, cioè il tenere unite tutte le parti dell’insieme, tenendo sempre presenti l’inizio e la fine ( “io sono lì perché non sono lì”).

    Ma ti dico di più, se ognuno di noi riesce a dare un senso alla propria vita, integrandone ogni parte, avrà compiuto una meravigliosa opera d’arte.
    Tutti siamo chiamati ad essere artisti, oggi più che mai.

    Ciao
    a. d.

    P.S.: Mi rendo conto di aver parlato ancora in termini maschili e me ne scuso.
    letta

  12. Rosella dice:

    Caro Alessandro,
    sì hai parlato ancora in termini maschili , o semplicemente colti (cosa che a me manca), ed io che ora sono stanca afferro poco. Però ci dormo sopra e sono sicura che in qualche altro post (o posto/luogo) raccoglieremo i frutti della nostra fatica.
    La cosa che mi colpisce è la questione della forma.
    … e non scusarti per essere te stesso.
    Quella è la condizione imposta, dalla quale non si può prescindere, per comunicare.
    Se non capiamo tutto che importa.
    Perchè non ci lasciamo un poco: "aperti al mistero ".
    Lasciamo che accada…
    Grazie Renato.
    Ora per un po’ sto proprio zittà!
    Ma ne sarò capace?
    letta

  13. Rifletto, un po’, sulla differenza emersa nel dialogo tra Alessandro e Rosella, tra "vedere" e "concepire", e cioé (forse, ma non ne ho alcuna certezza) tra un "sapere razionale" ed un "sapere incarnato"… Sono due "forme", due modalità, del sapere, ma la "forma" è già sempre "contenuto" (e spesso dice già quasi "tutto").
    Nel riflettere vedevo la frase di Rosella: "LASCIARSI FARE DELIRIO D’ONNIPOTENZA da altro da sè?" fluttuare e avvicinarsi alle parole del Cristo ricordate da Marco: "Io ho vinto il mondo"…
    Credo di poter sottoscrivere le parole chiave di Rosella "immagine che rimanda ad altro nel contemporaneamente", perché se l’Altro è Cristo, allora davvero dovremmo percorrere la via che ci fa immagini dell’Altro nella contemporaneità (altrimenti che ci staremmo a fare qui?).
    Sulla questione della "forma", proposta acutamente da Alessandro, ciò che comprendo è: se il mio desiderio è di vivere una vita sensata, allora occorre che io percorra la vita, ogni suo singolo istante, vivendo a pieno sia il "qui e ora" sia il "da dove" e il "verso dove". L’adesso proviene dal principio e muove verso la fine (ma forse si potrebbe anche dire il contrario se la Fine e l’Inizio fossero Identici). Allora le cose, io, il piccolo mondo, l’infinito universo, questo istante, ricevono il loro Senso da un doppio sguardo/respiro: quello che coglie il respiro del "qui" e quello che coglie il respiro dell’Inizio/Fine. E forse la Forma sarebbe la "sincronia/armonia" di questo doppio sguardo, che altrimenti rischierebbe lo strabismo.
    letta

  14. alessandro dice:

    caro Renato,
    hai colto perfettamente il senso di ciò che volevo dire, così come mi ritrovo nelle parole femminili di Rosella, che arrivano a commuovermi e mi aiutano a vedere le cose da un’angolatura diversa.
    Ciao a tutti
    letta

  15. Rosella dice:

    Caro Renato,
    quando tu "mi spieghi" io mi comprendo meglio.
    E’ questo il punto!
    Il punto unificante le differenze è: la "trasformazione"…
    La "forma" (del tempo, nell’ ora adesso e qui, concepita) nel tempo dell’attesa… incarna…
    il Sì di Maria…
    Il punto non (è) sono l’inizio (o) e la fine, il punto è l’unificazione.
    Immagine che rimanda ad altro nel contemporaneamente.
    Ora astraendoci un poco dalla carne (ma non potendo prescindere da essa)
    illuminiamo "il fatto":
    un bicchiere è un bicchiere, nè mezzo pieno ne mezzo vuoto, per metà vi è acqua e per metà vi è aria …
    la trasparenza del vetro è attraversata da un raggio di sole…
    ecco la trasformazione.

    Ma che fa il bicchiere per trasformarsi?
    Un’ azione semplicissima e difficilissima per noi esseri umani.
    NON FA NULLA (e vorrei sottolineare la doppia negazione !!!)
    … "Sì"….. LASCIA FARE
    "lascia che accada".
    In ciò consiste il mio, attraversare più livelli di coscienza, unificandoli
    Nell’immersione del mio agire in uno stato d’animo nel quale io mi riconosco unificata.
    Non sempre "mi ricordo" di farlo: "sono la madre dell’oblio"!!!

    Questa forma è un grazie a quel figlio che
    ora adesso e qui mi dice
     "… oh mamma, TANTO SAI CHE NON CE LA FAI ma, io ti voglio bene lo stesso"
     
    M’impongo:
    "contenersi"! ma
    la mia essenza
    deborda sempre.
    Son come l’acqua
    "liquida".
    Per Grazia
    non manca
    "il fuoco" che
    la trasforma.
     
    Buona settimana a tutti. Settimana piena di Passione, per la vita che Vive!!!
    letta

  16. Rosella dice:

    a te Alessandro un grazie speciale, non penso di comprendere ciò che veramente dici o sei, ma :
    "mi elevi"…
    letta

  17. "Il punto non (è) sono l’inizio (o) e la fine, il punto è l’unificazione."

    Il punto centrale della Croce, il suo baricentro unificante, fonte di luce, abbraccio. Punto che non solo attrae (se-duce), ma si dà, si dona, si offre come principio unificante, invitandoci a fare coro tutto intorno… La Sua "forma" è "trasformatrice".

    Concepire nella trasparenza, dove il raggio di luce ri-luce nello spazio raccolto della mia semplice attesa, della domanda che non domanda più questo o quello, ma domanda di sé.
    E se rimane dell’opacità, non disperiamo, perché allora la trasparenza si fa specchio, e ci fa responsabili immagini per gli altri…

    letta

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