L’altalena della fede


Il Vangelo di oggi , tratto dagli scritti di Giovanni , si conclude così :” Questo vi comando che vi amiate gli uni gli altri”.

Gesù poco prima ci aveva spiegato che siamo come tralci e Lui è la vite , solo rimanendo in Lui e Lui in noi possiamo portare frutto .

E’ sconcertante la chiarezza e la difficoltà di questa parola , quello che ce la complica é……………

Siamo noi.


 

E’ da tempo che vado interrogandomi sulla “ fede “ o meglio su ciò che si concretizza nella mia mente quando ascolto questa parola .

C’è chi pensa ad un dono che si riceve e che và solamente accolto;

chi invece pensa ad una conquista faticosa e lenta che bisogna compiere;

chi invece la vede come un patrimonio che va mantenuto con una cura particolarmente assidua

e chissà in quante altre realtà si manifesta.

Se dovessi descrivere con un paragone come vivo la mia fede il video sarebbe questo :

sono su un aereo in volo ad alta quota , il carburante scarseggia e non si può atterrare , mi dicono e mi mostrano che indosso un paracadute ben collaudato automatico e pronto all’uso , lo sportellone per i lanci è aperto e la luce è verde , non resta che lanciarsi ma …………io resto lì attaccato al sostegno , incollato , impietrito , non riesco a lanciarmi.

Vedo dall’alto il paesaggio scorrere ma non mi decido pur sapendo bene che il volo presto finirà.

E’ solo paura ?

O insicurezza dovuta ad una mancata preparazione ?

Ma allora forse non sono ancora ben preparato per avere fede ?

Qual’è una buona preparazione alla fede ?

Gesù ci dice “amatevi gli uni gli altri “ ma se ad amare sono solo gli uni e gli altri ne approfittano ?

Resto lì attaccato al sostegno .

Chi le ha contate ci dice che nei Vangeli la frase “non temete “ viene ripetuta 365 volte ma come si fa dal momento che siamo cresciuti a latte e paura ?

Certo su questo stiamo lavorando nei gruppi e singolarmente ma anche lì quanti blocchi e resistenze !!!

In fin dei conti se Tommaso ha messo il dito nel buco dei chiodi ed io lo credo , cosa mi tiene ancora lì a guardare dallo sportellone ?

Ecco è questa la mia altalena , quando ricevo una bella spinta mi sento leggero e guardo in alto, quando cessa la spinta torno pesante lo sguardo torna giù ed ecco riaffiorare la domanda : ma dov’è la fede ?

Siamo ancora nel tempo di Pasqua , il Risorto si mostra donando ai suoi amici pace e speranza in attesa di Pentecoste che presto arriverà con tutta la potenza dello Spirito Santo .

Ecco ciò che serve per i 365 lanci annuali …………

 

Commenti

  1. Roberto dice:

    Caro Ale,
    tu parti del gettarti da un aereo, troppo impegnativo, troppo spaventosa l’altezza.

    Resta a terra, è fai piccoli passi di fede. Ricordati che noi siamo come bambini, prima si sta nelle braccia della Mamma, poi si va a struscio, poi a carponi, poi si inizia a sollevarsi in piedi. Però all’inizio le cadute sono tante, solo man mano ci si rafforza e si inizia a camminare. Comunque lungo il cammino ci sono sempre gli inciampi, e quì è importante rissollevarci e riprendere il cammino.

    Cosa ti ho voluto dire? La fede va vissuta e presa pian piano con piccoli affidamenti, passando man mano a una maggiore fiducia in Dio. Man mano non vuol dire: " quando ci sarà un’altra occasione poi vedremo"; vuol dire: "Signore questo è quello che mi hai insegnato, voglio fare come tu dici". A questo punto anche o forse soprattutto nelle questioni quotidiane si hanno delle problematiche da affrontare. Bene si chiede a Gesù : "oggi faccio come Tu mi hai insegnato, accada quel che accada; pure se sono tentato di fare diversamente, cercherò di fare come Tu mi hai insegnato. Stammi accanto e dammi la forza e la pazienza perchè riesca, con il Tuo aiuto, a compiere ciò che mi hai insegnato, la strada che mi hai indicato, ovvero la Tua volontà, come Tu hai fatto nell’orto degli Ulivi".

    Credo e ripeto credo, che questo modo di affidarci, possa dare dei buoni frutti. A me è servito, e tutti i giorni guardo Lui sul Crocifisso, e lo ringrazio primo per la sua immensa pazienza e poi per avermi preso per mano e insegnato a fare questi piccoli passi.
    Ricordati che noi siamo sempre piccoli ai suoi occhi.

    Un fraterno abbraccio.
    Ciao.
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  2. Rosella dice:

    Caro Alessandro C.
    non son sicura di avere qualcosa di diverso da dire sulla Fede, rispetto a: "io mi fido di TE/te"; ma rischio proprio d’essere monotona
    … a meno che tu lo faccia. Tu sfidi tutte le forze cosmiche, compresa l’inerzia…
    Io non sò che dirti
    Fede era un guscio vuoto, senza senso, più magico che altro.
    Stufa marcia di miraggi nel deserto.
    Ho mollato tutto – trattenendo solo una dipendenza: "quando avrò da ringraziarti. tornerò"
    Dovevo mollare la presa, mollare proprio tutto in questo braccio di ferro, e ci sono arrivata 15 anni dopo. Più o meno.
    Veramente ero polvere nella polvere. Accettavo il non senso della vita. Ho mollato anche la MIA RICERCA di un senso nella vita.La mia presunta dipendenza da lui che era anche pretesa. Mi sono data pervinta. Quello che sarà dopo lo saprò dopo. Che ci sia vita eterna o polvere nella polvere per me è lo stesso.E mi sono rimboccata le maniche per cominciare a girargli le spalle. tentare di rielaborare un lutto?
    E l’ho incontrato.
    Un poco come Maddalena al sepolcro VUOTO.
    Lì è nato come un desiderio di VEDERLO VERAMENTE sto Risorto nella vita, d’incontrarlo ora adesso e qui. Son due mila anni che gira da queste parti e pare ancora evanescente.
    Non l’ho riconosciuto subito, e neppure ci ho creduto subito Mi pareva una follia credere veramente a qualcuno che mi diceva: se non mangiate il mio corpo, se non bervete il mio sangue… . Suonava un tantinello eccessivo al mio orecchio nel duemila.
    Poi ho incontrato il Certosino, nella sua preghiera del cuore; e tutto è stato semplice, dolce, lineare.
    Il come tu lo vedi da te. Esattamente così come nel post d’Irene.
    E’ semplicemente desiderio di vivere che fa i conti con la paura e con il non senso, per incontrare il "senso".
    365 giorni all’anno "io mi fido di TE/te" nella paura di Caino.
    Se temi è perchè manca ancora la fiducia. C’è ancora spazio per il giorno dopo, per porla in atto.
    Ogni giorno chiedere a Lui che ci prenda in braccio e ci conduca oltre la soglia del nostro cuore. In mezzo al dubbio e la paura, sfidare l’inerzia e raccogliere un sasso per posare la pietra angolare. Quella della FEDE, fiducia in Lui e nella sua creatura, nell’UOMO, Caino o Abele che possa essere. Da soli non possiamo farcela, ma tra le sue braccia… è quello l’abbandono necessario, lasciarci in Lui ma per saperlo necessita rischiare le braccia dell’altro uomo come noi. Marito, moglie, madre, figlio, bianco, nero, giallo.
    Ciò che non è possibile a noi forse a lui Risorto è possibile.
    Le parole in un certo qual modo non servono per vivere la Fede, necessario è porla in opera.
    Giorno dopo giorno una capanna, poi una casa… la Chiesa se ci sarà verrà da sè.
    In fondo Lui ci ha detto che non da mani d’uomo è possibile costruirgli una casa, poichè è l’uomo la sua dimora.
    Allora cosa è più adatta di un "Abbraccio".
    Ciao
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  3. Non trovo il libro, ma credo proprio fosse Simone Weil nei suoi "pensieri disordinati su Dio" a dire che Dio e l’uomo sono due innamorati che si son dati appuntamento ma hanno frainteso il luogo dell’incontro. Sono tutti e due lì, da sempre, in anticipo… ma niente, l’altro non arriva. Si aspettano. La cosa importante è che nessuno dei due si stanchi e se ne vada, perché ogni luogo è lo stesso nella quarta dimensione.

    Mi ha sempre affascinato questa visione della Weil, capace di intuire il mistero senza ricoprirlo con troppe formule. Chi non sa quanto sia "misterioso" l’incontro tra due amanti?
    A me accade di vivere "la fede", il suo movimento, il suo oscillare in me, come qualcosa di cui non posso fare a meno. Lo so è detto davvero male, ma è come se "mi ci sentissi portato". Manca l’esercizio, la costanza, la volontà… manca quasi tutto – è vero – ma è come se (in fondo) tutto ciò che manca non cambi nulla di essenziale. (Ho detto davvero male, ma spero di chiarirmi magari in seguito). Un caro saluto a tutti.
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  4. Caro Renato
    ieri leggendo ciò che hai scritto ho capito poco; poi ci ho dormito sopra. Ed anche se sono giorni in cui non ci sto molto con la testa, poichè ho mille cose da fare, dormendo ho compreso.
    Non quello che tu hai detto, ma la mia difficoltà.
    "Io non ne ho esperienza"!
    Io non sò, meglio io non conosco, quanto sia misterioso l’incontro tra due amanti.
    Io conosco l’emozione di essere amata, ed anche quella di amare, ma non l’incontro misterioso tra due amanti.
    E’ come se il mio approccio alla Fede incarnasse proprio quell’appuntamento frainteso, sempre differito.
    Eppure a pensarci bene le nostre modalità parrebbero complementari.
    Forse nella vita è necessario solo: "essere coerenti con sè stessi", con la propria evoluzione per fare esperienza di quel "luogo" (la quarta dimensione?) in cui tutto è contemporaneamente.
    Sarei veramente lieta se ti fosse possibile esplicitare quel: "mi ci sentissi portato".
    Non mi è veramente necessario; però mi piacerebbe, se viene da sè. OK?
    In me quello che tu sperimenti è un luogo di "testa"; e quindi, quasi, un "non luogo".
    Grazie, ciao
    Rosella
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  5. Carissima Rosella,
    per riprendere l’immagine iniziale di Alessandro, mi sento un po’ come se fossi già da sempre in volo, già "lanciato", e però non so se il paracadute ce l’ho e, nel caso, se si aprirà. Ecco, forse in questo senso, ci "sono portato".

    Forse quando ho parlato di incontro ho dato l’impressione di "aver incontrato", ma non credo di essere a questo punto. Intendevo dire che un po’ tutti sappiamo cosa hanno in cuore due amanti che si attendono e si cercano, che hanno un appuntamento. Magari mi fosse dato di esperire la quarta dimensione! Sono in volo (o in caduta libera, dipende dai punti di vista); in attesa, mancante di tutto, ma in attesa. Questa attesa, per tornare ad una tua immagine, è come una tavola imbandita, con tutti i posti segnati dai nomi degli ospiti che verranno. Ancora non sono arrivati, il loro posto è "vuoto", ma è il "loro posto". L’attesa è il vuoto "preciso" del suo riempimento…
    Di più non so dire. Un abbraccio.
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  6. Alessandro C. dice:

    E’ bello poter condividere le riflessioni con voi Roberto ,Rosella e Renato ,anche se conosco bene solo il primo , perchè quando si parla di fede spesso le cose non vanno avanti .
    La mia sensazione di essere dotato di paracadute (confermata da varie e ripetute piccole esperienze ) è in antitesi con la paura di un lancio (affidamento ) proprio lì che la mia attenzione voleva concentrarsi.
    Forse sono solo impaziente e quindi non mi prendo il tempo necessario per crescere quanto basta ma certo che ogni giorno la Parola mi ricorda il paracadute ma ancora sono lì che ci penso su e spesso mi domando ; ma se mai mi lancio quando potrò totalmente e finalmente sperimentare fino in fondo ?????
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  7. Rosella dice:

    Caro Alessandro C.
    sarà questione di temperamento! ma penso che la Vita prima o poi ci aggiusta, ci mette proprio "a posto".
    Io non ho idea di checosa dirti, son piuttosto impulsiva e temeraria. Anche solo per provarci "a volare", sentirne il brivido, mi lascerei. Ma non siamo tutti uguali, per grazia Sua.
    Comunque ti ringrazio molto per il soggetto Fede/fiducia .
    Secondo me è essenziale. Prioritario direi. Anche se ci si fermasse solo alla fiducia, giorno per giorno; lasciando, per così dire, da parte, la Fede.
    In quanto a Renato. Grazie! ora sì che mi ci ritrovo.
    … in quel bellissimo : "l’attesa è il vuoto "preciso" del suo riempimento"
    … della serie: come "informare" l’acqua!
    Io affermo così: "l’assenza è la presenza più operante della storia" è un altro aspetto della faccenda ma tu mi aiuti a completare il puzzle.
    Ciao
    Rosella
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  8. Antonietta dice:

    Vorrei ringraziarvi per i vostri commenti e in particolare Renato per le sue parole e per la citazione di Simone Weil.
    Anch’io provo esattamente questa sensazione: manco di quasi tutto (fedeltà, pazienza, fiducia) ma sento che mi è già stato dato ciò che importa veramente. L’impronta dell’amato, che io non ho cercato ma che mi è venuto a trovare, forse già dall’infanzia, nelle prime esperienze di fede da bambina. Difficile trovare le parole giuste: nostalgia, struggimento di Qualcuno di inaccessibile eppure terribilmente intimo. Amanti che si cercano e non si trovano: questo tema non è anche nella Bibbia, nel Cantico dei Cantici?
    Ancora grazie perchè mi aiutate a tenere vivo il desiderio, a tenere pronto quel "vuoto", come felicemente l’avete chiamato.
    ciao
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  9. mariapia porta dice:

    letta

  10. Rosella dice:

    Bene Mariapia,
    oggi ti sono vicina e ti abbraccio col cuore
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  11. Mariapia… quando l’altalena va indietro è solo per prendere la rincorsa e lanciarsi ancora più in alto.

    letta

  12. letta

  13. Caro Renato, solo oggi mi è dato "concepire" la differenza intrinseca tra: "l’attesa è il vuoto preciso del suo riempimento" e la mia affermazione L’assenza è la presenza più operante della storia.
    La tua è l’impronta naturale della Fede, quel "ci son portato"; la mia è la fatica di riconoscere l’impotenza a darsi da soli tale naturalezza.
    Mi è necessaria la testimonianza di questa Fede in Dio da parte vostra.
    Gianni la possiede e me l’ha sempre testimoniata, ma io fatico a riconoscerla in lui, poichè il mio cuore sente "le distorsioni" che abbiamo vissuto e questo mi rende difficile riconoscere il valore in sè.
    Grazie di tutto e ciao.
    letta

  14. Sottoscrivo volentieri la tua affermazione. Magari avessi quella "naturalezza", cara Rosella (o forse tutti l’abbiamo, il problema è come re-cuperarla, esprimerla…). Quando dicevo "ci son portato", avevo in mente la parola "gettato", e comunque nulla di "naturale" o "semplicemente presente" o semplicemente disponibile. La fatica è l’esperienza di chi desidera ricercare la verità/libertà: fatica liberante. Però credo che molto si giochi nella nostra capacità di attesa, nonostante l’assenza avvertita quotidianamente. Io non sono certo nella situazione di dire molto rispetto alla fatica di riconoscere l’altro a causa delle distorsioni/ferite vissute nel passato, ma forse la questione non è riconoscere il "valore in sé" bensì il "valore [i][b]in[/b][/i] te" (e nell’altro). Non so dire meglio, e quindi lascio spazio ad altri (e mi tengo in ascolto). Un caro saluto.
    letta

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