E` giusto farsi domande?


Ultimamente mi sono trovata a dialogare con alcune persone care riguardo la fede in Dio. In tale occasione ho espresso come, nonostante la mia ferma convinzione della esistenza di Dio, io non smetta mai di farmi domande riguardo la Sua figura e quella di Gesù.


Non ho dubbi come già detto riguardo la loro presenza, la reincarnazione di Gesù e la Sua Resurrezione, piuttosto mi assilla il pensare che la sofferenza dell’umanità sia in qualche modo legata alla onnipotenza di questo Dio, che io identifico con Amore puro, pertanto non lo credo capace di causare dolore se pur, come mi è stato risposto, per il nostro bene. Infine alcune delle persone, con cui ero in compagnia, hanno espresso la convinzione  che “se si ha fede non ci si deve chiedere nulla”.  

Di fronte a tale posizione, cioè di chi ha una fede così ferrea per cui non ha bisogno di farsi domande di alcun genere a riguardo, io mi sento spesso in difficoltà, mi trovo inadeguata.

Raccontando il giorno dopo a mia figlia l’accaduto mi ha risposto” Sai mamma anche il nostro prof. di religione (adorato dai ragazzi) ci ha chiesto se era giusto farsi domande su Dio. La maggior parte di noi ha risposto di no, che bastava aver fede, credendo di incontrare la sua approvazione, ma lui ci ha confidato che non è dello stesso parere e nel suo caso se non si fosse posto delle domande forse non si sarebbe fatto prete”.

Questo mi ha fatto riflettere arrivando alla conclusione che, forse, una fede più viva e più profonda sia proprio quella un po’ travagliata, in cui la persona lascia lo spazio a qualche dubbio ed è comunque spinta alla ricerca continua, alla riflessione, allo studio approfondito delle Scritture per capirne di più.
Ciò probabilmente, con una particolare disponibilità all’ascolto, può arricchire il proprio Spirito in un modo tale che la sola fede cieca non può fare.

 

Gabriella

Commenti

  1. marcoguzzi dice:

    Carissima, questo sembra l’antico problema del rapporto tra fede e ragione: tra una fede che crede e una ragione che interroga.

    A me, come sai, questa ferrea distinzione sembra insufficiente.
    Ogni interrogazione razionale infatti presuppone sempre una qualche fede, un orizzonte cioè già dato e non interrogato.
    Nessun sistema conoscitivo può dare ragione di tutti i propri presupposti.
    (E’ un po’ il teorema di incompletezza di Goedel…)

    D’altra parte non sussiste nessun sistema di credenze o fede che non articoli dentro di sé molteplici domande e risposte razionali.
    Anche la fede più cieca usa sempre la ragione. Magari la usa male.

    In realtà tutte le sapienze ci mostrano che l’uso sempre più sottile e profondo della ragione nutre la fede, se non pretende di farsi appunto autarchico. Così come l’apertura all’Invisibile e all’Ignoto che la fede esercita, sollecita un interrogare sempre più acuto e vasto.

    Ho cioè l’impressione che i razionalisti usino male la ragione, e che i fideisti abbiano ben poca fede, tanto da temere le domande dell’uomo.

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  2. Mariapia porta dice:

    cara Gabriella,
    il mio cammino di fede è sempre stato costellato di dubbi e domande, e le risposte cercate e trovate hanno generato altri interrogativi. Ritengo che una fede senza dubbi non sarebbe tale, sarebbe soltanto un insieme di certezze di origine sensoriale e/o razionale. ma noi abbiamo bisogno di qualcosa di più.
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  3. Rosella dice:

    Cara Gabriella,
    sei speciale, te lo ridico (solo alla fine)
    … allora non credo proprio che la sofferenza dell’umanità sia legata all’Onnipotenza di colui che noi chiamiamo Dio, piuttosto alla sua "impotenza" direi.
    Secondo me Egli si è "fatto impotente" per rispetto di sè stesso. Per rispetto dell’immagine di sè, "postata" in noi. Per amore nostro ci dona la possibilità d’essere LIBERI in ciò che anche noi siamo: AMORE ed a tale scopo ci ha donato il figlio Suo: "morto e Risorto".
    Allo scopo appunto di portare NOI a compimento i tempi nel transito terrestre In un certo qual modo ci dice: "Su coraggio che sei adatto, così fatto a mia immagine, preso teneramente per mano dal tuo Fratello Gesù a risollevarti ed a riparare il danno originale
    Sei adatto a lasciarti fare, ad offrirti, per ricomporre la frattura originale. Sei adatto ad esser ciò che sei: un uomo Uomo."

    Ora il danno lo abbiamo fatto noi: lui ci dona d’ essere: ILLIMITATI nel nostro limite, rendendosi LIMITE nel SUO illimitato.
    Giocaci un po’ e son certa che: t’illuminerai d’immenso.

    Ora il tenero che mi fai è questo ed alfine te lo dico: ma "che ti frega " di fare una domanda GIUSTA?
    Ci vuol "giusto" una domanda che nasca nell’intimo del cuore, perchè si ponga in essere la PAROLA..

    Un abbraccio
    Rosella
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  4. Antonio F. dice:

    Io credo che il dubbio faccia parte della dinamica della fede. Altrimenti Paolo non avrebbe usato questa bellissima e famosissima espressione "Adesso vediamo in maniera confusa e come in uno specchio…". Del resto non è certo contro il dubbio razionale che Gesù si è mostrato intransigente (pensiamo all’atteggiamento nei confronti di Tommaso apostolo), né, quando denunciava la poca fede dei propri contemporanei, mi pare che si riferisse allo scetticismo razionale, ma ad altre e più profonde forme di tradimento. In fondo la nostra mente razionale, ciò che crediamo o crediamo di credere, è molto in superficie rispetto ai dati "ultimi" della fede, dove invece accadono le trasformazioni o i tradimenti più profondi. Tra l’altro una certa "intonazione" del dubbio è quanto mai salutare nei nostri percorsi di fede, se ci aiuta a purificarci di immagini inadeguate – infantili o nevrotico compensatorie – di Dio.

    Detto questo, non intendo liquidare la questione con un’inarcata di sopracciglio. Il dubbio è certamente una passione "dolorosa", un crampo mentale che tutti abbiamo sperimentato, e che certo istintivamente non è amabile. La ragione è pur sempre ragione com-prendente, ragione che cioè aspira ad afferrare e possedere. Ma ciò che aspiriamo a com-prendere – Dio! – è invece più simile a uno spossessamento, a uno sprofondamento che a un solido dominio.

    Io ho sempre creduto che quel che ci è dato di comprendere, se vogliamo l’aspetto teorico istruttivo e contenutistico della Rivelazione, ha nella nostra vita di fede il posto di un’ "estetica fondamentale". Cioè una funzione essenzialmente strumentale. Mi spiego: Dio non è trascendenza assoluta, chiusa in sé stessa e inaccessibile. E’ invece relazione, autocomunicazione di sè all’altro. All’uomo, che è stato pensato come "la grammatica di una possibile autocomunicazione divina" (Rahner). Questo dono di sé è abbassamento di Dio all’orizzonte di comprensione dell’uomo. Dio "cede" alla parola, cede al linguaggio, ci tocca e si lascia toccare. Eppure non si svuota, né si risolve in questo tocco fondamentale, ma ottiene il nostro risveglio. Il luogo di questo tocco è il nostro risveglio. La sua rivelazione è come un’increspatura nel nostro orizzonte, capace di attrarre il nostro sguardo verso un’ulteriorità carica di promesse, e che supera infinitamente tutti i "segni" in cui si è dispiegata. Mi vengono in mente le parole di Isaia "Come infatti la pioggia e la neve/scendono dal cielo e non vi ritornano/senza avere irrigato la terra,/senza averla fecondata e fatta germogliare/[…]/così sarà della parola uscita dalla mia bocca:/non ritornerà a me senza effetto,/senza aver operato ciò che desidero/e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata." (Is 55,10).

    Mi è capitato si sentire questa bellissima esegesi di Esodo 3,14 “Io sono colui che è” (Ehjeh ‘asher ‘ehyeh). Per secoli questo versetto è stato la base della metafisica occidentale, che identificava Dio come l’Essere supremo, il vertice della gerarchia degli esseri anzi l’Essere stesso, in una prospettiva fortemente ontologica ed essenzialista. Ma i latini (e i greci) conoscevano poco e male l’ebraico e il suo orizzonte mentale, molto più concreto e orientato alla storia. Ora si propone di tradurre così: “Io sono ciò che sarò” nel senso : “non potete catturare la mia identità (=nome) nei vostri schemi: piuttosto mettetemi alla prova, ciò che farò per voi questo io sono.”
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  5. Domenico dice:

    Partendo dalla mia esperienza umana, penso che la fede in Dio non è diversa dalla fede che ho verso mia moglie, mia figlia e in generale verso le persone che incontro tutti i giorni.

    La fede si alimenta nel tempo. E’ una esperienza. Non la ritengo una riflessione mentale.
    Se lo fosse io avrei fede di qualcosa generato da un mio "esercizio mentale".
    E’ vero che una parte della nostra fede è anche questo. Peccato che se è solo questo dentro ci trovo proiezioni, pregiudizi, ..

    Le persone cambiano nel tempo. Non sono statiche. Così anche la mia fiducia verso di loro ( e viceversa ). Come faccio a non farmi domande?

    Quando poi ci si interroga sulla fede in DIO allora il pensiero (non le opinioni) si esprime al massimo .. ma ha un senso quello che penso? parte da una esperienza? e’ tano lontana da quello che sta avvenendo adesso con te?
    No.

    Mia figlia mi fa così tante domande (leggi ultimo post: http://www.darsipace.it/index.php?option=com_myblog&show=Proposte-di-Senso.html&Itemid=1) che mi permette di conoscermi e conoscere meglio le persone quindi anche Dio.

    Come lettura estiva consiglio a tutti "Il monaco e la psicanalista" della collana Crocevia curata da Marco
    Il punto di partenza è proprio il titolo di questo post
    [url]http://www.ibs.it/code/9788831532679/balmary-marie/monaco-psicanalista-dial.html[/url]
    Il risultato è bellissimo … ma non dico nulla

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  6. Gabriella dice:

    Giusta considerazione. 🙂
    E trovo i commenti molto belli e … completi.
    Posso solo aggiungere che, nella mia modesta opinione, è si normale che avvertiamo dubbi su realtà nelle quali magari prima credevamo fermamente ma questo avviene soprattutto quando si è meno immersi in Dio. Questo può capitare a motivo della nostra mediocrità, dei peccati commessi, oppure anche delle conversazioni con persone lontane dal Signore e fredde, oppure da prove mandate dal Signore (pensiamo ai dubbi struggenti di molti santi)
    Ebbene tutto questo, secondo i disegni di Dio, avviene non perché il Signore si sia allontanato, ma perché, come diceva San Bernardo, Dio vuole che ravviviamo il nostro amore per il Signore con atti nuovi, con atti più vigorosi e più freschi.
    Quando questo avviene, tutto torna a splendere come prima.
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  7. Gabriella S. dice:

    Carissimi mi firmo Gabriella S. per distinguermi dalla Gabriella dell’ultimo commento, che ringrazio come ringrazio tutti voi.

    Per la fretta che contraddistingue la mia vita quotidiana (come quella di tanti altri) ho scritto questo post, sempre con il cuore, ma velocemente e male.
    Avrei voluto meglio approfondire i miei momenti intensi di luce in cui sento il Signore ed il mio angelo vicini più che mai o i miei momenti bui in cui mi sembra che tutto è lontano, inafferrabile, incomprensibile.

    Ma voi avete colto comunque l’essenza del mio messaggio e con i vostri splendidi interventi, che ho gustato solo oggi, uno per uno, mi avete arricchito e molto, molto consolato….. Grazie di cuore
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  8. Insomma, se una domanda nasce nel cuore (come un desiderio) o nella mente come un dubbio o semplicemente la curiosità di sapere e conoscere: "la si pone".
    E’ "naturale" prima che giusto o sbagliato.
    Qual’è il problema?
    Vogliamo Chiedere a Gesù Cristo come mai chiese per ben tre volte a Pietro: "Pietro mi ami tu?"
    Ci saranno un sacco di perchè i più svariati; ma comunque sia: " ha posto una domanda".(magari dubitava di Pietro? oppure anche Gesù uoimo aveva la necessità di una voce amica che gli dichiarasse il suo amore in modo esplicito per sentirsi sostenuto?)
    Non contento ha conferito un incarico a uno che prima del canto del gallo sapeva lo avrebbe rinnegato per ben tre volte…
    Ma che andiamo cercando noi?
    Quale utopia?
    L’essere così perfetti dal risultare disincarnati? Non umani?
    Ma è proprio questo che può unificare la nostra scissione?
    Per chi può essere interessato : sul sito di Taizè/alle sorgenti della fede/ quaderni/ io credo: Sostieni la mia poca fede.
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  9. Cara Gabriella S. ho postato l’intervento precedente prima di leggere il tuo. Può essere che lo abbiamo fatto contemporaneamente. Trovo le mie parole superflue ora. Però il quaderno di Taizè è veramente edificante. Paragona la piccolezza della fede al granello di senape e si addentra in modo così chiaro nella dinamica fede dubbio che veramente mi pare adatto a questo post.
    Ciao Un abbraccio
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  10. Gabriella S. dice:

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  12. oops, mi sono dimenticato di firmare il commento:
    Marco F.
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  13. Rosella dice:

    proprio in questi giorni Taizè ha modificato il sito. i quaderni ora li trovate in: Bibbia e Fede.
    Buona Domenica a tutti
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