Primo Mazzolari profeta per il nostro tempo

 

Contributo di Suor Mirella

« Lui aveva il passo troppo lungo e noi si stentava a tenergli dietro. Così ha sofferto lui e abbiamo sofferto anche noi. Questo è il destino dei profeti » (Paolo VI)

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della morte di don Primo Mazzolari, prete carismatico e profetico, protagonista del cattolicesimo italiano del Novecento.

Le sue idee, attualissime anche oggi, anticiparono alcune delle grandi svolte dottrinarie e pastorali del Concilio Vaticano II, in particolare relativamente alla “Chiesa dei poveri”, alla libertà religiosa, al pluralismo, al “dialogo coi lontani”, alla distinzione tra errore ed erranti.


 

Egli tendeva a superare l’idea della Chiesa come ‘società perfetta’ e si confrontava onestamente con le debolezze, le inadempienze e i limiti insiti nella stessa Chiesa; ciò era necessario per poter finalmente presentare il messaggio evangelico anche ai ‘lontani’, a coloro cioè che rifiutavano la fede, magari proprio a causa dei peccati dei cristiani e della Chiesa.

Riteneva che la società italiana fosse da rifondare completamente sul piano morale e culturale, dando maggiore spazio alla giustizia, alla solidarietà con i poveri, alla fratellanza.

L’impegno per l’evangelizzazione, la pacificazione, la costruzione di una nuova società più giusta e libera costituirono i cardini del suo impegno dal 1945 in poi. Era convinto che il cristianesimo potesse costituire un rimedio ai mali del mondo e si fece portatore dell’idea di una vera e propria ‘rivoluzione cristiana’: i cristiani dovevano essere autentica guida della società, a patto di rinnovarsi completamente nella mentalità e nei comportamenti.
Per i suoi numerosi scritti provocatori si guadagnò la fama di prete scomodo e di frontiera e fu sottoposto a numerose limitazioni da parte delle autorità ecclesiastiche. Lui rimase coerente al suo proposito di ‘ubbidire in piedi’, sottomettendosi sempre ai suoi superiori, ma tutelando la propria dignità e la coerenza del proprio sentire.

Con il suo stile ed esempio di vita don Primo ci indica un cammino di educazione alla solidarietà e alla nonviolenza. Riscoprire la sua eredità spirituale,  promuovere la riflessione sull’attualità del suo pensiero, può contribuire a dare nuova vitalità sia alla comunità ecclesiale che alla comunità civile.
Riportiamo di seguito uno scritto inviatoci da Suor Mirella che sul don Mazzolari narratore ha fatto la sua tesi di laurea.
Quando ho messo mano al mio lavoro su Don Primo  Mazzolari ritengo di aver avuto una particolare fortuna, quella di aver  avuto accesso a  tanti importanti documenti allora inediti in particolare al   Diario della giovinezza   che ha accompagnato il periodo della sua formazione seminaristica fino al sacerdozio.

Sette  quadernetti,  redatti con  nitida lucidità , dai quali  già emerge e si staglia quella  eccezionale personalità che troverà espressione nella sua figura di uomo e di sacerdote.
“ Da mamma ho preso l’amore, la sensibilità, la timidezza, la dolcezza…dal padre la fierezza, la lealtà l’orgoglio istintivo di una razza forte…”

E ancora” Ho un cuore che sogna e che sa amare, che conosce gli ardimenti generosi e nobili…un’intelligenza che sa i voli rapidi e forti…”
Ciò che Mazzolari,  ancora giovanissimo, riscontra in sé, con notevole chiaroveggenza, avrà puntuale riscontro nella sua complessa e singolare esistenza di uomo  e, possiamo ben affermarlo,  di “profeta”, se, come di fatto avvenne, le sue intuizioni passarono all’attenzione  del Vaticano II  iniziato, appunto, poco dopo la sua morte.
Quel cuore che “ sa amare” lo porterà talvolta ad eccessi verbali e a dure prese di posizione, incalzati del resto  da  una urgenza interiore sincera ed appassionata.

Affermerà  nel  suo  Testamento redatto durante una pausa punitiva :” Lo  stesso amore mi ha reso straripante e violento…”
L’intelligenza critica, acuta e chiaroveggente di Don Primo, dovrà sempre fare i conti anche con una particolare tendenza onirica che lo porterà anche ad addentrarsi nella produzione letteraria, ma  la sua incontenibile carica  d’amore, la sua passione umana e sacerdotale,  si riverserà sulla Chiesa degli umili, dei poveri,  dei lontani senza misura.

Contestatore intelligente ed acuto accetterà con il medesimo stile incomprensioni, rifiuti, censure ecclesiastiche e angherie governative,  senza tuttavia  scendere a compromessi o deflettere dal suo pensiero,  e a un Vescovo che lo ammonisce dicendogli se non si è mai chiesto perché l’autorità ecclesiastica è sempre in allarme per lui, risponderà:

” E  Lei non si è mai chiesto, come nonostante tante prove  e punizioni e umiliazioni io ho continuato la mia strada?”

Circolano tante definizioni sulla personalità di Mazzolari…profeta obbediente…contestatore per tutte le stagioni…testimone che ha pagato per tutti…naturalmente tutte riduttive a causa della dimensione e qualità di questa eccezionale personalità umana e sacerdotale.

L’invito quindi è,  a conoscere Primo Mazzolari da vicino… a mettersi alla sua scuola che resta comunque per tutti  una scuola d’amore.
 

Commenti

  1. marcoguzzi dice:

    Ha ragione Paolo VI quando ci ricorda che il destino delle personalità profetiche è spesso l’incomprensione e la persecuzione.

    Sarebbe però importante ribadire anche che chi perseguita i profeti paga e pagherà amaramente questo crimine: gli scandali cioè sono purtroppo inevitabili, ma guai a coloro che li provocano, e benedetti invece quelli che riconoscono i profeti come profeti: avranno la stessa ricompensa dei profeti, secondo la promessa di Cristo.

    Senza questa severa precisazione si rischia quasi di legittimare la persecuzione dei profeti, quasi fosse qualcosa di necessario, eclissando le tremende responsabilità e la spaventosa cecità dei persecutori.

    letta

  2. giovanna dice:

    Si Marco, precisazione quanto mai necessaria.
    Non si può mettere sullo stesso piano la sofferenza del profeta e la sofferenza di chi lo perseguita.

    Bisognerebbe interrogarsi su una Chiesa che fatica a muoversi. Cosa appesantisce il suo passo? Quanta zavorra si trascina dietro? Quanti legami, interessi, attaccamenti, privilegi?

    La sofferenza di chi trascina il passo appesantito dalla sua zavorra non è paragonabile a quella di chi apre in solitudine nuove frontiere all’umanità.

    Grazie. Un abbraccio. giovanna
    letta

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