Tempo propizio

Commenti

  1. Caro Alessandro C.,
    mi tocca proprio il tuo post, da "vicino, vicino"
    Anch’io dopo trent anni, da un paio, vivo "finalmente" un certo benessere di coppia.
    Noi ci siamo arrivati per strade differenti a "restare in coppia".
    Mio marito con una naturalezza che per mè ha dell’incredibile: " ti ho sposato nella buona e nella cattiva sorte". (io credo che sia un Marziano. Non ho ancora capito se è un Santo o partecipi di un’ infanzia in cui l’immutabilità e non l’evoluzione sia il perno di tutto…) ciò nonostante siamo ancora qui.
    All’inizio, ne abbiamo fatti di tentativi, anche per pregare in coppia.(nei primi dieci dei trenta…) dieci anni di spiritualità familiare in gruppo, e non si risolveva mai nulla.
    Eravamo sempre all’interno di uno stereotipo, che ad un certo punto io ho frantumato.
    La mia motivazione di restare, in famiglia, era legata ad un’unica identità residua, che riconoscevo ancora vitale in me, l’essere madre.
    Ed ancora – I figli avevano diritto al loro padre. – Non avevamo chiesto loro il permesso di metterli al mondo – ecc. ecc. .

    In questo momento particolare di coppia e di vacanze in coppia, sull’onda di una emotività positiva, anche la comunione di preghiera si fa più intima.
    Spesso andiamo a Messa insieme.
    Lui è più tradizionale nella recita delle orazioni, io un poco estemporanea. Ma quello che rende naturalmente piacevole l’adattamento dell’una all’altro ( e viceversa) è il "desiderio".
    Nasce quasi da sè, se si seguono maggiormente le emozioni che uniscono e non le parole.
    Le parole , tra di noi , spesso conducono ancora all’ incomprensione.
    Io non ho ancora risolto il "problema" della comunicazione con Gianni; mi sento più sposata nel silenzio che nella parola.

    Ti dirò più avanti, quando ci sarà "un’altra puntata".
    Dammi tempo però, che questo è un percorso ad ostacoli e ci vuol un certo " fiato".
    Buone vacanze.
    Auguri a tutta la famiglia
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  2. marcoguzzi dice

    Carissimo, grazie di questa riflessione che ritengo fondamentale.

    Io credo che stiamo tutti procedendo verso un nuovo livello di esperienza dell’unione coniugale.
    Credo che la crisi attuale della famiglia sia una crisi di crescita: le vecchie forme non bastano più.
    Ma credo anche che ben poche persone si rendano conto dello scatto che ci è richiesto.
    Poche anche tra chi svolge un lavoro interiore.

    E’ tempo di mettere in gioco alcuni livelli difensivi che sono stati finora ben poco intaccati, e che continuano a tenerci distanti pur dentro la coppia, disuniti, in quanto non integri nel cuore del nostro cuore.

    Grande è il lavoro che ci aspetta nel prossimo anno.
    In specie nei nostri Gruppi.
    Sarà entusiasmante…

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  3. Antonio Finazzi dice

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  4. Quando l’esigenza d’intimità è differente, dove comincia l’invasione dell’altro o dove finisce la proposta d’intimità?
    Io sono immersa in questo dilemma esistenziale.
    Talora mi è più facile ritrarmi e lasciare spazio, che donarmi, poichè mi pare di dare fastidio.
    Lo dico con un po’ di magone in fondo all’anima. e d’altro canto la tentazione di stare zitta è forte, ma prelude il ritorno ad essere come "binari paralleli". Vi è una parte di mortificazione profonda nella coniugazione, come di rinuncia che però si può fare solo per qualcosa di più grande. Un qualcosa che ti colma anche se duole.
    Non sò spiegarmi meglio.
    Domani riparto. Così non saprò che ho detto o fatto.
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  5. Non "il caso" ma un invito a nozze
    preciso, rivolto proprio a me. Il mio
    è l’abito migliore, quello che mi fa
    bella. Risplendente così, come sono
    nella mia spontaneità. Giusta, mai
    troppo. La verità la vivo sì, ma quasi
    quasi non la possiedo. Certamente
    non la riconosco in toto, ma, solo in parte
    quando m’abbaglia. E’ come un flash
    puntato dritto dritto agli occhi, che serrano
    le finestre della mente. Tacciono e s’apre
    una porta come "parola del cuore", valle
    lussureggiante di lagrime che lavano ,
    lasciando il cielo, come da temporale. Azzurro
    è il manto ch’avvolge festoso nella danza,
    letta

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