Miracoli e dogmi di fede? Ce li spiegherà la scienza.

Chi ha visto serie televisive come Lost o Fringe la domanda se la deve essere fatta: sarà possibile, prima o poi, spiegare con gli strumenti della scienza i misteri insondabili della metafisica? Sarà possibile, prima o poi, creare macchine, protocolli, sistemi per penetrare e magari riprodurre i misteri della nostra fede? Uscirà, prima o poi, un modello matematico per definire i miracoli, la nascita da una vergine, la resurrezione dei morti?


Tra scienze razionali e credo religioso c’è una lunga storia di conflitto e incomprensioni. E oggi, a leggere molti dei libri di successo in circolazione, sembra quasi che nessuna teologia possa frenare l’avanzata della tecnica. Ma proprio dalle file degli scienziati, in genere poco propensi ad aprire orizzonti spirituali nei loro lavori, esce un pensatore di grande originalità: si chiama Frank J. Tipler, insegna fisica matematica alla Tulane University di New Orleans e ha pubblicato di recente il libro “La fisica del cristianesimo” (Mondadori editore).
Cos’ha di speciale Tipler? Che, dopo aver passato in rassegna secoli di scritti e dibattiti, si è reso conto come in tutto lo scontro tra scienza e religione nessuno abbia mai condotto una seria ricerca scientifica sulle affermazioni e le credenze del cristianesimo: gli scienziati troppo sbrigativi nel definire favole le pagine della Bibbia, i teologi troppo assorti nella difesa dei dogmi di fede a prescindere dalla ragione.  E allora ci ha pensato  lui, Tipler, a fare un po’ di confronti. Nella “Fisica del cristianesimo” presenta proprio i risultati del suo studio per dimostrare che nulla nella dottrina cristiana e nel racconto biblico è incompatibile con le leggi della fisica moderna. Studio  pioneristico, ammette lui stesso. Imperfetto. In certi casi, per chi legge, carico di disorientamento e non sempre facile da capire. Ma per gli animi curiosi, per gli spiriti in ricerca, le pagine di Tipler suoneranno comunque cariche di suggestioni, di richiami e di stimoli. Dice il fisico americano che l’esistenza del Dio di ebrei e cristiani, la Causa prima dell’universo, non contraddice nessuna legge di natura. Al contrario, sono gli stessi fisici che oggi ipotizzano la presenza di una Singolarità cosmologica, ossia di un inizio non causato del cosmo. E poi, capitolo dopo capitolo, ecco una giustificazione scientifica per episodi come le guarigioni e le resurrezioni operati da Gesù, per la verginità di Maria, per l’incarnazione del Figlio dell’Uomo, per la resurrezione dei morti. Tutto secondo Tipler, che attinge a piene mani nel mondo della quantistica, della genetica e delle scienze informatiche, è fisicamente realistico.
Persino gli assunti che sembrano più implausibili dal punto di vista scientifico, sostiene lo scienziato di New Orleans, si fondano o possono fondarsi su leggi fisiche certe e possono trovare conferma nei più recenti studi di laboratorio. Rivolto ai lettori cristiani e non solo, “La fisica del cristianesimo” è un libro importante, destinato a gettare un ponte tra le nuove prospettive della scienza e le menti più aperte della teologia.

M.C.

 

Commenti

  1. Domenico dice:

    A tal proposito sempre sulla stessa sica segnalo i libri scritti dal Antonio Zichichi ([url]http://it.wikipedia.org/wiki/Antonino_Zichichi[/url]) uno dei nostri scienziati di punta, il quale argomenta come non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere usata al fine di mettere in dubbio o di negare l’esistenza di Dio.

    Forse bisognerà aspettare che qualcuno dimostri [i]scientificamente[/i] le formule della fiducia, dell’amore e così via … nel frattempo potremmo laciarci guidare dal Cristo … secondo le strade che ci sono state date …

    Sicuramente leggerò il libro. Grazie per la segnalazione

    letta

  2. m. guzzi dice:

    Carissimo, grazie di questa segnalazione.
    In realtà il libro già lo conoscevo, e mi aveva molto incuriosito.

    Come sappiamo, il grande scisma tra ricerca scientifica e spiritualità inizia con la modernità, e il metodo sperimentale, fondato sul pensiero oggettivante: Cartesio cioè, e Galilei.

    Questo sguardo fa della realtà un oggetto misurabile, calcolabile, e ci offre una straordinaria possibilità di controllo e di azione (tecnica) in molti ambiti del reale.
    Per far questo deve però necessariamente rinforzare il polo di uno sguardo appunto oggettivistico, un ego cioè distaccato dalla realtà, che possa metterla fuori di sé, osservarla impassibile-mente da fuori, e studiarne le leggi.

    Lo sguardo oggettivante si fonda cioè e al contempo rafforza quello stato che noi chiamiamo ego-centrato.

    Può questo sguardo conoscere qualcosa di ciò che per essere conosciuto richiede proprio l’abbandono della postura egoica della nostra coscienza? o un atto di fede, per dirla con il John Locke di Lost?
    Io credo di no.

    Credo che lo sguardo scientifico, finché sarà ego-fondato, non potrà mai dimostrare col metodo sperimentale eventi che accadono al di là di questo stato della coscienza, in quegli stati che noi chiamiamo io in relazione o Io in Cristo, e cioè in quella coscienza spirituale, che è poi la fede autentica.
    Lo stesso Tipler d’altronde non pretende di dimostrare nulla, dice solo che alcune cose straordinarie o miracolose non sono in contrasto con l’attuale conoscenza fisica della natura.

    Ciò non toglie che la stessa scienza si stia spingendo verso modelli trans-oggettivistici della realtà, come appunto la fisica quantistica.
    Troverà lo sguardo scientifico, riconoscendo i propri intrinseci limiti (vedi Heisenberg e il principio di indeterminazione), un varco verso forme di conoscenza diverse, e vicine a quelle della spiritualità?

    Questo è certamente possibile, ma sarà una scienza diversa, spirituale, non soltanto oggettivante, un sapere cioè in cui chi conosce deve trasformarsi in ciò che conosce, e questo credo che comunque si sottragga ai principi di riproducibilità del metodo sperimentale classico.

    Comunque, anche il nostro lavoro si muove, come sai, verso una esperienza concreta, o, se vuoi, "scientifica" (anche se non oggettivante), del mondo spirituale…..

    Un abbraccio nella luce di quel mistero della Assunzione di Maria, che ci ricorda che la rivelazione finale della materia è la sua intrinseca spiritualità, la sua natura divina: la nostra completa salvezza "in un’anima e in un corpo", per dirla con Rimbaud.
    letta

  3. Fabrizio Falconi dice:

    Ringrazio molto Massimo per questo post.

    Ho portato con me " La fisica del Cristianesimo " in vacanza – ormai l’ho quasi finito – ed è stata una lettura davvero molto interessante.

    Condivido gran parte delle sagge considerazioni di Marco. Ed è ovvio che un libro come questo si presta facilmente al pre-giudizio che "non è bene mischiare due parroci di due parrocchie diverse ", come ha efficacemente sintetizzato una mia amica teologa.

    Insomma: i mistici facciano i mistici e i fisici facciano i fisici.

    Ma che succede quando, come scrive Marco, la fisica e la mistica cominciano a scambiarsi – non da ora, non da poco – occhiate d’intesa, ammiccamenti, e quando le scoperte della fisica cominciano ad avvicinarsi a confermare qualcosa che fino a qualche decennio fa era semplicemente im-pensabile ??

    Insomma, io trovo invece che sia molto stimolante un libro come questo, e vorrei anzi che territori confinanti ma ostili – ferocemente ostili, per molti secoli – come questi, cominciassero a parlarsi.

    Perchè non è possibile parlare di ‘miracoli’ in termini fisico-scientifici ? In questo senso Tipler ci va duro, e spezza un tabù. Poi certo, mentre si leggono alcune sue arditissime ‘dimostrazioni’, viene spesso da pensare: " o questo è un genio, o è un pazzo completo".

    In ogni caso, è un libro dal quale si imparano moltissime cose, perchè – come nella migliore tradizione della divulgazione anglosassone – è un libro documentatissimo.
    Ne ho avuto la prova leggendo i capitoli sulla Sindone – sulla quale ho letto di tutto negli ultimi anni – e Tipler dimostra di essere molto ben informato, e molto attento nelle valutazioni.

    Clamorosamente suggestivo, poi, il capitolo in cui Sindone e Sudario di Oviedo vengono analizzati insieme alla luce dei risvolti leggendari del Graal, ma sempre da un punto di vista scientifico.

    Un saluto a tutti.
    Fabrizio

    letta

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