Parlare con Dio – la preghiera

 
 
Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta. 
(1 Sam 3,9) 

L’essenziale è solo che ogni giorno si trovi un angolo tranquillo in cui avere un contatto con Dio.
Come se non ci fosse nient’altro al mondo! 
(Edith Stein)

Ma cosa amo, o Dio, quando amo te?
(Sant’Agostino)


 

 Scegliere di stare con il Signore.
Scegliere di trovare degli spazi, dei momenti, delle occasioni per stare davanti a Lui, così, semplicemente, e lasciare che Lui ci inondi della  sua luce e della sua pace.
E’ un’esperienza semplice, che può lasciar perplessi, forse perché siamo abituati ad avere davanti a noi un interlocutore concreto, “visibile”, e se non c’è, ci sembra di stare davanti al vuoto, all’aria, al vento….. E poi pensiamo che la vita è piena di cose più importanti che stare li a far niente…
Non ci accorgiamo che forse, in realtà, non c’è niente di più importante di quel momento in cui non facciamo niente se non stare con il Signore. Come faceva Maria, che stava ad ascoltarlo.
Perché quel momento forse è quell’inizio che ci permette di fare poi bene il resto.
Non dobbiamo temere che la preghiera ci porti ad isolarci, perché gli altri sono sempre presenti, attraverso noi; li portiamo sempre con noi.
La preghiera è un grande mistero, ed è anche un grande dono: a tutti è data la possibilità di dialogare con il Signore. In fondo tutto il creato, tutte le creature, sono avvolte, partecipano a questo silenzioso dialogo.
Noi esseri umani, nel tentativo di “contenere” la vastità della vita, siamo giunti a dare un nome a tutto,  anche alla morte, all’amore, a Dio, come a qualcosa di tangibile, conoscibile; anche l’eternità.
In realtà della vita, del tempo, della morte,  della “fonte” di tutto non sappiamo niente, proprio niente, tranne le notizie che ci ha dato Gesù, e poi nel corso della storia dell’umanità  coloro che hanno cercato di esplorare il mistero della vita.
Ogni tanto, davanti alla realtà del mondo, davanti ai dubbi, alle fatiche del vivere,  sentiamo il bisogno, la necessità di sapere, di capire più in profondità qualcosa del mistero della vita, perché ci accorgiamo che alla fin fine le risposte che ci diamo sul male, sulla morte, sulla sofferenza, sull’ingiustizia non arrivano all’essenza, si fermano prima, girano intorno senza toccare mai il centro.
E ci siamo anche accorti che forse è proprio la lontananza dalla fonte, il dialogo  che abbiamo interrotto con il Mistero, la causa di come va il mondo. Ciò che facciamo, le nostre azioni, le nostre scelte, non nascono da un fondo di pace e di luce, ma spesso dalla confusione che portiamo dentro di noi. Ce ne accorgiamo dai risultati: le nostre azioni non contribuiscono al bene, alla pace, ma spesso aumentano la confusione già presente.
Restare agganciati alla sorgente, attraverso la preghiera, ci permette di orientare meglio le nostre scelte, le nostre azioni.
L’abitudine a pregare mette ordine nella nostra vita, regola la nostra giornata, le dà un valore che diversamente non riusciamo ad intravedere.
La preghiera ci rende ogni giorno consapevoli del profondo legame che c’è tra noi e il Padre. Un legame che è da sempre, mai si è interrotto.  Scopriamo con gioia di non essere soli al mondo, ma costantemente nelle braccia di Dio. 
Se decidiamo di fermarci, di vivere questa relazione con il Padre, la consapevolezza di questo dono straordinario che ci è stato fatto, ci consolerà lungo il cammino della vita.
Si, è difficile  a volte sentire la sua presenza. Forse anche perché ce l’aspettiamo attraverso modi e tempi che sono più nostri che suoi. Noi aspettiamo una sua risposta per lo più con la mente, con la testa, come quando normalmente qualcuno ci parla; ma forse lui ci sta parlando ad un livello più profondo, forse ogni volta che avvertiamo dentro di noi qualcosa di inspiegabile, quando sentiamo dentro di noi gioia, voglia di ridere, o di piangere….   
M’illudo, non so: a volte, oh, raramente!, sento invisibili mani passare sulla fronte e liberarmi dolcemente da tristi pensieri: allora non sono solo a sopportare la lunga notte?”   (Padre Turoldo).
La fatica sta anche nel trovare uno spazio per lui, per restare in ascolto, anche del suo silenzio. 
Il silenzio che attraversa i momenti in cui decidiamo di stare davanti al Signore, è uno spazio che all’inizio può lasciarci dubbiosi, ma che piano piano ci diventa familiare, pacificante, carico di tenerezza, qualcosa che poi aspettiamo con gioia, come un appuntamento speciale. 
Rientra dentro di te. Chiudi gli occhi, lascia gli attrezzi, i desideri e le preoccupazioni. Assapora il silenzio, ricomponi l’unità. Allora forse ritroverai Dio in fondo a te stesso” ( Lanza del Vasto). 
Vorremmo avere subito la possibilità di metterci in contatto con lui. E invece lui, forse, ci propone la pazienza, di restare semplicemente in ascolto, con le lampade accese, come le dieci vergini. Non siamo noi che decidiamo quando è il momento, quando lui verrà. In fondo, nella preghiera, sperimentiamo la nostra impotenza.
Però ricominceremo a gustare il piacere dell’attesa, come quando aspettiamo un caro amico che, siamo certi, arriverà da un momento all’altro.
Che abbiamo, in fondo, di più urgente da fare? Se cerchiamo di rispondere onestamente a questa domanda, forse resteremo stupiti delle poche cose “importanti” che dobbiamo fare…
Che il nostro sia un vivere davanti a te ogni giorno”, c’era nella  professione di fede della prima domenica di Avvento. Si, forse è la cosa più importante. 
Etty Hillesum scriveva così in quel periodo storico così difficile e inquietante in cui viveva: 
Dio mio caro, viviamo in tempi angosciosi. Questa sera per la prima volta mi trovo sdraiata al buio con gli occhi che mi bruciano perché, una dopo l’altra, mi sono passate davanti le scene della sofferenza umana. 
Voglio prometterti una cosa, o Dio; è proprio una cosa piccolissima: non caricherò mai il mio oggi con le preoccupazioni per il mio domani, sebbene ciò richieda un certo allenamento. A ogni giorno basta la sua pena. Ciò che realmente conta, o Dio, è soltanto che noi difendiamo quella piccola parte di Te, che è in noi. 
Ahimè, non sembra che Tu possa fare molto per la nostra situazione, per la nostra vita. Né io ritengo Te responsabile…ma noi dobbiamo…difendere fino all’ultimo la Tua dimora dentro di noi. 

Vi sono alcuni, è vero, che anche in questo momento si preoccupano di mettere in salvo i loro aspirapolvere e le posate d’argento invece di salvaguardare Te, caro Dio. E ci sono quelli che vogliono mettere in salvo i loro corpi, ma ormai sono ridotti a null’altro che a un luogo dove si rifugiano mille paure e sentimenti amari. E dicono. “ Non permetterò loro di prendermi nelle loro grinfie!” Ma dimenticano che nessuno di quelli che sono nelle Tue braccia è nelle loro grinfie. 

Comincio a sentirmi un po’ più in pace, o Dio, dopo questa conversazione con Te….Cercherò di fare in modo che Tu ti senta sempre a casa,  anche se dovessi essere rinchiusa in un’angusta cella…Non posso prometterti niente per domani, ma Tu vedi che le mie intenzioni sono buone. E ora mi arrischierò a vivere questa giornata. Incontrerò moltissime persone e sarò nuovamente assalita da cattivi presagi e da minacce, simili a un esercito nemico che cinge d’ass
edio una fortezza inviolabile….
”   (diario 1941-1943)
Possiamo fare a meno di Lui? Nella preghiera in fondo confessiamo che non possiamo fare a meno di Lui, anche se a volte è così lontano, se la nebbia lo avvolge, se ci sembra che forse ciò che cerchiamo, Colui al quale ci rivolgiamo, forse non ci ascolta…
Ma nonostante tutti i nostri dubbi, noi siamo sempre in relazione con Lui. Anche se non ce ne accorgiamo. Come un bambino che è sempre avvolto dallo sguardo tenero della madre. In fondo pregare è sentirsi in ogni momento della giornata e della notte sotto lo sguardo amorevole e dolce di Dio, come un bambino che si sente sempre, qualunque cosa faccia, sotto lo sguardo protettivo della mamma. 
Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come bimbo svezzato è l’anima mia”  (Sal 131,2) 
Molti uomini e donne nella storia del mondo lo hanno cercato; molti lo hanno trovato. 
Dentro il caos della vita forse abbiamo dimenticato questa grande verità, che possiamo dialogare con Lui.  
Teresa d’Avila, scriveva: “E’ una grande misericordia da parte sua (di Dio…) l’aver comunicato queste cose  a persone da cui possiamo venire a conoscerle perché, quanto più sapremo di lui, tanto più lo loderemo. Tutti noi abbiamo un’anima, ma poiché non l’apprezziamo come merita di essere apprezzata, non riusciamo a penetrare i grandi segreti che racchiude in essa”. 
(da “Il castello interiore”).
Decidiamo di fermarci, di invitare ad un momento insieme l’unica “Presenza” che nel profondo di noi stessi percepiamo come colei che “ci aspetta”, e sempre ci aspetterà con gioia e tenerezza. L’unica presenza capace di farci ritrovare la bellezza, l’entusiasmo e il coraggio della vita. Perché… ” Egli è la nostra pace” (Ef 2,14)
State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie”.(1Ts 5, 16-18)
 
Roberto Capelli

Commenti

  1. marcoguzzi dice:

    Carissimo Roberto, grazie di questa riflessione/meditazione che ci ridona il senso dell’essenziale.

    Se non impariamo a ricominciare ogni giorno da quel Vuoto che ricostruisce la nostra più vera integrità, e cioè a fare silenzio, per entrare nel "parlatoio" dello Spirito, non potremo mai rinnovare la nostra esistenza e così dare anche un nuovo inizio al mondo.

    letta

  2. Faccio troppa fatica a parlare con Dio.
    Posso abbandonarmi tra le sue braccia nel silenzio, come tra le braccia di mio padre o di Gianni, ma Dialogare mi è ancora veramente difficile.
    Temo! certo, temo; ma non è esattamente il meglio del "timore di Dio" (che non so in che consista nella sua valenza positiva) , poichè quel che temo è di andare "fuori di testa" oppure di essere proprio "già fuori di testa".
    Non mi è facile credere!!! neanche oggi che ne ho fatto, almeno un poco, esperienza.
    Forse temo di non fare più ritorno a casa.
    Nella mia casa, proprio qui su questa terra.
    Temo!
    Ho paura di poter correre "il rischio" di ESSERE FELICE.
    Il rischio di essere felice. Già!
    Io chiacchiero spesso con LO SPIRITO DOLCINO, Lui mi pare incarni senza "incarnare troppo", essendo la RELAZIONE D’AMORE che rinnova la faccia della terra.
    E’ incorporeo quel tanto che basta da lasciarmi tranquilla circa il "parlar da sola"; poi, ogni tanto, passo distrattamente, quasi per caso, a Caro Gesù e lì ancora non mi ci ritrovo proprio a mio agio, per un sacco di ottimi motivi direi… .
    Rosella

    letta

  3. Ho appena finito di leggere il libro di T.Merton “La montagna dalle sette balze”; mi ha fatto vibrare per la chiarezza e la semplicità con le quali Merton ha saputo raccontare l’esperienza di Dio e la scelta di diventare strumento nelle Sue mani.

    Per quanto mi riguarda, sto cercando di cancellare le immagini sbagliate di Dio che occupano spazio tra Lui e me e mi impediscono di sperimentarLo e sto guardando con occhi misericordiosi le resistenze dell’ego che mi imprigionano.

    La preghiera e la meditazione mi sostengono in questo lavoro ed anche la consapevolezza che Lui pazientemente mi aspetta.
    letta

  4. Mariapia Porta dice:

    letta

  5. Roberto
    Mi ero stampata il posto e l’ho letto e riletto nei giorni scorsi.
    Lentamente lasciandomi permeare l’anima.
    Come se le tue parole fossero "sgranate" cantilenanti un mantra.
    Ee così, ad un certo punto m’è proprio sgorgata dal cuore una domanda "Caro Roberto, ma tu chi sei?"
    Questa la bella domanda. E, contemporaneamente, si è un poco squarciato il velo del mio intervento precedente.
    LA BELLA DOMANDA E’ LA RISPOSTA ADEGUATA
    Se posso credere che esisti tu e porre proprio a te questa domanda, checosa ancora m’impedisce di parlare con Dio?
    ORA
    Di per sè, filosoficamente la questione è un classico che mi lascia indifferente; ma,l’esperienza no!
    Qui la situazione è un’altra, differente.
    Nel leggere le tue parole, la loro visione poliedrica, il tuo modo semplice nel comunicarle, mi hanno stupita e com-mossa, e, quel "tu chi sei" un desiderio vero, intenso sgorgato direttamente dall’anima.
    Io lo sò chi sei un’ "immagine che rimanda ad altro"
    Testimone a me adatto. In questa mia "ora" necessario. Hai consentito la mia piccola evoluzione, forse senza di te non avrei dialogato così a lungo con Michele. Chissà?
    Grazie e ciao
    Rosella
    p.s. ora mi par di interiorizzare quella Fede naturale a cui si rifaceva Renato un sacco di tempo fa.
    Grazie a tutti.
    letta

  6. Nevio NIGRO dice:

    tUTTI PARLANO DI CARITA’,COMPRENSIONE,ACCOGLIERNZA,BONTA’……….LA CHIESA PURE,I POLITICI PURE( a modo loro),E tutti(o quasi) SCORDANO IL PROBLEMA.
    che e’la notte della nostra ciVilta’,DELLA NOSTRA RELIGIONE,DEI NOSTRI USI ED IDENTITA’,di fronte al lor continuio aumento di numero(noi caliamo),alla loro rocciosa incrollabile fede mussulmana(noi quasi ci vergognamo),alla crescita delle loro idee nel popolo nosytro,alla melenza chiusura dei nostri occhi,allo impari trattamento verso i cristiani da parte dei loro paesi(Arabia etc),.Siamo finiti,se va avanti così .E’ solo
    questione di tempo.e chi dice ciò(io a.es.che sono un cristiano particante,ma ragionante) vien considerato
    egoiustemente cattivo e anticristiano
    Tu Guzzi mi scivesti un tempo che ragionare secondo discriminazioni religiose non si può,ricordi?D’accordo,ma il problema c’è e grosso.ATTENZIONE!Altro che ramadan,la carità è sopra di tutto,ma non credo sia carità il suicidio.Ma dove li mettiamo,dove li assistiamo,dove li facciamo abitare se aumentano sempre.se i nostri non hanno lavoro,se le fabbriche(non tutte)chiudono,se siamo pieni di disperati nostri???
    letta

  7. marcoguzzi dice:

    Carissimo Nevio, sono felice di incontrarti sul nostro sito.

    Le tue preocupazioni sono assolutamente comprensibili.
    Amare non può significare suicidarsi.
    Purtroppo l’Europa non è in grado di prendere coscienza della propria storia, di purificarla, per ridarle però slancio.
    Non riusciamo cioè a compiere quei processi culturali che a livello individuale chiamiamo conversione.
    Rimaniamo perciò in uno stato di semiautonegazione, di paralisi.

    E’ necessario invece riscoprire la potenza del pensiero occidentale, dell’amalgama tra Roma, Atene, e Gerusalemme, operando al contempo tutte le purificazioni che sono necessarie, affinché la nostra potenza non sia più esercitata per il dominio, ma per la liberazione delle persone e dei popoli.
    Affinché cioè realizziamo compiutamente ciò che predichiamo….

    Prima di questi passaggi non possiamo che "sembrare" soccombere rispetto ad altre popolazioni più giovani.

    letta

  8. Caro Nevio,
    leggendo le tue parole, così pregne di passione per l’umanità "impotente a salvare tutti", mi son sentita sollecitata ad un abbraccio.
    Io non son capace di astrazioni culturali, e non mi riesce proprio di vedere al di là del mio di naso. Ciò nonostante, "sentivo" proprio come te, anzi, ero andata un poco oltre: sempre in difesa; ed era: sempre peggio.
    Poi è accaduto qualcosa al mio interno, nel mio cuore.
    Ho sperimentato/sentito/capito che solo se abitati da una gioia nel cuore siamo in grado di essere "senso" nella vita. (Guzzi ( il poeta) scrive: "non parlo se prima non tocco la gioia, non voglio mentire" Lui lo scrive meglio intendiamoci!)
    Abbi cura della gioia che è nel tuo cuore, solo allora ti renderai conto che il dilatarsi in te di questa luce, frantuma anche se a fatica, l’ombra del futuro, delineandone scorci di senso.
    Si lascia nelle mani della Vita… e non è cosi scontato come vada a finire per il singolo, ma è "certo" come andrà a finire per l’umanità intera.
    L’esperienza della gioia ci fa sentire sicuri, certi della meta; ed anche aperti alla possibile felicità in questo mondo, al di là ed al di qua delle circostanze.
    Oggi io sono serena (sostanzialmente) anche pensando ai miei figli, al loro futuro… è come se "la gioia nel cuore" fosse una meta possibile/certa alla portata di tutti e "condivisibile".
    Son sicura d’essere superflua nel dirti cose che tu conosci meglio di me. Io non sono mai stata "volontaria" in mezzo a loro; ma, un abbraccio, talvolta, anche se non ti porta cose nuove, può ridare calore al cuore.
    Con affetto
    letta

  9. giorgio dice:

    la FEDE: ovvero quella “cosa” per cui non ci si aspetta niente, non si vede nulla, ma da cui TUTTO parte.
    Parte da li la vera comunicazione col Signore..e poi..le Grazie che arrivano come Doni, inaspettati e per questo fonte di grande stupore, come lo è appunto un dono. Quanto è grande la nostra FEDE? in che misura lo è? crediamo veramente di possederla? Sant’Antonio per la SUA immensa FEDE ha ricevuto i doni dei miracoli…” chiedete e vi sarà dato” dice il Signore…semplice quasi banale a leggerlo ma …quanto è grande la nostra vera FEDE nel Signore?!?
    facciamoci più domande a noi stessi che cercare risposte dall’Altissimo

  10. Signore non ce la faccio più di sta vita o mi aiuti o mi fai morire

  11. No, caro Davide, non è e non può essere così!
    Ecco, per me, le parole utili che ho cercato in questi giorni e continuano anche adesso a darmi una mano, forse, possono aiutare anche te:
    31 luglio 2011 at 8:27 AM nel post
    http://www.darsipace.it/2011/11/30/la-ferita-loltre/#comment-3843

    “L’importante è l’umiltà di chiedere aiuto, di continuare a gridare. L’importante è non chiudersi nella superbia della disperazione.”

    Un abbraccio,
    Fabio.

  12. Signore non c’è la faccio più c’è mio zio che sta male gli hanno trovano un tumore c’è mia mamma sta male ..non so cosa fare aiutami tu signore aiuto mio zio …la mia vita … per favore signore

Lascia un commento