Trasformazioni del mondo

“Sta per finire un anno e ne comincia un altro, il tutto sempre più veloce, ma come cavolo è possibile che tutto va sempre più veloce? A lavoro ho dieci miliardi di cose da fare, ogni giorno invece di riuscire a chiuderne una, me se ne aggiungono altre cinque nuove… ce la farò?. Potrei comprarmi un computer nuovo… ma perchè sto’ deficente va così piano, io sono in ritardissimo, fateme passàaaaaaa!!!”


Questo è un esempio di quello che mi passa per la testa al mattino quando vado a lavoro 😉

Questi pensieri, che non appartengono solo a me, sono il frutto di questi tempi ultimi, caratterizzati da una velocità sempre maggiore e da una insostenibilità soffocante. Siamo delle povere anime frullate nel vortice della fine del mondo. Affogati nel non-senso con una tensione alla distruzione.

Per fortuna nei gruppi Darsi Pace impariamo e sperimentiamo che la realtà non è solo questa. Lo scopo e il senso dei nostri gruppi è quello di favorire quel processo di rivoluzione interiore che ci permetta di vedere il mondo con occhi nuovi, di respirare, godere, essere liberi, creare e amare. Ma tutto ciò è possibile solo se ci spostiamo interiormente, rallentando e dilatando la nostra coscienza, dimorando per quanto più è possibile nel nostro centro interiore.

Da questa liberazione interiore nasce la trasformazione del mondo. Nasce la nostra “azione politica” che redime e trasforma il mondo. Sono proprio i cambiamenti, anche minimi, parziali, che riusciamo faticosamente ad innestare nella nostra vita, che ci danno la misura delle nostre vere trasformazioni interiori.

Vorrei soffermarmi insieme a voi a ripensare, prendere coscienza e condividere questi piccoli, potentissimi e concreti frutti che maturano dal nostro travaglio. Quelle piccole-grandi scelte che ci migliorano la vita e trasformano l’insostenibile in piacere. Sono scelte personali, spesso non universali e anche provvisorie, ma chiari segni di un percorso. Scelte che nascono dall’ascolto della nuova umanità che sta nascendo in noi. Ad esempio vanno dalla decisione di cambiare un paio di scarpe che finalmente realizziamo scomode, a quella di modificare strutturalmente una relazione con il proprio partner o di lavoro. Scelte apparentemente folli, ma che in realtà sono l’unica cosa sensata da fare.

Vi faccio qualche esempio tratto dalle mie battaglie quotidiane.

– Chiudersi nel bagno dell’ufficio a meditare per modificare il nostro stato interiore. A quel punto problemi che prima apparivano insormontabili si sciolgono come la neve al sole. Mi sono successi dei veri e propri miracoli.

– Decidere di andare a lavoro, quando possibile, con i mezzi pubblici abbinati a delle belle camminate; imporsi un limite di velocità con la macchina.

–  Imparare a dire “no” a tante dinamiche “normali” e mortali, che si fanno solo per convenzione: dal weekend, a certe relazioni con gli amici, i colleghi e il capoufficio.

– Trasformare e redimere il cospicuo tempo quotidiano che la follia dei nostri tempi ci impone dentro la macchina in un tempo proficuo, che ci fa bene. Che cosa potrei fare in macchina di buono, visto che ci devo passare minimo due ore al giorno? Spegnere l’autoradio e farmi qualche domandina del tipo: come sto adesso? Dove sono? Perchè mi sono tanto arrabbiato con mio figlio? Con esattezza quali emozioni ho provato e cosa mi dicono? Oppure potrei cercare di entrare in contatto con frequenze di pensiero illuminanti, che ci danno pace, attraverso l’ascolto di registrazioni audio selezionate. O utilizzare quel potente strumento di dilatazione dell’anima che può essere la musica.

E voi, quali “follie” vi siete inventati nelle vostre battaglie quotidiane?

Commenti

  1. Antonio F. dice:

    Grande Andrea! Bellissimo testo il tuo, e testimonianza molto significativa di cosa significhi essere nel mondo, ma non essere del mondo! Una cosa che richiede grande creatività, grande immaginazione, libertà e spirito d’avventura. Essere qualche volta disposti a perdere (potere, denaro, prestigio,relazioni "che contano") per guadagnare noi stessi, e quindi il mondo intero. "Cercate prima il Regno di Dio…".
    Nel lavoro per me va un po’ come te. Molto affanno, ma anche molta libertà e creatività. Per sfuggire a dinamiche che sento ormai del tutto inadeguate, ho scelto definitivamente la libera professione e devo dire che – scontata qualche ansia, qualche preoccupazione ricorrente – ci ho guadagnato. Non in termini economici (mamma mia quante tasse! Almeno avessi la soddisfazione di vedere i soldi dati all’erario tornare verso i bisognosi, le persone in condizioni di disagio, i lavoratori precari… macché!) ma in termini di qualità relazionale, soddisfazione, minore scissione.
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  2. alessandro dice:

    grazie andrea della tua testimonianza, semplice, concreta e carica di speranza. Mi ha fatto ridere l’idea della meditazione nei bagni dell’ufficio… (immagino la gente che bussa fuori per entrare ;D ) Mi ha fatto riflettere la tua domanda su quanti pochi gesti di liberazione possa contare nella mia vita in questo periodo 🙁

    colgo l’occasione per salutarti e fare gli auguri a te e a voi tutti per un anno nuovo pieno di piccole e grande liberazioni!

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  3. Ottimamente e lucidamente caro Andrea.
    Condivido, guarda caso … , proprio in tutto e per tutto il tuo discorso, tutte le tue riflessioni e tutte le tue osservazioni !!
    La prima cosa che mi viene in mente a proposito del tempo che si butta in macchina è quell’immagine che Maurizio Battista (una grande ed emergente romano doc che fa anche il comico e consiglio vivamente almeno a tutti i romani) dà della gente che appunto oggi in macchina "legge il giornale .., fa il sugo.. , ascolta la radio…, telefona .. lavora al computer.. litiga.. si mette lo smalto sulle unghie etc.. !" un vero spasso, ma è proprio così!
    Io non uso mai l’auto, la evito anche di sabato e domenica (mi muovo quasi sempre in motorino), ma capisco e mi rendo conto, come dici tu, di come siamo quotidianamente frullati da questa vite caotiche e sempre più concitate che ci tocca vivere.
    E anche io grazie al lavoro dei gruppi Darsi Pace ho sperimentato con grande successo delle piccole ma sostanziali "rivoluzioni" che mi hanno cambiato in meglio l’esistenza e che vado sommariamente ad elencare:
    – pochi ma decisivi minuti dui meditazione mattutina alla scrivania del mio ufficio, possibilmente prima che arrivi la
    signora delle pulizie e mi prenda per matto o per morto! (con gli occhi chiusi in posizione seduta ma retta e
    completamente immobile.. !!! alle prese con la regolarità del mio respiro…)
    – lettura dei brani della messa quotidiana con particolare riferimento alle riflessioni di fratel MichaelDavide dei padri
    Dehoniani;
    – imparare a dirre di no a quelle normali e scontate "dinamiche" relazionali che spesso ci avvelenano soltanto;
    – non essere troppo severo nel giudicare i comportamenti sbagliati degli altri, … mi sono accorto che quando mi capita
    di censurare un comportamento inadeguato di qualcuno e subito dopo mi ritrovo, quasi per
    punizione divina oserei dire, immediatamene nella stessa identica circostanza ad attuarlo io stesso a mia volta …. e
    oramai a ripetermi : ma chi cacchio sei tu? ti credi così diverso dagli altri?;
    – provare a fare esattamente il contrario di quello che spesso come automatismo mi scatta di fronte a qulcosa che non
    và, tipo : il collega che ti fa infuriare e ti viene tanta voglia di mandare a quel paese, mi fermo e lo invito ad uscire
    insieme per un caffè e penso che forse se riuscisse pure lui a lavorare un po’ sulle sue maschere … come starebbe
    meglio…!
    – molte altre cose che vorrei dire ma, essendo anch’io finito nel frattempo nel mio orario di lavoro, ed essendo stato per
    l’appunto interrotto almeno 50 volte per altrettante 50 cose diverse e aggiuntive… mi fermo qui, ringrazio Dio e vado
    avanti.

    Gli augri più belli a tutti per un nuovo sereno anno di pace e amore nella Luce.

    Marco F.
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  4. Caro Andrea,
    accolgo volentieri il tuo invito che è ripensamento di un intenso anno passato con una maggiore capacità di vivere il presente e rilancio per il prossimo.

    Ti elenco le mie scelte per trasformare l’insostenibile in piacere:
    .
    •lasciare il ruolo di coordinamento nella scuola in cui lavoro e trasferirmi in un’altra scuola, mantenendomi aperta nella ricerca e nel
    confronto con colleghi, dirigente, amministratori e operatori scolastici.
    Vivo questa scelta come un mettere distanza e lasciare, gradatamente e serenamente, un ambito molto importante per la mia vita;

    •trovare un tecnico di computer che mi aiuti a risolvere i problemi, piuttosto frequenti, che questo mezzo mi presenta;

    •continuare con la meditazione per renderla qualcosa di veramente vissuto e sperimentato in profondità;

    •mantenere i contatti con le persone che hanno frequentato i corsi con Marco e cercare un modo per continuare insieme il lavoro;

    •riprendere a camminare in montagna;

    •aprire la giornata con la preghiera per rendere preghiera l’intera giornata. ( me lo propongo ogni anno perché la strada è ancora
    lunga, ma cerco di perseverare)

    Grazie e buon anno a tutti,
    Giuliana

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  5. m. guzzi dice:

    Ottimo, Andrea, queste piccole ma decisive strategie di sopravvivenza posseggono una forza rivoluzionaria difficilmente misurabile.

    Durante la giornata abbiamo molteplici occasioni di spostare la nostra attenzione dal rumore interno all’ascolto interiore: una fila alle poste, l’attesa di un figlio che esce da scuola, l’attesa dal dentista o dal commercialista o dal salumiere, un tragitto in autobus/metropolitana/taxi, e così via.
    Imparare a sospendere l’affanno del pensiero e a tornare al respiro dona un sollievo talvolta sorprendente.

    Questi buchi nella trama ossessiva del tempo egoico-metropolitano-telematico ci aiutano a ripristinare quel ordine delle priorità della vita che nell’affanno viene regolarmente perduto. E questo ricordo/ritorno all’essenziale ci può prima o poi condurre a trasformazioni più sostanziose della nostra agenda terrestre, e innanzitutto a lavorare per vivere e non a vivere per lavorare, e quindi a cercare quelle condizioni che rendano concretamente possibile questa rivoluzione delle priorità.

    Magari ci vorranno alcuni anni, ma se siamo determinati troveremo o creeremo le occasioni… a volte la porta è già aperta, ma abbiamo paura di oltrepassarla….

    Auguri per un 2010 profonda-mente respirato, per un tempo cioè più dilatato, più percepito nella sua sostanza di eternità.

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  6. rosella dice:

    Caro Andrea,

    grazie!

    Non ho molto altro da dire sull’argomento.
    In un certo qual modo la mia ri-conversione ad "U" è stata casuale.
    Non voluta in modo consapevole da me; ma, come se avessi capotato con l’automobile e mi fossi ritrovata illesa ed in marcia sulla corsia opposta: "finalmente" nella giusta direzione.

    La mia fatica quotidiana consiste nel tentare di ri-conoscere, e quindi apprendere a governare, questo nuovo modo di guidare, per continuare a porlo in essere; senza ricadere negli schemi precedenti, che erano di gran lunga più infelici. Quello che però mi accomuna a te è "il luogo" e: sorrido e m’abbandono…
    Anche nella mia vita precedente, giravo lì la chiave che mi metteva al riparo, dai miei cari: "si-cari".
    Da quel: "mamma, mamma, mamma" incessante da cui mi sentivo travolta e dilaniata; per poter "fare" il punto, fumando/morendo in pace.
    Ora ho lasciato ciò che era tossico e respiro/Vivo meglio; quindi anche il luogo… ma:

    ancora non ho interiorizzato stabilmente, l’alternativa atta a mediare/meditando: "l’essere nuovo nel nuovo fare" incarnando.

    Auguro BUON ANNO a tutti noi, certa che nel 2010 proseguiremo insieme l’avventura della Vita, dilatandone l’esperienza e ritrovandoci qui a farne un NUOVO punto.

    con affetto
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  7. Gabriella S. dice:

    Non posso crederci! Finalmente anche Andrea scrive…..lo so, lo sappiamo che sei l’anima nascosta di questo sito, il motore….ma è bello sentire la tua voce e, tra parentesi, peccato che tu e Francesca ieri sera non eravate dei nostri!
    Comunque, veniamo al dunque….affronti l’argomento cardine per cui lottiamo quotidiniamente e per cui forse tutti noi frequentiamo i gruppi da tanto tempo: quello di non farci inghiottire dalla vita che non ci dà respiro, che ci annienta, che (come di recente ha detto una mia collega) tira fuori il peggio di noi!
    Ma come si fa a non perdere di vista continuamente il senso della vita pur rispettando i nostri doveri quotidiani?
    La fretta perché le cose da sbrigare sono tante, il traffico di questa meravigliosa quanto impossibile città che è Roma………Le piccole rivoluzioni descritte da te e da chi mi ha preceduto sono molto simili alle mie, tanto faticosamente raggiunte.
    In particolare mi impongo di non fare più troppe cose insieme e di dare più spazio ad
    ascoltare le persone con cui mi relaziono; soprattutto sul lavoro cerco di vedere gli altri con la loro anima con le loro debolezze con i loro travagli e ciò aiuta me e loro.
    Qualche minuto in più in famiglia ascoltando buona musica o vedendo insieme un film.
    La preghiera, la lettura, la meditazione….ok già è un traguardo capire tutto questo, quindi coraggio e miglioreremo sempre più. Buon anno a tutti
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  8. Ecco ciò che mi dico io:
    Sis quod es, age quod agis: sii ciò che sei, fa’ ciò che stai facendo (dai padri della chiesa).
    Detto così semplicemente, sembra perfino facile. E in un certo senso lo è: nel senso che non ci sono cose complicate da imparare, stati mistici da raggiungere. E’ una strada semplice: fermati su ciò che stai facendo e di lì, più in profondo, su ciò che davvero sei, cosa davvero vuoi. ("Ti benedico, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli". Matteo 11,25)
    Fermati. Entra in te. Poi la vita ti riporta fuori, e quando te ne accorgi ti fermi di nuovo per un attimo. Importante, poi, quando non si ha tempo da perdere: fermarsi, permette di fare ordine nei pensieri e nelle azioni, quindi fa procedere in maniera efficace.
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  9. Apprezzo particolarmente questa sollecitazione di Andrea per il suo risvolto molto pratico.
    Personalmente, tento di arginare la fretta cercando di tollerare meglio le frustrazioni del quotidiano. Per natura sono incline a voler risolvere in modo immediato ogni problema. Un bell’esercizio perciò per me è quello di ascoltare la sensazione che mi assale quando sono colpita da uno stimolo che richiederebbe, secondo me, una risposta immediata, come quando mi arriva un sms (perdonate l’esempio banale ma è proprio sulle piccole cose che cado miseramente). La mia reazione spontanea sarebbe quella di precipitarmi sul telefono. Allora ascolto la sensazione che mi invade, le lascio spazio e mi dico che non c’è niente che richieda (un’irragionevole) fretta: alcuni minuti in più non cambiano l’attesa del mio interlocutore, ma per me significano il tentativo di non piegarm sotto i colpi di un cieco impulso.
    Un altro esercizio che per me è molto utile è vedere cosa detesto negli altri e poi cercarlo dentro di me per lavorarci sopra e dissipare cosa non sopporto nell’altro ma tollero benissimo dentro di me. Sono sempre stata molto colpita dalle parole di Paolo, quando esorta coloro che credono di stare in piedi a badare almeno di non cadere.

    Piccola riflessione: io che sono sempre e solo pedone, dato che non posso guidare l’auto per seri problemi di vista, mi preoccupa un po’ leggere l’esortazione agli automobilisti ad impiegare bene il tempo che trascorrono in macchina, cimentandosi nelle riflessioni sulle domande di senso. Vi prego, rimanete ben concentrati sul transito pedonale alle zebre e ai semafori! Molti pedoni ve ne saranno grati 🙂
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  10. Cara Iside,
    ieri sono stata veramente "colpita" dal tuo intervento.
    Forse non saprò comunicare quello che mi è accaduto, ma ci provo… essendo ancora maldestra non vorrei dare l’impressione sbagliata: sono intimamente collegata a te, al tuo intervento anche se tento di produrre un’immagine diversa.
    Io sono molto simile a te, sia come carattere impulsivo che come dinamica agita nell’autosservazione, nell’ascolto emozionale. Allora mi sono chiesta: come mai a te non è venuto in mente alcun esempio di procedimento da esporre? e ci ho dormito sopra.
    Finalmente tu mi hai aiutato a chiarirmi.
    Io non accetto più di correggere un mio impulso, prima di averne rilevato il valore.
    Questo è il punto in cui fatico a dirmi e a dialogare nell’esprimermi (questo il motivo per cui continuo testardamente il tentativo di comunicare).
    Nella vita tutti mi hanno dato buoni consigli per migliorarmi (Iside ti prego non fraintendere, non mi sto contrapponendo a te ma solo tento di affermare una parte di me che non ha avuto diritto d’esistere) nessuno mi ha detto sei bella.(si fa per dire; si fa molto, ma molto per dire)
    Sì! essere impulsivi è un valore selvaggio, un valore ancestrale che ti pone in contatto con il tutto e con il cosmico, che ti fa agire intuizioni e forze "altre" dalla ragione.
    Io fatico molto a dirmi poichè "il cuore ha ragioni che la ragione non conosce".
    Bene! intendo continuare a faticare al massimo per fare sì che la mia ragione sia ri-conoscente il cuore! Sappia riconoscere le ragioni del cuore, prima di applicare una correzione del limite, che pure esiste. Altrimenti è come se noi correggessimo una distorsione (secondo me intendiamoci, non è una verità universale) senza porre ascolto alla parola intera: "alla parte che ci fa belli".
    Ho creato confusione.
    Fa niente fa parte del processo d’apprendimento.
    Sono situata esattamente qui: nella contraddizione che mi fa "accogliere con gioia, la posizione decisa in cui ho lasciato ogni tensione"
    Ciao Buona Domenica a tutti
    Un abbraccio particolare a Iside
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  11. Ciao Rosella!
    Grazie per le tue parole.
    Concordo con te sull’importanza di seguire le intuizioni e le ragioni del cuore.
    Per quanto mi riguarda, però, l’esperienza che mi fa problema è quella negativa di sentirmi in balia di un impulso che mi agisce, togliendomi la libertà del mio agire. In questi casi ho proprio netta la sensazione di essere sotto la spinta delle passioni cui mi sento assoggettata e che mi tolgono ogni parola su di me, come quando mi assale la rabbia e ne sento la potenza distruttrice dentro di me. Io sono un’altra ma faccio ciò che non vorrei fare, per dirla con San Paolo. È su questa dimensione che sento di dover lavorare.
    Peraltro, sono una persona che ha molto bisogno di lasciarsi andare, di mollare gli ormeggi, perché questo è un altro aspetto di me su cui molto ho da lavorare: non voler tenere tutto sotto controllo, nel (vano) tentativo di “controllare” l’ansia (di vivere).
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  12. Caro Andrea

    Grazie per questo post che, con estremo realismo, entra dritto nel cuore del problema che viviamo: la contraddizione tra l’ideale vorremmo seguire mentre leggiamo il vangelo o facciamo una mezzoretta di meditazione e la miseria delle nostre interminabili giornate, sopraffatte da un maremoto continuo di distrazione, incoerenza e insensatezza. Piccoli e mirati espedienti per aggiustare il tiro, per non assecondare la fretta, per non rendersi complici dello sperpero di senso, possono essere il primo passo per ritrovare il gusto della ricerca dentro il solco centrale della nostra vita, che non è la vita stessa, quella che fatichiamo di più a considerare tale ma che in realtà occupa il 99 per cento del nostro tempo.
    I nemici che temo di più?
    – Il nevrotico accesso a internet, senza una ragione effettiva.
    – la fretta di rispondere alle sollecitazioni dei colleghi senza metterle nel loro effettivo ordine di importanza.
    – la fatica a considerare l’abbandono e la pausa non come una perdita di tempo ma come la scoperta di un tempo più vero, dilatato.

    Auguro a tutti un 2010 pieno di concentrazione e felicità.
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  13. rosella dice:

    Cara Iside,
    il tuo intervento era ed è chiarissimo.
    Infatti il mio timore è quello di non saper esplicitare adeguatamente che la mia è solo " una risonanza" (per assonanza?) ad uno stimolo ricevuto.
    Risonanza che non è ancora completamente emersa, ma che, già ora, mi rende felice: sono contenta, di "aver deciso" di RISCHIARE L’ERRORE nell’agire, pur di non ripercorrere metodi che un tempo mi hanno condotto al gelo nel cuore.
    Non ho garanzie! posso solo riconoscere dopo, come sono andate le cose.
    In fondo è come se agissi UNA PRETESA / NELL’ATTESA che l’ordine di un’armonia si realizzi da se stesso… attraverso me. Rendendomi disponibile a pagare il prezzo di persona, per qualcosa di nuovo e non di preordinato.
    Non perseguo un obiettivo, lascio che si realizzi e constato che accade. In seguito tento di riconoscere accuratamente l’accaduto: apprendendo, crescendo io stessa, nel cambiamento evolvendomi.
    Penso che il metodo ed il fine in un certo qual modo coincidano e quindi…
    … ancora non sono in grado di concludere… .
    Mi manca un’ adeguata esperienza CHE SI FACCIA PAROLA.
    Ciao.
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  14. Andrea Vitolo dice:

    Grazie per i vostri contributi!!!
    In linea con questa riflessione potete ascoltare (o scaricare e ascoltare mentre andate a lavoro ;D) la trasmissione radiofonica "Il tempo che ci manca" condotta da M. Guzzi per radiorai tre. L’intero ciclo delle trasmissioni, intitolato "Dalla fine all’inizio", è disponibile nella sezione "Audiovisioni" del nostro sito.
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  15. Anzitutto Buon Anno a tutti,
    ancorché in ritardo…… ma forse, anche questo ritardo, affronta la tematica di questo bel ‘post’ avente ad oggetto il "frullatore nevrotico" insito nel tempo, quello della vita ordinario e quoditiano, che io intendo come tempo materiale d’esistenza, a fronte di un tempo dell’Anima, che è un non-tempo e un "non-spazio", un tempo metafisico, ma tempo VERO, perchè spirituale. Siamo su questa Terra e tocca fare i conti col tempo materiale di esistenza, che è un tempo cronologico, contingentato, cadùco, limitato, vincolato e vincolante, nel quale esplode la nostra "frullazione" nevrotica, allorché lo si viva in modo sempre più accelerato.
    Sento particolarmente mio quanto detto da Iside, poi da Rosella….. catartico, posso dire, ma disarmante (nel senso spirituale, "molto bene" disarmante) quanto riferito da Franca. Per quanto detto da Iside, sì, non basta "fermarsi", bisogna anche saper dominare i propri impulsi, che ingoiano tempo e lo frullano in malo modo, per auto-educarsi e per vincere comportamenti pure compulsivo-ossessivi che potrebbero fare star male, specie nei tempi di risposta al "prossimo" (l’esempio degli ‘sms’ fatto da Iside è così pertinente, anche nel mio caso – più per il passato invero, che mi ha "fatto bene" sentirlo riportato appunto da Lei… al fine di effetture un confronto….dentro me stesso: spesso siamo presi, questo riferito più propriamente a me, come da una ansia di "prestazione" verso gli altri, per sentirci, alla fin fine , accettati o presenti agli altri…. come nell’esempio citato degli ‘sms’). Molto sarebbe da dire in relazione a tutta questa seria problematica dell’utilizzo del tempo materiale d’esistenza e del rapporto con esso….
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  16. maria lampa dice:

    ho scoperto questo sito per caso, nel senso che mi è stato segnalato da Paola e ne sono felice.
    ho letto tutto e ho trovato tanti spunti interessanti e soprattutto ho apprezzato il fatto che siamo simili nella ricerca del meglio, nell’esercizio quotidiano di "affinare l’arte del vivere" .
    ci sentIremo presto e forse ci conosceremo da vicino. Intanto GRAZIE A TUTTI e BUON ANNO!!!
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  17. salve Andrea!
    molto giusto e sensato ciò di cui parli. é un vissuto quotidiano che vivo anche io. Condivido i tuoi suggerimenti. una domanda: usi termini come " frequenze di pensiero illuminanti " e parli di " veri e propri miracoli" .perché hai difficoltà a scrivere anche esplicitamente e semplicemente la parola " preghiera" ?( che un aspetto di quello che stai dicendo )dov’è il problema ?
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