Apocalittica allegria – 28 Gennaio 2010

Commenti

  1. Caro Administrator (Guzzi per gli amici?), una cosa è certa:"io non ci sarò" all’incontro del 28…
    ma, ti pare che posso starmene zitta?
    certo che no.

    Per prima cosa sono proprio lieta che finalmente ci sia anche la parola FELICITA’ nel sito di "darsi" e che vi spicchi questa "apocalittica allegria"; il resto è più complesso.

    Talora, quando una persona in seguito ad una conversione ad "U", imbocca una via un poco più luminosa e serena, subisce un certo stato di felicità appunto disequilibrato, senza troppo equilibrio.

    La mia felicità è spesso un po’ squilibrata anche se di natura impercettibilmente diversa dall’allegria chiassosa di un tempo. Io, molto ingenuamente, nella vita di ogni giorno, ho creduto che testimoniare/esibirmi in modo naturale ciò che ero nel mio cambiamento, potesse essere propositivo di una condivisione nella gioia; di una possibilità di cambiamento, al posto dello stagno condiviso dell’impotenza.
    Ebbene, non sempre è così, mi è capitato anche di sentirmi dire che sembrava che: "a posto io a posto tutti", oppure di essere al centro di mutamenti, nelle relazioni con altri, per il semplice fatto di essere cambiata io.
    Di percepirmi cone "un putto di rottura", talvolta di un’evoluzione mal sopportata se non rifiutata….e ciò accade per il semplice fatto che esisti, non perchè chiedi o pretendi qualcosa.

    Forse c’è d’aspettarselo: è da mettersi in conto!
    Anche nel vangelo si scrive che chi scopre un tesoro, lo riseppellisce nell’attesa di acquistare il campo….

    Vi è un’incongruenza tra tutta la ricerca "a parole" roboanti, della felicità ( come della pace) e la condivisione della stessa, per esserne in un certo qual modo "iniziati" in modo concreto, reale, possibile.
    Questo è quanto.
    ciao a tutti
    letta

  2. Visto che abito a Pordenone non potrò essere alla presentazione del libro ma mi godo fin da ora e da qui il titolo: apocalittica allegria… Sì, nell’apocalisse mi sento davvero e penso che sia difficile vivere questo nostro tempo da persone pensanti e non sentirsi “costretti” in una civiltà che sta finendo in modo osceno, tra corruzione ed opportunismi… E’ l’allegria che è difficile!
    Per cui, ben venga questo decimo libro a portarci un po’ di speranza e di gioia, che si trasformi magari in rumorosa e diffusiva allegria… ben venga!!! E grazie a chi ci ha lavorato, per tutti.
    letta

  3. Cara amica conosciuta solamente nei commenti a questo sito, mi dispiace per quello che scrivi. So per esperienza cos’è l’incomprensione e quanto ci faccia soffrire. Per questo mi sento coinvolta in ciò che dici.
    Veramente tu scrivi all’ “Administrator” ma, siccome il sito è di libero accesso, considero che tu scriva un po’ anche a tutti. Marco ti risponderà ma intanto io, da compagna di viaggio, vorrei proporti una considerazione.
    Per accettare la testimonianza di un altro, è necessario trovarsi (o mettersi) nella stessa lunghezza d’onda, come quando si sintonizza la radio: altrimenti non si riceve. Dall’altra parte, per dare la propria testimonianza in modo che sia accettata – e che attraverso di essa sia accettata la propria persona – è parimenti necessaria questa sintonia: altrimenti non si viene ricevuti. Se tu insisti in una testimonianza che non viene compresa e in cui gli altri non si ritrovano, necessariamente vieni sentita come “spuria”… e ringrazia i compagni di viaggio che – magari a costo di non essere a loro volta compresi, ma di essere giudicati male – ti avvisano, con sincerità.
    Lascia a Gesù di essere “punto di rottura”… Tu in realtà chiedi molto a chi ti sta vicino!!
    Tu voli alto, parli in modo sublime. Non tutti si ritrovano in questa sublimità. Forse sentendoti poco capita, ti riproponi ancora, e ancora… ma se non funziona, prova piuttosto a cambiare.
    Prova ad ascoltare gli altri, nel gruppo e nel sito: non solo e non tanto le loro parole, ma il loro modo di porsi, di essere; le loro domande, le testimonianze loro. Rispondi dentro di te prima che con parole, accogli gli altri dentro di te anche senza dire niente (questo accogliere senza dire niente è visto da Gesù, ed è preghiera). Perché, già lo sai sicuramente, tutti vorremmo dare la nostra testimonianza, il difficile è ascoltare. Ma solo dopo aver ascoltato possiamo sintonizzarci e sperare di essere capiti.
    Tu dici e sovrabbondi, senza curarti di essere in sintonia: come puoi pensare che si curino gli altri di una cosa di cui non ti curi tu?
    Cara Rosella, non volermene; dicendo a te queste cose le dico pure a me stessa, perché questo è anche il mio cammino. Tutti i maestri spirituali, d’altronde (per quanto ricordi), impongono agli allievi un periodo di silenzio e di ascolto prima di permettergli di parlare a loro volta; nelle antiche scuole greche di filosofia (dove era la filosofia non la religione che indicava un’etica, un modo di vivere) se ben ricordo il periodo di ascolto durava addirittura due anni.

    P.S. E’ ovvio che ti do solo del materiale su cui riflettere se vuoi: prendi quello che ti serve. Non pretendo di aver capito bene né tutto.
    letta

  4. Cara Franca,
    grazie per tutto ciò che mi dici. Mi è prezioso.
    In parte centri il problemma ed in parte no, innanzitutto perchè io non sono chiara nell’esporlo.
    Il punto per me non è quello di non "sentirmi capita", quello non è più un problema, l’ho accettato!
    (Nessuno capisce nessuno compiutamente)
    Il punto non è neppure di essere capita, ma semplicemtente è quello di "non fare danno agli altri"

    Nella mia frase "…talvolta di un’evoluzione mal sopportata se non rifiutata….e ciò accade per il semplice fatto che esisti, non perchè chiedi o pretendi qualcosa", mi riferivo non alla mia evoluzione ma all’evoluzione che s’impone di per sè agtli altri; in rapporti preesistenti, magari con persone che hanno difficoltà a gestire cambiamenti o li rifiutano. Si mettono in movimento dinamiche strane che possono destabilizzare gli altri… questo è il punto.

    Io non sono ne meglio ne peggio di tante altre persone, sono quello che sono… ma: SONO CAMBIATA ed il punto di tottura è tutto qui, in fondo ho bisogno solo di essere presa così come sono. Questo è l’atteggiamento che "rompe".
    Impone un cambiamento nelle relazioni, ed io mi domando: faccio danno? resto o vado?

    In darsi mi gioco liberamente anche se faticosamente, proprio per trovare in un certo qual modo una "misura umana". La stessa che nella realtà pongo in famiglia (in fondo lì mi conoscono da più di trent’anni o dalla nascita) senza alcun danno, anzi con beneficio.

    Certamente tu centri benissimo il punto di una mia incapacità a sintonizzarmi con gli altri.
    Non posso farlo: "come prima", dallo stesso punto di vista, la mia fatica sta proprio nel relazionarmi da un "nuovo punto di vista" che vivo ma che non sono ancora in grado di agire con chiunque, in modo armonico.
    In fondo voi mi date una mano in questo apprendimento, poichè per me questo è un "luogo protetto" in cui son praticamente certa di non fare danno.
    Grazie Franca, continua a dirmi ciò che pensi che mi aiuta e mi serve proprio.
    Bello il tuo sito Rosaspina!
    letta

  5. "stirpe regale

    Non parlo
    Se prima non tocco la gioia,
    Non voglio mentire.

    Non sono degno di mettermi al lavoro
    se prima non rido di cuore.
    Un vero
    Signore è libero.
    Senza condizioni.
    E viene il regno,
    Padre,
    Ora che parlo da re, uno dei tanti
    Re, niente di speciale."

    Marco Guzzi (nella mia storia Dio "l’Uomo di Pace"

    La mia riflessione di ieri diparte proprio dalla fine, dalle ultime due righe di questa poesia.
    Quando tu tenti di porre (più o meno liberamente, più o meno consapevolmente… in fondo limitatamente…) la parola nuova che sei e guardi l’altro con uno sguardo che sollecita l’identica libertà, poichè ti riconosci "niente di speciale" ma, analogamente, realmente umano… la faccenda, talora si semplifica esaltando la felicità (in famiglia per me ora è così) altre volte si complica e t’induce in modo pressante a prendere decisioni con criteri di cui ancora non hai padronanza, poichè poco sperimentati e non è semplice decidere… poche persone ti fanno luce con il loro agire.
    Talvolta, si è soli, nel transito terrestre, come dispersi tra la folla; è il momento in cui impari la vita vivendola.

    ciao
    buona giornata a tutti
    letta

  6. Carissime, effettivamente quando iniziamo a conquistare qualche piccolo spazio di integrità, quando cioè iniziamo a curarci per davvero, e a liberarci grammo dopo grammo degli strati quaternari delle nostre distorsioni, molti rapporti cambiano, e non è detto che cambino subito in meglio.

    Detto con più precisione: tutti i rapporti migliorano, nel senso che noi li viviamo in forme meno alienate, non soggiaciamo più a richieste assurde, per esempio, non ci violentiamo più, non ci sforziamo di essere ciò che non siamo, non fingiamo di essere perfetti o invulnerabili o sempre disponibili o "sante", e così via.
    E questo esodo dalle nostre alienazioni è comunque un bene.

    Ma le altre persone, che erano abituate a relazionarsi con noi sulla base delle nostre alienazioni, possono reagire anche in modo conflittuale, sentirsi tradite, non capirci più, pensare che siamo diventati cattivi, e così via.

    In queste fasi ci vuole grande pazienza e discernimento.
    E’ necessario preservare gli spazi nuovi di integrità e al contempo tentare di limitare i danni delle reazioni di chiusura.
    In questa fatica d’altronde ci rafforziamo nelle nuove figure più libere che stiamo diventando.

    Auguri dunque e buon lavoro.

    letta

  7. grazie Marco Guzzi,
    il fatto è che non essendo dotata di gran discernimento, metto a dura prova la pazienza… altrui.

    Grazie a tutti per questo spazio di cui spesso (mi compiaccio?) abuso.

    In fondo io mi sento come se a quasi 65 anni, per la prima volta mi addentrassi in una specie di consapevolezza (velata intendiamoci) di quella che potrebbe essere la mia vocazione.

    Quando i giochi sono ormai fatti: sono sposa, madre, quasi nonna mi pare alfine di poter intravvedere con gioia e felicità, quel che è della mia vita.

    Per me è bello dirlo qui!
    … a prescindere…

    un abbraccio
    Ro
    letta

  8. Cara Rosella, seguo da mesi la tua presenza in questo blog e ti assicuro che tante parole da te scritte sono state per me un balsamo, o una frustata, o un enigma, comunque non mi hanno mai lasciato indifferente. Io personalmente ti ringrazio per il coraggio che hai di buttarti "senza rete", per l’apparente caoticità dei pensieri che sfida la mia rigidità e per la risonanza che hanno avuto in me molti tuoi interventi, insieme ad altri di questo sito ormai "indispensabile" per la mia sopravvivenza quotidiana.
    Un caro saluto
    letta

  9. Cara Antonietta, grazie! ma Grazie di cuore veramente.
    Ora apparentemente ti lascio così, ma sai che non è vero.
    Dopo quello che mi hai scritto: io lo sò!

    Michele, ricordi quella frase su Teresina: "…ama Dio avendo perso ogni sentimento di credere"?
    A prescindere da ciò che sembra: non potrebbe essere ESATTAMENTE CIO’ CHE E’ nel CONTEMPORANEAMENTE?

    "amare Dio senza il sentimento di credere potrebbe essere BEATITUDINE PURA"

    il lugo in cui l’amore che genera coincide con l’amore della creatura. Luogo nel quale fede e speranza e carità "sono" unificati nell’amore? non attraverso "uno sforzo etico" ma tramite un "desiderio" che decide di lasciare, di abbandonarsi alla vita/VITA STESSA?"
    In fondo Teresina era pur sempre "femmina" anche nel suo letto di dolore.
    Questo per dire che: noi siamo tutti "diversamente abili" ma NON A CASO.
    La nostra disabilità è congenita proprio; e stiamo pure in diversi fasi della crescita ( solo pochi giorni fa, questa possibilità nell’amore di Teresina non mi aveva neppure sfiorato …anche se indirettamente stava lavorando.) "nessuno capisce nessuno … compiutamente!"
    E come se ne esce allora, se non RISCHIANDO PER VIVERE?
    Puntando la tavola del surf diritta verso l’onda dello Tzunami. non è un obbligo, ma certamente coloro che si sono salvati così una loro esperienza vera da dire ce l’hanno.
    Io ora me l’invento quello che segue: " ma come avranno deciso? se non d’istinto. Seguendo un impulso? e quale stupore avranno vissuto nel ritrovarsi vivi? e quale nuovo sguardo porranno oggi sull’onda? e come vi scivoleranno sopra? e come comunicheranno agli altri questo loro sapere? pregno di vittoria/Vita riconoscente? e come ringrazieranno il mare se non CONSOLANDO coloro che piangono i loro cari avvolti nel "dolore dell’amore" là sul fondo? "amare lagrime amare"
    E’ vero, il silenzio è l’unica parola adatta, eppure: "solo quando è una RELAZIONE IN COMUNIONE il silenzio parla". E noi come possiamo incarnare questo?
    I monaci, ce lo testimoniano bene, sono ESEMPLARI nel loro "limite incarnato" ad immagine di Cristo; ma per me quella risulta essere "una tentazione/costante" un refluire nella chiusura per "paura" di darmi all’altro. La mia è una realtà di Sposa, madre e nonna nel: già e non ancora.
    Vedremo. …Sì vedremo! ma anche ora INSIEME già VEDIAMO, ci è dato ri-conoscere… .

    Franca, cara amica, io non sono sola nella vita, anche se la solitudine è come una "dimensione iniziatica" per tutti. L’altra cosa che desidero dirti (sarebbe la più importante, dovrei esplicitartela meglio ma) sta ancora in gestazione ( ha a che vedere con il fatto che Cristo è Risorto e che la storia, quindi le nostre relazioni limitate che la compongono, il nostro limite ed il nostro errore sono ormai redenti, Risorti e tendono verso la luce.Gemmano foglioline novelle su teneri rami d’ulivo per gli altri, nel sentimento d’amicizia che ci unifica nel cammino di comunione).
    Per ora ti basti questo riscontro:
    Il tuo intervento ieri è stato per me LUCE E GUIDA nel primo lavoro di autoconoscimento, meditazione e condivisione che abbiamo fatto Gianni ed io "insieme".

    Nel mio cuore è nato un sentimento di riconoscenza profonda che mi lega a te, che ti sei concessa come "tramite ispirato" nelle parole adatte al mio bisogno, e nel momento che mi era opportuno.
    La Vita ci sovrasta… è un oltre Risorto!

    Ragazzi fate il tifo per noi… senza ammalarvi intendiamoci. …basta sorridere e "lasciare andare"
    Sù, sù, non piangetevi/Mi addosso: IL RESPIRO VIENE DA SE’ COME LA VITA.
    Meglio che non mi dilunghi troppo in chiacchiere, vero?
    letta

  10. "il punto è non fare danno agli altri "
    (sto considerando una situazione contingente reale, non virtuale)

    – di fatto in essa vi è una parte di verità, quella di desiderare di non danneggiare l’altro che sento come più vulnerabile
    però nasconde anche la mia maschera di "santa".
    – come un bambino strattonato tra due adulti, come davanti a Salomone le due madri
    – come se io dicessi: piuttosto che tagliarlo a metà tienilo tu.
    Questo è un lato della medaglia
    l’altra faccia è meno "santa"
    – di fatto che problema ho io nel lasciare? e basta!
    – ho come bisogno di mettere in evidenza la ragionevolezza di quello che faccio (come ho fatto esattamente negli interventi precedenti e sto facendo anche ora ) di essere compresa ed assolta per lasciare condivisa …
    Ma realmente che ci sta dietro?
    – tanto per cominciare non è vero che sono libera dall’incomprensione, certo ora sono in grado di accogliere questo dolore, ma comunque ricerco anch’io il piacere della comprensione.
    – poi: che mi impedisce di lasciare e basta?
    – il fatto che io mi ritengo importante per il gruppo
    – così importante da ritenermi indispensabile?
    – e sì! se non indispensabile comunque significativa… "troppo brava!!!"
    – non è questo il luogo in cui ti senti "impotente", non ce la fai più a sopportare la tensione, credi di non farcela e quindi decidi di lasciare?(rileggendo sono anche andata più a fondo in questo
    punto. Paura… paura di vivere/paura di morire… In utero sono stata intessuta in una continua minaccia d’aborto…)
    – sì – non sono libera di ammettere semplicemente che sono stanca di reggere una tensione che mi è faticosa e mi toglie il sorriso
    – che tento di risolvere tutti i problemi della terra anche quelli che… potrebbero risolversi od essere gestiti anche senza di me o comunque che io non intendo più aiutare a risolvere.
    – di fatto io NON MI FIDO ne di me (non ce la faccio più), ne di loro, delle loro risorse, ne di Dio, della misericordia che Lui ha per tutte le sue creature e non accetto la mia impotenza… "i poveri saranno sempre tra di Voi"
    – per ricentrarmi: "Signore, Figlio di Dio abbi pietà di me che sono peccatore."
    – di fatto io non credo che la semplice preghiera (anche per l’altro) sia realmente operante, e nella preghiera vivere in pace il mio limite d’impotenza, quello di essere stanca d’ investire energie che danno risultati "ambivalenti" molto discutibili; e tornare nella mia casa serena e lieta.
    – pregando in comunione, per me e per loro con l’identica invocazione, nella FIDUCIA che lo Spirito operi meglio di me.
    Quale sarà la decisione giusta? semplicemente quella che agirò, nel concreto dei giorni.

    Franca tutto questo lo devo a te (non avrei fatto questo lavoro senza la tua sollecitazione)
    Mi perverrà una misura nel dirmi nel blog, ma per ora io non me la sento proprio d’ interferire in questo processo, se non riconoscendone la ricchezza, e lasciandomi crescere in esso.
    Questa è la mia regalità, niente di speciale, una delle tante.
    La medaglia sulla quale appare la mia effige ha una doppia faccia… la mia vera faccia?
    ciao . Buona domenica a tutti
    letta

  11. sapete… ora sorrido lieta.
    Mi sento unificata. Sono veramente contenta di avervi incontrato e che esista questo spazio per me evolutivo.
    Per qualche giorno cercherò di contenermi, lasciandovi questi due versi che io reputo il mio autoritratto.
    Sono nata il 22 Luglio nella cuspide del Cancro, nel giorno commemorativo di Maria Maddalena e sono così intessuta

    m’impongo:
    "contenersi!" ma …
    la mia essenza
    deborda sempre.
    son come l’acqua
    liquida.
    per grazia
    non manca
    il  fuoco che
    la trasforma.

    ciao a tutti
    letta

  12. bellissima!
    letta

  13. …Franca, hai ragione. "Io dico e sovrabbondo senza curarmi di essere compresa".
    Questa in parte una difesa, non ho da compiere la fatica di misurarmi con l’incomprensione.
    Ci sono anche altri aspetti spuri: quello del "buttarsi via per niente" …
    Oggi, grazie a te ed a Filomena, "rischio" l’essere compresa un poco di più, nel dirmi e forse concludo il ciclo.
    Ieri ho toccato il luogo nel quale "incontro" l’equilibrio adatto a relazionarmi con l’esterno, in modo più adeguato: "datemi un punto d’ appoggio e vi solleverò il mondo"o: non parlo se non tocco la gioia, non voglio mentire….
    … In fondo la mia storia può dipartire dall’interno di una caverna dell’ibernazione, in cui giocavo ancora inconsapevole, tenendo tra le mani il cuore: come lama acuminata e sottile, invisibile, trasparente: un prisma di ghiaccio.
    … un raggio di sole riluce l’ arcobaleno e scioglie: pozza a terra, stupore, sorgente riemersa…
    … nel tempo della fatica ridotta a putrido acquitrino, soffocato grido, impotente nell’attesa…
    …inaspettatamente accolto e risollevato nella vita dalla vita/Vita stessa… ora COME IN UNA FOLLIA a nude mani scavo nelle mie cadaveriche viscere, LIBERANDO LA SORGENTE, sino a che il suo flusso rinvigorisce, forse troppo, e diviene quasi incontenibile.
    In fondo, mancano argini adeguati, non a caso manca anche il fondo; manca la terra sotto i piedi evanescenti, volatili, manca un letto al fiume, in cui scorrere e riposare liberamente… ancora…
    … come un grido, una preghiera s’innalza al cielo. "àncora!!! àncora ancora la mia vita! Signore, FAMMI SPERARE DI VIVERE… .

    m’impongo:
    "CONTENERSI!" ma …
    la mia essenza
    deborda sempre.
    son come l’acqua
    LIQUIDA
    per grazia
    non manca
    IL FUOCO che
    la trasforma.

    L’altro è il mio argine naturale, l’altro ha un nome preciso: Gianni, i ragazzi… Franca. Filomena (grazie alla quale oggi ho postato questo. Grazie Filomena) è relazionandomi con l’altro NEL MIO STESSO LIMITE che POSSO ACCOGLIERE e costruire il mio (il nostro???) stesso fondo.
    Forse il mio è un diverso tentativo, un modo di ascoltare senza sforzo, senza fare fatica, così come "viene" da sè, che tenta di non "progettare".
    Io desidero vivere in un luogo che mi è già dato: QUESTO! Questa semplicemente la mia meta e la perseguo CON- PASSIONE!!!
    Il mio ascolto è naturale, anche se forse modifica solo me stessa e con beneficio d’inventario (ma non è sempre così che possiamo cambiare? cambiando noi stessi per incidere anche all’esterno?) .
    Io non mi conterrò "mai più"da sola. La mia caverna sta fiorendo ed il fuoco è acceso, ne ho e ne avrò cura, in mezzo a voi che siete la CURA ADEGUATA, quella che mi è necessaria.
    … ancora, "àncora" ancora…fai che io sia un "LIMITE FELICE"
    un abbraccio
    Rosella
    p.s. risollevatevi l’anima con il post di Gabriella!!!! che prima o poi avrò il piacere di ascoltare e vedere anch’io. ciao
    letta

  14. … precisazione… superflua…
    – desideri vivere in un luogo che mi è già dato QUESTO – intendo globalmente la mia vita, non il solo blog… è analogo al "sono la stessa eppure diversa" o ancor meglio al "Vivere vuol dire trasformarsi rimanendo sè stessi" di Fabrizio F che in me si consolida in" Vivere vuol dire lasciarsi trasformare per restare/essere sè stessi"
    letta

  15. Domenico P. dice

    Ho quasi letto tutti i libri della collana.
    Alcuni sono bellissimi.

    Quello che è evidente in alcuni di questi libri è la cura che l’autore ha del contenuto (il COSA) ma anche e soprattutto della sua corretta ricezione. E’ consapevole che dal COME dipende anche la credibilità del messaggio.

    [i]CROCEVIA si rivolge a questi milioni di italiani in ricerca, credenti e non credenti, e si pone perciò al crocevia tra assenza di fede e necessità di rinnovamento della fede….[/i]

    Credenti e non credenti. Questo è l’altro aspetto che mi è piaciuto molto. Alcuni libri dimostrano come attraverso l’incontro è possibile trovare (faticosamente e non senza problemi) uno spazio condiviso (potremmo dire laico?) dove si incontrano le ragioni dell’uno e dell’altro. L’incontro quando avviene produce frutti al di là di ogni immaginazione.

    Un flash su due dei libri che sono sempre [i]aperti [/i]nella mia mente.
    1- [i]La scelta che non esclude – Buddismo o Cristianesimo. [/i]
    Come fa un professore di buddismo nella più prestigiosa scuola buddista francese ad essere cristiano? Lui risponde a questa domanda .. domanda che gli fanno i suoi studenti a metà del corso quando scoprono di avere un insegnante cristiano … fantastico !!

    2 -[i] Il monaco e lo psicanalista[/i]
    Come fanno due mondi così distanti (?) a parlare tra di loro? Forse perchè c’è bisogno di un terzo che fa tante domande e mette in crisi i due …

    Buona lettura a tutti e in bocca al lupo per l’iniziativa alla quale spero di partecipare .. per scegliere al crocevia la strada migliore da percorrere 🙂
    Ciao

    letta

  16. ciao Domenico,
    bentornato. Auguri per tutte le tue "faccende affaccendate", auguri per tutti i tuoi cari.
    Ti saluto qui perchè desidero postare qualcosa, ma prima ti ringrazio per la concretezza che hai.
    Io sto sempre con le radici "ad arieggiare" all’aria, come direbbe Renato.
    Quello che hai scritto ieri nel post di Gabriella "Speranza e Giustizia" l’ho visto come la terra adatta in cui radicare la mia volatilità.
    Fatico veramente a concretizzare, anche solo in un’idea, le intuizioni emotive: è proprio in questo senso che riconosco di non essere adatta al lavoro culturale, quello che costruisce la società, non colgo i nessi. Meno male che siamo in tanti e diversi.
    Bene
    Ieri ho compartecipato con una persona, un lavoro autoconoscitivo, seguito dalla meditazione. E’ stata anche questa una "prima volta", dopo una giornata trascorsa su una barca che rullava tra flutti impietosi (oggi noi ambrosiani, abbiamo "i nostri" che scrollano Gesù che dorme sulla barca, in mezzo alla tempesta e gli chiedono "ma non t’importa che muoriamo?).
    Al termine di tutto, dentro un flotto di lagrime, lasciate nella preghiera meditativa, prima ho visto il male che io ho fatto, che si rispecchia esattamente nell’inizio di tutte queste fasi evolutive: "il punto è non fare del male ad altri". E’ vero è proprio così.
    E’ come se nella mia anima fosse racchiuso un libro in cui sta scritto tutto il dolore che io ho procurato agli altri (tutto il mio limite, tutta la mia incapacità, tutto il mio peccato…) e, piuttosto che agire ancora quel male: "di cui sono INCONFUTABILMENTE CAPACE" (con la mia acuminata e gelida lama trasparente), in alcuni momenti, sopporto in me stessa questa forza devastante autodistruggendomi.

    Ringrazio molto Marco per quello che ci propone con il suo lavoro.

    Ancora non capisco bene tutte le faccende: "comunque continuo a faticare SENZA SFORZO".
    E’ UN PIACERE risiedere alla fine in una "valle di lacrime" condivise con altri, come me immersi in una rigenerazione che ti fa SORRIDERE percependo che la terra della SPERANZA è CERTA.
    Buon lavoro a tutti
    Rosella

    letta

  17. Chiara De Dominicis dice

    La Conferenza è stata interessantissima ed è stato veramente un bel momento per me. Avevo invitato tante amiche e non pensavo proprio che in un piovoso pomeriggio avrebbero accettato l’invito .Il posto era magico ,(il centro di Roma aiuta a raggiungere il Centro ,) e gli interventi di Marco e del Filosofo sono stati importanti .Erano parole che provenivano dall’Integrità,dall’esperienza dell’ascolto profondo della realtà esterna e di quella interna. Dopo tanti anni che vado ai Gruppi spesso mi mancano le parole per raccontare la mia esperienza e la conferenza di ieri è stata una bellissima opportunità per condividere quello che faccio con le mie amiche , sorelle e cugine in maniera semplice ed esaustiva E’ stato un momento di veritò profonda e di condivisione .
    letta

  18. Carissima Chiara, è stata davvero una bella serata.
    La cosa che mi ha colpito di più era proprio l’allegria che circolava tra di noi, nonostante i temi complessi e la visione realistica sulle condizioni estreme del nostro tempo.

    Circolava per davvero una strana allegria, strana perché così rara perfino in quegli studi televisivi che vorrebbero "divertirci", e che invece ci deprimono e ci avviliscono, per non parlare dei consessi culturali in cui spesso semplicemente si muore di noia.

    L’allegria nasce sempre dalla freschezza del pensiero nascente, da quella ilarità che san Francesco tanto amava, il brio dello Spirito, che è pensiero, idee leggere e profondissime, allegre e terribili al contempo.

    Che questa allegria, il buon umore che invocava Tommaso Moro, insieme ad una buona digestione, e ad una sana dose di umorismo, non manchino mai nei nostri gruppi.

    Un abbraccio e un grazie a tutte/i i partecipanti.

    letta

  19. non ho potuto esserci ma sono tanto felice di come è andata !!!

    allegria nell’abbraccio Santo del Signore
    con affetto
    letta

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