Vieni, facciamo un giro in scooter

Ogni giorno migliaia di persone qui a Roma si coprono ben-bene e salgono in sella di una dueruote ( anche tre da un po’ di tempo )per raggiungere il luogo di lavoro sfidando intemperie , buche , manovre improvvise e tanto altro che in qualsiasi momento può verificarsi.


Io che sono uno di loro ho deciso di parlarvene sollecitato dal pensiero che più di ogni altro mi fa compagnia .
Guidare una dueruote fa sentire liberi e totalmente in contatto con l’ambiente , la facilita di manovra ed i suoni , gli odori (e le puzze ) , il movimento d’aria  e la temperatura accompagnano il viaggio  nel bene e nel male .
Trovarsi in una coda di solito fa scattare la ricerca del miglior canale di scorrimento che è a volte laterale oppure centrale o un po’ qui e un po’ là ma  c’è sempre un varco utilizzabile per giungere in prima fila per il verde; raggiungere questo obbiettivo ha grande importanza per i polmoni .
A volte capita di esagerare nelle evoluzioni e si incontrano zig-zaghisti esagerati con una enorme fiducia che dando per scontate le distanze tra le auto si insinuano in spazi a rischio mettendo a dura prova le coronarie altrui.
Chi è in automobile spesso non si spiega tali atteggiamenti ma per quanto mi riguarda devo ammettere che non trovarsi primi al verde o seguire le code in scooter è altamente tossico .
Nei giorni di pioggia poi aumenta il traffico e diminuiscono visibilità (parabrezza bagnato o infangato ) ed aderenza delle ruote.
Mi capita frequentemente di trovare una dueruote a terra o accartocciata e il pensiero si sposta sui rischi che sto correndo ma poi penso ai tempi di spostamento, al problema del parcheggio, alle ridotte emissioni inquinanti e mi convinco ad andare avanti.
La riflessione che ogni mattina alle 07,15 con le prime luci del giorno si presenta puntuale mentre raggiungo il laboratorio riguarda il nostro pianeta .
Quanto ancora potrà resistere alle nostre aggressioni  ?
Manca molto al punto di non ritorno  ?
Spesso devo viaggiare in apnea e sono le 07,15 , allora  mi chiedo : fino a sera quanti gas di scarico  ed inquinanti vari avremo  immesso nel circolo vitale del nostro pianeta  ?
Vi saluto con un quesito .
siamo tutti irresponsabilmente colpevoli oppure colpevolmente irresponsabili ?

Commenti

  1. Domenco P. dice:

    .. per dare un contributo ecologico potresti prendere l’autobus…
    Immagino le risposte indulgenti 🙂 : … e quando arrivo, non passano mai, ci mettono molto ….
    Questo non è sempre vero. Inadeguati? Sì. E il traffico intorno? Pure. Comunque io vedo più vantaggi che svantaggi. se non altro non contribuisco alle statistiche come ben dicevi…

    Che altro aggiungere .. per molti anni andavo al lavoro in macchina. Ero un altro uomo. Darsi Pace? Esattamente il contrario. I meccanismi che hai descritto forse dovrebbero essere un pò più vivi… i semafori,. le strisce i pedoni, … ormai facevano parte dell’arredamento, colori, …. perchè in verità l’unico obiettivo è arrivare.
    Il traffico produce una concentrazioni di persone che riescono a tirare fuori il peggio. E’ un’arena… e il gladiatore sei tu!
    E’ un luogo da evitare o comunque a prendere a piccole dosi.

    Più strade, più multe, più….. tutto inutile nel lungo periodo (perchè non stai risolvendo stai posticipando il problema :-)) )

    Il tema è complesso. Le soluzioni ci sono. Cambiare si può.

    "rresponsabilmente colpevoli oppure colpevolmente irresponsabili?" diciamo … fai un po’ tu!

    Io oggi sto meglio. E tu? 🙂

    PS: Mi sembra che possiamo dire la stessa cosa del fumo, dell’alcol,…. cambia lo scenario ma il prblema è solo posticipato. Chi si prende la briga di investire per iroslverlo. Bisognerebbe che le persone si convincessero ad una trasofrmazione. Le elelzioni sono vicine… ci penserà qualcuno .. un giorno. 🙂

    Ciao

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  2. Caro Alessandro
    proprio oggi esce il nuovo libro del sociologo Bauman dedicato alla fretta dei nostri tempi. Riflessioni molto acute. Mi fa piacere allegare uno stralcio interessante.

    I DESIDERI NEL TEMPO DELLA FRETTA.

    di ZYGMUNT BAUMAN

    ( da “L’etica in un mondo di consumatori”, Laterza 2010)

    Il tempo, nell’era liquido-moderna della società dei consumatori, non è né ciclico né lineare. (…)Direi che è invece puntinista, frantumato in una moltitudine di pezzetti distinti, ognuno ridotto a un punto che si avvicina sempre più alla sua idealizazione geometrica di non dimensionalità. (…) Ogni punto si presume contenga un infinito potenziale di espansione e un’infinità di possibilità che attendono di esplodere se adeguatamente innescate.

    (…) Una vita “del momento” è normalmente una vita “della fretta”. Ogni punto può essere vissuto come un nuovo inizio, ma spesso e volentieri il traguardo arriverà poco dopo la partenza, e in mezzo sarà accaduto ben poco. Solo una moltitudine, in inarrestabile espansione, di inizi può- semplicemente può-compensare la profusione di false partenze. Solo le vaste distese di nuovi inizi che siamo convinti ci aspettino più avanti, solo una moltitudine sperata di punti le cui potenzialità da Big Bang ancora non sono state messe alla prova, e che perciò ancora non sono state screditate, possono salvare la speranza dalle macerie delle conclusioni premature e degli inizi abortiti.

    Nella vita adessista dell’avido consumatore di Erlebnisse (esperienze già vissute), la ragione di affrettarsi non è acquisire, collezionare il più possibile, ma rottamare e sostituire più che si può. (…) O il Big Bang avviene proprio ora, in questo esatto momento e al primo tentativo, oppure attardarsi in quel particolare punto non ha più senso: è tempo di spostarsi in un altro punto.

    Nella società dei produttori che ormai sta scomparendo dalla memoria il consiglio, in un caso simile, sarebbe stato, “insisti”. Ma non nella società dei consumatori: qui gli utensili inefficaci devono essere abbandonati, non affilati e rimessi alla prova con più competenza, più impegno e migliori risultati.

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  3. Grande Alessandro,
    un post veramente ben fatto e proprio azzeccato.
    Ovviamente sarà anche perchè come te faccio parte di quella ormai vasta schiera del popolo delle due ruote,
    ma io mi sento molto solidale con la prospettiva che così sapientemente e da autentico esperto hai delineato!
    Anch’io come un fesso la mattina verso le 6.00 mi bardo come un guerriero (ormai da quasi vent’anni) e vado, anche sotto la neve!, come venerdì scorso. E non mi pento anzi me ne vanto ed esorto quanti più possibile a seguire il mio esempio.

    In motorino è + bello!

    Certo bisogna stare molto attenti, e non correre, occhi aperti e … molta prudenza.
    Sappiamo di essere odiati dagli automobilisti.
    Però che tenerezza vederli chiusi nelle loro scatolette di latta a fare di tutto, telefono, giornale, trucco, smalto, sugo, parole incrociate, liti, colazioni e così via…

    Una sola ultima riflessione : se tutti ma proprio tutti i "dueruotisti" prendessero domani i mezzi pubblici o la propria auto Roma sarebbe al collasso! Si fermerebbe! Dunque prima di crocefiggerli, ringraziamo il popolo delle due ruote! E tutti i rischi e i sacrifici che si sobbarcano!

    Una buona giornata a tutti!

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  4. … se tutti ma proprio tutti i "dueruotisti" prendessero domani i mezzi pubblici o la propria auto Roma sarebbe al collasso! Si fermerebbe! Dunque … .

    mi piace molto "l’idea", la trovo un LAMPO di genio.

    … e perchè no ? !!!
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  5. Gabriella dice:

    Si pregano vivamente i "due ruotisti" di non sfrecciare da una parte all’altra di quelle povere "scatolette" (in una delle quali viaggio anch’io) spesso tagliando loro la strada. Grazie!

    A parte gli scherzi sono anch’io seriamente preoccupata non solo per il nostro pianeta ma anche per il genere umano che del pianeta è parte integrante (penso alla nostra vecchiaia e ai nostri figli). Forse ne siamo responsabili, ma dobbiamo sopravvivere o meglio dobbiamo arrivare al lavoro, dobbiamo fare la spesa, andare dal dottore e quindi….macchina o moto, comunque contribuiamo al caos!

    Io davvero non vedo alternative, sarei d’accordo con Domenico che forse un autobus è meno stressante (quando non lo trovi strapieno) ma da casa mia al lavoro ci vogliono 20 – 30 minuti di tangenziale; se dovessi prendere i mezzi sarebbero 1 autobus, metro A, cambio metro B, 1 altro autobus….oltre allo stress non basterebbe 1 ora e mezza. Questa è Roma purtroppo!

    Mi ha colpito lo stralcio del libro di Bauman riportato da Massimo, in particolare l’idea del tempo vissuto in frammenti o puntinista; mi viene in mente il “pointillisme” la tecnica pittorica della fine dell’800 consistente nel formare le immagini utilizzando piccolissimi colpi di pennello di colore puro. Così sta diventando la nostra giornata, piccole pennellate di vita: 10 minuti di meditazione, telefonate brevi o meglio sms, mail, pochi minuti di ascolto per i propri figli perché poi si deve preparare la cena, uno sguardo alla televisione o meglio 10 righe di un libro, si va a letto e si ricomincia!

    Irresponsabilmente colpevoli??? Gabry
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