Antonio: una preghiera di totale abbandono


“Non mi raccontare quello in cui credi: fammi vedere come preghi!”
Così Antonio, nella sua densa testimonianza, ci stimola ad approfondire e a scandagliare i modi di scendere nell’interiorità, al di là dei dogmi concettuali, degli schemi mentali, e di ciò che crediamo di credere.
Una preghiera di totale abbandono implica un processo di conversione: dal narcisismo autoreferenziale dell’ego allo slancio fiducioso verso un’alleanza che ci libera e ci salva.
Nella riscoperta di una spiritualità più profonda e incarnata, non limitata al compimento volontaristico di atti devoti, il corpo assume una nuova e importante dignità, proprio perché è lì, sul piano sensibile e sperimentale, che si tocca con mano la gratuità del processo trasformativo.
Una buona pratica meditativa quotidiana ci predispone con umiltà alla realizzazione degli stati trasformativi, li prepara e li propizia, attraverso l’esercizio di un ‘attivo’ abbandono, di una passività ‘alacremente perseguita’, pur con tutte le nostre discontinuità e debolezze.
Gli stati fioriscono nella misura in cui li realizziamo, uno per volta, senza fretta, senza pretese, con precisione e con una tranquilla consapevolezza.
Dal nostro progressivo divenire ‘recipienti capaci’ (di lasciarci salvare, di ricevere la grazia…) sperimentiamo una dimensione di alleggerimento, di dolcezza, e di gioia piena.
Così ci accorgiamo che questo momento, precisamente questo momento qui, “è veramente un momento meraviglioso”.

Commenti

  1. luca noya dice:

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  2. marcoguzzi dice:

    Ciao, Luca, sì, in fondo è una questione di livelli di abbandono.

    Nelle prime fasi della meditazione credo che sia necessario procedere con grande gradualità: un passo per volta:
    prima sviluppare la concentrazione (postura, respiro), poi la consapevolezza dei moti interiori, prendendone nota senza seguirli.
    Poi ci rendiamo conto che i pensieri automatici sono rappresentazioni che vengono dal passato.
    Comprese le nostre paure.
    E impariamo a spegnere queste rappresentazioni attratti dalla pace crescente dello spegnimento.
    Poi comprendiamo/realizziamo che il fulcro di ogni rappresentazione è un nodo, un centro, ciò che riteniamo essere il nostro io.
    E impariamo che anche questo può spegnersi senza che veniamo distrutti, anzi questo spegnimento ci apre ad un’integrità inaudita.

    Così l’assorbimento cresce e si apre alla preghiera dello Spirito.
    Ma è come la fioritura di un pesco: non si può forzare, ma solo lasciare che accada, predisponendone le condizioni.

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  3. Caro Luca,
    grazie per tutto (un anno…)
    Io fatico un po’ a parlare con il linguaggio di darsi, (magari è una ricchezza) perchè sono entrata in darsi per "affinità d’esperienza" nel senso che io la "conversione dell’io" l’ho sperimentata in altro luogo, l’ho vissuta meditando: "il mio cuore cerca il tuo volto" (il certosino- trovato per caso in internet) che ho utilizzato per proseguire la mia terapia cognitivo comportamentale dopo aver smesso di fumare.
    In fondo in modo empirico, utilizzavo un percorso psicoterapico, una tecnica di rilassamento (il training autogeno- da trent’ anni) ed una guida spirituale, poi ho incontrato il sito di Guzzi e la sua poesia Benedizione per il 41° compleanno. Ed è stata una folgorazione.
    Qui vi era come l’inizio di un popolo in cammino (esportabile! condivisibile. Un metodo con cui poter tentare di dirlo/porlo a Gianni ed ai miei figli)
    Ho iniziato dalla fine (prima ho letto per- donarsi) per finalmente arrivare ad applicarmi "all’inizio" con: darsi pace. Fose ora sono immessa sulla giusta via, in modo meno caotico.
    Quello che a me è risultato utilissimo, per la mia crescita è stato SCRIVERE , prima allo psicoterapeuta, poi a Guzzi, quindi nel blog, cui ha fatto seguito l’incontro con le parsone negli intensivi.
    Questo perchè ho dei problemi, che potrei sintetizzare in modo esplicativo con "attacco di panico?". Forse non completamente conclamato o codificato con una diagnosi, ma che comunque mi porta più a limitarmi nello spazio di movimento, che non ad uscire di casa.
    Penso che se non lo dico possa sembrare incredibile con tutto quello che ho scritto e detto di me : ma ho bisogno di aiuto per compiere il primo passo ( poi vado come un treno, magari pure d’alta velocità).
    Il blog per me è stato ed è tuttora, una palestra di vita, per arrivare a stringere delle mani in carne ed ossa, nella ricerca di un equilibrio a cui mi pare di giungere, lentamente e FATICOSAMENTE.

    Mi sono lasciata alla risonanza di "trovo difficoltoso e pauroso…" magari andando fuori tema ma: che importa? E’ come dire: faccio il tifo per te anche se magari non comprendo. Però ci sono.
    Ciao. Buona domenica e buona partitaaaa (giochi vero?)
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  4. luca noya dice:

    ciao a tutti e ciao a Rosella. In effetti può sembrare un controsenso ma solo superficialmente il fatto che chi ha grandi difficoltà interiori sia in grado di provare anche grandi gioie e cambiamenti. Penso che poi dipenda da persona a persona e sinceramente ad oggi ancora non ho capito qual’è il MERITO ma forse può essere ciò di cui parlavamo l’altra volta: il costante ripartire,non accettare ciò che non sentiamo come sano. Io personalmente trovo il mio limite e quindi la possibilità del mio merito nell’accettazione del piacere , del bello in senso fisico(sessuale) , morale , relazionale etc. E’ciò che cerco e allo stesso tempo evito: un tema che conosciamo o cominciamo a conoscere. Spero di incontrarti presto sul sito , a Eupilio,per stada o dovunque
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  5. IL MERITO è paradossale.
    UN PARADOSSO nella mia esperienza.
    Il mio merito è stato quello di "non arrendermi" ( per tutta la vita ho fatto questo ed il contrario di questo, pur di provarci a vivere ed "a fare la cosa giusta") sino a quando ho avuto il merito si essermi "totalmente arresa".

    Nel senso che, davo alla vita la possibilità di stupirmi e di accettarla come veniva.
    Ormai non avevo più regole (ne speranze), decidevo di accoglierla come essa era (non ero più io che decidevo se restare o lasciare mio marito ma lasciavo agli eventi della vita il porre in essere una decisione). Questa la riconversione dell’io? non sembra molto morale eppure… mi ha portato direttamente tra le braccia della Vita, dello Spirito dolcino e di Gianni.

    Non pretendo di essere chiara, ma di una cosa sono certa: "posso contemporaneamente prendermi tutti i meriti e nel contempo ho la percezione netta di non avere alcun merito", poichè tutto, ma proprio tutto, è dono. Ma senza di me, senza il mio sì il dono sarebbe stato vano.

    E torniamo al punto in cui mi trovo di questi tempi: COME SI ACCOGLIE UN DONO?

    Auguri per tutto. Quando ti "tocca" facci sapere, che una preghiera ci può stare.

    ti abbraccio
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  6. mariapia porta dice:

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  7. Cara Mariapia,
    ho proprio sorriso di cuore.
    Aspetto di stringere tra le braccia il nipotino, ma mi tocca contenere ancora per qualche tempo, quel tanto/poco d’ansia che pure mi assale.

    Il punto centrale, condivido in pieno, è quello che indichi tu.

    Sessantacinque anni di legami, non sempre armonici, mi hanno, però, allontanato molto dall’ essenzialità di Isabella. Ora sto faticosamente ripercorrendo la via del ritorno disponendomi a quell’abbandono di cui parla Antonio: LASCIARE LI’ TUTTO SENZA CONDIZIONI.

    Disporsi semplicemente nell’attesa di un dono che per quanto richiesto non è Meritato.

    Ed ecco il riproporsi della domanda: come si accoglie un dono?

    E’ faticoso aver goduto e ringraziato per un dono ricevuto e che ora sembra ti sia stato tolto, poichè sta evolvendosi, mutando il suo volto, assumendo ad esempio anche quello del dolore …
    Volgere attorno lo sguardo per riconoscere che lo stesso identico dono, consiste nel tutto che ti circonda. Come un frammento, riposto/donato ad ogni persona che ti sta di fronte, ma che non è sempre esattamente quello che ci si aspetta, e talvolta fatichi persino a sopportare ed accogliere come dono anche in te stessa.

    Grazie per le tue parole, che nella loro essenzialità sdrammatizzano e mi fanno compagnia.

    Ti abbraccio
    Buona Domenica a tutti
    Rosella
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  8. Caro Antonio,
    mi piace molto la tua condivisione sul significato nuovo che ha assunto per te la preghiera. Anch’io ho provato lo stesso e sulla soglia dei cinquant’anni ho imparato a pregare! Anzi, sto imparando tuttora. E questo mi fa ringiovanire dentro, mi riporta alla dolcezza dell’abbandono sorridente di quando mio padre mi prendeva in braccio, bambina, per portarmi a letto … spesso fingevo di dormire per la pigrizia di andarci da sola 🙂
    Credo che la preghiera meditata, come la impariamo e la sperimentiamo nei gruppi Darsi Pace, sia veramente il fulcro del cambiamento, il cuore del cuore del nostro lavoro.
    Come quando si getta un sasso in un lago e le piccole onde si allargano a cerchio e raggiungono l’orizzonte e vanno oltre, la pace e la benevolenza che si generano in noi all’incontro vero con il Signore
    da noi si diffondono e possono cambiare il mondo.
    Troppo grande per essere detta la mia gratitudine per chi mi sta insegnando a pregare così.

    Con affetto
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  9. Filomena dice:

    Carissimi amici,
    a proposito della nostra fatica di realizzarci nella nostra gioia più piena (espressa da ognuno nel linguaggio a lui più appropriato), vorrei accostare alla stupenda-terapeutica poesia del nostro Marco , La fioritura è lenta (presente tra i video di Stando in ascolto), una poesia di Emily Dickinson che mi ha sempre consolato nei momenti di sconforto, senza peraltro farmi desistere dal desiderio e dalla volontà di diventare più ‘ tonda’, più succosa, più bella agli occhi di Dio.
    E la voglio dedicare a tutti noi

    Fuorché le piccole misure
    nessuna vita è tonda;
    quelle si affrettano a una sfera
    si esibiscono e muoiono.
    Le più vaste crescono lentamente
    e pendono più tardi.
    Le estati delle Esperidi
    sono lunghe.

    Buona settimana di cammino
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  10. rosella dice:

    grazie Filomena.
    Ne avevo proprio bisogno.
    ciao
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  11. luca noya dice:

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  12. Filomena dice:

    Cara Rosella , caro Luca,
    grazie a voi!

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  13. Virginia Cuccioli dice:

    Ho ascoltato più volte il breve video di Antonio e devo riconoscere che mi ha toccato profondamente, soprattutto nella definizione sintetica della sua attuale preghiera raccolta nell’ossimoro " un attivo abbandono". Spero di riuscirci anch’io…
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  14. marcoguzzi dice:

    Carissima Virginia,
    in fondo tutto il processo della nostra trasformazione, ad ogni livello, consiste proprio nell’attivare volontariamente qualcosa che poi va da sé, in un equilibrio tra azione volontaria e ricezione involontaria, o, per dirla in termini teologici, tra buona volontà e grazia.

    L’arte della meditazione e della preghiera richiede perciò doti apparentemente opposte: disciplina e spirito di gioco, serietà estrema e umorismo, rigore e flessibilità, sapienza e de-menza infantile, e così via: in sintesi quel coacervo miracoloso che chiamiamo spirito umano.

    Auguri per ogni cosa.

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  15. Stefanella dice:

    Ciao a tutti,
    letta

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