Lampi – La verità è in croce in questo mondo?

Carissime amiche e carissimi amici,

in questo Venerdì di Passione ripensavo all’interpretazione che Martin Heidegger ci ha offerto del famoso frammento di Eraclito “ethos anthropo daimon”, e cioè: ciò che è più proprio alla natura dell’uomo, la sua dimora abituale, è la dimensione più abissale, quella abitata dal Dio.


Perciò l’uomo è lacerato.
L’anima umana è come bucata, sfondata sull’abisso, e quindi costantemente inquieta e malata e bisognosa di cura.
Abissale, demonica, divina da una parte, e pronta a rinnegare e a mistificare la propria infinità, dall’altra.

Questa condizione inquietante e ambigua del nostro destino terreno si manifesta in modo direi eclatante nella sorte che tocca il più delle volte a chi tenti di rimanere fedele a questa lacerazione radicale, provando anzi a dimorarvi, senza mascherarne l’abissalità, ma al contrario sondandone le potenzialità creative e rivelative.

Queste persone che restano fedeli alla loro più profonda umanità, e quindi alla verità del loro destino, sono quasi sempre e in vari modi escluse, emarginate, perseguitate, e spesso fisicamente fatte fuori dalle società alle quali appartengono, anche se poi vengono magari onorate e studiate e venerate, ma sia ben chiaro solo dopo la loro morte.

Non si rallegrino troppo però i persecutori dei giusti e degli innovatori, subito pronti a celebrare e ad incensare quelli già da tempo morti e sepolti. La loro condanna infatti è comunque segnata: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che innalzate i sepolcri ai profeti e adornate le tombe dei giusti, e dite: Se fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro per versare il sangue dei profeti; e così testimoniate, contro voi stessi, di essere figli degli uccisori dei profeti. Ebbene, colmate la misura dei vostri padri!” (Matteo 23,29-31)

Il consesso umano, in altri termini, odia (da vivo) e ama (da morto) il profeta, il saggio, o il giusto che con la sua essenzialità povera, libera, e felice, ridicolizza tutte le mascherate e le carnevalate del potere.

In ogni tempo e in ogni luogo di fronte alle persone più fedeli al mistero abissale della propria umanità, tutti gli altri, e specialmente i più vili, i più alienati, e i più ipocriti, hanno pensato più o meno in questi termini:
“E’ diventato per noi una condanna dei nostri sentimenti,
ci è insopportabile solo al vederlo,
perché la sua vita è diversa da quella degli altri,
e del tutto diverse sono le sue strade.
Moneta falsa siamo considerati da lui,
schiva le nostre abitudini come immondezze.” (Sapienza 2,14-16)

E’ questo che dimenticano gli illuministi e gli ottimisti di tutti i tempi: l’essere umano è lacerato da un demone, da un abisso che se non genera amore produce odio furibondo.
Non basta cioè una buona istruzione e un lavoro sicuro per renderci propensi alla ricerca della verità o del bene comune.
Ben più radicata e profonda è in noi la radice del male.
Ben più folle è il nostro rifiuto della verità, e ben più avanzato è l’ottenebramento cosmico della luce.

Chi non voglia soggiacere al crudelissimo teatro delle menzogne, che di epoca in epoca gli umani mettono in scena, da Caino in poi, è chiamato perciò ad una sorta di insurrezione permanente, e sarà ogni giorno corteggiato dalla seduzione o tormentato dalla persecuzione dei proconsoli e dei funzionari dei poteri tenebrosi di questo mondo.
O lo si vorrà assuefare in ogni modo all’aria mefitica della chiacchiera mondana, e renderlo così inoffensivo, oppure si tenterà direttamente di cancellarlo, di eliminarlo, di metterlo ai margini, affinché la sua semplicità non smascheri l’ipocrisia degli empi.

E allora è molto opportuno, per dribblare indenni tra seduzioni e persecuzioni, apprendere l’altissima arte dell’innocenza delle colombe, ma anche quella non meno sublime dell’astuzia dei serpenti.

Il principe Ki, ci racconta l’I Ching, dovette fingersi pazzo per non lasciarsi corrompere dalle trame della corte del tiranno Ciou Sinn.
E questo può essere un buon metodo per resistere, a volte.
Anche alcuni maestri sufi suggeriscono di fingersi un po’ scemi, e di simulare di dormire mentre si medita o si prega in presenza dei profani, per evitare che possano ridere di noi, insultarci, o peggio.

Geremia poi ci racconta di una continua persecuzione nei suoi confronti, scatenata specialmente da parte dei suoi “amici”: “Tutti i miei amici/ spiavano la mia caduta” (Ger 20,10).
Sono infatti le persone più vicine, quelle che conoscono meglio e in fondo ammirano le qualità dell’”amico”, che finiscono per non sopportare la sua presenza, e per condannarlo all’infamia o alla morte: “Se odo la calunnia di molti, il terrore mi circonda,/quando insieme contro di me congiurano/ tramano di togliermi la vita” (Sl 30,14).

Così è accaduto anche a Socrate, tolto di mezzo dai soliti custodi dell’ordine di questo mondo, proprio perché cercava senza paraocchi la verità e si proclamava ignorante e devoto e povero, in mezzo alle risse dei politicanti e all’alterigia dei “sapienti”.

Ma tutta questa tragedia del rapporto conflittuale tra la verità abissale dell’uomo e l’umanità tendenzialmente ostile alla luce dell’abisso, culmina nella spaventosa vicenda di Gesù.
Sono duemila anni che ci ripetiamo la narrazione di un evento che deve restare comunque sconcertante: un popolo intero, tutti i poteri costituiti: il Re (Erode), il Sacerdote (Caifa), il Governatore dell’Impero (Pilato), accusano un solo uomo, e decidono di farlo fuori, senza alcun motivo, che non fosse la grandezza sempre più evidente e incontestabile del carpentiere di Nazareth.

Ci viene raccontato minuziosamente che questo uomo, innocente e sapiente e buono come pochi, fu schernito e percosso da scherani e soldataglia, insultato e ridicolizzato, schiaffeggiato e fustigato e incoronato di spine, abbandonato e tradito e rinnegato da quasi tutti i suoi amici, dalle persone che aveva guarito e beneficato in ogni modo, e infine inchiodato a una croce tra due briganti, e assassinato.

Ma perché la verità ha una sorte tanto dura in questo mondo?
E perché questa storia terrificante è al centro di tutta la nostra civiltà?
Che cosa ci rivela insomma di essenziale l’abominio della croce?
Se lo chiedano coloro che negano con troppa facilità il mistero della caduta originaria e quindi sorvolano sulla spaventosa atrocità del passaggio del Cristo/Verità, e quindi in definitiva dell’intera storia terrestre, da questo mondo di menzogne alla gloria ridente, allo splendore del Regno del Padre.

E alla fine dovremmo anche chiederci: chi può resistere, chi può restare fedele alla verità vivente, specialmente quando si fa più folle e brutale e fonda l’ora delle tenebre?
Se lo chiedeva il teologo luterano Dietrich Bonhoeffer alla fine del 1942.
E la sua risposta era molto semplice.
“Chi resta saldo? Solo colui che non ha come criterio ultimo la propria ragione, il proprio principio, la propria coscienza, la propria libertà, la propria virtù, ma che è pronto a sacrificare tutto questo quando sia chiamato all’azione ubbidiente e responsabile, nella fede e nel vincolo esclusivo a Dio: l’uomo responsabile, la cui vita non vuole essere altro che una risposta alla domanda e alla chiamata di Dio. Dove sono questi uomini responsabili?”

Oggi più che mai resta e resterà saldo solo chi fonderà la propria saldezza in un punto fuori dal mondo, come cantava René Char: “Noi non apparteniamo a nessuno se non al punto d’oro di questo lampo sconosciuto a noi, e per noi inaccessibile, che tiene desto il coraggio e il silenzio”.

Il tempo della ragionevolezza “etica” è compiuto.
Viene il tempo, e
d è già ora, del totale affidamento a potenze ulteriori, interiori, altre e più nostre rispetto al nostro io che presume di sapere chi è.

Da qui, e solo da qui, da questo punto di vera libertà, oltre la sfera mortale, possiamo ripartire, ora che le catastrofiche illusioni di rinnovare l’uomo restando dentro il mondo e negando Dio, si sono infrante nelle carneficine del XX secolo.
No, il Regno autentico della verità entra nella storia goccia a goccia, e solo per la piccolissima porta del cuore di ogni uomo, che giorno dopo giorno si purifichi dall’odio, per scoprire nella propria abissalità la sorgente stessa dell’essere, al di là dei confini visibili e concepibili del mondo.

E viene e cresce il Regno anche ora, anzi ora più che mai, nonostante tutte le persecuzioni e le esclusioni che le ultime schiere dei servi dell’Usurpatore tentano di mettere in campo.

E se il nostro fosse proprio il tempo giusto per comprendere ad un nuovo livello queste verità? E per prepararci ad una inedita età della storia del pianeta terra, e dell’avvento del Regno che la rinnova?

 

 

Domenica 4 aprile, alle ore 8.30, andrà in onda su Radio Uno RAI una puntata della trasmissione Il Viaggiatore, dedicata a Etty Hillesum, e al suo significato rispetto alla Pasqua.
Parteciperanno Marco Guzzi e Fabrizio Falconi.

Commenti

  1. giovanna dice:

    Carissimo Marco, grazie per questa tua lettera che sembra proprio una risposta al dolore che provo in questo momento per la perdita di un amico che ho avuto il dono di accompagnare negli ultimi mesi della sua malattia e che, abbandonato da vivo, si appresta a ricevere onori e riconoscimenti solo ora che è morto.

    “Queste persone che restano fedeli alla loro più profonda umanità, e quindi alla verità del loro destino, sono quasi sempre e in vari modi escluse, emarginate, perseguitate, e spesso fisicamente fatte fuori dalle società alle quali appartengono, anche se poi vengono magari onorate e studiate e venerate, ma sia ben chiaro solo dopo la loro morte”.

    Questa è la sorte dei profeti!

    Auguro a tutti un’autentica esperienza di Resurrezione!

    con tanto affetto. giovanna
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  2. Ivan Malara dice:

    Campanella, uno dei tanti che si finse pazzo, scrisse prima di morire:
    "Il secolo futuro giudicherà di noi, perché il presente sempre crucifige i suoi benefattori; ma poi risuscitano al terzo giorno o al terzo secolo."

    Che "strana" sorte quella dei profeti e dei poeti, profeti e precursori del tempo, che non dileguano nell’avvenire proprio perché in qualche modo provengono da esso.

    L’abisso, la cura, la svolta… mi viene in mente il saggio di Heidegger intitolato "Perché i poeti?" dove viene descritta la situazione dell’uomo che non si rende conto neanche della povertà del tempo in cui vive, dove la notte del mondo viene mistificata in giorno dalla tecnica. Tutto viene ricondotto a un fondo che separa e confina. Ma qualcuno può ancora compiere la svolta, capovolgere l’abisso, capovolgere qualcosa che è senza fondo, e far sì che la chiusura diventi soglia, Aperto.

    Nella chiusura la morte diviene qualcosa di negativo sbattuto in faccia alla vita… eppure penso che non sia così. La morte fa parte della vita e se attraversata, se abitata, aiuta il ricordo di noi stessi che ci completa e ci permette di risorgere non più come ego-centrati, ma come uomini che hanno saputo ascoltare ed ub-audire alla Chiamata, l’Evento, dell’essere.

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  3. marcoguzzi dice:

    Carissimi, noi lavoriamo perché le cose cambino.
    Non c’è cioè rassegnazione, ma anzi chiamata all’insurrezione.
    Noi non cerchiamo la marginalità, anche se a volte la subiamo.

    Lo stesso Gesù si meraviglia del rifiuto del suo popolo, si indigna per la sordità di Gerusalemme, si infuria dinanzi alla cecità dei suoi contemporanei, che non riescono a vedere la grandezza divina del suo operare.

    Voglio dire che noi siamo chiamati sempre a gridare dai tetti e a cercare ogni forma di comunicazione, a sperare che la rete si rompa e filtri un raggio di luce e di verità, pronti anche ad accettare l’incomprensione e i margini.

    A me pare comunque che i tempi stiano maturando perlomeno per un rinnovamento culturale, per un rilancio delle grandi tematiche spirituali dell’Occidente e del Cristianesimo, per una fuoriuscita da questa pausa pranzo che dura da 20/30 anni, in cui sono emersi sulla scena quasi soltanto i mediocri e i collaborazionisti…

    Lavoriamo per questo.
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  4. rosella dice:

    … forse la Verità abita un SEPOLCRO VUOTO ora come allora. Il vuoto ri vela L’ASSENZA e lascia emergere una MISTERIOSA PAROLA

    " Entrando nella tomba vuota, il discepolo di Gesù vide e credette. Gv 20,1-9"

    Ti ringrazio Signore per il dono dell’Angelo che, rotolata la pietra, ci invita a NON TEMERE ed anche a non cercare tra i morti … (Colui che E’ VIVO).
    Signore io credo!
    AUMENTA LA MIA FEDE/fiducia/fedele NELL’ UMANITA’ che Tu ci doni RISORTA, poichè non ho altro mezzo per fidarmi DEI TUOI PROFETI

    buona giornata

    Rosella

    per Gabriella S. che l’Angelo mostri ciò che vela nel mistero, e la Sua Presenza colmi risanando sia nel corpo che nello spirito. Un abbraccio

    letta

  5. rosella dice:

    Quale sorgente può zampillare mai nel cuore di tutti noi per puruficarci? se non l’amore? senza SE e senza MA…

    Lo so che la faccio semplice, ma non vorrei che scambiassimo il profeta per l’eccezione.
    Aderendo alla nostra integrità siamo chiamati ad esserlo tutti, nessuno escluso.

    Quel che mi colpisce della frase citata da Matteo è che Gesù, dica "guai a Voi" non a coloro che hanno uscciso i profeti, ma a coloro che, avendo riconosciuto l’omicidio, se ne discostano prendendone le distanze.
    Un "Guai a voi" che sta non nella richiesta di perdono per l’omicidio commesso dai padri, ma nella pretesa estraneità ai fatti, come se non si fosse "la Stirpe di…".

    Mi colpisce molto questo e mi richiama pensieri inerenti ad altri post.
    Come quello in cui Giovanni Paolo II chiede "perdono" per il male compiuto dalla Chiesa nel passato, e nel quale Marco Guzzi mi/ci chiarisce le idee.

    Bene …faccio spazio…
    buona giornata.
    Rosella

    letta

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