La meditazione – Sogyal Rinpoche – La pratica costante, sempre

Ero entrato velocemente, come al solito, da Feltrinelli alla ricerca di un titolo che mi mancava quando, passando davanti alla sezione di saggistica, mi sono sentito chiamare da un libro che sporgeva di poco dallo scaffale, non so se vi è mai capitato… L’ho preso al volo, uno sguardo al titolo: Il Libro Tibetano del Vivere e del Morire (Ubaldini editore – Roma), alle note dell’autore: Sogyal Rinpoche, ai risvolti di copertina .. e ho capito che mi chiedeva di leggerlo… Ho iniziato lentamente ad addentrarmi nel testo e … sono rimasto colpito nel trovare esattamente, e se si può ancora di più, proprio quello dovevo trovare, in questo momento, incredibile mi sembrava di ascoltare la Voce dei nostri corsi sulla meditazione, la sua necessità, il suo significato e l’importanza della sua pratica… in un libro trovato per caso (?)
Dunque non mi resta che parlarvene, se non altro delle cose che pure essendo solo all’inizio del saggio mi paiono quanto mai scritte esattamente per noi.

Ho all’attivo ormai, dopo tanti anni passati sui percorsi tracciati da Marco, notevoli ed irreversibili cambiamenti, che rendono solo un vago sbiadito ricordo quello che ero prima, avendo metabolizzato alcune attitudini che oggi scandiscono in meglio la mia vita quotidiana, ma una cosa mi era rimasta sempre ostica : la meditazione. Pur provando e riprovando diligentemente nel corso degli appuntamenti durante gli incontri, ho sempre faticato a .. concentrarmi, a non distrarmi ad arrivare in quello stato di autentica sospensione che è l’obiettivo. E la frustrazione che si generava dal dolore alla schiena alle molteplici distrazioni e a quel tarlo che continuava a dirmi: ma quando la pianti e pensi alle cose più serie che devi fare?? Mi mortificava ogni volta… E allora non mi sono mai messo veramente a praticare per conto mio.
Ma ora non più. Questo testo mi ha spinto come si doveva nella direzione giusta, dicendomi forse qualcosa di più ed in modo diverso, forse proprio accogliendo e destrutturando chirurgicamente tutti i miei preconfezionati concetti a riguardo.

Il testo inizia con una interessante riflessione sulla morte parlando dell’impermanenza e dice:
“Se la morte avvenisse un’unica volta, non avremmo modo di conoscerla. Ma per nostra fortuna la vita è una continua danza di nascita e morte, la danza del cambiamento. Quando ascolto il rumore di un torrente di montagna, le onde che si frangono sulla spiaggia o il battito del mio cuore, sto ascoltando il suono dell’impermanenza. Tutti questi mutamenti, queste piccole morti, sono la nostra viva connessione con la morte. Sono le pulsazioni della morte, il battito del suo cuore, che ci spingono a lasciare andare le cose a cui ci afferriamo.”

E prosegue poi parlando della natura della nostra mente.
“vita e morte sono nella mente e in nessun altro luogo”
Affronta quindi il Guardare dentro
“La nostra mente ha due possibilità: può guardare fuori o guardare dentro.
Proviamo a guardare dentro.
Questa piccola inversione di tendenza fa una differenza enorme, e potrebbe revocare i disastri che minacciano il mondo” ….”Guardare dentro ci spaventa, perché la nostra cultura non ci offre indicazioni su ciò che troveremo. Potremmo addirittura pensare che c’è il rischio di impazzire. E’ l’ultima risorsa e una delle tattiche più ingegnose dell’io per impedirci di scoprire la nostra vera natura” …”L’idea stessa di meditazione può far paura. Sentir parlare di ‘non io’ o ‘vacuità’ suscita in alcuni l’idea di essere sbalzati fuori da una navicella spaziale.”… “Niente più lontano dalla verità”
Segue il capitolo 5 “Riportare la mente a casa” che si apre così:
“Imparare a meditare è il dono più grande che possiate fare a voi stessi in questa vita” … “La meditazione è riportare la mente a casa, e il primo passo è la pratica della presenza mentale”

E su I metodi della meditazione riporta queste luminose osservazioni:
“… la meditazione non è altro che abituarsi a praticare la meditazione… Mettendo costantemente in pratica il metodo, la meditazione si produce a poco a poco” “ma l’aspetto più importante della meditazione è di gran lunga il suo spirito, non la tecnica: il modo abile, ispirato e creativo con cui pratichiamo e che potremo chiamare la ‘postura’ “ C’è un legame tra la posizione del corpo e lo stato della mente. Mente e corpo sono interrelati, e la meditazione sorge spontaneamente se la postura e lo stato mentale sono ispirati”
Seguono quindi numerose indicazioni sui metodi (tre), dei quali il primo e quello ‘Osservare’ il respiro, e sulle tecniche pratiche di esecuzione con tutti, ma proprio tutti gli inconvenienti e le distrazioni che capitano ai principianti e non, e tanti utili suggerimenti, commenti, analisi degli errori più comuni, per … non mollare!
Così ho fatto e la situazione è cambiata radicalmente, ora mi dedico (quasi) quotidianamente alla pratica e ho scoperto semplicemente che si migliora solo facendo, senza abbattersi troppo per l’ansia dei risultati … verranno da soli.. e che la giornata inizia decisamente meglio dopo una meditazione.

Il testo è ancora molto lungo, io sono solo agli inizi, ma mi sembra di importanza significativa alla luce del lavoro dei nostri gruppi, come se non aspettassi altro da leggere proprio qui, proprio ora.
Dunque alle prossime coincidenze.
Buone meditazioni a tutti.
Marco F.

P.S. :
Proverò a ricercare su YouTube dei filmati in italiano, o con sottotitoli, di questo straordinario
maestro di origini tibetane, Sogyal Rinpoche, che ha ormai centri e scuole in tutto il mondo,
non da noi ovviamente, ma ho trovato molto poco; invito quindi chi avesse maggior fortuna
a farlo sapere. Grazie.

Commenti

  1. rosella dice:

    Marco F. grazie per tutto questo che ci hai donato…
    sai “siamo sulla buona strada” potremmo aver imboccato la via per la soluzione dei più fondamentali “bisogni” del genere umano: la fame e la sete.
    sorridiamo insieme tratto da ANSA.it

    NEW DELHI  – Un asceta indù sopravvive senza mangiare e senza bere da 74 anni. L’uomo, che si chiama Prahlad Jani e ha 82 anni, si trova sotto esame in un ospedale dello stato settentrionale del Gujarat, secondo quanto riporta Ahmedabad Mirror. Un team di medici del Defence Institute of Physiologist and Allied Science (Dipas), un centro di ricerca della difesa, intende scoprire qual è il segreto di questa sua straordinaria capacità di resistenza, dovuta a un’antica tecnica di meditazione yoga. Jani era già stato esaminato nel 2003 da un’altra squadra di medici, che non erano riusciti a spiegare scientificamente il fenomeno. Sembra che lo “yogi”, che si trova in perfetta salute, “sia capace di produrre urina nella sua vescica e poi in base alla sua volontà di rimandarla in circolo” spiega il medico Sudhar Shah. Nato in un povero villaggio del Gujarat, il santone sostiene di aver ricevuto questi suoi poteri speciali da una divinità all’età di otto anni. La tecnica è conosciuta come “breatharianismo” e consiste nel raggiungere con il potere mentale il totale dominio delle proprie funzioni corporee

    buona giornata a tutti e
    meditate gente, meditate
    perchè io no?
    rosella

  2. Carissimo Marco, molto belle le note che ci proponi.
    E’ sempre piacevole e sorprendente scoprire che le vie della meditazione finiscono sempre per coincidere sui punti essenziali: sviluppo della concentrazione, della consapevolezza del respiro, degli stati di presenza/vacuità/infinità, etc.

    Come sai, nei nostri Gruppi fin dal primo anno iniziamo una pratica che dovrebbe divenire quotidiana, mentre a metà del 2° anno la pratica meditativa si compie in quella più propriamente di preghiera cristiana.

    Ormai sappiamo che arrivare ad una regolarità quotidiana, direi ad uno stile di vita meditativo, è un processo molto differenziato.
    Ci sono persone che dal primo incontro riescono a trovare questa regolarità, altre che la raggiungono in seguito.
    E’ certo d’altronde che la regolarità delle pratiche, non solo quella meditativa/contemplativa, ma anche quella di autoconoscimento psicologico, e di approfondimento culturale, costituisce la forza del nostro lavoro e la dinamo della trasformazione, cui desideriamo collaborare, Deo concedente, e cioè con l’aiuto di Dio.

    Auguri allora per questa nuova e più forte fase del tuo/nostro cammino.
    Un abbraccio. Marco Guzzi

  3. Giuliana dice:

    Un’amica mi ha regalato un libro che raccoglie pensieri di maestri dell’India e ogni giorno ne leggo una pagina. Questa mattina le parole di Krishnamurti.

    La parola “meditazione” non significa soltanto ponderare, riflettere, sondare, esaminare, soppesare; in sanscrito ha anche un significato molto più profondo del “misurare”, ossia “diventare”.

    La frequentazione dei corsi di Marco mi ha aperto la strada della meditazione e pur tra alti e bassi, tra momenti di gioia e momenti di frustrazione sento il bisogno di perseverare per trovare la “misura”
    Mi incoraggia sapere che in questo “diventare” non siamo soli e, soprattutto, mi rincuora sentire una voce maschile.
    Grazie. Giuliana

  4. Chiara De Dominicis dice:

    E’ veramente interessante vedere le proprie resistenze alla pratica quotidiana .
    Ho iniziato i primi corsi di meditazione e poi i gruppi di Marco circa dieci-dodici anni fa’ e solo ultimamente pratico la meditazione con regolarità quotidiana .Ma non mi rammarico di questo lungo cammino ,E’ un po’ come un fiore molto molto prezioso di una pianta antica che ci mette anche venticinque anni a sbocciare in alcuni casi .Anzi amo la mia storia spirituale- meditativa piena di cadute ,di momenti di fervore combattivo e di laghi di dolcezza infinita come un figlietto che cresce insieme a me .
    Certo è che senza il sostegno e la forza del gruppo non ce la farei .
    Il libro è bellissimo Marco grazie per avercelo ricordato .
    Ps il sito nuovo mi piace ,ma mi sembra piu’ difficile inserire i commenti perchè mi appare piu’ tardi il box dove scrivere .comunque ora ho capito come si fà –
    Baci a tutti

  5. Filomena dice:

    Penso che se tutta l’umanità, ma dico proprio tutta quanta insieme, potesse raccogliersi in meditazione contemporaneamente una sola ora, il mondo guarirebbe. E il più grande non senso, la guerra, non avrebbe più spazio alcuno

    grazie a voi tutti
    Filomena

  6. Marco Maria Munari dice:

    Salve Marco,
    da qualche giorno non c’è più il sito http://www.marcoguzzi.it. Non capisco se è il mio computer oppure un problema tecnico del server. Mi farebbe una grande cortesia se mi aiutasse a risolvere il problema solo per il fatto che il sito è molto bello e interessante.
    Cordiali saluti.
    Marco

  7. Anonimo dice:

    Carissimo Marco,
    grazie tanto per questo tuo post. Tu sai che condivido e ho condiviso le tue stesse difficoltà riguardo alla pratica meditativa, rispetto alla quale io spesso ho provato insofferenza (soprattutto relativamente alle svariate tecniche che vengono insegnate dalle diverse scuole).

    In questo senso per me è stato molto utile l’approccio che mi è derivato dalla lettura di Krishnamurti – il quale propugnava la liberazione totale dalle varie ‘scuole’ o ‘tecniche’ di meditazione.

    Leggendo K. ho cominciato a capire che la meditazione è uno stato della coscienza che si può raggiungere, che è possibile raggiungere davvero con il silenzio, il respiro, la concentrazione, ma soprattutto l’osservazione in-giudicante.

    Bellissimi i testi che hai riportato.

    Comunque da una rapida ricerca mi sembra invece che su Youtube si trovino vere tonnellate di materiale sul buon S.Rinpoché. Il suo inglese fra l’altro sembra anche comprensibile.

    Questo è un video in cui spiega la meditazione:

    http://www.youtube.com/watch?v=EaEjSf8hsxI

    Un caro saluto a tutti.
    f.

  8. Fabrizio F. dice:

    Carissimo Marco,
    grazie tanto per questo tuo post. Tu sai che condivido e ho condiviso le tue stesse difficoltà riguardo alla pratica meditativa, rispetto alla quale io spesso ho provato insofferenza (soprattutto relativamente alle svariate tecniche che vengono insegnate dalle diverse scuole).
    In questo senso per me è stato molto utile l’approccio che mi è derivato dalla lettura di Krishnamurti – il quale propugnava la liberazione totale dalle varie ’scuole’ o ‘tecniche’ di meditazione.
    Leggendo K. ho cominciato a capire che la meditazione è uno stato della coscienza che si può raggiungere, che è possibile raggiungere davvero con il silenzio, il respiro, la concentrazione, ma soprattutto l’osservazione in-giudicante.
    Bellissimi i testi che hai riportato.
    Comunque da una rapida ricerca mi sembra invece che su Youtube si trovino vere tonnellate di materiale sul buon S.Rinpoché. Il suo inglese fra l’altro sembra anche comprensibile.
    Questo è un video in cui spiega la meditazione:
    http://www.youtube.com/watch?v=EaEjSf8hsxI
    Un caro saluto a tutti.
    f.

  9. Caro Marco Munari, hai ragione, il mio sito è stato off line per alcuni giorni.
    Proprio adesso è tornato on line, alleluja!
    Evidentemente siamo un po’ sotto una tempesta tecno-distruttiva….
    Ma, come vedi, resistiamo, e… risorgiamo.
    Grazie e auguri.
    Marco Guzzi

  10. GABRIELLA dice:

    Il traguardo che ho raggiunto in questi ultimi tempi non è proprio la meditazione quotidiana (ci arriverò spero) ma cogliere qualsiasi occasione per immergermi nel silenzio e liberarmi dai pensieri. In fondo è il primo passo verso la meditazione. Eppure mi accorgo che il silenzio non piace ai più…e allora si parla al cellulare ad alta voce, si accende la radio a tutto volume, si cercano i posti più affollati.
    Invito al silenzio e il resto verrà da se!
    Spero che finisci presto il libro Marco così me lo passi. Baci Gabry.

  11. Marco F. dice:

    Ringrazio veramente di cuore tutti i generosi contributi che, come perle preziose, avete voluto donare, e che aiutano a migliorare le riflessioni stimolate dal nostro percorso.
    Auguro a tutti di poter intraprendere senza ripensamenti la via della meditazione che ci mantiene saldi nello Spirito.
    Mi riprometto di tornare quanto prima sul seguito di questo straordinario testo, di cui vi ha detto, che sto approfondendo,… le coincidenze con il nostro lavoro sono Illuminazioni.
    Un caro abbraccio a tutti, per crescere insieme.
    Grazie.
    Marco F.

  12. Filomena dice:

    Caro MarcoF, caro MarcoG e cari tutti,
    aggiungo una riflessione che mi ha fatto conoscere una mia carissima amica, monaca benedettina. L’ho trovata interessante e pertinente e spero così sia anche per voi.
    E’ tratta dal blog di Matias Augé.
    Si intitola ‘La struttura del respiro e la struttura della Messa’

    ” Qualcuno ha detto che il respiro è la vita stessa perché inizia con una inspirazione e termina con una esalazione. I cultori dello Yoga danno grande importanza all’addestramento alla respirazione. Il respiro, nella sua struttura, è ritenuto un’immagine determinante per l’autorealizzazione dell’uomo, per la sua umanizzazione. Esso si compie in quattro momenti: nell’accettare, lasciare, diventare una cosa sola, diventare nuovo. Ogni via verso l’autorealizzazione passa attraverso queste quattro tappe. Ciò vale tanto nell’ambito psicologico che in quello spirituale. Noto che questi quattro momenti del respiro e dell’umanizzazione costituiscono anche la struttura della celebrazione eucaristica. Possiamo spiegarne la dinamica prendendo a prestito le teorie di alcuni terapeuti.

    Dicevamo che il primo momento è ACCETTARE. L’accettare avviene nella prima parte della Messa, in cui facciamo l’atto penitenziale e, in seguito ascoltiamo le letture bibliche. Nell’atto penitenziale si tratta di accettare noi stessi, con le nostre luci e le nostre ombre. Ci accettiamo davanti a Dio come siamo. Ponendoci insieme davanti a Dio e sperimentando il suo perdono, ci sentiamo membri della comunità, accettati da Dio e dai fratelli. Sempre a questo primo momento appartengono le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento, in particolare del Vangelo. Accettare noi stessi vuol dire accettare anche, alla luce della Parola rivelata, l’immagine che Dio propone di noi stessi, accettare in particolare la nostra inviolabile dignità che si riflette nel messaggio e nella vita di Cristo.

    Il secondo momento dell’umanizzazione è il LASCIARE. Nella seconda parte della Messa celebriamo il supremo donarsi di Cristo sulla croce. Nella sua morte Gesù si è completamente abbandonato e donato al Padre, ha lasciato ogni suo futuro nelle mani del Padre. Se noi nella celebrazione dell’Eucaristia, al seguito di Cristo, diciamo sì alla croce, diciamo sì anche alla vita, diciamo sì alla vita divina che sgorga dalla croce per noi. Lasciamo la nostra vita per ritrovarla. La croce si converte nella libertà e grandiosità della risurrezione.

    Il terzo momento sulla via dell’autorealizzazione è il DIVENIRE UNA COSA SOLA. Avviene nel convito sacro, nella comunione quando mangiamo e beviamo il corpo e il sangue di Cristo. Se Dio è una sola cosa con me, posso divenire una sola cosa con me stesso, essere in accordo con la mia vita, col mio corpo, con i miei lati oscuri e luminosi, con le mie capacità e le mie debolezze; posso deporre le armi, smettere di combattere contro me stesso e diventare una sola cosa con me stesso in Dio, in pace con Dio e con gli uomini. Infatti il divenire una sola cosa non si riferisce solo a noi stessi, ma anche al nostro rapporto con il prossimo. Nella comunione tutti noi mangiamo dello stesso pane e beviamo dello stesso calice e così diventiamo tutti insieme una cosa sola: “Ti preghiamo umilmente: per la comunione al corpo e al sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in un solo corpo” (Preghiera eucaristica II).

    Il quarto momento dell’autorealizzazione è il DIVENTARE NUOVO. Quando siamo diventati una sola cosa con Cristo, noi pure siamo diventati nuovi, rinnovati, ricreati, mediante il suo Spirito. Dice san Paolo: “se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove” (2Cor 5,17). Usciamo dalla celebrazione eucaristica rinnovati, pronti ad affrontare le insidie del quotidiano. Una delle formule di congedo della Messa esprime questo concetto quando dice: “Glorificate il Signore con la vostra vita. Andate in pace”. ”

    Con l’augurio di una serena nuova settimana
    Filomena

  13. Mariapia dice:

    Caro Marco,
    ho acquistato, su tuo suggerimento,il libro di Sogyal Rinpoche. Veramente interessante e utilissimo per spronarci a meditare. Anch’io incontro difficoltà in questa pratica, ma con la costanza e la pazienza spero di migliorare.
    A pagg. 126-127 trovo una considerazione che può ulteriomente spingerci verso il nostro lavoro di liberazione e crescita spirituale ed è anche in sintonia con quanto afferma il personaggio del brano del film Nostalghia,quando parla del baratro verso il quale ci avviamo.( vedi post di Fabrizio) Condivido perciò con voi quanto è scritto nel libro dell’autore tibetano:
    ” In altri tempi e culture, la via della trasformazione spirituale era riservata a un numero relativamente piccolo di persone. Ma oggi, se il mondo vuole essere salvato dai pericoli interni ed esterni che lo minacciano, una buona parte dell’umanità deve cercare la via della saggezza. Nella nostra epoca di violenza e disintegrazione, la visione spirituala non è un lusso elitario, ma un fatto vitale per la nostra sopravvivenza. percorrere la via della saggezza non è mai stato così urgente e così difficile. La società è votata quasi totalmente all’esaltazione dell’io, con le sue tristi fantasie di successo e di potere, e l’ammirazione va proprio a questi agenti di avidità e di ignoranza che stanno distruggendo il pianeta. (…)
    Nella tragicità della situazione c’è un valido motivo di speranza: il fatto che gli insegnamenti spirituali di tutte le grandi tredizioni mistiche sono ancora a disposizione.”
    Dunque mettiamoci di impegno al lavoro…!

  14. Marco F. dice:

    Sento il dovere, oltrechè il piacere, di ringraziare ancora una volta tutti i contributi, ma in particolare gli ultimi pervenuti:
    cara Filomena, leggo sempre attentamente ogni tuo scritto, che sento profondamente meditato e tessuto di poesia, conosco la monaca benedettina di cui citi e ti ringrazio per la sapiente riflessione offerta sul respiro…
    cra Mariapia, mi rendi molto felice per aver deciso di condividere la lettura di S. Rinpoche, come avevo detto sono tutt’ora immerso nella scoperta di questo testo e proprio l’altro ieri mi sono soffermato sul passo che hai così efficacemente evidenziato sentendo la straordinaria coincidente risonanza con la nostra attualità… Sono sicuro che avremo modo di riparlare di questo testo prezioso …
    Grazie davvero di cuore.
    Una buona giornata … di riflessioni…
    Un abbraccio con affetto.
    Marco F.

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