Elena: una libera ricerca dentro la Chiesa

“Quello che dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perchè dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli nemmeno con un dito” (Mt 23,1-5)

Nella testimonianza di Elena si avverte lo sforzo, molto comune in chi frequenta i Gruppi “Darsi Pace”, di coniugare la fede cristiana con la cultura moderna e di trovare una sintesi nuova tra la libertà di ricerca e l’adesione al messaggio evangelico.
Si tratta di conciliare la valorizzazione della coscienza e della soggettività individuale, con l’obbedienza a quel patrimonio di valori e di sapienza che la Chiesa Cattolica, nonostante tutti gli errori di cui oggi non esita a pentirsi, ha custodito per secoli.
Molte conquiste della modernità non sono state ancora acquisite pienamente in ambito cattolico.
“Gli altri” le hanno accolte, deducendone come conseguenza la fuoriuscita dalla Chiesa, colpevole di aver talvolta oscurato e contraffatto il messaggio di cui era portatrice.
Una di queste conquiste è l’uscita dallo “stato di minorità”, che per il filosofo Immanuel Kant, era la formula che meglio riassumeva lo spirito dell’Illuminismo, di quella grande epoca di ‘setaccio’ della storia e delle culture in nome della ragione, che è alla base dell’epoca moderna.
“…Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro…..La gran parte degli uomini…….si accontenta molto volentieri di rimanere “minorenne” per tutta la vita. Questa condizione è dovuta o a pigrizia (non assumersi le proprie responsabiltà è una scelta comoda), o a viltà (non si ha il coraggio di cercare la verità). In ogni caso il risultato di questa non-scelta è la facilità per i più scaltri (o i più potenti) di erigersi ad interessati tutori di costoro…..” (da Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo?, 1784).

In tal senso, quello che Gesù dice contro i sacerdoti del suo tempo, che fanno del potere sacrale un abuso, andrebbe stampato a caratteri cubitali in tutti i luoghi del potere. Perché dal rischio di un tale abuso non va esente nessun uomo e nessuna donna di potere, sacro o profano che sia.
Ciascun genitore, ciascun insegnante, ciascun prete, per non parlare dei politici, chiunque eserciti una funzione di autorità e abbia un qualsiasi compito educativo, può facilitare l’ingresso nella vita o chiuderne, in modo più o meno grave, le porte. Può favorire la crescita delle persone che gli sono affidate e che sono in uno stato di debolezza e di inferiorità, oppure opprimerle, in maniera più o meno consapevole, con il ricatto, con la paura e con il senso di colpa. O anche, semplicemente, con un comportamento omissivo che impedisca l’accesso alla verità.
Se l’autocritica e la conversione dei potenti sarebbe sempre auspicabile, possibilmente prima che vengano rovesciati dai troni, il grande pensiero filosofico moderno ci insegna comunque che il processo di liberazione parte sempre dal basso, dagli oppressi, che prendono coscienza della loro condizione di minorità e non accettano più di sottostare all’autorità di cattivi maestri.
Solo una persona libera, matura, potrà vivere e sondare i grandi limiti della ragione, e accettare di arrischiarsi consapevolmente nell’atto di fede, mantenendo quel legame con la tradizione che può preservare da deviazioni, derive e illusorie contraffazioni.
Solo una persona così potrà diventare ‘adulta nella fede’, come oggi auspica Papa Benedetto XVI per tutti i credenti.
Ben venga allora la libera ricerca, il desiderio di scoprire il nuovo, l’educazione alla responsabilità e alla creatività storica! Ben venga la sperimentazione di nuovi itinerari formativi che diano respiro e che sappiano infondere l’entusiasmo per inedite avventure dello Spirito!
Allora potrà risplendere, come accade nelle lucide parole che Elena ci regala, la bellezza di un’appartenenza, ad una comunità e alla propria storia, che può rivelarsi salvifica.

Commenti

  1. michele dice:

    Intanto quello che noi assistiamo è l eresia silente della chiesa,quella eresia che disorienta tanti fedeli e li allontana,i seminari sono vuoti,la Madonna di Fatima ha detto ciò che riguardava il terzo segreto si doveva rivelare nel 1960,cosa disattesa dai Pontefici relativisti succedutesi,che hanno preferito il relativismo di tutte le religioni che assumere la verità del dogma cattolico,Sant Agostino diceva”extra ecclesiam nulla salus”, ed è proprio nel 60 che la Chiesa ha abbandonato la verità del dogma cattolico,sostituendolo con il dialogo,infatti assistiamo che di fatto è sparito lo spirito missionario,sostituito dall aiuto umanitario,la gente ormai è estraniata da ciò che dice la Chiesa,il famoso “vietato vietare” o “l obbedienza non è più una virtù” sono penetrati fin dentro i seminari non hanno fatto altro che danni,e noi oggi ne paghiamo le conseguenze anche in campo sociale,una analisi seria deve partire da lì,da dove nasce la malattia,tutto il resto è un girare a vuoto,la Chiesa deve recuperare il suo Depositum Fidei( come ha chiesto la Madonna di Fatima),cosa che sta tentando di fare questo grande Papa che si batte contro il relativismo passato e presente.

  2. Uno ascolta la testimonianza di Elena, sente l’umiltà del suo sforzo interiore, il desiderio di restare nel solco della Chiesa, l’ironia e la curiosità della mente e del cuore e avverte l’immediata fratellanza nello spirito del Vangelo. Poi legge le parole di Michele, tutto imperativi, giudizi tristi, cupi e arcigni su tutto, te lo immagini lì risentito e col ciclio alzato, con toni tanto simili a quelli dei farisei che con le stesse argomentazioni crocifissero Cristo e si domanda: ma cosa significa per uno come Michele la frase di Gesù “il mio giogo è leggero”? Si è mai posto il problema di essere leggero quando parla di Dio?

  3. Caro m non mi cogli in castagna,il cilicio lo usava anche Paolo VI Papa conciliarista,che però ebbe il coraggio di denunciare il fumo di satana, penetrato nella Chiesa,è troppo facile spizzicare delle frasi dal Vangelo per dire il Vangelo secondo me,dire delle mezze verità vuol dire delle falsità questo lo dicono le Upashinad,quindi non accontentiamoci di essere dei cattolici a metà,ma difendiamo nelle nostre possibilità il vero deposito della fede,quello che faceva dire a san Paolo”Per questo dichiaro solennemente davanti a voi,che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero,perchè non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio”.(Atti 20-17)

  4. Giusto caro Michele, non accontentiamoci di essere cattolici a metà: sei disposto a essere “anche” un cattolico che promuove il “giogo leggero”?

  5. michele dice:

    Caro m io voglio seguire Gesù alle sue condizioni non alle mie,il mio Vangelo personale non converte nessuno,ma serve solo per aumentare la mia vanagloria,anche se dimostrassi che lavoro nella vigna del Signore.”Se qualcuno vuol venire dietro me,rinneghi se stesso prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”(Lc.9,23)

  6. vabbè Michele, ho capito: anche tu ti sei fatto il tuo Gesù personale, che – a differenza di quanto scritto sul vangelo e confermato dal Concilio – è incapace di portare leggerezza, misericordia e gioia nel mondo, ma solo condanna, pesi e colpe. E’ un Cristo a metà di cui tu prendi solo la parte più cupa e pesante, escludendo quanto di liberante e tenero c’è nel Nuovo Testamento.
    Per quanto mi riguarda non sei meno eretico di un seguace new age.

  7. michele dice:

    Non mi interessano le polemiche,noto però con un certo piacere i nervi scoperti di certi cristiani post conciliari,che buttano alle ortiche la bimillenaria tradizione della chiesa,per far assurgere a dogma solo il Concilio Vaticano II,evidentemente sono a corto di argomenti e preferiscono buttare via l acqua sporca con il bambino, essere considerato un eretico dai custodi dell ortodossia liberal-cattolica mi fa ben sperare per la salvezza della mia anima.

  8. Ok, Michele, ho capito solo che continui a eludere la domanda che ti ho fatto e ripeti le tue tiritere a senso unico: dov’è in te la leggerezza e la misericordia del Vangelo? Perchè non accetti questa parte del messaggio di Cristo? Ti ripeto, sempre che ti va di dialogare sul serio: dov’è la compassione per il fratello, la promessa di gioia, la leggerezza del giogo, in tutto quello che scrivi? Lo dico non polemicamente, ma sul serio, per capire un po’ perchè continui a tagliare fuori dal tuo credo parole che sono scritte sul Nuovo Testamento.
    Detto questo, non illudendomi che tu voglia rispondere a domande tanto semplici, aggiungo: ma cos’è che ti attira tanto in un sito come Darsipace? Forse che qualcosa in te ti sta dicendo che è arrivato il momento di mollare un po’ ‘sto personaggio da inquisitore domenicano del sedicesimo secolo?

  9. michele dice:

    Caro m penso e spero che in un sito liberal come Darsipace,in cui il giogo di Dio è più leggero che dalle altre parti,anche un inquisitore domenicano del sedicesimo secolo possa esprimere la sua opinione liberamente,senza farsi troppi scrupoli, e senza essere costretto a dire quello che fa piacere sentire a te.

  10. Come ti avevo facilmente predetto, anche questa volta, ed è la quarta che provo, non hai risposto alla domanda, forse perchè non hai nulla da dire. Rinuncio.
    In compenso hai ragione: il nostro sito è liberale, perchè accoglie anche quelli che rinnegano pagine intere del Cristo e pontificano di essere gli unici a conoscere il Cristo. Benvenuto.

  11. Cari Michele e Massimo,
    grazie della vivacità dei vostri contributi e della capacità di entrambi di mantenere aperto il dialogo, nonostante la diversità di posizioni.
    Sicuramente il rischio di farci ognuno una Chiesa a propria personale misura è sempre dietro l’angolo, e l’accusa di eresia può essere rivolta di volta in volta agli “altri”, a “quelli che stanno fuori”, o alla stessa Chiesa Istituzionale, colpevole, secondo Michele, di avere abbandonato il dogma cattolico, sostituendolo con il dialogo.
    Io continuo a pensare che il disorientamento e l’allontanamento di tanti fedeli dipenda da una carenza di dialogo, da non aver ancora proceduto con sufficiente energia nella rincorsa verso la modernità, nella misura in cui questa è stata un elemento di purificazione e di evoluzione, e non nelle sue derive ‘relativistiche’.
    Purtroppo non riusciamo ancora a disarmare il nostro cuore quando parliamo di certe cose e scatta immediatamente la dinamica attacco/difesa.
    E’ mai possibile che le guerre di religione siano ancora così vive dentro di noi? Anche io sono molto sensibile quando sento che mi si vuole riportare nell’Egitto di antiche schiavitù. L’attuale Pontefice-filosofo è imbevuto di Illuminismo e di Kant. Uscire dallo stato di minorità significa anche assumersi il rischio di essere ‘presuntuosa’ e ‘arrogante’, confidando nel proprio naso, ma soprattutto in Colui che ha il potere di guidare la nostra vita e la nostre storie sulla via della verità tutta intera, che, come ci viene promesso, ci renderà liberi.
    un saluto
    paola

  12. michele dice:

    ” I risultati che hanno seguito il Concilio sembrano crudelmente opposti alle attese di tutti…lì si aspettava un balzo in avanti e ci si è trovati di fronte a un processo progressivo di decadenza…Vie sbagliate…hanno portato a conseguenze indiscutibilmente negative”(J.Ratzinger in V.Messori Rapporto sulla fede,ed.Paoline 1985)

  13. Proseguo, a colpi di citazioni pontificie, citando Massimo Introvigne, che scrive di recente: (http://www.cesnur.org/2010/mi-papa-fatima.html)
    In Portogallo il Papa torna su questi temi: e il discorso del 12 maggio a Lisbona rivolto al mondo della cultura è destinato a prendere posto fra i discorsi principali del suo pontificato. Qui, come di consueto, il punto di partenza è il Vaticano II, “nel quale la Chiesa, partendo da una rinnovata consapevolezza della tradizione cattolica, prende sul serio e discerne, trasfigura e supera le critiche che sono alla base delle forze che hanno caratterizzato la modernità, ossia la Riforma e l’Illuminismo. Così da sé stessa la Chiesa accoglieva e ricreava il meglio delle istanze della modernità, da un lato superandole e, dall’altro evitando i suoi errori e vicoli senza uscita”. Benedetto XVI invita dunque a distinguere nella modernità le domande in parte giuste e le risposte sbagliate, i veri problemi e le false soluzioni, le “istanze”, di cui la Chiesa si è fatta carico nella loro parte migliore – ma “superandole” –, e gli “errori e vicoli senza uscita” in cui la linea prevalente della modernità ha fatto precipitare queste istanze, ultimamente travolgendo e negando quanto nel loro originario momento esigenziale potevano avere di ragionevole e di condivisibile.
    Per il Papa la modernità come plesso di esigenze può e deve essere presa sul serio e diventare oggetto di discernimento. La modernità come ideologia dev’essere invece oggetto di una rigorosa critica.

  14. rosella dice:

    Ritengo di comprendere il significato di “minorità” come spiegato nell’articolo; ciò che mi pare essere stata (ormai ieri) la difficoltà è quella di aver corso il rischio di buttar via con l’acqua sporca anche il bambino.
    Oggi mi sembra che questa nuova ricerca di una appartenenza: adulta libera e matura, poggi su una evoluzione – se il problema è il “relativismo” esso lo si supera con un’ attenta osservazione della realtà.
    Da qualsiasi punto di vista (persino dal mio osservatorio familiare, senza testi e senza diplomi) non posso non riconoscere che “io sono tu che mi fai” si esplicita in TUTTO E’ RELAZIONE che è esattamente il superamento del relativismo (la morte sua diremmo).
    L’egocentrismo ti fa consistere come nato sotto un cavolo, neppure la cicogna ti ci porta più. (Le metafore sono tutte “puramente casuali” e l’intervento scritto nel primo pomeriggio, ora sto solo ultimandolo)
    Grazie Elena, mi riconosco moltissimo in ciò che dici, ed anch’io auspico che i nostri Pastori abbiano il coraggio di acquisire, loro per primi, quelle competenze di esperienza necessaria ad iniziarci alla preghiera come incontro con l’amore di Cristo, con lo Spirito che procede tra Padre e figlio.
    ore 22

    Caro Michele, noi siamo sempre sintonici nella nostra diversità, usiamo le medesime metafore (forse che stai pensando anche tu a Gabriele? son servite tutte le tue preghiere, credimi! e grazie)
    Ritengo che la storia umana, nelle sue varie ere evolutive, non differisca molto dalle età della vita.: ciò che alimenta un neonato non è adatto/sufficiente a 20 anni (ciò che andava bene agli inizi del ‘900 ora non basta più) Nel senso che anche nella nostra storia personale noi “conosciamo Dio”, ne facciamo esperienza in vari modi. Son sempre colpita dal fatto che nel santo Rosario, si parta con i misteri del GAUDIO per passare solo dopo a quelli del DOLORE.
    Necessita una certa consapevolezza adulta per “decidere” di salire a Gerusalemme, affidandosi al Padre che ti pone nelle mani dell’uomo. Anche Gesù prima di salire a Gerusalemme, ha visto la LUCE ed ha seguito pure il Padre Suo “perdendosi” tra i dottori nel Tempio, senza essere troppo obbediente alla Madre che amava tanto e che normalmente seguiva obbediente come quando ha trasformato l’acqua in vino alle nozze.
    Insomma per dire che la via del calvario che conduce all’interno del comandamento nuovo “amatevi gli uni gli altri come io vi ho amato” è un percorso lungo e paziente; benigno, come dice Paolo.
    Mentre la domanda che pone fr. Roger è: “Voler seguire il Cristo e se stessi contemporaneamente non è come seguire la propria ombra?”
    Io la intendo così: RISORGIAMO quando ci lasciamo illuminare permanendo al nostro posto, al posto che la vita ci ha assegnato. Ri-conoscenti (grati) d’essere unificati: ” luce ed ombra”, ” materia e spirito”.
    Ci pensi mai che IL CORPO di Cristo Risorto porta i segni dei chiodi… ma non si dice che faccia ombra? e che oggi il Suo corpo è LA COMUNIONE con lui e tra di noi? e se ci si salvasse tutti insieme? e se fosse questo a rendere necessario anche il nostro personale sacrificio a favore dell’altro? e se questo sacrificio fosse talmente sensato da essere IL SENSO, il compimento ultimo, della nostra intera vita? un punto d’arrivo della maturità e non un dogma, ma un atto d’amore? e se fosse proprio l’offerta di sè, in un atto d’amore a condurci con gioia nella pace del cuore?
    Sii lieto e trascorri una buona notte
    ciao con affetto
    Rosella

  15. Grazie Rosella, le tue parole amorevoli sono il balsamo che ci disarma…
    notte a tutti
    paola

  16. michele dice:

    Cara Rosella ti faccio gli auguri per Gabriele,non te l avevo ancora fatti,mi fa piacere che nel mondo ci sia un arcangelo in più,si ho pregato per te….Quello di cui mi sono sempre sforzato e di fare una lettura del Vangelo”sine glossa”….questo lo richiede la mia coscienza,il sapere in maniera integrale o non in parte il messaggio di Cristo(che darà a ciascuno secondo i meriti il premio o la pena eterna.)

  17. rosella dice:

    caro Michele,
    grazie! presenterò gli auguri con un bacio da parte tua.

    Ritengo proprio che tu debba continuare a fare tutto ciò che ritiene opportuno la tua coscienza, così come tentiamo sinceramente di fare anche noi.
    Ascoltare lo Spirito di Dio nel nostro cuore, in comunione con i nostri fratelli, nella Chiesa e nel mondo.
    Restando, pazientemente con noi, ci aiuti ad ampliare la nostra capacità di amare ciò che non ci è immediatamente congeniale, e quindi di apprendere ad accogliere l’altro, come desidereremmo fare ma come non sappiamo… – Può anche essere, che tu possa conoscere ed assaporare la differenza tra lo sforzo richiesto per sollevare e portare un peso, e la forza necessaria per sostenere tra le braccia una nuova vita: cingendola dolcemente.
    Buona giornata… ora volo.
    La nascita è un evento che cambia, scompone e ricompone, non solo la coppia ma “il mondo” (se lo può fare il battito d’ali di una farfalla perchè non “un cucciolo d’uomo”?)
    Ti abbraccio
    Rosella

  18. Così diceva Giovanni Paolo II:Bisogna ammettere realisticamente che i cristiani si sentono smarriti,confusi,perplessi e delusi,immersi nel “relativismo” intelletuale e morale e perciò nel permissivismo,i cristiani sono tentati da un cristianesimo sociologico,senza dogmi definiti e senza morale oggettiva.Bisogna ricominciare tutto da capo,dai “preamboli della fede” fino ai “novissimi”.(Giovanni Paolo II ” Missioni al popolo per gli anni 80″.)

  19. Mariapia dice:

    Apprezzo molto la testimonianza di Elena; il suo cammino è per alcuni aspetti affine al mio. Anch’io ho provato e ho trovato un metodo che è insieme di riflessione, di autonalisi personale, di meditazione e di preghiera che , a piccoli passi, mi trasforma, mi rende adulta , libera, e nello stesso tempo più vicina agli altri, più disponibile a vedere in loro, come nella temperie contemporanea, germi di bene. Sono perplessa anch’io come lei, quando penso alla chiesa gerarchica e alle abituali liturgie parrocchiali. Perchè non si ascoltano di più i dubbi, le autentiche pene e ricerca di qualcosa di autentico di molti fedeli? Perchè non si osano discorsi più creativi, più adatti alla cultura dei nostri giorni, più aperti allo Spirito che soffia dove vuole? Perchè si resta ancorati alle affermazioni di tanti ” scribi e farisei? E non ci si preoccupa di più dei tenti volti annoiati che vanno a Messa solo, forse, per soddisfare un obbligo?
    A michele vorrei dare questa testimonianza sincera: da quando ho distrutto dentro di me l’immagine di un Dio solo potente nel giudicare, nel condannare, nel giudicare chiedendo ai peccatori un pentimento spesso impossibile, per i nostri condizionamenti psicologici, da quando sono diventata atea, rinnegando questo Dio, impostomi dal potere di altri, da quando ho ascoltato di più la mia coscienza, da quando ho fato riferimento meno a chi mi voleva solo ubbidiente e senza interrogativi, sono stata molto meglio e forse sono stata più vicina agli altri. Ora credo in un Dio misericordiso, che per volermi bene non aspetta che sia buona, ma mi ama senza chiedermi prima nulla, come un buon genitore che ama a perdere. La bontà viene dopo, solo quando ci si sente amati.
    Suggerisco con il cuore a Michele di leggere, sine glossa, la parabola nota come parabola del figlio prodigo ( Lc. 15) Il padre si è precipitato incontro al figlio minore che tornava a lui,spinto semplicemente dalla fame, l’ha visto da lontano, si è scosso nel profondo delle viscere, lo ha abbracciato prima che il figlio recitasse la sua formula di pentimento e ha subito ordinato di fare festa. Festa a cui , forse non ha saputo partecipare il figlio maggiore senz’altropiù a posto, ma incapace di cogliere la novità di un fratello ritrovato. Il padre della parabola si è comportato secondo una giustizia severa, calcolatrice, burocratica, o secondo una giustizia che è misericordia, che fa le parti in modo diverso tra diseguali? Come nella parabola matteana degli operai dell’ultima ora? Lasciamo dentro di noi più spazio allo Spirito Santo, creativo e del tutto imprevedibile che alle nostre paure, ai nostri pregiudizi. Mariapia

  20. Cara Paola, anch’io desidero rigraziarti per questo video davvero simpatico, per il volto ridente di Elena, perché cercare libera-mente il senso della propria vita è la stessa volontà di Dio-in-noi.

    Vorrei anche ricordare a Michele che la Chiesa cattolica era in crisi ben prima del Concilio Vaticano II, e da almeno 5 secoli. C’era già stato lo scisma d’Occidente con la perdita di mezza Europa, le guerre di religione, l’Inquisizione spagnola,il conflitto (ovviamente perduto) con la scienza nascente, la caduta dell’assolutismo cattolico francese, il conflitto (ovviamente perduto anch’esso) con le nascenti liberaldemocrazie europee, la perdita del potere temporale dei papi con la rottura catastrofica tra stato italiano e cattolici, 50 anni di autoreclusione del Papa “prigioniero” in Roma, etc.

    La Chiesa degli anni ’50 stava per diventare una setta fuori dalla storia: perciò si fece il Concilio, per salvare la Chiesa dal suo isolamento.

    La crisi che ne seguì, anche con le sue distorsioni postconciliari, era cioè già nelle cose, ed è la definitiva caduta di forme mentali e comportamentali che non possiedono più alcuna verità, e quindi lontanissime dallo Spirito e dal Vangelo: puri sepolcri imbiancati, quali, per ultimo, la segretezza complice intorno agli abusi sessuali dei preti, coperti e mascherati proprio in nome di una istituzione ecclesiale che si arroga il diritto di essere superiore alla stessa verità e alla stessa libertà dei suoi figli…

    Siamo in quaresima, caro Michele, ci stiamo purificando, stiamo “ricominciando tutto da capo”, come dice proprio Giovanni Paolo, e allora: alleluja! rallegriamoci di questo ricominciamento, lasciamo che i morti seppelliscano i loro morti, e noi annunciamo la freschezza del Dio-che -salva.

    Questo tentiamo di fare anche noi con molta umiltà nei nostri Gruppi, utilizzando un attento discernimento, credimi, e senza nessun compromesso con lo spirito nichilistico insito in tanta modernità, ma anche senza nessuna illusione che il Medioevo possa essere la risposta alla crisi dell’epoca moderna….

    Ciao, e auguri. Marco Guzzi

  21. michele dice:

    Nella loro grande maggioranza i cattolici attuali sono,liberali.Ciò non significa che questi cattolici abbiano personalmente passato l insegnamento al vaglio della loro ragione,per ritenere soltanto quanto personalmente hanno giudicato vero,un tale cattolico rappresenta in verità l eccezione.Ma i cattolici sono oggi immersi in un mondo il cui pensiero si allontana sempre più dalla dottrina tradizionale della Chiesa.Sollecitato e diviso tra questa dottrina e il pensiero “moderno”il cattolico liberale di oggi e colui che cerca e adotta compromessi tra questi due sistemi di pensiero.La sete di compromesso ha invaso la Chiesa stessa,un teologo”moderno”non cerca più di approfondire la dottrina e di opporla agli errori attuali,cerca soprattutto di distorcela(nel modo meno visibile)in modo da evitare gli attriti con il pensiero moderno.

  22. Domenico Parlavecchio dice:

    Che la Chiesa (come incontro tra cristiani e non) è in seria difficoltà a proporre percorsi di vita interiore è vero almeno in Occidente (seminari e chiese vuote..).

    Eppure la ricerca di entrare dentro un cammino di ri-scoperta di senso della nostra vita (come uomo/donna, famiglia, single, gay, orfano, divorziato, …) c’è ed è forte.

    Alcuni non mollano e cercano persone in grado di accompagnare, provano a capire, a condividere questa tensione, … si sbaglia.

    In questo scenario personalmente (parlo come genitore e come persona che lavora in un’azienda dove le relazioni sono alla base del risultato) mi sono convinto che più che giudicare è necessario ascoltare (attitudine ormai rara) affinchè si dia la possibilità di esprimersi chiaramente (attitudine anche questa persa .. si farfuglia).

    Solo dopo si può sperimentare un dialogo altro. Più profondo. Nulla è gratis ed Elena lo dice chiaro. Gli strumenti della tradizione (non solo cristiana) ci sono. A noi il compito di rinnovare ma prima di tutto di rinnovarci. Questo è difficile (pericoloso?) perchè devi mostrare gli scheletri nell’armadio, ci devi mettere la faccia 😉

  23. Domenico Parlavecchio dice:

    Un’ultima cosa.
    Quanto scritto è quanto esperimento. E’ personale. Non vuole essere risposta ad alcuno ma solo un contributo alla discussione in corso.

    Vorrei evitare in qiesto modo dei loop poco costruttivi ma solo rilanciare 😆 😀

  24. michele dice:

    E del 2007 un inchiesta condotta in Francia,i dati sono preoccupanti:la stragrande maggioranza dei cattolici crede che la missione della chiesa sia la lotta contro la povertà e per la pace nel mondo,idem per coloro che si sono definiti”praticanti” di cui solo UNO SU TRE ha detto che la vera missione della Chiesa consiste nel far conoscere il messaggio di Cristo;il 67% dei cattolici ha affermato che il messaggio della Chiesa insegna che tutte le religioni sono uguali e si equivalgono,idem per il 63% dei cattolici che si dicono praticanti.A tale crollo è ovvio non si è arrivati in un giorno ciò getta un ombra inquietante sui tanti”maestri e pastori”del post concilio,vescovi e teologi,preti e laici,che continuamente rifacendosi allo spirito del Concilio(termine condannato dal Card.Ratzinger in Rapporto sulla fede),richiamandosi continuamente a quei documenti come se la chiesa non avesse mai parlato e scritto altro in passato,dimostrano chiaramente il dramma di questi”frutti”e difficilmente potrebbero rallegrarsene.Nel suo libro”Pecore e Pastori”il Cardinale Giacomo Biffi dice”una delle cose che mi impressionano di più al giorno d oggi non è tanto l eresia quanto l ortodossia a fare notizia”.Oggi sempre più frequentemente ci si meraviglia quando un Papa o un Vescovo dice ciò che la Chiesa ha sempre detto(e non può non dire perchè appartiene al suo patrimonio inalienabile)come fosse persuasione pacifica che anche la Chiesa non crede più al suo messaggio di sempre.Si giunge persino a pensare che debba essere la divina rivelazione ad adattersi alla mentalità corrente per essere”credibile”.Eppure si dovrebbe riflettere sul fatto che”conversione”non”adattamento è la parola”evangelica”.

  25. Carissimo Michele, leggendo i tuoi commenti a volte mi viene da chiedermi: ma cosa centrano questi problemi col post in questione? Che rapporto c’è, per esempio, tra la riduzione del cristianesimo ad agenzia sociale e la testimonianza di Elena, e con le varie risposte che ti sono state date?

    Non si capisce… a volte tu mi pare che esponga le tue paure, ma non fai lo sforzo di ascoltare quello che ti viene detto, quello che viene detto.
    Ad esempio nei nostri Gruppi siamo proprio lontanissimi da una visione intramondana e solo sociale della fede, siamo proprio agli antipodi.
    E allora dovresti prenderne atto, dovresti scriverlo, altrimenti sembra che tu proietti sul post tutte le negatività che genericamente esponi.
    E questo non è corretto, né tantomeno evangelico…

    Ti pregherei perciò di sforzarti di dialogare, e dialogare significa sempre parlare con il TU ad una persona concreta, e non scagliarsi contro “catttivi” cattolici moderni-conciliari, senza volto: il solito abominevole NEMICO…

    Qui tutti noi abbiamo un volto e un nome, una storia precisa, che raccontiamo senza alcuna arroganza e senza nessuna voglia di forzare le opinioni di nessuno.

    La verità rende liberi, e dove c’è lo Spirito c’è la libertà, tu lo sai, e allora non incarcerarci nei tuoi schemi bellici, lasciaci rspirare e prova a respirare anche tu, con noi, vedrai che siamo molto più simili di quanto le nostre paure ci facciano credere..
    Auguri per ogni cosa.
    Marco Guzzi

  26. rosella dice:

    Caro Michele,
    CONVERSIONE è andare controcorrente PER CONVERGERE con Gesù Cristo e nel suo corpo che è la Chiesa.
    Tu Michele, sai molte cose,hai letto molti libri, prova ora ad osservare la tua vita ed i tuoi sentimenti. A lasciarti amare ed a donare amore… in fondo checos’è la carità?
    Gesù Cristo si è lasciato amare da sua madre e dai suoi e ci ha amato donando la sua vita, affinchè anche noi la possedessimo.
    Con tutto il rispetto per la Bibbia e per i Vangeli che sono stati tramandati come per tutti gli altri scritti, giunti sino a noi: che spessore avrebbero quelle parole se non fossero state incarnate in un corpo preciso quello di Cristo Risorto? ed in un popolo, quello generato nella promessa fatta ad Abramo (fiducia) e nella Chiesa in Comunione con Cristo?

    Perchè cercare la verità solo nelle parole scritte e non in un incontro personale?
    Sono convinta che la pace e la gioia come il dolore s’incontrano in una stretta di mano accolta/donata ad un altro essere umano.
    Coraggio, prova ad ascoltare il tuo cuore oltre che le parole raccolte dalla tua mente.
    Prova a seguire il testo di Marco “Darsi Pace” ed a fare le meditazioni che seguono gli esercizi autoconoscitivi.
    Forse, lasciando il dolore che attraversi nelle braccia dello Spirito, ri-conoscerai il dono della gioia nel cuore. Ne sarai sorpreso, ne farai esperienza. In fondo se siamo qui poco o tanto tutti noi abbiamo incontrato e ri- conosciuto questo Spirito di Vita che ci cambia il cuore.

    Non è facile per nessuno, io mi sono talmente spaventata ultimamente, da faticare a venir fuori da quell’automatismo che mi pone nella grotta dell’ibernazione della mia infanzia.
    E’ una dinamica che attivo inconsapevolmente, per non lasciarmi travolgere dalla paura.
    E’ una mancanza di Fede certo, di fiducia nella Vita, ma si esprime così.
    Ed io fatico ad essere me stessa “naturalmente lieta” per gli eventi che pur riconosco gioiosi.
    Non ritrovo il contatto… “cosa ho paura di perdere?” la paura? la Vita dei miei cari? Ho “paura di non farcela” a Vivere, a donare ancora dell’altro?
    Ho paura! Semplicemente “manco di Fiducia nello Spirito di Vita”
    Siamo tutti un po’ malmessi ma cerchiamo di andare avanti sorridendo.
    Ti abbraccio.
    Rosella

  27. michele dice:

    Caro Marco Guzzi,personalmente credo che questo tempo sia più che mai un tempo di assunzioni di responsabilità,la responsabilità che Gesù ci ha dato.Credo che tutti abbiamo bisogno di compassione,abbiamo bisogno di sperimentare lo sguardo di Gesù e di Maria che ci perdonano là dove nessuno ci perdona.Come cristiano la invito a perdonare anche me.

  28. Finalmente un sacerdote con la schiena dritta. E che, a differenza dei bigotti ortodossi, non prende del Vangelo solo le parti funzionali alle proprie ossessioni, ma le coglie tutte nel profondo. Amore, amore, amore.

    http://www.youtube.com/watch?v=346Qbc3joss

  29. Carissimo Michele,
    io non ti devo perdonare di nulla, perché non ti accuso di nulla. Io sono felice che tu partecipi alla nostra conversazione, e desidero che questa possa essere sempre più umana e reale, fraterna e utile per ciascuno di noi.
    Nient’altro che un darci pace…come è ovvio…
    Stai sereno, dunque, e goditi il perdono di Dio che ci scioglie da ogni catena del passato e ci lascia volare ADESSO nell’infinità della sua gioia.
    Marco Guzzi

  30. rosella dice:

    caro Massimo,
    non sono riuscita ancora a sentire il video che hai consigliato, per cui ciò che dico non ha a che vedere con il suo contenuto.
    Raccolgo invece alcuni input, apparentemente slegati, che hanno a che vedere con ATTEGGIAMENTI colti in ambiti differenti. Ad esempio quelli elargitimi largamente da Domenico nel suo ultimo post: “lo sapevi?” (questo video, pur non potendolo ascoltare l’ho letto).
    Insomma, la domanda fondamentale che emerge in me è:
    ma come si può preparare/educare un uomo a vivere ciò che non conosce? (preparalo per un lavoro che non esiste, per risolvere problemi che non abbiamo ancora?)

    Pur rendendomi conto che questo atteggiamento è un punto d’arrivo storico importante: FINALMENTE PRENDIAMO ATTO DI UN DATO DI REALTA’: in tutta la storia l’uomo è stato preparato a vivere “una vita che gli era ignota” e pare che solo ora ne sia consapevole. Solo ora possa riconoscerlo. Io allora mi chiedo: da quale terra ferma (umana) è possibile far partire l’iniziazione, l’educazione? (educazione come modalità di “trarre fuori” realizzare le potenzialità dell’altro?).

    Ritengo che nulla di buono possa nascere se non dalla consapevolezza che, comunque ci poniamo: da un punto di vista conservatore/attaccato a presunte certezze o progressista/ presuntuosamente illuminato: NOI SIAMO LIMITE.
    E lo affermo senza alcun senso d’inferiorità.
    La dov’ è il nostro maggior pregio è anche il nostro maggior difetto e viceversa: la dove risiede il nostro maggior limite risiede anche il nostro maggior valore… che attende solo che noi ci lasciamo “divinizzare” per emergere nella sua luce evolutiva (penso che realizzare se stessi implichi sulla linea del tempo evoluzione. Penso anche che l’evoluzione storica dell’umanità sia immagine che rimanda all’inconoscibilità di Dio al Suo Essere Illimitato)

    Questo lo dico a te e non a Michele, anche se potrei con la stessa libertà dirlo a lui.

    Con affetto, buona giornata e buon lavoro.
    Rosella.

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