Abramo, primo cercatore di Dio, in viaggio dentro sé stesso

Comincia con questo post la collaborazione al nostro sito di Paolo Curtaz, uno degli autori più letti della San Paolo Edizioni.

Il Signore disse ad Abram: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”. Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran (Gn 12,1-4).
Il cristianesimo sostiene che Dio si è raccontato nella storia secondo la capacità dell’uomo di capirlo. Così succede che la percezione di Dio nelle prime pagine della Bibbia sia ancora parziale e confusa e che, nel progredire della esperienza di fede tra un popolo e un misterioso Dio, si aggiungano delle luci che danno colore e forma alla comprensione iniziale, fino ad arrivare a Gesù, pieno rivelatore del Padre.

Questo divenire della comprensione dell’uomo nei riguardi di Dio si chiama “Storia della salvezza”. Mi piace che la fede associ la parola “storia”, che per noi indica una lunga successione di catastrofi e guerre, alla parola “salvezza”. Diventa perciò interessante rileggere alcune pagine della Scrittura, per cogliere questa evoluzione, per individuare questa crescita.

Noi usiamo una pedagogia simile a quella di Dio: il modo che abbiamo di insegnare la matematica ad un bimbo di sei anni, ad  un adolescente di tredici e ad un giovane universitario è molto diverso, pur insegnando la stessa materia. Il modo di cogliere Dio e le sue peculiarità in Abramo, in Mosè, in Davide, evolve considerevolmente.

Abbiamo tutti una connaturale idea di Dio, più o meno simpatica. Questo non significa essere cristiani! Io non credo in Dio, credo nel Dio che Gesù è venuto a raccontarmi.

Spesso, tutta la nostra vita consiste in una conversione, un passaggio: dal Dio che ho nella mia testa al Dio che Gesù è venuto a raccontare.

Vogliamo rileggere alcune pagine del Primo Testamento, per capire come Dio si è raccontato, come ha aiutato l’uomo, malgrado le sue fragilità e le sue fatiche, a scoprire il suo “dentro” e la sua chiamata.

Il primo brano che ho scelto, e che approfondiremo, è la chiamata di Abramo. E’ straordinario pensare che due miliardi di persone (noi, i mussulmani e i fratelli ebrei) considerino quest’uomo come modello della fede.

Di Abramo sappiamo ben poco: la tradizione rabbinica ci dice che suo padre, Terach, fosse un costruttore di idoli. Abramo è realizzato, vive in una città ricca, è nel pieno della sua maturità umana ed affettiva.

Un giorno sente la chiamata misteriosa di una divinità senza nome e senza volto che gli dice: “Leck Leckà”, tradotto nelle nostre Bibbie con “Esci dalla tua terra”.

Ben più sottile è la traduzione corretta: “Vai a te stesso” o, ancora “Vai, a tuo vantaggio”.

Il movimento che fa Abramo non è di lasciare un luogo, ma di entrare in se stesso, per interrogarsi su ciò che egli è diventato. Contrariamente agli idoli che deve costruire, il Dio misterioso non chiede di uscire fuori, verso l’idolo, ma di entrare dentro per scoprire il duplice volto di Dio e dell’uomo.

Abramo partirà (!) in questo viaggio misterioso che lo porterà a scoprire i propri limiti e l’immenso volto del Dio che lo invita all’essenziale. Il suo non è il gesto impulsivo del giovane, ma quello maturo e sofferto dell’adulto. Abramo diventa il primo cercatore di Dio.
Dio di Abramo, tu ci inviti ad andare a noi stessi, a guardarci dentro, ad allargare lo spazio dell’essenziale, abbandonando i troppi idoli che ci ingombrano il cuore e la vita; rendici viandanti, quando pensiamo di essere arrivati. Amen.

Commenti

  1. Grazie Paolo per questo intervento che ci fa riconoscere in Abramo, all’apparenza così distante da noi, così incomprensibile nei suoi gesti, un solido precursore del nostro cammino.
    Oggi è San Giovanni, un altro gigante del viaggiare dentro se stessi. Vorrei lasciare alla riflessione alcune righe del commento che Michaeldavide fa ogni giorno alla Parola: “Tutta la vita di Giovanni è come continuamente sospesa tra il silenzio e la parola, tra un silenzio che genera dal profondo una parola di fuoco e una parola che progressivamente ritrova il suo silenzio originario fino a scomparire e lascaire che cresca il Verbo venuto nel mondo come “la luce vera quella che illumina ogni uomo”. Zaccaria da muto diventa capace di parlare e lodare Dio, mentre suo figlio Giovanni nasce dal deserto e, in certo modo, si fa deserto con tutta la sua vita fatta di nulla e di tutto, come il vento che ora accarezza e talora sconvolge le dune”.

    “Signore Gesù, sospesi tra silenzio e parola, comunque abitiati da te, ascoltiamo con reverenza le voci che hanno riconosciuto e preparato la tua venuta. Ti chiediamo, come il saggio Zaccaria, di credere sempre nella luce che dall’alto ci visita e dissipa ogni morte e, come Giovanni, di essere voce, solo voce che fedelmente e fortemente annuncia credibilmente, e con la vita, la tua discreta e amabile presenza al cuore della nostra umanità”.

  2. Benvenuto Paolo, grazie per questo tuo post, che, attraverso la figura del patriarca Abramo, ci ricorda che il primo passo da fare nel cammino di conversione-trasformazione-iniziazione è il ‘tornare a se stessi’, un ‘tornare’ che è avanti e non indietro. Il grande Martin Buber aggiungerebbe: il primo passo da fare è “fare della propria vita un cammino”.
    Grazie anche a Massimo per il commento di Michaeldavide, il cui prezioso messale quotidiano ci accompagna e ci accomuna.
    Buona serata. Paola

  3. Mariapia dice:

    Sono molto contenta di trovare qui Paolo Curtaz; ricevo e leggo con interesse, da circa due anni, il suo commento alle letture della Messa Domenicale. Approfitto del suo post, per chiedergli: come si fa a discernere la voce di Dio dentro di noi dalla voce del nostro io ? Come distinguere la tappa del cammino in cui troviamo Lui da quelle in cui siamo sempre e solo noi stessi? Grazie! Mariapia

  4. “Il cristianesimo sostiene che Dio si è raccontato nella storia secondo la capacità dell’uomo di capirlo….

    “…Questo divenire della comprensione dell’uomo nei riguardi di Dio si chiama STORIA DELLA SALVEZZA… “.

    Non so se la mia riflessione sia troppo ortodossa ne se abbracci in modo specifico Abramo e la sua fiducia in Dio, ma forse sì, poichè concerne l’aspetto dell’abbondanza, di terra e di stirpe VAI A TUO VANTAGGIO (questa è la traduzione che accolgo favorevolmente delle tre proposte).
    Ritengo che se Abramo è testimonianza della ricerca interiore, di un AMICO DEL CUORE per così dire, egli è innanzitutto testimone che attraverso tale rapporto, questo amichevole colloquio interiore, l’uomo è in grado di CONCEPIRE sè stesso e la realtà, non solo di capire, nella RI-CONOSCENZA nella gratitudine a Dio, ma di collaborare all’abbondanza dell’universo.

    Conoscenza in senso squisitamente biblico: “come è possibile se non conosco uomo?”

    Certamente la creazione, procede da Dio, senza il Creatore non esisterebbe la creatura ma… dopo la nascita di Cristo nella storia, la divinità HA PREDILETTO IL LIMITE. In un certo qual modo si è messo nelle nostre mani RISORGENDO NELLA STORIA UMANA, unificando in QUESTO SPIRITO DELL’AMORE la materia del Suo stesso Corpo.
    Quindi in quell’ “io sono tu che mi fai” nella reciprocità, anche noi facciamo Dio (?) permettendogli d’incarnarsi in noi e nel lavoro umano? portando insieme a compimento anche la visone dell’universo nata nel cuore di Dio stesso? come suo desiderio, prima della caduta? questo IL MISTERO INFINITO?

    In un certo qual modo nella fede di Abramo la storia si è evoluta compiendo il tempo storico della NASCITA DEL FIGLIO da Maria; ma, dopo Cristo NEL RISORTO è Dio stesso che nasce muore e risorge in noi, divinizzando la nostra natura.

    … dalla Fede di Abramo una Storia Sacra. che è il Corpo di Cristo Risorto sino al compimento dei tempi in cui anche la divinizzazione dell’uomo sarà manifesta.

    Questo il nostro orizzonte? LA COMUNIONE all’infinito nell’ Uno ?
    Questo il compimento della promessa fatta ad Abramo?

    Una promessa che per essere mantenuta resterà ETERNAMENTE e senza fine, come incompiuta?

    A me quest’ idea piace un sacco!!! mi fa star bene! corrisponde al mio più intimo desiderio… io non ci avrei proprio mai pensato, ma, già che ci sono, perchè non goderselo sino in fondo NEL SUO FONDO SENZA FONDO il dono della vita LA NOSTRA?.

    Ciao e buona giornata a tutti
    Rosella

  5. Marco F. dice:

    Un …. fresco … ben enuto tra noi Paolo. È un grande piacere poter ricevere i tuoi contributi che avverto in netta e singolare sintonia con l’incessante lavoro dei nostri gruppi. Grazie per questa nuova immagine che ci invita a guardare dentro di noi per ampliare l’essenziale e scoprire il vero volto di Dio… Marco F.

  6. “Quando vengono scosse religione, scienza e morale…, quando i sostegni eterni stanno per crollare, l’uomo distoglie lo sguardo dall’esteriorità e lo rivolge a se stesso.” (Kandinsky, lo spirituale nell’arte, p. 32)

    Grazie per queste occasioni di riflessione, per questo pedagogico invito incessante a “viaggiare verso il proprio Sé”. Vediamo forse altri cammini? Vincere questa inerzia rabbiosa che ci governa e ci avvilisce. E avverto anche io, come Rosella, questa intima reciprocità che ci coniuga alla Parola, all’Appello: anche Dio è nelle nostre povere mani, pronte a coglierne l’opera dorata. E’, come cantava Char, attraverso questa reciprocità che la creazione “smette di morire”.
    Vincere l’inerzia, il mal-umore, la sete impaziente e disperata di vittoria: tenere il passo attento e costante dello scalatore, di colui che attraversa il deserto bio-geo-grafico… Compito davvero difficile ma necessario.

    Grazie, un abbraccio a tutti voi.

    Renato

  7. rosella dice:

    ciao Renato
    … come si dice COME? oggi non lo sò!
    Sono ormai un’analfabeta di ritorno, ma CI PENSO AI TUOI RAGAZZI e faccio il tifo per loro.
    Un abbraccio ed un …(???)… a tutti quanti.
    Rosella

  8. Fabrizio F. dice:

    Benvenuto Paolo,

    è bello ascoltare qui la tua voce, in un luogo che ormai è diventato familiarmente legato ad una comunicazione vera e concreta tra persone.
    Qui si ascolta il respiro delle anime (e che meravigliosa cosa che questo passi attraverso i ‘freddi’ bit di una rete telematica, so per esperienza quanto sia difficile).

    Grazie per questa meditazione su Abramo, primo uomo in cerca di un Dio ancora molto oscuro.

    f.

  9. Grazie a tutti dell’accoglienza e dell’ospitalità e dei rimandi fatti al posto che conservo preziosamente. Condividiamo l’Essenziale.

  10. @ Rosella: grazie a te, anche da parte dei miei amici che ti ricordano con affetto…

  11. 👿 ❗ 😀 😮 😯 😕 😎 😎

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