Condizione costante

La difficoltà del tempo che stiamo vivendo è ormai l’argomento di confronto e discussione più trattato in tutte le situazioni, ognuno ne fa esperienza e ne parla alimentando spesso pensieri negativi o disperanti.

Di riflesso mi capita di apprezzare il fatto che tutto ciò non è neanche lontanamente paragonabile ad una guerra, le generazioni che ci hanno preceduto ne sanno qualcosa.

Mi accorgo però di avere una visione alquanto miope della realtà poiché sul nostro pianeta da sempre si combatte, in modo più o meno cruento, più o meno distante da noi ma spessissimo anche in noi e tra noi.

Sono molte e diverse le tipologie di manifestazione dei conflitti e ci sono sempre motivi di contesa capaci di continuare a diffondere questa follia distruttiva.

Su questo argomento il Compendio del CCC (Catechismo Chiesa Cattolica ) contempla delle condizioni che giustificano l’intervento militare e a tal proposito mi piacerebbe aprire un confronto .

Certo non e’ l’unico dubbio che vivo nel mio rapporto con il magistero della Chiesa , e cioè di quello che dovrebbe essere “l’insieme delle membra di un corpo il cui capo è Gesù”, ma è quello che mi mette più in difficoltà.

Sicuramente in questo agiscono i miei lontani trascorsi da figlio di un cacciatore con l’aspirazione a divenirlo e qualche esperienza di uso del fucile per mettere fine alla vita di piccoli esseri viventi trasformati prima in trofei poi in alimento.

Torniamo alla mia difficoltà, all’art. 483 del Compendio CCC leggiamo :” Quando è moralmente consentito l’uso della forza militare? Questo è moralmente giustificato alla presenza contemporanea delle seguenti condizioni: certezza di un durevole e grave danno subito; inefficacia di ogni alternativa pacifica; fondate possibilità di successo; assenza di mali peggiori, considerata l’odierna potenza dei mezzi di distruzione.”

Quindi il Nazzareno quella notte fece rinfoderare la spada a Pietro perché non avrebbe avuto successo ?

In altri articoli vengono dette cose che poi non si realizzano ma qui mi sembra che si dica qualcosa di contrario all’insegnamento ricevuto !

Scusate lo sfogo ma penso che prendere in mano un’arma per uccidere un essere umano sia sempre e comunque una grave sconfitta per l’umanità e non può portare al bene durevole.

Non so se sarei capace di non reagire in talune circostanze ma credo fermamente nella inesistenza di motivi leciti come nella mia eventuale incapacità di accettare una realtà diversa da come la vorrei.

Un abbraccio rappacificante Ale C.

Commenti

  1. Mariapia dice:

    Caro Alessandro,
    l’argomento di questo tuo post dovrebbe interpellare un po’ tutti. Peccato che nessuno abbia finora commentato, forse perché il genere letterario catechismo non è molto apprezzato.
    Anch’io vorrei che la Chiesa Cattolica parlasse in modo più chiaro e deciso contro la guerra che è il peggiore dei mali che può affliggere i popoli. Lo ha fatto più volte, e in modo accorato, Papa Giovanni Paolo II in occasione della preparazione e dichiarazione di guerra contro l’Iraq. Le parole del catechismo , specialmente quelle del Compedio , sono invece più sfumate e non chiare del tutto. Per esempio io non ho capito del tutto cosa vuol dire e come si deve leggere sintatticamente: “ assenza di mali peggiori, considerata l’odierna potenza dei mezzi di distruzione.”
    Forse è bene leggere, insieme a quello che hai citato, l’articolo 486, che alla domanda:” Che cosa bisogna fare per evitare la guerra? “ risponde così:
    “ Si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare in ogni modo la guerra, dati i mali e le ingiustizie che essa provoca. In particolare, bisogna evitare l’accumulo e il commercio delle armi non debitamente regolamentati dai poteri legittimi; le ingiustizie soprattutto economiche e sociali; le discriminazioni etniche e religiose; l’invidia, la diffidenza, l’orgoglio e lo spirito di vendetta. Quanto si fa per eliminare questi ed altri disordini aiuta a costruire la pace ed evitare la guerra.”
    E qui c’è lavoro da fare anche per i nostri gruppi….
    A me piace anche ricordare e citare l’art, 11 della Costituzione della Repubblica Italiana:
    “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali(…). “
    Un ciao affettuoso, Mariapia

  2. Domenico Parlavecchio dice:

    Vivendo in un mondo di sfumature, dove la guerra è peace-keeping, peacebuilding, peacemaking (per approfndire vedi http://it.wikipedia.org/wiki/Peacekeeping) uno si interroga.. e le risposte non sono brillanti e chiare come uno vorrebbe.

    Discernere tra un’azione violenta oppure no, impantanrsi in continue negoziazioni a volte anche di comodo e salvafaccia non rende lo scenario che ci hai proposto semplice da capire e spiegare.

    Capire, entrare nella profndità delle cose, metterci la faccia questo può aprire qualche spiraglio ma è sempre un alternarsi con risultati anche imprevisti. (http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/07/19/news/borsellino_la_gente_in_strada_i_politici_lo_ricordano_in_caserma-5672949/?ref=HREA-1).

    Leggendo quello che scrivi mi viene in mente la domanda di Irene mia figlia (7 anni): come faccio a capire chi è buono o cattivo? Ne abbiamo discusso diversi giorni e per spiegarmi mi è venuto in mente il discorso dell’albero e dei frutti MAtteo 12, 33.

    Come al solito conta molto lo sforzo paziente di ognuno.. non è detto che saremo noi a raccogliere i frutti forse a preparare la strada correndo qualche rischio …

    La risposta della chiesa cattolica siamo noi .. non penso si possa più delegare niente a nessuno senza presidiare e parteciapre ad un percorso di consapevolezza. Vale per la chiesa di persone vale per la nostra politica, vale per una politica globale. Vale per la nostra vita.

    Strutturalmente siamo organizzati pr produre povertà e quindi guerra. Dobbiamo farci i conti.

    Concludo con una frase tratta dall’ultimo libro di Bauman: l’etica in un mondo di consumatori.
    “Nella fitta rete mondiale, di interdipendenza globale, NON possiamo essere certi della nostra innocenza morale.”

  3. Carissimo Alessandro, grazie per il video e la riflessione che hai proposto che avrebbe meritato -come sottolineato da Maria Pia- un vivace confronto, ma il tema caldo, complice anche il caldo afoso di questi giorni e la dispersione delle vacanze, ci hanno un po tutti rallentato.

    Vorrei riprendere un frase riportata da Domenico: “Nella fitta rete mondiale, di interdipendenza globale, NON possiamo essere certi della nostra innocenza morale.”

    Io credo che nessuno può dirsi innocente: tutti partecipiamo, in misura maggiore o minore, alla proliferazione di povertà e conflitti.

    Le nostre scelte e non scelte le alimentano. Colludiamo anche con il nostro silenzio (il silenzio degli onesti uccide quanto le bombe), colludiamo con le nostre omissioni, con quanto avremmo potuto fare e non abbiamo fatto. Per questo il giudizio finale sarà sopratutto un giudizio sulle omissioni: “avevo fame e non mi avete dato da mangiare, sete e non mi avete dato da bere, forestiero e non mi avete ospitato…….”, un giudizio su tutte le occasioni mancate, le opportunità sprecate, di annunciare/far crescere il Regno, la Giustizia, la Pace.

    Certo questa coscienza richiede una crescita di consapevolezza, un’apertura degli occhi che diventano capaci (cioè liberi) di vedere aldilà di quanto si deve vedere, dei condizionamenti di una cultura egoica che quotidianamente inquina e oscura la nostra mente e ci impedisce di vedere/pensare libera-mente.

    Per questo è quanto mai necessario il lavoro che portiamo avanti nei nostri gruppi. Il livello di sviluppo raggiunto oggi dall’umanità richiede una crescita della coscienza: solo una coscienza unificata sarà capace di affrontare le sfide del nostro tempo, di con-prendere le interrelazioni tra tutti i fenomeni, di vedere in modo globale.

    Un grazie a tutti gli amici che condividono questa avventura trasformativa. Auguri a tutti di serene vacanze. giovanna

  4. Gabriella dice:

    Caro Alessandro non riesco a leggere il sito con regolarità e quindi mi capita di fare poi delle “full immersion” leggendo insieme tutti gli ultimi post.
    Così oggi ho avuto modo di apprezzare ciò che hai scritto e, naturalmente, condivido pienamente i tuoi dubbi e le tue angosce sull’utilità dei conflitti che trovano ausilio nelle armi e quindi nell’uccidere.

    Lasciando da parte ciò che la Chiesa dice o scrive, mi chiedo cosa penso io davvero sulla necessità di una guerra.
    Il dubbio è come sia possibile difendersi altrimenti dai violenti, dai fondamentalisti, da chi non ha l’anima e non ha rispetto appunto per la vita umana. Non c’è una risposta convincente e, comunque la si pensi, l’esito di una guerra è sempre la tragedia più grande che possa esistere.

    Quando mia figlia si tappa le orecchie, al suono di un aereo a bassa quota, perché dice che le trasmette un senso di angoscia, penso a quei milioni di bambini che in passato (e ancora oggi) hanno dovuto convivere con questi suoni e con l’ansia di perdere i propri cari.
    Purtroppo credo che chi non ha vissuto queste situazioni può solo immaginare, ma non può capire fino in fondo il terrore che ne deriva.

    La lotta per evitare questo terrore è, come giustamente scrive Giovanna, cercando di non cadere nell’oblio e nel silenzio. E’ necessario parlarne, facendo sempre presente, soprattutto alla nuova generazione, che la guerra non è la soluzione dei problemi; contro la dottrina della “guerra giusta” è il dato, comune a tutte le guerre, dell’elevato numero di vittime innocenti da ciascuna di esse provocato.

    Ti abbraccio Gabriella

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