La Speranza

La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo.
Quella a destra e quella a sinistra.
E quasi non vede quella ch’è al centro.
La piccola, quella che va ancora a scuola
E che cammina
Persa fra le gonne delle sorelle.
E ama credere che sono le due grandi a portarsi dietro la piccola per mano.
Al centro.
Fra loro due.
Per farle fare questa strada accidentata della salvezza.
Ciechi che sono a non veder invece
Che è lei al centro a spinger le due sorelle maggiori.
È lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa.
Perché la Fede non vede se non ciò che è.
E lei, lei vede ciò che sarà.
La Carità non ama se non ciò che è.
E lei, lei ama ciò che sarà.
La piccola speranza.
Avanza.
E in mezzo alle due sorelle maggiori sembra lasciarsi tirare.
Come una bambina che non abbia la forza di camminare.
E venga trascinata su questa strada contro la sua volontà.
Mentre è lei a far camminar le altre due.
E a trascinarle,
E a far camminare tutti quanti,
E a trascinarli.
Perché si lavora sempre solo per i bambini.
E le due grandi camminano solo per la piccola.

Al gruppo “reduce” dall’intensivo di Campello dedico questo piccolo testo di Charles Peguy come input per una ripresa, dato che non pensiamo mai alla Speranza come virtù teologale, ma in genere nutriamo deboli speranze….. Nella speranza come virtù teologale vi è una forza trainante perché ha radice in Dio e trascina con sé appunto la Fede e la Carità. Speriamo poco perché ci fidiamo poco.

Forse Charles Peguy pensava anche a noi quando affermava che è opportuno che costruiamo lo spirituale nelle tende da campo del temporale. Che la piccola grande speranza ci accompagni nella ripresa!

con un caldo abbraccio. Mirella

Commenti

  1. Giuliana dice:

    La piccola bambina che avanza,che vede ciò che sarà, che spinge avanti ogni cosa,mi richiama i volti dei miei piccoli pronipoti, degli alunni con i quali a settembre ricomincerò un nuovo viaggio e della bambina che dentro di me chiede la mia cura. Ma nello stesso tempo la associo a una spinta interiore, a un anelito verso qualcosa che pur percepito appare ancora informe, indefinito.

    Grazie Mirella per queste parole di Charles Peguy, prendiamo per mano la piccola bambina e lasciamoci trascinare da lei quando riprenderemo a settembre gli incontri a Brescia e a Bergamo.

    Ti abbraccio.
    Giuliana

  2. E’ vero, bisogna riaccendere la speranza, credenti capaci di coniugare i verbi al futuro, sul lavoro, nella politica, nella coppia, nell’amicizia, in famiglia. Occorrono padri che guidino questo processo. E occorre ribellarsi, esigerlo, quando questo manca. Allego al proposito, dal Corriere di oggi questo bel pezzo a proposito firmato da Susanna Tamaro. Davvero una provocazione potente destinata a suscitare qualche risposta.

    SE LA CHIESA NON HA PIU’ PADRI

    Da “Il Corriere della Sera” di lunedì 2 agosto 2010
    Perché la creazione di un altro Consiglio pontificio non risolve i problemi della fede Se la Chiesa non ha più padri Anche i sacerdoti hanno bisogno di essere di nuovo evangelizzati di SUSANNA `l`AMARO oche settimane fa il Papa ha istituito un nuovo organismo, nella forma di «Pontificio Consiglio», con il compito di promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi che stanno vivendo una «progressiva secolarizzazione» e una sorta di «eclissi del senso di i)io». Da cosa, da chi dipende questa «grave crisi del senso della fede cristi e dell`appartenenza alla Chiesa» di cui parla Benedetto XVI e a cui questo nuovo dicastero vorrebbe porre rimecl? Daaaaui m.i rovo a vivere in una posizione di confine. Non ho avuto, in farai glia, un`educazione cattolica, anzi, provengo da un ambiente ateo, anticlericale e massone ma avendo una natura inquieta, nel corso della mia vita, ho fatto un lungo cammino spirituale che mi ha riavvicinato al Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e di Gesù Cristo. Non è stato un cammino lineare né sempre luminoso, la via interiore, infatti, è un continuo confronto con il male. Se la mia fede esiste – e resiste – è perché continuo a studiare, a leggere, a interrogarmi e ad accettare anche giorni in cui mi sembra di non credere.
    Negli ultimi dieci anni molte altre persone della mia generazione hanno intrapreso un percorso simile, lasciandosi alle spalle ideologie politiche, new age e vari movimenti orientali per tornare alla fede del Vangelo ma, nella maggior parte dei casi, questi figli prodighi non hanno trovalo nessun padre ad attenderli. Così, dopo un periodo di grande trasporto, non trovando interlocutori né accoglienza, si sono nuovamente allontanati.
    La Chiesa infatti — nonostante i molti dibattiti tra laici e credenti – continua a essere autoreferenziale, a respingere chi è in ricerca e a diffidare profondamente di chi ha fatto un percorso spirituale diverso.
    Come mi disse un giorno un prete irrigato — al quale stavo spiegando il sentito e tardivo riavvicinamento alla fede di un`amica di cui avrebbe dopo poco celebrato il funerale – «gli ultimi mesi non contano niente, bisogna stare da sempre nella Chiesa», dimostrando così un`ammnirevole pienezza evangelica.
    Malgrado tutti i discorsi sull`apertura, sulla nuova evangelizzazione, la Chiesa continua a essere una struttura solo apparentemente accogliente, accoglie giustamente i poveri, si prodiga con generosità per alleviare le sofferenze degli ultimi, ma spesso, in questa bulimia di buone azioni, si dimentica delle inquietudini delle persone normali. Mancano i padri e le madri spirituali, persone credibili, che abbiano fatto un cammino, che conoscano la complessità e la contraddittorietà della vita e che, con umiltà e pazienza, sappiano accompagnare le persone lungo questa strada, senza giudicare e senza chiedere risultati. Nel padre o nella madre spirituale non c`è niente di nuovo, bensì qualcosa di straordinariamente antico:
    la sete di un`anima che incontra un`altra anima in grado di aiutarla a cercare l`acqua. Non” occorrono nuovi «input», nuovi dicasteri, nuove sfide, nuovi raduni oceanici. Occorre soltanto ricordarsi che nell`uomo esiste una parte di mistero e che questa parte va nutrita.
    La natura umana è sempre uguale e, per crescere interiormente, richiede le stesse cose oggi come ai tempi dei padri-del deserto.
    Se così non fosse, non si spiegherebbe il fascino che ancora ha, ad esempio, San Francesco che da più di ottocento anni continua a parlare e a commuoverci con le sue parole e la sua vita. San Francesco infatti era un Santo. E cosa vuol dire Santo? Essere una persona integra, totale, una persona che non ha doppiezze, fraintendimenti, che conosce solo il «sì sì, no no» di evangelica memoria.
    Sono così la maggior parte delle persone di Chiesa che ci vengono incontro, che parlano dai pulpiti delle parrocchie, in televisione, sui giornali? Hanno sguardi luminosi? Le loro bocche parlano davvero della pienezza del cuore? Sono forze di santità? E se lo sono, perché non arrivano, perché le loro parole lasciano per lo più indifferenti, se non irritati? Perché non faccio altro che incontrare persone buone, rette, etiche, che si sono allontanate per sempre dalla Chiesa dopo esperienze deteriori con i suoi rappresentanti? Dove «deteriore» non è solo il caso estremo del pedofilo, ma anche quello più semplice del sordido, dell`ignavo, del gretto, comunque del doppio? Perché, nel cattolicesimo, è concessa questa doppiezza? La bocca si riempie di parole alte, ma la vita, spesso, non le manifesta.
    La coerenza non sembra essere richiesta. Eppure, dove la coerenza c`è, dove c`è testimonianza della pienezza della vita di fede, le chiese sono piene, i nuovi eremiti sparsi sull`Appennino hanno il problema di gestire il flusso delle persone che ininterrottamente va da loro.
    Già, perché questi sono tempi di grande inquietudine e di grande ricerca.
    L`uomo in cammino non si accontenta più di formule, di luoghi comuni, di con venzioni sociali, è molto più esigente, cerca risposte vere e profonde alle domande che ha dentro. Ques(a sete di verità e bellezza non può venire soddisfatta dalla mediocrità delle vite e delle testimonianze né da una liturgia che ha abbandonato il sacro diventando sempre più simile a una sorta di intrattenimento televisivo.
    Se una nuova evangelizzazione ci deve essere, dovrebbe dunque riguardare prima di tutti gli uomini e le donne della Chiesa, responsabili purtroppo – in molti, troppi casi – dell`allontanamento dalla fede di tante persone di valore.
    Forse è il momento di capire che non è la quantità dei sacerdoti, ma è la qualità a fare la differenza. E la qualità non dipende dalla preparazione teologica, dai convegni, dai master accumulati, ma dalla purezza dell`anima che si arrende alla Grazia. Un`anima arresa è un`anima che converte, che disseta. Un`anima che traffica, organizza, o si assopisce sui suoi privilegi, è un`anima che allontana.
    Viene il sospetto che questo nuovo dicastero rischi di diventare soltanto l`ennesimo coperchio messo sulla pentola, per non guardare quello che bolle dentro.
    Nuove cariche, nuovi poteri, nuovi segretari, nuovi bilanci. C`è davvero bisogno, è questo che avvicinerà la gente? 0 c`è bisogno piuttosto di una grande cura di umiltà? Cancellare i moralismi, i pregiudizi, la pigrizia, la sete di potere e tutta quella zavorra che nulla ha a che vedere con la fede e appesantisce e rende tanto ostile il cattolicesimo agli uomini contemporanei.
    l nostri tempi hanno bisogno estremo di santità, come ha detto il Papa di recente all`anno sacerdotale, perché davanti alla cosificazione dell`uovo, è l`unica condizione che lo riporta alla straordinaria grandezza per cui è nato.
    Santità non è un`inerme arrendevolezza, ma è una forza di pienezza, un essere dell`uomo nella totalità compiuta dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti, capace così di compiere ogni suo atto nella luce dell`amore.

  3. Perdonate se forse è un po’ fuori tema, ma mi ha colpito molto sul sito della tamaro questa lettera giunta poco fa. E’ illuminante.

    se la Chiesa non ha più padri
    Cara Susanna,
    le scrivo di getto, dopo aver letto il suo pezzo di oggi sul Corriere.
    Un pezzo che mi ha molto colpito, soprattutto perché riesce a focalizzare un sentimento che provo da tempo e a cui sono giunto partendo da una condizione diametralmente opposta rispetto alla sua.
    Sono cattolico da sempre, educato religiosamente, frequentatore di oratori fin dall’infanzia e di Azione Cattolica dall’adolescenza. Impegnato ai vertici di questa associazione nella diocesi di Milano, nel centro nazionale di Roma e ora a Lugano, dove vivo con la mia famiglia.
    Negli anni Ottanta ho pure conosciuto don Rino, futuro presidente del Pontificio Consiglio per l’evangelizzazione che lei cita, e con lui ho lavorato riflettendo su testi da elaborare, incontrando gruppi, preparando incontri.
    Sono il classico cattolico integerrimo, impegnato, forse pure “buono, retto, etico” che mai ha abbandonato la Chiesa e la fede (addirittura mai avuto neppure quelle crisi che colpiscono praticamente tutti nell’età giovanile…).
    Eppure…
    Dopo una vita fatta di impegno ecclesiale e formazione catechetica prima, teologica poi (sempre su base volontaria: di mestiere sono giornalista alla tv svizzera) mi rendo conto di come questa Chiesa (che continuo ad amare) sia – come dice lei – autoreferenziale, poco accogliente, rinchiusa su se stessa e poco attenta a quella miriade di persone che nella propria vita si comporta come società impone (si innamora, fa la spesa, fa figli, va in vacanza, si separa e divorzia, guarda la tv commerciale e pure quella di Stato tanto sono la stessa cosa, cucina, riceve amici, chatta…) ma alla fine si sente profondamente sola e insoddisfatta.
    Persone che in genere sono vicini di casa e che sui temi di fede noi cattolici impegnati non abbiamo mai coinvolto, preferendo parlare con loro del cane da portare a spasso o del tempo che non è più quello di una volta. Tanto, è inutile parlare loro di cose alte, visto che non hanno mai fatto un seminario sull’ecclesiologia di Giovanni Paolo II o non hanno mai partecipato ad un corso biblico con Ravasi.
    Noi, queste cose importanti, le discutiamo solo con i nostri pari. Con quelli che come noi sono impegnati. Compiacendoci pure nel litigare con quelli di CL perché hanno una visione dell’identità cattolica e della Chiesa diverse dalla nostra e bla bla bla…
    Insomma, godiamo di non essere nella massa. E ci illudiamo di essere strumenti della salvezza.
    Poi, a cinquant’anni ti rendi conto che se alla vicina di casa parli della morte, di tua sorella gravemente malata di tumore, della sua solitudine di madre abbandonata dal marito per la solita brasiliana, salta fuori un desiderio di spiritualità formidabile, una fede elementare ma così profonda da far impallidire la tua, e nello stesso tempo un vuoto che ha la coscienza di dover riempire e non sa come fare.
    E tu – cattolico integerrimo, impegnato, forse pure “buono, retto, etico” – ti rendi conto di non avere le parole giuste da dire. Di non avere una santità da mostrare. Di non sapere come testimoniare la tua fede con la vita.
    Ti rendi conto di essere bravissimo nel tenere una platea di 300 persone parlando del pontificato di Benedetto XVI o dell’attualità del Vaticano secondo, ma di essere incapace di una parola di conforto al padre di un suicida, di sostegno ad una trentenne single stufa di passare da un letto all’altro, di solidarietà alla collega madre sola di tre figli piccoli, in depressione per il mobbing al quale è sottoposta.
    Quei padri e madri spirituali che oggi mancano avremmo dovuto essere noi, cattolici formati da una vita per la santità e per quello che una volta si chiamava apostolato. E invece siamo incapaci e con le mani vuote.
    L’unica consolazione è che il Signore lavora nei cuori delle persone nonostante noi.
    Ma quell’inferno che ci sarà negato per tutto l’impegno che abbiamo messo, le messe che abbiamo frequentato, il bene che abbiamo fatto, le cose meravigliose che abbiamo detto e scritto, ci spalancherà le sue porte per tutte le nostre omissioni.
    Le chiedo scusa, gentilissima Susanna, per averla importunata. Ma lei è riuscita a tirarmi fuori ciò che da tempo stava maturando in me e solo in parte ero riuscito a dire anche solo a me stesso.
    Preghi il Signore per me e per tutti quelli come me. È come pregare per la Chiesa.
    Cori cordialità e gratitudine
    L. M.

  4. Domenico Parlavecchio dice:

    Grazie cara Mirella, per aver ricordato che è la Speranza che trascina, così come il bambino trascina il padre che poco si fida e si affida (quella foto ritrae me e mio figlio Andrea 🙂 ).

    Un bambino che si lancia davanti a te e in avanti. Si fida tanto e incosapevolmente spera di più.

    Ai miei figli, Cristina ed io dobbiamo molto perchè hanno questo entusiasmo del quale non riusciamo a fare a meno e che cerchiamo di alimentare e di non soffocare. Sono una coperta che scalda e avvicina.

    Raccolgo anche l’invito di Massimo. Quando cominciò la mia avventura di padre mi accorsi che noi padri siamo i grandi assenti nel mondo dell’educazione, nel ruolo di guida e di iniziazione (basta fare il Gioco estivo al parco, alle feste dei bambini, ..)
    http://www.darsipace.it/2010/07/28/gioco-estivo/

    Non mi stupiscono le parole si Susanna Tamarro anzi mi fanno piacere perchè se ne parla. Non mi stupisco quindi che non ci siano padri spirituali. Che non si trovino le parole e gesti per una santità dell’oggi.

    Una soluzione è nel cammino che oggi si ritorna a desiderare, un cammino iniziatico che deve essere accompagnato e difeso perchè fragile.

    La messe è molta ma gli operai sono pochi ..

  5. Parole sante quelle della Tamaro.
    Forse potremmo farle conoscere (magari sul suo blog) la nostra esperienza, farle sapere che da qualche parte del mondo cristiano qualche gruppo sta tentando proprio di rispondere a quelle esigenze che lei stessa così efficacemente rileva….

    Credo che i nostri Gruppi, e in particolare chi vi partecipi con maggiore adesione, abbiano ormai il compito anche di segnalare e di diffondere la nostra avventura, proprio perché in essa, sia pure in forma ancora iniziale, ci sono i semi di quella nuova spiritualità di cui siamo tutti affamati.

    Credo che si stia aprendo questo nuovo tempo più diffusivo, di cui d’altronde questo sito è il primo segnale.

    Marco Guzzi

  6. Ancora riguardo alla “sante parole” della Tammaro…mi sembra più che necessaria l’indignazione, anche Gesù l’ha espressa e proprio nei riguardi dei detentori del potere religioso…ma oltre alla denuncia mi sembra che sia più che mai necessaria la testimonianza…personale. Alla fin fine risulta sempre più efficace. Primo Mazzolarari afferma in un suo breve pensiero:” Se tu ti muovi, tutto si muove intorno a te…la primavera incomincia con il primo fiore, la notte con la prima stella…”In fondo non è uno degli obiettivi dei nostri gruppi?

  7. rosella dice:

    mamma mia, ma pensa tu dove conduce la speranza…

    La lettera scritta da L. M. in risposta a Susanna Tamaro mi ha fatto correre brividi giù per la schiena.
    Sono veramente edificata dalle parole di questo giornalista. Mi fanno percepire “finalmente” che anche nel luogo più “difeso”, quello dei “giusti” è all’opera un anelito di reale santità.
    Per me L.M. in questo contesto è proprio colui che mi testimonia che la Speranza opera in noi; che lo Spirito soffia dove e come gli pare, purchè vi sia un cuore umano disposto, disponibile!

    Desidero solo aggiungere che l’evidenza di una mancanza di padri, talora distoglie lo sguardo dai limiti materni.
    Noi madri manchiamo di tenerezza e PIETA’. Una pietà, adulta e creativa, capace di rigenerare e ricreare l’altro, come nell’atto di offrirgli di stringere tra le braccia, la prima volta, il figlio che abbiamo partorito.

    Sono sempre del parere che sia necessario essere mariti accolti nei propri limiti e soddisfatti nei propri desideri (vedere che la propria moglie gioisce di noi?) per essere padri adeguati.
    Penso che le donne debbano riprovarci a dare agli uomini la possibilità di farne delle Regine… .
    “Io mi fido di te …”.

    In quanto ai Padri nella Chiesa è necessario che si confrontino oserei dire “coniughino” con gli sposi… (mi viene così proprio ora) ma, vuoi vedere che, proprio il Sacramento del Matrimonio, potrebbe essere icona incarnata della Chiesa? quella onnicomprensiva di UN POPOLO IN CAMMINO che renda gloria all’ UNICO Dio?

    Grazie Sr. Mirella, grazie Massimo
    bello proprio bello! ciao
    Rosella

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