Per una creatività vivificante

La nostra creatività trova naturale traduzione in pensieri, parole e comportamenti. Per il semplice fatto che pensiamo, parliamo, operiamo, ciascuno di noi è “creativo”, produttivo. C’è però una bella differenza tra pensieri di vita e pensieri di morte, tra male-dizioni e bene-dizioni, tra atteggiamenti bellici e pacificanti.

A decidere la “qualità” della creatività è il punto da cui essa prende fiato: se trae impulso dall’io ego-centrato, da conclusioni errate, dall’intima ferita che distorce le prospettive, sarà una creatività distruttiva, aggressiva, mortifera. Non potrà non esserlo.
Se invece prende impulso da un io relazionato con la Fonte della Vita, ossia da un cuore immacolato, pacificato e libero, allora sarà – e non potrà non esserlo – una creatività portatrice di vita, luce, novità, unità.

Come vena d’acqua sorgiva, la creatività è segnata dai terreni che attraversa in noi prima di apparire all’esterno. Da un terreno ricco di libertà, pace, ascolto, quale acqua zampillerà? E da un terreno stratificato da paura, rabbia, chiacchiere, che tipo di acqua potrà invece affiorare?
E’ lo “stato” interiore in cui ci troviamo a filtrare il potere creativo che ci abita.
Vale per la poesia, per la pittura, per ogni arte… Vale per i pensieri, per le parole che diciamo. Vale per le relazioni: creativa-mente costruttive o demolitrici; creativamente divine o creativamente luciferine.

Per capirlo occorre sperimentarlo. Se ne sono accorti la quarantina di partecipanti al corso intensivo condotto da Marco Guzzi, svoltosi a Roma dal 5 all’8 dicembre, non a caso in coincidenza con l’Immacolata: “cristallo” che permette alla Luce increata di irradiarsi senza incontrare resistenze, “cuore” integro e libero che permette al Creatore di compiere la sua opera messianica, ossia la ri-creazione del mondo intero. In Cristo, con Cristo, per Cristo.

Persistendo a voler essere creativi restando aggrappati a forme consunte e svilite, noi non abitiamo quelle novità che pur dimorano già in noi. Soltanto il lavoro interiore ci permette di scoprire il nuovo che spinge dentro di noi, che chiede di nascere in noi e attraverso di noi. L’accoglienza del Nascente, alle sue condizioni, è la condizione indispensabile per una creatività davvero pro-creativa.

Ostacolo a tale creatività messianica è la tensione perfezionistica, che è una compensazione perché crediamo di dover essere in un certo modo, sulla base di certe esperienze.
Un cuore spezzato, diviso in se stesso, produce intenti contradditori.
Il desiderio di ottenere qualcosa è di fatto negato dalla paura di ottenerlo davvero.
Il rendersene conto è già un passo avanti.

Come allentare le tensioni perfezionistiche? Abbandonandomi, estinguendo le rappresentazioni concettuali, togliendo energie ai pregiudizi.
La creatività davvero creativa si irradia da profondità spirituali che stanno al di là della scissione che ne impedisce il naturale fluire, al di là delle nostre corazze che ovviamente la respinge. Come oltrepassare tale soglia? Sorrido e mi abbandono. In breve, traslocando dall’io ego-centrato all’io “mariano”. Cioè lavorando sulla mia anima. Per il bene mio e del mondo intero.
La mia creatività – pensieri, parole, comportamenti – sarà vitalmente procreativa in misura della mia pace interiore.

Ecco qualche appunto intorno al corso intensivo che ha permesso ad anime differenti di intravedersi, riconoscersi, ascoltarsi, raccontarsi.
Grazie Marco!
Grazie a chi ha preso parte, perché camminare insieme affretta il passo. Sarà facile integrare il mio scritto, far risuonare accenti, comunicare esperienze.
A chi non ha partecipato suggerisco la lettura delle pp. 141-163 del volume “Darsi pace” di M. Guzzi.

Comments

  1. Carissimo!
    non riesco a leggere i tuoi scritti se non sentendo la tua voce che parla
    mi commuove, di nuovo
    sento come scandisci le parole, nel tuo particolare accento (ad-cantus)

    come per un caso – ma noi non crediamo al caso 😉 – sulla mia bacheca di Facebook ho riportato stamattina questi versetti del Vangelo che si adattano perfetta-mente a questo passaggio del tuo post
    ‘ Come vena d’acqua sorgiva, la creatività è segnata dai terreni che attraversa in noi prima di apparire all’esterno. Da un terreno ricco di libertà, pace, ascolto, quale acqua zampillerà? E da un terreno stratificato da paura, rabbia, chiacchiere, che tipo di acqua potrà invece affiorare?
    E’ lo “stato” interiore in cui ci troviamo a filtrare il potere creativo che ci abita.
    Vale per la poesia, per la pittura, per ogni arte… Vale per i pensieri, per le parole che diciamo. Vale per le relazioni: creativa-mente costruttive o demolitrici; creativamente divine o creativamente luciferine.’

    versetti che mi sono stati regalati proprio da una partecipante all’intensivo, dopo la condivisione nei sotto-gruppi:

    Gv 7, 37-38

    Nell’ultimo giorno della festa, il più solenne, Gesù si alzò ed esclamò a voce alta:
    ” Se uno ha sete si avvicini a me
    e chi ha fede in me, beva!
    Come dice la Bibbia,
    fiumi d’acqua viva sgorgheranno da lui.”

    E così tutti possiamo diventare, purificati, fiumi montani, trascinanti correnti vitali

    grazie dal profondo
    Filomena

  2. Enrico Macioci says:

    Grazie Corrado.
    Confermo da parte mia tutto ciò che dici. L’intensivo è riuscito alla perfezione, grazie a un Marco Guzzi in gran forma e a un gruppo coeso e attento; davvero un’esperienza rara ed entusiasmante.
    Desidero condividere qui un pensiero che ho fatto definitivamente mio proprio durante l’intensivo, e che ho già comunicato a Marco di persona: secondo me lui è davvero un moderno Rimbaud (non a caso uno dei suoi poeti di riferimento), ma bene-detto.
    Mi spiego: Rimbaud smise di scrivere quando s’accorse che la scrittura da sola non cambiava abbastanza il mondo, né antropologicamente né spiritualmente; di lì in poi si diede a una vita d’azione autodistruttiva (la fuga in Africa dove fu mercante, trafficante, esploratore e dove si diede a viaggi massacranti che presto lo finirono).
    Marco invece – come lui stesso ci ha in parte confermato durante l’incontro poetico della seconda sera – ha in un certo senso smesso di scrivere versi perchè, come Rimbaud, ha capito che i versi da soli non possono bastare; ma lui a differenza del poeta francese s’è dato a un’azione costruttiva (sebbene altrettanto folle del viaggio rimbaudiano in Africa): i gruppi di darsi pace appunto.
    Credo che Guzzi, similmente a Rimbaud, e cioè similmente al più grande e decisivo poeta moderno, prenda sul serio fino in fondo il concetto di creatività, al punto da deporre la penna in nome d’un più profondo e più cruciale impegno: quanti altri poeti, oggi e non soltanto oggi, possono affermare in sincerità dentro di sé d’aver fatto altrettanto?
    Un abbraccio.
    Enrico

  3. io e Alessandro, purtroppo, non siamo potuti venire all’incontro con Marco per motivi di lavoro.
    però mi hai dato lo spunto per comunicare l’omelia di domenica datta nella mia parrocchia da un prete di 25 anni. Lui ci ha provocati dicendo: E’ vero che per diventare politici, bisogna studiare tanto? E’ vero che qui a Roma ( lui è di Pompei)non c’è la mafia? E’ vero che tutti i medici sono bravi e studiano tanto? Purtroppo, noi adulti ci siamo guardati sconsolati, invece i bambini dicevano si chi studia tanto può essere il più bravo e occupare posti di lavoro prestigiosi. Ebbene la sua risposta a noi adulti ci ha spiazzati, il giovane prete ci ha detto che se non cambieremo anche noi questo stato di cose Gesù Bambino non potrà nascere nei nostri cuori inariditi. Loro sono puri, lasciamo che credano che tutto sia giusto, ma lavoriamo per questo, facciamo che i loro sogni diventino realtà, cominciando da noi. C’è bisogno di cambiare, denunciare e non pensare che tanto “lo faranno altri”, altrimenti rischiamo di diventare dei vecchi dinosauri che distruggeranno il mondo e non come successe tanto tempo fa che i dinosauri vennero distrutti dal mondo. Grazie Corrado di avermi dato spunto per parlare anche di quello che ha vissuto chi non ha partecipato all’intensivo e di avercelo raccontato. un saluto.

  4. Alessandro C says:

    Avere coscenza della sratificazione mortifera è indubbiamente un primo passo importante ma quanto grande è la difficoltà della bonifica per la quale dopo tanto faticare e lottare non resterebbe che arrendersi all’abbandono fiducioso eppure anche questo è inquinato.

    Quante volte, troppe , vorrei non essere quel che sono ,non udire ciò che dico ,non provare ciò che sento vibrare in me .

    Certo ci sto lavorando assieme a tutti voi ma……. che fatica, appena penso che il cantiere è in pausa sembra di dover ricominciare da capo, se non nutro beneficamente il mio spirito questo viene sommerso e contaggiato maleficamente e tutto ciò ogni giorno ad ogni ora ………….uffffaaaa
    Un abbraccio affettuoso a te Corrado e a tutti quelli che lo desiderano Ale

  5. Grazie Corrado,
    con le tue parole mi aiuti ad allentare le mie tensioni perfezionistiche (in questo momento ne ho proprio bisogno!) e mi trasmetti l’aria che si respira negli intensivi.

    Un abbraccio.
    Giuliana

  6. Carissimo Corrado,
    grazie, una sintesi davvero perfetta.
    La perfezione è data dal fatto che è lo stesso Spirito che guida i passi degli uomini e delle donne che cercano Dio con tutto il cuore.

    Mi commuove questa sintonia, questo sentire risuonare nelle tue parole lo stesso Spirito che vibrava nelle mie, nelle nostre, proprio il medesimo Spirito.

    Un intensivo straordinario.
    E’ incredibile la trasformazione dei volti.
    Filomena suggeriva di fare due foto: all’inizio e alla fine degli intensivi, proprio per verificare questa piccola trasfigurazione dei volti, dei sorrisi.

    Qualcosa, Qualcuno più grande di noi opera in questi incontri, e d’altronde: dove due o tre….lo dovremmo sapere.

    Vorrei solo ricordare ad Alessandro che il nostro lavoro interiore dovrebbe svolgersi nello Spirito della misericordia e dell’abbandono, dell’accettazione dei limiti momentanei, affinché la dolcezza interiore dello Spirito possa compiere i suoi miracoli…

    Un abbraccio. Marco

  7. ….dimenticavo di ringraziare Enrico….

    sì, anch’io penso che Rimbaud, come molti poeti del successivo XX secolo, non abbiano potuto e/o saputo incarnare i sogni che le visioni poetiche iniettavano nella loro carne, finendo perciò spesso nella scissione più lacerante tra visione e realtà quotidiana.

    Oggi noi siamo in un certo senso più fortunati: abbiamo un secolo di grandi esperienze dietro di noi, abbiamo molti strumenti per comprendere il senso di questo tipo di esperienza poetica. Abbiamo Jung e Heidegger, per esempio. Per cui possiamo tentare passi ulteriori.

    I Gruppi Darsi pace sono per me anche una traduzione fisica e comunitaria delle esperienze iniziatiche, sperimentate nella creazione poetica.

    La scrittura rimane, ma cambia, come si potrà vedere in un libro che uscirà, se Dio vuole, nel 2012: una nuova sintesi tra creazione poetica, confessione biografica, e visione planetaria, messianica, di nuovo inizio.

    Intanto ti preannuncio che il 21 gennaio svolgerò una conferenza proprio su Rimbaud, con Maria Luisa Spaziani, alla Camera dei Deputati di Roma.

    Un abbraccio. Marco

  8. GRAZIE A TUTTI.
    Anche a Gianni che non solo mi ha accompagnata all’intensivo ma che in seguito ha condiviso con me il lavoro.
    In questi giorni abbiamo progredito nell’autoconoscimento, quotidiano, in un modo un poco estemporaneo (non proprio come consiglia Marco: “prendetevi uno spazio, un bel quaderno… ed abbiatene cura). Per la verità, abbiamo anche mancato al nostro quotidiano appuntamento meditativo, eppure abbiamo dilatata la nostra intimità.
    Desidero sottolineare questi due aspetti, frutto DELL’INTENSIVO che fioirisce ORA:
    La nostra anima , “il noi”, un poco offuscata, come fosse un cristallino opacizzato dalla cataratta, pare mantenga uno spazio centrale mediamente trasparente che consente alla luce della nostra sorgente interna “creativa” di TRAPASSARLO . In un certo qual modo ne è TRAFITTO PER PASSIONE.
    La passione di un Altro, più che per la nostra capacità di fare spazio.
    Ciò nonostante mi pare di poter riconoscere in questi ultimi tempi, nei quali anche Gianni è più PERSONALMENTE coinvolto nel lavoro, che emergano con maggior frequenza I NODI DA SCIOGLIERE. Quasi vi fosse un sommerso che ha trovato una nuova via da percorrere, quella di una maggior fiducia NELL’ACCOGLIENZA dell’altro.
    In fondo il mio “io mi fido di te” nei confronti di mio marito non è ancora in grado di fidarsi DELLE AZIONI che lui compie sulla linea del tempo, ma è invece “in grado di AFFIDARSI alla sua accoglienza”, così come sono, nella mia incapacità anche di perdonarlo… per un mio/nostro passato che ancora non so “lasciare andare” nelle mani della Vita.
    Non so se riesco a spiegarmi ma è come se vi fosse un livello più profondo di affidamento, di quanto possa apparire dall’emersione dei conflitti giornalieri.
    Nel nostro FARE possiamo anche permetterci di sbagliare, riconoscere i nostri errori nella consapevolezza di essere ancora impotenti a cambiare. Siamo consapevoli che faremo ancora lo stesso sbaglio, eppure stiamo in un luogo SICURO insieme.
    UN LUOGO in cui noi “ora” abitiamo nella certezza, poichè lo conosciamo, ne abbiamo fatto esperienza.
    Forse vi è in tutto ciò anche una qualche complicità infantile di sopravvivenza pratica, ma io sento, percepisco in tutto questo UNA FORMA D’INNOCENZA che ci salva,… .
    Ciao.
    Rosella

  9. err.corr. ultime righe:

    siamo consapevoli che “forse” commetteremo ancora lo stesso sbaglio, nonostante la nostra “buona volontà”, eppure…

    … già che ci sono, vi offro la mia sintesi
    dell’intensivo. Una sintesi totalmente Guzziana, solo parole sue, magari che non si legavano proprio proprio in questo modo, ma a me piace tanto giocare con il logos…

    la Verità è UN EVENTO relazionale
    …….”dialogo annunciante”……
    ……L’IMMACOLATA CONCEZIONE…..

    ciao ciao

  10. Carissima Rosella, sono proprio felice di ciò che dici del tuo rapporto con Gianni, è un grande passo in avanti, mi pare che stiate comunicando in un punto di reale unione, lì dove perfino la nostra consapevolezza diventa Altro, un sentimento direi di assoluta fidatezza.
    Su questa base, toccata e ricordata, possiamo anche scontrarci, scartavetrarci, per com-baciare ogni giorno di più…

    Un abbraccio a te e a Gianni. Marco

  11. Enrico Macioci says:

    Tornando al post di Corrado, con cui concordo in pieno, volevo aggiungere che questo intensivo ha avuto effetti per così dire “di rimbalzo”; e cioè partendo da Marco un certo tipo di energia si è irradiato nel gruppo (e per quanto mi riguarda anche nel micro-gruppo pomeridiano e infine dentro di me).
    Ho insomma percepito un’eco magica, una moltiplicazione di energie; tant’è che sono tornato a casa molto carico, e ho percepito poi me stesso scaricarsi nei giorni successivi; una dimostrazione pratica, questa, degli effetti concreti e fisici oltre che mentali e spirituali dell’intensivo.
    Un abbraccio.
    Enrico

  12. Grazie Marco per il tuo riscontro che mi dona la possibilità di andare un poco oltre, mentre
    “faccio il punto”.
    Quando io andavo vagando in quel “nessuno conosce nessuno” cercavo anche di precisare, definire, qualcosa che per me era poco più di una intuizione: questo luogo in cui cominciavo a fare reale esperienza di una possibilità di comunicazione che si poneva A PRIORI.
    In fondo al di qua o al di la di ogni qual si voglia presupposto di conoscenza per un dialogo fatto di parole. Le parole tra Gianni e me, molto spesso allontanano e potenzialmente possono corrompere ogni intesa preliminare.
    Ancora fatico a trovare il modo di dirlo.
    Anche nel piccolo gruppo, all’intensivo avevo sentito il bisogno di precisare che io ero consapevole che quello che andavo elaborando delle mie difficoltà relazionali non erano “il tutto” della mia relazione.
    In fondo stavo prendendo coscienza che la mia iniziale, relazione di coppia, si reggeva su un altro livello.
    C’è una cosa che desidero chiederti ancora: l’empatia di cui tratta Rifkin fa riferimento a questo luogo?
    Non penso di aver chiara la parola empatia. Io la reputavo più superficiale e quindi un po’ dissentivo, ma se questo è il livello empatico, allora condivido pienamente la sua ipotesi.
    Questo è un luogo all’interno del quale è possibile veramente vivere la differenza, sopportarne il limite e valorizzarne la risorsa.
    “Sopportarne il limite”, ha a che vedere con la valenza “desiderio” alla quale mi rifaccio spesso.
    Uno non ce la fa proprio a sottostare alla durezza della vita (o della propria trasformazione) se non ha un’oasi in cui sostare; però quando sperimenta quell’oasi allora “desidera ritornarci”.
    Quindi diviene ancora più importante che ciascuno di noi SI REGALI questa possibilità.
    DECIDA DI sperimentare personalmente questo luogo, per poterlo: conoscere, riconoscere e così continuare a DESIDERARE….
    Grazie Marco e Paola per l’opportunità che ci offrite con il vostro lavoro.
    ciao a tutti
    buona giornata
    Rosella

    p.s. sono “intuitivamente certa”, che la porta d’accesso a questo luogo sia la pratica meditativa, anche se io fatico veramente tanto a praticarla.

  13. Carissima, certamente Rifkin sta intuendo una dimensione profonda dell’essere umano, una dimensione in cui non siamo più bellici-competitivi, ma appunto relazionali e empatici, e cioè comprensivi del sentire dell’altro, della sua sofferenza.

    Mi pare che a Rifkin manchi la fondazione spirituale di questa intuizione, o forse la incomincia a percepire, ma ha paura di esporsi, o di cedere al Divino….conosciamo le nostre resistenze a rinunciare a tante immagini, anche pubbliche, di noi stessi.

    In ogni caso le sue ricerche sono un ottimo strumento per comprendere la fase di svolta antropologica in atto.

    Ciao. Marco

  14. Caro Enrico
    condivido quanto hai scritto, lo condivido in pieno.
    Anch’io sono tornata piena di fiducia, energia, serenità, tutte in armonia. Eppure non ci siamo raccontati delle belle favole. Abbiamo condiviso dolori profondi e reali.
    Come te mi sono nutrita sia negli incontri collettivi, sia nei sottogruppi ( grazie a te, a Rosella, a suor Antida, a Francesca ), di una manna invisibile ma sensibile.
    E’ anche vero che questo nutrimento sembra diminuire con il passare dei giorni.
    A dire il vero proprio ora che sto scrivendo mi sento nuovamente rianimare.

    In particolare mi è di grande aiuto, in questa vita che non può svolgersi sempre sul Tabor, come giustamente dice Marco alias San G 😆 , il disegno che Marco ha tracciato l’ultimo giorno che ho trovato molto luminoso, color di fuoco; insieme ad esso tengo fermo nella mente il concetto: noi siamo tutto quel disegno, sempre, anche se la nostra distrazione non ci permette di percepirlo costantemente. Ma se ci fermiamo col pensiero, possiamo SENTIRE che la Sorgente è sempre con noi, ci guida, ci sostiene.
    Spero che questo ricordo possa essere di sollievo anche a chi legge.

    Ti abbraccio, vi abbraccio
    Filomena

  15. p.s.
    nel post precedente ho dimenticato il nome di Marco, un altro amico che voglio ringraziare per aver condiviso con noi nel gruppo piccolo

    grazie, di cuore
    Filomena

  16. bello: invisibile ma sensibile.

    E’ questa in fondo la chiave della conoscenza iniziatica: un sentire al di là e nel profondo dei sensi corporei…

    Ciao. Marco

  17. Grazie Corrado
    per questo post che mi ha consentito di, “condividere ancora nel mio piccolo”: GRANDE GRUPPO! Ciao a tutti!!!
    Faccio ancora una fatica enorme a STARCI DENTRO a tutto questo lavoro, soprattutto quello d’incarnare nella mia realtà, nella mia terra, nella famiglia, con Gianni ed i ragazzi.
    La morte mia, sta proprio nel vivere in pace (la mia/la nostra…) quella faccenda di: ” UN UOMO SCENDEVA da Gerusalemme a Gerico”.
    Come fosse UN ALTRO tempo, quello in cui NEL TEMPO STABILITO: ” Gesù DECIDE DI SALIRE verso Gerus… .”
    un abbraccio a tutti, con affetto e riconoscenza
    Rosella
    p.s. a me “gusta”, passare ogni giorno, “un poco” di tempo, con Voi; ma; si sa: “io ho tempo da perdere”. Vi sono vicina con il cuore e condivido nel luogo del silenzio i vostri affanni

  18. Grazie a voi, carissimi, perché il ritorno della eco delle nostre voci suscita onde ri-creative dentro di noi.
    Ricordate le parole di Geremia 6,16 che Marco pose all’inizio del nostro incontro la sera del 5 dicembre? Mi fa bene ri-ascoltarle:

    “Fermatevi nelle strade e guardate,
    informatevi circa i sentieri del passato,
    dove sta la strada buona e prendetela,
    così troverete pace per le anime vostre”.

    Sono rimasto sorpreso dalla lettura dell’intero versetto 16, in cui all’invito citato del Signore, seguono queste parole:
    “Ma essi risposero: “Non la prenderemo!”.

    Sento che ci sono decisioni “giuste” che vanno prese ogni giorno se si vuole diventare davvero pro-creativi.

  19. Enrico Macioci says:

    Corrado,
    trovo il tuo ultimo commento illuminante e consonante col mio attuale momento.
    Ma forse la verità è che esso consuona al momento collettivo, così confuso e drammatico, come la cronaca quotidiana ci conferma.
    Verrà forse davvero un tempo in cui gli intensivi saranno diffusi come oggi i corsi universitari, un tempo in cui saremo più evoluti e più…evangelici.
    Un saluto.
    Enrico

  20. Grazie a tutti voi dei vostri pensieri che aiutano a riflettere anche chi non ha seguito il percorso dei gruppi, ma ne sente l’eco da lontano………..
    Mi auguro che il Natale ormai prossimo porti a tutti pensieri di vita, benedizioni e atteggiamenti pacificanti in modo da essere un po’ più CREATIVI nel luogo dove siamo chiamati a vivere ogni giorno.
    Un saluto
    santy

  21. E’ bello, Santy, sapere che ti fa bene sentire da lontano la eco del percorso dei gruppi darsi pace.
    Auguri allora di vivificante creatività natalizia lì dove vivi ogni giorno, attinta all’inesauribile vena sorgiva del Nascente che ha scelto come dimora le profondità dei nostri cuori.
    Corrado

  22. sono una novellina riguardo questi argomenti. ma vi leggo con piacere perchè sto scoprendo tante cose…

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