Chiara: una ricerca di integrità

Lavorare alla propria integrità, per diventare TUTT’UNA, senza falsità, senza sbafature, vuol dire per Chiara, come per tutti noi, imparare a osservare sempre meglio le ferite interiori, le divaricazioni, le parti scisse della propria personalità.

E decidere da quale parte stare, con quale stato dell’io identificarsi.

Un io che inizi un cammino di conversione, oltre la prigionia delle maschere e delle identità forzate, realizza presto che non può condurre autonomamente il processo che condurrà alla sua trasfigurazione. Anzi una parte di questo io continuerà ad opporvisi con tutte le forze.

L’opera della riunificazione è un’opera divina: un Altro Sé può fare sì che, come dice Chiara, la farina, l’aria, l’acqua, e lo zucchero si mescolino insieme per realizzare il miracolo di una ciambelletta di Dio.

Paradossalmente un io capace di abbandonarsi, un io che si converte e che inizia a tornare alla propria origine, non è debole e fiacco, ma è un io forte, chiamato a scegliere, a volere, a decidere di stare dalla parte della verità, dell’onestà, della buona volontà.
Sarà chiamato ad apprendere il linguaggio dell’anima e delle emozioni, decifrandone i messaggi.
Sarà chiamato a farsi da parte per permettere al vero sé di manifestarsi in una relazione dialogica.

Riconoscerà quanto limitata sia la sua saggezza, la sua forza di perseverare nei momenti di difficoltà, e imparerà ad attingere alle illimitate risorse del vero sé.
Aprendosi all’“io in relazione”, potrà percepire una presenza sapiente cui potersi affidare, un’intelligenza amorevole che guida il processo e ne conosce i tempi e la mèta.

Grazie a questo lavoro interiore, che diventa progressivamente il centro della vita, crescerà quello che è il tesoro più prezioso nelle varie situazioni in cui ci si può trovare: che sia un ospedale o un ufficio, una scuola o una fabbrica, una parrocchia o un partito, o una famiglia….
Un “cuore pensante”, come direbbe Etty Hillesum, un cuore di carne e non di pietra, capace di custodire il senso, perché non lo blocca, ma ne segue il ritmo, fluendo con esso in una vita sempre rinnovata.

Comments

  1. cara “ciambelletta di Dio”, sei una meraviglia!!!

    Penso che sia veramente importante testimoniare LA GIOIA della trasformazione.

    Sai, Chiara sono veramente felice per te che hai potuto crescere tua figlia mentre percorrevi la via della pace.
    In me talora riaffiora, lancinante, il dolore di aver cresciuto tre figli mentre sprofondavo lentamente nella depressione, nel nulla.
    Non ho rimpianti, poichè ho preso atto della mia impotenza.
    La vita ti pone talvolta su strade di solitudine nelle quali tu sperimenti l’angoscia di non poterti fare da sola; ma, in fondo, ti porge sempre anche un’ulteriore possibilità. Gianni, oggi, condivide con me questo percorso, completandomi e sostenendomi nelle mie fragilità.

    Grazie Paola per questi preziosi doni che ci elargisci tecnicamente e “col cuore”.
    Un caro abbraccio a tutti
    Rosella

  2. Grazie Paola , che meravigliose parole ,hai scritto .
    Ogni giorno dobbiamo compiere il camino verso L’Io in relazione, ogni giorno anche se ci sono giorni ,o mesi o anni in cui è piu’ difficile.Ma il lavoro da’ i suoi frutti .
    Come in cucina ,ogni giorno dobbiamo cucinare e anche se siamo delle brave cuoche , se non si affronta il piatto con umiltà ,pazienza ed amore o viene tutto male o le cose non hanno sapore .
    Umiltà ,amore ,pazienza per offrirci con creatività ogni giorno sulla grande e ricca e variegata Tavola di Dio .Un bacio a tutti voi

  3. Grazie cuoca Rosella !

  4. Mi fa sorridere l’accostamento degli stati dell’io alla digeribilità e al gusto di tre piatti fatto da Chiara

    La mia riflessione si sofferma sugli ingredienti e sull’amalgama che ci rendono ciambelline di Dio e nasce dal rivedere i capitoli della mia vita, dall’osservare le trasformazioni di amici e conoscenti toccati dalla sofferenza e dalla risonanza emotiva che hanno lasciato in me le ultime due lezioni del corso.

    Stare al proprio posto nel dolore, attraversarlo guardandolo in faccia, denuda e spezza il cuore.
    Ho dovuto toccare la disperazione e arrendermi all’impotenza per scegliere la Vita, quella vera o meglio per accorgermi che la Vita aveva scelto me.

    Nella disperazione si urla, anche senza voce, per me l’urlo è diventato preghiera: sfinita e senza forza ho chiesto aiuto al Dio in cui credo, al Dio che non mostra il suo volto e non ha nome, ma è fedele nell’amore.

    Con il cuore spezzato e senza forza, l’aiuto di un altro è indispensabile, da soli non ce la si fa; allora l’amico, il vicino, la collega sono necessari per comprendere che non ci si salva da soli e che nella richiesta di aiuto si diventa dono per l’altro.
    Ho sentito molto vere le parole postate da Mariapia “si fa un dono gradito agli altri quando permetti loro di aiutarti”.

    L’amalgama è il miracolo: nascere per la seconda volta.

    In questa seconda nascita mi sento a 4000 metri di altitudine, tra la terra e il cielo, con una visione che si apre a 360 gradi, piccola parte del Tutto e consapevole dell’azione subdola dell’ ego, faccio mia la preghiera di Thomas Merton:

    “Io, Signore Iddio, non ho nessuna idea di dove sto andando.
    Non vedo la strada che mi sta davanti.
    Non posso sapere con certezza dove andrò a finire.
    Secondo verità, non conosco neppure me stesso
    e il fatto che penso di seguire la tua volontà non significa che lo stia davvero facendo.
    Ma sono sinceramente convinto che in realtà ti piaccia il mio desiderio di piacerti
    e spero di averlo in tutte le cose, spero di non fare mai nulla senza tale desiderio.
    So che, se agirò così, la tua volontà mi condurrà per la giusta via,
    quantunque io possa non capirne nulla.
    Avrò sempre fiducia in te,
    anche quando potrà sembrarmi di essere perduto e avvolto nell’ombra della morte.
    Non avrò paura,
    perché tu sei con me e so che non mi lasci solo di fronte ai pericoli. “

    Giuliana

  5. Grazie, Chiara, della tua leggerezza, che fiorisce da grandi profondità.
    E grazie anche a Giuliana che ha intuito così bene il senso dell’incontro di domenica: la necessità del passaggio alla nuda preghiera, alla richiesta di aiuto, all’impotenza che diviene luogo dei veri miracoli.
    Marco

  6. Domenico Parlavecchio says:

    Grazie cara Chiara.
    Condivido con te che il mix sapiente degli ingredienti è una tensione che non ci deve mai mancare anche se il piatto non viene fuori come volevamo .. a volte acogliendo l’errore (?) si producono cose inaspettate 🙂

  7. Questa mattina, visto il proseguo degli interventi desidero fare il punto sulla mia situazione rispetto alla pratica proposta.
    Io “fondo” (o con- fondo) la pratica meditativa con la pratica autoconoscitiva, non mi riesce molto di separarle. Al mattino mi leggo la lettura e la meditazione nel sito di Taizè e poi comincio la giornata al computer.
    Lì alla tastiera lascio che “la notte” pronunci la sua parola misteriosamente evolutiva, sui miei affanni. La depongo per iscritto, li davanti ai miei occhi come fossero un sudario, disponibile ad essere rivisitato.
    Spesso questo lavoro è dialogico. Si snoda come fosse una lettera rivolta a coloro che sono coinvolti nei miei affanni, allargandomi sino a collegarmi con il blog di “darsi” e del telematico.
    Io chiacchiero, chiacchiero a ruota libera e spesso mi arrabbio, con lo Spirito dolcino ( lo Spirito lasciatoci da Gesù), faccio bizze e contesto, sino a quando sto nella gioia; quindi, mi alzo e “faccio le cose”.
    Certo la vecchiaia la vivo come un privilegio, posso permettermi l’uso di un tempo dilatato; ma, son certa che quando riprenderò a timbrare il cartellino, nel fare la nonna a tempo pieno, sarà mia cura (costi quel che costi), non uscire di casa senza aver incontrato il luogo della mia gioia e della mia pace. Non ne varrebbe veramente la pena, di vivere un nuovo inizio, rapportandomi con Gabriele in altro modo, qualunque fosse.

    Ed ora veniamo alla pratica meditativa vera e propria: il tentativo fatto con il disco e gli intensivi dell’anno precedente, mi risultava sempre insoddisfacente, Ora dopo le indicazioni precise e puntuali del primo corso, mi ritrovo meglio. Ciò nonostante in me gli stati si snodano in modo differente: il luogo del silenzio io lo incontro solo alla fine; e non come propedeutico alla preghiera.
    Penso di essere condizionata dal lavoro nato spontaneamente in me (quello descritto precedentemente) anche nella meditazione: io per lasciare andare (cosa facilissima) necessito di chiacchierare, di rielaborare all’interno di un dialogo d’amore onnicomprensivo, che mi accoglie ed abbraccia, sostenedo la mia bambina interiore e dandodele parola. Una culla che ascolti le mie chiacchiere incessanti e finalmente mi ritrovo nella pace. Solo a questo punto, la gioia apre in me un luogo immenso di “gratitudine”.
    La gratitudine è la vera felicità che sperimento.
    E’ questa emozione di “grazie” che si dilata nel silenzio. Sono finalmente paga e felice, non servono più le parole e questo stato lo posso ricontattare spesso durante il giorno, nel fare, basta che pensi: “sorrido e mi abbandono”.

    Il luogo del silenzio propedeutico al dialogo proprio non lo trovo nella mia pratica (in fondo la quiete buddista non mi attrae). Io desidero altro: DESIDERO DESIDERARE e porre il mio desiderio nell’ attesa che si contretizzi, che si compia. Per ricominciare a desiderare….

    Medito con Gianni tutti i giorni, lui entra nel silenzio con vera beatitudine, anche se è principiante più di me.

    La domanda che pongo è: ma ci possono essere differenze tra il modo di meditare maschile e femminile?

    Prolissa come e più, del solito. Bene!
    ciao Rosella

  8. Carissima Chiara,
    grazie per questa testimonianza che ho il piacere di gustare per la seconda volta, ma ora con più serenità e consapevolezza.
    Le tue parole risuonano vere, serie e fortemente gioiose. Penso,anche non conoscendoti approfonditamente, che tu affronti così il tuo importante lavoro. E la tua vita.
    Ingredienti genuini e sani lavorati da Mani santificanti.

    Ringrazio Paola per la sua opera di raccolta delle testimonianze, svolta con amore e bravura; e per le sue parole precise e profonde che analizzano e sintetizzano la vita di Darsi Pace.

    Con grande simpatia ed affetto
    Filomena

  9. Grazie ancora a tutti voi, cuoche e cuochi di questo laboratorio straordinario che è la cucina della vita, dove riceviamo il cibo necessario e siamo a nostra volta cotti ben bene per essere nutrimento nel processo di rigenerazione che ci sta salvando.
    Un saluto particolare a Rosella e a Giuliana, per la loro testimonianza di una sincera adesione a questo cammino, pur nella distanza. L’esempio vostro e delle altre amiche e amici lombardi ci è di conforto e di guida.
    Cara Rosella, che belle le tue parole! Credo anch’io che noi donne abbiamo un modo un po’ diverso di “leccare per terra la salvezza” (è il verso di una poesia di Marco, non ricordo quale). Forse dipenderà dal nostro carattere pratico, da una sorta di scaltrezza che va al sodo.
    Anche io ho faticato per ‘uniformarmi’ allo schema meditativo proposto, essendo un po’ indisciplinata, è vero, ma anche perché sento che ad un dialogo d’amore (quello che ci da la gioia e l’ok per il resto della giornata) ci si va senza troppi schemi preparatori.
    Il silenzio è una conquista faticosa, che, anche per me, presuppone un “gioco della verità”, per capire dove mi trovo, in quale stato mi vado a ripescare.
    Come dici bene: “Una culla che ascolti le mie chiacchiere incessanti e finalmente mi ritrovo nella pace. Solo a questo punto, la gioia apre in me un luogo immenso di “gratitudine”. La gratitudine è la vera felicità che sperimento”.
    Per me questa gratitudine deriva dal fatto che, se il mio monologo finalmente si spegne, non finisce il mondo, ma c’è una presenza che mi sostiene: non parlo più io, ma ascolto le cose che mi suggerisce questa intelligenza amorevole.
    Cara Giuliana, grazie per la bella poesia. Se e quando vorrai condividere le risonanze degli ultimi 2 incontri del gruppo di approfondimento, te ne sarei grata.
    Un abbraccio anche a Filomena, Chiara, Domenico, Marco, e a tutti
    Paola B.

  10. cara Paola,
    grazie per le assonanze riconosciute, ma ritengo che siamo più in sintonia di quanto pensiamo.
    Io continuo a praticare secondo lo schema proposto (grazie a Gianni, da sola naufragherei…), con o senza cd, con o senza musica, insieme a Gianni, da sola o alternativamente (leggendo l’uno all’altro la meditazione). Ciò nonostante riconosco in me che la parte di ego prevalente che porto nella conversione dell’io consiste praticamente in un residuo, più o meno corposo, di ATTACCAMENTO COMPULSIVO che si consuma all’interno di un “dialogo” accolto amorevolmente dall’Altro. Non parlo con me stessa, se non nello stesso modo, in cui ORA sto parlando a te. E sono anche in ascolto nonostante la compulsività che mi prevarica, di ciò che evolve la mia situazione. Della parola che mi salva.
    Se la parola nasce dall’eros, allora è il desiderio (anche se compulsivo) che la alimenta e qui le differenze tra il maschile ed il femminile sono riconoscibili facilmente.
    Nel silenzio, quando MI TOCCA questo stato di grazia (non sempre, non quando nè quanto “io vorrei”), sono puro godimento. Luogo in cui il dono ringrazia.
    E’ dissolta anche l’attesa e non solo la pretesa, non sono neppure ascolto, forse comunione.
    Questo è il silenzio nel quale posso accogliere le condivisioni di Gianni, qualunque cosa dica. In nessun altro luogo potrei viverlo in pace. Non mi basterebbe l’empatia.

    Ho una immagine, poco ortodossa, che mi porto nel cuore e che quasi da sola mi conduce in quel luogo. Nel Vangelo di Giovanni quando Gesù dice che è giunta LA SUA ORA, alla lavanda dei piedi, ad un certo punto intinge un pezzo di pane e lo porge a Giuda che lo mangia. Non viene in questo Vangelo, riconosciuta l’istituzione dell’Eucaristia, come accade nei sinottici, ciò nonostante Cristo si comunica. Questa è una mia visione ed io non sono una teologa “sono nessuno”, ma, QUESTO PANE SPEZZATO che si dona MI COMMUOVE e silenzia NELLA PACE.
    Ciao a tutti
    Buona giornata
    Rosella

  11. forse è meglio: QUESTO CUORE di pane SPEZZATO che si comunica MI COMMUOVE e silenzia NELLA PACE

  12. Si, è proprio così.
    Grazie e speriamo di non tradire mai questo cuore (che pure sappiamo che è puro PerDono)!
    Paola

  13. Cara Chiara,
    non ti conosco personalmente perché abito a Genova, ma la tua testimonianza è stata per me molto rivitalizzante e ho provato la gioia di sapere che sei un medico di pronto soccorso: anche in un ambiente così è presente, attraverso di te , il Nascente.
    E’ da più di un mese che frequento i reparti di emergenza del più grande ospedale della mia città per assistere mio marito che da venti giorni è approdato in rianimazione. In questo periodo ho conosciuto medici di tutti i tipi, alcuni mi hanno ispirato fiducia. Ora però sono scoraggiata e con i sanitari della rianimazione cerco di parlare il meno possibile: li sento quasi tutti ambigui, noto che guardano soprattutto i dati delle macchine e talvolta non danno neppure un’occhiata al paziente ; poi accennano a qualche vago miglioramento per dire subito dopo che la prognosi è sempre riservata. Ho osservato un’altra cosa che non usano mai la parola morte, anche se lì la presenza della morte è palpabile.
    Vorrei non provare così spesso ostilità verso di loro e paura di sbottare quando cerco di dialogare con loro . So che anche in questo contesto non posso cambiare il loro comportamento, se non cambio il mio. Ma questa per me è una sfida molto difficile. Puoi darmi qualche suggerimento? Grazie, Mariapia
    Grazie anche a Giuliana per la risposta a questo post. Me la sono stampata e la porto con me per leggerla e pregare con Merton nelle attese in ospedale. Mariapia

  14. Cara Maria Pia ,come è difficile risponderti .
    Qualche anno fa’ vado a dare il cambio alla colega il primo gennaio e tutto l’ospedale era in tumulto perchè la collega della rianimazione si era suicidata in Ospedale la notte del 31 e l’hanno trovata morta vicino al suo armadietto .
    Come si puo’ rianimare ,in un mondo senza anima…….E’ impossibile .
    Il contatto continuo con la malattia e la morte esaurisce e consuma tutti gli operatori ,ma ancor piu’ chi nega e non vuole vedere tutto questo .
    Sai che è altissima la percentuale di tossicodipendenze fra gli anestesisti ??
    Se fossi il ministro della Sanità renderei obbligatoria negli Ospedali la pratica di gruppi darsi pace.!!!!E non scherzo!
    No so se riesco a spiegarlo chiaramente,ma se in tutti questi anni ,non avessi fatto i gruppi e non avessi tanta cura della mia anima,sarei probabilmente dipendente da sostanze,o forse peggio….
    Il contatto con la malattia da una parte ci esaurisce,ma se vissuto in uno stato di Io in Relazione ,anche se non è meno doloroso ,ci puo’ aprire al’esperienza profonda della Fraternità .
    Sentirsi uomo fragile accanto ad un fratello fragile in una relazione autentica mi apre ogni volta ai misteri piu’ profondi della Cristianità
    La mia fede nasce li’ nella carne ,vorrei saperlo spiegare meglio .
    E’ il sentirmi sorella e la condivisione di corpi ,cellule ,sangue che mi apre a Cristo .
    Per quanto riguarda la tua situazione , ricordati che spesso ti trovi di fronte a medici mascherati da strati enormi di paura ,rassicurali Tu,C’è sempre una finestra per ‘incontro umano ,o almeno lo spero .
    Cura tu l’anima di quelli che curano tuo marito .Vai in fondo alla tua ostilità ,e fai l’esercizio a nove punti proprio su questo .
    Preghero’ tantissimo per voi e perchè tutto sia Luce .
    Ti voglio bene e ti abbraccio fortissimo

  15. Grazie Chiara per la tua gioiosa e commuovente testimonianza.
    E’ vero, la malattia del nostro prossimo e dei nostri cari ci puo’ trascinare in un profondo abisso di sofferenza, ma se noi accettiamo pienamente questa sofferenza e non la temiamo, ecco che avvengono delle trasformazioni meravigliose in noi e negli altri.
    E’ nella condivisione che il dolore si allevia. Bisogna abbandonarsi totalmente alla sofferenza e condividerla, come ci ha insegnato Christo, perche’ tale sofferenza divenga la nostra salvezza e comprensione dei misteri piu’ profondi dell’essere.
    Non credere che io stia filosofando………….ho vissuto tutto questo sulla mia pelle, nel mio cuore nella profondita’ delle mie viscere di madre e di figlia durante la leucemia di mio figlio di soli 18 mesi, e durante gli anni del cancro che si e’ portato via mio padre.
    Ma oggi, ringraziando il Signore per il grande dono della prova vissuta, sono una persona serena,semplice ed in armonia con il mondo.
    Un abbraccio alla “ciambelletta” e a voi tutti 🙂

  16. E’ straordinario come queste riflessioni sulla sofferenza e sul suo mistero salvifico, che sono in realtà profonde meditazioni, emergano nel nostro sito proprio in questa fase in cui il mistero di Cristo e della Croce, e cioè il mistero della specifica natura della salvezza cristiana, tornano al centro del nostro lavoro in tutti i gruppi.

    C’è come una soglia che si ripropone, il passaggio dall’io in conversione all’io in relazione, in tutta la sua durezza, in tutta la sua radicalità carnale, fisica, totalizzante, senza resti, senza sfumature, perentoria-mente, in ciascuno di noi.

    Teniamoci uniti in questo salto…mi pare diventi più lieve.
    Marco

  17. Enrico Macioci says:

    Chiara,
    la tua testimonianza è straordinaria, così come ciò che scrivi a proposito dei medici e dell’ambiente ospedaliero – un ambiente che a me, ma certamente non soltanto a me – incute tanta paura.
    In effetti il discorso dell'”umanità” dei medici è cruciale, e hai ragione quando affermi che molti medici dovrebbero coniugare assai di più la materia con lo spirito. Questa unione di spirito e materia – l’Incarnazione – appare sempre più decisiva, adesso che la materia globalmente intesa sta crollando a ogni livello.
    Un abbraccio a tutti.
    Enrico

  18. Fabrizio Falconi says:

    Carissima Chiara,
    grazie per queste parole che io non avevo potuto ascoltare, quel giorno.
    Vorrei soltanto dirti che .. sei proprio tu una bella ciambelletta riuscita con il buco.
    Un abbraccio
    fab

  19. Gabriella says:

    Che bello averti risentito, sono fortunata ad avere un’amica come te! Baci Gabry

  20. Cara Chiara,
    grazie per le parole che mi hai scritto, sento che vengono direttamente dalla tua anima, dal tuo “ cuore pensante”. Non conoscevo i dati statistici di cui riferisci e ci mediterò sopra . Già la saggezza antica diceva “ medice, cura te ipsum”. Quanto è un urgente che un lavoro di trasformazione quale è quello che facciamo nei gruppi di Marco si diffonda, in ogni ambiente!
    L’umanità del medico viene spesso dimenticata, dalle nostre paure, dalle nostre incertezze e poi siamo tanto abituati a vivere anche rapporti superficiali che non sempre sappiamo vedere, sentire, capire al di là delle apparenze. Mi impegnerò a rapportarmi con i medici , coinvolgendo anche le mie consapevolezze più profonde, spirituali. Sarà uno degli impegni di questi miei giorni dolorosi, ma anche pieni di luce per tutte le persone vicine e lontane che sostengono me e lui con la loro presenza spirituale.
    Sì, come dice Betta la sofferenza matura, attraversarla è un’avventura coinvolgente e trasformatrice. Bisogna che impari a non lasciarmi dominare dall’ angoscia, perché dentro di me c’è angoscia e coraggio.
    Il mistero del dolore, come ci ricorda anche Marco, è la chiave di volta della fede cristiana! Mariapia

  21. Una sola cosa gli Angeli invidiano agli uomini,non poter offrire a Dio il dolore per dimostrargli il loro amore.(San Pio da Pietralcina)

  22. ciao Michele
    Buon anno, con tutto il cuore
    Rosella

  23. Carissimi, mio marito è ormai nella pace, mi ha lasciato ieri sera, sempre in rianimazione, ma ormai sedato. Io sono molto addolorata ma serena. Pregate per lui e per me. Sono isolata : per un guasto non ho nè la linea telefonica, nè il P.C. Scrivo da quello di mio fratello. Vi leggerò ancora spero presto. Vi abbraccio tutti, Mariapia

  24. Carissima Mariapia, ti sono vicino con il pensiero e con la preghiera.
    Che la pace in cui vive adesso tuo marito ricada anche su di te, ti dia conforto e lucidità, il senso della concreta speranza, e l’affidamento a quella Vita che ci forma e ci disfa, sempre con amore.
    Marco

  25. Paola Balestreri says:

    Cara Mariapia, sei nel nostro cuore e nelle nostre preghiere, insieme a tuo marito, in questo momento forte della vita.
    Lascio a queste poesie, che molti già conoscono, il compito dolce di pronunciare parole di speranza
    http://www.darsipace.it/2010/05/31/trittico-mariano/
    Paola

  26. Anche se non ci conosciamo, un dolce abbraccio.

  27. Vicino con la preghiera in quest’ora pasquale

  28. Maria Pia un abbraccio forte forte .Ti sono vicina con le mie preghiere

  29. Carissima Mariapia, ti abbraccio forte e ti tengo nel mio cuore. Vicine nella preghiera. giovanna

  30. Cara MariaPia

    In una circostanza, tempo fa ,sono nati in me questi versi.
    Te li offro come fossero un abbraccio di condivisione.
    Rosella

    Come abitare la Gioia.

    Tristezza!
    tra le mani
    leggera volge l’anima
    come a sera
    Nella penombra
    chiare e soffuse gote
    umide e solitarie

    “Color ruggine è la via
    che conduce al cuore”

    Lasciarti!
    Un abbraccio dato
    ad altri, pare essere
    qualcosa di anomalo
    eppure è amore
    solo

    “… esclusivamente
    amore”

  31. Grazie a tutti per la vostra vicinanza, che avverto come sostegno a vivere questi momenti ringraziando, perchè mi fanno crescere in consapevolezza e ricerca di autenticità e rinascita. Vi abbraccio, Mariapia

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