Sperando contro ogni speranza.

“La resurrezione dei morti per la vita del mondo che verrà” è il fondamento dell’essere cristiani.  Eppure ognuno, nella vita, sperimenta come questa semplice affermazione – espressa nel Credo dei cristiani e nel  Symbolum Apostolorum  – carnis resurrectionem et vitam aeternam – sia quanto di più lontano dall’esperienza comune, quanto di più distante dalle ragionevoli aspettative umane, da essere scambiata – forse oggi più che ieri –  per bizzarria o superstizione.

Eppure i racconti evangelici parlano chiaro. E anche se non siamo obbligati a pensare alla Resurrezione nei termini in cui la descrive il Nuovo Testamento – Gesù mangia, parla, cammina insieme ai suoi discepoli, dopo essere morto – è perfino ovvio che quel che si chiede a un cristiano è di “avere fede sperando contro ogni speranza” (Rm, 4,18).

Come scrive Sergio Quinzio, “il cristiano è tale perché fa della propria fede il criterio per giudicare il mondo, mentre non v’è dubbio che se volesse giudicare la fede secondo i criteri del mondo, non potrebbe far altro che respingerla.”

Ma per l’appunto: cosa è il mondo ? Cosa è quello che chiamiamo mondo ? Potremmo davvero dire che la nostra concezione di mondo è assai limitata.  E’ celebre e folgorante l’aforisma di Lao-tse: Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.

E’ un modo illuminante per comprendere come quello che noi chiamiamo ‘mondo’ dipende soltanto ed esclusivamente da quello che siamo noi. E la domanda allora si sposta: chi siamo noi ?

Noi, potremmo rispondere, siamo nella posizione più scomoda: come ha detto un celebre astrofisico recentemente, noi siamo esseri sospesi esattamente a metà strada tra il nulla e il mondo.

I cristiani, però, credono – perché lo hanno ascoltato – che proprio in questa sospensione esista un senso, che è precisamente il Senso divino: siamo sospesi, e cioè a metà strada tra il nulla (la possibilità di essere nulla) e il mondo, cioè il tutto. Siamo creati, e quindi esistenti e siamo in un mondo creato ed esistente. Ma la nostra vera Vita – è quello che ci è stato detto – non è di questo mondo.

Non si tratta qui, di rifiutare il mondo. Ma di ribaltarlo sulla base di quell’unica leva in sospeso che è Cristo, uomo – e quindi anche lui ‘a metà tra nulla e mondo, tra nulla e tutto’ – e Dio.  La differenza tra Lui e noi, è che, come scrive Giovanni, Gesù Cristo “ha detto di essere la verità” (e lo ha manifestato con la sua resurrezione) – “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me (Gv.14,6) – mentre ai credenti è richiesto di “fare la verità” Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio (Gv.3,21) – esercitare cioè la conformità a Cristo e alla sua promessa, vissuta nella manifestazione della sua giustizia. Qui sta l’evangelica contrapposizione tra Dio e il mondo. Contrapposizione che forse, mai come in questi tempi dissolutivi, è così evidente.

Fabrizio Falconi

Comments

  1. darsi pace su facebook says:

    Maria Angela Pavani Credo che per resurrezione s’intenda soprattutto la presa di coscienza, la consapevolezza di essere Anime in un corpo (da non mortificare troppo ma neanche da sopravvalutare). L’investimento che facciamo alimentando il “dono” della fede e’ …sicuramente la via intelligente che ti porta avanti e soprattuto verso l’alto, rispetto all’inganno della materiale (Maya). Nella tomba rimarra’ solo un vestito logoro. Sapere di essere “nel mondo” ma non “del mondo” non e’ detto che ti faccia sentire solo o isolato. Chi e’ collegato con l’Alto e’ una Potenza!!! Bisognerebbe essere collegati sempre qualunque cosa si stia facendo ed automaticamente la Speranza diventa Certezza. E’ comunque una grande lotta che continua nei Cieli. Il mondo e’ la nostra palestra.

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  3. luciana p. says:

    Sperando contro ogni speranza! Sono tornata da poco da una riunione con un sacerdote assistente nazionale degli universitari cattolici.Speravo di trovare delle risposte, ma a me ha suscitato solo domande. Ha parlato di noi adulti che ci vogliamo sentire giovani e non cresciamo e dei giovani che si allontanano da noi ed escono solo di notte quando noi andiamo a dormire. Molti di loro non studiano e non lavorano, né cercano un lavoro. Con il tuo post Fabrizio, mi hai confortata un po’: “essere cristiani significa aver fede sperando contro ogni speranza”. Quello che il bruco chiama la fine del mondo, il mondo lo chiama farfalla!. Forse il nostro compito è proprio quello di ridare speranza a questi giovani facendoci un pò da parte e “credendo” in loro. Un caro saluto.

  4. Carissimo, la continua meditazione sul mistero della resurrezione della carne credo che ci possa servire a comprendere la natura singolare della speranza cristiana.

    Noi speriamo cioè non solo che ci sia una vita oltre la morte, una immortalità dell’anima (questo lo crede sia Platone che un hindu); ma che, dall’Incarnazione in poi, la stessa materia dei corpi si stia trasformando, si stia liberando dalla corruzione di cui è impastata.

    Noi crediamo cioè che questa configurazione del cosmo (segnata dalla corruzione appunto, e dalla morte) stia passando, si stia consumando, anche dentro i nostri corpi di carne, e che in Cristo Risorto già sussista un cosmo del tutto pneumatizzato, completamente pregno di vita cioè, che ci sta assimilando a sé.

    Questo grande mistero lo contempliamo anche nella Assunzione fisica di Maria nel regno dei cieli: è cioè la stessa Mater/Materia che viene trasfigurata attraverso il mistero pasquale: tutto viene salvato, redento, riempito di luce.
    L’uomo non è più soltanto un’anima vivente, ma uno spirito vivificatore, capace di dare la vita.

    Che Dio ci riempia di questa fede.
    Un abbraccio. Marco

  5. Ricco di spunti di riflessione questo tuo intervento, ed è davvero difficile mantenersi concentrati su un solo argomento (per brevità di tempo a disposizione) rispetto agli altri.
    Mi stimola però il richiamo sulla Fede Cristiana perché proprio nell’ultimo incontro (di domenica 23) del corso di approfondimento M. Guzzi si espresso affermando che “la Rivelazione è la Fede” e mi ha fatto molto pensare. Cioè l’irruzione di Dio attraverso il suo figlio unigenito Gesù, per mezzo dello Spirito Santo, nella storia dell’umanità è la sostanza della Fede per il Cristiano. La decisione cioè, come oggi, guarda caso ribadisce ! Fratel MichaelDavide nel commento alle letture del giorno, dell’offerta di salvezza» che Dio fa a «tutti i popoli» dal momento che il «Cristo» ha deciso di avere «in comune» con la nostra umanità «il sangue e la carne» (Eb 2,14).
    Questo in effetti può apparire un concetto “estraneo” o forse “scollegato” dalla Resurrezione, ma meditando ancora meglio comprendo che è la diretta conseguenza della Fede come Rivelazione.
    Mi sembra una grande forza questo sperare contro ogni terrena, aggiungerei, speranza.
    Sublime e da meditare anche l’aforisma di Lao-tse: Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.
    Grazie davvero Fabrizio.
    Marco F.

  6. Carissimo Marco, forse sarebbe più corretto dire che la fede si basa, discende, dipende dalla Rivelazione.

    La fede è quella conoscenza che sorge dal credere in ciò che ci è stato rivelato.
    Questo vale per ogni tipo di fede, per ogni tipo di religione.

    Nella fede cristiana, in particolare, noi crediamo che Dio parli per primo, e dunque ci riveli Lui stesso qualcosa di Sé, di noi, e del nostro rapporto. Dapprima lungo la storia di Israele, e poi, definitivamente, in Gesù.

    Di fronte a questa iniziativa rivelativa di Dio l’uomo è chiamato ad ascoltare: ascolta, Israele!
    L’uomo ascolta ciò che Dio dice/rivela, e dà credito alle sue parole, gli crede.
    Perciò, dice san Paolo, la fede discende dall’ascolto.

    Questa stretta relazione tra Rivelazione e ascolto/fede pone l’uomo nella sua corretta posizione dinanzi a Dio: egli è una creatura che non possiede in sé il proprio Principio, che non si crea da sé, e che quindi, per essere nella verità, deve connettersi al Dio Creatore, ascoltarlo, appunto, avere fede in Lui.

    Un abbraccio. Marco

  7. … oops, rettifico scusandomi ! per la fretta con cui ho postato senza rileggere attentamente!
    A parziale giustificazione devo precisare che non essendo presente fisicamente ho potuto “solo” riferirmi alla registrazione audio dell’incontro e dunque ai brevissimi e molto sintetici appunti che poi mi ero scritto e che peraltro al momento del post non avevo sottomano.
    In effetti la corretta affermazione è quella che hai luminosamente riportato tu carissimo Marco:
    la Fede è, o meglio, si basa sulla Rivelazione, dunque sull’ascolto del Verbo.
    Peraltro ripetendo esattamente i passaggi che avevi così ben delineato nell’incontro di domenica che ho richiamato.
    Grazie per avermi giustamente ripreso.
    Un caro abbraccio.
    Marco F.

  8. Caro Fabrizio
    grazie per questo bellissimo post. Credo che mai come oggi il punto dell’essere cristiani sia questo: non proclamare una fede, un credo o dei precetti (quelli fanno parte semmai del nostro lavoro interno e lì stanno bene), ma una speranza, una fiducia nell’uomo, nel futuro. Un annuncio rivolto a tutti, gridato dai tetti, senza vergogna e con totale passione. Una profezia, insomma. E’ quello di cui più sento la mancanza: tra ex rivoluzionari che un tempo si esaltavano nel sogno di una società giusta, tra devoti mosci, privi di anima e giudicanti a senso unico, tra agnostici pigri e indifferenti verso tutto e tutti.
    La speranza contro ogni speranza è ciò che fa la differenza oggi tra chi crede in Cristo e chi no.
    Lascio il link di un interessante articolo di Prosperi sul perchè, come popolo, noi italiani ci siamo così rassegnati alla mediocrità:
    http://www.finesettimana.org/pmwiki/uploads/Stampa201102/110203prosperi.pdf

  9. Grazie caro m per il tuo intervento ! che sottoscrivo in toto, ed in particolare per il link dell’articolo di Prosperi allegato che consiglio proprio a tutti.
    Una buona giornata.
    Marco F.

  10. Gli apostoli dissero al Signore:”Aumenta la nostra fede”.Il Signore rispose:”Se aveste fede quanto un granellino di senapa,potrete dire a questo monte:spostati da qui a là,ed esso si sposterà,e niente vi sarà impossibile”(Mt.17,20).”In verità vi dico se aveste fede quanto un granellino di senapa,potreste dire a questo gelso:”Sii sradicato e trapiantato nel mare,ed esso vi ascolterebbe”(Lc.17,5).Nessun gelso ci ha ascoltato.Nessuna montagna si è spostata.Dov è la fede sulla terra?.

  11. @Maria Angela, molto bella questa immagine del vestito logoro. Mi ha fatto venire in mente la strepitosa immagine realizzata da Michelangelo nel Giudizio (che fra l’altro è il suo autoritratto):
    http://digilander.libero.it/autori1/michelangelo/giud1.JPG

    @luciana: grazie. Sperare è in effetti – mi sembra – il sale e l’essenza stessa del cristianesimo. Oggi più che mai – in un mondo sempre più di-sperato – un gesto rivoluzionario.

    @Marco G.: ti ringrazio moltissimo del tuo intervento. Così necessario per comprendere ciò che differenzia realmente la resurrezione in cui credono i cristiani dalle varie credenze new age o orientaliste o neo pagane che vagheggiano sopravvivenze dell’anima in varie e bizzarre forme o tramite la reincarnazione. Grazie davvero.

    @ Marco f: grazie, è molto utile riflettere sul legame tra Fede e Rivelazione. Come sottolinea Marco la nostra fede non nasce da una intuizione, o da un credo personale, da una scommessa o da un ragionamento logico-deduttivo (seppure tutti questi mezzi possano coadiuvare e inserirsi in un percorso di fede), ma nascono dall’Ascolto di una promessa, e di una Rivelazione manifestatasi attraverso l’esperienza storica della resurrezione di Gesù che ci è stata tramandata dal racconto (molto vicino ai ‘fatti’) dei Vangeli. Nessuna fede, quindi, e nessuna speranza (Paolo stesso dice che senza la resurrezione “vana” sarebbe la nostra fede e noi saremmo i più stolti tra gli uomini) sarebbe possibile, sarebbe sensata, senza questa Rivelazione.

    @ massimo: sono d’accordo con te. E’ questo che oggi davvero fa la differenza. Vedo in giro molti cristiani che si sono dimenticati della speranza e molti e molti agnostici o atei che della speranza hanno fatto una pantomima se non, qualche volta, una cosa infamante. Grazie.

    @ Michele. credo che la fede esista ancora. accadono molti miracoli intorno, di cui nessuno parla, e che sono dovuti alla speranza di gente che non smette di sperare oltre ogni speranza.

    F.

  12. L’analisi di Prosperi mi sembra un po’ unilaterale:
    l’anomalia italiana sarebbe nella sua matrice cattolica, nella propensione cattolica al perdono dei peccati, liquidati nel confessionale con troppa facilità, etc…, tanto che il fascismo stesso sarebbe solo la rivelazione di un’intima natura (corrotta) italiana.

    E allora la Germania hitleriana? fiorita in terra luterana? e la Russia staliniana, sgorgata dalla terra dell’Ortodossia? e la Cina comunista, sorta su terreno Confuciano? e il terrore cambogiano o vietnamita in terra buddhista?…..come ce li spieghiamo?
    Non è un po’ paradossale questo imputare tutto il male di una società come quella italiana al suo berlusconismo-cattolicismo intrinseco?
    La radice nichilistica della nostra decadenza, come di quella planetaria, d’altronde, non è un po’ più profonda??

    E poi siamo così sicuri che la società statunitense sia più morale della nostra? che il puritanesimo ipocrita sia da preferire al perdonismo cattolico? siamo sicuri che gli USA, pronti a tutto per difendere i loro interessi, a portare la guerra dovunque sulla terra, siano legittimati a dare patenti di moralità?

    Insomma sono un po’ stanco di questa visione unilaterale della moralità, e della decadenza. Non dimentichiamo che Whitman, già alla fine dell’800, denunciava la profonda e irrimediabile corruzione americana, e il declino della democrazia…..

    Molto ci sarebbe ancora da dire e da pensare…ma non è questo il luogo….

    Grazie, amici, della bella conversazione, e a presto. Marco

  13. Premetto ed assicuro umilmente che non cerco la polemica, non voglio lo scontro frontale e che non mi sento affatto migliore di nessuno, ma a me questo gioco al ribasso, più in basso, sembra a dir poco urtante per non dire fuori luogo.
    Ma possibile mai che non sappiamo gettare la maschera e dire che un esempio di “poca morale” peggiore di quello offerto dagli attuali politici non ha precedenti in questo paese dalla storia della sua unità?
    A me questo gioco al ribasso, o al rialzo, di quelli che dicono : “beh? Si, i nazisti hanno sterminato sei milioni di ebrei, e allora? Non hanno forse fatto altrettanto, se non peggio, i russi, i cinesi, gli americani (con gli indiani) etc ?!”… mi fa rabbia.
    Ma perché per dire che qualcuno oggettivamente sbaglia, dobbiamo comunque dire che qulacunaltro ha fatto o fa sicuramente qualcosa di simile o di peggio?
    Cioè per prendere le distanze da questi politici che ci guidano, dobbiamo però dire che pure Caligola ha fatto cosi ! ?
    Che senso ha?
    Come mai gli americani, che certo comunisti non sono, pensano che il “nostro” sia un bizzarro povero anziano malato di sesso adolescenziale? e poco attento ai reali problemi della nazione?, sia pure con un seguito di moltitudini di genti?

    Ribadisco e confermo che non ho alcuna intenzione polemica e non cerco alcuno scontro ideologico, ed aggiungo, per fugare qualunque dubbio, che a questo intervento, sfogo, non seguirà, in ogni caso, ulteriore replica.
    Ma francamente non capisco proprio perché se uno è un mascalzone non lo si può dire senza per forza fare il parallelo o il confronto tra le mascalzonate dell’uno con le mascalzonate degli altri?
    Mi sembra un atteggiamento non troppo cristiano : Gesù quando ha dato dei sepolcri imbiancati ai farisei non ha dovuto richiamare i romani, i greci, i macedoni, gli egiziani, i cinesi etc, ha semplicemente detto : “Voi, farisei, siete come sepolcri imbiancati.” Punto e basta.
    Auguri di buona pace a tutti.
    Hasta la vista amigos.
    Marco F.

  14. caro Marco,
    non condivido, ciò nonostante non mi permetterei mai di affermare che tu oggettivamente sbagli.
    Ritengo che l’unica unilateralità che una persona possa mettere in campo sia la propria di ombra, per quanto anche lì non vi siano “oggettive certezze”.
    Per il resto un qualche bilanciamento magari sarebbe opportuno, mica per arrivare alla verità intendiamoci, poichè la verità è “ridonare l’altro a sè stesso” al suo e tuo “stesso sè”.
    ciao
    Rosella

  15. Gabriella says:

    E’ sorprendente ed allo stesso tempo interessante come nei nostri dialoghi si riesca, in un attimo, a passare dal tema della fede nella Risurrezione di Gesù al decadentismo attuale mondiale (Berlusconi and company).
    E’ vero che diamo l’ impressione dei rassegnati all’estero ( o peggio dei compiacenti), ma in realtà non siamo tanto diversi dagli altri, la differenza consiste nel fatto che forse, in altri siti, chi è solo semplicemente sospettato si dimette e lì finisce la questione.
    Ma al di là delle nostre legittime reazioni personali, una cosa ci accomuna e forse è per questo che cerchiamo disperatamente nei nostri gruppi “la pace”: un rifiuto della “rassegnazione alla mediocrità” (sentimento ben espresso da m.), da qualunque punto di vista la si veda.
    Non parlo di un esigenza di sentirsi superiori, bensì quella di riuscire ad incarnare il vero volto dell’uomo, quello ricco di Spirito Santo.
    Qualche tempo fa riportavo sul sito la mia insofferenza nel lavorare accanto a tanti giovani precari, vivendone il disagio. E qui la nostra battaglia è sul campo, delimitato si al nostro vivere quotidiano, ma è da lì che si comincia. Guardiamo nel nostro piccolo orto, aiutiamoci con il modello di Gesù, con la fede nella rivelazione, e la fede caro Fabrizio è credere anche in ciò che a noi sembra inconcepibile, come un corpo morto che risorge! Grazie per il bellissimo contributo! Un abbraccio Gabriella

  16. Carissimi, il mio intervento voleva solo commentare l’articolo di Prosperi suggeritoci da Massimo.

    Quell’articolo mi sembra unilaterale, vede cioè soltanto un lato del male, e lo assolutizza.
    Questo modo di fare mi sembra molto egoico (e perciò superato), nel senso che non è mosso da una reale volontà di bene, ma da un intento sostanzialmente polemico.

    Quando vediamo solo un lato del male, vuol dire che stiamo difendendo l’altra parte, che siamo ancora ben identificati con l’altro lato del male, e questo OGGI non giova proprio a nessuno.

    Accusare SOLO il nichilismo cattolico-berlusconiano, come fosse il male assoluto, significa non vedere la complessità del male che ci affligge.

    Normalmente i fondamentalisti di tutti i generi vedono SOLO il male del nichilismo-relativismo; mentre i relativisti di tutte le specie vedono SOLO il male del fondamentalismo; ma la realtà è che il male è bifronte, è ambiguo, ed OGGI il tempo ci chiede di vedere sempre con chiarezza la sua lingua biforcuta, smascherandone ogni camuffamento, sia quello nichilistico che quello fondamentalistico.

    Mi chiedo, ad esempio: è più immorale il satrapo B. o il computissimo Blair che sembra abbia mentito sulle armi di distruzione di massa in Iraq, mandando il proprio paese in guerra e causando circa mille morti tra i giovani britannici?

    Questo non significa affatto dire: bé, allora tutti fanno il male, e quindi tutti assolti…
    E credo di avere espresso nella mia vita, e anche nella mia ultima mail, opinioni abbastanza nette in genere, e su questa fase berlusconiana in particolare…
    No! significa però, come tento di spiegare, non guardare solo da una parte, identificandoci, senza neppure accorgercene, con l’altro lato del male, magari solo un po’ meglio nascosto…

    Il Trans-Figurante sa vedere e denunciare il freddo alito del Serpe anche dove il moralismo e l’ideologia dominante non vedono proprio niente.

    A questo servono d’altronde i nostri Gruppi: ad acuire lo sguardo, dentro e fuori: meglio impareremo a smascherare le nostre più sottili forme di autoinganno, e meglio sapremo denunciare il male nelle sue molteplici configurazioni storiche e culturali.

    Marco

  17. Carissimo Marco
    ho letto con attenzione la tua replica, ma – con tutto il rispetto e la stima – mi sembra che elude la domanda che veniva da Marco f. Ossia, premesso che i comunisti che Repubblica che Blair che Mancuso che gli americani che questo e che quello, d’accordissimo su tutto dall’inizio alla fine, sottoscrivo, ma premesso questo, possibile che non si possa guardare con semplicità e precisione al tema di cui si parla? Qui la domanda è molto semplice e non serve capire se anche Blair è stato un cialtrone (e infatti i laburisti ora stanno all’opposizione) o se anche gli Orazi avevano le stesse colpe dei Curiazi. La domanda di Marco e quella di Prosperi era molto semplice e definita. E cioè: perchè noi italiani, a differenza di quanto farebbero le opinioni pubbliche di quasi tutti gli altri paesi occidentali, subiamo questo degrado immondo della politica senza uno scatto di indignazione forte e necessario? Punto, tutto qui. Allora possiamo rispondere, come fa Prosperi, che ci sono responsabilità del retaggio cattolico (e certamente c’è, nel mondo luterano per esempio l’etica personale è più sentita e non ce se la cava con un’assoluzione). Oppure possiamo integrare l’analisi con altre possibili cause (il senso di Nazione conquistato con secoli di ritardo, l’idea che le regole debbano essere aggirate, o il bisogno diffuso di illegalità e dunque di impunità). Possiamo fare tante cose per mandare avanti la riflessione di Prosperi. Quello che mi sembra poco fruttuoso però è cavarsela con il “benaltrismo”, per cui, siccome c’è qualcun altro che ha la rogna, la rogna specifica di cui si parla non è più rogna. E chi dice che è rogna è un superficiale, unilaterale, perchè non ricorda ogni volta che i comunisti che Repubblica che i luterani che Tullio Scevola.

    Detto questo, è bello sapere che in questo sito c’è libertà assoluta di pensiero, capace di accogliere la diversità delle opinioni nello stesso solco della ricerca di Cristo.

    Un abbraccio
    Massimo

  18. Credo che il cortocircuito innestato dal link postato da Massimo abbia ingenerato qualche esagerazione. Credo che Massimo non l’avesse postato come esempio di male assoluto, ma – credo – come contributo alla conversazione che verteva sul tema: sperare contro ogni speranza.

    Affermare che la chiesa cattolica, e nello specifico la chiesa cattolica italiana, manchi – soprattutto nei suoi vertici – di coraggio, e testimoni un cattivo esempio di speranza, nella vita civile, non significa affatto relativizzare i ‘mali’ degli altri di cui parla Marco G. e che tutti abbiamo ben presenti.

    Il problema però è che noi siamo in Italia, viviamo in Italia, e le nostre radici, la nostra storia e quella dei nostri antenati affondano in Italia. E chi vive in Italia non può non verificare quasi ogni giorno la pavidità e il lassismo – che spesso diventano complicità – della chiesa cattolica romana di Cristo, dei suoi vertici, che in nome della ‘ragion di stato’ – ma solo quando è rassicurante, cioè di destra – prevale sempre, come sta avvenendo anche oggi.

    Non solo i ‘vizi privati’ sono ormai ampiamente tollerati dalla chiesa – e come potrebbero del resto scandalizzarsi proprio loro, oggi ? – ma anche i ‘vizi pubblici’ sono ormai del tutto sdoganati, nei comportamenti quotidiani, e nei (deserti) confessionali.

    A tal proposito, è illuminante forse rileggere questa paginetta scritta dall’ambasciatore belga presso la Santa Sede Baron Beyens nel 1923, pochi mesi dopo la Marcia su Roma, e raccontati nel suo libro: ‘Quatre ans à Rome’.

    “Il Segretario di Stato Vaticano (Gasparri, che era riuscito finalmente a far fuori l’odiato Don Sturzo nda) mi parlò con la sua abituale franchezza. Mussolini – m’informò sua eminenza – ci ha fatto sapere che è un buon cattolico e che la Santa Sede non ha nulla da temere da lui. Tanto per cominciare, ha preteso la presenza di tutti i suoi colleghi e quella del Re stesso alla messa del milite ignoto, celebrata il 4 novembre in Santa Maria degli Angeli. Davanti al monumento di Vittorio Emanuele, ha ordinato di inginocchiarsi per un minuto, che deve essere sembrato piuttosto lungo a parecchi liberi pensatori suoi collaboratori, ma tutti hanno piegato le ginocchia (…)

    Diamogli un credito di qualche mese prima di giudicare il colpo di Stato rivoluzionario che ha eseguito magistralmente (…)

    Il cardinale ha continuato anche in seguito a parlarmi del Duce nel medesimo tono favorevole. La sollecitudine con cui il dittatore acconsentì a rimettere il crocefisso nelle scuole e a ristabilire per tutti gli studenti l’osservanza delle festività di San Pietro, san Giuseppe, e dell’Immacolata Concezione, resa obbligatoria a Roma per i cattolici, piacque in Vaticano. Si raccontava che Mussolini era apparso stupito quando gli avevano detto che c’erano delle feste mobili: pensava che tutte le feste cattoliche si celebrassero di domenica. “Ha molto da imparare in fatto di religione – diceva il cardinale – benché si proclami buon cattolico: la sua è una educazione da perfezionare. “

    Le logiche, ahimé, non sono molto cambiate da allora.

  19. … scusate, ma son la sola che dalle parole di Marco Guzzi ha capito altro?

    Sintetizzando brutalmente: tutto il mondo è paese, poichè trattasi di una resa dei conti planetaria e non già di un “così fan tutti”.

    Da un certo punto di vista: ogni religione mostra la sua ombra, anche quella per così dire atea, in questro travaglio di globalizzazione.
    In quanto all’accenno a chi lo ha eletto a giudice, mi par che ben ne derivasse il senso dal Blog di Paolo su Mosè.
    La faccio troppo semplice, affermando che le cose sono, ma di molto più, complesse?

    Io nel blog riservato ho condiviso un esercizio di autoconoscimento piuttosto esplicito sulla mia “allergia” alle istituzioni soprattutto ecclesiali, anche senza salire troppo di grado; e mi è servito.

    In quanto alla politica Italiana… faccio un augurio “sperando contro ogni speranza”:
    che al loro compleanno Berlusconi e Bersani , nati lo stesso giorno, brindino in Parlamento al bene comune; e lascio a ciascuno la libertà di comprendere come e quel che può.

    Notte
    Rosella.

  20. Grazie, carissima Rosella, sono contento che tu intraveda in ciò che tento di dire altro rispetto a ciò che mi viene imputato… a volte è difficile comprendere proprio le cose più semplici.

    Quando questo accade, dovremmo chiederci: come mai non comprendo una cosa tanto semplice? come mai non comprendo una linea di pensiero che da anni ascolto e condivido?
    Un buon esercizio a 9 punti potrebbe aiutarci a intravedere se nella nostra difficoltà di comprensione non si celi una qualche forma di autodifesa…..ma qui mi taccio, come dici tu….e passo al corso telematico….

    ma, per rispondere a Massimo e a Fabrizio riporto qui ciò che ho scritto nell’altro post:

    Carissimi, solo qualche piccola nota per evitare ulteriori confusioni o facili fraintendimenti:

    1) Io ho criticato l’intervento di Prosperi, in quanto mi sembra unilaterale ritenere il cattolicesimo e la sua pratica confessionale la causa teologica della nostra presunta immoralità.
    Rileggetevi il suo articolo e comprenderete che questa è la sua tesi sostanziale: il suo obiettivo polemico, insomma, prima e più di B., è la Chiesa cattolica.

    2) Questo non significa affatto scusare B., come è ovvio; ma solo ritenere che le cause della nostra decadenza sono un po’ più complesse e articolate, come avevo tentato di chiarire nella mia ultima mail, anche qui pubblicata.

    Ad esempio, B. non è anche figlio proprio di un certo americanismo? di un certo consumismo? di un certo materialismo americani? non è in fondo, e in un certo senso, proprio il politico più americano che abbiamo mai avuto, il vero self-made man? e non andava infatti tanto d’accordo proprio con Bush….?

    3) La valutazione morale delle persone o degli atti è una delle cose che mi sono più estranee.
    Credo che nei miei 20 libri io non abbia mai fatto un discorso morale, e cioè di costume.
    A me interessa la trasformazione fisica dell’uomo nella sua realtà spirituale: la trans-figurazione, e basta.
    Gli atti derivano dagli stati di questa trasformazione, il resto è retorica o moralismo: pretendere di dare valutazioni (degli atti) senza conoscere gli stati (in cui sono commessi).

    La morale perciò mi è quasi sempre sospetta, e i moralisti mi sembrano quasi sempre maschere difensive.
    In fondo resto un figlio di Nietzsche, prima di diventare, forse, un figlio di Dio.

    4) la valutazione dell’opera di un autore perciò è ben più grave di un giudizio morale.
    Un autore che menta, che scriva in stato egoico, un egoista/autore insomma, per dirla con Rimbaud, produce OGGI un danno per sé e per i suoi lettori di portata cosmica, non morale, e ne rende conto a Dio, e non a qualche codice morale di umana o sociale fattura.

    5) Il giudizio estetico, relativo alla verità dell’opera, alla sua giustezza, è un giudizio perciò radicale, sullo spirito da cui ci lasciamo ispirare, e quindi su ciò che immettiamo, di luce o di tenebra, nel corpo degli altri e del mondo.

    Questo giudizio è simile al giudizio che dovremmo sempre rinnovare senza infingimenti o attenuazioni di sorta sul male: non sulla persona, ma sugli atti malvagi.
    In tal senso questo giudizio, che può e talvolta deve essere molto duro, è un atto di carità, o di correzione fraterna, senza il quale la vita spirituale si trasforma in una melassa insignificante.

    6) Che questo punto di vista sia ancora scarsamente rappresentato, lo so.
    Che di conseguenza oggi pullulino opere ed autori del tutto oziosi o decisamente letali, lo sappiamo bene.
    Che presto verrà il tempo di una resa dei conti, è certo.
    Che dire tutto questo sia pericoloso, è ovvio.
    Che il pericolo sia strutturale alla vita stessa e alla creatività in particolare, è altrettanto ovvio.
    Che non essere per nulla pericolosi per gli assetti di questo mondo, come per esempio Eco, possa darti oggi molto successo, è drammaticamente vero e palese davanti agli occhi di tutti.
    Che il Cristo abbia detto che la persecuzione, l’emarginazione, il fraintendimento, e il tradimento, siano i segni più precisi della validità di ciò che diciamo, è attestato.

    Che darsi pace sul serio significhi sempre diventare anche un segno di contraddizione per molti, è l’esperienza comune di chi percorre questa via.

    Che oggi infine ci sia la congiunzione astrologica tra Sole e Marte, e che quindi si sviluppi molta conflittualità, ne sono consapevole, e lo stiamo vedendo in Italia, e un po’ in tutto il mondo, oltre che qui…
    E che questa conflittualità possa essere utilizzata per chiarire, approfondire, e quindi comprendersi meglio, e di conseguenza darsi per davvero pace, è lo sforzo di trasmutazione delle enrgie che ci è richiesto.

    Un abbraccio. Marco

  21. Gabriella says:

    Con sincerità devo dire che condivido pienamente lo sconcerto di Marco, mio marito, ma non sono d’accordo sul mollare. Naturalmente rispetto la sua decisione (proverò a fargli cambiare idea, ma la vedo dura!), ma io al contrario sono spinta dalla voglia di crederci ancora.
    Quando mi riferivo alla mia “nausea” per le prese di posizione politiche non mi rivolgevo certo a Nicola, che ha subito giustamente specificato: “Non ho usato termini di carattere politico che non erano inerenti al tema.” Io aggiungerei che tali termini non sono inerenti neanche agli intenti del sito!
    Quindi forse mi sento di fare un appello…proviamo a riconciliare i toni e cerchiamo di ritrovare tutti lo Spirito che ci ha guidati per costruire tutto questo!
    Grazie Gabriella

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