Nick Drake / Sigur Ròs

Come spesso accade mi ritrovo con grande piacere a poter parlare di musica. Propongo stavolta alla vostra attenzione, nel bailamme delle dotte, superiori e animate discussioni che mi hanno sin qui preceduto, un breve ma significativo stacco musicale, anzi due per la verità e lo faccio … prima che sia troppo tardi : visto tra l’altro che : “Qualche giorno fa Khameini, in un discorso moralissimo e castigatissimo, pensoso delle sorti della gioventù iraniana… ha dichiarato guerra totale alla musica … promettendo la prossima chiusura (per ora soltanto in Iran…) di tutti i Conservatori … nonché la radicale distruzione di qualsiasi strumento musicale.”- Domenicale del Sole 24 Ore del 15.08.2010. ! Ogni riferimento a citate gogne pubbliche è puramente casuale (NdR).

L’intento elementare è quello di rispondere alla domanda : può esservi una poetica del rock?

La mia risposta è : Penso di si. E cerco di dimostrarlo, con testi, musica ed immagini, attraverso il lavoro di due grandi figure artistiche della scena internazionale forse da noi non molto note :

Nick Drake, cantautore inglese, scomparso nel ’74 a soli 26 anni, e i Sigùr Ròs, band dalle lunghe suite al limite del mistico, di origine islandese nata nel ‘94 e tuttora molto attiva nel panorama globale (dei quali vi esorto caldamente a non perdere la visione del video che ho inserito).

Scopro Nick Drake per caso (?) qualche mese fa, ascoltando un podcast del formidabile duo:

E. Assante/G. Castaldo, sul gruppo dei Cure, in cui il leader, Robert Smith, lo cita come suo ispiratore, e ne resto affascinato.

Nick Drake nasce in Birmania nel 1948, dove il padre Rodney, ingegnere, si trovava per lavoro, e trascorre poi l’infanzia e l’adolescenza nel Warwickshire, contea inglese a nord di Londra; frequenta quindi il college a Cambridge, studiando letteratura inglese, e a metà degli anni sessanta inizia a suonare la chitarra, grazie all’amore per la musica che gli trasmette la madre Molly. Subito Nick prende ad incidere le sue composizioni, che si caratterizzano coniugando la passione per la poesia simbolista francese ed il romanticismo inglese. E già dalle prime esibizioni in pubblico evidenzia una personalità molto schiva e riservata, ma in materia musicale si dimostra un vero genio. La mirabile tecnica del suo arpeggio e le inusuali accordature della chitarra acustica sono rivoluzionarie e fanno di lui un “mostro sacro” per i chitarristi acustici. I testi dei suoi brani parlano dell’innocenza, della solitudine, della speranza di cambiamento e di amori che salvano, … e lo rendono alla stregua di un epigono dei poeti maledetti. Nella sua breve vita pubblica in tutto 3 album: il primo Five Leaves Left riceve una accoglienza tiepida. Scoraggiato poi dal risultato deludente di una tournèe organizzatagli dal produttore P. Boyd (durante le esibizioni la gente continuava a parlare e a bere ignorandolo, mentre lui sussurrava le sue canzoni guardando per terra), Nick abbandona il tour, ed inizia il suo declino. Il secondo album Bryter Layter passa quasi inosservato e da qui si ammala di depressione. Nel ’72 pur tra mille difficoltà, legate al suo stato clinico, dà alla luce il suo terzo album Pink Moon, un disco fatto di canzoni per sola chitarra e voce che è un vero e proprio testamento musicale.

Viene ritrovato morto il 25 novembre del 1974 a 26 anni dalla madre, nella casa di famiglia, a causa di una eccessiva dose di un antidepressivo, assunta, come dirà la sorella, non per uccidersi ma probabilmente «dicendo a se stesso: Al diavolo, se muoio pace, se non muoio domani sarà tutto diverso».

Di lui non si conservano immagini in movimento, restano solo alcune stupende fotografie.

Di seguito una versione video da YouTube del brano Time Has Told Me, con traduzione in italiano del testo in cui si può apprezzare il talento di questo artista che, a 40 anni dalla scomparsa, appare nemmeno scalfito o impolverato dal tempo:

http://www.youtube.com/watch?v=01wpkbahB0M

Il testo intesse su una romantica ballata blues, uno squarcio di poesia per un amore inaspettato e salvifico.

E ancora un altro video Cello Song dove è possibile ascoltare un’altra versione del suo estro compositivo per musica e testo.

http://www.youtube.com/watch?v=idcaRTg4-fM

Drake usava la chitarra quasi come un pianoforte, ed un modo di cantare la linea melodica delle sue canzoni in ritardo rispetto all’accompagnamento, sfuggendo ancora una volta agli stereotipi.

Le schiere dei suoi fan aumentano col passare degli anni: la sua musica sfuggente e delicata e l’aura di artista dal carattere schivo e silenzioso che lo ha sempre avvolto hanno fatto di lui un personaggio di culto, incapace di esprimere le proprie sensazioni se non con la musica.

* * *

Dei Sigur Ròs seguo da diversi anni il lavoro artistico e spesso mi lascio rapire dalle sonorità di questa atipica band che sa portarti in luoghi incantati e sospesi, anche con le immagini che scelgono di girare per accompagnare alcune composizioni più belle. Ma in questo caso (?) la provvidenza è stata una segnalazione della carissima Gloria G. che mi ha fatto meglio conoscere una vera perla di questo gruppo così singolare.

I Sigur Ròs nascono nel ’94 in Islanda e prendono il nome dalla sorellina di uno dei due fondatori Jònsi Birgisson appena nata che porta appunto il nome Sigurros (in islandese Rosa della Vittoria).

Subito notati in patria dalla ben più famosa collega Björk, raggiungono in pochi album grandi consensi di critica e un numero crescente di estimatori, anche tra le celebrità (tra i più noti annoverano : Tom Cruise, Tommy Lee, Natalie Portman, David Bowie, Björk, Moby, e gruppi come i Metallica, i Red Hot Chili Peppers, i Coldplay, i Foo Fighters, e i Radiohead).

La loro musica è ancestrale e si avvale di lunghe performances che sanno coniugare atmosfere eteree e sognanti con impennate talora impetuose, tutte dotate di un forte impatto emotivo. Sostenute dalla voce in farsetto del cantante Jònsi che è gay e cieco da un occhio (elementi che per lui furono causa di emarginazione da piccolo) e dalle distorsioni noise della chitarra che lo stesso Jònsi suona con un archetto di violoncello, le atmosfere psichedeliche producono un caleidoscopio di emozioni “attraverso modalità dilatate, sognanti, misteriose, dolcemente impetuose e dotate di un’efficacia descrittiva davvero unica, …. esemplificative di un’intera poetica musicale” (Raffaello Russo per Ondarock – ndr).

Propongo dunque senza ulteriori indugi questa versione video di Svefn-g-englar, dall’album Ágætis Byrjun, dove i reiterati vocalizzi di Jònsi (in vonlenska, linguaggio da lui inventato fatto di vocalizzi improvvisati e privi di significato e la voce è usata come ulteriore strumento musicale) conferiscono caratteristiche aliene al brano. In islandese il titolo vuol dire Angeli Dormienti, e questa versione si avvale della performance straordinaria del gruppo teatrale di special needs (termine inglese molto più appropriato di quello da noi utilizzato per indicare i ragazzi affetti dalla sindrome di Down) The Perlan, e della supervisione e co-regia di Agust Jacobsson:

http://www.youtube.com/watch?v=Xow2gnVTUjs

La poetica delle immagini, e la musica, parlano da sole. Una atmosfera irripetibile quella creata dai Sigur Ròs.

Se sono riuscito per un po’ a portarvi lontano da qui, ho raggiunto il mi scopo.

A tutti un caro saluto di pace e pura distensione.

Marco Falconi

Comments

  1. Carissimo, davvero molto bella questa ballata di Nick Drake, e bellissimo anche il testo: questo anelito all’autenticità del sentire, a smettere di nasconderci, a venire allo scoperto.
    Un anelito che spesso nella nostra vita viene rinforzato da un amore, da un incontro, e rinnovato da altri incontri….

    Anche il video dei Sigur Ròs è fortissimo.
    Lo avevo già visto: queste persone sembrano angeli, e mostrano la bellezza invincibile dell’umano, in ogni condizione si trovi, la nostra incredibile capacità di sostenerci a vicenda, di elevarci, fino a volare.

    Ciao. Marco

  2. Paola Balestreri says:

    Grazie, caro Marco, per questo interessante contributo musicale. Soprattutto per Nick Drake, con il suo invito a “lasciare tutte le strade che ti fanno essere ciò che in realtà non vorresti essere”
    Mi ha sempre colpito il fatto che lo ‘Spirito’ di una certa musica rock degli anni ’70, che ho tanto amato da ragazza, somigli a quella linea poetica visionaria e spesso tragica che, nell’interpretazione di Marco G., ha sperimentato, magari a livello inconscio, un cammino iniziatico reale, vivendo nella carne gli stati dell’iniziazione. Lì dove magari, nei percorsi spirituali ‘tradizionali’, questa possibilità di penetrare i misteri era solo ‘rappresentata’ e non ‘realizzata’.
    Lo svelamento delle maschere, il confronto con le proprie ombre, i rischi di una smisuratezza spirituale(troppo cielo, senza ‘prese a terra’), di “un’anima senza impronte, una rosa senza spine” (ancora Nick Drake). Il rischio di venire travolti da un’inflazione spirituale, da ‘troppa luce’, non filtrata da una comunità, da una solida tradizione cui aggrapparsi, con cui confrontarsi.
    Penso a poeti come Rimbaud o Trakl, Campana o Celan. Penso a musicisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin o come Tim Buckley (padre di Jeff).
    Vi regalo un bellissimo brano di Tim, anche lui travolto da una morte prematura. Si intitola “Song to the Siren”
    http://www.youtube.com/watch?v=vMTEtDBHGY4
    (ma potrei rinviarvi anche ad altre due stupende sua canzoni “Once I was”
    http://www.youtube.com/watch?v=PfdjegynpUY&feature=related
    e “Morning Glory”
    http://www.youtube.com/watch?v=MgNxopvE3ro&feature=related )

    La mia domanda è: come possiamo ascoltare il canto delle sirene e restare in vita?

  3. Paola Balestreri says:

    Grazie, caro Marco, per questo interessante contributo musicale. Soprattutto per Nick Drake, con il suo invito a “lasciare tutte le strade che ti fanno essere ciò che in realtà non vorresti essere”
    Mi ha sempre colpito il fatto che lo ‘Spirito’ di una certa musica rock degli anni ‘70, che ho tanto amato da ragazza, somigli a quella linea poetica visionaria e spesso tragica che, nell’interpretazione di Marco G., ha sperimentato, magari a livello inconscio, un cammino iniziatico reale, vivendo nella carne gli stati dell’iniziazione. Lì dove magari, nei percorsi spirituali ‘tradizionali’, questa possibilità di penetrare i misteri era solo ‘rappresentata’ e non ‘realizzata’.
    Lo svelamento delle maschere, il confronto con le proprie ombre, i rischi di una smisuratezza spirituale(troppo cielo, senza ‘prese a terra’), di “un’anima senza impronte, una rosa senza spine” (ancora Nick Drake). Il rischio di venire travolti da un’inflazione spirituale, da ‘troppa luce’, non filtrata da una comunità, da una solida tradizione cui aggrapparsi, con cui confrontarsi.
    Penso a poeti come Rimbaud o Trakl, Campana o Celan. Penso a musicisti come Jimi Hendrix, Janis Joplin o come Tim Buckley (padre di Jeff).
    Vi regalo un bellissimo brano di Tim, anche lui travolto da una morte prematura. Si intitola “Song to the Siren”
    http://www.youtube.com/watch?v=vMTEtDBHGY4
    (ma potrei rinviarvi anche ad altre due stupende sua canzoni “Once I was” e “Morning Glory”

    La mia domanda è: come possiamo ascoltare il canto delle sirene e restare in vita?

  4. Antonio Finazzi Agrò says:

    Devo un primitivo contatto con i Sigur Ròs a un mio caro amico, che da anni lavora sull’insegnamento del canto e della vocalità come cifra non solo di espressione artistica, ma di vero sviluppo e scoperta spirituale. Siccome gli esiti a cui è pervenuto sono parecchio simili al lavoro dei nostri gruppi (io sono colui che canta in me), vorrei chiedergli di scrivere un post su questi temi, da pubblicare nei prossimi mesi.
    Io sono un provincialone, musicalmente parlando: avendo una personale idiosincrasia per l’inglese, conosco e bene e amo moltissimo la parabola cantautoriale italiana (a proposito: Vecchioni ha vinto il Festival di Sanremo: questa sembrerebbe un’interessante novità, non fosse che il brano vincitore è di vitanda bruttezza, con la sua retorica barocca e quasi fascista), ma di rock e folk, tolti i grandi classici, conosco pochino. Forse è ora che mi do una mossa! Grazie Marco per questa interessantissima recensione, che offre una chiave di interpretazione davvero interessante della poetica del gruppo islandese!
    Antonio

  5. Antonio Finazzi Agrò says:

    Beninteso: il giudizio sul brano di Vecchioni non è una sentenza; è una mia personale e quindi discutibile valutazione, fatta sul metro di brani indimenticabili di Vecchioni, per esempio questo: http://www.youtube.com/watch?v=uk_sODPyScI&feature=related, dedicato ad Arthur Rimbaud .
    Ciao!

  6. Cara Paola, una risposta alla tua domanda ce la dà Ulisse:

    Bisogna farsi legare all’albero maestro,
    altrimenti il canto delle sirene non può che incantarci, illuderci, e farci così sfracellare sugli scogli dei nostri mostri interiori.

    Poi ti ricordo questi versi:

    “Giù,
    nel liquido smeraldo
    risuonano le note d’un soccorso
    troppo immediato: agili e snelle
    Onde, morbide e bionde
    Sirene.

    Ma resta sullo scoglio il marinaio
    cuore rovente, e implora
    lungamente quel respiro
    che scende dai gabbiani alle maree
    per sollevarne il velo
    d’ossi e di seppie.”

  7. Paola Balestreri says:

    Ulisse non può legarsi da solo: ha bisogno dei compagni, che lo incatenino bene e resistano alle sue implorazioni (turandosi le orecchie!).
    Il nostro io cosciente ha bisogno di affidarsi a qualcun’altro, di compiere un atto di sottomissione ad un legame, ad una legge, che ci farà molto male, che ad un certo punto cercheremo di sciogliere. Ma che sarà la nostra salvezza.
    Che lezione di umiltà! E com’è difficile discernere le aree in cui abbandonarci, affidarci, e quelle in cui invece essere forti, determinati. Signore, accompagnaci tu in questa danza! Insegnaci ad essere forti e leggeri al contempo!

  8. Grazie a tutti davvero di cuore.
    E grazie anche a chi ha postato sulla nostra bacheca di FB.
    Sono felice di aver potuto farvi apprezzare anche il lato poetico del rock attraverso le figure di questi grandi artisti.

    Tengo anche a precisare che per la fretta di redigere il post ho involontariamente (!?!) inserito il brano di Nick Drake : River Man al posto di Cello Song. Chiedo scusa.
    Credo tuttavia che anche River Man meritasse, comunque vi segnalo ugualmente questo link

    http://www.youtube.com/watch?v=dJQKIoaNeDU

    dove, con il testo scritto in lingua originale, è possibile godersi anche la performance di Cello Song…. ne vale veramente la pena!
    In particolare grazie a:
    Marco Guzzi oper l’apprezzamento e per i versi molto belli sul canto delle sirene…
    Paola per avermi dato la possibilità di apprezzare un altro artista che non conoscevo (!) : Tim Buckley, … per aver così egregiamente richiamato importanti riflessioni sulle nostre maschere e per questo appropriato richiamo al canto delle sirene…
    Antonio per avermi messo in contatto con Simone Moscato e per l’anticipazione sul vincitore di SanRemo !!!
    A tutti un grazie sincero per l’incoraggiamento, ed un abbraccio.
    Marco F.

  9. Fabrizio Falconi says:

    Grazie, caro Marco.

    Il video e la canzone dei Sigùr Ròs mi sembrano – e forse sono, a tutti gli effetti – una forma di meditazione trascendentale. Il mantra sonoro e le tonalità della voce del cantante ipnotizzano, ed effettivamente ricordano il canto delle sirene.

    Adoro la musica iterativa, quella che brutalmente – e sconsideratamente – viene bollata in blocco come ‘new age’, e che ha i suoi maestri in Philip Glass e Terry Riley. Credo che davvero spalanchi – se si presta orecchio e anima, appunto – porte percettive considerevoli.

    Ti ringrazio molto della segnalazione e del post. E un abbraccio
    Fabrizio

  10. Dolcissima la musica di Nick Drake e le sue parole, anch’io sono rimasta colpita dalle frasi:
    “Lascerò allora tutte le strade che mi fanno essere ciò che non voglio essere; lascerò tutte le strade che mi fanno amare ciò che in realtà non voglio amare”.
    Forse Paola ci colpiscono quelle parole per quell’accondiscendenza che a volte non vorremmo avere!! Che fatica! 😥
    Non vi pare che Drake ha qualcosa di Jim Morrison (altro mito)!
    Stupendo il video dei Sigur Ròs e la sua sonorità, sembra girato nel Paradiso!
    Grazie Marco che bello questo sito, ne sono innamorata, baci Gabry

  11. Mi colmano di autentica gioia gli ulteriori interventi e vi ringrazio davvero di cuore:
    @ Fabrizio, hai toccato il tasto giusto dei Sigur Ròs, e sei entrato nel modo migliore nella loro sintonia; ti raccomando anche le loro altre performance, noterai che nei video prodotti, e così ben girati, ci sono sempre bambini (stupendi, vedi “glòsòli”) che si comportano da adulti, oppure adulti che si comportano da bambini… infine ti raccomando anche Nick Drake, se hai tempo scoprirai un artista davvero speciale…
    @ Gabriella, sono enormemente felice per il tuo plauso al testo di Time Has Told Me e per la tua immediata empatia con questo straordinario cantautore Nick Drake, penso che ti piaccia anche perchè inevitabilmente ti avrà fatto risuonare le emozioni di Damien Rice…; sì, i Sigur Ròs, sono … fantastici, riescono a portari molto lontano, … sì … anche in paradiso…
    Un grazie dal cuore, … anche da tutto il nostro Sito!
    Marco F.

  12. Per Fabrizio, … il video di cui ti ho parlato sopra è questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=lwQmDvuORY0&feature=fvsr

    …. buona visione.
    Marco F.

  13. Great blog post! Just to let you know that I got a bookmark to your weblog from Christian Dillstrom, the mobile + social media marketing virtuoso, so you must be doing a cool job?

  14. marco f. says:

    Oh yes, i’m ready to start. Thanks Adriana you’re very kind.I’m going to whatch this mobile + social media marketing virtuoso ! See you soon. greetings from Rome.

Speak Your Mind