Il Mondo In Un Tempo Esponenziale

Sempre di più le relazioni e con esse le parole, abitano questo enorme ecosistema che chiamiamo Rete.

Una Rete di persone sempre più grande e indefinibile. Un mondo di relazioni dove tutto avviene e si consuma in un tempo esponenziale, dove gli eventi che si susseguono sono sempre di più dipendenti e interdipendenti.

Il video che vi propongo è la storia di questo tempo raccontata con i numeri. Perché rifletterci di nuovo?

Perché non possiamo essere estranei al mondo. Perché le relazioni si sono estese. Il nostro IO pure.

Viviamo in un mondo che è OLTRE: oltre i confini, oltre le lingue, oltre le culture attuali, oltre l’uomo che fin quì siamo e conosciamo. Tutto è collegato con tutto (come lo è stato sempre solo che oggi è evidente a tutti) in una continua trasformazione.

La vera sfida è vivere questo tempo a nostro favore.

E’ il tempo in cui tutti ci stiamo conoscendo, ci accorgiamo di vivere lo stesso luogo, di essere un tutt’uno nel destino presente e futuro.

E’ il tempo in cui i nascondimenti sono finiti. Il bugiardo e il ladro sono ormai svelati.

Una relazione più profonda, interiore sta diventando sempre più visibile perché condivisa ma è ancora troppo fragile.

E tornano le domande di senso e le risposte devono essere convincenti devono trasmettere “vita” perché “meglio morire una sola volta che morire tutti i giorni” .

Il Dio sanguinario in cerca di sacrifici umani è ormai in crisi di adepti.

Abbiamo bisogno di relazioni dove le persone parlino una lingua nuova, si ha fame di Parole che Fanno Bene:
“…Allora una parola lanciata nel mare con un motivo ed un salvagente che semplicemente fa il suo dovere, una parola che non affonda che magari genera un’onda che increspa il piattume e lava il letame….”
(Tratto dal testo Parole che fanno bene di Niccolo Fabì)

Commenti

  1. Enrico Macioci dice:

    E’ sconvolgente.
    Debbo dire che la mia parte più pessimista vede in tutto ciò dei seri rischi d’estinzione del genere umano – esagero?
    Occorre, mi sembra, evolverci in fretta mentalmente e spiritualmente per non restare schiacciati da noi stessi, dalla nostra stessa incredibile intelligenza, dalla sua bulimia.
    Enrico

  2. rosella dice:

    riprendendo la domanda finale nel video: “E allora checosa significa tutto questo?”

    In una battuta: CHE IO STO QUA E RESPIRO .

    Non sono sconcertata, forse anche perchè non è la prima volta che osservo questi dati.

    Posso dire che, attraversando in modo sempre più puntuale e preciso, la mia storia familiare (come indicato e richiesto nella settima lezione del primo corso), sono giunta a due conclusioni:

    – La prima è che la mia ferita d’amore è costituita principalmente dal fatto che i miei genitori, mia madre in particolare, non si siano goduti il dono d’amore puro che io ero. L’oro fuso, la fiducia totale ed innocente, che io riponevo in loro quando ero tra le loro braccia.
    Sopraffatti dall’ansia e dalla paura (molto realistica e comprensibile intendiamoci) che anch’io potessi morire come mia sorella.

    L’imperativo categorico che io ho ricevuto è stato: non morire! tu non puoi morire (“io non potrei sopportarlo”).

    – la seconda ne consegue – Informare il proprio io nell’imperativo categorico di “non morire” dettato dalla paura della morte, è condizionare l’altro ad una forma “irreale” di realtà.
    Di fatto io ho interiorizzato: non esistere, non vivere, la vita è pericolosa ecc. ecc.
    .
    Non morire è una ingiunzione che produce sforzi illusori di vita ma che di fatto ne è la negazione.

    Io non intendo minimizzare nulla:
    Affermo solo che: sono felice di poter essere in questo momento, qua: madre di tre figli e nonna di un nipote: SORRIDENDO alla vita, quella vera, quella eterna; anche se in bilico, fluttuante tra il già ed il non ancora di ogni istante.

    La strada che stiamo percorrendo insieme, mi pare essere quella buona. Forse, per velocizzarla, necessita riconoscere che Incarnare lo Spirito e Vivere, sono la stessa medaglia. Che veramente non abbiamo nulla di più importante da fare nella vita che vivere… e concedercene il tempo.

    Un abbraccio a tutti
    Rosella

  3. Mi vengono in mente le parole di Battiato nella bellissima canzone “E ti vengo a cercare” e le applico a tutto questo mondo in fermento, a questo scenario apocalittico che “…mi spinge solo ad esser migliore con più volontà”. Essere migliore è dilatare lo spazio di questo momento presente, per far sì che “quello che pensi e che dici” e che mi piace tanto possa regnare in me.
    Buon ascolto! Paola B.
    http://www.youtube.com/watch?v=0EbcIkqNawY&feature=fvwrel

  4. luciana p. dice:

    Io aggiungerei, caro Domenico, che oggi c’è bisogno, non solo di parole nuove, ma anche di ” persone nuove”. Viviamo in una società ” stagnante” dove si tiene conto dei bisogni dei ” vecchi e benestanti”. in Inghilterra Blair si è ritirato a “soli” 50 anni! Non me ne vogliano quelli della mia età o poco più o poco meno, ma c’è bisogno di rinnovamento partendo subito dai Giovani “quelli veri” e non di quelli che si “camuffano” da giovani,a cui noi non facciamo spazio, a cui la ns politica, con i ns voti “taglia le gambe” li caccia via! E’ Giusto aiutare gli anziani, ma le idee nuove si hanno a venti, trenta anni! E’ vero, la vita media si è allungata ma nella stessa Europa noi siamo il paese con più vecchi ai posti di comando che non vogliono lasciare nulla per far posto ai giovani. E’ vero che noi siamo ancora utili, ma un passo indietro lo dobbiamo fare se vogliamo cambiare veramente! Mi è piaciuto Benigni che raccontando la storia di Mameli, ci ha detto che lui è morto a soli 21 anni! L’Italia, l’hanno fatta loro i giovani! Nei Paesi Arabi chi sta facendo la rivoluzione? I giovani, e soprattutto quelli che hanno studiato! La ns è una società vecchia dove ci facciamo passare tutto sopra, non abbiamo più ideali e l’unica cosa che sappiamo dire ai ns figli è : “vai fuori dall’Italia” perché qui da noi il tuo posto te l’hanno rubato e non te lo daranno Mai! Qui da noi Si vive fino a
    100 anni! Un Saluto a tutti!

  5. Giuseppina dice:

    Stamane mi sono alzata piu’ presto del solito e,forse perchè condivido convoi”la fame di PAROLE CHE FANNO BENE e la convinzione che la vera sfida è vivere questo tempo”,dopo una breve contemplazione del cielo stellato,mi sono ritrovata ad appuntare i versi che condivido con voi,come un panino fresco di giornata.

    OTTO MARZO

    Oggi è anche martedi’ grasso
    impazzerà tutto il giorno
    in parossistico parto
    Venezia Viareggio e Rio.
    Altro carnevale impazza
    sulle nostre coste africane
    con corpi sabbia tank
    navi barche pietre
    in fuochi insanguinati
    per conquistare dignità.
    Dal mio eterno sudario
    di sorella compagna madre
    nuovo parto m’attende.
    Cucirò le mie logore vesti
    in tovaglia da re,a quadretti.
    Bandiera nuova imbandita
    di madri figli e padri
    commensali cuochi e poeti.

    Davvero viviamo in un tempo esponenziale,dove TUTTO E’ COLLEGATO CON TUTTO.
    Grazie DOMENICO,per avermi dato l’opportunità di vivere questo anche con la lettura del tuo bel post che ho fatto stamane dopo aver appuntato i versi che ho condiviso.
    Buon OTTO MARZO a tutte le donne e gli uomini dell’intero mondo.

  6. Anonimo dice:

    Venerdì scorso ho partecipato ad un aggiornamento sull’utilizzo della LIM(lavagna interattiva multimediale)nell’insegnamento.

    Io ho partecipato come uditore perchè ormai vicina alla pensione; mi aspettavo di trovare insegnanti giovani, freschi e carichi di energia.Ho trovato, invece, insegnanti più giovani di me, ma non di primo pelo, appesantiti dalla fatica di dover imparare ad utilizzare uno strumento nuovo.

    Il collega che ci insegnava ad utilizzarlo ha sottolineato che la LIM aiuta a costruire la conoscenza attraverso l’interazione e la condivisione.
    Queste parole mi hanno allargato il cuore perchè è vero che la tecnologia incalza e ci chiede di cambiare il nostro modo di conoscere, ma è altrettanto vero che gli struumenti tecnologici restano strumenti ed è la persona che poi li utilizza.
    Allora è importante che insieme ai corsi per imparare ad utilizzare i nuovi strumenti tecnologici, si cominci a pensare a corsi che formino le persone a creare conoscenza interagendo e condividendo, e quindi a comprendere, attraverso l’esperienza formativa, che è finito il tempo della contrapposizione, della separazione e che è sempre più urgente imparare ad entrare in relazione.

    I gruppi di Darsi Pace per me rappresentano un’ottima palestra, e spero tanto che questo laboratorio possa arrivare nei luoghi di lavoro, principalmente in quelli dove il rapporto umano è rilevante.

    Venerdì, durante il corso, non ho potuto intervenire, ma l’ho fatto in seguito con i colleghi che conosco.
    Il lavoro da compiere è tanto, ma mi ritengo fortunata perchè vedo la strada lungo la quale camminare, so di non essere sola e che, nella relazione, la paura si scioglie e si apre il cuore.

    Grazie a tutti.
    Giuliana

  7. Domenico Parlavecchio dice:

    In un tempo esponenziale tutto sembra diventare più chiaro. Paradossalmente la velocità con la quale gli eventi accadono permette d’intuire che tutto non sarà come prima.

    Il nuovo bussa alla nostra porta.
    Molta gente bussa alla porta dell’occidente.
    Sono diventati tanti.
    Se non apriamo entreranno ugualmente.

    E’ solo una questione di tempo … ma un tempo esponenziale dove tutto avviene in un attimo.

    Bisogna mettere delle buone basi, una “casa nella roccia” per evitare di essere travolti e partecipare al nuovo che la bellissima canzone di Battiato condivisa da Paola, invoca

    “… perché ho bisogno della tua presenza
    per capire meglio la mia essenza.

    … perché mi piace ciò che pensi e che dici
    perché in te vedo le mie radici.

    ..Emanciparmi dall’incubo delle passioni
    cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
    essere un’immagine divina di questa realtà.”

  8. michele dice:

    Il Papa Benedetto XVI ha ricordato nell Angelus il martirio di Shabaz Bhatti ministro cristiano per le minoranze,sperando che il suo sacrificio svegli nelle coscienze il coraggio.Martin Heidegger diceva che ormai solo un Dio ci può salvare,e purtroppo in cuor mio ho un triste presagio su quale sarà questo Dio, nell antichità per Roma, Cartagine era l Africa,e ciò che andava bene per Cartagine,andava bene anche per Roma,ma ora non è più così e bisognerebbe seriamente rifletttere,pena la scomparsa di quel poco che rimane di occidente.

  9. Carissimo Domenico, rivedendo il tuo Video ero preso da un sentimento crescente di entusiasmo.

    Mi sembra la rappresentazione più eloquente di quanto diciamo nei nostri Gruppi fin dal primo incontro, che cioè la mente ego-centrata non è più in grado di guidare i processi evolutivi in corso.

    La mente ego-centrata, acquisitiva, costruita sulle strategie difensive, e quindi sulla paura, non è più in grado di dare un orientamento alla velocità dei processi trasformativi.

    O compiamo un salto evolutivo verso una mente trans-egoica, una mente spirituale, che sappia vivere la propria identità come trans-formazione permanente, oppure saremo travolti.

    Forse saremo comunque IN PARTE travolti, forse il processo da una umanità tendenzialmente egoico-bellica ad una umanità tendenzialmente relazionale e globale, comporterà comunque alcuni momenti drammatici.
    Ma la direzione è presa, e per il cristiano, la Nuova Umanità spirituale e relazionale, è già presente nella persona del Cristo, che ci sta assimilando a Sé.

    Questa nuova mente è agile, sa digerire moltissime cose in brevissimo tempo, è essenziale, pratica, tecnica, è dura come un diamante e flessibile come l’acqua, è penetrante come l’aria e insieme salda come la roccia, è lo Spirito insomma, il nostro Fuoco interiore, il nostro Dio con noi.

    Questa mente va educata, sviluppata, e coltivata quotidianamente.
    Perciò abbiamo creato i nostri Gruppi, per addestrarci, per prepararci, per imparare a ballare al ritmo degli eoni.

    Un abbraccio, e buona navigazione in mare aperto.
    Marco Guzzi

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