Camminando verso Pasqua

Ci vuole una buona ragione per mettersi in viaggio. Senza meta non si va da nessuna parte. E’ il traguardo infatti a motivare il primo passo. E il desiderio di giungervi spinge lungo il percorso, permettendoci di affrontare fatiche e rischi. Ciò vale per ogni cammino, anche per quello “spirituale”, dove il nostro spirito è chiamato a scuotersi dalla paralisi. Cioè, ad uscire fuori dall’egoismo che ci seppellisce vivi.

Siamo cristianamente “viventi” in misura della partecipazione alla Croce di Cristo, sempre da aggiornare se non vogliamo finire in vicoli ciechi. A raddrizzare il passo, ogni anno, provvede  la Quaresima esortando ad abbandonare i soliti giri dell’oca, non evangelici, che ci impediscono di imboccare la direzione giusta per far pasqua con Gesù.

C’è chi pensa che sia cosa facile muoversi interiormente, mentre invece è il più difficile dei viaggi quello spirituale, poiché le pesantezze vengono dal di dentro e non tanto da fuori. Lo stesso Cristo è chiaro nel dire che «dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, invidia, superbia, stoltezza» (Mc 7,21-22). La lista è solo indicativa.

Il cammino interiore deve fare i conti con resistenze segrete, abitudini, mascheramenti, luoghi comuni, attaccamenti a cose e idee. Comprese certe idee di sé, di Dio, di fede, di cristianesimo, di preghiera, di bene e di male, che sono il prodotto delle nostre menti distorte. Non a caso perciò la parola d’ordine del cammino quaresimale è metanoia, ossia cambiamento della mente-cuore, del modo di vedere cose, fatti, persone. Quaranta giorni – la quaresima appunto – sono il tempo sufficiente per non illudersi di aver fatto cambiamenti che poi non hanno durata. Il mutamento di pensieri, parole e comportamenti non avviene, infatti, per magìa, ma attraverso un cammino serio e perseverante.

In breve anche quest’anno ci aspetta il transito “pasquale” dall’egoismo alla carità, dalla preoccupazione di sé all’interesse per gli altri. Per procedere al cambiamento del cuore ci vogliono delle indovinate strategie: si tratta di fare silenzio e non rumore, di ascoltare più che parlare, di spegnere micce anziché accenderne, di farsi piccoli invece di gonfiarsi, di gettare ponti al posto di costruire muri, di coltivare la pace e non la zizzania, di togliere di mezzo la mia sporcizia prima di pretendere la pulizia del mondo intero.

E’ la ri-nascita in noi dell’uomo nuovo ad esigere la riduzione in polvere del nostro uomo vecchio. Non a caso il cammino quaresimale inizia con l’imposizione delle ceneri: «Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai. Convertiti e credi al Vangelo» (Gen 3,19 e Mc 1,15). Tramandato dall’antica ritualità con cui i pubblici peccatori avviavano il cammino di rinascita mediante la penitenza (prostrati a terra, venivano cosparsi di cenere, ossia ritualmente sepolti per risorgere trasfigurati dal perdono), l’austero simbolo delle ceneri ci aiuta ancora oggi a prendere coscienza che se vogliamo vivere dobbiamo imparare a morire. Non c’è un altro modo: per amare davvero, occorre passare davvero per il fuoco; per fiorire veramente, occorre veramente marcire. Come il seme sotto terra!

Non è facile camminare verso Pasqua. Non a caso la prima domenica di Quaresima ascoltiamo il vangelo delle tentazioni di Gesù. Venuto tra noi come “maestro”, il Figlio di Dio ha percorso per primo la via del discepolo, offrendoci la sua magistrale lezione. Sottoponendosi alla tentazione ha fatto brillare nella nostra fragile carne la libertà di scegliere Dio e non il contrario. Ha affrontato la prova per ricordarci che il cammino spirituale è una via continuamente insidiata dalla voglia di mollare, di guardare da altre parti, di cambiare direzione. Contro la pigra giustificazione del “tanto io non ce la faccio”, occorre stringere i denti. Per procedere spediti, occorre puntare la sveglia ogni mattina e non affidarsi al risveglio spontaneo. La maturazione spirituale non ha paura delle sfide, anzi, le conosce per affrontarle meglio. Con gioia.

Un passo dopo l’altro. Con perseveranza. Senza fare passi più lunghi della gamba, perché bisognerà poi tornare indietro e rifare i passi non calcati. La samaritana, il cieco nato, Lazzaro – di loro ci parlano i vangeli domenicali che scandiscono il cammino quaresimale – rivivono dentro di noi, portandoci a riconoscere in Cristo l’acqua viva, la luce, la vita che annienta la morte.

L’equipaggiamento del cammino quaresimale è noto: il digiuno, la preghiera, la carità. Il digiuno tonifica il sano rapporto col proprio io, fagocitato dal possesso; la preghiera ossigena il rapporto con Dio, liberandolo da pretese miracolistiche che negano la fede; la carità purifica il rapporto con il prossimo, spegnendo la tensione bellico-difensiva che distrugge soltanto. Sono tre pratiche che si potenziano l’un l’altra, introducendo nell’esperienza della Pasqua: morire al mio io perché nasca Cristo in me.

Comments

  1. Giuseppina says:

    Grazie davvero Corrado,per questo post da Compagno di Cammino che ben conosce il partire e il PATIRE di un percorso continuamente insidiato dalla voglia di mollare, di indugiare,di sostare.
    Occorre davvero una amorevole e seria disciplina per procedere spediti e puntare la sveglia ogni mattina per un cammino che esige la riduzione in polvere del nostro uomo vecchio. Occorre stringere i denti.
    Oggi che ho i capelli bianchi,le severe parole”ricordati che sei polvere e polvere ritornerai” mi risuonano quasi dolcemente,non mi spaventano più come da ragazzina.
    Si,è anche dolce decidere decisamente di lasciarsi fare, di stringere i denti per masticare e macinare il chicco di grano che ognuno di noi è per diventare FARINA e CIAMBELLETTA DI DIO.
    Ancora Grazie e Buon Cammino verso la PASQUA-PACE.
    Giuseppina

  2. Caro Corrado,
    la mia riflessione rispecchia la mia personale modalità di lasciarmi convertire: “lasciamo che accada”; “ora ci dormo sù”; e in effetti questa mattina al risveglio, leggendo il tuo post, ho proprio sorriso pensando:”ci sarà un perchè”.
    Mi sono ridestata con questo nel cuore della mente ” non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo” (v. 15) che è parte del capitolo 7 di Marco al quale anche tu fai riferimento coi versetti dal 21 al 22
    La coincidenza mi fa dire che “Si può affrontare dignitosamente e coerentemente con il Vangelo di Gesù la propria conversino da differenti punti di vista”.
    Come se lui sappia già come incarnare la sua parola in modo adatto a tutti, basta un minimo di disponibilità da parte nostra ad accoglierla.
    E proprio SULLA DILATAZIONE del mio cuore lavora la domanda: “che significa che quello che entra nell’uomo non inquina l’uomo?”
    Per me non è così immediatamente evidente. Come si accoglie ciò che esce dal cuore di un altro, e magari viene a noi come proposito cattivo: impurità, furto, omicidio, ecc. ecc. .
    Come posso io accogliere tutto ciò ‘OGGI come un PRESENTE?
    Questo lo trovo molto intrigante e stimolante
    Bene! per ora basta: qui è Sabato grasso, magari ci risentiamo domani dopo le ceneri.
    Un abbraccio a tutti e Buona Conversione.
    Rosella

  3. Grazie, carissimo Corrado, e che questo Esodo continuo ci trasfiguri nell’umiltà e nella carità.

    Di fronte ad un mondo che esalta la prestazione e il successo visibile e mondano, la vita spirituale ci ricorda che spesso la sconfitta (dell’ego) è il luogo di una nuova autenticità, e che il fallimento (delle pretese dell’ego) può diventare il punto di partenza di una vita rinnovata.

    Nell’ultimo secolo queste antiche verità sono state ripresentate dalla migliore cultura psicoanalitica. Jung, ad esempio, diceva di stappare una bottiglia di spumante quando un’attesa egoica viene delusa, in quanto la frustrazione dell’ego dà spazio al nostro vero io, a ciò che l’inconscio (me) desidera per la mia più autentica riuscita.

    Che lo Spirito diventi in noi pienamente cosciente e ci guidi verso la nostra gloria.

    Un abbraccio. Marco

  4. Caro Corrado
    grazie per la tua riflessione, che ci incoraggia a trovare nel tempo severo e prolifico della quaresima l’intimità, a volte zoppicante, con lo sguardo di Cristo.
    Le immagini di questi giorni, però, impattano sulle nostre pratiche con potenza devastante. Mettono tutto a una prova rovente. Vedevo quell’onda feroce che si gonfiava e fagocitava uomini e cose senza distinzione, pensavo alle nostre storie con sgomento. Cos’è della promessa di una vita realizzata, benedetta dal Signore, dotata di senso e pienezza, di fronte a quell’onda maledetta? Fa forse differenze quel muro d’acqua che devasta? Interroga i cuori degli ignavi più di quelli dei risvegliati? Ha riguardi per chi cerca la via più di quanti perdono le loro vite nel nulla? No, quell’onda è al di sopra delle nostre speranze, delle nostre quaresime, dei nostri sforzi per crescere. In quel frangente azzera ogni nostra illusione.
    Sono turbato dall’immensità che ci sovrasta, come quel mare vasto che cancella l’esistenza, i sogni e tutto il resto.
    Sono turbato, non capisco, soltanto intuisco che un senso dietro tutto questo orrore, che neppure indirettamente viene dall’uomo, c’è. E che ha un senso continuare a cercarlo nel segreto della nostra preghiera.

  5. Giuliana says:

    Mi piace viaggiare ed ho la fortuna di averlo fatto e di continuare a farlo.

    Da giovane viaggiavo per allontanarmi da casa che sentivo stretta per me, una prigione, e sono andata in giro per il mondo, fuori di me.

    Quando ho cominciato a costruire una casa mia, mi sono accorta che stavo stretta anche in quella e non potevo più prendermela con nessuno. In quel momento il mio viaggio ha invertito la rotta: da fuori di me a dentro di me.

    Poi è arrivata la montagna che mi ha regalato lo sguardo verso l’Alto facendomi sentire una piccola parte del Tutto.

    Ora sono un’altra volta a valle e guardo il cammino con occhi e cuore nuovi.

    L’immagine che si fa sempre più nitida in me è quella della croce: per vivere devo imparare a soffrire e a morire.

    Ora il mio viaggio si apre a Cristo crocifisso perché comprendo che solo da lì può nascere la nuova umanità che sento pulsante in me.

    Sono d’accordo con te, Corrado, “Non c’è un altro modo: per amare davvero, occorre passare davvero per il fuoco; per fiorire veramente, occorre veramente marcire. Come il seme sotto terra!”

    Grazie per la tua riflessione e grazie a tutti i compagni di viaggio.
    Giuliana

  6. Gabriella Somma says:

    E’ strano come crescendo o meglio, come fa intendere Giuseppina, invecchiando, la Quaresima diventa per me un periodo di grande gioia e serenità.
    Forse anche il lavoro interiore eseguito in questi anni con i gruppi mi ha maturato.
    Prima vedere il viola in chiesa, sentir parlare di digiuno mi infastidiva e vivevo i giorni antecedenti alla Pasqua con tristezza ed un grande senso di colpa!
    Ora li vivo, come ha ben detto Corrado, come un rientro più profondo nella spiritualità; ho ascoltato la messa delle Ceneri riflettendo a fondo sul suo significato, forse mai come durante questa funzione ci si sente tutti uguali.
    Anche la via Crucis la vivo come un momento di grande commozione come se davvero accompagnassi Gesù al patibolo comprendendone la sofferenza.
    Che lo spirito permanga in noi sempre anche dopo la Quaresima. Un abbraccio Gabriella

  7. le ceneri… che siamo noi INCENERITI
    essere inceneriti – divorati nella nostra furia, frammista di prevaricazione ed odio, per questa “vita ingiusta” . IMPOTENTI NEL NOSTRO “nascere per morire”. O:
    essere inceneriti proiettandoci in avanti nel desiderio “ancora vano” di una fuga depressa: “che almeno sia finita, tanto… ” SI NASCE PER MORIRE.
    ma checosa o chi “dona senso” alle nostre ceneri? se non quel:

    “NON DI SOLO PANE vivrà l’uomo MA DI OGNI PAROLA che esce dalla bocca di Dio”

    E come ci parla questa parola se non incarnandosi nella nostra carne?
    NUTRENDO non “metaforicamente” ma REALMENTE nel pane ed il vino il nostro corpo umano con il Suo? Stesso Corpo…
    Checosa fa diverse le croci? Le ceneri umane? all’occhio che guarda l’immagine esterna?
    Chi può leggere nei cuori? Chi può dirlo? Visto che noi stessi, con estrema difficoltà, guardiamo alla nostra miseria per conoscere il nostro cuore? I NOSTRI VERI SENTIMENTI impotenti, se non proprio innominabili…?

    Solo se conosciamo una pace e una gioia che abitano il nostro cuore, possiamo accogliere la Croce.

    Credendo veramente, anche se molto limitatamente che ” Colui che è morto è Risorto” e quindi facendo esperienza del fatto che si nasce PER ESISTERE.
    E’ un’esperienza.
    Se non la fai non lo sai.
    Gli altri te la possono così raccontare, tanto tu non lo capisci.
    Non ti è possibile, non è mica una cattiva intenzione.
    Sempre di più mi convinco che se noi non conosciamo nella nostra carne LA GIOIA, noi non possiamo donarla… . Non solo: noi non possiamo accogliere proprio nessuno se non abitiamo la pace della gioia NEL SENSO della vita… (che il senso abiti IL CUORE?)
    Buona quaresima, io la Croce posso accoglierla nella misura in cui il Signore della Vita dilata il mio cuore nella gioia dell’amore.
    Le ceneri umane sono risorte NELL’ATTRAENZA (nel Suo Spirito ) DELL’ AMORE

    … scusate differentemente come potremmo ed anche “chi ce lo farebbe fare” di lasciarci incenerire SULL’ALTARE DELLA VITA nostra e altrui? …
    Rosella

  8. Ci vuole una buona ragione per mettersi in viaggio!!!
    Io non riesco ancora a scuotermi dalla paralisi, ad uscire fuori dall’egoismo che mi seppellisce.
    Ho paura di perdere delle sicurezze e delle certezze.Vorrei poter un giorno scrivere in queste pagine di essere riuscita a cominciare questo viaggio…..
    Anche il cammino quaresimale mi sembra così lontano e difficile…………..
    santy

  9. Filomena says:

    Carissimo Corrado,
    grazie per questo viatico pasquale che mi ricorda le difficoltà e gli ostacoli che ho dentro, quelli che escono dal cuore, che mi incoraggia sulla strada della continua perseverante conversione, che mi offre l’equipaggiamento essenziale per giungere alla meta

    “morire al mio io perchè nasca Cristo in me”

    grazie di cuore
    Filomena

  10. Grazie care/i amiche/i, i vostri commenti risuonano dolcemente dilatando spazi ulteriori.

    Davvero, Giuseppina, il cammino spirituale declina patire, passione, pasqua! Provare per credere. Mi colpisce la dolcezza che hai colto nel monito “cinerario”, sentito come veritiero, proferito per la vita e non per la morte.

    Rosella, mi piace il consiglio: lasciamo che accada la nostra conversione! Ben venga! Lasciamo fare a Chi sa cosa fare con l’opera delle sue mani. Gesù vuole superare la visione legalistica della purità-impurità degli alimenti (ciò che entra in noi) cara ai farisei (di sempre), per ricondurci alla verità di ciò che purifica/inquina il cuore.

    Parole sante le tue, Marco, perché evangeliche; spingono alla pratica della santità, cioè ad assomigliare un po’ meglio a Chi ha vinto dalla croce (“talamo, trono ed altare” la cantano gli inni liturgici della settimana santa). Sento che è “pasquale” acconsentire al fallimento delle pretese dell’ego, ma è durissimo. Bisogna lavorare molto, perseverando, come ricordi spesso nei gruppi (e anche fuori).

    Mi pare, Massimo, un indovinato desiderio di questo tempo il “trovare intimità con lo sguardo di Cristo”. Guardiamo lui e ci lasciamo guardare da lui. In chi, se non negli occhi del Crocifisso possiamo scorgervi riflessi gli sguardi dell’umanità smarrita e salvata?

    E allora buon viaggio, Giuliana! Il tuo racconto rischiara anche in ciascuno di noi la voglia di ri-nascita.

    Che bello, Gabriella, maturare non solo in età ma in spiritualità! Non finisce mai la dilatazione dell’anima…

    Santy, che bello sarà sentire un giorno il racconto del tuo esodo. I grandi transiti pasquali sono fatti a piedi, percorrendo piccoli tragitti quotidiani, trascinando i piedi anche al buio, illuminati dalla luce che brilla dentro.

    Grazie a te, Filomena, per la compagnia nel pacificante cammino interiore.

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