Umanità in coma? Le cifre del risveglio

L’umanità sembra immersa in uno stato di coma profondo, affetta da gravissima miopia, nei suoi maldestri tentativi di frenare l’onda anomala dello tsunami umano senza interrogarsi sul senso.

Eppure basterebbe un’attenta lettura dei dati statistici per svegliarsi dal sonno, uscire da una visione miope legata alla cronaca ed acquisire la visione ampia della storia.

I dati statistici sulla situazione della popolazione mondiale oggi e le proiezioni per i prossimi decenni sono rivelativi: è possibile leggervi i segni dei tempi e il compito evolutivo chiesto all’umanità.

La popolazione mondiale ammonta oggi a circa 7 miliardi di persone, e presenta una crescita annua di circa 80 milioni di persone.

Quasi 6 miliardi di persone vivono nei Paesi in Via di Sviluppo.

Un miliardo e mezzo di persone vive sotto la soglia di povertà (meno di un dollaro al giorno).

Un miliardo di persone vive in baraccopoli.

Capiamo bene: si tratta di miliardi di persone che soffrono la fame!

L’ingiustizia sulla quale è fondato il nostro mondo è palese se osserviamo i dati della distribuzione del reddito: il 2% della popolazione mondiale possiede la metà della ricchezza mondiale!

Più di 10 milioni di bambini muoiono ogni anno per malattie curabili!

Se nel 1997 fosse stato cancellato, come promesso, il debito di 20 tra i Paesi più poveri del mondo, si sarebbe potuta salvare la vita di 21 milioni di bambini.

Le proiezioni al 2050 sono una buona e una cattiva notizia a seconda dello stato dell’Io in cui ci si trova: una vera catastrofe, per l’Io che vuol continuare a vivere chiuso nelle proprie egoistiche sicurezze; una grande opportunità di realizzazione per l’Io-in-relazione.

Nel 2050 la popolazione mondiale sarà di circa 9 miliardi di cui 8 miliardi nei Paesi in Via di sviluppo.

Sono previsti più di 100 milioni di migranti nei Paesi Europei, di questi circa 6-7 milioni si riverseranno in Italia.

Si prevedono inoltre 50 milioni di sfollati per guerre e calamità naturali (fenomeno già in corso)!

L’Ego si illude di poter fermare lo tsunami umano con misure di respingimento, militarizzando le strade e i mari o rinviando i problemi e le decisioni da prendere.

Terremoti naturali e terremoti politici, tsunami naturali e tsunami umani si rincorrono in questi giorni con impressionante sincronicità. Sul nostro Paese sta arrivando un’onda umana gigantesca e questo genera terremoti psichici.

La paura dell’invasione è l’emozione dominante: paura di perdere i propri spazi, i propri beni, le sicurezze acquisite, la propria stessa identità. Paure che non ci aiuteranno ad affrontare lo tsunami migratorio. Miliardi di disperati non potranno essere fermati da soluzioni dettate dalla paura!

Occorre fermarsi, scendere nel silenzio, porsi in ascolto, per comprendere il senso di ciò che sta accadendo.

Cosa significano questi esodi di massa? C’è un senso più profondo da cogliere? I milioni di disperati che affrontano viaggi faticosissimi, lasciando affetti e appartenenze e affrontando rischi il più delle volte mortali, vogliono forse dirci qualcosa?

C’è qualcosa che dobbiamo comprendere? una lezione da imparare? l’indicazione di una via da seguire?

Tutto concorre a rendere evidente che l’attuale assetto del mondo ha raggiunto un livello di insostenibilità non più tollerabile; che l’umanità si trova ad un punto di svolta ed è chiamata a decidere in fretta: decidere tra la vita e la morte, tra il continuare a vivere come un Io separato dagli altri, chiuso nella difesa dei propri egoistici interessi e continuamente in guerra per difenderli e un Io aperto alla relazione, tanto più umano quanto più aperto alla relazione.

Se finora l’Io egoico, legato al suo piccolo mondo di interessi, chiuso nelle sue roccaforti difensive, ha potuto sopravvivere, nell’era della globalizzazione questo non è più possibile.

I compromessi, le mezze misure, le alternative egoiche, si rivelano fallimentari e appare sempre più evidente che un certo modo di essere uomini, e cioè la modalità autodifensiva e bellica della nostra soggettività (io bellico), il credere di essere qualcosa (un io, un popolo, una religione, etc.) proprio separandosi/scindendosi (dentro e fuori di sé) e opponendosi a tutti gli altri, è ormai arrivata al capolinea, è in fase terminale, sta sfaldandosi nelle tragedie delle guerre interiori e planetarie che produce.

Per governare la globalizzazione si richiede un Io aperto, capace di pensiero ampio, di vista lungimirante, un Io-in-relazione, capace di vuotarsi per accogliere, capace di amare e condividere.

Più si velocizza il processo di globalizzazione più si dovrà velocizzare il processo di trasformazione. Solo un Io-in-relazione, che si riconosce tanto più Io quanto più si apre alla relazione, sarà in grado di reggere l’impatto violentissimo dello tsunami umano.

Globalizzare la solidarietà sembra l’unica via da seguire per governare la globalizzazione, l’unica strategia di sopravvivenza possibile per l’umanità: ogni strategia difensiva, respingente, porterà verso l’autodistruzione, poiché tutto quello che non siamo disposti a condividere in buona pace ci sarà comunque sottratto con la violenza dai miliardi di poveri che si riverseranno nei nostri Paesi.

Forse i poveri sono per noi l’occasione favorevole al risveglio, per aprire gli occhi sulla nostra povertà, per realizzare il cambiamento richiesto dai tempi: cambiamento vissuto con angoscia dall’ego che non vuol proprio saperne di morire.

Eppure lasciar morire l’io egoico è proprio l’unica cosa da fare per aver salva la vita in questo mondo e nell’altro.

Il precetto evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso” sembra l’unica via da seguire per frenare la corsa verso l’autodistruzione. Comprendere che vivere è condividere sembra la lezione da apprendere nel nostro tempo, e da apprendere in fretta perché i tempi premono.

L’onda umana potenzialmente devastante che incute tanta paura potrà essere arginata solo preparandoci/trans-formandoci e attrezzandoci per accoglierla: acquisendo uno stile di vita improntato alla condivisione, promuovendo una cultura della solidarietà, facendo delle nostre comunità grandi reti di accoglienza, reti con maglie fitte e forti nodi, capaci di tenere, con-tenere.

(i dati statistici sono tratti dal Dossier Statistico sull’Immigrazione di Caritas Italiana)

Commenti

  1. luciana p. dice:

    Cara Giovanna, molti giovani italiani sono costretti ad andare all’estero per lavorare e molti sono addirittura “richiesti”, mentre noi non facciamo nulla per farli rimanere. Quindi, i giovani che arrivano da altre parti del mondo, la Comunità Europea deve accoglierli, sono esseri umani! Un’altra cosa che dovremmo smettere di fare è quella delle guerre nei Paesi “ricchi” di materie prime, che noi con la scusa di “cacciare i loro dittatori” sfruttiamo. Le materie prime non le dobbiamo “rubare” ma dobbiamo pagarle! Così vedrete che da questi paesi verrà sempre meno gente, se questi potessero vivere in modo adeguato! Un’altra cosa che dovremmo fare, è quella di non dare i “soldi” al Grande Capo del paese e basta, ma è quella di far mangiare TUTTI! Non si danno i soldi a Gheddafi e poi si lasciano le persone nella povertà! Capisco che non è facile, ma se noi cominciamo a rispettare queste persone fin dai loro paesi, forse avremmo meno problemi noi e loro. Un caro saluto.

  2. rosella dice:

    C’è qualcosa che dobbiamo comprendere? una lezione da imparare? l’indicazione di una via da seguire?
    Cara Giovanna,
    proprio ieri parlando con un’amica comune , mi son messa a raccontare: “dell’uomo di neanderthal…”
    A quanto pare (studi in corso), in noi europei, discendenti dall’homo sapiens sapiens, permane una traccia del bianco neanderthal… estintosi.
    I sapiens di pelle scura, giunti dall’Africa (che siamo noi) si sono insediati nell’Europa sopravvivendo agli antichi abitanti, pare per due caratteristiche: le fattezze innocue e tondeggianti quasi da bambini e l’uso della lancia (certo faccio tutto troppo semplice )
    Or bene la studiosa che trattava di questo argomento su Focus era fiera di possedere ancoral del dna degli antichi neanderthal nel proprio corpo.
    Ma veniamo a noi: circa una ventina di anni fa vedevo come gli eventi si accingessero a produrre una novella caduta dell’impero Romano; ora mi pare che le cose possano essere anche differenti.
    Duemila anni fa (millenni dopo il neaderthal) un uomo disse: “prendete e mangiate questo è il mio corpo” (aggiungendo pure: “fate questo in memoria di me”), morì e testimoni affermano che risorse e ascese al cielo. Era aperto al dialogo ed anche adesso, persone come noi ancora si sentono nutrite da questo Suo Corpo. Quasi che assimilandolo, possa permanere una piccolissima particella del Suo Spirito d’ Amore in noi, se non proprio del suo dna.
    In noi, i figli di quegli immigrati, seppure sapiens, di pelle scura, resa ORA candida.

    L’uomo non può arginare lo tzunami che viene dal mare, La sua distruttività va anche oltre la propia forza incontrando il progresso umano, che ne rende radioattiva persino l’onda… e non potrà arginare neppure lo tzunami umano della fame.

    L’uomo (che sono io) può solo riconoscere un’esperienza, quella della propria esistenza.
    Ora ciascuno di noi è NATO PER MORIRE nel transito terrestre.
    In questo semplice realtà è racchiusa TUTTA LA GIUSTIZIA della terra.
    Allora, il punto è un altro e non certo quello della giustizia UMANA: “Noi possiamo dare un senso alla nostra personalissima morte? un senso che definisca la nostra vita rischiata PER ESISTERE?”
    Perche io posso morire consapevolmente e quindi rischiare LA PACE offrendo all’altro la mano è necessario fare esperienza che la mia stessa vita non è nelle mie mani.
    Certo posso decidere anche di vendere cara la mia pelle, lottando strenuamente. “Trenta denari” possono bastare per vendersi nel’esser nati per morire?.
    Questo esodo di massa è l’opportunità che abbiamo di crescere nella consapevolezza che in questo breve transito terrestre noi siamo i primi attori di una gestazione, quella di UNA NUOVA UMANITA’ pacifica, che “forse” ci vedrà scomparire per nutrire in altri la crescita di questa nostra intima certezza: “una pace possibile nella terra promessa”, di un TUTTO E’ COMPIUTO che ci sostiene nel cammino.

    “La casa di Dio siamo noi, se conserviamo la libertà e la gioiosa fiducia che dà la speranza.
    Eb 3,1-6”
    ciao un abbraccio
    Rosella

  3. Corrado dice:

    Grazie, carissima Giovanna, di questa riflessione puntuale perché attuale, interpellante, urgente.

    Leggendoti mi sono tornate in mente quanto mi ha detto un cristiano dell’Asia due anni fa: “pensa a quando la basilica di santa Maria Maggiore sarà trasformata in una moschea”. Mi ha preso un colpo. Mi sono sentito smarrito.

    Evidenzio questa tua frase che mi ha colpito, perché sento che mi riguarda:
    “Eppure lasciar morire l’io egoico è proprio l’unica cosa da fare per aver salva la vita in questo mondo e nell’altro.

  4. Ottimo testo, carissima, grazie.
    Proprio per questi motivi, o, meglio, anche per queste ragioni noi pensiamo che l’unico atto creativo oggi utile consista nell’elaborazione di itinerari concreti di trans-formazione dello stato della nostra mente.

    Dobbiamo porre al centro di ogni attività creativa il costante rivolgimento del nostro stato mentale ego-centrato. Dobbiamo fare di questo rivolgimento la rivoluzione permanente, da cui possa sgorgare il nuovo pensiero, la nuova visione, in grado di affrontare anche i problemi che esponi.

    Dobbiamo uscire dall’illusione egoica che le cose si possano risolvere con gli strumenti della nostra ragione ego-centrata, politica o economica, scientifica o morale, che sia.

    Il problema non è di opinioni contrastannti, né quindi si risolve intensificando il dibattito, il battibecco tra opinioni, tutte più o meno cieche.
    Il problema è un salto di stato della mente, un salto di coscienza.

    Dobbiamo perciò dar vita ad una inedita creatività culturale fondata sul rivolgimento interiore, in quanto l’unificazione del pianeta richiede una mente trans-egoica per il suo governo.

    Dobbiamo dar vita ad una nuova cultura, e a nuove forme di trasmissione della cultura.
    Come formare, ad esempio, un politico della globalità? E’ possibile che questo politico non pratichi una forma di autoconoscimento, una qualche forma di meditazione, che non conosca come funziona la propria mente, i propri automatismi difensivi/offensivi, e così via?

    Ecco perché i nostri Gruppi si pongono come un contributo non solo alla cura delle persone, ma alla rifondazione della cultura umana su questa terra.

    Un abbraccio. Marco

  5. giovanna dice:

    Carissimi, grazie dei vostri contributi.

    Luciana: condivido quello che dici. Basta con le menzogne di missioni di aiuto che nascondono nuove forme di colonialismo! Aiutiamo davvero le persone, rispettandole là dove vivono, sostenendo progetti di sviluppo.

    Rosella: mi hanno particolarmente colpita queste due frasi:

    “Perchè io posso morire consapevolmente e quindi rischiare LA PACE offrendo all’altro la mano è necessario fare esperienza che la mia stessa vita non è nelle mie mani”.

    “Questo esodo di massa è l’opportunità che abbiamo di crescere nella consapevolezza che in questo breve transito terrestre noi siamo i primi attori di una gestazione, quella di UNA NUOVA UMANITA’ pacifica, che “forse” ci vedrà scomparire per nutrire in altri la crescita di questa nostra intima certezza: “una pace possibile nella terra promessa”, di un TUTTO E’ COMPIUTO che ci sostiene nel cammino”.

    Mi pare che, senza saperlo, i migranti che si avventurano in alto mare con piccole barche di fortuna ci comunicano proprio questa esperienza di affidamento, di non controllo, di accettare il rischio di un’apertura e sono quindi, senza saperlo, i primi attori di questa gestazione di una NUOVA UMANITA’.

    Corrado: mi viene da pensare/sperare che la basilica di S. Maria Maggiore non sarà trasformata in una moschea ma forse in un luogo in cui si adorerà l’Unico Dio, Padre di tutti. Immagino spesso la tristezza del Padre nel vedere i suoi figli che, ignorando il suo volto, se lo contendono!

    Marco: Si, “dobbiamo uscire dall’illusione egoica che le cose si possano risolvere con gli strumenti della nostra ragione ego-centrata, politica o economica, scientifica o morale, che sia”, realizzare un salto di coscienza.
    Il lavoro di trans-formazione dello stato della nostra mente che facciamo nei nostri gruppi è oggi l’unica priorità e dovrebbe diventare lavoro quotidiano in ogni settore della vita, pubblica e privata. Un politico, un insegnante, un medico, un genitore, un parroco, dovrebbe chiedersi in ogni istante: in quale stato sono? Questo mio pensiero, questa mia azione, questa mia scelta, da quale stato scaturisce?
    E questo bisognerebbe insegnare a farlo ai bambini, fin dalla materna, dalla scuola elementare.
    Oggi Giuliana mi parlava di una esperienza interessante in questo senso con bambini di prima elementare! Fantastico! Così si genera la Nuova Umanità!
    Questa trans-formazione fonderà una nuova cultura, una nuova antropologia, una nuova pedagogia, un nuovo concetto di scienza.

    Grazie ancora a tutti. un abbraccio. giovanna

  6. Paola Balestreri dice:

    Cara Giovanna,
    ho stampato e fotocopiato il tuo post e l’ho proposto ieri ai ragazzi della classe quinta.
    Erano molto colpiti da questa prospettiva realistica sul carattere epocale della svolta a cui siamo chiamati, sulle difficoltà che il mutamento di coscienza richiede. Oltre il buonismo che talvolta risulta fastidioso, iposcrita e sostanzialmente incomprensibile.
    Grazie ancora.
    Paola

  7. michele dice:

    Un romanzo francese del 1973 di Jean Raspail”IL campo dei santi”aveva previsto l ondata di migranti su carrette del mare travolgere la civiltà occidentale.IL campo dei santi(è una citazione biblica:”Marciavano su tutta la superficie della terra e cinsero d assedio l accampamento dei santi e la città diletta”.Apocalisse 20,9).Guido Ceronetti scrive sul Corriere della Sera che un afflusso sulle coste italiane di sbarcanti a flottiglie intere farebbe esplodere,nella intera penisola,la precaria è già provata convivenza umana.Trenta e passa anni dopo,Ceronetti prende dunque di petto una sfida storica:che dire? che fare? che trenta e passa anni prima Jean Raspail aveva fatto materia di romanzo,siccome Ceronetti è un uomo mite e non sospetto di razzismo,credo che bisognerebbe prestergli attenzione…..Fingendo di pensare ai nostri figli,gli prepariamo un futuro a cui non sapranno nè potranno opporsi.

  8. rosella dice:

    caro Michele,
    ciao. Sono colpita da questa tua frase: “Fingendo di pensare ai nostri figli,gli prepariamo un futuro a cui non sapranno nè potranno opporsi.”
    Io non fingo di pensare ai miei figli e neppure a Gabrielino (che sta bene, anche grazie alle tue preghiere…) io stessa non comprendo come possso ORA, ADESSO, prendere una pistola e sparare ad un uomo IN NOME DELLA PACE? Posso magari farlo in mome della sopravvivenza; ma, quello che è ancora peggio per me, è che io non troverei alcun senso nel vivere e nel mettere al mondo dei figli, per insegnare loro L’ARTE DELLA GUERRA per sopravvivere.
    E sopravvivere per quanto? trenta quaranta centoventi anni? e poi? saranno stati felici di trascorrere così i loro giorni?
    A me la proposta di Guzzi convince, perchè il lavoro di liberazione interiore di tipo iniziatico E NON SOLO INTELLETTUALE, ti consente ora, PROPRIO ADESSO di sperimentare/sentire una pace ed una gioia interiori che donano realmente un significato ai miei giorni e mi fanno percepire che la vita è possibile solo nella pace… il resto non ne vale la pena, NON NE VALE IL DOLORE.
    Questi spazi di vita nella pace li intuisci possibili NELL’ETERNITA’ DEL TEMPO “PRESENTE”, poichè li puoi riconoscere e condividere con chi hai accanto e ragionevolmente proporre ad altri.
    Per questo è necessario però RISCHIARE LA PACE magari paventando l’estinzione (che comunque sia non è ineluttabile, intendiamoci).
    Io ho ANCHE paura sai? Sono proprio una * alla francese, mentre porgo la mano NELL’ IO MI FIDO DI TE ma mi pare d’intuire una modalità di rapporto a cui posso affidarmi per fare la mia piccola parte nella costruzione di una terra un poco più pacificata.
    Ciao ti abbraccio con affetto
    Rosella

  9. Salve! a tutti.E’ la prima volta che scrivo.Il dibattito che state facendo è molto interessante; anche io da giorni mi chiedo come andrà a finire. Sono siciliana, favorevole all’accoglienza, ma come aiutare queste persone? Già il presidente Lombardo parla di opportunità che la sicila potrebbe avere con la presenza degli immigrati: vorrebbe far loro coltivare tutte le terre abbandonate e incolte! ma siamo sicuri che è quello che vogliono? le idee del cambiamento interiore che prospetta Marco sono belle ma a lunga scadenza o lontana realizzazione, mentre il problema è adesso e non rimandabile. Sono d’accordio che questo problema nasce da lontano e dalla voracita del mondo consumistico. Ma a questo punto, per forza dobbiamo cominciare a cambiare rotta, tanti però ancora non se ne sono accorti e pretendono respingimenti senza guardare al di là del loro naso e ignorando i volti delle migliaia di persone che affrontano i pericoli per qualcosa di meglio, volti i cui occhi non vorremmo incontrare per evitare di sentirci responsabili. grazie a tutti.
    Maria

  10. Benvenuta, carissima Maria, tra di noi, e grazie delle tue riflessioni.
    Hai ragione: il tempo delle decisioni è adesso, ma proprio per questo risulta fondamentale lavorare a quella chiarezza interiore che ci dona la lucidità per decidere in modo davvero evolutivo e lungimirante.
    Ciao. Marco

  11. giovana dice:

    Carissima Maria, benvenuta tra noi! Mi fa piacere sentire una voce dalla mia terra (anch’io sono siciliana).
    E’ vero, il lavoro di trasformazione richiede tempo ed invece l’emergenza è adesso. Ma forse il ‘problema’ può diventare per molti l’occasione favorevole per una conversione del cuore, per aprire gli occhi e il cuore. Accettare di non voltarsi dall’altra parte, accettare di ‘vedere’ quello che sta accadendo, di guardare queste persone, nostri fratelli, negli occhi, può diventare via di salvezza.

    “Se solo aveste come noi la grazia di guardarli negli occhi! Se solo poteste parlare con loro! – dice Valerio Landri, direttore della Caritas di Agrigento, di ritorno da Lampedusa-. Ringraziamo ogni giorno il Signore per la grazia che ci sta dando: riconoscere la sua presenza in una situazione che, altrimenti, sarebbe insostenibile. Lampedusa ha oggi in sé i due opposti che misteriosamente si attraggono: la totale negazione della dignità umana, che ferisce il cuore e lacera l’anima e, allo stesso tempo, una immensa solidarietà umana che solo la fede può suscitare e sostenere” .

    Grazie, cara Maria. Un abbraccio. giovanna

  12. giovanna dice:

    Cara Paola, grazie per il lavoro prezioso che compi con i tuoi studenti. Aprire loro gli occhi, far comprendere il senso degli eventi, motivarli ad un lavoro interiore, riaccende la speranza che un mondo migliore è possibile e dipende dall’impegno personale di ciascuno di loro, di ciascuno di noi.
    Un abbraccio. giovanna

  13. Mariapia dice:

    Cara Giovanna,
    grazie per averci invitato a riflettere su alcuni aspetti inquietanti della realtà sociale e politica del nostro mondo!
    Oggi ai dati già da te riportati, voglio affiancare la notizia dei circa 250 dispersi in mare e probabilmente annegati, alcuni bambini,eritrei e somali per lo più. Il nostro Presidente del Consiglio, evidentemente poco informato, ha parlato di Tunisini: ai poveri si può attribuire una nazionalità o l’altra, poveracci che bussano alle nostre porte ,restano; essi fuggivano da una situazione di continua guerriglia e miseria e speravano di iniziare una nuova vita nel nostro mondo, “ in pace “. Questi morti si aggiungono a centinaia di altri, che dovrebbero pesare sulla nostra coscienza di persone che vivono tranquille e benestanti sul suolo della loro patria! Il mare Mediterraneo è diventata la tomba di tanti disperati! O meglio laggiù sono finite le speranze che essi avevano. E invece nei telegiornali , nelle trasmissioni di attualità e rassegne stampa ci si preoccupa più che dei sofferenti e dei morti ,del pericolo dell’invasione che tale finora non è. Noi siamo 60 milioni di abitanti e i nuovi arrivati dall’Africa sono circa 25.000! Ieri ho sentito una persona che si preoccupava di prendere il treno da Milano a Ventimiglia: incontrerò dei Tunisini, diceva con timore! Ci sarebbe da preoccuparsi d’altro, della nostra vista corta e di parte. Un’ospitalità ben organizzata inoltre non sarebbe una tragedia per noi, sarebbe forse invece, se ben gestita, un’opportunità di scambio culturale ed economica, visto che i nostri giovani rifiutano i lavori pesanti che solo gli immigrati sono disposti a fare!
    Siamo davvero un popolo di dormienti e anestetizzati da una informazione raramente veritiera che dirige i nostri pensieri e sentimenti. E’ veramente ora di svegliarci dal sonno, di riflettere con acume e di agire, illuminati dallo Spirito. Parliamo almeno di questi morti nelle nostre conversazioni amicali, nei nostri incontri parrocchiali, nelle scuole, negli uffici, alziamoci nel lutto! I morti altrui non possono lasciarci indifferenti! Mariapia

  14. giovanna dice:

    Carissima Mariapia, grazie del tuo intervento e del tuo appello a parlare di quanto accade!

    Io avverto in giro un forte desiderio di non vedere, di voltarsi dall’altra parte di fronte ad un Mediterraneo che va trasformandosi giorno dopo giorno in un immenso cimitero! Forse perché l’angoscia è tanta, perché ci si sente completamente impotenti.
    Ma non è così: ognuno può fare ed è chiamato a fare qualcosa! Siamo spesso colpevoli di gravi peccati di omissione!

    Mio fratello ha inviato il post ai suoi amici. Riporto di seguito la risposta di uno di loro:

    “Io mi sono fermato, mi sono messo in ascolto, nel mio piccolo penso di aver fatto qualcosa, ho dato una mano a chi ha meno di me. Ma sto ancora aspettando di vedere cosa fa la Chiesa: se in ognuna delle strutture che posseggono o che gestiscono dessero accoglienza e lavoro ad un immigrato avremmo già risolto gran parte dei problemi. E cosa dire dei politici che dall’alto dei loro comodi posti di comando sanno parlare solamente ma guai a toccare le loro certezze economiche!”

    In effetti se tanti Istituti religiosi, ormai quasi vuoti, si aprissero all’accoglienza, se le comunità parrocchiali si attivassero in una testimonianza comunitaria della carità, tante di queste persone potrebbero avere una speranza di vita!

    Un abbraccio. giovanna

  15. Gabriella dice:

    Cara Giovanna sono giorni che rifletto su questo argomento e sul tuo post che ha così ben descritto le emozioni contrastanti che vivono in noi.
    Sono sincera perché mai come in questo contesto (il sito) dobbiamo far parlare il cuore e non l’ego. Quando ho appreso che la Tunisia ha concordato con l’Italia di non permettere più l’emigrazione dei suoi abitanti ho tirato un sospiro di sollievo! Hai detto bene in me anche c’è la ….

    “La paura dell’invasione …………: paura di perdere i propri spazi, i propri beni, le sicurezze acquisite, la propria stessa identità.”

    Ma poi capisco che il problema non si risolve così facilmente, perché ho una parete di me che si chiede: “come impediranno loro di partire? Con la forza con la violenza?” Queste persone se vogliono fuggire, affrontando la traversata con il rischio di morire, avranno dei motivi di sopravvivenza!

    Sono rimasta allibita dalle parole di un esponente del nostro governo che l’altra sera ho ascoltato per radio; in sintesi ha detto che non capiva perché fuggivano quelle persone, in fondo avevano rovesciato la dittatura e poi perché erano per la maggioranza uomini (ma che significa??).
    Forse il dubbio che stiano morendo di fame non assale il nostro ministro!
    Poi ha detto una cosa terribile: “ Certo diamo loro anche 1000 € per tornare in patria, così magari faranno avanti e indietro, in fondo chi li riconosce e si prenderanno i soldi nuovamente”.

    Ecco di fronte a tali esternazioni io non ho più parole sento solo molta, molta tristezza!

    Un abbraccio Gabriella

  16. Grazie, Marco e Giovanna per l’accoglienza riservatami e per le lucide considerazioni proposte, anche da parte di tutti gli altri.
    In effetti i media non ci dicono niente tranne che trasmetterci la paura di venire espropriati del nostro benessere. E il timore che a volte nasce spontaneo in ciascuno, viene acuito da immagini di disordini o ribellioni.Perchè no
    n provare a mettersi nei panni di queste persone, quello che devono affrontare, i pericoli fisici e lo sbandamento delle relazioni una volta che arrivano in un paese straniero.Solo per qualche piccolo contrattempo a volte noi ci sentiamo disperati o tristi e loro? che vanno incontro a un futuro incerto, di abbandono e di rifiuto da parte della società cosiddetta cristiana… questo interrogarsi dovrebbe essere il filo conduttore di ogni incontro formativo.
    Un abbraccio, Maria

  17. Filomena dice:

    Carissima Giovanna,
    del tuo post voglio ritagliare una frase che riassume, secondo me, in un unico, secco dato lo squilibrio malato del nostro mondo, tra voracità bulimica di pochissimi e anoressia forzata di moltissimi, di troppi:

    ” Se nel 1997 fosse stato cancellato, come promesso, il debito di 20 tra i Paesi più poveri del mondo, si sarebbe potuta salvare la vita di 21 milioni di bambini.”

    21 milioni di bambini

    Signore, aiutaci a far emergere presto in noi una Umanità davvero Umana, animata dal tuo Spirito

    Ti abbraccio
    Filomena

  18. giovanna dice:

    Carissima Maria grazie per la tua sensibilità, per la tua capacità di metterti nei panni di chi affronta questi terribili viaggi della speranza, a rischio di tutto! Portano nel cuore dolori inimmaginabili, esperienze terribili, ma cercano la Vita,la libertà, e sono disposti a rischiare tutto per essa.
    Un bell’insegnamento per noi, prigionieri delle nostre comodità, delle nostre piccole sicurezze, incapaci di rischiare per avere la Vita! Grazie ancora. Un abbraccio.

    Gabriella carissima, a sentire le parole di certi politici viene da chiedersi: ma in quale pianeta stanno? Quanto alienati, fuori della realtà, vivono? E come fanno a governare un Paese se non stanno nella realtà? Ma anche: perché ci lasciamo rappresentare da ‘alieni’? Forse una parte di noi è proprio così?
    E allora allarghiamo il lavoro dei nostri gruppi a tutti gli ambienti, ‘contaminiamo’!

    E preghiamo: Signore, aiutaci a far emergere presto in noi una Umanità davvero Umana, animata dal tuo Spirito!

    Si,carissima Filomena, invochiamo lo Spirito perché venga a rinnovare la faccia della terra.

    Ancora grazie a tutte e un abbraccio affettuoso. giovanna

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