Alla scuola dei leprotti

La meditazione con i bambini

La meditazione praticata  regolarmente mi induce a pensare nuova-mente alcune attività scolastiche per riproporle  come semplici azioni meditative sulle quali sostare ed osservare: la postura nel banco, l’ordine nell’esecuzione del lavoro, la cura del materiale, il tono della voce, la velocità con cui parliamo, le parole da dire al momento e in modo opportuno, come il saluto e il grazie.

Brevi momenti di osservazione e di riflessione, sui quali fermarsi quotidianamente, per imparare a silenziare, a mettere ordine, ad essere presenti.

Reinventare all’interno dell’attività didattica semplici azioni meditative significa per me  rilanciare l’azione educativa come azione trasformativa, svuotarmi del passato, ricominciare.

Come meditante mi considero all’inizio, ma le sfide mi attirano.

Quest’anno lavoro all’interno di due classi prime della scuola primaria per supportare gli insegnanti di italiano: 39 alunni,18 dei quali sono  stranieri, 4 senza alcuna conoscenza della lingua italiana.

39 bambini di 13 etnie diverse:  il mondo in classe.

E’ possibile, in tale situazione, che ogni bambino si esprima, impari, socializzi e percepisca se stesso all’interno del gruppo?

Io credo di sì.

Superata la fase iniziale di accoglienza e di acquisizione della prima strumentalità da parte degli alunni, in accordo con gli insegnanti di classe, abbiamo cominciato  un’attività che utilizza la fiaba (Claudio Ghidelli, Fiabe e creatività, ed La Scuola) per aiutare i bambini a riconoscere le loro emozioni, i pensieri sbagliati che le accompagnano e i comportamenti scorretti che ne derivano e per scoprire che si può cambiare quando si entra in sintonia con un’emozione positiva.

Nelle fiabe proposte, l’animale protagonista affronta  problematiche evolutive, vive forti emozioni, modifica il proprio pensiero tornando ad essere felice, soddisfatto di sé e più capace di quanto era all’inizio della vicenda

La scuola dei leprotti diventa così il luogo in cui ci addentriamo per imparare a conoscerci e per scoprire come funziona il cucciolo d’uomo.

“La scuola di Occhi Dolci era posta in uno spiazzo intorno a una vecchia quercia ai cui piedi si apriva una profonda tana, scavata e più tardi abbandonata da alcuni conigli selvatici.

Reddi era il più piccolo dei leprotti, era desideroso di stare con gli amici e quando sentiva il bisogno di avvicinarsi alla maestra, Occhi Dolci lo rassicurava con una carezza.

Ma quando arrivò Ciuffo Bianco, una leprottina tremante che piangeva perché non voleva separarsi dalla mamma, Reddi provò una profonda delusione guardando Occhi Dolci che la consolava e pensò:

“Occhi Dolci non mi vuole più bene. Ora non mi accarezzerà più e non mi guarderà come prima.”

Sentiva nel suo piccolo cuore una profonda delusione: era stato tradito dalla sua maestra che non sembrava accorgersi di lui, ma continuava a consolare Ciuffo Bianco. Provava anche un grande odio per la leprottina che gli aveva rubato la sua maestra.

Pensò subito di vendicarsi e meditò come punire la piccola rivale: quando non sarebbe stata più tra le braccia di Occhi Dolci le avrebbe morso le orecchie e la coda………

Rasserenata dalla maestra, Ciuffo Bianco si diresse verso Reddi che l’aspettava pregustando la sua vendetta. Ma Occhi Dolci che aveva notato il suo sguardo carico di odio si avvicinò ai due piccoli:

“Reddi, la maestra vuole bene a tutti i suoi leprotti e non dimentica nessuno. Tu sei sempre il mio Reddi anche se c’è Ciuffo Bianco. Le carezze delle mie zampe non si consumano mai.”

Reddi si sentì rivivere: la sua maestra non si era dimenticata di lui e continuava a volergli bene.

“Tu, Reddi, mi aiuterai con Ciuffo Bianco. Quando la vedrai triste la farai giocare e se piangerà la condurrai da me, ma sono sicura che vicino a te non si sentirà più sola.”

Reddi si sentiva importante ed era felice; Ciuffo Bianco non gli dava più fastidio, anzi cominciava a piacergli.”

I bambini si identificano facilmente con l’animale protagonista, si divertono ad esprimere il suo stato d’animo, con l’espressione del volto e con i gesti, e a disegnarlo in modo tale da far capire il suo stato emozionale.

Diventa  più facile per gli insegnanti intervenire nei momenti difficili o problematici della vita scolastica richiamando la fiaba e ricordando che il disagio si può superare e che gli amici possono aiutarci ad affrontarlo.

E’ bello vedere che dentro il piccolo mondo della classe ogni bambino si esprime, cresce, evolve nell’interazione con gli altri e sperimentare la ricchezza e l’efficacia dell’azione educativa quando viene realizzata dal gruppo di insegnanti che si confrontano, dialogano, intrecciano il singolo intervento didattico a quello del collega e si mettono in gioco come gli alunni.

Mi piace svolgere queste attività con i bambini ed osservare la serietà, il coinvolgimento e la capacità di abbandono che manifestano.

Ricordo che  un bambino pakistano  all’inizio dell’anno scolastico, durante l’intervallo, stava spaesato in un angolo del cortile ed ora vedo i suoi occhi illuminarsi quando  mi regala il disegno con scritto “ce bela la scola”.

Mi emoziono quando delle mani nere toccano le mie dita bianche prima di rispondere a quanto fa 5+4.

Vedo la gioia di due bambine italiane  quando sentono pronunciare dall’amica indiana alcune parole che capiscono e la invitano a ballare con loro.

Osservo che Egitto e Nigeria, uno addosso all’altra, riescono a giocare senza troppi litigi.

Ascolto, nella lettura, il filo di voce di un’altra piccola indiana trasformarsi in gridolino durante il gioco.

Godo lo stupore di un sorridente volto albanese che annuncia “Maestra leggio” perché scopre che i suoni tante volte ripetuti prendono significato e senza giudicare lo lascio andare …in un’altra classe… di un’altra scuola.

In questi momenti sperimento che è possibile essere tutti uno e ognuno sé.

Allora mi abbandono nell’esperienza  di Darsi Pace, così grande che non riesco a contenere tutta dentro di me.

Inspiro, verticalizzo la colonna  e  sorridendo mi accolgo insieme ai bambini, ai colleghi,ai genitori. Espiro,  non trattengo e imparo ad abbandonarmi un po’ di più nella pausa alla fine dell’espiro. Da dove  riparto  per tornare  a sorridere concentrandomi nell’inspiro successivo.

Commenti

  1. Anonimo dice:

    Cara Giuliana, il racconto della tua esperianza mi ha emozionato: è stato come vedere gli occhi dei tuoi bambini, sentire le loro parole incerte…E’ come una profezia di un nuovo mondo; il mondo in cui vorremmo ritrovarci tutti, finalmente pacificati, non più ostili, terrorizzati,soli.
    Grazie del tuo impegno che si fa carne, pane spezzato ogni giorno, condiviso e non messo in dispensa ad ammuffire. Ti abbraccio virtualmente, nell’attesa di farlo a settembre al seminario di Albino.
    monica

    monica

  2. Carissima Giuliana, mi verrebbe da gridare: Alleluja! La pratica che si fa prassi, il lavoro spirituale che filtra nella carne delle cose, con discrezione, come il soffio della vita, e cambia rapporti, volti, ore.
    E’ l’intero ciclo scolastico che dovremo ripensare in questa chiave di attenzione ai corpi e alle anime, ai cuori e alle menti dei ragazzi.
    E’ un immenso lavoro pedagogico-spirituale, che dovrà alimentarsi quotidianamente alle sorgenti interiori dello Spirito.
    Un abbraccio. Marco

  3. marco f. dice:

    Grazie carissima Giuliana per questo splendido contributo che meglio di ogni altro paragone o discorso manifesta e comunica i riusultati tangibili del lavoro che faticosamente, ma gioiosamente continuiamo a svolgere nei Gruppi.
    Sono sempre del parere che il naturale riverbero nelle relazioni con il prossimo dei nostri piccoli, grandi progressi nel lavoro interiore, sia il frutto più prezioso ed il vero cuore della svolta antropo-cosmica cui siamo chiamati.
    Un abbraccio, e … buon lavoro.
    Marco F. 😀

  4. Lombardi Maria Anna
    é troppo bella questa trasfigurazione della realtà! Grazie Giuliana per averla condivisa con noi; ci hai permesso di vedere cos’è l’umanità cche fiorisce secondo il disegno di Dio !

  5. Anonimo dice:

    Carissima Giuliana nel ringraziarti per l’amorevolezza con la quale descrivi “la scuola dei leprotti” nel ruolo di Occhidolci devo dirti che questa esperienza mi ha coinvolta e portata a ripensare il mio ruolo di insegnante. Sono state portate alla luce situazioni quotidiane, dipanate e chiarite, mentre spesso venivano messe in secondo piano per mancanza di tempo e tralasciate.
    Nell’azione didattica ed educativa è importante invece dare il tempo giusto ad ogni cosa,il tempo di riordinare,di riflettere,di ascoltarsi e di conoscersi.Solo così ognuno nel gruppo potrà procedere sia individualmente sia nel rapporto con gli altri.
    Una classe è un luogo dove le tensioni si possono allentare,spegnere e lasciare andare. Chi meglio dei bambini ci riesce!
    Darsi tempo significa anche aspettarsi nel lavoro nonostante le grandi differenze individuali,fare giocare tutti senza esclusioni,accettarsi senza giudicarsi ,semplicemente accogliersi.
    Occhidolci ci aiuta a dare importanza alle piccole cose,a sentirci tutti uno,a cercare sempre la via della conciliazione e del rispetto reciproco ammettendo i nostri errori, ma aiutandoci a rimediare con il “gioco di squadra”. Mi aiuta a svolgere una professione così difficile, ma al contempo così bella e densa di umanità.
    Un abbraccio. Rosanna

  6. rosella dice:

    Complimenti!

    Qualche volta si farebbe anche a meno di dover affrontare simili sfide epocali. Ma, tant’è, questa è l’incredibile realtà di una piccola scuola pubblica del nord; fuori da ogni qual si voglia schema di pregiudizio ed aiuto ministeriale.
    Sono ammirata del vostro lavoro, che mi fa sperare in una possibile integrazione reale, pur tra mille difficoltà.
    Certo che se anche i vertici si rendessero conto di quanto stia cambiando la popolazione scolastica, e non scaricassero come fosse ghiaia, il problema sulle spalle dei singoli non sarebbe male.
    Molti giovani genitori, oggi si chiedono quale sia l’opzione migliore per i loro figli: se la scuola di stato o la pubblica parificata; questo non aiuta l’integrazione, ma con questi numeri in classe (13 etnie) è comprensibile che si ponga tale questione.
    E’ veramente troppo quello che si delega alla buona volontà delle persone, in qualunque ruolo si trovino ad interagire all’interno dei percorsi educativi; anche se, come sempre, le cose buone nascono “fuori le mura” e dal basso, costruendole con amore.

    Vi abbraccio con grande stima sia te che Rosanna, consapevole di quanta maturità, oserei dire, “quanto cuore” e collaborazione debba essere necessaria, per portare avanti questa modalità didattica.
    Con affetto
    Rosella

  7. luciana p. dice:

    Cara Giuliana, è bellisimo il tuo post, mi sono soffermata soprattutto sulle ultime frasi, quando tu dici che ” respiri” e ti senti un tutt’uno con gli altri! Questo mi ricorda una frase di Don Tonino Bello che diceva ai catechisti di non “insegnare ai bambini il catechismo” ma di apprendere da loro! E’ il fiato dei bambini che sostiene il mondo! Un caro saluto 😛

  8. Giuliana dice:

    Carissimi Monica, Marco G., Marco F., Maria Anna, Rosanna, Rosella e Luciana p.,

    i vostri interventi, ancora una volta, mi fanno sentire dentro una rete pulsante impegnata ad attraversare la complessità di questo momento storico come tempo propizio di conversione e a porre con umiltà e determinazione il processo trasformativo al centro della propria vita.

    Insieme a voi, attraverso l’esperienza di Darsipace, sto sperimentando che l’io umano, l’io di questo mondo nel quale continuo a ricadere può essere assorbito in un’altra modalità di essere io, un io in relazione, un io umano che rispecchia un’immagine di Dio come possibilità di sopravvivenza planetaria.

    Il lavoro spirituale che cerchiamo di fare nostro rappresenta per me la sola strada percorribile, sempre più necessaria, per vivere questo travaglio.

    Penso che nel tentare oggi la meditazione si gioca il senso dell’uomo sulla Terra.

    GRAZIE di cuore a tutti.

    Giuliana

  9. Mariapia dice:

    Evviva gli insegnanti creativi, ricchi di speranza nel futuro, eroici, direi, nel lottare contro i luoghi comuni!
    A proposito di bambini e meditazione, ricordo di aver assistito, anni fa’, in una scuola materna ,a una esperienza di training autogeno: i piccoli erano molto concentrati e sereni.
    Mi sono chiesta: se avessi incominciato a quell’età a praticare una simile disciplina non sarebbe stata la mia vita un poco diversa? Per lo meno senza la compagnia abbastanza costante dell’ansia? Mariapia

  10. Domenico Parlavecchio dice:

    Grazie cara Giuliana per aver ricordato che l’educazione ha bisogno del cuore, della mente e dell’anima.

  11. Gabriella dice:

    I bambini che hanno la fortuna di incontrare persone come te, Giuliana, e di vivere tali esperienze saranno sicuramente gli adulti che vorremo un domani. Bellissimo esempio!

    Come dice Marco G., e come ho sempre pensato, il nostro lavoro non può essere scisso dal nostro ambiente di vita e di lavoro, ma deve entrare nella carne della vita di tutti giorni. Piccoli passi, piccoli traguardi offriranno grandi opportunità! Un abbraccio a tutti Gabriella

  12. Giuliana dice:

    Grazie, carissimi Mariapia, Domenico e Gabriella per le vostre parole.

    I bambini sono una centrale d’energia e stare al loro fianco mi sollecita a contattare la mia parte bambina.

    Il lavoro autoconoscitivo mi aiuta a vedere con maggior nitidezza la bambina impaurita dentro di me e a prendermi cura di lei.
    Questo mi regala benessere e gioia.

    Vi abbraccio.

    Giuliana

  13. Giuseppina dice:

    Grazie carissima Giuliana per l’amorevole condivisione della tua esperienza:ci hai fatto respirare con te e con i tuoi bambini facendo sentire anche noi un tutt’uno con te e con loro.
    Un abbraccio ,con tutta la mia stima GIUSEPPINA

  14. Sr.Mirella dice:

    Grazie Giuliana! Evviva questo mondo infantile ancora così fresco e bello… appena uscito dalle mani di Dio! Fiorse io ho sbagliato mestiere…i miei”fanciulli” e “fanciulle” non sono così, lo sai, ma hanno molto in comune con i tuoi. Quando si tocca il fondo si torna con nostalgia alle sogenti, all’infanzia, agli amori perduti… A me quindi trarre insegnamento dalla tua esperienza, quanto meno guardare i miei amici con quello aguardo d’amore che fa crescere, soffrire un po’ meno e andare verso la luce, come a un luogo di pace e di speranza!
    A volte avviene…

  15. Giuliana dice:

    Carissime Giuseppina e suor Mirella,

    durante l’intensivo di santa Marinella, che si è concluso ieri, Marco ci ha guidati in una meditazione nella quale abbiamo osservato che quando siamo in relazione sperimentiamo emozioni e sentimenti opposti all’angoscia, alla disperazione, alla solitudine dell’io separato.

    Nell’armonia del gruppo ho sentito la presenza di tante persone che non erano fisicamente lì, anche la vostra.

    Il momento storico che viviamo ci chiede di diventare un io consapevole relazionato al tutto, che si abbandona, come un bambino, alle sorgenti interiori dello Spirito.
    Vi abbraccio.

    Giuliana

  16. Giuseppina dice:

    Stamane nella meditazione quotidiana dei salmi,che condivido con mio marito,ci siamo lasciati condurre dal salmo 149,uno dei salmi alleluiatici che seguendo il calendario liturgico ben ci portano verso la Pentecoste col suo soffio celeste.Mi sono ritrovata a cantare spesso l’ ALLELUIA e ora leggendo le tue parole di profonda comunione riprendo a cantarlo insieme a tutti voi.
    Stassera alle 21 abbiamo le ultime prove di canto in Chiesa per le Cresime di domani,continueremo cosi’ a cantare insieme a voi per i primi risultati delle elezioni…la primavera del cambiamento sta forse veramente arrivando.
    NOI VOGLIAMO ASSECONDARLA .
    Un abbraccio Alleluiatico
    Giuseppina

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