Con passione

Alla fine del triennio di base dei corsi Darsi Pace, dopo un itinerario spirituale-psicologico-culturale che si snoda per tre anni,  si affronta un illuminante esercizio di autoconoscimento, riportato alle pagine 183-186 del manuale Darsi Pace, di Marco Guzzi, ed.Paoline, collana Crocevia:

” L’amore che ancora non ho espresso “.

Attraverso questo esercizio, si possono individuare alcune delle qualità spirituali che stanno emergendo in chi segue il percorso Darsi Pace e che appartengono all’uomo di ogni luogo ed ogni tempo, qualità che stanno là, sepolte sotto calcaree incrostazioni di rabbia e di paura, rese irriconoscibili, sfigurate nella loro essenziale bellezza originaria.

Ma una volta riconosciute, esse potranno essere accolte,  coltivate,  fatte fiorire rigogliose con l’aiuto di Chi ce ne ha fatto dono, possedendole Egli in forma e sostanza infinite.

Giardino di una Nuova Umanità.

Una delle capacità che nel mio gruppo di terzo anno abbiamo riconosciuta come nostra e che attende solo di essere portata alla luce, partorita con consapevolezza ed amore, è la compassione.

A questo proposito, riporto alcune riflessioni che qualche tempo fa ho concepito proprio su questa salvifica qualità dell’uomo.

Sun – pàtheia è più che ‘simpatia’, come comunemente ormai intendiamo; la simpatia è divenuta un’attrazione dell’attimo, che ci fa accostare superficialmente all’altro senza impegnare tutte le nostre facoltà.

” Mi è simpatico, non mi è simpatico”. ” Mi piace, non mi piace”.

E resta tutto qua, molto spesso.

Sun – pàtheia è, in origine, miserationis affectus : conformità di sentire, affetto reciproco, vibrazione concorde.

Com-passione. Misericordia.

Compatire ha acquisito, nel linguaggio corrente, un significato deteriore: “ti compatisco” implica un atteggiamento di superiorità, di disprezzo quasi.

Invece, che grande qualità umana è la compassione.

Ci avvicina a Dio rendendoci simili a Lui.

Ci permette di vivere con l’altro, per l’altro, nell’altro, non tanto con un habitus mentale di tipo intellettuale, dunque con un certo disincantato distacco, ma di essergli vicino nella carne, di provare ciò che lui sta provando, che sia gioia che sia dolore, allegria o tristezza.

Non è affatto semplice: occorrono sensibilità, attenzione, capacità di immedesimarsi, fluidità d’animo, immaginazione, fantasia.

Dunque tanta energia vitale.

Ma ne vale la pena.

Com-patire, in fondo, significa essere uno con, cioè amare.

Cristo ha vissuto nella sua carne di uomo la sua divina passione per noi, ci ha com-patiti fino alla morte.

Alla morte di croce.

Cristo ci ha insegnato cosa è amare.

Con passione.

Vi abbraccio

Filomena

Commenti

  1. Giuseppina dice:

    Grazie,cara FILO-mena per il tuo modo profondamente amichevole ed empatico di fare il bilancio alla fine dei tre anni di corso di base di DarsiPace.
    Con chiarezza ed onesta’ ti/ci metti davanti “all’Amore che ancora non ho espresso” e fai poeticamente brillare il significato profondo della parola com-Passione,incarnandola e riconducendola alla suA radice originaria,alla com-Passione del Cristo.
    Solo riconducendoci a Lui e alla sua Passione sapremo fare il passaggio dalla com-prensione,che si limita a prendere e a capire,alla com-Passione che fa fiorire la Verita’ nella nostra carne innestandoci all’Amore com-passionevole.
    Buona prosecuzione a tutti di questo itinerario spirituale-psicologico-culturale che ci radica nella com-Passione e grazie perchè anche solo attraverso la frequentazione del sito ci fate pregustarne i frutti.
    Buona estate a tutti ,in primis a Paola e Marco GUZZI.
    Un abbraccio Giuseppina

  2. luciana p. dice:

    Che bello il “riassunto” che hai fatto del ns gruppo.
    Mi piace soprattutto quando parli della “compassione”,proprio in questi giorni sto leggendo un libretto ” silenzi di Sabino Chiala’ monaco di Bose, non ricordo chi ce lo ha consigliato dei gruppi Darsi pace e cito un piccolo brano proprio sulla compassione di cui tu parli tratto da lì: il silenzio può essere anche un veicolo di ostilità e di odio, alcuni raggiungono la loro massima cattiveria nel silenzio. Il vero silenzio sarà il maturare nell’amore per l’altro e, più precisamente, nella compassione verso ogni creatura. Buona estate anche a te e alla tua famiglia. 😆

  3. Corrado dice:

    Patire da soli è molto diverso dal con-patire.
    La differenza è data dal “con”.
    Vale anche per con-dividere: mentre il dividere impoverisce, il con-dividere arricchisce.

    Grazie, carissima Filomena, del tuo ossigenante post. E grazie ancora della con-divisione triennale nel nostro gruppo DP.
    C.

  4. Fabrizio F dice:

    Cara Filomena,

    è un post molto bello quello che hai scritto.
    Mi ha fatto venire in mente il film che ho visto ieri sera, ‘The Tree of Life’, l’Albero della vita, di Terence Malick che ha vinto la Palma d’Oro all’ultimo Festival del cinema di Cannes.

    In questo film Malick dipinge poeticamente la storia – quasi senza dialoghi – di una famiglia americana degli anni ’60. Padre, madre, tre figli maschi. Si amano, si vogliono bene, sono felici. Ma a un certo punto tutto si guasta per le debolezze, le ferite paterne. Il padre si fa scudo della sua autorità, vessa i figli, riesce a farsi odiare da loro e anche dalla moglie.

    Eppure.. alla fine, quando il figlio diventa grande, tutto nuovamente cambierà. Egli riuscirà a perdonare, egli riuscirà a comprendere la ferita paterna, egli riuscirà a com-patire con lui, a sciogliere i rancori e le distanze in un abbraccio vero e nuovo, in un oltre forse solo immaginato eppure vissuto totalmente dal cuore in una nuova com-prensione.

    Grazie,
    fab

  5. giovanna dice:

    Grazie carissima Filomena per questa bellissima riflessione che riporta al vivo del lavoro dei nostri gruppi, un lavoro da minatori che ci fa scoprire ed estrarre pietre preziose.
    Mi piace molto l’espressione Giardino di una Nuova Umanità, un giardino in cui coltivare le qualità spirituali capaci di far crescere la pace: un Giardino della Pace.
    Questo in fondo vogliono essere i nostri gruppi.
    Grazie ancora di cuore. Un abbraccio. giovanna

  6. rosella dice:

    Cara Filomena,
    il tuo post mi ha disposto al sorriso, donandomi quell’oltre che accomuna ed in cui percepiamo di poter nuova-mente comunicare, da cuore a cuore.

    Ciò nonostante oggi le mie acque sono alquanto increspate. Proprio, come quando i ragazzini lanciano sassi a piattello sulla superficie del lago, per farli rimbalzare, contandone i salti, prima che calino a fondo.
    Per cui:
    anche la com passione necessita di possedere un’energia che veicoli il tutto: quel che è integro e quello che ancora non lo è.
    Supportandone/sopportandone CON PASSIONE il peso, appunto.

    Senza passione per la nostra vita, cioè “senza sentirci come funzioniamo”; senza SENTIRCI VIVI, appunto, tutto è vano.

    Il fondo del lago, sulle sponde del quale i ragazzini abilmente si cimentano, non può essere che roccioso, quando l’acqua illimpidisce.

    Acque tranquille, consentono la visione solo se il fondo non è melmoso; il fango anche se deposita non consente di scorgerlo, stante l’acqua sia cheta, . molto molto cheta.

    Ti abbraccio e grazie di tutto
    Rosella

  7. Alla fine del Triennio di base dovremmo avere acquisito una certa conoscenza di noi stessi, e in particolar modo dei nostri automatismi difensivi. Sono queste chiusure a riccio infatti che ostacolano la fioritura delle nostre più profonde qualità spirituali.

    Ecco perché è solo il riconoscimento delle nostre contrazioni egoiche che può farci esprimere il meglio che è in noi.

    Troppo spesso la pastorale e la morale comune insistono invece sulla volontà, che è certamente importante, ma solo per riconoscere sempre meglio che cosa ostruisce la vita in noi, e cioè per cambiare stato della mente, ed entrare in conversione.

    Una persona, ad esempio, molto religiosa può rendersi conto ad un certo punto di non essere affatto compassionevole, anche se lo vorrebbe tanto.
    E allora che fare?
    Forzarsi e violentarsi ancora di più, accumulando rancori e sensi di colpa sempre più inconsci? Oppure incominciare a capire come costante-mente ci difendiamo dalla vita, come e perché ci separiamo dall’evento presente della vita, e quindi dagli altri in carne e ossa, etc.?

    Per scoprire magari che per diventare per davvero più compassionevoli dovremo abbandonare tante certezze e durezze “religiose”, tante immagini ideali di noi stessi, tanti obiettivi spirituali compensatori, e toccare un rasoterra ruvido, scabro, sobrio, e divino… etc. etc…..

    Questo faticoso lavoro dell’io in conversione ci mostra che la vera causa della nostra freddezza non sta nel nostro scarso volere, ma in strutture psichiche profonde e spesso inconsce, piene di superbia, odio, e distruttività, che vanno riconosciute e liquidate una per volta e reiteratamente, se voglianmo per davvero lasciar esprimere le qualità del cuore.

    Ecco perché l’esercizio sull’amore che non abbiamo ancora espresso può essere fatto bene solo se in una certa misura abbiamo attraversato tutti i passaggi del Triennio.

    Un bacio a Filomena. Marco

  8. rosella dice:

    Potrei condensare così ciò che vivo, alla luce delle parole di Marco:

    TANTO NON SE NE FA MAI UNA GIUSTA
    .
    Per mille più una buone ragioni, ma, innanzitutto perchè ” ogni mio atto è impuro” ha in sè stesso una parte di integrità ed una parte di alienazione. Se aspetto di agire e di muovermi solo nell’integrità, hai voglia l’ immobilità… .
    La passione per la mia vita, LA MIA VOLONTA’ DI VIVERE la com-passione che ho di me stessa, richiede di essere agita per accrescere la fiducia nella Vita (la Fede) e la fiducia nell’altro che mi sta davanti (ad esempio che mi legge nel blog) così da sopportare il peso di mettere in bella mostra tutto il mio limite… in parte esibendolo, forse.
    Ci vuole coraggio e forza per incarnare “rasoterra” quella poca integrità che abbiamo, nella consapevolezza impotente della nostra grande imperfezione, lasciando all’altro la libertà di perdonarci.
    Forse finalmente comincio a comprendere checosa possa mai essere quell’umiltà che fa innalzare il: “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente, perchè ha visto l’umiltà…” . Anche Maria ha rimesso nelle mani di Giuseppe l’ agire LA COMPASSIONE per il suo stato gravido di Vita.

    L’ingiunzione errata “tanto non se ne fa mai una giusta” può essere incarnata e risorta solo RASOTERRA ed io posso con passo lieve riconoscere “sono la stessa eppur diversa”, perchè il mio animo è finalmente pacificato..

    Grazie Filomena e Grazie Marco.
    ORA sto a posto! sino alla prossima che già “capolina” di dietro l’angolo e si fa PRESENTE.

    Buona Domenica a tutti
    Rosella

  9. Carissima Rosella, sì, mi pare che la ricerca del rasoterra spirituale sia un buon antidoto contro il “tanto non se ne fa (non ne faccio) una giusta”.

    Stare rasoterra significa non giudicare nemmeno noi stessi, non averne la forza né la voglia.
    Non sollevare da terra nemmeno un pollice di Ego.
    Stare lì, restare lì, morti, se vuoi, ma pieni di speranza….

    Il rasoterra ci spinge nell’Humus, e cioè nella vera umiltà, e solo chi si umilia sarà esaltato.
    Perché essere umili, rasoterra, significa essere umani, realistica-mente umani, e quindi poter diventare terra promessa, promessa sposa dello Spirito che tutto ricrea.

    Rasoterra, umiltà, umanità, e umorismo, tutte doti, che sorgono dalla stessa radice, e che non ti mancano…
    Ciao. Marco

  10. rosella dice:

    uhaoo!!!
    devo proprio constatare che la bellezza è nell’occhio di chi guarda.
    Hai voglia che: “non ho la forza di giudicare”; vedi che IO “io sono il meglio assai migliore!”, talvolta, solo talvolta.
    Non posso che migliorare
    Grazie e ciao.
    Rosella

  11. Filomena Bernocco dice:

    Carissimi amici,
    vi ringrazio dei vostri commenti, con passione 🙂

    Giuseppina, grazie per aver compreso e condiviso il mio sforzo di entrare nelle parole, fino alla radice

    Luciana, molto bella questa tua citazione che segna la differenza tra il silenzio della muta ostinazione (se ne era parlato anche in un post precedente, se non sbaglio) ed il silenzio di una partecipazione con-passionevole con l’altro

    Corrado, abbiamo condiviso senza dividere per tre anni! e tante altre condivisioni, se questo è il volere dello Spirito, ci aspettano 🙂 appena posso vado ad ossigenermi con il tuo post

    Fabrizio, sono contenta che il post ti sia piaciuto, e ti ringrazio per l’analogia che istituisci con un film che, a leggere qui e nel tuo blog ciò che ne dici, sarà bene andare a vedere anche perchè mi pare tratti argomenti decisamente darsipacisti

    Giovanna, grazie a te di avere apprezzato la mia lettura-scrittura del lavoro dei gruppi, di uno dei tanti esercizi che ci rendono minatori dell’intimo, giardinieri sempre un po’ più esperti di noi stessi

    Rosella, ammiro veramente la tua inquietudine nella ricerca, il tuo inesausto desiderio di andare oltre e più in profondità, ammiro la tua tenacia e la tua costante presenza sul nostro sito. Ho nel cuore il ricordo dell’abbraccio lungo a Santa Marinella, due anime amiche, sempre

    Marco,ogni tuo commento è una lectio magistralis! appare infatti evidente la tua capacità di maestro / magis-ter che aggiunge sempre qualcosa di nuovo da una prospettiva sempre nuova ma che punta sempre all’essenza (che è Una), qualcosa di più (magis) che amplia l’orizzonte della nostra comprensione e della nostra consapevolezza.
    Una inesauribile miniera

    Vi voglio bene
    Filomena

  12. giovanna g. dice:

    Grazie a Filomena, è una riflessione sulla compassione splendida. L’ho accolta e spero di farla mia e donarla; io sono in carrozzina e una riflessione così mi dona forza e invita anche me ad amare con quell’amore che ci ha donato Gesù. Poi approfitto per ringraziare Marco per ciò che lo Spirito gli ha donato di creare. Se posso vorrei qualche volta comunicare ancora con voi. Vi abbraccio.

  13. Carissima Giovanna, benvenuta tra di noi, e grazie del tuo ascolto.
    Speriamo che tu voglia intervenire spesso e offrirci le tue riflessioni.
    Auguri per ogni cosa.
    Marco

  14. Filomena dice:

    Cara Giovanna
    splendida è la tua capacità di ascolto, comprensione ed accoglienza

    resta con noi 🙂

    un abbraccio
    Filomena

  15. virginia dice:

    Non so se sono una buona cristiana,ma so per certo che ricevo dalla vita molto più di quello che do; in particolare mi riferisco a questo sito, che, come una benedizione mi illumina su molte mie incertezze e resistenze, che sembrano ridursi gradualmente nel tempo. Ricorro alla lettura degli articoli ogniqualvolta ne avverto il bisogno e ne traggo non solo conforto, ma occasioni preziose di riflessione sulla mia persona sempre alla ricerca di armonia con i miei simili e col mondo intero. Quando mi pare di irrigidirmi di fronte ad alcune difficoltà quotidiane, ricorro, quasi automaticamente, ad alcuni illuminanti pensieri, che mi hanno inchiodato davanti al monitor del computer come ad esempio l’esercizio della compassione, che non vuol dire sforzo di volontà! Grazie Virginia

  16. Gabriella dice:

    Cara Virginia sapessi quanto è importante per noi che curiamo questo sito una testimomianza come la tua!
    Sai noi siamo persone normalissime con i nostri limiti, spesso ci consultiamo non senza dispensarci preziose critiche. Ma siamo guidati da un grande desiderio di donare e rendere partecipi gli altri del nostro percorso intrapreso.
    Grazie dunque a te per tale incoraggiamento!

    Gabriella

  17. Filomena dice:

    Cara Virginia,
    Gabriella ha già espresso con dolcezza e chiarezza il mio pensiero 🙂

    il fatto che tu parli di te stessa come di una persona sempre alla ricerca di armonia con i tuoi simili e con il mondo intero, insieme alle altre bellissime cose che ci hai detto di te, credo proprio che ti rendano una buona cristiana !

    grazie perché ci segui con affetto

    Filomena

  18. Filomena dice:

    Guarda come è bello e piacevole
    che i fratelli vivano insieme.

    E’ come profumo d’olio prezioso
    versato sul capo di Aronne,
    che scorre sulla barba
    fino sul collo del manto.
    E’ come una fresca rugiada
    che scende sul monte di Sion
    abbondante come sull’Ermon.

    In Sion, il Signore manda
    la sua benedizione:
    la vita per sempre!

    Salmo 133 (132)

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