Da Babele a Pentecoste

Dall’io smarrito all’io ritrovato!

Dalla separazione alla unificazione!

Un tale percorso è divenuto un po’ più familiare per i partecipanti al corso intensivo di Santa Marinella, dal 27 al 29 maggio scorso, conclusivo dell’itinerario annuale dei Gruppi Darsi Pace.  La domanda “non retorica” sul rapporto tra l’Io e il Tutto, lanciata e dipanata da Marco Guzzi secondo molteplici incarnate prospettive, ci ha permesso di prendere un po’ più coscienza delle risposte non retoriche ma “trasformative” che essa merita.

San Paolo è preciso al riguardo: “Nessuno ponga la sua gloria negli uomini, perché tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio” (1Cor 3,21)

In altri termini, è annunciato il cammino iniziatico dalla divisione egoica di Babele alla unità cristica della Pentecoste.

Cosa è accaduto a Babele?

La separazione della terra dal cielo, la confusione della lingua, l’incomprensione delle parole altrui (e dell’Altro), l’incapacità di comunicare e dunque di incontrarsi. Ciascuno dice la sua, ma nessuno capisce l’altro. Perciò ciascuno si sente diviso dagli altri (e dall’Altro).

Perché è successo? Per incompatibilità tra il disegno di Dio e il pensiero degli uomini, i quali – spiega il racconto biblico – si dissero l’un l’altro: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. Si tratta di una conclusione errata, poiché il risultato sarà proprio il contrario dell’intento desiderato.

L’accaduto è narrato in Genesi 11,1-9, lettura della messa vigiliare di Pentecoste, riletto dai versetti del Salmo 32(33) che seguono questa lettura:

“Il Signore annulla i disegni delle nazioni,

rende vani i progetti dei popoli.

Ma il disegno del Signore sussiste per sempre,

i progetti del suo cuore per tutte le generazioni”.

Non ci si capisce – con gli altri e con l’Altro – perché si parlano lingue diverse. Cioè, si vivono “stati” incompatibili. Se Dio è misericordioso ma io lo vedo vendicativo, ogni tentativo di parlarci rivelerà inevitabilmente la nostra incomunicabilità.

Chi provvederà a sintonizzare le lingue e i linguaggi se non il Logos, il Verbo divino, la Parola fatta carne, il Crocifisso, il Risorto, la Sorgente dello Spirito che “tutto” ricrea? Ricordate i 7 punti illustrati da Marco, la mattina del 29?

E’ facile allora cogliere ciò che, al contrario di Babele, è accaduto a Pentecoste, cinquantesimo giorno dalla risurrezione dai morti dell’Uomo Nuovo, il Principio dell’umanità nuova, il Primogenito di molti fratelli:  “apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. …E ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?” (Atti 2,1-11).

Già, come mai?

La questione riguarda il tipo di lingua, giacché non basta parlare tutti l’italiano per capirsi. Anzi, tocca il principio ispiratore del parlare, ciò che sta a monte delle nostre parole, le quali, prima di uscire dalla bocca, sono concepite dal cuore.

E’ lo “stato” dell’io a decidere l’imprinting delle nostre parole, le quali sono male-dizioni o bene-dizioni in ragione del cuore che le procrea. L’io egoico o l’io in conversione o l’io in relazione o l’io mariano (solo dopo aver attraversato il silenzio, il turbamento, l’interrogativo, Maria dice la parola – “eccomi” – compatibile con quella dell’angelo; e in virtù dello Spirito diviene gravida, nel cuore prima e poi nel grembo, del Logos divino, per partorirlo a bene-dizione di ogni generazione umana). Non a caso Maria è presente nella comunità orante della Pentecoste!

Il percorso da Babele a Pentecoste è come un risveglio. Procede se divento un po’ più consapevole di come parlo, di ciò che dico. Posso domandarmi: quando è l’egoismo a ispirarmi, cosa esce dalla mia bocca? Come prego se ho una visione distorta di Dio? Come interloquisco con gli altri se è l’attacco o la difesa a farmi aprir bocca?

Se il mio cuore è dominato da pretesa, giudizio, accusa, mascheramenti… il risultato delle mie parole sarà solo la separazione dall’altro (anche dall’Altro). Inevitabilmente. Il mio potere creativo sarà per mortificare e non per vivificare. Nessuno infatti può dire la verità se non sotto la mozione dello Spirito della verità.

Come il fuoco purifica, riscalda, illumina, fonde insieme i metalli, così è dello Spirito della Pentecoste. L’unità persa a Babele viene ricostruita nella Chiesa (i chiamati a diventare uno in Cristo) della Pentecoste. Questa è l’opera dello Spirito: farci passare dalla separazione (il peccato che altro è?) all’unificazione in-con-per Cristo. Questa è l’opera dello Spirito di Cristo: genti diverse sentono annunziare nella propria lingua le grandi opere di Dio. Gli apostoli parlano e ciascuno capisce. Qual è il prodigio, se non la novità di un annuncio che ri-crea l’intima compatibilità con il linguaggio divino?

Che cosa viene a fare lo Spirito, adesso e qui?

A ricreare il mondo, a cominciare dal mio “io”. Se io lo desidero. Nella misura in cui bramo che venga per compiere la “sua” opera.

Lo Spirito parla le parole di Dio: efficaci, vivificanti, benedicenti, unificanti, consolanti, pacificanti.

Parla una lingua divina in esseri umani.

Parla una lingua immortale in corpi mortali.

Si tratta di imparare la lingua dello Spirito, il Maestro interiore! indicato da Gesù.

A questo serve il lavoro quotidiano nel coltivare la propria anima. A ciò la lectio divina. In misura dell’ascolto vero che riesco a creare, nel silenzio, sorridendo e abbandonandomi un po’ di più, imparo a sentire la voce dello Spirito, la lingua del Logos. Di conseguenza, apprendo a parlare le parole dello Spirito, ispirate dallo Spirito, nello Spirito.

Passare da Babele a Pentecoste è sentire nella propria carne il transito del Vento che ti porta via e fuori, liberandoti dalla paura; è farsi attraversare dal Fuoco che fonde-con… senza con-fondere.

Così mi unifico e mi estendo.

E’ il mio cuore il luogo della Pentecoste. Adesso.

Commenti

  1. StefanoC dice:

    Non sai quanto il tuo post sia provvidenziale..
    proprio ieri sera ho avuto con mio fratello una accesa discussione riguardante i nostri comuni progetti di vita ..
    E’ stata una vera “babele”; abbiamo parlato per oltre due ore, tentando di convincere l’altro della giustezza della propria opinione senza curarci del “disequilibrio interiore” che ci poneva su piani diversi.
    Grazie Corrado, ri-leggerò assieme con mio fratello il tuo prezioso contributo.

  2. Enrico Macioci dice:

    Corrado,
    il tuo post è illuminante. Credo che oggi Babele sia più che mai attuale, specie nell’epoca dei mezzi di comunicazione di massa e di internet.
    Ciascuno di noi parla (e scrive, e pubblica, e recensisce, e critica, e…) ma quanti davvero ascoltano e capiscono?

    Sembrerebbe davvero giunto il tempo bisognoso d’una lingua universale, perchè universali sono (forse come mai prima) i problemi che ci attanagliano, perchè c’è la globalizzazione, perchè le etnie e le religioni si mescolano; e invece larga parte della cultura sembra restia, è congelata, non si scioglie, resiste.

    Pare giunto insomma il tempo in cui la parola debba essere per forza poetica ovvero creativa, vivificante, altrimenti moriremo di chiacchiere e incomprensioni, di fame spirituale.
    Basta assistere a un talk show o, spesso, ascoltare un confronto tra intellettuali per capire l’urgenza d’un rinnovamento linguistico e cioè di pensiero e cioè, come tu dici, di consapevolezza.

    Urge la Parola Nuova che sappia dove si trova quando parla e quando ascolta.

    Grazie per la tua riflessione.
    Enrico

  3. Grazie, Corrado, davvero un’ottima sintesi di questo passaggio continuo da Babele a Pentecoste, che sembra ormai l’unica via di sopravvivenza.

    Il problema che vedo crescere è l’incomunicabilità tra stati diversi di coscienza. Mi pare, a volte, che si stia acuendo la scissione tra i linguaggi, e quindi le persone, che si ostinano a lasciarsi ispirare dal loro ego terminale, e i linguaggi e le persone che stanno tentando altre aperture di ascolto.

    La cosa sorprendente è che non conta nulla l’oggetto del discorso, possiamo rimanere terminali anche parlando di ecologia o dell’urgenza di cambiare vita e mondo, o addirittura di Cristo e della Chiesa.
    Ciò che segna la differenza è, come dici anche tu, il punto di emissione della nostra parola, lo stato in cui la prununciamo, e quindi lo Spirito cui diamo voce e corpo.

    Questo dobbiamo apprendere e insegnare.
    Questo discerninmento apre ad una nuova fase della cultura occidentale, nel tempo della unificazione planetaria.

    Lavoriamo per questo, con molta umiltà e tanta serenità: Io ho vinto il mondo, infatti, dice il Signore.
    Ora e sempre.

    Marco

  4. Filomena dice:

    Carissimo Corrado,
    stupenda la tua sintesi-riflessione! mi ha riportato a quei giorni, molto importanti particolarmente in questo periodo per me assai faticoso.
    E siccome, come dice Marco Guzzi, ‘l’ego è scemo’ 😉 e dimentica (a bella posta, suppongo) le esperienze gratificanti dell’anima, ne confonde le acque riempiendole di nebbia e polvere, è fondamentale (come tu hai fatto) tornare su quelle esperienze che ci portano vicino alla Verità dello Spirito.

    Anche se da tre anni seguo gli esercizi di autoconoscimento, ogni volta è nuova per me; quest’anno, come non mai, nell’esercizio che abbiamo eseguito sabato mattina, ho avvertito in me il passaggio tangibile da una umanità invecchiata, rattrappita, chiusa su sè stessa (‘siamo tutti monadi, ciascuno vive per sé, tutto è buio, l’amore non esiste’: così ho descritto la mia situazione di partenza )ad una umanità nuova, ariosa, luminosa e leggera (dopo la vocalizzazione e la pratica del sorriso-unificazione / abbandono-estensione, scrivevo: ‘ sono un raggio di sole, respiro una bontà leggera’).
    Due stati di me completamente diversi, opposti.
    Una trasformazione che mi ha lasciata gioiosamente stupita!
    Far nascere in noi, ora e sempre, la nuova umanità è possibile!

    Nell’augurio di saper ascoltare sempre meglio la lingua dello Spirito, nel reciproco aiuto, ti saluto con affetto
    Filomena

  5. Grazie Corrado per la lucidità di questa tua riflessione. Massimo

  6. Mi sembra che nella mia vita adesso tutto mi chiami con urgenza ad esprimere la nuova umanità,se no le giornate diventano insostenibili .E sento che non ce la posso fare con la mia intelligenza e con la mia volontà ma solo mollando e invocando lo Spirito Santo e lasciando spazio aperto nel mio cuore e nella mia mente .Grazie Corrado questo è un post di pace ,c’è la finestra davanti al computer uno spicchio di cielo con antenne e un uccello che passa ,il respiro si allarga e l’anima si espande .Anche via internet .Sono stupita !!

  7. Giuliana dice:

    Carissimo Corrado,
    le tue parole mi hanno riportato la leggera intensità del lavoro a santa Marinella e l’infinito del mare.

    Riordinando gli appunti, mi sono resa conto della gradualità e della delicatezza con le quali Marco ci ha immersi nella domanda Io e il Tutto.

    La meditazione del sabato e della domenica insieme ai sette passi per arrivare al cuore della trasformazione sono stati un crescendo verso la risposta alla domanda “ALLORA IO CHI SONO?”

    Mi sento un viandante che si sta liberando dalla paura, che si appassiona sempre più alla lettura della Bibbia, una biblioteca piena di vento e di strade, che sta tentando di allinearsi al Centro cosmico che si definisce Via, Verità e Vita, ed è persona, come tutti noi.

    Ho concluso le frasi della meditazione di sabato, a santa Marinella, così:

    mi unifico perché non ho più paura
    mi espando perché Tu mi vuoi bene

    Ora le lascio risuonare dentro di me nello scorrere delle giornate.

    Grazie.
    Giuliana

  8. rosella dice:

    Enrico ” Urge la Parola Nuova che sappia dove si trova quando parla e quando ascolta. ”

    NEL MIO IO ancor giudicante, pensavo che il pentimento che seguiva, se vogliamo l’autoconoscimento offerto nella meditazione/preghiera, potesse ottenere SOLO un beneficio personale. Sì che Marco ci dice che un goccio di io egoico che scioglie FA MIRACOLI. Ma, al fine, la mia poca esperienza e la mia durezza di cuore, non mi avevano ancora concesso di sentirlo proprio nella mia carne. Anche la Chiesa ci dice di pregare per i vivi e per i morti, ma anche questo risuonava come a vuoto, in me.
    Ora vivo un piccolissimo ricominciamento.
    Spesso, all’inizio del nostro lavoro autoconoscitivo, descrivendo l’evento che ci ha turbato, osserviamo UN LEGAME con altri. Talvolta non è così, siamo proprio soli con noi stessi, ma spesso è nella relazione con altre persone che si evidenziano i nostri disagi.
    Nell’intensivo di Santa Marinella forse ho percepito per la prima volta la preghiera, nel senso “dell’io in relazione con il tutto”.
    Offrendo la mia angoscia radicata “male-detta- mente” nel mio passato e risonante nel presente legato a quel che accadeva al mio nipotino e, lavorando interiormente su me stessa, all’interno di questo DOLORE CONDIVISO; pregando per entrambi, ho sperimentato personalmente una maggior integrità pacificante nel mio cuore e al ritorno ho trovato che anche Gabriele, aveva superato totalmente la sua fase critica di svezzamento.
    Il beneficio della guarigione era condiviso.
    Il caso o UNA PURA PERFETTA COINCIDENZA? sulla quale accrescere la ragionevolezza dell’esperienza riconosciuta NELLA FIDUCIA DELLA FEDE.
    Si può dire, riallacciandomi al post di Filo che LA COM- PASSIONE è un legame che risana entrambi contemporanea-mente.
    Corrado… un abbraccio e grazie di tutto
    Rosella

  9. Mi chiedo: ma potremmo vivere senza sperare e credere nei miracoli?
    Potremmo vivere cioè completa-mente imbottigliati in qusto mondo-mente di cause ed effetti, di caso e di necessità?

    Io no, non potrei vivere.
    Per me vivere significa uscirne fuori, ad ogni respiro, dalla mia Alcatraz mentale, o patirne fino alla feccia la desolazione.

    Credere nei miracoli in fondo significa proprio sperimentare un IO che è connesso col Tutto in modo sostanziale, non accidentale, in modo direi amoroso.

    Marco

  10. luciana p. dice:

    Carissimo Corrado, il tuo vivere nella Pentecoste mi riempie di gioia! Vorrei essere capace anch’io di parlare in tutte le lingue a tutte le persone e riuscire a farmi capire! Vorrei riuscire anch’io a parlare con il cuore, purtroppo non ci riesco, anche con mio marito io dico una cosa e lui ne capisce un’altra! Mi piacerebbe essere convinta dell’aldilà, che a volte sento ci sia e a volte sono piena di dubbi. Venerdì scorso, un medico, amico della nostra famiglia se n’è andato, era molto religioso ed era un medico di quelli all’antica, che perdono tanto tempo su di te e pochissimo per loro. In questo momento vorrei parlargli nella lingua che lui capirebbe per ringraziarlo e ringrazio te del bellisimo post che ci hai scritto. E’ difficile credere alla Pentecoste mentre tuo figlio ti chiama, tu gli rispondi e lui ti manda a quel “paese”! Se non riesco con la mia famiglia, come posso pensare di parlare e farmi capire dagli altri? Ci vorrebbe un “miracolo” come scrive Marco. Grazie, comunque Corrado, mi dai la speranza che qualcuno ce la può fare!

  11. Mariapia dice:

    Buona Pentecoste a tutti! Mariapia

  12. Corrado dice:

    Carissimi amici, le vostre variazioni sul tema, evocazioni, sintonie, interrogativi e risposte… ci arricchiscono e dilatano in noi lo spazio orante in cui la Pentecoste compie i suoi “miracoli”.
    Lo Spirito viene dove è invocato, atteso, desiderato.
    Lo sa bene la Chiesa che in questi giorni prega con l’inno del “Veni, creator Spiritus”:

    “Vieni, o Spirito creatore,
    visita le nostre menti,
    riempi della tua grazia
    i cuori che hai creato.

    O dolce consolatore,
    dono del Padre altissimo,
    acqua viva, fuoco, amore,
    santo crisma dell’anima.

    Dito della mano di Dio,
    promesso dal Salvatore,
    irradia i tuoi sette doni,
    suscita in noi la parola.

    Sii luce all’intelletto,
    fiamma ardente nel cuore;
    sana le nostre ferite
    col balsamo del tuo amore.

    Difendici dal nemico,
    reca in dono la pace,
    la tua guida invincibile
    ci preservi dal male.

    Luce d’eterna sapienza,
    svelaci il grande mistero
    di Dio Padre e del Figlio
    uniti in un solo Amore. Amen.”

  13. Giuseppina dice:

    Che GIOIA continuare a coltivare la propria anima anche con la frequentazione del sito DARSIPACE e con la profondita’ corale degli interventi.
    SI,SI,GRAZIE caro Corrado “passare da Babele a Pentecoste è sentire nella propria carne il transito del Vento che ti porta via e fuori,liberandoti della paura;è farsi attraversare dal Fuoco…”
    Ieri pomeriggio, un brivido di Vento mi ha scaldato e commosso durante la presentazione di un bellissimo SAGGIO( che ho gustato piu’ del migliore assaggio)di fine anno dei bambini di una 1-2-3-4-5- elementare di Lucca.
    Hanno riflettuto sulla bellezza della DIVERSITA’,danzando,suonando,giocando, cantando anche i loro versi nati dall’esperienza del laboratorio poetico che quest’anno ho tenuto nella cl.4.
    Davvero carissimi,per l’unificazione planetaria questo dobbiamo apprendere,insegnare e vivere nel nostro lavoro..forse anche cantando il VENI SANCTE SPIRITUS come mi succede sopratutto in questi giorni..
    Con Gioia condivido il frutto della meditazione-preghiera di stamane…

    All’Amore m’Abba-n-dono
    rabbrivido nell’abbrivo
    come il fiore del campo
    come l’erba rinasco.
    Come all’Equatore
    conoscere due stagioni
    quella del frutto
    quella del fiore.
    Coincida col centro
    il cambiamento in atto
    come la frase e il fatto.

    Buona PENTECOSTE…
    Giuseppina

  14. Ben risentita Giuseppina ! la corale di voci si allarga…
    Tra le invocazioni dello Spirito, la Chiesa conosce il seguente inno cantato all’Ufficio delle letture:

    “Alba gioiosa e splendida:
    discende sugli apostoli
    il dono dello Spirito.

    Un’arcana presenza
    muove le voci e gli animi
    all’accordo di pace.

    Vieni, o Consolatore,
    versa l’olio e il vino
    sulle antiche ferite.

    Dal regno delle tenebre
    guidaci alla sorgente
    del primo eterno Amore.

    Lava le nostre colpe,
    trasformaci in primizie
    di creazione nuova.

    O Spirito Paraclito,
    dono nuziale e fonte
    d’ogni bene profondo,

    dà concordia perenne
    e perfetta letizia
    alla Chiesa di Cristo. Amen.”

  15. giovanna dice:

    “Manda su noi, Signore,
    il dono del tuo Spirito,
    concedi al mondo inquieto
    la giustizia e la pace.

    O luce di sapienza,
    rivelaci il mistero
    del Dio trino e unico,
    fonte d’eterno amore. Amen”

    Buona festa di Pentecoste a tutti!

    Grazie Corrado per questa tua riflessione che ci riporta al senso del nostro cammino iniziatico!

    Che lo Spirito ci conceda il dono dell’unità!
    Che la terra si trasformi in un giardino dove ciascuno possa fiorire secondo i doni ricevuti!

    “Manda il tuo Spirito Signore,
    tutto sarà ricreato,
    e rinnoverai la faccia della terra”

    un abbraccio. giovanna

  16. Gabriella dice:

    Bellissimo, molto intenso il tuo post Corrado.
    L’idea dello Spirito che pervade tutti noi e ci fa parlare una sola lingua, quella vera, quella del cuore!
    Proprio dopo Santa Marinella ho riflettuto molto su come il nostro lavoro più scava nella nostra interiorità e più ci apre alla “relazione” autentica, oggi Marco G. ha precisato “più ci dovrebbe aprire all’azione, all’aiuto verso l’altro” il concetto credo sia lo stesso.

    A tale proposito, le citazioni capitano sempre nel momento giusto; sul commento all’omelia di giovedi 9 giugno frate MichaelDavide riporta le parole di Doroteo di Gaza che, esortando i suoi discepoli a una vita di comunione sempre più profonda con Dio e di conseguenza con i fratelli, usa l’immagine della ruota:
    “Più ci si avvicina al centro del cerchio, nella misura in cui si va verso l’interiorità, e più si diventa prossimi gli uni degli altri”!

    Un abbraccio Gabriella

  17. Grazie a voi, amiche e amici, dell’ascolto cordiale e della condivisione fraterna.
    L’intensivo di Santa Marinella ci ha disposto a cogliere un po’ meglio, quest’anno, l’inesauribile portata della Pentecoste. Un miracolo che non smette di accadere, perenne-mente, quotidiana-mente. Per unificarci ed estenderci…

    Con il giorno di Pentecoste si corona il tempo pasquale, senza tuttavia arrestare il dinamismo attivato ma, al contrario, spalancando porte, dilatando ulteriori cammini…

    Lo ricorda l’antifona dei Vespri:
    “Oggi la Pentecoste è compiuta, alleluia,
    oggi lo Spirito appare come fuoco ai discepoli;
    con doni e carismi li manda in tutta la terra
    per la testimonianza del Vangelo”.

    Siamo noi i discepoli. Adesso.

  18. Filomena dice:

    grande

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