Non aver paura di trasformarti “cristica-mente”

Lo sguardo interiore non esclude l’orizzonte esteriore. Anzi, i tre livelli che scandiscono il lavoro nei Gruppi Darsi Pace, portano a guardare un po’ meglio dentro e fuori di sé, sulla scena della storia. Tra chi ha attraversato il presente, lasciandovi un’evidente traccia trasformativa c’è Giovanni Paolo II. Ecco allora il motivo di questo post: conservare in memoria qualche link a suo (e nostro) riguardo.

La folla che ha invaso Roma per la sua beatificazione, il 1° maggio scorso, ha fatto scordare quel brivido di freddo, per l’estinguersi di un fuoco, che ci prese la sera della sua scomparsa.

Un “grande fuoco” si era infatti acceso con l’ascesa al papato di Karol Wojtyla, mostrando subito intensità di luce e vivacità di calore. Come vivida fiamma ha rallegrato per quasi 27 anni tutti coloro che gli si sono stretti attorno. E sono stati una moltitudine immensa di ogni colore e lingua, popolo e nazione. Anche i lontani e gli avversari sono stati lambiti dal suo riverbero. Anche chi non si è mai recato a Roma per “vedere Pietro” ha potuto vederne il volto e sentirne la voce, almeno per televisione; egli stesso ha visitato numerosi paesi.

Cosa diremo di lui ai bambini piccoli, i soli che non lo hanno conosciuto? Che fu felice e sofferente, forte e fragile, polacco e universale, antico e moderno, umile e grande, solo eppure vincolato con tutti. Che cosa può succedere ad uno che, come Karol, a 9 anni perde la madre, a 12 il fratello maggiore, a 21 anche il padre, restando solo al mondo? Di intristirsi senza fine oppure di imparare ad affrontare “senza paura” il dolore, per attraversarlo uscendone trasfigurato. Proprio questo ha fatto Karol, fino all’ultimo respiro.

Grazie a lui sono accaduti tanti mutamenti nel mondo e nella stessa Chiesa, chiamata a muovere i passi del suo bimillenario cammino nel solco tracciato dal Vaticano II. Sono stati anni entusiasmanti e difficili, come accade in ogni rinnovamento che non sia superficiale. La strada era aperta, ma bisognava camminare.

Ha mutato lo stile di fare il Papa. Ha seguito il proprio genio, si è presentato senza schermi, rivelando tutto di sé: la solidità della fede, l’intensità della preghiera, il gusto per la montagna, la vigorìa della tempra, l’impotenza dell’infermità. Ai mezzi di comunicazione non ha consegnato soltanto il suo insegnamento ma anche il suo corpo, non vergognandosi di farsi vedere nella stagione della malattia.

Ha teso le mani per incontrarne altre e ha stretto quelle che si tendevano a lui; amava posare la mano sulla spalla dei suoi interlocutori, li ha abbracciati, asciugato le lacrime; ha ospitato in casa un gruppo dei giovani accorsi al Giubileo del 2000, ha giocato con i bambini, visitato i carcerati, consolato i sofferenti. Ha perdonato di cuore e prontamente chi – un 13 maggio – gli ha sparato con l’intenzione di ucciderlo. Ha vissuto e predicato la tenera devozione alla Madre del Signore. Non ha esitato a “toccare” la gente e a farsi “toccare”, fino all’ultima apparizione – silenziosa ed eloquente – alla finestra del suo studio.

Non ha fatto teatro sulla scena del mondo! E’ stato il “servo dei servi di Dio”. Ha parlato con voce forte e calda a credenti e non credenti, potenti e miserabili, uomini e donne, preti e laici, religiosi e sposati. Ha iniziato le Giornate mondiali della Gioventù per riparlare di Cristo e della bellezza di praticare il Vangelo al futuro del mondo. Ha promosso il dialogo con gli Ebrei e con le altre religioni. Ha preparato e celebrato il Grande Giubileo. Ha chiesto perdono per le colpe storiche dei figli della Chiesa, aiutandola profetica-mente a “darsi pace” attraverso l’invocazione del perdono. Ha combattuto pacificamente contro la guerra, senza mai desistere. Ha scritto Lettere alle donne, ai bambini, agli artisti. Ha predicato con tutte le forze il Vangelo della vita. Si è espresso con chiarezza, desideroso di farsi capire da tutti. Ha parlato anche con il silenzio delle ultime settimane di vita, raccogliendo tutte le forze residue per dire al mondo che, se pure in croce, era lì per benedirlo.

Tra le sue parole risalta, su tutte, l’invito del primo giorno da Papa: «Non abbiate paura. Aprite le porte a Cristo!». Si è percepito subito che tale appello era dettato da un’esperienza vissuta in prima persona. Un’esperienza trasformativa lo spingeva “da dentro” a farsi promotore per altri, per l’intera umanità.

Spesso ripetuto, era un appello ed insieme un incoraggiamento rivolto ai singoli come a ogni comunità cristiana. Fu un appello lanciato anche ai non credenti, a chi è incline al sospetto di vedere in Dio un nemico dell’uomo. Fu un appello rivolto a ogni cultura e lingua, agli scienziati, agli autosufficienti, a chi è fautore di ideologie che per affermare l’uomo debbono negare Dio. Fu un rassicurante invito ai sofferenti nell’anima e nel corpo, ai piccoli e agli umiliati: affidarsi a Cristo è trovare, nonostante tutto, la via di una umanità degna di questo nome.

Abbandonarsi a Cristo, senza più paura, è lasciare agire in sé la potenza del Redentore dell’uomo e di tutto l’uomo. Sull’esempio di Maria, cuore umano interamente ricettivo del divino, perché interamente consegnato al divino. Per Giovanni Paolo II la devozione mariana (Totus tuus) porta dritta ad aprire le porte a Cristo, senza paure.

Anche l’assimilazione dell’io mariano, nel vocabolario dei Gruppi DP, ha un motivo preciso: «Lo stato mariano è tutto proteso perciò allo stato successivo, e cioè all’io cristico, al Figlio divino che vuole nascere in noi per salvarci, per manifestare la nostra autentica e divina identità ora dopo ora, nel tessuto concretissimo dei nostri giorni terreni e più feriali» (Marco Guzzi, Darsi pace, p. 162).

Comments

  1. Grazie Corrado, per questo bellissimo affresco della figura di Giovanni Paolo, con vertigine finale: “la devozione mariana (Totus tuus) porta dritta ad aprire le porte a Cristo, senza paure”.

    ps. posso dirti che questa esperienza di darsi pace sembra aver migliorato anche la tua scrittura? mi sembra più “sciolta”, “precisa”, “centrata”. Non trovi anche tu?

  2. Giuliana says:

    L’ultimo fine settimana a Roma, in chiusura del corso, mentre girovagavo per le vie della città, mi sono trovata dentro il colonnato Bernini e, attirata dalle parole:
    «Non abbiate paura. Aprite le porte a Cristo!»
    ho ripercorso i momenti della vita di papa Wojtyla.

    Penso che una grande fede abbia orientato le sue scelte e lo abbia sostenuto in ciò che ha realizzato.

    Il lavoro interiore nel quale sperimentiamo il mistero della nostra libertà, richiede a un certo punto un più deciso atto di fede, un’adesione consapevole all’annuncio di Cristo perché per” entrare in questo stato successivo del nostro io in trans-figurazione, cioè appunto nell’io in relazione, dobbiamo sapere ed essere convinti che l’io della nostra umanità è in via di rigenerazione, grazie al fatto che Dio stesso lo ha assunto in sé e riempito di sé, facendone un canale perfetto della propria volontà in Cristo Gesù.” (Marco Guzzi, Dalla fine all’inizio, pag 126)

    Signore, aumenta la nostra fede.

    Giuliana

  3. Ha camminato per le strade, al passo degli uomini e delle donne che incontrava, leggendo nel loro profondo, senza giudizio. Ha restituito dignità alle donne, chiamandole ad uscire dal cliché di genere e chiedendo loro la responsabilità di scegliere la parte migliore, che non sarà tolta (Lc 10,38-42).
    Ha accolto, sorretto e perdonato le umanissime fragilità. Ha sanato i corpi, trasformandone la destinazione. Si è lasciato plasmare dall’amore di una madre che con tenacia gli chiedeva la salvezza per sua figlia (Mc 7,25), ma non ha adorato la propria. Ci ha voluti tutti nel suo Regno dove è fatta la volontà del Padre suo e Padre nostro, l’unico Padre buono. Ha chiesto perdono all’Abbà per le nostre colpe “perché non sanno quello che fanno”, anche quando sappiamo bene ciò che facciamo, e così ci ha inclusi tutti nel suo abbraccio. Nessuno è lasciato fuori dal suo banchetto; il pane e il vino, memoria viva di sé, sono per tutti, al di là dei fardelli pesanti che le umane leggi sacre pongono sugli uomini. Non ha assunto un ruolo sacerdotale, ma ha dato carne al volto amorevole di Dio. Re dei Giudei, la sua corona era di spine e non aveva anelli da baciare. Rifuggiva l’acclamazione delle folle, chiedeva il silenzio sui miracoli, è morto in croce come un ordinario brigante.
    Questo è il papa che vorrei, ma ce l’ho già: Gesù di Nazareth che ci ha fatto conoscere il Padre (Gv 14,10).
    iside

  4. Giovanni Paolo II,durante il suo pontificato,ha compiuto 247 viaggi,di cui 104 internazionali e 143 in Italia,percorrendo un totale di circa 1.164.000 chilometri,per un totale di 543 giorni trascorsi all estero.Quanti miliardi sono stati spesi dal Vaticano per questi viaggi,e per quali scopi e con quali risultati?Insomma sperpero di miliardi e miliardi finalizzati al solo scopo propagandistisco senza alcun reale risultato nelle conversioni vere.

  5. Caro Corrado, grazie di averci ricordato la figura del nostro “Grande” Papa Giovanni Paolo II! Volevo però rispondere a michele che purtroppo, mi trova in disaccordo con lui, sono meglio i viaggi di un Papa per la Pace o i miliardi che si sperperano per la guerra? E…. il resto lo sai bene anche tu! Io faccio la catechista nella mia Parrocchia, sapessi come ci rimango male quando i ragazzini “spariscono” dopo la Comunione, non si fanno più vedere, oppure, in qualche campo estivo non trovo nessun bambino del mio gruppo! Ma quando, anche uno solo, lo rivedi al “dopocomunione” oppure uno solo ti manda gli auguri a Natale, bè tutte le “paure” se ne vanno. Chi sono io per essere così brava a parlare e farmi capire da tutti? Io cerco di fare del mio meglio, anche se poi il risultato “nei numeri” è poca cosa. 😆 Pensi che sarebbe meglio che imbracciassi un mitra e andassi a sparare a Montecitorio? Ecco, non so se mi sono spiegata, ma i soldi spesi dal Papa per i suoi viaggi sono “benedetti”, e poi tu caro Michele, che ne sai se ci sono state conversioni vere o false, intanto il “segnale” è stato mandato, hai presente il segnale stradale? Il Papa, ci ricordava che bisognava “invertire” la Strada! Ringrazio il Signore di avercelo “donato” per ben 27 anni! Un saluto a tutti.

  6. Carissimo Corrado,
    certamente la missione di Giovanni Paolo resterà nella storia, credo in particolare per alcuni gesti davvero profetici, come la preghiera di Assisi, la richiesta di perdono nella prima domenica di quaresima del 2000, alcuni passaggi memorabili delle encicliche Tertio millennio adveniente e Novo millennio ineunte.

    Credo anche che sia legittimo interrogarci se la politica dei Grandi Eventi abbia dato i frutti sperati, se non si sia puntato un po’ troppo sui grandi numeri e sulle piazze plaudenti, e un po’ troppo poco sugli itinerari concreti che accompagnano le persone nel travaglio iniziatico, se la Chiesa di Italia, ad esempio, guidata per 15 anni dal Cardinale Ruini, sia stata sollecitata adeguatamente a sperimentare questi cammini, se insomma non ci sia tuttora uno squilibrio eccessivo tra le parole dette e le cose fatte, e se questo squilibrio non spieghi il precipitare della pratica religiosa in Europa proprio in questi ultimi 20 anni (l’Assemblea del Consiglio d’Europa in uno studio del 2007 ci informa che negli ultimi 20 anni la partecipazione alle funzioni religiose si è dimezzata di netto…).

    Tutte queste domande non tolgono ovviamente nulla all’opera di Papa Giovanni Paolo, ma credo che debbano interrogarci su come orientare il futuro della nostra Chiesa.

    Ciao, e grazie. Marco

  7. Corrado says:

    Parlare dei viaggi papali ha l’effetto di dividerci nelle valutazioni (un abitante del Malawi che ha potuto incontrare il Papa a Lilongwe, ha certo una valutazione diversa dalla mia sulla convenienza di un tale viaggio del Papa in Africa; quanto alle spese dei viaggi si sa che sono a carico di chi invita il Papa e non del Vaticano); anche il parlare di piazze piene ma di chiese vuote in riferimento all’opera di Giovanni Paolo II suscita ovviamente legittime letture diversificate (non è così facile però attirare a Roma le folle che abbiamo visto per l’anno del Giubileo o nei giorni della morte di Giovanni Paolo II, e dunque un perché ci sarà a monte di tanto accorrere…); anche circa l’efficacia o meno delle Giornate Mondiali della Gioventù, abbiamo opinioni discordanti; e via dicendo…

    Se la figura di Giovanni Paolo II può essere vista e valutata da angolature diverse (profonde o superficiali, oggettive o per luoghi comuni…), il lavoro “trasformativo” che lo ha impegnato nella propria “carne” e che egli ha promosso in mille modi, è – a mio parere – una lezione “univoca” che ci interpella.
    L’accento del post sta nell’invito a riascoltare, per non dimenticare, l’intimo appello a “non aver paura di Cristo”, perché Cristo non è un nemico dell’umanità ma il Principio della nuova umanità, quella che principia non fuori di me ma dentro di me. Aprirsi alla Vita, alla Luce, alla Verità, superando la paura di farlo per una distorta interpretazione, non è senza risvolto esperienziale nella mia vita. Superare la paura e cominciare ad aver fiducia è “rinascere”.

    Ero in Piazza san Pietro il 22 ottobre 1978, quando il neo eletto Papa iniziava il suo ministero petrino facendo risuonare nei cuori – e non solo nelle orecchie – queste parole:
    «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa «cosa è dentro l’uomo». Solo lui lo sa!
    Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna».

    Ricordo ancora il palpabile impatto che ebbero queste vibrate parole, il guardarsi negli occhi con i vicini, l’intuire che erano parole “importanti” che potevano tracciavano la via di una trasformazione in chi le avesse praticate.

    Ps. Concordo, Alessandro!

  8. Corrado says:

    Ho dimenticato di ringraziarvi, carissimi amici !

    Un abbraccio a tutti

  9. giovanna says:

    Caro Corrado grazie per questo post che ci riporta al cuore del nostro lavoro: la trans-figurazione in Cristo.

    Giovanni Paolo II ha incarnato questa trans-figurazione, ha percorsa tutta la parabola della vita umana: tutti hanno potuto, per qualche aspetto, identificarsi con lui, e per questo è diventato Via per molti.

    Devo confessare che all’inizio non l’ho amato: ero lontana, contestavo tante cose della Chiesa!
    L’ho conosciuto/amato negli ultimi anni del suo pontificato, negli anni della debolezza, quando ha incarnato pienamente le parole di Paolo: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo…. quando sono debole, è allora che sono forte.” (2 Cor 12,9-10).

    In un mondo che predica la forza ha avuto il coraggio di mostrarsi nella sua debolezza, ha dato quindi legittimità, diritto di esistere alla mia debolezza; mi ha incoraggiato a non avere paura, a non chiudermi nei miei automatismi difensivi, ma a trasformare la debolezza in forza spalancando il cuore a Cristo.

    Sono certa che sono state le sue preghiere a riportarmi a ‘casa’, perché Giovanni Paolo II pregava tanto: un’amica che prestava servizio al piano dove era ricoverato al Gemelli mi diceva che passava le ore a pregare in ginocchio.
    I suoi viaggi erano preceduti da tanta preghiera: per questo riusciva a toccare i cuori.

    Lo testimoniano le migliaia e migliaia di persone venute da ogni parte del mondo e che hanno affrontato le fatiche di lunghi viaggi e ore di fila per dargli l’ultimo saluto.

    Ricordo una donna venuta dall’Inghilterra con i suoi due bambini che si preparava a passare la notte sotto il colonnato in attesa di entrare la mattina dopo. Le avevo chiesto: cosa ti fa affrontare tanta fatica con bambini così piccoli? La sua risposta: Lui è venuto a cercarmi, mi ha salvata, ed io non potevo non venire a salutarlo!
    Così pure una ragazza che seduta per terra in un angolo della Basilica piangeva a dirotto; alla mia domanda: cosa ti lega a questo vecchio Papa? mi ha risposto: lui mi capiva, si fidava, aveva fiducia in me; mi ha sempre incoraggiata!

    Tante testimonianze simili ho sentito in quei giorni! Ecco la particolarità: pur parlando a folle sterminate riusciva a ‘toccare’ il cuore, a stabilire un rapporto personale.
    E se anche una sola persona è stata ‘toccata’ e si è convertita durante i suoi viaggi, ne è valsa la pena: Dio è dispendioso, non bada a spese per salvare una sola anima!

    Giovanni Paolo ha risposto alla chiamata missionaria di portare Cristo fino ai confini della terra.

    Con questo non voglio idealizzarlo: è stato proprio un uomo come noi, totalmente incarnato nella storia del nostro tempo, adesso ricordiamo le sue luci ma ha avuto pure le sue ombre, proprio come Pietro, di cui ha continuato il ministero, ma non le ha nascoste ed ha chiesto perdono per sé e per la Chiesa tutta.

    Lui ha seminato tanto, tocca ad altri coltivare questo seme perché produca frutti abbondanti di conversione e santità, l’umile e semplice santità del quotidiano.
    I gruppi darsi Pace mi pare che siano, in qualche modo, frutto di questo seme sparso in abbondanza, caduto su un terreno buono.
    Proprio oggi leggiamo nel vangelo la Parabola del Seminatore.

    Un abbraccio. giovanna

  10. Sono nata nel 1977 e lui è diventato Papa nel ’78.Che dire.. era il Mio Papa! l’ho sempre visto come un uomo normale, dove la normalità significa un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio dove e come solo lui sapeva fare. Non ho mai potuto partecipare alle sue GMG ma erano una visione paradisiaca per chi, come me, era costretta lontano.Erano Amore allo stato puro, ti sentivi vicina a lui ed a tutti quei ragazzi anche se non lo potevi essere fisicamente. Era Amore, fatto di carne, quella stessa carne che Gesù ci ha donato. Era come se Lui, il Cristo fosse tornato anche solo per un attimo sulla terra. E non credo di dire un’ eresia. Papa Giovanni Paolo II aveva negli occhi il sorriso, nonostante avesse soffero e molto nella sua vita. Non smetteva mai di incoraggiarci ad andare avanti e questo per noi giovani era tutto quello che volevamo sentirci dire: di non avere paura. Quanta deve averne avuta lui dinanzi alle sofferenze, alle tragedie della sua vita! Eppure ha saputo insegnarci a trovare in Cristo la nostra forza, la risposta al nostro dolore. Perfino quando si è ammalato non ha voluto abbandonarsi alla sofferenza per farci capire che gli anziani, anche se sofferenti nel corpo, hanno un’ anima, non vanno abbandonati o, peggio ancora, lasciati morire! Chi può decidere se devono vivere ancora o meno, se vogliono smettere di soffrire o meno?! SOLO DIO! Ha insegnato a noi giovani a non disprezzare la nostra forza, il nostro vigore, a non buttarci via solo perchè ci sentiamo ancora super. Vederlo soffrire per me è stato come assistere impotente al declino di una persona di famiglia, un padre o una madre. Chi non li aveva più ha sofferto nel perderlo, chi li aveva ha cominciato a pensare che non sono immortali. Ma lui è stato straordinario anche in questo: non ci ha fatto pesare il fatto che stava andando via ma ci ha fatto capire, ancora una volta con gli occhi, che sarebbe rimasto con noi “fino alla fine dei giorni”. Ricorderò sempre la sua ultima apparizione alla finestra, a quando non è riuscito a dire nulla con la sua splendida voce, alla rabbia di quel pugno sbattuto sulla sedia come a voler dire “perchè? Che fine ha fatto la mia voce?!”. Eppure, non è mai stato tanto eloquente.. non aver paura, Papa mio, i tuoi giovani non ti dimenticheranno mai e, soprattutto, non dimenticheranno mai il tuo esempio. E, magari, lo legheranno a quello del Signore. GRAZIE DI ESSERE ESISTITO E ANCORA DI PIù GRAZIE A DIO PER AVERCELO DONATO.
    Fabiana.

  11. Grazie a te, Giovanna ed anche a te Fabiana.
    I vostri scritti lasciano ben trasparire che le anime si parlano!

  12. giovanna says:

    Carissima Fabiana, grazie di questa tua testimonianza che rispecchia quella di tanti giovani incontrati durante gli ultimi giorni di Giovanni Paolo.

    Mi trovavo in piazza quando ci ha lasciati: tutto il pomeriggio i ragazzi sotto la sua finestra a chiamarlo e a incoraggiarlo: Giovanni Paolo! Giovanni Paolo! Non mollare mai! Non mollare mai!
    Ricordo il silenzio della piazza all’annuncio della sua morte rotto all’improvviso da un ragazzo venuto da lontano che ha cominciato a cantare con tutta la forza: Risuscitò, risuscitò, alleluia, alleluia!

    Anch’io voglio dare testimonianza del modo ‘mistico’in cui si instaurava un rapporto personale con lui.
    Compio gli anni il 18 maggio e con gli amici era ricorrente la battuta: io festeggio col Papa.
    Il 18 maggio del 2000 si concludeva in piazza S. Pietro il giubileo dei sacerdoti e si festeggiavano anche gli 80 anni di Giovani Paolo; avevo chiesto un biglietto per partecipare alla Messa in piazza e con grandissima sorpresa mi viene consegnato un biglietto per il coro.
    Resto stupefatta! Devo premettere che 5 anni prima a seguito di un intervento avevo avuto una lesione alle corde vocali e perso la voce.
    Sentivo che, in modo davvero mistico, aveva voluto farmi un regalo di compleanno e invitarmi a festeggiare con lui.
    L’emozione è stata grandissima ma la cosa ancora più incredibile è che da quel giorno sono addirittura entrata stabilmente nel coro guida dell’assemblea.
    Ho avuto così la grazia di partecipare a tutte le celebrazioni presiedute da Giovanni Paolo.
    Lo seguivo con trepidazione avanzare con passo incerto verso l’altare, il timore che potesse cedere da un momento all’altro; invece, arrivato all’altare, da quel corpo fragile usciva una voce forte e ferma e un canto limpido, dritto dal cuore.

    Ecco anch’io, come tantissimi altri in ogni parte del mondo, ho avuto il mio incontro personale con lui, e sento che la sua preghiera mi ha chiamata e fatto iniziare il ritorno verso ‘casa’.

    un abbraccio. giovanna

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