Gioco Estivo – Essere Presenti

Carissimi,
ormai con le valige pronte non posso fare altro che augurarvi buone vacanze ovunque voi abbiate deciso di stare.

Consapevoli che la vacanza è uno stato mentale (?) che non dipende dal luogo ma da noi vi propongo un nuovo gioco.  E’ la versione “avanzata” di quello proposto lo scorso anno.

E’ semplice ma non facile.

Obiettivo – Tornare a casa felici dii

  • aver visto qualcosa che ci ha riempito il cuore
  • aver incontrato persone che ci hanno conosciuto per la prima volta
  • aver permesso a chi ci sta vicino di farmi conoscere un pò di più.

Svolgimento – Mentre passeggiate, conversate, cenate, siete su un mezzo pubblico mettetevi nella condizione di poter “parlare” con chi vi è vicino. Basta scambiarsi uno sguardo (a tal proposito leggetevi il post precedente), una breve conversazione e “ascoltare” i movimenti (bruschi, lenti, decisi, ..) e il tono della voce.

Il tempo della conversazione è anche il nostro tempo, quindi non abbiamo fretta. Tutto deve avvenire cordialmente. Senza forzare. Con un sorriso.

E’ l’invito a fare un’esperienza nella nostra anima e nel nostro corpo come un tutt’uno.

Il trucco – ESSERE PRESENTI ossia consapevoli di quello che si sta facendo senza pensare ad altro. Concentriamoci sulla persona (cellularea abolito). Prendiamo consapevolezza delle nostre distrazioni e le lasciamo andare.

Lo so che questa somiglia alla pratica meditativa sullo stato di presenza ma è la sua versione … relazionale-quotidiana.

Non vedo l’ora di giocarci con Irene (è una tipa tosta…).
Andrea il più piccolo che dopo 10 mesi di intensa logopedia è consapevole di essere compreso, di poter dire parole difficili, si esercita sempre, ovunque, con chiunque, spontaneamente. Con lui farò il gioco dell’anno precedente ma lo userò come asso nella manica per conoscere tantissime persone 😉

Un abbraccio di cuore e come al solito spero di ricevere i vostri riscontri.

Domenico

Comments

  1. Mariapia says:

    Ecco una mia esperienza del periodo delle “ vacanze” : domenica 7 agosto, verso le 13, mi trovavo su un treno che viaggiava da Savona a Fossano; mi recavo a Mondovì dove era stato programmato per quel giorno un incontro del piccolo gruppo ligure- piemontese del D.P.
    A mano a mano che il treno si inoltrava nella verde, ma un po’ fuori mano val Bormida,la gente scendeva in piccole stazioni pressoché deserte e mi ritrovavo quasi sola nel vagone ferroviario. Questa situazione di insolita calma e silenzio mi piaceva. Osservavo il quieto, un po’ monotono sotto il cielo grigio paesaggio campestre. Lo confrontavo con le spiagge affollate che avevo visto nel tratto precedente del viaggio Genova- Savona. I sedili vicini a me erano vuoti e questo mi dava una strana sensazione di luogo appartato. Avevo un libro interessante da leggere e potevo farlo con concentrazione. Cominciai anche a pensare alla mia strana situazione di viaggiatrice domenicale, agostana, diretta verso una insolita, ma a me, gradita meta.
    Mi sentivo in una situazione quasi eccezionale, ero e cominciai a pensare che ero veramente interessata alle attività del gruppo per trovarmi in quel tipo di viaggio. Ero diversa rispetto ai vacanzieri in tutt’altre faccende affaccendati, forse più inquieti e insoddisfatti di me, all’apparenza così abbandonata su un treno semivuoto.
    Poi sentii l’impulso di scambiare quattro parole con una signora lontana, anch’ella sola. Mi sedetti vicino a lei, anche per un certo bisogno di sicurezza, perché il treno sembrava proprio disabitato. Lei mostrò subito di gradire la mia presenza e ci scambiammo qualche battuta di discorso generico. Poi ci impegnammo in una comunicazione più significativa e venimmo a parlare della situazione sociale e politica dell’Italia e del mondo. Lei affermò con decisione che solo una rivoluzione poteva cambiare le cose,e specificò, una rivoluzione armata, violenta, per dare una nuova direzione al corso della storia . Io non nascosi il mio interesse al discorso, ma dissi che ci potevano essere altre soluzioni e citai Gandhi. Lei ribadì ancora la necessità di una lotta armata, io sostenni ancora che forse erano maturi i tempi per reagire in altro modo ai soprusi, alle prepotenze. Forse i cicli violenti si potevano interrompere con atteggiamenti costruttivi di pace. Lei mi ascoltò scettica, e argomentò ancora la sua teoria.
    Intanto il treno era arrivato a Mondovì e io mi accinsi a scendere. Ci augurammo reciprocamente buona fortuna e ci lasciammo forse stupite l’una dell’altra, ma, credo, entrambe scosse dal nostro colloquio.

  2. Paola Balestreri says:

    Caro Domenico,
    mi piace il tuo gioco. Permettere a chi ci sta vicino di conoscerci di più, farsi avvicinare, esporsi un po’, per essere compresi, credo che sia una grande fonte di gioia nelle nostre relazioni.
    Cara Mariapia, l’incontro anche rapsodico tra due persone, due anime, due storie può comunque avere conseguenze imprevedibili. Grazie per aver condiviso la tua avventura ferroviaria. Buone vacanze e felici incontri a tutti.

  3. Giuliana says:

    Caro Domenico,
    il tuo post mi suggerisce l’idea di proporre il gioco come compito delle vacanze non solo per il bambino, ma per l’intera famiglia: un’occasione per stare dentro la vacanza con il corpo e con l’anima.

    Svolgimento

    Gioco il tempo della vacanza a ritmo lento per so-stare, guardare e ascoltare ciò che accade nella relazione, in particolare con i miei pronipoti, le loro mamme, gli amici e la natura.

    Lorenzo e Iris mi coinvolgono nel gioco simbolico, con loro volo dalla terra su altri pianeti dove incontro alieni e personaggi sconosciuti, poi mi inoltro dentro una foresta impenetrabile mentre risalgo un torrente che ci conduce verso una cascata e lì cambia lo scenario del gioco.
    Gaia e Valentino, più piccoli, cercano la mia presenza per le prime esplorazioni e con loro gusto la meraviglia di una nuova conquista: un semplice salto dal gradino e la presa della mia mano da portare alla bocca.

    Nella relazione con le mie nipoti, prese dal ruolo di madri e di mogli, osservo i miei cambiamenti: quando erano piccole mi disturbavano con le loro richieste che riempivano di gioia i nonni, ma infastidivano me perché mi mettevano in secondo piano mentre cercavo riconoscimento.
    Ora ascolto con calma le loro preoccupazioni, le ansie, i progetti e vorrei che comprendessero quanto è importante invertire lo sguardo, imparare a guardare da dentro.
    A volte le invito a questo passo, ma comprendo che le parole non passano, è più importante stare loro vicina, ascoltarle e aiutarle, senza troppe parole, a riconoscere la paura che le abita.

    Mi regalano gioia gli incontri, fisici e via mail, con gli amici di viaggio in Darsi Pace e con vecchi amici con i quali mi gioco dentro un modo nuovo di relazionare nel quale tocco con mano la benevolenza della Vita.

    Il contatto con la natura mi immerge
    nell’abbraccio tra cielo e terra.
    Sono appena rientrata da una breve vacanza che mi ha portato sullo Jungfraujoch con la ferrovia più alta d’Europa, 3454 m!
    Il paradiso!
    Lì ho guardato a 365 gradi, con le lacrime agli occhi, lasciando risuonare in me le parole del salmo 66,5 riportate sulla parete:
    “Dite a Dio: stupende sono le tue opere!”

    Mi sembra di avere raggiunto il primo e il terzo obiettivo del gioco, c’è ancora tempo per raggiungere anche il terzo.

    Grazie e un abbraccio.
    Giuliana

  4. correggo: …c’è ancora tempo per raggiungere anche il secondo.

  5. Caro Domenico,
    il tuo gioco estivo mi ha raggiunto, giusto giusto, alla fine del mio mese in montagna.
    Devi sapere che io “odio le vanze”, poichè sin da quando avevo i bambini piccoli esse rappresentano per me un extra di fatica.
    Prima no! Quando da giovane andavo in giro da sola, mi piaceva e molto.
    Quest’ anno l’impatto è stato proprio tosto.
    Cambiare aria mi ha destabilizzato a sufficienza, tanto da mandarmi in tilt.
    Ora, finalmente sono a casa e dopo quindi giorni comincio a riprendermi.

    Questa mattina nell’orto ho legato i pomodori (pare che debba venire un temporale che però non si annuncia ancora), le mie dita sono ancora verdi e non sbiancano. Sono soddisfatta di me.
    Questa sera e domani saremo a far compagnia a mia suocera 98 anni, per la cena ed il pranzo di Ferragosto… .
    Son così contenta di essere a casa d’aver dimenticato gli obiettivi che ci hai proposto nel gioco.

    Non avertene a male, pensa: al tramonto potrò contemplare i colori che cangiano e virano dall’arancio al blù: “che meraviglia la pace della propria casa, il cielo stellato ed il Cornizzolo viola immerso nel rosso del tramonto che specchia nel lago…”.

    Un abbraccio a tutti i vacanzieri del globo: finalmente sto bene anch’io!
    Che sian queste le mie vacanze? un rapporto armonico con il creato più che con le creature?
    ciao ciao
    Rosella.

  6. Mi associo all'”inno alla casa” di Rosella. Certo, il fatto di aver potuto fare uno stacco e di essere stata un po’ in giro in vacanza rende più bello il rientro.
    Villa Ada è bellissima in questo agosto romano così insolitamente fresco e profumato.
    Quanto alle relazioni, ancora fatico a trovare il giusto rapporto tra il “voler dire” e la spontaneità, il rispetto dei tempi.
    Perciò, caro Domenico, è bello ciò che scrivi: “Il tempo della conversazione è anche il nostro tempo, quindi non abbiamo fretta. Tutto deve avvenire cordialmente. Senza forzare. Con un sorriso”.
    A tutti l’augurio di poter fare dei nostri incontri e dei nostri dialoghi delle piccole-grandi opere d’arte, mollando la presa delle aspettative e lasciando che accada un evento reale, che possa nutrire l’anima e creare armonia.

  7. “… mollando la presa delle aspettative e lasciando che accada UN EVENTO REALE…”

    Grazie Paola
    avevo proprio bisogno di ciò.

    un abbraccio
    Rosella

    Mi sei venuto incontro
    Signore.

    Abbraccio i tuoi vagiti
    e li sostengo.

    Questa la dignità
    accogliermi come dono.

    Come è difficile incarnare
    la memoria
    restando

    Lascia cadere ogni pretesa
    e perfeziona.

  8. scusate, mi sono acorta di aver omesso un particolare non irrilevante

    Mi sei venuto incontro
    Signore

    Abbraccio i tuoi vagiti
    e li sostengo

    Questa la dignità
    accogliermi come dono

    Come è difficile incarnare
    la memoria. Nella presenza

    restando

    lascia cadere ogni pretesa
    e perfeziona.

  9. Giuliana says:

    Cara Rosella,
    nella tua poesia leggo la risposta alla domanda che ponevi nel blog:
    “Come si riconosce un dono?”

    Nella presenza

    restando

    lascia cadere ogni pretesa
    e perfeziona.

    Imparando, respiro dopo respiro, a lasciare morire l’io egoico profondamente stratificato nella nostra carne, perché la Luce illumini un germoglio di creazione, modo nuovo di essere io.

    Maria ne è il modello.
    L’omelia del Papa nella festa dell’Assunta ribadisce questo concetto, lo stato mariano è l’io in relazione, il modo nuovo di essere io.

    Si riconosce un dono accogliendosi come dono e facendosi dono.

    Come ha fatto Maria, grembo di Parola vivente,

    “che non tiene per sé questa divina presenza, ma la offre condividendo la grazia di Dio.”

    Un abbraccio…al femminile.
    Giuliana

  10. Grazie Giuliana,
    sai io ci metto sempre un po’ a riconoscere di aver raggiunto degli obiettivi, poichè, normalmente, non nascono in me come tali, ma sono “semplici domande” indefinite.
    Restando nel gioco proposto, devo ammettere che nel mese di Luglio, durante le vacanze che ho vissuto “faticosamente oscillando”. Si è consolidato un obiettivo: MI SONO RICONCILIATA IN MODO SOSTANZIALE CON LA VITA. Con la mia stessa vita, nella mia storia; e con la vita nascente della storia umana.
    Forse, senza Domenico ed il suo gioco, non ci avrei pensato e non me ne sarei neppure accorta: “.Sono felice di essere nonna e mi sento finalmente libera nell’esserlo.”
    Mi ci sono voluti mesi (da un certo punto di vista anni) per ritrovare il bandolo della matassa nelle mie relazioni familiari; raccoglierlo con tenerezza tra le mani e prendermene cura alla ricerca di UNA MISURA.
    Quella misura SMISURATA necessaria a godermi finalmente in modo naturale Gabriele.
    E questo è molto, molto bello… .

    Un abbraccio
    Rosella

  11. Domenico Parlavecchio says:

    Carissime partecipanti,
    grazie per la vostra partecipazione e condivisione.

    Approfitto per dirvi che cosa mi è successo lasciandomi stimolare dalle vostre condivisioni.

    La vacanza è sempre stato un momento di scoperta. Di abbandono del quotidiano. Un momento di solitudine.
    Certo non lo faccio da solo quindi non sai mai quello che ti aspetta.
    Diciamo che la “fatica” descritta da Rosella l’ho sentita molto. Andrea è esploso con una vitalità che
    ha investito me e Cristina in modo dirompente. Abbiamo impiegato alcuni giorni per sintonizzarci con
    il suo desiderio di “libertà e scoperta” che i monti, le mucche, i cavalli, i torrenti gli comunicavano.

    Poi mi sono lasciato coinvolgere e allora è successo quello che Giuliana ha descritto con i suoi nipoti.
    “Il tempo della conversazione è anche il nostro tempo..” l’ho scritta pensando ad Irene ed Andrea
    che mi ha fatto conoscere molte persone, ma proprio tante. Ovunque. Tutte con uno sguardo e un sorriso.

    Sono riuscito a godermi alcuni spazi e momenti di infinito cara Giuliana a 2,200 m 🙂

    Ho capito che devo curare di più il mio corpo. Che tendo a controllare ancora troppo e questo mi stanca.
    Che mi limito troppo limitando i miei pensieri e lasciando che la mia visione diventi piccola, in scatola.

    Lì in alto si capisce bene cosa vuol dire vedere a 360° gradi e di cosa si può fare e vedere, come ricordava
    Giuliana.

    Adesso a casa è tempo di lasciar maturare le sensazioni e i colori per avviarmi di nuovo con uno zaino più leggero
    e la testa rivolta verso l’Alto e consapevole che la vacanza non è una forzatura ma uno stato che si compie ovunque come
    avete anche voi sottolineato.

    Un abbraccio

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