SCACCIA DA NOI OGNI MALE

Nell’inno Ave maris stella, risalente ai secoli VIII-IX, ancora oggi cantato nei vespri delle festività mariane, si chiede a Maria: «Spezza i legami agli oppressi, rendi la luce ai ciechi, scaccia da noi ogni male, chiedi per noi ogni bene».

Ma… non è un tantino esagerato chiedere a Maria ciò che solo Dio può fare? Del resto, nella preghiera del Padre nostro è proprio a Dio che chiediamo «liberaci dal male». E allora in che senso ci affidiamo alla Madre del Signore affinché ci strappi dal male?

Dando alla luce Colui che rinnova “tutto” l’uomo, Maria ha collaborato al riscatto dal male che corrompe l’umanità. E la sua collaborazione continua oggi: Assunta in cielo, ella non si volge dall’altra parte quando siamo assediati dal male, ma si china sollecita perché nessuno vada perduto. Lo ricorda così il Concilio Vaticano II: «Con il suo materno amore Maria si prende cura dei fratelli del Figlio suo, che sono ancora pellegrini e posti tra tanti pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata» (Lumen gentium 62).

L’affidarsi a Maria – la festività del 15 agosto ci richiama il perché – è dunque conforme al volere di Cristo. Nell’ora del supremo combattimento in cui nasce l’umanità nuova, Gesù Crocifisso consegna i discepoli alla propria Madre. Perciò le generazioni cristiane non han dubitato di ricorrere a Maria, sicure di trovare rifugio e difesa nell’ora della prova e della lotta contro il male.

Parlando di Maria che si prende cura dei nostri mali, si impone una riflessione sul termine “male”. Esistono diversi tipi di male: fisico, morale, spirituale, psicologico, personale, sociale, ecc. C’è un male che sta fuori di noi e un male che si annida dentro di noi, come sottolinea Gesù: «Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). C’è un male che facciamo ad altri e un male che subiamo da altri. C’è un male insito nella condizione creaturale, cioè di esseri limitati, caduchi, mortali. C’è un male provocato dal nostro egoismo. C’è un male sopportato per generoso altruismo, come accade nel sacrificarsi per il bene di altri. La molteplicità dei mali è da ricondurre in qualche modo al “male” che, secondo la rivelazione biblica, è l’opposizione a Dio, sommo bene, vita, felicità. Il male, in fondo, è il peccato. Pensiamo alla conclusione del Padre nostro, in cui supplichiamo Dio: «liberaci dal male», dove male sta per il Maligno, il nemico dell’uomo fatto a immagine di Dio.

Senza addentrarci in queste articolazioni è almeno importante tenerle presenti quando parliamo di affidamento a Maria contro il male e domandarci: quale male? Maria interviene contro il male che è la non accettazione del suo Figlio, ossia il peccato. Certo, possiamo chiederle di guarirci da una malattia, di soccorrerci nella prova, di farci trovare lavoro, ecc., ma dobbiamo aver chiaro che Maria non è una “santona”. Il suo intervento ha per oggetto la nostra liberazione dal male che è la non comunione con il suo Figlio. Cosicché se, ai nostri occhi ella sembra non esaudirci perché ci lascia nella sofferenza e nella malattia, dobbiamo pensare che il suo intervento mira a dilatare in noi la potenza del Figlio vincitore del Maligno. Quante volte una malattia può aiutare a riscoprire la fede, a purificarla? Per contro, altre volte la malattia mette in crisi la fede. In questi casi l’affidarsi a Maria è invocare, nell’aggressione del male fisico e dello smarrimento, la forza per non lasciarsi dominare dal male dell’incredulità, della bestemmia, della ribellione a Dio.

Ci affidiamo a Maria per affidarci meglio a Dio solo. Così l’invocazione dell’aiuto dell’Assunta si innesta nella supplica “liberaci dal male” che rivolgiamo a Dio nel Padre nostro.

Il ricorrere alla protezione di Maria non contraddice dunque la supplica a Cristo: nella Messa, dopo il Padre nostro, si chiede a Cristo: «Liberaci, Signore, da tutti i mali…»; né contraddice il potere liberatore dello Spirito Santo, né l’intercessione dei Santi e della Chiesa. Maria non è una concorrente di Gesù, poiché la vittoria da lei riportata sul Maligno, origine e causa di ogni peccato, non è altro che l’espressione perfettamente riuscita del trionfo di Cristo. L’Assunta in cielo in anima e corpo è la prima testimone della potenza della Pasqua di Gesù, che non lascia in preda del male quanti rinascono in lui alla vita divina.

Commenti

  1. Walter Mutton dice:

    Grazie Corrado per il tuo scritto che, ad una prima lettura, mi risulta convincente, interessante e stimolante; lo rileggerò con calma e forse aggiungerò qualche altro commento.

    Oggi a messa mentre notavo la solennità della celebrazione che testimoniava l’importanza di questa festa, notavo tra me e me che forse era la prima volta nella mia vita che partecipavo alla messa dell’ Assunta. E’ da poco infatti che comincio a rendermi conto dell’importanza di una solennità che, cadendo nel cuore delle vacanze estive, ho da sempre snobbato e sminuito considerandola una festa praticamente priva di significato. Una festa di serie B sostanzialmente incomprensibile e piuttosto assurda totalmente stonata rispetto allo spirito mondano e godereccio del 15 agosto.

    Adesso a 50 anni sto cominciando a scoprire la novità ricca e affascinante della figura di Maria…

    Saluti a tutti

    Walter

  2. Grazie, carissimo Corrado, è sempre molto bello contemplare in Maria tutti i misteri della natura umana rigenerata, sanata, salvata.

    L’Assunzione sancisce questo ultimo mistero: anche la Mater, anche la Materia verrà assunta nella realtà celeste, nella dimensione assoluta di Dio.
    Questo mistero getta una luce nuova e abbacinante sulla creazione e sul suo destino, e quindi anche sul nostro.
    Perciò Jung sostenne che la definizione del dogma, compiuta nel 1950 da Pio XII, era l’evento religioso più rilevante nella storia dell’Occidente, dopo la Riforma.

    Un abbraccio affettuoso anche a Walter…

    Mi permetto di allegare l’Omelia che Benedetto XVI ha pronunciato proprio ieri:

    OMELIA DEL PAPA NELLA MESSA dELL’ASSUNTA 2011

    Cari fratelli e sorelle,

    ci ritroviamo riuniti, ancora una volta, a celebrare una delle più antiche e amate feste dedicate a Maria Santissima: la festa della sua assunzione alla gloria del Cielo in anima e corpo, cioè in tutto il suo essere umano, nell’integrità della sua persona. Ci è data così la grazia di rinnovare il nostro amore a Maria, di ammirarla e di lodarla per le “grandi cose” che l’Onnipotente ha fatto per Lei e che ha operato in Lei.

    Nel contemplare la Vergine Maria ci è data un’altra grazia: quella di poter vedere in profondità anche la nostra vita. Sì, perché anche la nostra esistenza quotidiana, con i suoi problemi e le sue speranze, riceve luce dalla Madre di Dio, dal suo percorso spirituale, dal suo destino di gloria: un cammino e una meta che possono e devono diventare, in qualche modo, il nostro stesso cammino e la nostra stessa meta. Ci lasciamo guidare dai brani della Sacra Scrittura che la liturgia oggi ci propone. Vorrei soffermarmi, in particolare, su un’immagine che troviamo nella prima lettura, tratta dall’Apocalisse, e alla quale fa eco il vangelo di Luca: cioè, quella dell’arca.

    Nella prima lettura, abbiamo ascoltato: “Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza” (Ap 11,19). Qual è il significato dell’arca? Che cosa appare? Per l’Antico Testamento, essa è il simbolo della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Ma ormai il simbolo ha ceduto il posto alla realtà. Così il Nuovo Testamento ci dice che la vera arca dell’alleanza è una persona viva e concreta: è la Vergine Maria. Dio non abita in un mobile, Dio abita in una persona, in un cuore: Maria, Colei che ha portato nel suo grembo il Figlio eterno di Dio fatto uomo, Gesù nostro Signore e Salvatore. Nell’arca – come sappiamo – erano conservate le due tavole della legge di Mosè, che manifestavano la volontà di Dio di mantenere l’alleanza con il suo popolo, indicandone le condizioni per essere fedeli al patto di Dio, per conformarsi alla volontà di Dio e così anche alla nostra verità profonda. Maria è l’arca dell’alleanza, perché ha accolto in sé Gesù; ha accolto in sé la Parola vivente, tutto il contenuto della volontà di Dio, della verità di Dio; ha accolto in sé Colui che è la nuova ed eterna alleanza, culminata con l’offerta del suo corpo e del suo sangue: corpo e sangue ricevuti da Maria. A ragione, dunque, la pietà cristiana, nelle litanie in onore della Madonna, si rivolge a Lei invocandola come Foederis Arca, ossia “arca dell’alleanza”, arca della presenza di Dio, arca dell’alleanza d’amore che Dio ha voluto stringere in modo definitivo con tutta l’umanità in Cristo.

    Il brano dell’Apocalisse vuole indicare un altro aspetto importante della realtà di Maria. Ella, arca vivente dell’alleanza, ha un destino di gloria straordinaria, perché è così strettamente unita al Figlio che ha accolto nella fede e generato nella carne, da condividerne pienamente la gloria del cielo. E’ quanto ci suggeriscono le parole ascoltate: “Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta… Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni…” (12,1-2; 5). La grandezza di Maria, Madre di Dio, piena di grazia, pienamente docile all’azione dello Spirito Santo, vive già nel Cielo di Dio con tutta se stessa, anima e corpo. San Giovanni Damasceno riferendosi a questo mistero in una famosa Omelia afferma: “Oggi la santa e unica Vergine è condotta al tempio celeste … Oggi l’arca sacra e animata del Dio Vivente, [l’arca] che ha portato in grembo il proprio Artefice, si riposa nel tempio del Signore, non costruito da mano d’uomo” (Omelia II sulla Dormizione, 2, PG 96, 723) e continua: “Bisognava che colei che aveva ospitato nel suo grembo il Logos divino, si trasferisse nei tabernacoli del Figlio suo … Bisognava che la Sposa che il Padre si era scelta, abitasse nella stanza nuziale del Cielo” (ibid., 14, PG 96, 742). Oggi la Chiesa canta l’amore immenso di Dio per questa sua creatura: l’ha scelta come vera “arca dell’alleanza”, come Colei che continua a generare e a donare Cristo Salvatore all’umanità, come Colei che in cielo condivide la pienezza della gloria e gode della felicità stessa di Dio e, nello stesso tempo, invita anche noi a divenire, nel nostro modo modesto, “arca” nella quale è presente la Parola di Dio, che è trasformata e vivificata dalla sua presenza, luogo della presenza di Dio, affinché gli uomini possano incontrare nell’altro uomo la vicinanza di Dio e così vivere in comunione con Dio e conoscere la realtà del Cielo.

    Il vangelo di Luca appena ascoltato (cfr Lc 1,39-56), ci mostra quest’arca vivente, che è Maria, in movimento: lasciata la sua casa di Nazaret, Maria si mette in viaggio verso la montagna per raggiungere in fretta una città di Giuda e recarsi nella casa di Zaccaria e di Elisabetta. Mi sembra importante sottolineare l’espressione “in fretta”: le cose di Dio meritano fretta, anzi le uniche cose del mondo che meritano fretta sono proprio quelle di Dio, che hanno la vera urgenza per la nostra vita. Allora Maria entra in questa casa di Zaccaria e di Elisabetta, ma non entra sola. Vi entra portando in grembo il figlio, che è Dio stesso fatto uomo. Certamente c’era attesa di lei e del suo aiuto in quella casa, ma l’evangelista ci guida a comprendere che questa attesa rimanda ad un’altra, più profonda. Zaccaria, Elisabetta e il piccolo Giovanni Battista sono, infatti, il simbolo di tutti i giusti di Israele, il cui cuore, ricco di speranza, attende la venuta del Messia salvatore. Ed è lo Spirito Santo ad aprire gli occhi di Elisabetta e a farle riconoscere in Maria la vera arca dell’alleanza, la Madre di Dio, che viene a visitarla. E così l’anziana parente l’accoglie dicendole “a gran voce”: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?” (Lc 1,42-43). Ed è lo stesso Spirito Santo che davanti a Colei che porta il Dio fattosi uomo, apre il cuore di Giovanni Battista nel grembo di Elisabetta. Elisabetta, esclama: “Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo” (v. 44). Qui l’evangelista Luca usa il termine “skirtan”, cioè “saltellare”, lo stesso termine che troviamo in una delle antiche traduzioni greche dell’Antico Testamento per descrivere la danza del Re Davide davanti all’arca santa che è tornata finalmente in patria (2Sam 6,16). Giovanni Battista nel grembo della madre danza davanti all’arca dell’Alleanza, come Davide; e riconosce così: Maria è la nuova arca dell’alleanza, davanti alla quale il cuore esulta di gioia, la Madre di Dio presente nel mondo, che non tiene per sé questa divina presenza, ma la offre condividendo la grazia di Dio. E così – come dice la preghiera – Maria realmente è “causa nostrae laetitiae”, l’”arca” nella quale realmente il Salvatore è presente tra di noi.

    Cari fratelli! Stiamo parlando di Maria, ma, in un certo senso, stiamo parlando anche di noi, di ciascuno di noi: anche noi siamo destinatari di quell’amore immenso che Dio ha riservato – certo, in una maniera assolutamente unica e irripetibile – a Maria. In questa Solennità dell’Assunzione guardiamo a Maria: Ella ci apre alla speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci insegna la via per raggiungerlo: accogliere nella fede, il suo Figlio; non perdere mai l’amicizia con Lui, ma lasciarci illuminare e guidare dalla sua parola; seguirlo ogni giorno, anche nei momenti in cui sentiamo che le nostre croci si fanno pesanti. Maria, l’arca dell’alleanza che sta nel santuario del Cielo, ci indica con luminosa chiarezza che siamo in cammino verso la nostra vera Casa, la comunione di gioia e di pace con Dio. Amen!

  3. Paola Balestreri dice:

    Grazie, caro Corrado, per le illuminanti e precise riflessioni che ci proponi e che ci aiutano a contemplare e a pregare Maria.
    Riporto, dal libro “Darsi Pace”,i versi su Maria di un grande poeta inglese della fine dell’800, Gerard Hopkins, convertito al cattolicesimo e ordinato sacerdote.
    Penetrare questo testo a partire dallo stato interiore di profondo ascolto e rilassamento, può aiutarci a leggere la fugace esistenza terrena come tutta protesa alla nostra nascita eterna.
    Buona lettura!

    Se ho ben compreso,
    ella offre eccelsa maternità
    a ogni nostro bene spirituale
    e fa la sua parte nella grazia
    attorno al cuore palpitante dell’uomo,
    calmando, come il flutto fine dell’aria,
    la danza di morte nel suo sangue;
    eppure ogni sua parte sarà
    Cristo nostro salvatore sempre.
    Dalla sua carne egli prese carne:
    e ne prende sempre fresca,
    benché sia gran mistero come,
    ora non carne ma spirito
    e fonda, o meraviglia!
    nuove Nazaret in noi,
    dov’essa ancora lo concepirà
    mattino, mezzodì e sera;
    nuove Betlemmi, e lui nascerà
    sera, mezzodì, e mattina –
    Betlemme o Nazaret,
    dove l’uomo aspiri come aria
    più Cristo e la morte eluda;
    e lui, così nato, diviene
    nuovo sé e più nobile me
    in ognuno e ognuno
    accresce, quando tutto è compiuto,
    il figlio di Dio e di Maria.

  4. Walter Mutton dice:

    Fino a poco tempo fa non capivo realmente il senso di affidarsi nella preghiera alla madonna e ai santi. Mi veniva naturale invece, specialmente nei momenti di difficoltà e smarrimento, rivolgermi a una potenza indefinita,superiore e buona, senza forma e senza immagine che denomino Dio. Una presenza e una realtà invisibile più reale della realtà fenomenica alla fine fugace ed illusoria. Avevo anche delle difficoltà a comprendere il mistero trinitario ed in particolare il ruolo di Gesù-Dio. In un certo senso compredevo meglio l’atteggiamento meno complesso di Ebrei e Musulmani che adorano il Dio unico e basta.
    Poi, pian piano, riaccostandomi in età adulta al cristianesimo cattolico (soprattutto grazie alla frequentazione di Marco Guzzi che mi ha rivelato la bellezza,la novità e la perenne attualità di una visione religiosa che da molto tempo consideravo ormai obsoleta e anacronistica) ho cominciato a capire un po’ di più la ricchezza e il senso di una visione di fede che certamente non è semplice, e che richiede (almeno nel mio caso è così) una certa maturità.

    Ora mi è più chiaro, ad esempio, che oltre alla sempre valida possibilità di rivolgermi direttamente a Dio sommo Bene e Perfezione, posso ugualmente e in certi casi anche meglio sentirmi in comunione con Lui mediante la condivisione spirituale, la fraternità e il sostegno della comunità dei santi (passati presenti e futuri,) di quella moltitudine di sorelle e fratelli umani che ha scelto e praticato in questa nostra comune avventura terrena il sentiero della redenzione.

    Altre cose mi piacerebbe dire ma mi mancano in questo momento le energie e il tempo per continuare…

    Ciao a tutti
    Walter

  5. rosella dice:

    Caro Corrado,
    Gianni ha letto il tuo post ed ha esclamato “grande!”.
    Alla mia richiesta se dovessi postare qualcosa per lui mi ha risposto “sono senza parole”.
    Ergo: “accontentati di me”.
    Anch’io come Walter, non ho mai avuto una particolare devozione per Maria, nè per i Santi in generale, e fatico ad averla.
    La relazione d’Amore, è ciò che percepisco come IL DIVINO. Quindi ho sempre pregato Lo Spirito Santo, lo Spirito d’amore… quello dolcino.
    Ciò non toglie che, quasi inavvertitamente, abbiamo continuato una tradizione familiare: tutti i componenti della nostra famiglia, hanno Maria nel nome (composito o come secondo nome): una delle mie figlie si chiama proprio Maristella (anche se deve il suo nome ad una giocatrice di pallavolo che allenava Gianni….).
    Oggi sono molto contenta di questa tradizione che va evolvendosi al maschile con Giuseppe in luogo di Maria.
    Da quando ho incontrato i gruppi di DarsiPace, con quella faccenda dell’io Mariano in relazione che concepisce il Figlio, con gli autoconoscimenti che sciolgono i mille intrighi familiari del rapporto con la madre (e con i figli e le figlie) mi pare di aver cominciato ad amare questa donna, anzi di cominciare persino a contemplare “i suoi silenzi”; e ti dirò che la questione m’intriga.
    Mi da pace e conforto, anche se sono proprio lontana dal chiederle “liberami dal male”
    In fondo, quando sto veramente sul fondo, mi sento come la Maddalena (ai piedi della croce) e colui che invoco è Gesù (il Risorto).
    Non ne faccio una questione di principio, ritengo sia più una questione d’affinità psicologica. Non saprei: io sono nata il Giorno di MariaMaddalena, ed è una data molto significativa per me (anche per molte altre ragioni), eppure non l’ho mai pregata , questa mia santa. Forse bisogna proprio fare esperienza della Comunione dei Santi per pregarli.
    Vedremo.
    Grazie di tutto e ciao
    Rosella

  6. Giuliana dice:

    Alla ripresa del lavoro dei Gruppi, il primo seminario intensivo coincide con la festa dell’Immacolata Concezione.
    Ora ne comprendo il senso.

    Solo l’Immacolata Concezione può generare l’Uomo Nuovo.

    Dio pensa l’uomo come immacolata concezione.

    Il lavoro che Marco ci propone mi conduce in un cammino di purificazione delle distorsioni, un lento e graduale morire a me stessa necessario per ascoltare e dialogare con il Padre che per primo mi ama e mi rinnova nel suo amore.

    In questa visione riesco a sentire Maria e a comprendere che il male è la non accettazione di suo Figlio, la mancata predisposizione al pensiero che Dio ha di me.

    La preghiera che rivolgo a Maria mi riporta al rosario recitato con mia madre, soprattutto nell’ultimo anno della sua vita, alla paura di restare sola, alla fiducia che un grembo amorevole mi accoglie nella purificazione delle mie distorsioni e mi sostiene nel cammino.

    Grazie Corrado!
    Giuliana

  7. Corrado dice:

    Cari Walter, Marco, Paola, Rosella, Gianni, Giuliana, vi sono grato per i vostri riscontri attorno al mistero di Colei che ci dà una mano a diventare più spedita-mente chi siamo chiamati ad essere, adesso e qui, nel corso del pellegrinaggio terreno.

    Più lavoriamo per sprigionarci dai terreni legami dell’ego (un lavoro da cominciare ad ogni risveglio) e più gustiamo lo scardinarsi di palle al piede che ci impediscono di camminare spedita-mente lungo i sentieri del regno dei cieli.

    Nel percorso di Darsi Pace la progressiva assimilazione all’io “mariano” orienta la direzione di marcia.

    Domani parto per Medjugorje.
    Il 22 agosto (ottava dell’Assunzione) la Chiesa celebra Maria “Regina” (regina perché serva), invocata dal popolo di Medjugorje come “Regina della pace”, cioè “serva della pace”.
    Il suo esempio ci spiana il cammino.

    Nel volgere lo sguardo a Maria mi lascio ispirare da altre strofe dell’inno “Ave maris stella” (da cui il titolo di questo post), che trascrivo:

    “Mostrati Madre per tutti,
    offri la nostra preghiera,
    Cristo l’accolga benigno,
    lui che si è fatto tuo Figlio.

    Donaci giorni di pace,
    veglia sul nostro cammino,
    fa’ che vediamo il tuo Figlio,
    pieni di gioia nel cielo”.

    Un abbraccio.

  8. Bellissimo post, ottimi commenti e grandi i riferimenti poetici. Sono stato condotto a rivedere il magnifico video “Trittico Mariano”, e mi sento commosso e pacificato. Resto unito a voi, insieme a Paola, in questa splendida “cordata spirituale” che credo ci aiuti molto a mantenere la costanza di rotta.
    Un abbraccio e… grazie.
    Fabio.

  9. Grazie, carissimo Fabio, la tua vicinanza mi è sempre cara.
    Un abbraccio. Marco

  10. Giuseppina dice:

    Grazissime davvero a tutti.
    Concordo pienamente con Fabio e mi sento anch’io unita a voi in questa”splendida cordata spirituale” inaugurata da Maria che col suo SI alla Vita ci indica la rotta per liberarci dal peccato di tenerla clandestina e imprigionata dentro le gabbie mentali delle paure di ogni tempo.
    Solo oggi sento di riconoscerla come MADRE e Matrice,prima Mistica e POETA che sa trasformare la Mater-ia.
    Che bella la poesia di Gerard Hopkins e il trittico Mariano di MARCO che anch’io mi sono andata a risentire…
    Concordo pienamente anche con la sapienza di Meister Eckhart “Tutti sono chiamati ad essere madri di Dio.Perchè Dio ha sempre bisogno di venire al mondo.Che cosa c’è di buono per me se Maria ha dato al mondo il Figlio di Dio quattordici secoli or sono ma io non do alla luce il Figlio di DIO nella mia epoca e nella mia condizione?”
    Anche l’antico canto popolare, tradizionale sardo DEUS TI SALVET MARIA che mi accompagna dall’infanzia canta in MARIA la perfetta eccelsa maternità..”ses mama,fiza e isposa de su Segnore”(Sei madre figlia e sposa del Signore.)
    Forse anche grazie a questo canto Maria,prima di Giuseppe del quale porto il nome, è stata ed è, spero continui ad esserlo per me e per tutti STELLA MARIS.
    Carissimi saluti e un abbraccio alle persone che conosco.Buon cammino
    Giuseppina

  11. Paola Balestreri dice:

    Cara Giuseppina,
    ricordo quel canto popolare, nella emozionante tua interpretazione.
    Perché non ce ne fai dono? Se riesci a registrarti e a mandarmi la registrazione la postiamo sul sito.
    Buon cammino!
    Paola
    p.s. per chi non trovasse il Trittico Mariano, ecco il link: http://www.darsipace.it/2010/05/31/trittico-mariano/

  12. Sono rientrato da Medjugorje, dove pietre e cielo dialogano, si ascoltano, si incontrano.

    Ho visto un popolo orante, cuori che si spalancano, occhi che si inumidiscono di gioia e di dolore. Così il Nascente si fa strada, per via mariana, dentro l’umanità variopinta e spigolosa, di ogni età e condizione. Dentro la mia umanità. Suscitando comunione.

    Ho visto corone del rosario coloratissime (mai viste in altri santuari mariani). Portate al collo da bambini e da uomini oltre che da donne, da giovani e da vecchi.

    La preghiera pacifica e fa vedere mariana-mente i colori della Vita immortale.

  13. Nel pomeriggio di ieri, 23 settembre, il Papa Benedetto XVI ha sostato e pregato presso il santuario di Etzelsbach, in Germania. Le sue parole sul posto di Maria nel disegno di Dio e nella nostra vita sono molto evocative. Ecco il un estratto del comunicato diffuso dal VIS:

    «Nel ricordare all’inizio dell’omelia il ruolo di questo Santuario mariano nella storia della Germania, Benedetto XVI ha detto: “In due dittature empie, che hanno mirato a togliere agli uomini la loro fede tradizionale, la gente dell’Eichsfeld era sicura di trovare qui, nel Santuario di Etzelsbach, una porta aperta e un luogo di pace interiore”.

    Nel descrivere l’immagine della Pietà custodita nel Santuario, il Papa ha sottolineato la particolarità della posizione del Crocifisso che giace con il capo verso destra, così che la ferita del costato è nascosta. “A me sembra che in tale rappresentazione si nasconda un profondo significato” – ha detto il Papa – “Nell’immagine miracolosa di Etzelsbach i cuori di Gesù e di sua Madre sono rivolti l’uno verso l’altro; s’avvicinano l’uno all’altro. Si scambiano a vicenda il loro amore (…). Nel cuore di Maria c’è lo spazio per l’amore che il suo Figlio divino vuole donare al mondo”.

    “Non è l’autorealizzazione a compiere il vero sviluppo della persona” – ha affermato il Pontefice – “cosa che oggi viene proposta come modello della vita moderna, ma che può facilmente mutarsi in una forma di egoismo raffinato. È piuttosto l’atteggiamento del dono di sé, che si orienta verso il cuore di Maria e con ciò anche verso il cuore del Redentore”.

    “In Maria, Dio ha fatto concorrere tutto al bene e non cessa di far sì che, attraverso Maria, il bene si diffonda ulteriormente nel mondo. Dalla Croce, dal trono della grazia e della redenzione, Gesù ha dato agli uomini come Madre la propria Madre Maria. (…) Sotto la Croce, Maria diventa compagna e protettrice degli uomini nel loro cammino di vita. (…) Sì, nella vita noi attraversiamo alterne vicende, ma Maria intercede per noi presso il Figlio suo e ci comunica la forza dell’amore divino”.
    Quando la Vergine ci salva dal pericolo, ha spiegato il Santo Padre, “con delicatezza materna vuole farci capire che tutta la nostra vita deve essere una risposta all’amore ricco di misericordia del nostro Dio. Come se dicesse a noi: comprendi che Dio, il quale è la fonte di ogni bene e non vuole nient’altro che la tua vera felicità, ha il diritto di esigere da te una vita che si abbandoni senza riserve e con gioia alla sua volontà e si adoperi perché anche gli altri facciano altrettanto. ‘Dove c’è Dio, là c’è futuro’. In effetti: dove lasciamo che l’amore di Dio agisca totalmente sulla nostra vita, là è aperto il cielo. (…) Là le piccole cose della vita quotidiana hanno il loro senso e là i grandi problemi trovano la loro soluzione”».

  14. Grazie, Corrado!
    Molto bella l’immagine dei cuori di Gesù e di Maria rivolti l’uno verso l’altro e il significato che ne dà Benedetto XVI.

    Le parole del Papa mi sembrano in linea con il lavoro che facciamo nei Gruppi Darsipace, lavoro che passo dopo passo ci porta alla Sorgente e ci rivela la nostra vera identità: figlio nel Figlio, figlio del Padre.
    Aperti all’infinito, liberi e finalmente felici!

    Poi ricadiamo nei tranelli degli automatismi, nelle illusioni egoiche e ricominciamo da capo.

    La mia vita è stata un continuo ricominciare e questo movimento, che un tempo mi spaventava, comincia a piacermi, lo sento dentro di me.

    Buona domenica.
    Giuliana

  15. Grazie Corrado per averci reso partecipe del discorso del Papa, mi ha colpito la semplicita’ con cui spiega l’intercessione della Vergine a cui io credo tantissimo.
    Un abbraccio Gabriella

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