Libertà riconquistata

“Trovo bella la vita e mi sento libera”

(Etty Hillesum – Diario 1941/43 – Alla vigilia della sua deportazione in un campo di concentramento).

 

L’ espressione “mancanza di libertà” fa venire in mente nell’immediatezza regimi autoritari, prigionie fisiche, impossibilità di esprimersi, e cose simili; ma raramente si pensa alla mancanza di libertà da noi stessi.

Si, perché spesso siamo proprio noi a renderci prigionieri delle nostre paure, dei nostri rancori, delle nostre fissazioni.

Rosseau affermava: «L’uomo è nato libero eppure giace ovunque in catene», niente di più vero!

Frequentando i gruppi “Darsi pace” (Gruppi di liberazione interiore) ho imparato a riconquistare un po’ della mia “libertà”, quella di essere me stessa senza costrizioni mentali, senza i tanti condizionamenti che mi ero costruita col crescere dovuti a continui sensi di colpa, al terrore del giudizio altrui, o ancor più del giudizio di Dio.

Mi ritrovavo spesso ad agire come una marionetta, non come volevo o come pensavo fosse giusto, ma in modo da poter piacere agli altri pur di essere comunque accettata.

Nel manuale “Darsi pace “ (M. Guzzi a pag. 19) è ben descritta tale condizione in cui molte persone si trovano senza rendersene conto: “Si dilata in noi il divario tra ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, ciò che diciamo e ciò che facciamo”.

Lavorando nel percorso, non senza fatica, mi sono riappropriata un po’ della libertà di sentire le mie vere emozioni, le mie necessità, ma soprattutto ho cominciato a sfatare tante “errate convinzioni”…:

se Dio è amore incondizionato, non può volere la mia sofferenza ma la mia felicità, così ho ricreato il mio rapporto con lui, più autentico e più filiale;

se agisco liberamente, in coerenza con le mie convinzioni, ma questo può non compiacere il mio diretto superiore, non succede niente…non muoio!

Non so come spiegare, ma spesso in alcune situazioni che prima mi sollecitavano oppressione e disagio, ora sorrido e dico a me stessa: “Tranquilla sono libera di decidere”!

Nella frase che Gesù esclama a Pietro “quindi i figli sono liberi” (Mt 17,26), c’è il messaggio che Egli consegna a tutti i popoli e cioè la piena consapevolezza della libertà dell’uomo, non certo intesa come contrapposizione ad altri o come privilegio, ma come disponibilità che rende liberi non solo noi stessi ma anche chi ci è accanto.

Si rende più che mai opportuna la “necessità di dare vita ad una spiritualità dell’autentica liberazione, che dica con chiarezza e faccia sperimentare che solo un cuore pacificato nell’amore e alimentato dalla gioia può compiere il bene” (Darsi pace – M. Guzzi pag. 17).

Nella speranza di infondere in altri la stessa convinzione ricordo la Conferenza di presentazione del lavoro dei gruppi  che si terrà il 15 ottobre a Roma, alle ore 18 presso il Complesso Storico dei Domenicani, in Piazza della Minerva n. 42.

 

Commenti

  1. Grazie, carissima, davvero un bel testo.
    Credo da sempre che la mèta dell’uomo sia la libertà, uno stato che ancora conosciamo solo in parte, uno stato del tutto scevro dalla paura, e quindi uno stato straordinariamente fluido e felice.

    Tutto il nostro lavoro è un tentativo di collaborare al processo universale della liberazione, e cioè in definitiva della rivelazione della nostra natura divina.

    San Paolo ci ha spiegato bene che dove c’è la libertà c’è lo Spirito, e viceversa; così come Gesù ci insegna che è la conoscenza della verità che ci rende liberi.

    Ecco, è forse proprio questo nesso tra libertà e verità il luogo più misterioso e bello in cui abitare.

    Un abbraccio. Marco

  2. Che belle riflessioni ci hai regalato Gabriella! Hai proprio ragione, le “gabbie” ce le costruiamo da soli e siamo così “poco intelligenti” da non costruire l’uscita! Con i gruppi darsi pace sto imparando a costruirla! Ho fame di libertà! Soffoco nella mia gabbia,devo trovare un’uscita.Saluti a tutti!

  3. Carissima Gabriella, grazie di questa bella testimonianza!

    E’ proprio vero: nessun tiranno può toglierci la libertà che abbiamo conquistato dentro di noi.
    Ma arrivare a questa libertà è un quotidiano cammino di scioglimento di nodi, a volte vere e proprie catene che ci tengono prigionieri, legati in una tomba.
    Mi vengono in mente le parole di Gesù quando, dopo aver resuscitato Lazzaro, ordina: “Scioglietelo e lasciatelo andare”.
    Mi fanno capire che questo percorso di liberazione/resurrezione non si compie da soli, con le proprie forze, ma c’è bisogno di una parola potente, della grazia, e di una comunità in cui ci si fa carico gli uni degli altri.

    Ancora grazie. Un abbraccio. giovanna

  4. “L’uomo è nato libero eppure giace ovunque in catene»

    Non so se condividere o dissentire da questa citazione.

    Il frutto del concepimento umano è talmente inerme che, talora, gli è persino impedito di nascere.
    L’uomo nasce, concepito da altri ed alla loro mercè; se non lo si sostine con il calore di un abbraccio colmo di latte, muore di fame e di freddo.

    In fondo LA LIBERTA’ E’ UNA RELAZIONE che si disvela armonica nel suo ordine e a me pare che sia IN DIVENIRE.

    La storia di ogni singolo uomo, penso possa essere icona dell’evoluzione della libertà nel genere umano; e, di fatto, in ogni cuore l’anelito alla libertà è praticamente intessuto con l’amore, ciò nonostante pervenirvi è alquanto arduo.

    Io apprezzo molto il lavoro che sperimentiamo nei gruppi di darsi pace, poichè anche solo un po’ di sollievo interiore, di liberazione personale, ci fa BEN SPERARE.

    Grazie Gabriella per la bella riflessione.
    Ti abbraccio
    Rosella.

  5. … l’incessante compagnia dei pensieri di Etty da’ una grande forza, anche nei momenti più bui, quando questa vita non sembra affatto bella e si anela una sola libertà : la morte …
    Grazie Gabriella.

  6. Ciò che vedo in questo inizio di anno scolastico sono le gabbie dentro le quali siamo imprigionati.
    Gabbie che ostacolano il nostro movimento, desiderio di libertà, gabbie che trattengono la voglia di volare.

    Pare un controsenso, ma adesso vedo il desiderio di volare strettamente legato alla disponibilità e alla capacità di morire, lasciare andare ciò che l’ego continua a farci credere.

    Godo la libertà di questo momento nella consapevolezza che la via della libertà ha a che fare con la croce.

    Ti abbraccio.
    Giuliana

  7. Carissimo Marco, effettivamente il desiderio di morire, che a volte rimbomba in noi, può funzionare come una sorta di piccolo allarme.

    Possiamo dialogare con questa voce interiore, che spesso è quella del nostro bambino ferito, che è terribilmente stanco, e vorrebbe solo riposarsi.
    Possiamo convincerlo che può rilassarsi anche adesso, che può “morire” anche ora, senza morire, che può lasciare andare qualche altra parte di sé, che ormai non ci serve più.

    In tal senso il nostro anelito alla libertà ha a che fare proprio con la morte, con il sacrificio progressivo di parti egoiche, che staccandosi dal nostro cuore ci fanno a volte tremendamente male.

    Ad ogni espiro, per fortuna, possiamo imparare a morire un po’ per volta, per scoprire che questa morte è solo la porta per una ulteriore liberazione.
    Un abbraccio. Marco

  8. Ti ringrazio, cara Gabriella, della testimonianza che hai offerto, corredata da un’immagine altrettanto eloquente !

    Si parla tanto di libertà, ma chi ci dà la misura della nostra libertà? quale libertà ci fa realmente liberi, senza farci cadere in altre gabbie, stretti in altre catene?

    Soltanto un discernimento retto, sottile e sapiente può condurmi sulla strada della vera libertà; è questa capacità di discernimento, la chiarezza della visione, che credo sia giusto e bello chiedere al Signore.
    Solo la sua libertà saprà rendermi felice.

    Ti abbraccio con affetto
    Filomena

  9. Nell’attesa di gustare lo stato di piena libertà interiore e sentendomi protesa con tutto il mio essere nel desiderio di essere almeno sulla strada e aver compiuto qualche piccolo passo verso la meta, mi gusto l’oggi il presente già ricchissimo innanzi tutto di un sollievo dalle mie catene che sono diventate più leggere e mi gusto anche un certo ditacco dalle gabbie che mi sono costruita con le mie mani e che hanno reso per lunghissimi anni la mia vita pesante e senza respiro in un desiderio di morte strisciante e insidioso che non portava a nulla se non ad un tremendo vuoto e un senso di inutilità che non riuscivo più a contrastare perchè mi possedeva. Ora quasi incredula e in punta di piedi assaporo l’effetto in me di una gratitudine che come mi ha scritto Marco è già un Paradiso, mi sento quieta e pronta anzi un po’ in trepida attesa di iniziare un nuovo anno telematico.
    Grazie a tutti per le belle parole che leggo quotidianamente su questo sito, Grazie a Marco che si dedica a questo lavoro con la pazienza certosina di un artigiano. Grazie a Paola, raccolgo il tuo suggerimento alla fiera di fano e invio il mio commento. Un abbraccio a tutti
    Daniela

  10. Grazie, carissima Daniela, di questo tuo commento…e speriamo tu voglia continuare ad arricchire le nostre riflessioni.

    …bella l’immagine del procedere in punta di piedi, con grazia, con umiltà, con leggerezza, quasi senza fare rumore….

    Un abbraccio. Marco

  11. Cara Gabriella, grazie delle tue parole balsamiche…
    e grazie dei vostri commenti che mi stimolano a lavorare paziente-mente di lima… per evadere quotidiamente!

    Avverto che la libertà interiore si guadagna un po’ per volta, senza timore di ricominciare a lavorarci, rendendosi conto di quando avviene uno scardinamento, sperimentando la gioia di veder cadere una grata, prendendo coraggio per abbattere anche la prossima… verso una libertà interiore che cresce strada facendo.

  12. Gabriella dice:

    Tante volte nei momenti bui della mia vita (di depressione o affaticamento) ho pensato alla morte come liberazione. Piano piano, però riprendendomi mi sono convinta, Marco, che la morte è senz’altro un passaggio ad una dimensione migliore di questa ma da vivere al momento dovuto; credo sia sicuramente meglio concentrare la nostra energia sui doni e le bellezze della vita (e noi ne possediamo tanti!) e sull’intuire il senso della nostra vita sulla terra.
    Come dice San Paolo nella bellissima lettera agli Efesini (Ef. 4,1):
    “comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto,………una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione…”
    Cerchiamo la nostra vocazione!
    Cara Rosella penso che alla nascita noi siamo più che mai liberi, è vero che i neonati hanno bisogno della mamma per il nutrimento, ma non si vergognano certo di piangere e urlare per averlo!
    Grazie cari amici dei vostri commenti, un benvenuto a Daniela che ha superato il timore di scrivere e di farsi sentire… (chi non ce l’ha?) anche questa è una piccola libertà ri-conquistata.

    Un abbraccio Gabriella.

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