Al Posto Suo


E’ più nobile dedicarsi completamente a un singolo individuo che lavorare diligentemente per la salvezza delle masse.(Dag Hammarskjold).

Lo scenario in cui Hammarskjold  si muove (segretario generale delle Nazioni Unite per due mandati consecutivi, dal 1953 fino alla sua morte nel 1961) non è diverso da quello attuale quindi mi sono sforzato di entrare nella sua testa per cercare di capire come possa aver maturato questa consapevolezza da un ruolo come il suo.

A volte può essere utile mettersi nei panni dell’altro in ascolto empatico per vedere cosa succede nel prendere il suo posto. Un modo per fare esperienza del “ricominciare”.

Certamente non si sentiva l’uomo della scatola (da intedersi come l’insieme dei paradigmi utilizzati per vedere e giudicare il proprio tempo). Ne era fuori la poteva vedere nella sua interezza e vi partecipava. Per scelta e a suo modo.

Non era credente. Parlerà di Dio solo negli ultimi anni della sua vita prima di essere ammazzato.
Ma la com-passione che è quel deposito di infinito che abbiamo dentro di noi e che ci risveglia ogni volta che siamo in ricerca della verità e del senso, alla fine l’ha portato a diventare in-dipendente dalle dipendenze affettive, economiche e di posizione.

Sapeva che interrompere la ricerca di verità e di giustizia significava eliminare anche i requisiti fondamentali che l’alimentano, aprendo la strada ad una visione del mondo dove le persone si sarebbero sentite piccole e inscatolate diventando sempre più deboli e non forti come dovrebbero.

“Sono i deboli ad essere crudeli. E’ Solo dai forti che ci si può aspettare la dolcezza” (Leo Roskin).

Qualsiasi cammino/esperienza che ci aiuta a diventare consapevoli che “Dedicarsi ad un singolo individuo” significa prima di tutto cominciare da se stessi merita attenzione. Strada facendo si incontra “Dio” che si rivela nelle domande di senso e di salvezza. Quindi la questione “Dio” si pone nella misura in cui io mi lascio coinvolgere dalla vita e ne rispondo.

Il secondo anno del percorso Darsi Pace affronta l’atto di fede. Si passa dalla presenza mentale, dallo stato di pace interiore (inizio) a quello della preghiera (fine). Un passaggio delicato, intimo e lento che mi riaccingo a fare certo che nella misura in cui deciderò di fare esperienza di Cristo (così come ho fatto con Dag Hammarskjold per gioco) io entri in quella degli altri per abitare sempre di più la compassione e abbandonando sempre di più il disprezzo.

Photo credit: Alessandro Pinna

Commenti

  1. Caro Domenico,
    ti ringrazio moltissimo per la citazione iniziale. Da sola mi ha consentito di coagulare l’ipotesi sulla quale sto lavorando.

    nessuno conosce nessuno – andare oltre l’empatia è possibile

    Dando per assodato che le strategie difensive falliscono sempre ed assumendo il fatto che noi non utilizziamo che una minima parte delle potenzialità di cervello di cui siamo dotati; forse, l’espansione di tali facoltà necessita di “parole incarnate” di un logos che si faccia carne.
    .
    L’ipotesi che vado sperimentando in questo blog, empiricamente, misurandomi col cosiddetto virtuale (etereo?spirituale?) cercando d’incarnarlo (ho conosciuto personalmente molte persone nei gruppi) fisicamente battendo tasti dai quali procedono parole che danno corpo al mio pensiero, e sulla quale continuo a misurarmi è questa.

    Io sono quell’unica persona al mondo sulla quale posso lavorare, partendo dal fatto che scopro di SAPERE DI NON SAPERE, di non conoscere neppure me stessa.
    D’altro canto, in questo cammino RICONOSCO di essere parte di un tutto.
    Riconosco LA STORIA UMANA nella mia storia personale (il legame con i miei genitori ecc. ecc.).

    Da questo punto di forza, l’umiltà di abdicare alla pretesa di capire l’altro, ma di decidere realisticamente di conoscere me stessa nasce LA PRASSI “REALE”.

    Essere ri-conoscenti e grati: LA GIOIA NELL’ESPANSIONE.

    Il blog è per sua natura adatto ad ABBASSARE LA PRETESA di capire l’altro e quindi favorisce il lavoro su di sè.

    Ciao e buona giornata.
    Rosella

  2. precisazione:
    “Il blog è per sua natura adatto ad ABBASSARE LA PRETESA di capire l’altro e quindi favorisce il lavoro su di sè” donandosi nell’espansione, lasciando andare, come fosse nella pratica meditativa.

    Ciao

  3. ulteriore precisazione.
    “il blog è per sua natura adatto ad ABBASSARE LA PRETESA di capire l’altro e DI ESSERE CAPITO tu quindi…” prova ad ascoltare quando non sei riconosciuto, compreso o fraineso: come te stai?
    Lavorare stanca, ma questo è l’unico lavoro che mi appassioni veramente, e non mi stanco no! me la godo alla grande.
    ciao

  4. caro Domenico, esco or ora da una dura discussione con un amico caro che mi ha contestato per quanto ho scritto a link sottostante:
    http://mafuiane.blogspot.com/2011/11/forza-italia.html

    Mi ha chiesto cosa ho fatto io nel passato per migliorare, per cambiare questo Paese… ho pensato alla mia storia, alle mie scelte forse poco evidenti… e mi sono arrabbiato. Questo piano di discussione non lo accetto.
    La citazione che riporti all’inizio qui, ora mi fa contatto…
    e mi rendo conto che forse la contestazione che ho ricevuto è la stesa che in fondo mi faccio da solo. Probabilmente senza giustizia e misericordia nei miei confronti.
    Anche entrare in empatia con se stessi è un gran casino!
    Grazie

  5. “Essere egocentricamente impegnati a distaccarsi dalla propria egocentrcità,alimenta la propria egocentricità”.

  6. Domenico Parlavecchio dice:

    Anch’io ho condiviso il tuo stesso disagio e questo è quello che sperimento.
    Come sai mi piace partire da ciò che si può toccare quindi vediamo cosa ho fatto io e cosa mi sforzo di fare (la mia missione personale).

    Sono sposato. Voglio continuare ad imparare ad amare mia moglie a parlare dei nostri sentimenti per entrare sempre più in un ascolto profondo.

    Ho due figli e voglio fare il padre. Prestare loro attenzione senza essere interrotto. Soprattutto voglio riscrivere i miei copioni errati e condividergli quelli meravigliosi.

    Lavoro. Molto. E lo faccio facendolo al meglio. Senza scorciatoie. Voglio la fiducia dei miei colleghi.

    Perchè faccio questo?
    Perchè voglio essere un Uomo migliore non di altri ma di quello che sono oggi come marito, padre, collega, …
    Voglio essere felice e trasmetterne altrettanta.

    E questo cosa provoca?
    Relazioni più belle profonde. Speranza. Vicinanza. Persone che si stringono a te e che vogliono stare con te.

    Tutto questo lo faccio perchè sono profondamente innamorato della mia vita e di quella degli altri e delle loro differenze. Non ho paura.

    Quanto mi costa tutto questo? Un paio di esempi concreti.

    Andrea ha 3 anni e mezzo. E quando diventa oppositivo nei momenti meno opportuni (per me naturalmente) mi comportavo male.
    Diventavo scattoso. Alzavo la voce. Il copione del Vinco io / Perdi tu entrava in scena. Non era giusto. Dovevo trovare un’alternativa.
    Mi trasformo in Zuppo- Zuppo: più Andrea dice no, più diventa oppositivo e più lo riempio di baci e ci faccio la lotta.
    Ho trasformato un evento spiacevole in uno piacevole. Ho impiegato circa 2 anni per arrivarci.
    E devo sempre essere presente a me stesso per non ricadere nel copione errato.

    Oggi le aziende cercano persone in grado di gestire il cambiamento mentre prima cercavano gente votata al sacrificio (la solita storia della vittima sacrificale).
    E che vuol dire? Chi sono questi maghi?
    Sono persone che sanno riscrivere il proprio copione perchè il cambiamentio del quale si parla è un cambiamento nelle relazioni
    e nel centrare l’attività sul beneseere e la felicità delle persone.
    Non è un caso che stiano nascendo professioni basate sul coaching o sul counseling.

    Cosa hai fatto per il tuo Paese Simone? Questa domanda è sbagliata.
    La domanda è: Simone, che uomo sei?

    Questa domanda la farei anche al tuo amico e su questo proverei un ascolto non giudicante, accogliente.
    La faccio spesso … le risposte sono bellissime altre volte la sensazione è quella di avere di fronte “esserei vissuti” piuttosto che essere “viventi”.
    Daltronde è il passaggio che dobbiamo fare tutti .. se lo vogliamo naturalmente altriemnti proiettiamo su altri le nostre responsabilità (= dare risposta)

    Un abbraccio

  7. Domenico Parlavecchio dice:

    Cara Rosella,
    discernere è molto faticoso e la frase con la quale ho iniziato rappresenta è la sintesi di un percorso umano di ricerca di Dio che parte dall’umano, una “prassi reale” come hai spiegato bene.

    La frase che mi risuona di più però è quella che dice bene cosa diventiamo quando decidiamo di abitare un mondo piuttosto che un altro.
    Come vogliamo essere deboli o forti?

    Se s’impara ad essere forti si da spazio alla gratitudine quindi riconosciamo l’altro. Questo è l’antitodo all’ego e alle sue espressioni che in ogni occasione presenta sempre il suo copione come ben ci ricorda Michele

  8. E’ Solo dai forti che ci si può aspettare la dolcezza” (Leo Roskin).

    Utilizzo il blog come fosse una palestra per allenarmi all’INDIPENDENZA DALLE DIPENDENZE (dagli automatismi cioè).

    Ogni giorno, quando mi alzo, pratico la meditazione e mi accingo a scrivere il mio diario spirituale, Molto spesso, leggo ciò che è postato nel blog e vi corrispondo meditativamente.
    Lascio risuonare in me le parole così come mi colpiscono e senza trattenere per me quanto emerge, lo condivido con voi. Normalmente a colpirmi sono le parole che hanno a che vedere con il mio momento storico, il mio percorso personale, non altro.
    In fondo nel blog vi è una gran parte del mio percorso di crescita, del mio diario spirituale intendo.
    Questo è il mio allenamento quotidiano al “dal laboratorio non si esce mai” e ci tengo a dirlo: mi piace molto farlo: è come spalancare una finestra nel sole del mattino, tutta la giornata ne risente positivamente.
    Spero che questo mi aiuti nella dilatazione del mio ESSERE TRAMITE del respiro nella Vita.
    Grazie Michele e Grazie Domenico
    un abbraccio
    Rosella

  9. “E’ più nobile dedicarsi completamente a un singolo individuo che lavorare diligentemente per la salvezza delle masse”

    questa opposizione tra impegno su una singola persona, che può essere anche se stessi, e impegno a favore delle masse, potrebbe essere molto relativa.
    Certo se intendiamo il singolo come individuo a sé stante, e le masse come moltitudini di individui, in base alle ideologie materialistiche del ‘900 (liberiste o marxiste) che Hammarskjold aveva di fronte, l’opposizione è ragionevole. Ma se viceversa intendiamo l’essere umano come persona, microcosmo, immagine di Dio, punto relazionale universale, allora il lavoro su una singola persona non può che operare in modo sostanziale su tutte le “masse”.

    Noi crediamo, in quanto ispirati dalla visione cristiana del mondo e dell’uomo, che sia vera la seconda ipotesi. Per cui non avvertiamo questa netta contrapposizione, anzi, più ci impegnamo per la liberazione anche di una singola persona, e più percepiamo la nostra responsabilità per il tutto, e per tutti.

    Un abbraccio. Marco

  10. il nocciolo
    di noi nessuno può
    come maestro porsi
    la distorsione nasce
    da un valore e da
    un dolore “reale”
    indicibile perchè
    sono creato e “io”
    non voglio.esistere
    nell’incomprensione
    “io voglio” morire
    cruento nasce
    il dolore crocifisso
    nella greppia
    Signore ” tu ”
    donato d’essere
    nel sangue
    Spirito Risorto
    beatitudine
    è incarnar la carne

  11. Di questo post mi piace soprattutto il riferimento alla compassione come “ deposito di infinito che abbiamo dentro di noi”. E’ vero! Quando fiorisce la compassione verso di noi o verso l’altro, lì c’è Dio.
    Recentemente ho sentito parlare della “ teologia della mattonella”: perché si realizzi un pavimento, c’è bisogno di tante mattonelle, poste l’una accanto all’altra, nessuna da sola fa il pavimento, ma se ne manca una, esso è monco. Io non posso che essere una sola mattonella, devo stare al mio posto, dove è anche il mio tesoro, svolgere il mio compito, far fruttificare i talenti che mi sono stati affidati, altri faranno come me e insieme renderemo bello e funzionale il pavimento! Auguri a tutti per un impegno che è personale e collettivo nello stesso tempo. Mariapia

  12. antonella dice:

    solo grazie per il vostro dono, tutti voi carissimi, per aver rafforzato il mio desiderio dell’io, per aver incoraggiato la mia accettazione e per aver premiato il mio lavoro, quello che ho fatto col singolo e in relazione all’uomo.
    un abbraccio antonella

  13. Domenico Parlavecchio dice:

    Caro Marco
    quando lessi questa frase mi venne in mente
    “Chi salva una vita salva il mondo intero” tratta dal Talmud e claim
    del film Shindler’s List.

    Non avevo dato il giusto peso alle parole “individuo” e “masse”
    perchè le avevo sostituite troppo velocemente con persona/vita.

    Grazie per avermelo fatto notare.

    Sono convinto che ancor oggi ci percepiamo così, individui e viviamo molto spesso in contrapposizione anche se è diventata chiara che
    siamo altro.

    Siamo persone in una rete di relazioni e in quanto tali la cura verso
    una sola persona si espande e abbraccia anche gli altri.

    Questo nuovo modo di vivere ha bisogno di essere sostenuto giornalmente
    per evitare che l’energia che guida questa espansione diminuisca
    e con essa regredisca tutto il resto.

    Lo vedo nelle mie relazioni, appena abbasso il livello tutto si abbassa.

    Rimane il tema di quali relazioni nutrirsi, quale
    “mondo di relazioni” abitare. Di quale visione dell’uomo nutrirci
    perchè questa svolta sia dirompente.

    L’esperienza di questi anni insieme a tutti voi mi ri-conferma
    il piacere (quello che anima lo spirito di ciascuno di noi e che
    lo rende vivo) della proposta crisitana. Non è un caso che mi ritrovi
    di nuovo a frequentare il 2° anno, l’anno di una rinnovata confermazione.

    Vi ringrazio tutti

  14. … ritengo che vi sia anche un’ ulteriore variabile: quella dell’osservatore.

    “E’ più nobile dedicarsi completamente a un singolo individuo che lavorare diligentemente per la salvezza delle masse. ”

    se è l’io egoico che osserva (il peso della massa nella fisica) non vi è dubbio che salvare le masse sia apparentemente più nobile. Ma è una via realmente percorribile? qualcuno l’ha realizzata compiutamente?
    se invece l’osservatore si pone in conversione, allora la questione diviene quella dei campi quantici… ed è tutto da sperimentare ancora, svelandone il mistero dell’UNO che è TUTTO CONTEMPORANEA- MENTE. allora anche il tempo e lo spazio assumono dimensioni integre come fossero l’eterno infinito…

  15. Sono una deficiente!
    Ho ridetto esattamente le stesse cose di Marco anche se in altro modo.
    Non me ne ero accorta prima.
    ciao a tutti e scusatemi.

  16. Domenico Parlavecchio dice:

    Un’altra spiegazione con altre parole

    La forza delle “masse” si esprime in fisica con
    F = m * a. F cresce all’aumentare della massa e/o dell’accellerazione: F = m * a.

    Muovere grandi masse significa avere una grande forza.

    Oggi la “massa” si identifica con una nicchia (ordine professionale, associazione sindacale, ..) quindi abbiamo tante masse che per incidere devono fare sinergia.

    Cosa non facile come possiamo sperimentare nel nostro quotidiano e come stiamo vedendo in questi ultimi mesi in Italia e in Europa … c’è molto lavoro da fare e grosse opportunità 🙂

Lascia un commento