Il post per domani

Cari tutti, approfitto dell’abilità delle mie strategie di rimozione per condividere con voi il famoso “Esercizio in 9 punti” che ho dovuto affrontare per uscire dall’impasse.

Questo esercizio lo potete trovare nel libro di Marco Guzzi “Perdonarsi” a pag. 127-8.

1 – Descrivere la situazione o il fatto che ci ha turbato, ferito, o scosso. Spieghiamo in estrema sintesi perché ci ha turbato, che cosa ci abbia offeso in particolare.
Scopro alle nove di sera che il post da pubblicare il giorno dopo lo devo scrivere io. Evidentemente le mie strategie di rimozione hanno funzionato meglio del solito 😉
Vado nel pallone e per due ore (di orologio) rimango come un salame davanti al computer, con una vocina sotto che mi dice: “quello che stai dicendo è falso e inutile”, ovviamente non riesco a scrivere una parola.

2 – Esprimiamo, se c’è, in forma diretta e senza censure la nostra rabbia, dopo averla emotivamente contattata.
Che coglione che sono!!! Ma come faccio a concentrarmi con tutto questo casino intorno!!! Quello che stai pensando sono tutte cazzate!

3 – Ci chiediamo: di che cosa ho veramente paura? Lasciando che le paure stratificate emergano una dopo l’altra.
Sono paralizzato: ho paura di non farcela; ho paura dei giudizi; ho paura di confermare la mia impotenza; ho paura di esistere; ho paura del nulla.

4 – Scendiamo nel nostro punto di dolore o di scissione, sotto tutte le nostre rabbie e paure, e impariamo a lasciarlo parlare. Probabilmente si esprimerà in forma molto semplice, del tipo: mi sento perduto, disperato, estremamente solo, non c’è niente da fare etc.
Aiuto! Voglio sparire, non ce la faccio. Questa è la fine. Sono solo.

5 – Ci chiediamo: quando mi sentivo così disperato e triste o solo e perduto nella mia infanzia? In quali occasioni? E che cosa facevo quando mi sentivo così? Come mi comportavo?
Il marito di mia madre periodicamente andava fuori di testa: almeno tre o più giorni di scene violente con urla, casa distrutta, porte che sbattevano e violenze fisiche. Io ero disperato, cercavo il più possibile di stare lontano da casa. Quando ci dovevo andare, cercavo di rendermi il più possibile invisibile: non respiravo, non esistevo. Quando si entrava in quella follia non c’era cosa in grado di consolarmi o distrarmi. Tutto era inutile. Quello per me era l’inferno.
Quando non andava fuori di testa, la mia vita e quella di mia madre erano totalmente condizionate dalla paura di fare qualcosa che potesse rompere il suo fragilissimo equilibrio, e precipitare nuovamente nella follia. Cosa che avveniva comunque, almeno una volta al mese, e che si intensificò nella frequenza e intensità con la nascita di mio fratello.

6 – In questo modo possiamo individuare le forme specifiche del nostro mascherarci/difenderci, ed anche le conclusioni errate retrostanti, del tipo: se mi chiuderò in me stesso starò più al sicuro, oppure: se non mi concederò di sentire le mie emozioni, soffrirò di meno, e così via.
Se non esisterò starò al sicuro;

7 – A questo punto  ci chiederemo: nella situazione da cui siamo partititi abbiamo agito almeno in parte reiterando questi codici di comportamento: forzando le cose per controllare, per tenere a distanza, o per compiacere l’altro?
Ovviamente si. Questa strategia difensiva ha condizionato tutta la mia vita. Molto spesso, quando devo fare qualcosa, mi capita di rimandare, bloccarmi con la paura di veder confermata la mia impotenza, con il timore del giudizio altrui, con il terrore che sia tutto inutile.

8 – Ritorniamo adesso a contattare il nostro punto di scissione, il nostro dolore profondo, quella ferita che avevamo già incominciato a sentire nel punto 4, e trasformiamola in un luogo di invocazione e di preghiera. Proprio lì dove fummo separati dalla vita noi ci ricolleghiamo adesso alla Sorgente  implorando il suo aiuto: Signore della vita, aiutami! La richiesta di aiuto, nel luogo della nostra impotenza, ci riconnette alle profondità dell’essere proprio lì dove ne fummo separati.

9 – A volte accadrà che da quelle profondità ascolteremo parole di risposta e di conforto. L’Amore da cui fummo separati potrà tornare a parlarci, a dirci le parole amorevoli che il nostro cuore attende da sempre di udire. Proviamo perciò a sintonizzarci con l’Amore che c’è in noi e ad ascoltare che cosa abbia da dirci in questo momento. Per facilitare questo passaggio possiamo chiederci: che cosa diresti ad un bambino impaurito che chiedesse adesso il tuo aiuto? Il nostro amore infatti è sempre Amore divino. L’Amore di tutti è Uno.

 

Comments

  1. Filomena says:

    Caro Andrea,
    non sono una formatrice, né una psicologa, ma credo che il fatto che tu abbia deciso di scrivere queste parole che ti riguardano così da vicino, dall’intimo, sia un segno bellissimo!

    ti abbraccio, con affetto
    Filomena

  2. Filomena says:

    e mo te metto pure su FB! 😉

  3. giovanna says:

    Grande, grande, grande Andrea! ci fai capire che non c’è ‘altro’ da comunicare se non quello che bolle in pentola: quello è il cibo buono, fresco, anzi caldo,che può nutrire noi ed anche gli altri.
    E le cose non accadono a caso: ti sei dimenticato del post perchè dovevi farci questo bel regalo!
    Grazie| grazie! grazie! giovanna

  4. antonella says:

    condivido pienamente. un abbraccio antonella

  5. rosella says:

    ne avevo proprio BISOGNO
    1 – …
    2 -Non sono arrabbiata con alcuno: “cosa vuoi che mi arrabbi a fare che tanto non serve a niente.”. Posso solo accogliere questa mia impotenza nel suo dolore e nelle sue lagrime e provare ad andare UN PO’ PIU’ GIU’
    3 – 4 – Non sento neppure la paura. Paura di checosa, di morire? Paura di non farcela, a far chè? a vivere? Io so di non farcela a vivere, così come so che desidero che sia finita: questa vita.
    “Desidero morire mio Signore e mio Dio. Toglimi da questo inferno, te ne prego sarebbe preferibile mille volte il nulla… .”
    Desidero la non esistenza: il mio grido a te o Dio è: TOGLIMI L’ESISTENZA, rimandami nel nulla dal quale mi hai tratta.
    5 – Ho rivisitato talmente tante volte il luogo della mia infanzia nel quale mi lasciavo morire d’amore non corrisposto:”che importanza ha che io ora. per l’ennesima volta vi abiti?”
    Tutto questo non fa che confermare la mia impotenza: “una bambina aveva la pertosse, io mi sono ammalata contraendola a pochi mesi, il medico ha detto a mia madre di staccarmi dal seno per darmi cibi solidi e io mi sono lasciata morire d’amore” ancora oggi quando vengo privata dal nutrimento che desidero, mi lascio morire…
    Non sopporto alcuna QUARESIMA, qualunque sforzo E’ TROPPO per me
    Colpa di chi? Non certo dei miei genitori che mi hanno offerto in olocausto sull’altare delle buene intenzioni della scienza. Mia madre ed io CONTEMPORANEAMENTE nella depressione. Cosa che alla prima occasione io ho perpetuato SIA CHIARO! in entrambe le modalità, quella depressiva e quella reattiva. Tanto per non farmi mancare proprio nulla! Ma TUTTO QUESTO a che mi serve? se non a sapere che siamo ancora più impotenti di quello che pensiamo?
    L’impotenza di cui faccio esperienza personalmente non è neppure una mia COLPA ma è una colpa DI GENERE umano. Una INSIPIENZA UMANA che pare debba SEMPRE correggere sè stessa, ma: SOLO DOPO aver errato..
    Forse la CORREZIONE FRATERNA è questo luogo in cui il grido umano concepisce DA SOLI SI MUORE, prima ancora che una modalità del FARE.
    E’ fraterna poichè IMPLICA IL RAPPORTO con l’altro, l’uscita dalla STESSA SOLITUDINE
    Vedremo
    6 – La mia conclusione errata è : se non esisterò non potrò morire e son qua ancora che esisto invocando la non esistenza.
    7 – In questa situazione mi sto lasciando andare, ora come allora, nel nulla scivolo lentamente, affondo mollemente in queste sabbie mobili e mi pare di essere felice: nella pace. Spero di SCOMPARIRE per sempre e per tutti, che svanisca OGNI RICORDO.
    8 – 9 – e quel che mi domando è questo: Quando Tu Gesù decidesti di salire a Gerusalemme, forse anche Tu desideravi FARLA FINITA. Tu lo sai che quando sto proprio male ti ricordo che io sono ancora qua, a 66 anni, mentre tu lo a soli 33 di anni decidesti di SALIRE AL MONTE … .
    Il mio solo merito è quello di ACCONSENTIRE imitando ciò che tu hai fatto: ” Padre, nelle Tue mani rimetto il mio Spirito e LA SIGNORIA DEL TEMPO”
    Ora abito in questo dolore, che non è più angoscia disperata, ma una consapevolezza dolce che accoglie la parola: “PERMANERE nella correzione fraterna”. All’interno cioè di quella realazione in cui l’ascolto della Tua parola CI RENDE ADATTI, stante tutti i nostri STESSI LIMITI: “io sono Tu che mi fai”.
    Caro Andrea
    ti ringrazio moltissimo e ti abbraccio
    con AFFETTO e STIMA
    Rosella

  6. sr Maria says:

    Grazie Andrea!
    la tua condivisione semplice e schietta è un dono per me che leggo e ti sento vicino, ed una conquista per te di uno spazio più ampio di libertà, di un’apertura più grande nell’accoglienza della forza di vita che ti raggiunge continuamente come lo scorrere di un fiume sulle radici di un albero.
    Un grande e affettuoso abbraccio

  7. Bruna B. says:

    Grazie Andrea, il tuo coraggio mi ha riempito di nuova speranza e di commozione.
    Ti ringrazio anche della costanza che hai nel lavorare con me, con noi tutti, nel nostro gruppo da tanti anni.
    La tua presenza, come quella di tutti i compagni di questo viaggio che facciamo insieme ormai da tempo, è per me, ed immagino anche per altri, fonte inesauribile di cibo gustoso, tanto caro al mio spirito.
    Un abbraccio.

  8. Grande, commovente, potente e profondo Andrea: mi/ci riconosciamo nel tuo/nostro itinerario terreno, fatto di cadute, scivoloni imprevisti,irti ostacoli, di duro impietoso cozzare con la realtà quotidiana e con una REALTA’ esistenziale (e psichica)che è quella che “è” in sé e per sé, promanazione e anche nostra umana produzione/artefazione/sublimazione del nostro essere in verità cadùchi, imperfetti, contraddittori, fallaci, limitati, codardi. Un itinerario composto di duri conflitti che rappresentano un’amplificazione delle proprie imperfezioni, limiti, errori, ombre, egoismi e paure. Realtà che quasi mai è quella che, quanto meno psicologicamente, vorremmo o desideriamo che fosse… e via così a depressioni, ansie, attacchi di panico, fobie, fisse e ossessioni…etc., espressione tutto ciò di una SCISSIONE – esprimentesi nel malessere del vivere e della vita – dalla primigenia felicità Divina trasfusa e impastata in noi nell’atto della originaria Creazione. Dall’UNO al duo,al trio… divisione in divisione… fino al mondaccione,-one -one, brutto e imperfetto. Analisi e distinzioni e divisioni che noi progettiamo e operiamo per proteggerci. Ma dal Dolore si può risorgere, accogliendo la parola cristiana dell’Amore, parola difficile da inverare nella vita di tutti i giorni. E’ dura ma si può, ce la si può fare, nell’ambito di scelte e cammini da intraprendere nel più ampio ambito del proprio libero arbitrio. “E la Verità ci farà Liberi” (Vangelo, Giovanni)… davvero soggiungo io e continuo ad augurarmelo a me stesso. Porsi in ascolto e apprendere la Verità per poter risorgere ogni volta nuovi e diversi, pur essendo quegli stessi di prima,dalle proprie ceneri… miserie,come l’Araba Fenice della leggenda. Grazie Andrea per la tua crudelmente sublime ma vera e autentica testimonianza e… buona vita a tutti.

  9. giovanna says:

    le strane coincidenze: proprio oggi all’8° incontro del 2° anno Marco ha spiegato e guidato l’esercizio a 9 punti!
    Vedi che la tua dimenticanza non è stata casuale ma quasi programmata!
    Grazie ancora Andrea! un grande abbraccio. giovanna

  10. Grazie di cuore a tutti per i vostri calorosi e profondi commenti, mi sento molto coccolato! 😀
    A proposito di coincidenze: io ce l’avevo un post che mi ronzava in testa, e avrei pubblicato quello, peccato che l’argomento era proprio quello che ha affrontato Filomena, con perfetta sincronia, nel post precedente… 😆

    Un caloroso abbraccio a tutti.

  11. Filomena says:

    la sincronia della sincronia !
    la sincronia al quadrato ! 😆

  12. Brunella says:

    Carissimo Andrea,
    grazie della tua testimonianza e del tuo coraggio,
    è un dono per tutti noi,
    mi associo alla sincronia del nostro sentire.
    Un abbraccio fraterno a tutti.
    Brunella

  13. Gabriella Somma says:

    Che spontaneità e che coraggio!! Ti abbraccio Gabriella

  14. Salvatore says:

    Vedrò di farlo oggi, visto che sono a letto con l’influenza… 🙁

  15. “la SIGNORIA del TEMPO”, Rose’, la signoria del tempo rimessa nelle mani del Padre. Com’è bello !. il Tempo, quello vero e onnicomprensivo che racchiude la quintessenza della propria vita, ben oltre il solito detto “il tempo è galantuomo”… Alla fine dei giorni, propri come di quelli universali dell’Umanità. Qualcosa di profondo. Saluti a tutti. Pino.

  16. Rosella says:

    grazie per l’ascolto Pino.

    Nella mia personale esperienza, parte integrante della trasformazione in atto, è legata proprio al CONCETTO incarnato DEL TEMPO che è gioco forza trascini con sè, come fosse POLVERE DI STELLE lo spazio e LA MATERIA. Primo fra tutto, quella parte di universo che è consapevole di sè, cioè, L’UOMO.

    NEL PRESENTE (l’eternità è fatta di ADESSO) si percepisce CONTEMPORANEAMENTE ciò che è RISORTO.
    Ti abbraccio.
    Buona giornata
    Rosella

  17. Ottimo lavoro, grazie.
    L’esercizio rende molto chiaro il rapporto tra ferita, paralisi, e ripetizione del circolo vizioso dell’impotenza:
    se niente ha senso, che senso può avere fare un post? e quindi tanto vale non farlo, o scordarselo, disperandomi della mia impotenza che mi convalida l’idea che niente abbia senso, e che non ci sia proprio niente da fare.

    La rottura del circolo vizioso si attua dapprima mediante la consapevolezza delle dinamiche bloccanti, e cioè attraverso la confessione, e poi attraverso la richiesta di aiuto, la preghiera, l’invocazione, dentro l’impotenza, di un altro contatto con la Fonte, proprio lì dove fummo tagliati fuori.

    Lunedì scorso abbiamo introdotto nel Gruppo del 2° anno questo esercizio, ed è stato davvero sconvolgente e commovente vedere alcune persone che hanno raggiunto direi subito il contatto con la Voce dello Spirito, con la Consolazione che ci sblocca e ci ridà la voglia di vivere…

    Come sempre la pratica motiva la pratica, la pratica e solo la pratica.

    Un abbraccio. Marco

  18. “La rottura del circolo vizioso si attua dapprima mediante la consapevolezza delle dinamiche bloccanti, e cioè attraverso la confessione, e poi attraverso la richiesta di aiuto, la preghiera, l’invocazione, dentro l’impotenza, di un altro contatto con la Fonte, proprio lì dove fummo tagliati fuori”
    Cercherò di capire e di mettere in pratica.
    Grazie Marco

  19. patrizia says:

    Leggendo è possibile percepire il dolore di un cuore:chiedere di “tornare dal nulla” è un pensiero di profonda tristezza. Tutto quanto, intorno a me non è mai frutto di un caso.Ognuno di noi è l’espressione di un desiderio di realizzazione di un progetto magnifico.Quel piccino del mio nipotino, nuovo nuovo, me lo guardo fino alle lacrime e ci vedo un progetto magnifico, commovente. Avrà da faticare ma con quei pugnetti sempre in primo piano procederà come un figlio della Luce. Siamo tutti una prospettiva di gloria. Non è allettante questo pensiero? Non è invitante a dare un calcio a tutto ciò che mi impedisce di intravedere “cosa posso fare di nuovo”. E questo cuore così addolorato che si strugge??? “Dare l’amore è tutto l’amore che io desidero”…dove l’ho letto? Sentirci impotenti è una grande fregatura che ci facciamo da soli. Siamo la gloria di Dio.
    Il momento di MG che preferisco amici sapete qual’è? E’ quando si accende e mi ASSICURA che sono curato, amato e protetto, guidato e che in mezzo a noi c’è questa grande promessa…non ve ne accorgete, amici??? lasciamoci invadere da queste parole rassicuranti.coraggio

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