Vita consacrata perché lavorata

La vita spirituale va coltivata. Proprio come la terra.
Dev’essere arata, dissodata, liberata dai sassi, irrigata, concimata… in breve “lavorata”!  Con fatica e amore, con ritmo annuale, mensile, quotidiano. Così la Semente può sprigionare in essa il miracolo della vita, inesauribile.

Il lavoro spirituale riguarda tutti, compreso…  preti, frati e suore. Proprio così, dal momento che l’ammonizione del Siracide: “Se ti presenti per servire il Signore preparati alla tentazione” (2,1) è rivolta non solo a novizi e novizie ma anche a veterani e veterane dei monasteri: essendo una decisione da rinnovare ogni giorno quella di servire il Signore con integrità, è quotidiana anche la tentazione di non farlo (parlo per esperienza). Perciò il lavoro spirituale si addice senza sosta alla vita consacrata. La professione religiosa in effetti non è una vaccinazione, ma l’assenso a diventare ciò che si è chiamati a divenire.

Sono di aiuto gli esercizi spirituali (annuali e mensili) raccomandati a preti e religiosi/e dal Diritto canonico e dalle regole dei vari istituti; sono pratiche collaudate, “esercizi” e non solo bei pensieri. Ma, come un po’ tutto oggi, anche i tradizionali esercizi spirituali sono in crisi-ricerca di modello e di metodo per un efficace lavoro dell’orto interiore.

L’appello a coltivare con un po’ più di cura il terreno di cui sono impastato è ri-suonato in me tramite i Gruppi Darsi Pace. L’integrazione dei tre livelli (culturale, autoconoscitivo, spirituale) sospinge a lavorare organicamente. Ad es. la preghiera non sguscia fuori dall’abitudine finché non sgorga ogni volta da una cosciente molla che la ispiri. La Semente “prodigiosa” elargita dal Cielo penetra nel mio terreno nella misura in cui rivolto e rigiro le zolle, purificandole da sassi ed erbe selvatiche. La consacrazione che viene dall’Alto trova sempre più spazio in un terreno un po’ più lavorato, che cioè sa come è fatto, di cosa ha davvero bisogno, e quindi invoca il sole e la pioggia, la lama dell’aratro e l’agrodolce del concime, il colpetto di zappa e il solletico del rastrello. Più divento cosciente di aver necessità di Luce, più so cosa chiedere al Sole. Più individuo le trappole nascoste nel sottosuolo e più imparo a disinnescarle. Più guardo in faccia le mie paure, e meno esse mi impauriscono. Le addomestico!

Riconoscendo lucida-mente le mie erbacce, non le vedo più col filtro del giudizio altrui (cosa pensano gli altri). Imparo ad accettarle per quelle che sono e a farne un’occasione di lavoro invece che di paralisi. Sento – con sollievo – che è inutile “forzarmi” di mascherarle; e non dovendo più nasconderle – anzitutto a me stesso – trovo l’inedito coraggio di affrontarle, estirparle magari.

Mentre  penso/dico all’altro “stai giudicando”, non giudico io forse il suo dire? E prima ancora la sua stessa persona? Ci sono persone che, qualsiasi cosa dicano,  è sempre e comunque storta…  Ma è arido lui o sono di pietra io? Rendermi conto di come funziono egoica-mente è un passo che già allenta la rigidità, la difesa, l’attacco. Il successivo passo è lavorare sulle mie parti distorte. Quelle dell’altro non posso modificarle io, se non attraverso la mia conversione e il derivato relazionarmi con lui.

Da dove partono le parole che dico agli altri? Che cosa mi spinge a dire “queste” parole a “questa” persona? Il mio ego o il mio amore  per lei? Non c’è bisogno di spiegare la differenza tra una correzione fraterna animata dalla carità e un’aggressività dettata dall’ego (sempre impietoso).
Poiché una parola può creare ghiaccio oppure scioglierlo, occorre far attenzione nel parlare.
C’è differenza tra il capirlo con la testa e il sentirlo nella carne.
Più lascio posto al Cristo che si incarna dentro di me (“non ego, Christus”) più vedo le cose come lui, provo… a fare le cose come lui (saluto chi non mi saluta, benedico chi mi maledice,  …)

Ho incrociato altri preti ai corsi DP. Ci sono suore che frequentano i Gruppi. La vita consacrata va lavorata, come la terra. Ci fa bene coltivare l’orto insieme a voi, carissimi amici di DP.
E’ bello apprendere dai nostri lavori che i terreni di cui siamo fatti si assomigliano concretamente tutti.

Comments

  1. Brunella says:

    Carissimo Corrado,
    le tue parole sono ulteriore nutrimento per il mio terreno, in fase di lavorazione e arrivano in profondità, mettono radici,
    sono rivoli di pioggia che irrigano,
    semi che cadono su zolle accoglienti,
    attrezzi utili per ammorbidire ancora,
    amichevole invito a procedere nella fatica quotidiana,
    con il bello e il cattivo tempo,
    ad andare avanti,
    con fatica, pazienza e perseveranza,
    con lavoro umile
    che ci toglie dalla schiavitù e ci fa liberi.
    Noi tutti,
    laici e consacrati,
    possiamo diventare
    una distesa infinita, di prati fioriti, di campi pieni di messi,
    di giardini rigogliosi, di colorati frutteti, di boschi verdeggianti…
    Ognuno di noi può diventare, il contadino, il giardiniere amorevole,
    confidando in una Natura Benigna che trascende i nostri sforzi.
    Grazie.
    Un abbraccio.
    Brunella

  2. Luciana Poleggi says:

    Grazie Corrado di questo bellissimo post, è vero la ” terra” bisogna lavorarla, coltivarla ed estirpare le erbacce per poterne poi vedere i frutti. Anche il Papa si definì come un lavoratore della “vigna”! Ti saluto e ci auguro “un buon raccolto a tutti!” 😆

  3. rosella says:

    Caro Corrado,
    grazie!

    In questo periodo sono attratta dal comprendere come si possa addivenire ad una CORREZIONE FRATERNA ed il tuo scritto mi fa memoria del primo incontro con te, all’intensivo dell’Immacolata del 2009 e degli altri che si sono susseguiti anche con le differenti persone religiose, consacrate, che partecipano ai gruppi dp.

    Ritengo che questa “correzione fraterna” sia un dono;della serie: IL CENTUPLO QUAGGIU.
    Una fioritura lenta, che si manifesta dando frutto, alla Sua stagione e nella misura in cui il nostro cuore dilata in una accoglienza reciproca; riconoscendo nella condivisione che: ” i terreni di cui siamo fatti si assomigliano concretamente tutti”.

    Penso che trattasi di UNA GRAZIA DI COMUNIONE elargitaci dal Padre; quasi a volerci fare sperimentare nel transito terrestre gli effetti tangibili del DONO D’AMORE fattoci dal Figlio NELLO SPIRITO..

    Ti ringrazio e Vi ringrazio per tutti i sorrisi che mi avete rivolto in questi anni e per il coraggio di mettere in gioco nei gruppi umilmente la vostra umanità. Avete minato alle fondamenta quel castello di pregiudizi e di qualunquismo di cui sono ancora in parte impastata,.

    Un caro abbraccio .

    Rosella

    p.s. complimenti Brunella !!!

  4. Carissimo, certamente non è un caso che il nostro lavoro dialoghi, da oltre 20 anni, con la Vita Consacrata: è un altro segno della fine del regime di separazione che l’ego residuale tenta di mantenere in vita.

    Lungo gli ultimi secoli abbiamo troppo separato la vita consacrata da quella dei “laici”, dimenticando o sottovalutando la comune base battesimale.
    Abbiamo così creato cristiani di serie A, che tentano per davvero la via trasformativa, e cristiani di serie B, ai quali al massimo si richiede un po’ di morale e la messa la domenica.

    Questo sistema storico sta franando: oggi siamo chiamati tutti a riscoprire il senso originario della nuova nascita in Cristo.
    Solo questa Nuova Evangelizzazione, innanzitutto dei cristiani, potrà rinnovare poi tutte le forme specifiche in cui possiamo vivere la fede: matrimonio, vita consacrata o sacerdozio, in modi però molto più relazionali e comunionali….

    Un bel lavoro.
    Grazie delle tue parole che illuminano proprio questa speranza.
    Marco

  5. giovanna says:

    Grazie Corrado, bellissima meditazione quaresimale! Lavorare il proprio terreno, conoscere come è fatto, capire di cosa ha bisogno, condividere da bravi contadini i segreti di una buona coltivazione.
    E’ davvero un segno di grande speranza l’esperienza che facciamo nei nostri gruppi: laici e consacrati che condividono un cammino di trasformazione, in semplicità, umiltà, fraternità; un unico popolo di Dio in cammino, al lavoro nella vigna del Signore.

    “Noi tutti,
    laici e consacrati,
    possiamo diventare
    una distesa infinita, di prati fioriti, di campi pieni di messi,
    di giardini rigogliosi, di colorati frutteti, di boschi verdeggianti…
    Ognuno di noi può diventare il contadino, il giardiniere amorevole,
    confidando in una Natura Benigna che trascende i nostri sforzi”. Grazie Brunella.

    Un abbraccio. giovanna

  6. Che belle e fresche parole ti sono fiorite in cuore, cara Brunella!
    Ricambio fraterna-mente, cara Luciana, Rosella, Marco, Giovanna, il vostro cordiale ascolto.
    Sappiamo, sentiamo, che il nostro incontrarci “lavorativo” nei Gruppi di Marco non è semplicemente un caso.
    Benediciamo il Signore del campo che, chiamandoci a lavorare insieme, Egli stesso lavora in noi e per noi e con noi.
    Corrado

  7. Corrado says:

    Oggi sono 30 anni che sono prete.
    Il Signore non si stanca di chinarsi a lavarmi i piedi.
    Ringraziandolo di tutto cuore, gli chiedo di aiutarmi a seguire eucaristica-mente il suo esempio.

    Una preghiera per me oggi.

  8. rosella says:

    Grazie Corrado per questa condivisione, auguri e: non mancherò di corrispondere al tuo desiderio.
    un abbraccio
    Rosella

  9. giovanna says:

    Grazie Corrado. E’ un giorno di ringraziamento al quale mi unisco con tutto il cuore.
    Ringrazio il Signore per il dono del tuo sacerdozio, per la tua presenza attiva, discreta, nei nostri gruppi: un vero dono per Darsi Pace e segno di grande speranza.
    un abbraccio, in comunione di preghiera. giovanna

  10. Lavare i piedi, aiutare, pregare, gli uni per gli altri.
    Perché i terreni di cui siamo fatti si assomigliano concretamente tutti.
    Corrado, un caro saluto
    Aldo

  11. Coincidendo con la domenica di Quaresima, quest’anno l’Annunciazione è celebrata liturgicamente il 26 marzo.
    Buon ascolto dell’annuncio a Maria, che ha pacificato il mondo, ponendo nei nostri cuori il seme della preghiera.

    “Ho aperto le mie mani
    e il mio grembo al tuo passaggio,
    perché Tu, o Dio,
    sei un fiume profondo,
    il fiume della Sapienza.
    Nata immacolata
    io ho conosciuto
    il principio della felicità,
    poi Dio sono entrata
    nella babele degli uomini
    e la mia lingua
    stava perdendo suono,
    finché l’angelo vi ha posto
    il seme della preghiera”
    (Alda Merini, da “Magnificat”)

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