Lampi – L’alienazione del mondo dei “tecnici”: Marx, Heidegger, e il Papa

Carissime amiche e carissimi amici,

una delle cose più divertenti e al contempo più inquietanti del nostro tempo è che non si parli più dell’alienazione. Per circa due secoli, infatti, almeno a partire da Hegel, la civiltà occidentale ha approfondito questo concetto da ogni punto di vista: l’essere umano tende ad alienarsi, e specialmente le strutture del mondo industriale facilitano questo movimento di estraneazione da sé.

Oggi tutto questo non è più un problema.
Oggi abbiamo i “tecnici”, infatti, e stiamo perciò tranquilli: questo mondo va bene così com’è, va solo un po’ meglio organizzato.
La tranquillità però è una delle caratteristiche che Heidegger indica dello stato di totale alienazione e inautenticità, propria dell’uomo perduto nella chiacchiera mondana: “Questo stato di tranquillità dell’essere inautentico non conduce  all’inerzia e all’ozio, ma all’attività sfrenata”.

“Tranquilli” dunque sì, ma per niente pacificati…

Chi sta governando il mondo, e da tempo ormai?
I tecnici dell’economia: economisti, banchieri, giornalisti economici, dirigenti commerciali, agenti finanziari.
E quale spirito guida questi “esperti” e questi “professori”? che cosa ispira e orienta fin dall’inizio il pensiero complessivo dell’economia politica occidentale?

Facciamocelo ricordare dal giovane Marx: “La rinuncia a se stessi, la rinuncia alla vita e a tutti i bisogni umani, è il suo dogma principale. (…) Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato”.

I tecnici dell’economia cioè, secondo Marx, applicano con esattezza matematica i criteri per portare a compimento la nostra alienazione: sono i più precisi e i più affidabili, in questo senso.
Ma anche Adam Smith, il padre del liberalismo moderno, non era meno pessimista sulla natura e sugli effetti della mentalità mercantile: “Questi sono gli inconvenienti dello spirito commerciale. Le intelligenze si restringono. L’elevazione degli spiriti diventa impossibile. L’istruzione è disprezzata o, quanto meno, trascurata, e manca poco che lo spirito eroico sia del tutto spento”.

Cosa che constatiamo ogni giorno, in un moto di accelerazione che sembra sempre più un gorgo di annientamento: in fine velocior….

I tecnici e i banchieri sono perciò gli ultimi dirigenti possibili di un Occidente che sfuma nel proprio inesorabile e tragico Tramonto: si sostituiscono ai loro prestanomi politici e prendono direttamente la guida della storia: dirigono il mondo e ci dirigono con esperta perizia “tecnica” alla cata-strophè, all’ineluttabile punto di rovesciamento.

Essi, i “tecnici”, sono l’esatta e scrupolosissima realizzazione della riduzione del pensiero a calcolo, della terra a fondo inerte di energie da sfruttare, e dell’uomo a risorsa economica o capitale umano.

Tecnici sono ormai anche i medici e gli intellettuali; tecnici sono gli psicologi e perfino i preti, così competenti in analisi economiche o in tecniche (appunto) della comunicazione; tecnici sono ovviamente i politici e addirittura gli scrittori, ridotti anch’essi  a produrre libri con lo stesso spirito con cui si producono lavatrici, merendine, o crociere dall’esito sempre più incerto…  

Il problema è che tutta questa esattezza e competenza “tecniche”, così tanto rassicuranti all’apparenza, si fondano poi però sulla cosa più inquietante, e cioè proprio sul processo di alienazione universale, sulla tendenza travolgente a cancellare dalla terra lo spessore divino dell’uomo. Ancora una volta Heidegger vide molto bene: “L’esattezza comanda sul vero e mette da parte la verità. Proprio la volontà dell’assicurazione incondizionata fa apparire l’insicurezza universale”.

Siamo entrati in altri termini in una nuova fase di insicurezza assoluta e di alienazione senza precedenti.
Perciò nessuno parla più di alienazione, in quanto siamo talmente alienati da esserci perfino dimenticati di esserci alienati, e che potrebbe sussistere da qualche parte un modo meno schizzato e pazzo e insano di esistere.

In termini biblici potremmo dire che siamo talmente sprofondati nelle tenebre del peccato, da non credere neppure più che esista un mistero di originaria caduta in queste tenebre.
Ed infatti mi pare che un gran numero di cristiani, e addirittura diversi teologi (?),  non ritengano più necessario riferirsi al mistero del peccato delle origini: il cristianesimo viene così ridotto a morale, a generico altruismo, a impegno sociale, a maquillage di questo mondo, un po’ di cipria umanitaria e siamo tutti salvi, come denuncia da tempo Enzo Bianchi: “la Chiesa è divenuta sempre più ministra di parole etiche, sociali, politiche, economiche, e sembra aver smarrito l’uso del suo messaggio proprio”.

Per fortuna però c’è ancora Benedetto XVI che sta tentando di ricordare a tutti noi che il compito specifico e primario della Chiesa è invece proprio quello di strappare il mondo dalla sua radicale e originaria alienazione: “Mediante i discepoli e la loro missione il mondo nel suo insieme deve essere strappato dalla sua alienazione, deve ritrovare l’unità con Dio”.

La Chiesa deve cioè ripetere col Cristo: “non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato” (Gv 2,16).

Le leggi del mercato restino cioè a regolare il gioco delle merci, ma guai a ridurre il tempio di Dio, e cioè innanzitutto l’Uomo, a merce di scambio.
E guai a ridurre il fenomeno umano nel suo complesso ai parametri “tecnici” dell’economia.

Purtroppo però per questa nostra umanità dolente e smarrita, alienata al punto da non capire più neppure cosa significhi “alienazione”, il problema non sembra più essere chi sia l’uomo e quale sia il suo compito su questa terra; ma solo come possiamo produrre di più, per consumare di più, e avere così più pubblicità, e quindi sempre più programmi demenziali, e più traffico e più puzza e più rifiuti nelle strade, e ancora più politici e scrittori e giornalisti e registi e programmisti e artisti  senza idee, senza cuore, senza fegato, e senza alcuna ispirazione, e rendere così di generazione in generazione le nostre vite sempre più insignificanti e angosciate, frenetiche e insieme paralizzate.

Il problema è cioè solo “tecnico”: come distruggerci meglio, e in più breve tempo.
E a tal fine servono appunto dei bravi e sobri e integerrimi “tecnici”.

In questa fase estrema perciò l’unica via davvero evolutiva che ci si apre dinanzi mi pare che consista prima di ogni altra cosa nel comprendere molto più radicalmente il mistero della nostra tendenza ad alienarci: perché l’essere umano tende ad uscire da sé e a costruirsi mondi di schiavitù e di follia? Da dove scaturisce la mia tendenza ad essere altro da me, e a perdermi? Perché insomma questo mondo sembra dominato da una sorta di follia suicidaria?

Anche se può sembrare quasi una bestemmia in questo universo di uomini “pratici”, l’unico vero problema odierno è rilanciare una nuova creatività del pensiero. In quanto tutto nasce nel pensiero, ed è il pensiero il luogo sempre aperto e vivo della nostra libertà.
Anche tanti cristiani troppo affaccendati, e troppo poco contemplativi e quindi così poco illuminanti, dovrebbero ricordare che, in base alla nostra fede, nel Principio c’è il Logos, la Parola che è Pensiero Creatore, e non l’Azione, come invece sostiene il Faust di Goethe.

Dobbiamo tornare ad interrogarci con nuovo entusiasmo e inaudita potenza di pensiero sul nesso che lega la nostra “naturale” tendenza all’alienazione al mistero dello stato originario di caduta, e quindi sull’altro nesso che collega la possibile rivoluzione di questo mondo con la speranza di una redenzione, di una radicale liberazione dell’uomo.

Dobbiamo cioè ripensare le strutture fondanti della nostra natura umana.
E per far questo dobbiamo ritrovare il filo creativo della nostra cultura cristiana e occidentale, e la sua intrinseca natura rivoluzionaria, in quanto messianica.

Le analisi di Marx sull’alienazione, infatti, erano troppo poco radicali, e quindi troppo poco rivoluzionarie. Ci si illudeva ancora che l’alienazione avesse cause sostanzialmente sociali, e che quindi una lotta su quel piano ci avrebbe potuto liberare e restituire a noi stessi.
Abbiamo visto nel XX secolo le conseguenze catastrofiche di questa illusione.
No, le radici dell’alienazione sono molto più profonde, sono piantate a decine di migliaia di chilometri dentro l’anima di ciascuno di noi, e lì vanno ADESSO raggiunte ed estirpate.
E forse Marx, all’inizio della sua ricerca, attingeva ancora alla radicalità spirituale del pensiero biblico, se definiva così il suo scopo primario in una lettera a Ruge del settembre 1843: “auto-chiarificazione (filosofia critica) del nostro tempo in relazione alle sue lotte e ai suoi desideri.  Si tratta di una confessione, non d’altro. Per farsi perdonare i suoi peccati l’umanità non ha che da dichiararli per ciò che essi sono.”

E’ interessante notare che anche Benedetto XVI ha di recente evocato proprio Marx e Heidegger per riproporre il mistero del peccato originale: “la parola (cosmos) designa il mondo umano come storicamente si è sviluppato: in esso corruzione, menzogna, violenza sono diventate per così dire la cosa ‘naturale’. Blaise Pascal parla di una seconda natura che, nel corso della storia, si sarebbe sovrapposta alla prima. Filosofi moderni hanno illustrato questa situazione storica dell’uomo in molteplici modi, ad esempio Martin Heidegger, quando parla dell’essere condizionati dal ‘si’ impersonale, dell’esistere nella ‘non-autenticità’. In maniera molto diversa appare la stessa problematica, quando Karl Marx illustra l’alienazione dell’uomo. Con questo la filosofia descrive in fondo precisamente ciò che la fede chiama ‘peccato originale’. Questa specie di mondo deve scomparire.”

Ecco perché questo è il tempo della scelta finale tra il governo “tecnico” dell’alienazione, e l’avvio di un processo individuale e insieme planetario di revisioni e purificazioni senza precedenti.

Si tratta in fondo proprio di una Universale Conversione, non di altro, per dirla con Marx.

E per far questo dobbiamo partire da una conoscenza molto più profonda di come funzioni in noi la tentazione costante all’alienazione, alla costruzione, innanzitutto spirituale e psichica, di una vita falsa e strampalata.
Solo attraverso questa crescita di consapevolezza potranno poi nascere i nuovi mistici-tecnici: uomini e donne, cioè, che pongano al centro della loro esistenza i processi personali di dis-alienazione, e che da questi traggano la luce e la forza per rinnovare e riorientare anche tutte le loro capacità tecniche, e cioè tutti i loro linguaggi creativi.
Solo così potremo avviare un capovolgimento progressivo di tutte le strutture sociali ed economiche, politiche e culturali, che perseverano nell’esattissima e ordinatissima conduzione del mondo e dell’uomo verso la propria distruzione.

Questo è il tempo straordinario in cui l’uomo è chiamato a conoscersi in modo nuovo, e a liberarsi a livelli di profondità che finora solo i santi e i sapienti avevano intuito e perseguito.
OGGI quei livelli sono necessari a tutti semplicemente per sopravvivere.

Ho pubblicato perciò un libro che racconta il mio personale processo di trasformazione, la mia biografica uscita da strati complessi di alienazione, perché è da lì, da questi scavi dolorosi, che possiamo trovare le energie necessarie al Grande Passaggio.
Nel mio sito www.marcoguzzi.it nella Categoria Nuove Visioni ho inserito la Premessa al nuovo libro:
Il cuore a nudo
Guarire in dialogo con Dio

Venerdì 23 marzo, alle ore 21, a Misano Adriatico, nell’ambito della rassegna “Ritratti d’autore”, organizzata da Gustavo Cecchini (info 0541.618424), terrò una conferenza su:
Rimbaud: la notte infernale e la salvezza

Venerdì 30 marzo, alle ore 11, ad Assisi, presso la Cittadella, nel corso del III Congresso mondiale di Yoga Tradizionale sulla Meditazione (info www.sarvayoga.org ), terrò la conferenza:
Meditazione e contemplazione cristiane
Alla svolta dei tempi

Giovedì 12 aprile, presso l’Università Urbaniana di Roma, nell’ambito dell’Assemblea Generale dell’Unione Superiore Maggiori d’Italia, terrò l’incontro:
In Cristo, nella Chiesa per il mondo
Percorsi di vita comunitaria

Venerdì 27 aprile, alle ore 18, a Roma, nella Sala Santa Rita (Via Montanara – Piazza Campitelli), per il ciclo di incontri filosofici, curato da Rosanna Buquicchio, terrò la conferenza:
Un tempo propizio per ricominciare

Sabato 12 maggio, alle ore 17.30, nel Foyer del Teatro Manzoni di Bologna (info: http://www.auditoriumanzoni.it/Eventi/Attivita/Letteratura.aspx ), guiderò l’incontro:
Darsi pace: il nuovo bisogno primario
Spiritualità – Cultura – Politica

Sono iniziate inoltre le iscrizioni al Corso Intensivo che terrò a Campello sul Clitunno (PG) dal 28 giugno al 1 luglio 2012 (info nel sito www.darsipace.it e www.marcoguzzi.it )
Che cosa significa guarire?
La terapia globale dello Spirito

Vi segnalo infine una mia intervista, realizzata da Fabio Bersani per Radio Hinterland, dal titolo
Per ricominciare: è possibile una società diversa?
http://www.radiohinterland.com/?q=node/8926

Abbiamo avviato la versione in inglese del sito dei Gruppi www.darsipace.it.
Potete, se volete, segnalarla ad amici di altri paesi, lo ricordo in particolare a chi partecipa ai Gruppi fisico-telematici da tutta l’Europa, e dalla Cina, o dagli Stati Uniti e dall’America Latina.
L’indirizzo è:
www.peacepathgroups.org

Grazie di cuore della vostra attenzione e della vostra vicinanza, e tanti affettuosi auguri di credere con crescente fermezza e fiducia nella guarigione del nostro cuore ferito e nella (conseguente) trasformazione di questo mondo.

 

Commenti

  1. Renato C. dice:

    Grazie Marco per questa riflessione chiara e decisiva sul nostro tempo. Sul mio!

    A volte mi sembra di essere un teatrino ambulante, sai uno di quei teatri dell’assurdo: voci che si sovrappongono, una che strilla, l’altra che sussurra, l’altra che tace intimorita; gesti contraddittori che attraversano il mio corpo e si lanciano in non so quale mondo… Ad un tratto, come se cadessi dalla parte dello spettatore, rimango allibito e mi domando: ma chi è mai quel pazzo? dovrebbe davvero curarsi!

    Sì, dovrei curarmi, risanarmi, rimettere ordine tra quelle mille voci e gesti, per riconoscermi, per ritrovarmi. Questo è essenziale. Il resto, le infinite preoccupazioni di cui siamo le maschere assurde, sono solo proiezioni di un copione sbagliato, di uno sceneggiatore da quattro soldi.

    Eppure ci sono dei segni chiari per la via, lampi intermittenti, crepe vive tra mura diroccate che si credono castelli e fortezze.

    Ecco, lasciarmi scivolare dentro quelle crepe da cui filtra una luce nuova, crepe azzurre e oro, e passare dall’altra parte, nonostante la resistenza opposta dal muro. E tutto questo sono io, è in me: la crepa, il castello maledetto, l’azzurro che filtra, la resistenza mortale.

    Si lavora…

  2. Grazie Marco, si ha bisogno di parole che diano un senso alla confusione di questi tempi.
    Mi hai fatto ricordare di un libro che ho letto molti anni fa “ L’uomo a una dimensione” in cui si diceva che i vari aspetti dell’uomo venivano ridotti a uno solo: quello di essere produttore e consumatore di merci.
    Un processo che in questi anni è andato molto avanti, quasi senza accorgercene.
    Un caro saluto
    Aldo

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