LA CROCE COME VIA: CROCEVIA DELL’UMANITA’

LA CROCE COME VIA   CROCEVIA DELL’UMANITA’

Via Crucis                            Via Lucis

Cristo è sempre incarnato, è vivo, e cammina in mezzo a noi. E’ nell’oggi della storia, della mia storia, che posso incontrarlo.
La Via Crucis Opera Musical del maestro Martino Brancatello, di cui il video riporta alcuni brani, annuncia questo messaggio con il linguaggio dell’arte, la musica, il canto, la danza, il linguaggio più adatto al mistero, in sé inesprimibile; linguaggio che mettendo direttamente a contatto con le emozioni supera le difese della mente e arriva direttamente al cuore.
L’Opera in DVD pubblicata con Famiglia Cristiana è disponibile presso le Librerie S. Paolo.

Gesù è la VIA per la piena realizzazione umana, è la Nuova Umanità riconciliata, riallineata con il Principio, che preme per nascere in ognuno di noi.
Il ritorno, la con-versione, è una decisione che impone una scelta, spesso drammatica (nell’Opera ogni personaggio si trova davanti alla scelta): la rinuncia ad una modalità egoica di vivere la propria umanità, di essere cioè un Io che si identifica separandosi, per aprirsi ad una modalità relazionale in cui  sono tanto più Io quanto più mi apro alla relazione.
Questo passaggio equivale ad un’esperienza di morte e solo la luce della fede consente di attraversarlo. Accettando di spegnere la mente, di crocifiggere il suo ego, l’uomo  scopre che non precipita nel nulla ma accede alla pienezza della vita; ciò che appare come baratro di annientamento, fine di tutto, si rivela una porta che apre alla Vita.
L’esperienza di sofferenza, indebolendo le difese, può divenire l’occasione favorevole per  realizzare questo passaggio che corrisponde ad un risveglio. La Via Crucis può diventare Via Lucis.

L’Opera Musical Via Crucis La sofferenza di ieri e di oggi parte proprio dall’esperienza della sofferenza, la sofferenza propria, quella dell’uomo del nostro tempo, per comprendere il mistero della passione di Cristo.

Ho fatto una piccola intervista al maestro Brancatello per comprendere meglio la sua Opera.

Come la vita, la  musica e Dio entrano in relazione nella tua vita? 

In fondo la vita cos’è… se non un viaggio meraviglioso dove, affacciati alla finestra del creato, rimaniamo liberi di scegliere se scoprire l’essenza di Dio che vive in fondo al nostro cuore o di cercare risposte ad artefatti quesiti esistenziali in luoghi lontani dove sovente “… L’uomo sbaglia perché il cuore è un deserto senza amore…” (Via Crucis  3° Stazione).
Personalmente spero di non sbagliarmi nel dire che Dio lo vedo, lo sento, lo ascolto, lo vivo, lo tocco tutte le volte che la mia musica mi parla di Lui.  Si perché comporre musica è creare… e creare ci rende “a Sua immagine e somiglianza”. 
In realtà nulla viene dal nulla se non dall’infinito amore che Egli nutre per il Suo creato.
Credo fermamente che a me ha voluto regalare la capacità, non solo di amare e di emozionarmi per questo, ma anche il “DONO” di poter trasferire il senso della mia piccola esistenza concentrata nei gesti di una quotidianità apparentemente sempre uguale, in “MUSICA”…!! In suoni unici che aggregatisi spesso inaspettatamente formano infinite e “…recondite armonie…” 

Come è nata l’idea di questa Via Crucis? 

A seguito di una miracolosa guarigione da un serio problema di salute e  al continuo travaglio interiore, ho deciso di affrontare un’attenta riflessione sulla vita di Gesù contestualmente alla sua “morte fisica”. 
Da ragazzo, negli anni di Azione Cattolica, avevo sempre visto Gesù come una sorta di super eroe che, a volte quasi con cinismo ed incoscienza, si è immolato sulla croce per la salvezza del mondo, una specie di “Superman” senza tempo e senza età, senza però mai soffermarmi sull’aspetto terreno di Cristo.  
Gesù ha sofferto. Il suo dolore è stato incommensurabile. Infinito. Indescrivibile.
Ecco che, giunto all’età di 47 anni, ho trovato la mia verità nel sacrificio di Cristo ripartendo dalla sofferenza. Dal dolore. Nella mia mente ho cercato di elaborare il concetto anteponendo a me stesso l’uomo: l’umanità.
Da li il bisogno di scrivere e mettere tutto in musica con l’unica esigenza di poter esprimere concetti ed emozioni diversamente per me inesprimibili. Ed ecco che la mia matita inesorabile inizia a tracciare sul pentagramma le prime linee melodiche che poi diventeranno e daranno vita a “Via Crucis – Opera Musical”. 

Quale la particolarità di questa Via Crucis?

La Via Crucis rappresenta uno dei momenti più significativi e forti di tutta la liturgia della Pasqua. Da  sempre la passione di Gesù ha ispirato compositori, musicisti, poeti, scultori ed artisti d’ogni nazione e religione. Un mistero che tutt’oggi non viene percepito da molti come la via da seguire per la salvezza integrale dell’uomo.
In quest’opera la Via Crucis viene interpretata da me come il cammino che l’uomo e l’umanità ha percorso in questi ultimi cento anni. Un viaggio a ritroso nella memoria storica dove avvenimenti, movimenti etnico filosofici, problematiche sociali, hanno diviso l’uomo fra il concetto del bene e del male.  Uno spaccato dove l’uomo al centro dell’universo ha rischiato di perdersi nel proprio egoismo e nella propria presunzione. Una  egocentria che lo ha visto spesso solo con se stesso nello smarrimento di tutti quei valori che invece rappresentano i caposaldo della fede cristiana.
Nella mia personale visione, la storia di Gesù diventa la storia di ogni uomo, di ogni esperienza umana. Si narra musicalmente e scenograficamente la storia di un Dio che si incarna nella fatica, nel dolore e nel dubbio dell’uomo. 
E’ l’Uomo-Dio che tanto ama il peccato dell’uomo che si lascia inchiodare sulla croce per amore.
E’ il Dio che ha passione e compassione della sua creatura e inizia la sua ricreazione nel cammino della Redenzione. L’uomo redento è l’obiettivo della via della croce. Il desiderio di Dio diventa allora il desiderio dell’uomo bisognoso di misericordia e di grazia. “…Ogni uomo porta la sua Croce…” (Via Crucis  5° Stazione), ma forse è proprio questo il senso delle nostre esistenze: l’esperienza del dolore definisce in modo assoluto la nostra essenza.

E’ dunque una Via Crucis incarnata nell’oggi, nel vissuto dell’uomo di oggi?

Tutte le stazioni sono state incarnate nel tempo e nella storia del vissuto umano contemporaneo.
Ho cercato nel contenuto una possibile chiave di lettura laica dove focalizzare i problemi umanistici e sociali dell’umanità nel secolo appena decorso. 

Grandi avvenimenti che hanno sconvolto intere popolazioni con conseguenze decennali, come la bomba di Hiroshima o lo sterminio degli Ebrei in Germania durante la seconda guerra mondiale. Ho cercato un confronto tra tutto ciò che è stato scritto e detto fino ad adesso con quanto ancora potrebbe essere scritto. 
Un linguaggio semplice che sappia parlare al cuore di tutti senza mai prevaricare l’individualità del singolo. Una musica che nel suo stile e nelle sue melodie richiami sentimenti di serenità per una riflessione spontanea e personale.

Una Via Crucis ‘laica’ che pone al centro l’uomo, il suo cammino, il mistero della sua sofferenza?

E’ questa la sfida di cui mi sono fatto carico, convinto che, sebbene questa storia sia stata trattata sotto quasi tutti gli aspetti, alla narrazione manca, soprattutto, la “visione laica”, dove il protagonista della Via Crucis non è solo Gesù, ma l’uomo di ogni età, di ogni cultura e di ogni latitudine, nel suo scontro-incontro con l’esperienza, amara ma salvifica, del Dolore.

Hai incontrato difficoltà nella realizzazione dell’Opera?

Durante tutto il periodo del complicato travaglio che ha portato la mia idea a diventare un “Opera messa in scena”, in più di un’ occasione ho avuto momenti di grande difficoltà oggettive, nei quali avrei voluto non essermi mai imbarcato in un progetto così arduo e complesso. E devo ammettere che senza neanche chiederlo il buon Dio per sostenermi molto da vicino mi ha fatto conoscere un Angelo: “Don Carlo”.
Nel breve periodo che abbiamo trascorso insieme Don Carlo con la sua infinita saggezza e semplicità ha saputo non solo rifocillare di coraggio e certezze la mia esistenza ma, cosa ancora più importante, mi ha fornito la chiave per poter rileggere ed reinterpretare l’opera che io stesso avevo scritto. Una chiave che mi permette quotidianamente di riscoprire aspetti in essa contenuti che traslati nella vita di ogni giorno fanno risplendere di nuova luce l’esistenza mia e di quelli che mi circondano. Il suo è stato un dono che considero inestimabile per la capacità di rigenerarsi ogni giorno nota dopo nota, parola dopo parola.
Forse non riesco a spiegarlo bene ma credetemi non saprei spiegarvelo diversamente… La sensazione è quella di chi ha scritto un libro senza saper leggere e solo dopo averlo finito qualcuno gli svela il segreto per comprenderne ogni singola parola… 
UN MIRACOLO… Grazie “Don Carlo”.
Con lui parlavamo sempre del mistero della passione e resurrezione di Cristo e di come lui credeva che la mia Opera “…teologicamente non facesse una piega…” e don Carlo per dimostrarmelo fino in fondo ha pensato bene di condurmi dentro una sala di rianimazione dove lui, disteso apparentemente inerme, sul letto della sua passione: era Cristo ed io, ai piedi del letto, uno dei tanti che hanno ragione di urlare “…Veramente quest’ uomo era Figlio di Dio!…” (Mc 15,39).
Adesso sento più di prima che il mio compito è quello della testimonianza. Testimoniare in fondo quello che so per certo: che Dio esiste e che Cristo è suo figlio morto sulla croce e risorto da essa per la salvezza di tutti gli uomini.

Ringrazio di cuore il maestro Martino Brancatello per questa toccante testimonianza.

Il Musical Via Crucis, opera d’arte e di poesia, fornisce ottimi spunti di riflessione in questo tempo di Quaresima. Nei dialoghi che Gesù ha con i diversi personaggi: personaggi di ieri (Pilato, Giuda, la Maddalena, il centurione) e di oggi (il pilota che sgancia la bomba su Hiroshima,  il nazista, l’ebrea), ognuno può riconoscere parti di sé.
Gesù interpella, risveglia la coscienza sopita dell’uomo, gli rivela chi è, lo invita alla sequela, a divenire alter Christus. E nell’Opera ci sono coloro che cristificati (Padre Pino Puglisi, Madre Teresa) camminano per le strade del mondo a guarire, liberare, consolare, agenti messianici nel mondo.

 

Comments

  1. giovanna says:

    Il video si vede male, subisce interruzioni, suggerisco di vederlo direttamente su youtube

    http://www.youtube.com/watch?v=Gyr6JWDPAdo

  2. Corrado says:

    “La Via Crucis può diventare Via Lucis”.
    Grazie di averci ricordato, cara Giovanna, questo segreto “pasquale”: sempre da riscoprire, ritrovare, risperimentare nella propria carne.

    Mi ha fatto bene mettermi in ascolto questa sera – venerdì di Quaresima – della vissuta testimonianza del maestro Brancatello.

  3. rosella says:

    Grazie Giovanna.
    Non amo viaggiare e tu lo sai, mi piace stare rintanata NEL MIO BUCO; ma questo tuo post mi ha portato una boccata d’aria fresca dalla tua terra, e solo Dio sa di quanto ne abbiamo bisogno.
    Sento il cuore fraterno palpitare all’unisono e mi commuove vedere la varietà delle possibilità che la vita ci dona per RIANIMARE L’ESISTENZA.
    Ecco io desidero cieli e terra nuovi, dove il nostro travaglio nel dolore della nostra impotenza renda AMPIA quella stretta VIA che conduce al ritorno.
    Mi accorgo che, costantemente in me, la tentazione maggiore è quella di cercare di risiedere in quegli strati interiore della mia anima, già pacificati, o in quelle relazioni esterne che mi donano serenità e di volere: restare sempre lì, desidero riposo, mi pare giusto (ed anche lo è… in parte).
    Non è facile vivere IL PRESENTE nel suo essere contemporaneamente bene e male, giusto sbagliato, bello e brutto; siamo stati così condizionati a separare le cose da non comprendere che coesistono in sè stersse, sia in noi che fuori di noi: e la soluzione non è quella di negare l’una o l’altra ma d’implorare dal Signore della Vita quell’alchimia sublime che CI TRASFIGURI consentendo al nostro corpo (risorto) di gustare il pesce arrostito sulla riva con gli amici, cos’ come di far loro mettere il dito nella nostra piaga.
    La pace e la gioia allora parlano al cuore in modo differente, ribaltano in me il concetto che mi son fatta di “puro o senza alcuna macchia”, ma luminoso ed intenso mi colpisce IL SENSO della vita che traspare nel sorriso di un vecchio carico d’anni o dall’immobilità sofferta in un corpo che giace in ospedale.
    Grazie sai e son curiosa di godermela TUTTA INTERA L’OPERA, quella messa in musica dal talento altrui, così come quella DELLA VITA la mia.
    Ti abbraccio e buona domenica, un cordiale saluto anche al maestro Brancatello.
    Rosella

  4. giovanna says:

    Carissimi Corrado e Rosella, grazie delle vostre risonanze.
    Via crucis -Via lucis, Passione -Resurrezione. Finché viviamo nel tempo, nella ferita, nello stato di coscienza duale, vediamo e sperimentiamo passione e resurrezione come momenti successivi, separati nel tempo.
    Aspiriamo a cieli e terra nuovi dove ogni dualità è superata, dove Tutto E’ Uno. Ad ogni inspiro possiamo farne una piccola esperienza,pregustare questi cieli e terra nuovi. Siamo nel già e non ancora.
    Cara Rosella, desiderare di risiedere negli strati pacificati della nostra anima, di coltivare relazioni pacificanti mi sembra una legittima ricerca e tutela dell’integrità, il buon nutrimento di cui abbiamo bisogno.
    Solo ben nutriti di pace possiamo affrontare le contraddizioni del presente senza essere disintegrati.
    “Implorare dal Signore della Vita quell’alchimia sublime che CI TRASFIGURI consentendo al nostro corpo (risorto) di gustare il pesce arrostito sulla riva con gli amici, così come di far loro mettere il dito nella nostra piaga.”
    Si, questo è il dono da chiedere al Signore!
    Mettiamoci all’Opera, e godiamoci l’Opera.
    Un grande abbraccio. giovanna

  5. Mariapia says:

    Grazie, Giovanna per averci dato notizia di questa opera insolita che ha impegnato così profondamente il suo autore. Speriamo che si possa vedere anche in altre città d’Italia! Mariapia

  6. giovanna says:

    Carissima Mariapia, non ho notizie di repliche dell’Opera. Si può vedere in DVD, ma certamente l’emozione è diversa; mi hanno detto che quando è stata rappresentata le persone sono tornate a rivederla più volte.
    La Nuova Evangelizzazione dovrebbe privilegiare sempre più oggi questo tipo di linguaggio capace di raggiungere con facilità persone lontane; dovrebbe essere meno mentale, dare spazio alla poesia, al canto, alla musica, alla danza.
    Mio fratello, cui è stata dedicata l’Opera, credeva in questo linguaggio e dava fiducia ai giovani; ho appreso che sosteneva un gruppo giovanile che attraverso l’arte e la musica proponeva un nuovo modo di fare Chiesa, e li invitava ad esibirsi ai Convegni, ritenendolo un esempio di ‘essere Chiesa’ da proporre alla Chiesa istituzionale.
    In effetti, se ricordo bene, anche Marco, prima che iniziasse l’avventura del sito, aveva pensato ad un Evento musicale per dare visibilità al lavoro di gruppi.
    Un grande abbraccio. Ci vediamo a S. Marinella. giovanna

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