L’area di confort in vacanza

Odori, colori, suoni, tutto è intenso in questo periodo ed estremamente vitale. Desidero stare fuori e godere il più possibile di questa esplosione di generosa bellezza.

Smetto di concentrami sui contenuti e mi sintonizzo sul sentire, cosa che non mi riesce facilmente visto che sono sbilanciato ancora molto sul cognitivo (e quindi desideroso di controllo .. da buon occidentale).

Su cosa lavorare perchè questo avvenga? Sull’area di confort, sempre uguale, con gli stessi colori, odori, persone, pensieri. Ogni tanto qualche piccola novità, ma piccola ….

Certo ho impiegato molto tempo per costruirla .. è la mia casa …. è il mio tesoro.  E’ il luogo dove abita anche la mia anima e penso sia giusto difenderla. Nessuna confusione. Nessun dubbio. Nessuna domanda.

A volte invito qualcuno, capita un evento inatteso e l’area di confort diventa di sconfort.

Qual è il sentito? Prendo in prestito le parole di un’amica “..Sentire il bisogno di qualcuno che ti prende la mano e ti dice: puoi rilassarti, ci sono qui io….troppo difficile ammetterlo. All’inizio è difficile perchè ti sembra una sconfitta…..poi la sconfitta è scoprire che sei proprio da sola. Ti senti in imbarazzo nel guardare una mano tesa…  Non si tratta di dare soluzioni, ma di “condividere” dei percorsi e penso anche io che può venirne fuori solo qualcosa di buono.”

Vi propongo anche alcuni link per dare l’idea del sentito della profondità dell’area di confort che c’impedisce di sentire il desiderio di essere ascoltati, abbracciati, sostenuti, ….

Questo uscire fuori estivo è un’invito ad agire non a stare, ad essere presente adesso, qui e ora. E’ tempo di farsi mettere in crisi, quelle crisi di crescita che ci stravolgono. Ne abbiamo tutti bisogno come persone, come comunità, nazioni, mondo.

Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze ..” Così scriveva Einstein.

E allora buona crisi per queste vacanze, che sia un tempo di conversione.

Vi lascio alcuni versi della poesia Darsi Pace di Marco che descrivono la mia crisi e il mio lavoro per superarla con il desiderio di essere sempre più in relazione.

 

….

Fratello, se vuoi l’amore,
Diventalo.


E non pretendere l’amore da nessuno.

           E dallo tu
L’amore.

….
           È dandolo
L’amore che lo ricevi
In abbondanza.

Comments

  1. luciana poleggi says:

    Grazie Domenico per queste tue riflessioni,mi piace soprattutto quando ci ricordi che il nostro desiderio è quello di essere abbracciati, consolati, anche leggere che qualcuno la pensa come te e camminare, anche se lontani, sulla stessa via. Vorrei aggiungere un piccolo episodio a questo, un sacerdote il giorno del ritiro di prima Comunione mi ha un pò rimproverato, perché non ho voluto mandare a casa un bambino con dei problemi che effettivamente disturbava gli altri. Mi sono sentita sconfitta perché mi ha detto che così non voglio bene a quel bambino. Ma il giorno della Prima Comunione quel bambino è stato buonissimo ed ha partecipato portando doni all’offertorio, lo stesso sacerdote nell’omelia ha detto: a volte il Signore sconvolge tutte le nostre “certezze” lasciamoci sconvolgere da questi momenti! E poi i genitori di questo bambino, mi hanno abbracciata ed hanno voluto fare una foto ricordo con me e il loro figlio, che bello! La vita è fatta di attimi, ci sono momenti bui ma anche momenti pieni di luce e se questa tarda ad arrivare, aspettiamo con pazienza, stando uniti. Un abbraccio a tutti.

  2. La vacanza mi immerge in un tempo dilatato, nel silenzio di casa mia, nella gioia di relazioni che posso coltivare ed approfondire.
    Lo scorso anno,carissiomo Domenico, proponendoci un simpatico gioco estivo, ci invitavi ad essere presenti, nel qui e nell’adesso.
    Ora ci dici di andare oltre, di accogliere la crisi come opportunità di cambiamento.
    Grazie per queste sollecitazioni che ci portano dentro noi stessi, aiutano a sentire la nostra natura spirituale e a non permettere che la cultura dominante amputi la nostra anima.

    Buona estate a tutti e un abbraccio.
    Giuliana

  3. grazie Domenico
    mi fa sempre piacere visionare i video o i blog che ci vengono suggeriti
    Il tuo post globalmente si è inserito nel mio percorso spirituale così:

    indicami il cammino
    non credo nell’empatia
    nella sua efficacia
    non è possibile
    che io
    mi metta
    al posto tuo
    senza fare proiezioni
    posso solo pormi
    in relazione
    esponendo me stesso
    vengo
    alla luce come un granchio
    dal profondo
    quasi un’assenza
    che edifica
    ponti
    per chi desidera
    onde come polvere
    di stelle
    sulla via è sempre
    un Altro
    che ti fa
    vivere
    ” un uomo scendeva
    da Gerusalemme a Gerico …”

  4. Domenico says:

    E’ veramente difficile inserire la dimensione del “sentire” quando scrivi, parli, comunichi in generale con il corpo.
    Il focus non è più il contenuto ma come arriva e lo trasmettiamo.

    In questo post ho provato a inserire il sentito integrando le parole con i trailers (musica, colori, stati d’animo, timbro di voce, ..).
    Volevo invertire in chi leggeva il punto di partenza: dalla testa al corpo.
    I contenuti sono abbastanza noti per chi segue il percorso Darsi PAce ma come questi vengono trasmessi e ci arrivano
    varia da persona a persona, da storia a storia.

    E’ vero che la pratica meditativa ci aiuta a centrarci sul corpo anche se a volte mi sembra di aver capito
    ma di non aver ancora imparato….

    Questo potrebbe essere il gioco dell’estate cara Giuliana, Rosella ha già cominciato a giocarlo poeticamente
    e Luciana l’ha già cominciato a sperimentare.

    Mi sento e sento.
    Il vangelo di domenica scorsa (Mc 5,21-43 – vedi link) mi ha risuonato moltissimo, nel corpo, come un abbraccio.

    A presto

    (*) http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20120701.shtml

  5. Brunella says:

    Ciao,
    e se quella crisi da affrontare ha radici in quell’amore primario che è fondamento della nostra casa e che si chiama amore per noi stessi ma che si maschera dietro eventi esterni a noi che ci bloccano ed inibiscono? che prendono il sopravvento a tal punto da non lasciare forze e tempi per vedere altro e per tentare di andare oltre? se tutto ha origine e fine in ansia distruttiva e fine a se stessa? da dove si comincia in questo caso?
    scusate se l’intervento è banale, ma è un moto forte dell’animo che ora mi spinge a venir fuori e devo tentare di non ritrarmi se voglio venirne fuori…
    grazie

  6. Giuliana says:

    Cara Brunella,
    non sei per niente banale, tutt’altro!
    Stai semplicemente manifestando la tua sofferenza dentro una situazione che ti ingabbia e non ti permette di essere te stessa.(è questo che sento dalle tue parole)
    Stai provando a comunicare da dentro. Ed è quello che proviamo a fare anche noi, attraverso il blog e il corso telematico.

    Il lavoro che compiamo in dP è quello di non scappare alla sofferenza, ma di guardarla in faccia per comprenderne l’origine.
    Impariamo a riconoscere le emozioni che ci disturbano, a nominarle e poi comprendiamo che dietro di esse c’è solo una terribile paura, che, per quanto mi riguarda, mi ha murata a lungo.

    Ma la cosa bella è che la sofferenza, le emozioni negative, il dolore e la vergogna di metterci a nudo e scoprire che non siamo così bravi e buoni come crediamo non ci annientano, al contrario, lavorando su di noi scopriamo che la prigione si apre, il ghiaccio si scioglie, il muro si sgretola e la parte più viva di noi viene alla luce, si lascia plasmare da una Parola che le dà nuova forma e nuovo respiro.
    Ed è una rinascita.
    Un meraviglioso ricominciare perché comprendiamo la nostra vera identità.
    Quella di essere concepiti da un Amore Eterno che ci richiama a sé.

    In questo percorso la scelta di fede si pone nel secondo anno dei nostri corsi, lasciandoci comunque liberi di aderire o no.

    Per me è fondamentale e la preghiera che chiude l’esercizio che impariamo a fare proprio nel secondo anno diventa disciplina dell’ascolto di quella voce di Amore, dolce, tenera, benevola voce che trasforma le nostre male-dizioni in bene-dizioni e le nostre lacrime in danza.

    Quando sono in difficoltà, assalita dalla paura io ricomincio ascoltando le emozioni e ripercorrendo il lavoro che imparo a fare e a condividere nei gruppi dP.

    Spero di non averti stancato.
    Un caro saluto.
    Giuliana

  7. Brunella says:

    Dirti che mi hai ‘sollevato’ vagamente risponde a verità…grazie Giuliana, le tue parole hanno scosso quella dolcezza che mi manca, ma non perchè io non l’abbia, l’ho solo smarrita e sono bloccata nel tentativo di ritrovarla. Le vostre testimonianze, supportate oltre che da fede da approfondimento della stessa, sono finestre: lo sguardo annebbiato è sollecitato dalla luce ed inevitabilmente è costretto a mettere a fuoco non tanto per GUARDARE, quanto per VEDERE. Fa ancora male, gli occhi tendono a chiudersi in uno sforzo che porta alle lacrime, ma la luce è li fuori, se ne sente l’aria…
    Grazie di cuore
    Brunella

  8. Domenico says:

    Cara Brunella,
    mi hai fatto venire in mente quando qualche anno fa cercavo qualcuno/qualcosa che mi “spegnesse”.
    Sentivo vampate di energia così potenti che andare in un’arena per farmi ammazzare non mi faceva paura.
    Almeno potevo spegnermi …
    E infatti ero in diverse arene che mi stavano devastando in diversi modi (desertificazione culturale, reattività 100%,relazioni belliche/forzate, ..).

    Mi lamentavo ma .. mi piaceva cara Brunella.
    Era il mio copione, la mia scena, la mia casa, il mio tesoro
    (vedi il trailer che ho scelto sul tesoro, sintetizza bene il mio sentire).

    Da dove si comincia? Bella domanda ma io dovevo rispondere prima ad un’altra domanda.
    Sto bene o sto male? .. detta in altri termini: cambiare era (ed è) per me una questione di vita o di morte?
    Quanto l’area di confort era (è) diventata di sconfort?

    Quando affogo voglio solo tornare a respirare, poi voglio toccare terra, poi .. incontri qualcuno che ti parla come fa Marco, come ha fatto prima Giuliana e piano piano vuoi ri-cominciare.

    Tutto avviene lentamente e se mollo un pò ritornano le vampate…

    Mi vengono in mente le due scelte sulle quali abbiamo riflettuto durante tutto il secondo anno:”Decidere e decidere di credere”.

    Mi hanno ispirato anche un post di cui ti lascio un estratto
    “Decidere è il primo passo perché possa accadere qualcosa, ma è anche un rito di iniziazione che ci traghetta
    ogni volta dalle nostre parti infantili a quelle adulte.
    Quando decido di credere allora, e solo allora, rilancio sul piatto e imbocco una direzione precisa che poi è
    il senso che sto dando alla mia vita. A questo punto posso scrivere la mia dichiarazione di missione personale.”

    http://www.darsipace.it/2012/02/09/dichiarazione-di-missione-personale/

    A seguire sottoscrivo quanto ha detto Giuliana prima di me.

    Un abbraccio di cuore
    Domenico

  9. Brunella says:

    Caro Domenico, grazie, così come grazie a ognuno di voi. Molto suggestiva la tua idea di ‘dichiarazione di missione personale’, molto incoraggiante. Ma io non riesco a mettermi al centro della mia vita, non riesco a sentirmi IO e SOLA e UNICA e quindi come impegnarmi in una missione che riguardi proprio me in tutto e per tutto? E’ questa la mia difficoltà: è come se io avessi senso, valore, importanza solo ‘dipendendo’ da altro da me e rendendo ‘dipendente’ da me l’altro, è come se io mi riempissi riempiendo e se manca, diciamo così, l’oggetto delle mie cure io esaurisco la mia potenzialità in un vuoto opprimente. E’ questa la mia anima in questo periodo e, nonostante, stia cercando di pregare, di leggere, di comunicare a tu per tu con il Signore affinchè ponga me al centro di me e con me LUI, sento una solitudine devastante e le parole che mi arrivano da Lui, come da chiunque altro, hanno l’effetto di un sollievo che ha ore e minuti contati. Sono mesi che vado avanti così, ci sto provando, ma continuamente cado…

  10. Mariapia says:

    “ Sento una solitudine devastante” ti esprimi in modo molto efficace, cara Brunella! Anch’io ho provato e provo ancora talvolta questo stato affettivo. Come ne esco? Riconoscendolo, esprimendomi, come hai fatto tu e aggrappandomi con tutto l’impegno e la concentrazione alle piccole o grandi incombenze della vita quotidiana. M anche uscendo per portare a spasso la mia anima logorata, cercando allora fuori uno spunto per l’osservazione, per l’incontro, per l’azione. Affidandomi ,proprio per rinfrancarmi, alla realtà che è intorno a me. Molte volte ho superato la crisi con una semplice passeggiata in un parco pubblico, osservando alberi, fiori, animali, bambini. Con semplicità e desiderio di apertura! Se la depressione persiste, cerca anche una persona saggia con cui parlare . Auguri! Sono sicura che facciamo in molti il tifo per te! Mariapia

  11. Brunella says:

    Come esco ora da questo stato affettivo? leggendoti e sorridendo. Grazie Mariapia, non puoi immaginare il bisogno che ho di questa comunicazione profonda e allo stesso tempo semplice, vera e senza inibizioni. Non so quanto influisca quel senso di ‘distanza’ dovuto ad un pc e a parole senza volto, ma mi sento libera di esprimermi, compresa e non giudicata. Si comincia così vero? ammettendo la debolezza e la fragilità. Grazie per le vostre mani…
    Brunella

  12. Domenico says:

    Potersi esprimere liberamente, senza giudizi, sentire il calore di una mano tesa per abitare sempre meno lo stato di solitudine è il desiderio che esprimi e che hai cominciato a realizzare.

    La consapevolezza di quello che senti e di quello che vuoi fare per stare meglio, saperlo raccontare in modo così chiaro e sintetico mi fa sentire che sei in viaggio.

    Durante il viaggio come dice anche MariaPia, potremmo aver bisogno di condividere più in profondità (ad esempio questo senso di “dipendenza” che hai detto) in modo da attenuare quei periodi dove “..la debolezza e la fragilità ..” sono molto forti e ci lasciano un gusto amaro.

    Un caro abbraccio
    Domenico

  13. Brunella says:

    caro Domenico, sì, hai colto nel segno: sono abbastanza consapevole di ciò che non va, della radice di quella debolezza-fragilità che mi fa stare davvero male al punto di cadere e la cosa mi pesa soprattutto quando penso a quanto sono limitata ed ingrata se non riesco a venirne fuori solo aprendo gli occhi ed ammirando e ringraziando per il MERAVIGLIOSO che ho intorno. Quella ‘dipendenza’ di cui parlo, che è dipendenza affettiva, mi fa vivere completa e monca secondo i sentimenti, gli eventi, gli umori non miei ma che diventano la mia identità. E’ una situazione mortificante, perchè so ma non riesco, so ma non agisco, so ma soffro se non. E non è proprio solo un gusto amaro quello che lascia tutto questo: è una estenuante e logorante battaglia persa in partenza. perchè le armi vengono comunque sfoderate ed affilate dal buon senso ma l’esito della contesa è deciso dall’emotività…e lì perdo…

  14. Domenico says:

    Vinco, perdo. E’ sempre così? E’ solo così?

    A volte mi capita di arrabbiarmi con mio figlio Andrea di 4 anni. Dice sempre NO. Le prime volte ero disperato e arrabbiato. Quelle vampate che ti ho descritto in un’occasione particolare (la più esaperante) diventarono un grande, grosso e potente abbraccio. Semplice-mente. Ridemmo insieme. Avevo gli ochhi lucidi per aver capito che Andrea cercava solo un abbraccio.

    Ci capita ancora… ma sempre più spesso diventiamo una bella statua che “integra” la nostra benevolenza con il nostro demone.

    Ti accetto così come sei. Ti accolgo e ti abbraccio. Non è facile. Ma possibile. E’ un altro modo. E’ l’altro modo.

    Ho impiegato diversi anni per “sentire” nel corpo, dentro di me quello che ti ho riepilogato in poche righe. Abbiamo bisogno di percorsi che ci aiutano a prendere consapevolezza ma che ci fonriscano strumenti per agire e stare meglio. Ora, adesso.

    Cadono resistenze paure. Conosciamo meglio noi gli altri ma anche il Signore purificandolo dalle nostre proiezioni e diventiamo sempre più liberi di amare e amarci per quello che siamo lasciando cadere (morire) quello che pensiamo di sapere di noi. E diventiamo ciò che siamo. Per chi crede la meravigliosa e unica immagine di Dio.

    Questo è quello che ho esperito, “incarnato” in questi anni del percorso Darsi Pace e mi ha permesso di rilanciare.

    Adesso perdo sempre di meno … e integro un po’ di più 🙂

    E’ l’augurio che faccio anche a te

  15. Brunella says:

    La resistenza all’abbandono liberatorio. secondo te caro Domenico, è dovuto solo ed asclusivamente alla nostra paura di perdere il controllo sulle cose? o è ancora una volta un puro atto di egoismo? inoltre, io dico che ora adesso VOGLIO stare bene, lo decido, è il mio inizio: perchè ancora una volta sembra che aspetti un segno, un gesto, un qualcosa che mi incammini in questa direzione? non sono io che ho deciso di avviarmi? come dici tu, forse la situazione mi sta bene, non mi vanno sforzi e tensioni, mi crogiolo nella mia area anche quando questa ha perso la sua apparente aria di confort…eppure i conti non tornano perchè io non sto bene! e secondo me, penso troppo, questa è la resistenza. Mi ci vorrebbe una buona dose di calma che non posso trovare nella quotidianità, perchè non posso trovarla in me. Sono io che mi resisto. La cosa di cui chiaramente e con urgenza sento il bisogno è quella di comunicare, aldilà del superficiale e transitorio, perchè così ancora una volta non rimango sola con me. Complicata assai? senza speranze?!? grazie di cuore per ‘ascoltarmi’.
    Brunella

  16. cara Brunella
    ho quasi l’impressione che tu voglia una conferma alla tua diagnosi:
    Sì la tua volontà , che vuole quello che vuole (come la mia del resto) soccombe ai tuoi stati emotivi.
    Bene e allora?
    Che vuoi fare ?
    Allenare volontaristicamente i tuoi muscoli volontari a piegare la sbarra di ferro (magari giocandoti i polsi) oppure essere felice?
    Perchè questa è la questione.
    Solo una volontà che nasca da un’iniziale LIBERTA’ INTERIORE INTEGRA armonicamente unificata con il tuo stato emotivo, può condurti in qualche altro luogo un poco più pacificato, proprio lì, dentro di te e, dal quale, rinnovare tu stessa la tua vita con altre decisioni.
    Questo è il lavoro.
    ciao e buona giornata
    rosella

  17. che voglio fare? voglio stare bene, tutto il resto deve necessariamente partire da qui, senza arcani. Si, mi rendo conto e serve anche sentirselo dire.
    Un caro saluto e grazie

    Brunella

  18. bene
    e allora, se lo ritieni opportuno, prova a leggere all’interno di “lavoro dei gruppi e di “meditazioni” e poi continuiamo a dialogare parlandone.
    Vi sono molte proposte in giro che possono aiutarti a superare il tuo disagio, quella sulla quale stiamo facendo esperienza noi è descritta brevemente nei settori del blog che ti ho indicato.
    Per uscire dalle dipendenze vi è anche un altro sito che conosco “esci dalla trappola”, mi è stato utile per troncare con la dipendenza dal fumo. Son passati ormai cinque anni (quasi) e un sorriso.
    Ti abbraccio e buona giornata
    rosella

  19. “..io non sto bene! “

    ..”e secondo me, penso troppo, questa è la resistenza. “

    “Mi ci vorrebbe una buona dose di calma ..”

    “Sono io che mi resisto. “

    “La cosa di cui chiaramente e con urgenza sento il bisogno è quella di comunicare.. “

    Conosci molto di te e del viaggio che hai cominciato e di quello di cui hai bisogno. Non è poco. Fai risuonare quello che hai scritto. t’ispirerà ancora.

    Ti condivido un pezzetto del salmo 84 che uso come preghiera e che mi aiuta ri-centrarmi e restare fedele alla mia missione, ognuno di noi ne ha una …

    “Beato chi trova in Te la sua forza
    e decide nel suo cuore il santo viaggio”.

    Con affetto
    Dom

  20. tra le tante cose possibili e quelle che già si fanno, come si fa ad individuare ‘la missione’? o ‘le missioni’? credo che qulunque cosa si faccia vada fatta con dovere e coscienza ma non tutto assurge a quel ruolo di missione a cui qualcuno ci destina in ogni momento della nostra esistenza,e che ci rende speciali per noi stessi, per chi amiamo, per tutto ciò che ci circonda. Si sente e basta o si parte da qualcosa? scusate la confusione e grazie di cuore sempre per l’attenzione, mi sento aiutata…

  21. Sono io , Brunella, quella del commento precedente:non avevo aggiornato i miei dati al nuovo PC. Ma sicuramente mi avrete riconosciuta…ahimè 😛

  22. Carissima Brunella, la scoperta della nostra più vera identità, e quindi di ciò cui siamo chiamati, e di conseguenza della nostra missione su questa terra, costituisce proprio il cuore del lavoro interiore. Dobbiamo districare molteplici matasse di pregiudizi, conclusioni errate, false immagini di noi stessi, e depurarci di tanta paura e risentimento e odio occulti, per imparare a discernere giorno dopo giorno il nostro vero volto.
    Questo è in fondo il senso del lavoro dei nostri Gruppi, è solo nella terza annualità,infatti, verso la fine del Triennio di base, che incominciamo a parlare della nostra missione.
    Ciao. Marco

  23. Grazie caro Marco, come al solito mio grande limite il voler anticipare le tappe…! Spero e prego nei doni di calma e pazienza, e poi probabilmente posso cominciare il cambiamento di me stessa, dal profondo, verso quella meta di cui mi parli e mi parlate, le cui tappe non vanno saltate, nè persorse in fuga, nè temute. Approfitto per esprimerti personalmente la mia ammirazione: ciò che sto leggendo di tuo è una fonte inesauribile di emozioni e pensieri, qualcosa di così profondamente vero che scava dentro in tutti i sensi, stati d’animo in libertà verso un centro d’equilibrio.
    Un caro saluto e a te e a tutti, buona giornata!
    Brunella

    Brunella

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