Mio padre il mercato, mia madre l’economia

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Il matrimonio era stato combinato: il re Ilmercato avrebbe sposato la principessa Economia per consolidare i possedimenti delle rispettive famiglie e stabilire il nuovo regno di EconomiadiMercato.

I Creativi, giullari di corte, negli anni si impadronirono del potere e, sigillando ogni loro atto con l’effigie del re, mio padre, si ritenevano autorizzati a stuzzicare i sudditi con ogni mezzo per solleticare il loro desiderio e renderli schiavi di bisogni fittizi. I Creativi erano molto intelligenti e subdoli, sapevano vendere bene l’inganno e il popolo si lasciava condizionare facilmente. Del resto, i bisogni si colmano, ma il desiderio è un’apertura senza confini cui solo Amore può dare una forma appagante. I surrogati venduti dai Committenti Oscuri, invece, confondevano le persone facendo loro credere che avrebbero trovato, comprando, il vero appagamento, senza legami, senza relazioni. Così tra i sudditi si diffuse rapidamente una compulsione all’acquisto, di là da ogni ragionevole necessità e possibilità economica. Subito nuovi alleati dei Creativi entrarono in campo. Non è vero che te lo devi permettere, lusingavano i Finanziatori: se vuoi un oggetto, compralo, lo pagherai poi, ci sono tanti sistemi di acquisto differito, a rate, senza impegno. E poi i Costruttori di beni scoprirono che era molto meglio fabbricare prodotti di limitata durata, così il cerchio si poteva chiudere: i sudditi avrebbero presto avuto bisogno di un nuovo prodotto per sostituire quello rotto, ma non lo stesso, uno nuovo, secondo la volontà dei Creativi.
Così ci lasciammo incastrare dentro un mulinello accelerato che inghiottiva ogni dimensione, oggettivata, dell’umano e tutto finì in vendita.
Non volevi fare la coda per avere i biglietti delle rappresentazioni “Shakespeare in the Park” a New York? Potevi comprare il tempo di un altro, meglio se un senza tetto, che avrebbe fatto la coda al posto tuo.
Eri un criminale benestante? Se arrestato, avresti potuto optare per una cella di lusso nelle prigioni federali alla cifra di 82 dollari al giorno.
Se non ti fosse restato niente altro da vendere che la tua faccia, ecco pronta un’azienda che avrebbe tatuato il suo marchio sulla tua fronte e il sodalizio sarebbe stato siglato per sempre.
Per convincere le madri in gravidanza a smettere di fumare o i tossicodipendenti a non drogarsi, era disponibile un buono sconto al supermercato da barattare con la dose rinunciata.
Ma si scommetteva anche sulla morte: brokers stipulavano assicurazioni sulla vita rivendendole a persone malate sperando che morissero prima possibile, per incassare il premio assicurativo. (1)
Anche il linguaggio ordinario era stato profondamente contaminato, ricolmo di vocaboli ed espressioni straripate dall’alveo economico-mercantile: parlavamo di risorse emotive, di capitale umano, di incentivazioni di comportamenti, di economia di salvezza.

Anch’io ero caduta dentro il vortice dell’acquisto compulsivo dell’inutile, fattami maschera che in modo automatico agiva il copione dei Creativi e viveva di inconsapevoli strategie difensive.
Ma nei sotterranei del castello incontrai un gruppo di uomini e donne che aveva iniziato a porsi delle domande, a non accettare passivamente il ritornello che si sentiva continuamente rimbombare nelle strade di EconomiadiMercato: agli ordini del re Ilmercato e della regina Economia non ci si può sottrarre.
“Le ferite hanno origini antiche. Pensa a tuo padre e a tua madre: che cosa ti richiedevano, secondo la tua percezione, per essere accettata ed apprezzata?” mi disse un giorno l’uomo che era la Guida del gruppo. (2)
Per essere accettata dovevo comprare l’ultimo prodotto alla moda, stare al passo con i tempi, soddisfare tutti i loro comandi, sorridere sempre.
Dunque, l’ingiunzione fondamentale che me ne derivò fu: non pensare, non avere idee tue, non riflettere, svendi il cervello e obbedisci, compra ciò che ti viene indicato.
La conclusione errata era conseguenza logica: se non penserò e se obbedirò ai loro comandi, sarò riconosciuta, apprezzata, amata.
Così tradussi le conclusioni errate in comportamenti radicati ed automatici: mi tuffai nell’acquisto compulsivo, a mente vuota, senza scopo e senza buoni motivi, lasciai che Economia invadesse il mio linguaggio, che Ilmercato dirigesse la mia vita. Ero piena di paure e non ne capivo la ragione reale, poggiavo sul nulla, andavo a ruota libera, senza un orientamento di senso.

Ora ho scoperto che è possibile vivere diversamente, che l’imperatore è nudo, che il vero Re è Colui che si fa servo e che non mi asservisce, è Colui che sostiene la mia vita cui gratuitamente offre un significato di eternità. Ora, in sintonia con altre persone, ho trovato un motivo di speranza per iniziare finalmente a darmi pace dentro un rinnovato senso della vita e delle relazioni.

(1) Esempi reali tratti da Michael Sandel, “What money can’t buy: the moral limits of markets”, Farrar Straus and Giroux 2012
(2) Marco Guzzi, “Darsi pace”, Paoline 2004, pagg 83-91

Commenti

  1. Paola Balestreri dice:

    Cara Iside (perché tu sei l’autrice del post!),
    grazie di questo racconto che rivela le tue doti creative e mette il dito sulla piaga: la fatica di distaccarsi dalle logiche umane e di imparare la gratuità del vivere e del donarsi.
    Un abbraccio
    Paola

  2. mia madre ha uno schiacciapatate in alluminio che risale a mia nonna, quando mia madre era piccola. Fa ancora il suo dovere dopo 50 anni. E’ grosso, robusto, spartano. Usato tantissimo, visto che mia madre fa spesso gnocchi fatto a mano. Quello che ho io, invece, comprato un paio di anni fa al mercatino è esile, con cernierine piccole piccole e non lo uso spesso. L’ho usato poche volte e già ora accusa gli acciacchi del tempo le cernierine si stanno già staccando: non durerà molto, dovrò ricomprarlo presto. Impossibile trovarne uno costruito con i canoni del tempo di mia nonna. Questa è la logica del Re IlMercato: in questo modo viene anche dilapidati i beni della Terra (minerali ferrori) in consumo sempre più vertiginoso.
    E’ così per tante, troppe cose che consumiamo: costruiti apposta affinchè si rompano presto, anche se non troppo presto per darci almeno un po’ di effimera soddisfazione.

  3. Giuliana dice:

    Lo schiacciapatate della nonna di fab mi porta l’immagine di persone ottantenni e novantenni che conosco ancora vitali: il corpo è segnato dal tempo, ma la loro mente è lucida e i loro comportamenti, seppure lenti, sono ritmati dall’amore verso la vita, dal rispetto verso la persona e si traducono in gesti di cura, di attenzione, di relazione.

    Parallelamente mi arriva l’immagine degli abitanti del regno di EconomiadiMercato, apparentemente vivi, ma privi di slancio, chiusi in se stessi, vuoti di passione, murati dentro le loro paure, nascosti dietro muri difensivi, incapaci di raggiungere i sotterranei del castello o increduli di trovare nei sotterranei la via di scampo.

    Quanta sofferenza nel regno di EconomiadiMercato!

    Questa sofferenza è anche la mia sofferenza, pesa in me e su di me, non posso ignorarla,nasconderla dietro un falso sorriso, fare finta di nulla.

    Allora, anch’io come te, cara Iside, non vedo altra via per uscire da questo maledetto regno di EconomiadiMercato che quella di esplorare i sotterranei del castello in compagnia di “spericolati” o forse di “folli” che credono sia possibile già da ora abitare un altro regno quello in cui “ vero Re è Colui che si fa servo e che non mi asservisce, è Colui che sostiene la mia vita cui gratuitamente offre un significato di eternità. “

    Spero che la tua creatività ci regali altri post.

    Giuliana

  4. Antonietta dice:

    Grazie Iside di questo bel post. Mi ha toccato in particolare questa frase:
    “Ma nei sotterranei del castello incontrai un gruppo di uomini e donne…”

    Nei sotterranei di questo abbagliante ma distruttivo castello mi sa che siamo in tanti, ognuno nella sua ricerca solitaria e difensiva.
    Di nascosto, spesso come animali braccati.
    Trovare questo gruppo di uomini e donne, e una guida che ha già sperimentato la Via di uscita, è per me un dono così grande!
    Colgo quindi questa occasione per risentire la profonda sintonia con questo gruppo coraggioso, con tutti voi. Guidati dai misteriosi circuiti dello Spirito mi piace pensare che ci siamo in qualche modo finalmente “trovati”, per lavorare insieme per la stessa Speranza.

    Antonietta

  5. Mariapia dice:

    Il tema dell’economia mercato risuona ormai martellante e sinistro ogni giorno alle nostre orecchie.
    Siamo intristiti e impauriti, ma il tono favolistico e leggermente ironico di questo post smorza la tragicità dell’argomento. Poi c’è un finale che ci suggerisce una concreta via d’uscita. E, se ci impegniamo bene nel nostro lavorare insieme e nel guardarci attorno , incontreremo altre persone, magari semplici e sorridenti come bambini ,che cammineranno il nostro stesso cammino di liberazione.
    Mariapia

  6. Anonimo dice:

    Grazie Iside per aver posto l’accento su questi argomenti che condizionano la nostra vita ogni giorno .
    Le tue parole mi hanno ricordato un fatto.
    Dopo un esercizio svolto durannte il primo anno del corso telematico e le parole di Marco che mi avevano toccato in profondità, mi ero recata in città a fare spese con la famiglia ,spese che ritenevo necessarie,ma ero tornata a mani vuote. Le “necessità” erano ben altre ed era la mia anima che andava nutrita non di certo non con la merce.
    Sentirmi parte di questo gruppo ha voluto dire sanare le mie ferite e costruire relazioni libere,ma anche cambiare quei comportamenti automatici dei quali la vita di ogni giorno ne è intrisa,con la scelta quotidiana di attingere alla vera Sorgente di Vita e di Amore.
    Cara Iside esplorare insieme i sotterranei è un’avventura straordinaria che ci apre ogni giorno a nuove scoperte e prospettive gioiose.
    Rosanna

  7. Queste reazioni al post mi suscitano due considerazioni, una sulla libertà e l’altra sulla relazionalità.
    Lo schiacciapatate di fab mi pare emblematico della mentalità in cui siamo immersi, volenti o nolenti, di uno stile di vita che è proprio una piaga, per usare l’immagine di Paola. E in effetti ci schiaccia, come l’utensile di cucina fa con le patate, o per lo meno lo vorrebbe fare, per spremere tutto il profitto possibile da persone più o meno stordite e illuse di trovare vita nella girandola smodata dell’usa e getta.
    La consolazione è che, come impariamo dal prendere contatto con le parti più profonde di noi, la libertà ha sempre uno spazio per esprimersi, in fondo noi siamo libertà. Anche quando ci pare di essere all’angolo, in realtà possiamo ancora scegliere di aderire alla Vita, per quanto possa essere difficile sottrarsi, sul piano pratico, ai meccanismi del mercato. Eppure come testimonia Rosanna, possiamo imparare a definire le nostre priorità, a discernere tra il necessario e ciò che non lo è.
    Ebbene sì, Giuliana, forse dobbiamo essere un po’ “spericolati” o “folli” per andare controcorrente, ma è la buona compagnia del camminare insieme, come sottolineato da Antonietta e da Mariapia, che ci rassicura nella condivisione di una prospettiva di senso che cerca la Vita, con il fiuto del Boscimano per l’acqua nel deserto.
    Un abbraccio
    iside

    PS: grazie alla redazione, presumo in particolare Andrea, per la scelta della foto

  8. lo schiacciapatate della nonna
    Anch’io ne possiedo uno e lo uso per fare gli gnocchi o il purè fintanto che abbiamo le patate “nostre” (praticamente una manciata) poi mi limito alla lessa con quelle acquistate.
    E’ come se ritenessi che valesse la pena di faticare solo a partire da qualcosa che riconosco “quasi” come mio/nostro dall’inizio alla fine.
    Ritengo che vivere il presente sia apprendere a godersi ogni istante che ci è concesso così come esso è.
    La mia sobrietà nasce dal gusto con cui apprendo a vivere il mio quotidiano e non da una “razionalizzazione” o programmazione intelligente che dir si voglia (… tipo quella d’indurre ” il popolo bue ” ad utilizzare l’energia elettrica la sera, la notte o meglio ancora la Domenica, per ” santificar la festa” nel riposo), riconoscendo spesso “solo dopo” che così facendo si ha una perdita economica e non un vantaggio.
    Attraversando il mio dissenso, circa questi fatti che continuamente minano la cultura profonda del popolo, ho trovato soluzioni alternative, decisamente più piacevoli, salubri ed economiche.
    La sobrietà in me nasce da uno stato di felicità e non da una penuria, da una pienezza e non dalla mortificazione nella vita.
    E così mi piace.
    Ciao a tutti e buona giornata
    Rosella

  9. Marco Guzzi dice:

    Davvero bello questo testo, Iside, e divertente….
    Credo che dovremo renderci conto della grande responsabilità dei Creativi, che non sono solo i Pubblicitari, ma l’intero ceto intellettuale che ha dominato negli ultimi trenta anni: una genìa di collaborazionisti che ha contribuito per incapacità e per comodo alla progressiva disumanizzazione, che Iside descrive tanto bene…
    Ciao, e grazie. Marco

  10. Mi pare che il lavoro che si tenta di portare avanti nei gruppi dP sia (anche) quello di trovare la propria sobrietà, la giusta misura di sé, che è protendere verso la felicità, come dice Rosella, non certo mortificazione della vita. Del resto, come sul piano personale, così su quello collettivo, occorrono perseveranza nella lentezza di un percorso che ha i suoi tempi, fermezza ma anche indulgenza e misericordia perché procediamo per tentativi e (molti) errori. Sono certa però che lo Spirito della Vira saprà sovvertire le logiche del mondo.
    Grazie Marco per il “divertente”: mi sono divertita anch’io mentre scrivevo!
    Un abbraccio
    iside

  11. Domenico dice:

    veramente bello, grazie!

  12. viva la creatività di Iside!!!!!!!!!!che con leggerezza,semplicità e divertimento ha saputo amalgamare parole e offrirle come riflessione e invito alla sobrietà (come ci descriveva molto bene anche Rosella)grazie e speriamo prima o poi di incontrarci in quei sotterranei dove scorre acqua fresca…….un abbraccio Irene

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