Banche invisibili

Banche invisibili sostengono l’economia mondiale, offrono gratuiti finanziamenti ed impediscono all’umanità di precipitare nel baratro del fallimento.

Nessuno ne parla, nessuno se ne cura, nessuno le conosce, eppure accumulano ricchezze invisibili che sostengono il mondo.
Sono gestite da uomini semplici dotati della sapienza del cuore: spiriti liberi, maestri di vita, impotenti e inutili secondo la logica del mondo eppure capaci di salvare dalla rovina tanti.

Condivido con voi l’esperienza fatta con una di queste banche invisibili, risorsa inesauribile di forza e coraggio, di pazienza e mitezza, di serenità e di pace, che ho avuto la fortuna di avere come vicino di casa.

Gianfranco (Franco per gli amici) se ne è andato silenziosamente, secondo il suo stile, due settimane fa, e solo ora comprendo che grande banca è stato per me, quanti finanziamenti mi ha concesso senza chiedere nulla.
Completamente paralizzato, inchiodato da anni in un letto, per ultimo con difficoltà a dar fiato alla voce e a farsi capire, eppure sempre sereno, sorridente e grato verso tutti.

“La vita è semplice –mi diceva- siamo noi che la rendiamo complicata” e lui l’aveva resa semplice aderendovi completamente, vivendo nell’essere, nella verità dell’essere.

Abitava al piano sopra di me e andavo spesso a trovarlo. “Come stai?” mi chiedeva subito ed io, a volte stanca e di malumore, rispondevo: “uh, non bene e tu come stai?” e lui: “Io bene!” e con qualche battuta mi faceva sorridere.

Un uomo normale, con una grande capacità di relazione, che amava la vita, il buon cibo, il fumo e….la Roma, e senza parlare mi dava grandi lezioni di vita.

“Che ti arrabbi a fare? peggiori solo la situazione!” diceva. Lo aveva imparato a sue spese nei lunghi anni di convivenza con la sua malattia.
Una volta mi ha detto: “Mi sono sposato con S M”. Lo guardo stupita. “Con chi ti sei sposato Franco?”, poi capisco: “Ma come fai a dire questo?”
S M: Sclerosi Multipla. Non si era rassegnato, l’aveva sposata! Per questo non si era incupito, depresso, per questo non era impazzito, l’aveva sposata!
“All’inizio –mi dice- la convivenza non è stata facile, mi volevo buttare di sotto. Poi ho imparato a conviverci.”

Sposando la sua malattia era riuscito a non farsi imprigionare da essa, anzi più il suo corpo gli poneva dei limiti più il suo spirito si liberava. In effetti Franco è la persona più libera che io abbia mai conosciuto.
Aveva sposato la sua croce e l’aveva resa leggera, così, anche se inchiodato in un letto, la sua vita scorreva normale nel quotidiano. Tutti hanno potuto vedere il suo viso sereno fino alla fine, dicendo che andava bene, che non aveva bisogno di nulla.

Lunghe, lunghe ore da solo per anni a riflettere, a capire la Vita, a sviluppare la sapienza del cuore.
Non capiva le persone che si comportavano male, che si approfittavano di chi era in difficoltà, e ne aveva fatto diverse volte amara esperienza! “Non capiscono che poi viene ‘a livella’ e ci fa tutti uguali? Se mi comportassi così io non potrei dormire la notte. Io la notte voglio dormire tranquillo!”. E di fatto dormiva tranquillo, come un bambino. E così si sentiva: “Sono piccolo, non cammino, ancora neanche gattono” diceva scherzando. E io: “Allora sei pronto per entrare nel Regno dei cieli!”.

Negli ultimi tempi, quando anche la voce lo stava abbandonando, confessava: “Mi sono stancato, non posso fare niente: non posso camminare, non posso mangiare da solo, ora neanche parlare. Mi sento inutile.” E io: “Credi che gli altri, solo perché corrono tutto il giorno, fanno di più? E poi chi lavora ha pause di riposo e ferie, tu invece non ti schiodi mai dal tuo letto: 24 ore tutti i giorni dell’anno, fermo e fedele al tuo posto! Sai quante persone stai aiutando? Quando sarai di là vedrai!”. Ed ho fiducia che il Signore gli sta dando la grazia di vedere quale banca è stata per tanti, quante persone disperate hanno riacquistato speranza e forza grazie al suo stare inchiodato al suo letto.

Un uomo mite, paziente, un uomo giusto, un uomo umile.
“Hai una grande saggezza, avresti tante cose da insegnare, Franco” -gli dicevo- “Ma no –rispondeva- è normale tutto questo, sono una persona normalissima”. “Ma non è normale pensare così, la maggior parte delle persone non pensa così! Nessuno saprebbe affrontare la malattia e la Vita come la affronti tu! Io neanche per un’ora!”. Ma lui si scherniva: “Non è niente di speciale, è normale, la Vita è semplice!”.

Quando penso alla figura di Giobbe mi pare che le sofferenze affrontate da Franco siano state maggiori: privato dei suoi affetti più cari (morti il padre, il fratello, la cognata, ed anche la fidanzata), e poi anche della salute (all’età di 30 anni iniziano i sintomi della malattia), rimane solo con la madre divenuta nel tempo cieca e paralizzata. E Franco, sebbene già sulla sedia a rotelle, si batte per impedire il ricovero della madre: non vuole sia allontanata dalla sua casa, non vuole diventi un ‘oggetto’ di cure in una qualche Casa di riposo, desidera garantirle la normalità del quotidiano prendendosi personalmente cura di lei.

E la stessa scelta mantiene per se stesso quando, rimasto solo e progressivamente sempre più limitato nei movimenti fino a perderli del tutto, preferisce rimanere nella sua casa, anche se questo ha significato rimanere buona parte della giornata da solo, nell’impossibilità di soddisfare i più elementari bisogni. Ma lui aveva imparato a non avere bisogni, a far a meno di tutto.

Non era invidioso della salute, del benessere di altri. Non l’ho mai sentito prendersela con Dio, accusarlo di essere ingiusto! Anzi, non comprendeva le persone che bestemmiano e con la sua logica stringente diceva: “Se non ci crede perché bestemmia? E se ci crede perché maledice?”.
Non metteva in discussione Dio, accettava la Vita e si sforzava di viverla pienamente nonostante le progressive limitazioni, godendo dell’amicizia, scherzando con quanti andavano a trovarlo, donando a tutti un sorriso.

Domani, 4 settembre, Gianfranco avrebbe compiuto 66 anni e son sicura che lassù gli stanno preparando una grandissima festa! Auguri Franco!

Commenti

  1. Toccante il “magistero” di Franco. Il tuo racconto, cara Giovanna, ci permette di profittarne un po’ anche noi.
    Il mio pensiero corre stamattina ad un altro maestro, il card. Martini, che oggi viene sepolto nel duomo di Milano. Mi piace rimeditare queste sue parole sulla morte come puro atto di fede, parole da lui pronunciate a commento del “Pensiero alla morte” di Paolo VI:

    “Io, per esempio, mi sono più volte lamentato col Signore perché morendo non ha tolto a noi la necessità di morire. Sarebbe stato così bello poter dire: Gesù ha affrontato la morte anche al nostro posto e morti potremmo andare in Paradiso per un sentiero fiorito… Dio ha voluto che passassimo per questo ‘duro calle’ che è la morte ed entrassimo nell’oscurità che fa sempre un po’ paura. Però mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle ‘uscite di sicurezza’. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio. Questa fiducia traspare da tutto il testo di Montini. Ciò che ci attende dopo la morte è un mistero, che richiede da parte nostra un affidamento totale. Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo a occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani».

    Grazie a Carlo Maria Martini.

  2. Conoscevo Franco da tanto, sono stato il suo fisioterapista e amico per anni. Una settimana prima che ci lasciasse, la sua espressione era stanca ma serena.
    Appena arrivato mi chiese ” ma non vai in ferie? che stai a fa’ a Roma? si preoccupava sempre prima degli altri che di se stesso.
    Franco era consapevole del proprio limite, di dover dipendere dagli altri. Aveva rispetto per il proprio corpo e voleva che fosse rispettato.
    Come per quei tanti corpi martoriati dalla malattia,, dalla violenza e dalla guerra. Una volte mi chiese “perchè i giovani si fanno del male non comprendono il valore della vita, hanno un corpo sano e vanno ad ammazzarsi ?”
    Mi chiedeva sempre : come sta mamma tua? e papà? “, di salutarli e di stare loro sempre vicino.
    Uomo generoso altruista fino alla fine dei giorni.

    Da poco più di un anno è morto il suo più grande amico Mario, malato di un malattia genetica e di tumore.
    Franco soffri molto per questo lutto quasi da voler dare la sua vita al posto di Mario.
    Oggi Franco e Mario si rincontrano e rivestiti di una nuova Luce, e fanno festa intorno alla grande Mensa preparata per loro dal Padre Buono che è nei cieli.
    Grazie Franco non dimentichero mai il tuo sorriso…

  3. Grazie cara Giovanna, per averci raccontato la storia di Franco, e per averci ricordato cos’è il vero accumulo di ricchezza. Non quello che viene roso dal tempo, ma quello che resta per sempre: la costruzione di un’opera, di un corpo plasmato dallo Spirito della vita vera.
    Paola

  4. Tanti auguri Franco, guardaci dal cielo e insegnaci la sapienza dello Spirito
    Grazie, cara Giovanna, anche se non lo conoscevo personalmente, per mezzo delle tue parole era ed è nel mio cuore come esempio di forza e tenacia

    Filomena

  5. c’è qualcosa che mi turba ultimamente, ma in modo buono, dolce e pacificato e questo “racconto” mi pare che agisca rimescolando in me le emozioni, come fa la mamma con la cioccolata. Questa immagine mi piace, fa sì che l’io nonna si lasci ancora tra le braccia di sua madre.
    ” … Ma lui si scherniva: “Non è niente di speciale, è normale, la Vita è semplice!”. ”
    Questa vita semplice è così complessa da vivere per tutti coloro che non accettano di essere ridotti a: bisogno o cosa.
    Noi tutti siamo necessari, gli uni agli altri per esistere e attraversare questo transito terrestre; eppure nessuno di noi, pur impotente, nudo o mancante di tutto ha bisogno di qualcosa per concludere questo viaggio… .
    Una semplificazione necessaria, non è riconducibile al bisogno; ma, bensì all’abbondanza: ” così semplificano i cromosomi” maschili e femminili per generare il nuovo il figlio.
    Grazie Franco, e grazie a te Giovanna per avercelo donato.
    Un abbraccio e stiamo a vedere se sappiamo scorgere in questo adesso il nome di Dio.
    con affetto
    Rosella

  6. In questi due anni di frequentazione dei corsi a Roma, ho avuto la possibilità di conoscere Franco attraverso le tue parole, cara Giovanna. Senza vederlo mi ha mostrato la sua forza e il suo amore verso la Vita.
    Ora lo penso nella Luce e nella festa del Cielo che lo accoglie.

    Giuliana

  7. Anch’io ho conosciuto Franco quando andavo a trovare Giovanna, mi stupivano sempre i suoi occhietti vispi ed il suo sorriso sempre pronto ad accogliere tutti. Andavamo per confortare , ma era Franco che con le sue battute… perle di saggezza … ci confortava e ci dava delle lezioni di vita autentica. Franco , Antonella, stessa malattia di Franco,una donna tornata alla casa del Padre a 45 anni vissuta su una sedia a rotelle ed una maschera per l’ossigeno sempre al viso,eppure ci ha lasciato delle poesie bellissime che narrano come il suo spirito sia rimasto sempre libero di sognare e volare .Marilena che fa tutto con i piedi per una disabilità agli arti superiori : scrive poesie e romanzi ,fa uncinetto, dipinge ed è la mia consulente in tutto. Questi fratelli e sorelle cui la vita sembra non aver donato nulla ci insegnano cosa veramente sia importante:non dare a nessuno potere su te stesso, nè al lavoro, al denaro, alla sofferenza o malattia, alle circostanze della vita,alcun potere su di te.Tu sei nelle mani di Dio! Se tu lo credi non solamente con la testa , ma anche con il tuo cuore allora sei veramente libero. Grazie Franco !

  8. Luciana Poleggi dice:

    La vita è qualcosa di straordinario, è il libro che ha scritto Lee Lipsenthal, un medico morto di cancro l’anno scorso. Scriveva e parlava della sua morte come una cosa naturale, che fa parte della vita, a volte non riuscivo neanche a capire il perché di questa serenità, anche se faceva meditazione… con la storia di Franco ho capito il mistero della morte, anzi della “sofferenza” prima di morire, un uomo così doveva avere per forza “qualcuno” che lo portava in braccio e gli faceva affrontare la vita! Grazie Giovanna di avermelo descritto così bene, facendolo diventare anche un nostro amico. Franco grazie!

  9. Grazie della ricchezza dei vostri commenti e delle vostre testimonianze.

    Il testo di Martini riportato da Corrado mi fa pensare che la morte rimane perché è come l’esame finale sul percorso che siamo chiamati a realizzare nella nostra vita: un percorso dalla paura alla fiducia da vivere nella carne; “senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio.”

    Chi vive condizioni di gravi disabilità ha forse la possibilità di vivere più serenamente l’esperienza della morte perché ha già un lungo tirocinio di affidamento, e quindi di vera relazionalità; naturalmente chi non oppone resistenza ma si abbandona alla Vita, come ha fatto Franco.

    Grazie Mauro per la tua testimonianza. Ti ho incontrato tante volte da Franco ed ho visto con quanta delicatezza ti prendevi cura del suo corpo e con quanto affetto ti relazionavi a lui.
    Un grazie di cuore a tutti gli operatori che si sono presi cura di Franco in questi anni e gli hanno dato affetto e amicizia.

    Grazie Marcella per averci parlato di Marilena: anch’io l’ho conosciuta e sono rimasta senza parole quando ho visto le bellissime creazioni che riesce a realizzare con i piedi.
    Quando si parla di ‘disabili’ mi viene da sorridere! Io sarei ‘abile’ che non riesco a fare neanche la millesima parte di quello che fa Marilena, che non riuscirei a tollerare neanche per un minuto la condizione in cui Franco è vissuto per anni?

    Forse i disabili sono qui come dono per noi: per farci da specchio nelle nostre disabilità nascoste e guidarci verso il senso vero della vita.

    Grazie di cuore anche a Paola, Filomena, Rossella, Giuliana, Luciana.
    Un abbraccio affettuoso a tutti. giovanna

  10. Storie come quella di Franco mi lasciano ammirata e un po’ turbata. Vivo una situazione difficile sul piano della salute sin da piccola, un percorso di peggioramento progressivo che, tuttavia, per lo meno finora, non ha implicato la morte come conseguenza direttamente correlata alla malattia. Oscillo tra la lotta e la voglia di abbandono, abbandono però che non riesco a raggiungere. Perciò storie come quelle che avete raccontato mi fanno sentire quanta strada ho ancora da compiere. Sono spaventata per un futuro ignoto e pieno di mostri, ho ancora tanta rabbia verso la malattia, la salute è ciò che invidio maggiormente. D’altro canto, non posso dire di essermi mai rassegnata, sono sempre stata combattiva, non ho mai voluto arrendermi di fronte alla sofferenza, tuttavia ne sento tutta la fatica e ora inizio a sentirne il peso. Leggendo la storia di Franco narrata così bene da Giovanna, mi sono sentita piccina piccina, con tanto da imparare, perciò confido nello Spirito per riuscire a trovare un briciolo di quella saggezza che persone con vicende tanto provate sanno insegnare.
    Un abbraccio
    iside

  11. anch’ io ho un amico malato come Franco e quando vado a trovarlo e mi scappa qualche lamento mi sento un verme; si chiama Andrea e mi piacerebbe che anche lui riuscisse a prenderla come Franco ma per ora è ancora molto arrabbiato con Dio e penso lo sarei anch’ io. Cercherò di parlargli e trasmettergli un po’ di Franco.
    grazie ciao Andrea

  12. È anche per me un grande aiuto leggere la storia di Franco.
    Sto convivendo da tanti anni con una rara malattia cronica e ultimamente va peggio. Se no fosse per mia moglie, non so come potrei fare. Lo scoraggiamento arriva facilmente e la lotta è sempre più dura. Comprendo molto bene le parole di Iside e credo sia importante essere vicini, accettare e riuscire,con delicatezza, a voler bene anche a coloro, che soffrendo per la loro condizione di malati cronici, non riescono a trovare la serenità costante di Franco che, consapevolmente, abbandonandosi era riuscito a realizzare la cosa più difficile: “sposare la sua malattia”. Un abbandono anche da me desiderato, ma nonostante tutto, gli ostacoli sono tanti e la strada è ancora in salita
    Ringrazio tutti voi per l’aiuto che ricevo e per lo stimolo a continuare a lavorare all’interno di me stesso e a sperare.
    Fabio F.

  13. Grazie, Giovanna, per averci fatto conoscere un uomo come Franco , certamente sono persone così che tengono acceso il fuoco sotto la cenere e che lo fanno divampare ,e qui uso la metafora del cardinal Martini riguardo alla fede nella Chiesa. Il tuo post ha anche dato l’occasione a Marcella di ricordarci che non dobbiamo dare a nessuno, a nessuna circostanza, il potere su noi stessi e questa è l’ardua meta del nostro cammino spirituale!
    Mi sento vicina anche a Iside e a Fabio che ammettono con semplicità di vivere con difficoltà la loro situazione di malattia. Penso che anche dietro la serenità e la forza di Franco ci siano state tante battaglie, tante faticose, sudate accettazioni . Chi si sente piccino, piccino è molto umano, lotta, perde, riprova. Gesù ci è vicino nella debolezza! Siamo tutti diversi gli uni dagli altri, io cerco di imparare a non sentirmi troppo schiacciata dai buoni esempi, ma di sentirmi amata così come sono, anche talvolta scoraggiata e titubante!

  14. Antonietta dice:

    Vorrei aggiungere un paio di mie considerazioni sull’argomento.
    Anch’io conosco una persona malata da tanti anni con la stessa forza e luminosa normalità dell’amico di Giovanna; in aggiunta a questo anch’io sto purtroppo sperimentando come si sta dalla parte dei malati, convivendo con una malattia abbastanza invalidante.
    Quindi un abbraccio fraterno a Iside e Fabio F. prima di tutto.

    L’abbandono: non so se da solo basta. Per la mia esperienza il vero problema è trovare l’equilibrio giusto tra la necessaria lotta per migliorare la propria vita e il sapersi fermare, con tutta la serenità possibile, davanti alla consapevolezza del limite. 
    A volte sarebbe molto più semplice lasciarsi veramente andare, aspettare che tutto segua il suo corso possibilmente in fretta e senza soffrire troppo, invece l’istinto della vita chiama sempre ad andare avanti, a volte nonostante la nostra volontà del momento.
    Quindi un mix di determinazione quando sentiamo che possiamo fare qualcosa, e resa e respiri profondi davanti ai burroni che non possiamo attraversare. Il difficile è dosare questi “ingredienti”, ma capisco che si tratta di un apprendimento lento e pieno di errori, come ha scritto giustamente Maria Pia.

    Poi la distinzione noi e loro. Anche questa mia conoscente è particolarmente allergica a tutti quelli che la considerano un’eroina, una persona eccezionale, capace di portare pesi che avrebbero distrutto chiunque altro. In realtà il suo vivere con assoluta normalità una situazione straordinaria nella sua rarità e tragicità è all’inizio qualcosa davanti  a cui si rischia di rimanere schiacciati. 
    Poi col tempo ho capito che forse è solo un problema di dimensioni di questa eccezionalità.
    Questo suo essere “banca invisibile” non è un qualcosa al di fuori di noi.
    Io lo vedo come un nucleo di vera, incarnata Umanità che ognuno si porta dentro e forse in parte già esercita, anche se su scala molto più ridotta.
    Il fossato tra sani e malati è mobile, come pure tra eroi e gente normale.
    Le potenzialità che vengono fuori nelle prove (come capacità di fare o di lasciare che le cose semplicemente accadano) sono un patrimonio a cui tutti possiamo accedere nei momenti in cui la vita ci costringe a farlo. Forse dovremmo fidarci di più in questa possibilità già inscritta nel nostro essere creature, uomini e donne. E ringraziare, come hai fatto tu, Giovanna, chi ce ne dà una continua e concreta dimostrazione nella propria vita, piccola o grande che sia.

    Antonietta

  15. Ogni vita è una storia a sé ed è una storia sacra, una storia di salvezza.
    Io non so perché le storie siano tanto diverse ma so che ognuna è sacra e compiuta in sé, e luce per altri.
    Carissimi Iside e Fabio vi ringrazio di cuore per aver messo in luce l’altro aspetto della malattia: quello del dolore, della lotta, della fatica, dello scoraggiamento. E voi siete luce per noi, le parole che pronunciate arrivano in profondità, toccano emozioni profonde, perché sono parola incarnata.
    Anche Franco ha vissuto le sue lotte con il desiderio di farla finita. Io l’ho conosciuto in un periodo successivo quando una grazia speciale lo aveva reso quasi immune dal dolore fisico (aveva piaghe profonde eppure non avvertiva dolore!) e resa leggera la sofferenza psichica.
    Perché ha avuto grazie speciali? Non lo so, di là capiremo!
    Ma ritengo che la storia di Franco non debba portarci ad enfatizzarlo, a consideralo quasi un superuomo sentendoci piccoli piccoli davanti a lui, ma debba portarci soprattutto a lodare Dio per la Sua misericordia, perché ci da prova che non ci abbandona nelle tribolazioni e ci concede le grazie necessarie ad affrontare le prove difficili della vita.
    Grazie anche a Mariapia e ad Andrea. Un abbraccio a tutti. giovanna

  16. Carissima Antonietta ho postato senza aver letto il tuo intervento che condivido pienamente.
    un grazie di cuore e un grande abbraccio. giovanna

  17. Carissima Antonietta,
    la sfida è proprio quella che tu indichi, almeno per me, cioè trovare un punto di equilibrio tra la lotta, intesa come apertura alla vita che non si lascia sopraffare dal male, e l’abbandono, inteso come accettazione di un declinarsi della vita anche provata, che sa apprezzare ciò che di buono comunque rimane, confidando che il senso dell’umano vivere è più profondo e non potrà essere portato via.
    Un abbraccio a tutti e un saluto speciale a Fabio e a sua moglie.
    iside

  18. Gabriella dice:

    Sono vicina a te Giovanna ed a tutti coloro che hanno subito la perdita di questa grande persona. La sua testimonianza mi ha riportato prontamente a gioire della quotidianita’, di poter parlare, camminare, mangiare, sognare, contemplare il mare nel posto dove mi trovo e godere di quest’ultimo scampolo di vacanza. A volte si tende a dimenticare i tesori che si possiedono….

    Anche a me ha colpito la scelta di Franco di “sposare la malattia”, ultimamente ho capito che devo accettare quello stupidissimo disturbo che mi affligge da un po’ di tempo, le vertigini. Ma davvero non riesco a immaginare la forza di volonta’ per poter “sposare” il calvario della sclerosi multipla!
    Unendomi a voi nella preghiera per Franco e per chi vive la sua stessa sofferenza vi abbraccio Gabriella

  19. Carissima Gabriella si, tendiamo a dare per scontato il fatto di poter vedere, camminare, di avere entrambe le mani: c’è un signore nel mio palazzo che manca della mano destra e vive da solo ed io mi chiedo spesso come fa a gestire le piccole azioni quotidiane!
    Anche se non mancano malanni, difficoltà, problemi, ogni giorno dovremmo guardare a quello che abbiamo e ringraziare, perché niente è scontato!

    Franco amava scherzare, quando mi ha detto di essersi sposato con S M, la Sclerosi Multipla, voleva dirmi scherzosamente che ormai erano legati e non potevano più separarsi: tutto il giorno insieme.
    Non credo che la sua serenità nella malattia sia stata frutto di forza di volontà: è stato un aderire semplicemente alla Vita, un atto di grande intelligenza, un capire che rifiutare la malattia l’avrebbe resa insopportabile, avrebbe aggiunto altra sofferenza, avrebbe reso più amara la sua vita.
    “La Vita è semplice -ripeteva- siamo noi che la rendiamo complicata”.
    Senza grande cultura, senza una pratica spirituale specifica, con una fede semplice cui aderiva più per tradizione che per convinzione, ma con valori morali solidi, Franco è riuscito ad affrontare la sfida della sua vita ed a lasciare a tutti noi una grande eredità.

    Grazie Gabriella, ti abbraccio. giovanna

  20. Scusatemi, io scrivo qui la mia esperienza, le mie paure, la mia rabbia anche se forse non sono nell’argomento giusto ma leggendo i vostri commenti mi è venuto di getto per cercare un conforto che probabilmente è difficile da ottenere. Il 10 settembre dopo 3 anni di malattia e un 2012 di ricoveri continui per eseguire due trapianti di midollo autologo e allogenico mia moglie ha dovuto arrendersi dopo una lunga lotta e sofferenze. Ci eravamo conosciuti nel 1974 lei aveva 15 anni e io 18 da allora non ci siamo più lasciati, il 3 ottobre compivamo 30 anni di matrimonio. Io sono disperato, sgomento, incredulo e arrabbiato con Dio non riesco ad accettare questa perdita ma sopratutto sono arrabbiato perchè a Patrizia è stata tolta troppo presto la possibilità di godersi la sua famiglia, sua figlia e suo figlio. Lei/noi speravamo tanto nel trapianto di midollo, ci dicevamo vedrai a Natale guiderai di nuovo la macchina, andrai al supermercato perchè lei era questo che voleva, le cose semplici della vita, stare in famiglia, preparare cena per gli amici, curare i fiori….invece se ne andata lasciandoci sgomenti a me e ai nostri due figli di 19 e 26 anni.
    Io non riesco a trovare una ragione, una spiegazione, abbiamo pregato questi tre lunghi anni perchè Dio ci concedesse la guarigione invece è sempre andato tutto storto, ora io mi crogiolo sperando, cercando di convincermi che comunque gli affetti, gli amori non finiscano qui su questa terra ma proseguano in cielo ma molte volte sono sgomento, impaurito, atterrito che tutto sia finito così. Vorrei che lei mi si avvicinasse e mi dicesse..non ti preoccupare qui sto bene, ti aspetto, riprenderemo a stare insieme per l’eternità. Questo mi servirebbe per vivere un pò meglio ma non accade, probabilmente non accadrà mai. Ora rivedo le immagini passate, i filmati, la sua voce …piango, mi dispero e mi martella sempre …perchè?
    scusatemi se ho occupato uno spazio sbagliato.
    un abbraccio a tutti e una preghiera per Franco che ha affrontato con coraggio il suo calvario.
    Franco

  21. rosella dice:

    Caro Franco

    Le parole di consolazione adeguate sono racchiuse nel tuo cuore, intessute nell’amore che hai condiviso con tua moglie e qua e là emergono dall’abisso del tuo dolore disperato, come lampi di luce.

    io non ho parole adeguate però posso ringraziarti per aver condiviso con noi ed esserti accanto nella preghiera: che il Signore della Vita Risorga l’amore che abita in te intessuto intimamente nel tuo cuore da Patrizia.

    Auguri di ogni bene, che gli Angeli custodiscano te ed i tuoi cari.
    Rosella

  22. giovanna dice:

    Carissimo Franco, grazie per aver voluto condividere con noi il tuo dolore, la tua disperazione, le tue paure, la tua rabbia. Tutto questo dolore può essere accolto e trasformato.
    Il tuo dolore è il dolore dell’umanità da sempre. E non ci sono risposte ai perché.
    Solo nell’abbandono fiducioso alla Vita viene data la luce che penetra il mistero e dona la pace.
    Ma questo viene nel tempo, non si può forzare. Il dolore va vissuto, la separazione elaborata, ci vuole tempo. Aiuta il conforto degli amici, delle persone care. E fai bene a chiedere aiuto, come hai fatto qui, non hai “occupato uno spazio sbagliato”!
    Invoca lo Spirito Consolatore che è “nel pianto conforto”, l’Angelo custode di cui oggi ricorre la festa, Maria, nostra madre, che ben conosce il patire.

    Domani è il vostro anniversario. Ringrazia il Signore per i doni che hai avuto: per questi 30 anni di vita insieme, per la famiglia che avete costruito, per i figli, e forse nel cuore sentirai la parola che ti consolerà.
    Ti assicuro la mia vicinanza con l’affetto e la preghiera.
    Un grande abbraccio a te e ai tuoi ragazzi. giovanna

  23. Grazie Rosella, grazie Giovanna, domani, trentesimo di matrimonio, vorrei ripetere con mia figlia il giro in macchina che avevo fatto con Patrizia per il venticinquesimo. Nulla di particolare, ci accontentavamo di molto poco, l’importante era stare insieme, eravamo andati fino a Ventimiglia, valle del Roja, Tenda, Limone e a casa. Neanche il ristorante perchè ci sentivamo più uniti e intimi ad acquistare un pò di pane e prosciutto al supermercato e mangiarcelo in macchina o su un prato, forse domani farò così ma ora non so, non ne ho tanta voglia, tanti mi dicono di andare che lei è con noi ma io non la sento, non la sento, non la vedo più. Il terrore, l’angoscia che a volte mi prende pensando che dopo non ci sia più nulla, non poterla più riabbracciare, che tutto il vissuto, l’amore, gli affetti muoiano con noi mi terrorizza. Si, mi faccio aiutare da un amico frate di un Santuario di cui Patrizia era molto devota, leggo encicliche, omelie sul matrimonio, sull’ amore che non può essere spezzato dalla morte ma prosegue in cielo ancora più puro però, però, spesso mi assale questa angoscia che tutto sia finito e mi dispero. Vedo una foto dove lei mi abbraccia e mi prende il terrore di non poterla riabbracciare mai più. E poi mi spaventa, mi sgomenta la possibilità che debbano passare ancora molti anni prima di eventualmente poterla rivedere in cielo. Spero, credo fermamente nella risurrezione della carne ma mi sembra un avvenimento talmente lontano che in questo momento mi da poca consolazione. Beato chi ha una fede ferrea e indistruttibile.
    un abbraccio e tutto il bene possibile.
    Franco

  24. Buona giornata, Franco, per domani, insieme a tua figlia, facendo consapevolmente i conti con una presenza-assenza.
    Ti consiglio (lo segnalò Mariapia su questo blog qualche tempo fa) la lettura di un piccolo libro di C.S. Lewis, Diario di un dolore, Adelphi, scritto da questo autore che racconta la sua reazione alla morte della moglie. Forse (io penso di sì) potrai riconoscerti nei suoi pensieri e trovare un po’ di serenità per condividere un’assenza che, attraversata, diviene presenza “altra”.

  25. Mariapia dice:

    Caro Franco!
    Circa un anno e mezzo orsono ho vissuto un dolore simile al tuo: la malattia angosciante , breve, di mio marito e la sua morte in rianimazione. Eravamo sposati da neppure un ventennio, ma stavamo molto bene insieme e avevamo ancora tanti progetti in comune. Tutto finito in un baratro di separazione: silenzio e assenza totale di lui: quasi incredibile per me, per parecchi mesi. Il cuore sanguina e la mente s’interroga invano! Occorre convincersi dell’irreversibilità dell’evento, che non si può tornare indietro. Le occupazioni quotidiane , la vita mia e degli altri che continuano, aiutano; a poco a poco il dolore si addolcisce, l’angoscia, la disperazione si trasformano,diventano sopportabile nostalgia. La preghiera interiore, intensa, che tocca le nostre profondità , anche se non sempre possibile, si profila come una roccia a cui, almeno a tratti, aggrapparsi. Si ha voglia di non essere più contratti in sé stessi, di navigare al largo: la roccia ci segue ed è sempre disponibile! Ti ricorderò con affetto nella preghiera! Lo scrivere queste cose aiuta anche me! Mariapia

  26. Grazie Corrado della segnalazione, penso mi faccia bene leggere, infatti vado alla disperata ricerca di risposte a domande che probabilmente non possono avere una risposta. Mi procuro appena possibile il libro di C.S. Lewis e vedo se riesco a trovare un pò di conforto.

  27. Carissima Mariapia, quando si prova un lutto così, per una persona cara è terribile risollevarsi. Io nei tre anni di malattia non ho mai pensato potesse finire tutto così presto. Neanche quando la malattia è evoluta in leucemia plasmacellulare disperavo, pensavo che il trapianto di midollo osseo fosse risolutivo. Neanche dopo, passato un mese dalla dimissione quando venne ritrovata la malattia nel sangue disperavo, fino all’ ultimo respiro non ho disperato pensando sempre ci fosse una soluzione, un miracolo. Poi è successo, è come se un treno si ferma ad una stazione, riparte e tu non trovi più la persona cara perchè è scesa, ti prende l’angoscia, il terrore, la disperazione…il treno è ripartito e non passerà mai più a riprenderla.
    Dopo questo quasi mese che è mancata Patrizia ho isolato due fatti che mi tormentano:
    – ad esempio vedere una foto con noi due abbracciati e concretizzare che non potra mai più succedere, che lei non sarà mai più qui su questa terra! E’ una sensazione terribile, indescrivile a parole ma che tu capirai benissimo.
    – la rabbia, sorda, profonda che mi prende quando penso che tutto quello che a lei è stato privato…veder crescere i figli, diventare nonna, seguire i nipotini…fare tutte quelle cose che aveva piacere di fare per la sua famiglia.
    E mi si presenta davanti sempre la domanda “perchè?” a cui non riesco trovare risposta.

    Ti ringrazio di aver condiviso con me il percorso che ti ha accompagnato dal momento della perdita di tuo marito, io ora mi vedo solo disperato, distrutto e solo, tutto mi ricorda lei .. in casa, al supermercato, in auto, nei posti che frequentavamo…non riesco neanche a immaginare di poter ricominciare a mettermi in moto ma probabilmente sarà, dovrà essere così.
    Ad es. qualche giorno fa sono andato in un centro commerciale dove eravamo andati con lei forse dieci giorni prima di morire, lei faticava un pò a camminare e veniva a braccetto a me, ci siamo seduti su una panca e vedevamo tutte le persone intorno indaffarate con carrelli e spesa. Lei mi ha chiesto: “riuscirò a tornare ad essere come loro?” e io “certo, vedrai che al massimo a Natale sarai a posto, completamente guarita!”. E allora cosa ho fatto al centro commerciale? Ho pianto, pianto di disperazione e di dolore. Qualunque cosa penso di lei, qualunque cosa vedo che mi ricordi un episodio con lei mi porta inevitabilmente a piangere. Probabilmente succedeva anche a te e a tutti quelli che si portano un dolore così grande dentro, ma è anche vero che piano, piano si dovrà ricominciare a vivere perchè noi siamo qui, abbiamo dei compiti da portare avanti e dobbiamo farci forza e continuare… per adesso per me non è ancora così.
    Ciao Mariapia anch’io ti ricorderò nelle mie preghiere, un abbraccio a tutti
    con affetto, franco

  28. rosella dice:

    auguri Franco,
    che il santo poverello, che ha condiviso nella sua carne il dolore della crocifissione di Gesù ti conforti, nel giorno del tuo onomastico.
    Io che non sono così addentro nei misteri, desidero contribuire al tuo sollievo, segnalandoti che questo mese inizia un nuovo corso telematico tenuto da Guzzi.
    Forse la mia è una segnalazione superflua, dato che frequenti questo sito, ma non vorrei che
    invece fosse necessaria.
    Ti abbraccio ancora di cuore
    Rosella

  29. giovanna dice:

    Carissimo Franco mi unisco anch’io a Rosella: tanti affettuosi auguri per il tuo onomastico. S. Francesco interceda per te e ti dia consolazione.

    Desidero segnalarti altri libri che possono accompagnarti come buoni amici in questo tempo di dolore: alcuni di Henri J.M. Nouwen, Ed. Queriniana
    – Lettera di conforto per chi ha perduto una persona cara
    – Consolazione nella tristezza
    – Aldilà dello specchio. Riflessioni sulla vita e sulla morte
    – Il dono del compimento

    ed un altro di Valentino Salvoldi:
    “Non si muore, si nasce due volte. L’ora della nostra nascita” Ed. Messaggero Padova

    Ancora tanti auguri. Un abbraccio. giovanna

  30. Grazie Rosella e Giovanna delle vostre segnalazioni, non ne ero a conoscenza perchè sono capitato qui per caso cercando conferme sui legami dei nostri affetti terreni dopo la morte, se il vincolo del matrimonio che c’è sulla terra e fa di due persone un’ unica carne e un unico spirito vale per l’eternità, per me sarebbe già una bella consolazione anche se non so quanto tempo dovro’ stare su questa terra prima di ritrovare la mia amata Pat.
    Grazie degli auguri, il mio vero nome di battesimo è Francesco anche se tutti mi chiamano Franco.
    Spero che oggi S.Francesco dal cielo mi conforti un pò anche lui.
    Baci a tutti

  31. Gabriella dice:

    Non so perché, caro Franco, ma sono sicura che chi ci lascia raggiunge un’altra dimensione in cui si è davvero felici. Non è solo la fede che mi dà questa certezza; tempo fa proprio su questo sito avevo postato le mie impressioni dopo aver letto due libri pubblicati dai genitori di Emilio Crispo che ricevevano messaggi dall’al di là dal figlio morto.

    Per una serie di coincidenze sono poi venuta a contatto con tali persone. Quelle parole dettate dal ragazzo morto nella dimensione dello Spirito mi hanno dato tanta consolazione, non perché abbia mai subito una perdita così traumatica ma perchè vivo anch’io come tutti con l’angoscia di perdere chi si ama.

    Il problema è per chi rimane, per chi vive nel ricordo e si tormenta.

    Carissimo ti sono vicina con la preghiera e ti auguro di trovare di nuovo un senso nel continuare a vivere, se non altro per ridare serenità ai tuoi figli ancora ragazzi (della stessa età dei miei!) che hanno bisogno di credere che la vita continui anche con gioia.

    Un abbraccio Gabriella

  32. Grazie Gabriella, proseguo nel difficile cammino di ripartire da solo, a volte mi prende un senso di angoscia pensando che in cielo tutta la nostra individualità, i ricordi, il vissuto possa perdersi perchè immersi nell’ amore infinito di Dio e quindi non contino più nulla i nostri affetti, l’ amore per una persona, l’ amore tra marito e moglie vissuto qui su questa terra. Però poi razionalmente penso …se Dio è amore infinito, se Dio ci ha creati uomo e donna per amarci vicendevolmente secondo il suo volere perchè dovremmo perdere una volta trapassati questo bagaglio? Non è possibile!!! Il matrimonio è un sacramento voluto da Dio e io non posso credere alla formula “finchè morte non vi separi”. L’ amore vissuto tra due persone su questa terra DEVE proseguire ed essere eterno. Certo per chi rimane solo dopo 30 anni di matrimonio e 38 anni di conoscenza è duro dover abituarsi ad essere solo, non vedere, non sentire, non toccare la persona che si è tanto amata e dover aspettare …tanto, poco chissà per poterla riabbracciare in una forma che ora neanche riesco ad immaginare.
    Ciao Gabri e che l’amore sia con te, sempre!

  33. Ciao Corrado, Mariapia, Rosella, Giovanna, Gabriella non ho più scritto qui e volevo mandarvi un saluto e ricordare quanto “amore” avete messo nelle vostre risposte.
    Tra poco saranno due anni da quando ho perso la mia cara Patrizia e devo dire che la nostalgia, la malinconia non mi hanno abbandonato e spesso le lacrime affiorano. Il mio pensiero e la mente vanno sempre a lei in ogni momento della giornata, a casa o nei posti conosciuti la sua assenza è davvero terribile da sopportare, solo nell’ ambiente di lavoro riesco essere più sereno perchè essendo un luogo dove lei non era presente mi illudo che tutto sia come prima e che alla sera la ritroverò a casa. Spero non mi considerete troppo infantile e incapace di reagire…insomma di essere “UOMO” ma sono così….non mi abituerò mai alla sua assenza e ritroverò il sorriso solo quando potrò riabbracciarla.
    Un abbraccio a tutti voi, e tutto il bene possibile. Franco

  34. rosella dice:

    caro Franco
    a due anni di distanza mi rendo conto che ho ancora meno parole di consolazione da offrire.
    Per la verità tu mi dai la misura di quanto io mi sia sempre “difesa” dal dolore, separandomi nell’intimità dall’altro, e talvolta lo faccio ancora.

    Penso che tu possa essere fiero dell’amore che hai saputo donare e ricevere dalla e alla tua compagna e che questo, pur liberandoti dallo sforzo di dover essere “uomo”, ti doni invece il punto di appoggio necessario a sollevare, se non il mondo intero, te stesso e la tua famiglia, così come Patrizia desidera per i suoi cari : tu ed i vostri figli, che spero crescano bene.

    Un caro abbraccio
    Rosella

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