Umanità contemplativa


Un paio di settimane fa mi telefona una mia cara amica suora: “Devi assolutamente leggere l’intervento che il primate anglicano ha tenuto al Sinodo dei Vescovi il 10 Ottobre. Abbiamo appena terminato una giornata di ritiro proprio su quel testo. C’é tutto lì dentro, la contemplazione é il cuore di tutto. E per di più é un non-cattolico a dirlo. Si chiama Williams. Cercalo e leggilo!”.
Cerco il testo in Internet e inizio a leggerlo.
Papa Benedetto XVI ha invitato il Primate della Chiesa Anglicana Rowan Douglas Williams, Arcivescovo di Canterbury, teologo, poeta e scrittore, a parlare davanti ai Vescovi cattolici, radunati a Roma per il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione.
Williams inizia il suo intervento ricordando come il Concilio Vaticano II abbia profondamente rinnovato l’antropologia cristiana, riconoscendo la piena umanità dell’uomo nel suo ricrearsi continuamente a modello della piena umanità di Cristo.

”    L’umanità in cui cresciamo nello Spirito, l’umanità che cerchiamo di condividere con il mondo come frutto dell’opera redentrice di Cristo, è un’umanità contemplativa.  ” 

Il testo ruota tutto attorno alla contemplazione. Strano, penso, parlare di contemplazione ai Vescovi tutti intenti a pianificare strategie di evangelizzazione. Ma pensandoci un attimo capisco che non é strano per niente.

”    Essere contemplativi come lo è Cristo significa essere aperti a tutta la pienezza che il Padre vuole effondere nei nostri cuori. Con le nostre menti rese silenziose e pronte a ricevere, con le fantasie che noi stessi abbiamo generato su Dio e su noi stessi ridotte al silenzio, abbiamo finalmente raggiunto il punto in cui possiamo cominciare a crescere.  “

Menti silenziose, fantasie ridotte al silenzio… il discorso comincia a suonarmi familiare.

”    In questa prospettiva, la contemplazione è ben lungi dall’essere semplicemente qualcosa che fanno i cristiani: è la chiave della preghiera, della liturgia, dell’arte e dell’etica, la chiave dell’essenza dell’umanità rinnovata che è in grado di vedere il mondo ed altri soggetti nel mondo con libertà (libertà dalle abitudini incentrate su di sé, avide, e dalla distorta comprensione che ne deriva). Per dirla chiaramente, la contemplazione rappresenta l’unica risposta definitiva al mondo irreale e folle che i nostri sistemi finanziari, la nostra cultura pubblicitaria e le nostre emozioni caotiche e incontrollate, ci incoraggiano ad abitare. Imparare la pratica contemplativa significa imparare ciò di cui abbiamo bisogno per vivere fedelmente, onestamente e amorevolmente. Si tratta di un fatto profondamente rivoluzionario.  “

Le affinità di termini e concetti con quelli che si frequentano nei corsi DarsiPace si fanno sempre più stringenti.

”    Ciò che la gente di ogni età riconosce in queste pratiche è, semplicemente, la possibilità, di vivere in maniera più umana: vivere con un desiderio meno marcato di possedere, vivere con uno spazio di quiete, vivere nell’attesa di apprendere e, soprattutto, vivere con la consapevolezza che esiste una gioia salda e durevole che va scoperta in quella disciplina del dimenticare se stessi che è ben diversa dalla gratificazione di questo o di quell’impulso momentaneo. Se la nostra evangelizzazione non riesce ad aprire la porta a tutto ciò, rischierà di cercare di far poggiare la fede sul fondamento di un insieme non trasformato di abitudini umane … e il risultato ben noto sarà che la Chiesa apparirà disgraziatamente altrettanto ansiosa, affaccendata, competitiva e dominante quanto molte altre istituzioni puramente umane. In un senso molto importante, un’autentica iniziativa di evangelizzazione sarà sempre anche una nuova evangelizzazione di noi stessi come cristiani, una riscoperta del motivo per cui la nostra fede è diversa, perché trasfigura; insomma, un ripristino della nostra nuova umanità. 

A questo punto ormai la visione mi sembra così in sintonia con il percorso culturale di Darsi pace, che mi é venuta voglia di proporvi questi stralci, sperando di invogliarvi alla lettura del testo integrale.

Commenti

  1. giovanna dice:

    Carissima Antonietta, grazie, un bellissimo regalo questo post.
    Sorprendente l’assonanza delle parole del Primate della Chiesa Anglicana con quanto sentiamo ripetere da Marco e con il lavoro dei gruppi. Una conferma che lo Spirito guida la Nuova Evangelizzazione e parla ovunque trovi una mente silenziosa, umile e aperta all’ascolto.
    La pratica contemplativa, prima riservata a pochi iniziati, oggi è necessaria a tutti, è divenuta l’unica strategia di sopravvivenza: per sopravvivere alla grande crisi l’Umanità dovrà diventare contemplativa.
    Come iniziare le donne e gli uomini del nostro tempo alla pratica contemplativa? Quali percorsi concreti offrire?
    Questa la sfida della Nuova Evangelizzazione che dovranno affrontare i Vescovi nelle migliaia di Diocesi del mondo.
    In che modo possiamo collaborare? dando testimonianza del percorso in Darsi Pace e facendoci promotori del metodo presso Vescovi e Parroci. Per dirla con le parole di Giovanni Paolo ai parroci di Roma: “Damose da fà”.
    Grazie ancora Antonietta. Un abbraccio. giovanna

  2. Sorprendente e incoraggiante! Grazie Antonietta.

  3. Alessandro C. dice:

    Ciao Antonietta, sono Alessandro C. di Roma ed in questo momento non riesco a ricordare il tuo volto ma vorrei farti sentire la mia vicinanza e stima.
    La lettura del tuo post prima e l’intervento del primate Rowan dopo mi hanno trasmesso una bellissima carica che spero torni a te e tutti i lettori, ognuno di noi nel suo piccolo può fare grandi cose.
    Grazie , un abbraccio forte Ale

  4. Mi rallegro che il Primate della chiesa anglicana, al sinodo sulla nuova evangelizzzione, abbia messo in evidenza l’indispensabile importanza della meditazione come momento di crescita spirituale e anche come via per realizzare verità, giustizia e pace nel mondo. Ho letto , grazie a questa preziosa segnalazione, tutto il discorso, molto ricco e articolato in cui si fa anche riferimento ai bambini, che possono accogliere la meditazione ” con entusiasmo” ,e ai
    giovani, che magari allontanatisi dalle forme di preghiera tradizionale, possono essere attratti da altre forme di relazione con Dio e quindi ritornare anche alla pratica sacramentale. Mariapia

  5. Stefano C. dice:

    Questo intervento fornisce a tutti noi dei gruppi Darsipace una sponda incredibile nella direzione della nuova evangelizzazione di cui vogliamo essere testimoni. D’ora in poi questo sarà un argomento ulteriore che potremo utilizzare a supporto delle “nostre” tesi che difficilmente potrà essere confutato dagli organi ecclesiastici. Grazie ad Antonella e soprattutto al mons. Williams

  6. Gabriella dice:

    Grazie della segnalazione Antonietta l’ho stampato e lo leggerò con calma in questi giorni di riposo, ma dalle prime righe sento qualcosa di molto vicino al nostro credo. Un abbraccio Gabriella

  7. grazie Antonietta,
    mi è piaciuto molto il post e l’articolo ma innanzitutto respirare le vie dello Spirito che ci conduce in unità.
    E’ veramente piacevole questo nuovo sguardo che piano piano si apre in noi, consentendoci di godere delle piccole cose che emergono in ogni luogo.
    Lo Spirito è libero e soffia dove vuole.
    Un abbraccio
    Rosella

  8. Walter M. dice:

    Anch’io mi unisco al coro dei complimenti e dei ringraziamenti. Ho letto tutto l’intervento del primate Williams e, pur non avendo compreso pienamente tutto, mi par di aver già ricevuto molto. Soprattutto ho apprezzato la scelta dei tuoi stralci, cara Antonietta, veramente molto significativi per me e, naturalmente, per noi tutti frequentatori di Darsi Pace.
    Grazie ancora!
    Walter

  9. Ti ringrazio, Antonietta,per la tua segnalazione. Come hai suggerito, mi sono letto e gustato l’intero discorso del Reverendo Rowan Douglas Williams, trovandolo perfettamente intonato col percorso dei gruppi DP.
    Soprattutto ho rilevato una notevole concentricità col discorso sugli stati dell’io di Marco – illustrati nei video riportati in questo stesso sito -, e del tutto consonante con lo Spirito del Vaticano II, col tema della Nuova evangelizzazione e della fede, indetto dal Papa, che siamo chiamati a vivere in quest’anno liturgico.
    Alla luce di tutto ciò, come partecipanti ai gruppi Dp, credo che abbiamo validi elementi per vivere e testimoniare, con l’aiuto dello Spirito, la nostra “fede” anzitutto nelle nostre famiglie e in tutti gli ambienti che siamo soliti frequentare.
    E’ questo l’augurio natalizio che desidero formulare a tutti voi, carissimi amici di viaggio.
    antonio

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