Una Vita Al Limite

“Ogni limite ha un pazienza” ripeteva spesso Toto’.

A distanza di molti anni questa frase la ritengo profetica. E’ la sintesi di un’ingiunzione che sento molto e che dice “se non vivi senza limiti allora non esisti” o più semplicemente “se non ti senti distrutto, sfinito, se non fai tante cose e non ti lamenti allora non esisti”.

Se mi estraneo  in certi momenti e guardo quello che mi accade intorno vedo tutti perennemente in movimento sia fisicamente che mentalmente, abitanti di non luoghi e pronti a prendere in carico l’ultima connessione arrivata.

Sempre in questo stato di osservatore si presentano sulla scena improvvisati comandanti che incitano ad accettare nuove sfide senza dire la meta , tanto non è importante eventualmente si scopre strada facendo (i servizi internet, i social media sono nati e si sviluppano in questo modo…).

Altri straparlano di crisi pronosticandone l’arrivo o la fine.

Parole su parole. Tesi e antitesi che si battono senza un minimo di fondamento reale e senza senso.

La tentazione di uscire dal mondo (delegando ad altri l’esistenza) è forte così come vestire l’abito del disimpegno. Verificare e mantenere una direzione è una fatica enorme. Se è vero che statisticamente tutto si spiega personalmente le cose sono più complicate.

Mi accorgo di essere goffo, non sempre pronto, all’altezza … un po’ somaro. Non essendo un alieno sono sicuro di trovarmi in buona compagnia.

Nasce spontanea la domanda: a cosa non siamo preparati? Non siamo preparati all’impatto devastante tra una conoscenza acquisita (quello che pensiamo di sapere) e l’ignoranza vissuta (non essere presenti a noi stessi e al mondo, fare altro rispetto a quello che sarebbe opportuno fare).

Mi sembra ci troviamo a vivere in perenne emergenza con emozioni monche e/o precarie sfiancandoci ulteriormente e disintegrandoci in più parti indebolendoci e irrigidendoci (per la paura di quello che succederà). Siamo poco fluidi. Invece di immaginarci come l’acqua vorremmo essere dighe (le nostre spiegazioni mentali) e il modo di relazionarci è tale da suscitare spesso ferocia quindi lontananza e chiusura.

Se questo è vero personalmente anche socialmente le cose non migliorano. Infatti partiti, associazioni, sindacati parcellizzandosi hanno perso la forza per proporre un cambiamento non sapendo bene dove andare.

Quale potrebbe essere una risposta allora? Cosa può produrre un cambiamento tale da attenuare fino a trasformare l’ingiunzione iniziale? Personalmente voglio trasformare la mia vita per renderla bella. Desiderare le cose che ho e godermele (cit. Sant’Agostino).

Adesso che ho chiaro il punto di partenza (insofferenza) e quello di arrivo (felicità, bellezza e piacere) posso concentrarmi sul percorso, sul cosa è necessario fare.

Il primo passaggio che mi è diventato chiaro è quello di mettermi in gioco. Giocare. Nel gioco ci si scopre sempre un po’ di più. Imparo a dare voce a parti di me che pensavo di non avere. Conosco un altro Io che mi abita e dal quale mi sento abitato. Mi rivolgo verso di lui. Mi giro. Una conversione verso una nuova direzione quella interiore.

Passo così da uno stato egoico (il nostro copione abituale) a quello in conversione (che vuole giocare in un altro modo).

Voglio concludere condividendovi qual è la mia esperienza in questo processo di conversione e cosa ha a che fare con il limite.

Oggi posso dirvi che la mia conversione è un dialogo interno plasmato da relazioni altre. E’ una esperienza dialogica che passa attraverso il corpo. Io sono presente lì dov’è il mio corpo e non nel mondo dei miei pensieri. Per questo è importante silenziarli tramite la meditazione. In questo modo scopro il mio mondo interiore. Imparo ad ascoltarlo abitandolo.

Tutto questo mi è stato raccontato e fatto esperire per goderne i frutti, per diventarne consapevole e soprattutto per rinnovare la scelta a decidere di ritornarci sempre più spesso e sempre più a lungo.

Questo è lo stato che mi fa uscire dalla mia area di confort, che mi fa alzare dalla sedia scuotendo mente e corpo. Divento consapevole che non tutto è così ma che posso andare oltre. Imparo a discernere e a scegliere l’agire invece del  reagire quindi a contenere.

La conversione è l’esperienza del limite e del confine. Questo stato è così netto rispetto a quello abituale che non si può non avvertirne nel tempo la collisione e quindi decidere cosa fare.

L’esperienza di conversione è di tutti, se mi permettete è laica. Ma non è spontanea. Decidere di abitare questo stato quotidianamente è una scelta da rinnovare sempre perché significa rinnovare l’adesione alla meta (il senso del viaggio) consapevole/i che sconfinare è quello che mi/ci riesce meglio.

Non penso di aggiungere molto a chi già frequenta da diversi anni la proposta Darsi Pace rimane il fatto che mettendoci la faccia e verbalizzando l’esperienza personalmente rinnovo la scelta ad una conversione e alle altre tappe del viaggio che ho intenzione di raccontarvi invitandovi a farmi compagnia.

photo credits: Alessandro Pinna

Comments

  1. Massimo Bacci says:

    “Scegliere l’agire invece del reagire quindi a contenere.”
    Questo mezzo rigo, ne vale ameno dieci. Grazie della condivisione. Io sono solo ai primi passi ed è difficile ancora vedere risultati, ma mi aspetto molto. Per ora non desidero aggiungere altro. Buon lavoro. Ciao Massimo

  2. “diventare come bambini” (Mt 18,3) è la conversione che ci è indicata. Sì, è l’esperienza di quello stato di umanità da recuperare, perché aderente alla Vita. Allora re-agire diventa agire in risposta alla Vita.

  3. Caro Domenico
    La tua analisi del modo più diffuso di vivere oggi è efficace. Tutti corrono, verso quale meta molti non sanno, quindi è giusto interrogarci su dove vogliamo arrivare. Alla felicità, mi sento di rispondere io, ma spesso perdo e sbaglio la strada. Allora debbo rientrare in me stessa e chiedermi cosa mi rende felice: il vivere nell’adesso, liberandomi di ansie e paure, vivere ora come se questo momento fosse fuori dal tempo, come se ora fosse il momento più importante della mia vita. Non è per niente facile e debbo sradicare tante abitudini inveterate, cercando di non barare con me stessa e di riconoscere i miei limiti, il mio territorio possibile qui e ora. E’ duro, ma è pienamente umano! Mariapia

  4. Carissimo Domenico, questo tuo testo, così calzante e incalzante, mi pare si colleghi bene con quanto scriveva Enrico in un commento ad un precedente post: stiamo realmente elaborando una forma inedita di relazionalità umana, che si fonda sulla condivisione delle fatiche della nostra conversione/liberazione.
    Siamo quasi costretti a farlo, ma poi dobbiamo sempre deciderlo noi, e quotidianamente, di ricominciare daccapo.
    Allora il punto di conversione, la Svolta interiore, diventa l’unico luogo ancora abitabile, l’unica zona di verità possibile, la pietra su cui fondare una vita (e una cultura) nuova.
    Un abbraccio. Marco

  5. “Giocare. Nel gioco ci si scopre sempre “

    Anche in me risuonano ancora le parole ascoltate nel post precedente e in quelle di Enrico; così come in quelle di Madre Teresa, ricevuta proprio ieri sera tramite mail e rispondenti alla domanda: “qual’è l’azione che con maggior facilità compiamo ogni giorno?”; o ancora e di nuovo nei versi poetici di Marco in Darsi Pace.

    Fratello, se vuoi la pace,
    Datti pace. La pace
    È solo il tuo cuore
    Sprigionato.

    Fratello, se vuoi l’amore,
    Diventalo. Tu sei l’amore:
    Tutto l’amore che cerchi.

    Non chiedere perciò la pace al mondo.
    E non pretendere l’amore da nessuno.
    La pace dalla tu.
                            Falla
    Tutti i giorni, con le tue mani.
                                                  E dallo tu
    L’amore.
                  Scroscia, dònati, irradia:
    Sii felice.
                  È dandolo
    L’amore che lo ricevi
    In abbondanza.

    Questi versi mi sono ancora ostici da digerire. Eppure, se vogliamo, li sento così nuovi e antichi, da corrispondere, contemporaneamente e in modo evolutivo, al nostro tempo presente.

    Volendo infierire su me stessa, posso affermare che sono proprio parole vuote, retoriche e che non portano a nulla, belle da dirsi ma impronunciabili con un minimo di realismo: son “piene di pretese”.
    Risuonano così nella mia mente; ma, “ solo sino ad un certo punto”, quando finalmente mi si apre il cuore al sorriso in quel: “Falla” che rotolando via mi sussurra: “palla”

    “sul muro di gomma
    come palla rimbalza
    attonito il cuore”

    e sì! quella sorta d’energia, raccolta tra le mani per giocare nel nel tai chi, assieme a Paola e a tutti: noi, voi e loro.
    A seguire odo lo scroscio delle tesserine delle carte infrangersi precipitando, nel video del computer inondato di colori, come fossero pezzi di un mosaico da ricostruire, inneggianti alla VITTORIA .

    E sì : FALLA, è la mia parola magica, la sintesi gioconda della mia vita, la stessa pronunciata da Madre Teresa nella sua risposta: “l’azione che ogni giorno compiamo con maggior facilità è quella di SBAGLIARE”

    Io è solo da lì che finalmente ho inizio, che posso essere ricomposta da un amore che m’informa nuova-mente nell’essere FELICE.
    ciao

  6. Il seme che marcisce sotto terra non è la fine di tutto, ma l’inizio di mirabile vitalità. Anche la fine di “questo” mondo assomiglia alla fine del seme sepolto, come spiega Gesù nel vangelo di Marco 13,24-32 che ascoltiamo questa domenica.
    Nel travaglio dello sgusciare fuori del Nuovo, si intersecano paura e speranza, urla di lamento e grida di stupore. Perché nascano cieli nuovi e terra nuova deve scomparire “questo” mondo. Deve spegnersi il sole, la luna e le stelle. Solo allora, dal buio pesto, sorgerà l’aurora di altra Luce, Immortale.
    Ci vogliono occhi istruiti per scorgere i segni di prodigi ancora nascosti. Perciò ai discepoli addita il fico come maestro: quando il suo ramo, rinsecchito dall’inverno, comincia a prorompere gemme, tutti sanno che è nata primavera.
    Paura della fine di “questo” mondo? O attesa che passi, affinché finalmente i nostri occhi vedano ciò che non passerà mai?
    Parlando della fine del mondo, Gesù non vuole spaventarci come i profeti di sventura. No, anche perché “quanto a quel giorno, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre”. E’ pura perdita di tempo allora rincorrere profezie di cui si sa già con certezza che sono false!
    Vuole semplicemente parlarci di ciò che non ha fine, Gesù. Ossia della Vita e del Vivente che la genera senza fine. Vuole rassicurarci, rasserenarci, avvisarci che dal travaglio del parto si sprigiona semplicemente il Nuovo.

  7. Paura di morire a me stesso e di risorgere. Questo è il sottile filo che mi tiene attaccato a questa pseudo vita fatta di isolamenti e paure. Porto a spasso un Io che non conosco, col quale faccio a botte innumerevoli volte e che gioca con la mia parte più nobile, lasciando solchi profondi senza poi aver voglia di ricoprirli con terra buona. Agire e non Reagire questa è indubbiamente la scintilla che dovrò accogliere come inizio del mio cammino, perchè è con l’agire che posso dare forza e motivazione alla mia conversione-liberazione. Grazie per questa riflessione.
    Valentino

  8. Domenico P says:

    Sono rimasto colpito dalla risonanza della frase che ha avuto l’agire e il reagire.
    Allora ho voluto lavorarci (ci capiamo immagino) e aggiungo qualcosa a partire dai vostri preziosi contributi.

    L’agire presuppone consapevolezza. Chi comincia e prosegue il percorso DP può star sicuro che non verrà deluso.
    Io non lo sono stato. Anzi la conversione di cui vi ho parlato procede anche oggi, adesso.
    Ho de-potenzianto alcuni miei mondi e abitudini. Mi sono ripreso energie che ho investito in altro e adesso
    ne ho più di prima.

    Ho perseverato tra alti e bassi andando a destra e a manca (cit Enrico precedente post) ma
    nel tempo sempre meno. Questa consapevolezza diventa anche compimento di una vita che diventa più chiara, più grande
    aperta all’infinito. Quando pensiamo di sapere dovremmo riflettere molto di più su quello che non sappiamo.
    Allora l’infinito di cui parliamo diventa più chiaro.
    In questo la meditazione mi aiuta molto. Quanto è stato difficile sperimentare questa apertura all’infinito,
    esperire che esiste un infinito dentro di noi… e ancora.
    Sono convinto che questa intuizione esiste in ciascuno di noi.
    Vedo scorrere i volti di persone che me lo dicono tutti i giorni e che vorrebbero farne esperienza.
    MA non domani. Adesso. Qui e ora.

    C’è voglia di conversione. Per questo ho voluto evidenziare in questo post la parte laica.

    Questo desiderio di conversione incomincia ad entrare. Ho il sogno di vedere qualcosa di grande. DI farne parte.
    E di contribuirne. FALLA TU …. dove manca qualcosa FALLO TU, DIVENTA TU …, insomma PARTECIPA e sii PARTECIPE della tua e della vita.

    E’ vero che più siamo consapevole e più diventa grande l’insofferenza.
    Questo produce energia e che ce ne facciamo? In cosa si trasforma. La conversione ha la sua ombra.

    Cosa fai davati ad un bambino di 4 anni che NON vuole svegliarsi e dice NO. 200 NO e fa resistenza passiva. Oggi, domani,per mesi.
    Cosa fai davati ad un bambino di 4 anni che desidera fare altro quando invece in quel momento non è possibile?
    Cosa fai davati ad un bambino di 4 anni che …..

    L’insofferenza che si produce diventa velocemente rabbia, vorresti non essere lì, perchè a te, che hai fatto di male
    e ti gonfi…. Energia devastante!

    Un giorno disperato l’ho abbracciato questo bimbo forte e l’ho baciato e ho riso insieme a lui. Uno scioglimento bellissimo.
    Siamo diventati acqua. La mia energia e il mio amore per lui è diventato in quel momento più grande di quella devastante.

    La conversione è un atto concreto. La conversione è la speranza che siamo noi a farla.

    Con affetto

  9. “la conversione è un atto concreto”
    Bello, bellissimo!
    grazie e ciao

Speak Your Mind