La gioia non invecchia


LA GIOIA NON INVECCHIA, LA GIOIA NON HA ETA’.
CANTIAMO PER ARTURO PAOLI  PROFETA PER AMORIZZARE IL MONDO

Domani 30 novembre fratel  ARTURO PAOLI compie cento anni, 100 anni di Amore.
Per tutti quelli che lo conoscono da lungo o da breve tempo è il piccolo fratello del Vangelo, il fratello universale che,  sulle orme del Beato Charles De Foucauld, seguendo come modello unico  l’ AMICO GESU’, si è fatto suo testimone per “amorizzare il mondo”.
Sacerdote e missionario per oltre 50 anni in Sudamerica,”Giusto fra le nazioni” per aver salvato centinaia di ebrei, autore di tanti libri ispirati, fratel Arturo,  uomo autentico e cosmico, incarna oggi per noi  “l’Homo Vivens, Gloria Dei,” ( Sant’ Ireneo ).
Essenziale nella sua vita è stata l’esperienza del DESERTO che ricorda  durissima e feconda, imprescindibile per andare incontro ai poveri e all’altro e scoprire che non siamo noi che amiamo Dio ma che è Dio che ama noi.

Ci piace condividere con  gli amici dei gruppi Darsi Pace il suo messaggio – testimonianza  che sentiamo in piena sintonia con il lavoro e il metodo dei gruppi Darsi Pace e coerente con la speranza di rafforzare  il nostro comune impegno nel cammino di liberazione interiore per la trasformazione del Mondo.

I canti dei video sono alcuni piccoli iniziali frutti del nostro cammino di amicizia con quanti frequentano  la sua Casa. I versi  di “La Gioia non ha età” tratti dal libro” Dio nella trasparenza dei poveri” di Arturo Paoli e Dino Biggio e quelli di “Sulla soglia” scritti da me, sono musicati e cantati dal musicista Piero Nissim, figlio di Giorgio, fraterno amico di Arturo con cui negli anni 40, a Lucca, organizzò una rete clandestina di soccorso  per gli ebrei.

Nella Casa di accoglienza “Charles. De Foucauld” , fondata sei anni fa al suo rientro a Lucca,  fratel Arturo incessantemente testimonia e ci ricorda che:
“Dio ha bisogno dell’uomo per trasmettere nel mondo la sua tenerezza, ha bisogno del vuoto, dei limiti e dell’impotenza dell’uomo perché  possa essere accolta e perché l’uomo sentendosi amato si lasci trasformare diventando capace di rinascere e di amare”.
Quello che ognuno di noi è chiamato a fare è creare  nel Silenzio e nell’Ascolto le condizioni per accoglierlo. Occorre svuotarci per fargli spazio e liberarci del nostro ego  per alleggerirci.
Ogni volta che ci ripuliamo dai bisogni legati al nostro “io” e al nostro orgoglio, Dio viene a noi e viviamo la Gioia sperimentando  la Forza della debolezza.

All’inizio degli anni settanta rimasi affascinata e scossa dalla sua voce tonante di profeta e dalla lettura del suo libro “Un incontro difficile” (pubblicato nel 1966 ). Forse anche per le suggestioni evocate dal suo nome, fratel  Arturo mi apparve come il vero cavaliere della Tavola Rotonda,  totalmente e radicalmente appassionato per realizzare la Tavola dell’amicizia e della fraternità.
Oggi con grande gioia e gratitudine vedo che per tutta la sua vita, “senza tradire e senza tradirsi”, ha vissuto e continua incessantemente a vivere l’ unica missione umana a cui, in libertà, tutti siamo chiamati  a rispondere: coltivare l’Amicizia con l’Amico che ci invita alla responsabilità della costruzione del Regno  “qui ed ora “ per  amorizzare tutte le nostre relazioni.

Nella nostra vita di coppia (iniziata più di 40 anni fa) è stato fondamentale ascoltare  e leggere i  libri di Arturo che nel tempo si è rivelato Dono e presenza dell’Amicizia e  dell’Amico.
Il rientro definitivo nella sua città natale di Lucca nel 2006, dopo più di 50 anni vissuti in America latina, ha coinciso col nostro rientro in Toscana nel  paesino natale di mio marito dopo più  di 35 anni di cui gli ultimi  20 a Roma, dove sono rimasti i nostri due figli.
In maniera misteriosa  e pieni di gratitudine ci siamo ritrovati ad accoglierlo per nove mesi nella casa di famiglia di nonno Arturo, nonno di mio marito. In attesa della fine dei lavori  di restauro per la sua casa di accoglienza “Charles de Foucauld” abbiamo vissuto, quasi come in una gestazione, nove mesi ricchi di una nuova avventura per un nuovo inizio in cui ci siamo accompagnati a vicenda, sentendoci sempre affiancati dall’Amico.

Arturo anche in pieno inverno non chiude mai le persiane o gli scurini della finestra della sua stanza. Come vera sentinella del mattino, si alza prima dell’alba per non perdere mai  il trionfo della vita sulla morte e lo spettacolo della luce che nasce.    ..”All’alba di ogni giorno quando vedo il cielo che da nero, impenetrabile si trasforma in azzurro, mi pare che una grande coperta di tenerezza avvolga l’umanità” (da “La Forza della leggerezza”  Romena ed.)
Ancora  oggi spesso di primo mattino canta. Sempre  medita, prega, scrive e alle otto fa colazione per poi ascoltare le persone che  chiedono di incontrarlo e dialoga con i gruppi di giovani, di famiglie, di parrocchie, di associazioni che continuano a cercare  in lui un punto di riferimento.

Quando Arturo è arrivato  nella nostra casa – alla fine di febbraio del 2006 – le prime parole che ci ha detto con il suo sorriso e  lo sguardo dolce e pacifico, sono state : “Questa casa mi accoglie come dono dell’Amico, non di Giuseppina e Fabrizio”.
Questa frase, ispirata dallo Spirito, ha illuminato tutto il periodo di convivenza, fraternità, condivisione e servizio con Arturo e con tutte le moltissime persone che hanno trascorso ore o giorni nella casa d’Arturo e dell’Amico.
Queste sue parole che continuano a restare impresse nei nostri cuori, hanno cambiato  le nostre relazioni ed il nostro stile di vita.

Da qualche tempo anche noi, come coppia iniziamo il nuovo giorno con la meditazione silenziosa e la preghiera e concludiamo la giornata con la preghiera dell’Abbandono di Charles de Foucauld. Spesso siamo impegnati nella Casa per l’organizzazione e la partecipazione ai gruppi di giovani, di famiglie, di singoli, per la celebrazione domenicale e per confrontarci tra noi e con Arturo su come vivere e testimoniare il Vangelo oggi.
Ora  viviamo come nuovi  doni anche la partecipazione ai cori liturgici e ad alcuni progetti di aiuto e solidarietà con persone in difficoltà, il lavoro manuale nel giardino e nell’orto della nostra casa e talvolta anche nell’orto della casa beato Charles De Foucauld.

GRAZIE, o SIGNORE per il dono di Fratel  ARTURO e dei suoi primi 100 anni di AMORE e per tutti gli amici che anche grazie a lui continui a farci incontrare e con i quali vogliamo per sempre  cantare inni di lode a TE.

LA GIOIA NON INVECCHIA

Si può arrivare a novantootto anni
e sentire dentro di sé nonostante gli affanni
la gioia di vivere che c’è.
La gioia non invecchia, la gioia non ha età
è soffio di celeste che scende in libertà
sul bimbo, sull’anziano, sull’uomo di domani
distendi le tue mani, la gioia arriverà.

La gioia non invecchia, la gioia non ha età.
E’bello sentire vicino a un secolo di età
la gioia di esistere che nessuno mai ti leverà
e poi sentire che vai incontro alla morte
che morte poi non è,
è liberazione della fiamma celeste
che hai dentro di te.

La gioia non invecchia, la gioia non ha età
La gioia non invecchia, la gioia non ha età.

 

SULLA SOGLIA

Il tempo attraversa il tuo corpo
ti veste di cielo infinito
ti adorna di bianco e di eterno
ed ecco nel cosmo, l’Amico.

In file di lunghi cammelli
da nord, da sud noi veniamo,
la nuova parola: “fratelli”
in te, come fonte, beviamo.

La forza della tua debolezza
trafigge la notte infinita
ci illumina di tenerezza
ci mostra la gioia, la vita.

Sospesi alla soglia del tempo
con te ci inchiniamo alla resa,
il cuore è entrato nel Tempio,
è l’Alba, non serve l’attesa.

Comments

  1. Paola Balestreri says:

    Cara Giuseppina,
    ci uniamo tutti in questo grande augurio a fratel Arturo, ringraziandolo per essere stato e continuare ad essere testimone di speranza in questi 100 anni vissuti intensamente e spericolatamente.
    Tanti bei ricordi sono tornati alla mente leggendo il tuo post: la scoperta, negli anni ’70, di un vero maestro in Cristo, di un operaio della messe, che ha fatto della sua esistenza un esperimento vivente della verità e ne ha fatto dono ai fratelli.
    Lo spirito critico, la passione per la storia, la sapienza psicologica, la centralità contemplativa: un mix esplosivo che ha reso i suoi libri un prezioso nutrimento per tutti noi.
    Sperando che questa possa essere una buona occasione per riprenderne la lettura, mi piace riportare una sua frase e una sua breve preghiera (dal libro “Il silenzio pienezza della Parola”, Cittadella Editrice), che ho fatto mie e che hanno sempre la capacità di riportarmi al cuore, dandomi gioia:
    “L’attesa contemplativa non è così noiosamente statica, è molto più feconda di qualunque attività. Ci libera a poco a poco da tutto quello che è stato creato da noi per difendere la nostra fragilità. E’ lo spazio vuoto per scoprire l’essenziale e per raggiungere la libertà. La liberta vera si raggiunge quando non abbiamo più paura di esporre la nostra fragilità alle aggressioni, perché la sentiamo sicura, pur restando fragilità”.
    “Signore, sono qui per Te e non ho cose poco o molto interessanti cui dirigere la mia attenzione, perché riconosco che la durata della vita è breve, per intendere la verità e giungere ad essere veri in tutte le dimensioni della persona…..”.
    La cura di molti nostri mali è nel capire di non avere cose poco o molto importanti da fare nella vita, è nella relativizzazione del visibile, per aprirci alla sicurezza che deriva dall’accoglienza della fragilità: la parte migliore, che non ci verrà mai tolta. E che farà sgorgare nuove azioni inedite, miracoli in noi, per trasformare, per ‘amorizzare’, il mondo.
    Un grande abbraccio a fratel Arturo, e a tutti voi di Lucca!
    Paola

  2. Grazie, carissima Giuseppina.

    La festa per i 100 anni di amore di fratel Arturo mi porta nel luogo del dono dove la gioia non invecchia.
    Risuonano in me altre tue parole messe in musica che utilizzerò nella preparazione al natale con i bambini e canteremo come augurio ai genitori.

    A te bambino impotente onnipotente
    Con mano cava tesa da mendico
    Un solo dono ti chiedo e benedico
    Riempi di gioia ogni primo vagito
    Facci un cuore puro e accogliente
    Per accogliere il nostro niente.

    Auguri a fratel Arturo e un grande abbraccio a tutti voi.
    Giuliana

  3. Cara Giuseppina,

    spero non sia troppo tardi per porgere gli auguri a quel “bambinello” centenario di Artù .
    Cento mille duemila anni che differenza fa, nell’eterno in cui siamo? e, proprio come lui ci testimonia, se “la gioia non invecchia”.

    Sono commossa dal tuo post, l’ho letto ieri al mattino, ed ancora oggi sempre al mattino; ma resto senza parole e con un desiderio struggente di silenzio per gustare la comunione in questa vita con l’Amico di cui siete testimoni e tramite.

    Sono commossa realmente, le poesie ed il canto son proprio La Bellezza che si espone: lei ci guarda e noi la guardiamo: è quanto basta al miracolodi un nuovo inizio.

    Con affetto, cari auguri ” all’amico ” e a tutti voi.
    Rosella

  4. Annapaola Boy Marini says:

    Cara Giuseppina
    Con grande commozione ho letto le tue parole su Arturo – Tu che passavi i nove mesi con lui “come in una gestazione ” noi che misteriosamente ci siamo affiancati a voi nell’attesa della gestazione di Stella la nostra nipotina Down
    benedetta e battezzata da Arturo . Anche per la mia famiglia tutto è cambiato dall’incontro con lui e ringrazio dal profondo del cuore l’Amico che vi ha messo nella nostra strada
    Un caro abbraccio
    Annapaola Marini Boy

  5. Mi unisco anch’io agli auguri e spero di conoscervi un po’ più da vicino perché continuo a sentire nonostante tutto l’esigenza di un’esistenza un po’ più autentica, più umana, più solidale. Ancora auguri.

  6. Giuseppina says:

    Grazissime care
    Paola, Giuliana, Rosella, Annapaola, Angela…per le vostre risonanze e la condivisione che in tutti questi giorni di profonda gioia respirata durante le celebrazioni lucchesi per festeggiare fratel Arturo e ringraziare del Dono di averlo con noi, gioia che si è amplificata e diffusa come solo la forza della Parola sa fare.
    Ieri mattina, a Lucca,la bellissima e strapiena chiesa di S.Michele, dove fratel Arturo fu battezzato, la Messa è stata cantata da bambini e giovani di tutte le età.
    Insieme abbiamo gustato la gioia della comunione speciale della rete del sacramento dell’Amicizia che l’Amico sa tessere in libertà e senza confini.
    Abbiamo portato nel cuore tutti gli amici che non erano presenti e sentito molto forte la comunione con tutti quelli che hanno iniziato un cammino di conversione, in particolare con i gruppi Darsi Pace di cui qualche giorno fa ho riparlato con Arturo, condividendone la riconoscenza.
    Anche oggi continua a riecheggiare la frase della liturgia di ieri di S. Paolo (Fil 1,6 ):
    “persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”

    Voglio ri-cordare con voi il messaggio finale dell’omelia di ieri dato anche per Natale:
    “…abituatevi a contemplare quotidianamente il volto del Cristo, a trattenere il vostro sguardo su di Lui, ad essere pazienti e tenaci.
    Il messaggio che vorrei darvi con assoluta certezza come fratello e come amico è che l’Amore è il suo respiro, la sua sostanza, il suo Principio.
    In un momento particolarmente difficile e oscuro per la politica della nostra Italia tratteniamo davvero lo sguardo su di Lui, alziamo il mondo verso Cristo per sentire che l’Amore non muore che resterà sempre vivo e operante e quindi alzate gli occhi a Lui, lo troverete sorridente e questo vi darà la Pace.”
    Insieme a fratel Arturo auguriamoci Buon Natale, buon cammino, buon Respiro.
    Grazissime, Giuseppina

  7. “… alziamo il mondo verso Cristo per sentire che l’Amore non muore che resterà sempre vivo e operante e quindi alzate gli occhi a Lui, lo troverete sorridente e questo vi darà la Pace.”

    Grazie Giuseppina per aver condiviso questo ulteriore dono, dell’Amico dell’amico Arturo.

    Nella mia vita devo constatare che, riconoscere che l’Amore non muore, è stata una grazia ricevuta in tarda età, proprio come fosse il frutto di Sara per Abramo.

    D’altro canto sinchè non maturi abbastanza da spogliarti di tutte le tue certezze vane, resti intrappolata in te stessa, in quello sforzo quotidiano di “fare” la cosa giusta; sino a quando non arrivi a riconoscere che proprio non ce la fai, che non c’è soluzione nè via di scampo e decidi consapevolmente di arrenderti: “molli la presa … senza suicidarti”.

    Sinchè non decidi semplicemente di restartene, quasi in pace, nel tuo buco di sempre, nulla cambia.

    Mi sembra che necessitino queste due condizioni per la salvezza: una assoluta impotenza personale riconosciuta; ma anche, una seppure implicita speranza (quella che agisci nel non suicidarti), per consentire quel pertugio attraverso il quale possa pervenirci uno spiraglio della Sua luce. Un respiro che realmente ti rinnova il cuore cambiandoti la vita con il calore del Suo Amore e ti consente di contemplare Gesù sentendo che l’Amore non muore, neppure il tuo, per quanto fragile e imperfetto possa essere.

    Ed è solo l’alba di un lungo cammino che sta sempre all’inizio di ogni giorno.

    Con affetto

    Rosella

  8. “Mi sembra che necessitino queste due condizioni per la salvezza: una assoluta impotenza personale riconosciuta; ma anche, una seppure implicita speranza (quella che agisci nel non suicidarti), per consentire quel pertugio attraverso il quale possa pervenirci uno spiraglio della Sua luce. Un respiro che realmente ti rinnova il cuore cambiandoti la vita con il calore del Suo Amore e ti consente di contemplare Gesù sentendo che l’Amore non muore, neppure il tuo, per quanto fragile e imperfetto possa essere.

    Ed è solo l’alba di un lungo cammino che sta sempre all’inizio di ogni giorno.”

    Bello e vero. Un abbraccio. Marco

  9. Giuseppina says:

    Carissimi Rosella e Marco,
    i vostri ultimi interventi mi invitano a condividere con tutti voi la bellezza e la verita’ della conclusione…”ed è solo l’inizio di un lungo cammino che sta sempre all’inizio di ogni giorno”.
    Mi fa piacere aggiungere un ulteriore contributo, stralciato dal recente messaggio di ringraziamento che Fratel Arturo ha scritto per ringraziare gli amici di diverse credenze e culture che gli sono state vicine per il suo centesimo compleanno.
    “…la mia speranza è di trovare una via d’uscita alla frantumazione egoistica favorita dall’uso e dall’avanzare della tecnica.
    Cari amici, vi dico che è l’ora di non agire superficialmente, occorre ricorrere a cio’ che è più efficace per contrastare questa frantumazione, con l’appello a incontri di gruppo che abbiano motivazioni politiche, religiose, e di altro genere,
    trovare gli argomenti che possano interessare e al contempo voler a tutti i costi il rinnovamento di questa società che sembra immersa in una palude e che dividendoci sempre più in categorie moltiplica i diseredati e gli emarginati.
    Il vero soggetto della Storia è l’uomo senza nome proprio se non quello che ci ha dato Gesù: amico e fratello.
    Vi saluto uno ad uno sperando di scoprire che coltivate in voi la buona volontà di essere veramente discepoli del nostro Maestro Unico.
    Fratel Arturo ”
    Che dire? con gioia e spero con umiltà sento che il suo appello a realizzare incontri di gruppo animati dal profondo desiderio di rinnovare urgentemente il nostro cuore e la nostra società è già in atto e in profonda sintonia con il grandissimo impegno del” nostro capo cordata ” Marco Guzzi dentro i gruppi DP.
    A questo punto mi sembra che la terza condizione di salvezza , ampiamente praticata dentro i gruppi DP che si avvalgono anche molto intelligentemente dell’uso della tecnica sia la Condivisione del nostro percorso di liberazione
    personale per alzare il mondo verso Cristo.
    Ancora grazie e buon cammino Giuseppina

  10. Carissima Giuseppina, grazie per avermi inviato il messaggio di ringraziamento di fratel Arturo e averne condiviso qui alcuni stralci.
    Vorrei riportare ancora un altro appello di fratel Arturo:
    “Si conoscono delle incoerenze di persone che si dicono religiose ma non hanno nel loro obiettivo il riconoscere la stretta interdipendenza degli esseri umani….. La tecnica ci ha divisi in categorie e aumentano gli esseri trascurati e non considerati come uguali …. Ardisco coltivare la speranza che molte persone che contano nella società si accorgano che certi provvedimenti che sembrano assolutamente neutri, sono delle negazioni del Dio Padre, del Dio provvidenza, del Cristo che ha scelto la morte più crudele per persuadere l’uomo che nessuno è trascurabile…….Il vero soggetto della storia è l’uomo senza nome proprio se non quello che ci ha dato Gesù: amico e fratello.”

    Un abbraccio. giovanna

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