L’abc per reimparare ad essere umani

Chi come me è nato con la televisione, forse ricorda la trasmissione “Non è mai troppo tardi” nella quale il maestro Alberto Manzi insegnava l’a b c della lingua italiana.

Il seminario intensivo condotto da Marco Guzzi e appena concluso mi ha ricordato quel programma.

Molte persone provenienti da varie parti d’Italia si sono incontrate a Roma per imparare l’alfabeto di una nuova lingua perchè quella che conosciamo è fatta di parole prive di senso che creano solo disordine e caos.

Il nuovo linguaggio ha bisogno della cordata per essere appreso e di un pensiero capace di elevarsi ad alte frequenze, chiede di ripartire da capo, di svuotarci di tutto ciò che pensiamo di essere per partecipare come bambini al gioco creativo che ci rigenera e, insieme a noi, cambia il mondo.

Marco Guzzi, da buon capo cordata, attraverso piccoli passi concreti, con molta cura e attenzione, ci ha condotti nella penetrazione, non solo intellettuale, ma fisica, emotiva, spirituale della nuova alfabetizzazione facendoci attraversare con intensità e fluidità gli scenari che caratterizzano il metodo integrato.

E’ sempre più evidente la terminalità del tempo che viviamo; tutto è in crisi, confusione, disordine, malessere, conflitto, fuori e dentro di noi, sono segni chiari che una certa modalità di essere uomini si sta consumando.
L’uomo ego-centrato, chiuso in se stesso, che getta davanti a sé ciò che conosce e vuole fare del soggetto un oggetto sta morendo e insieme a lui muore il mondo che ha costruito.

E’ allora indispensabile capire la crisi e capire che cosa sta emergendo da questo travaglio.

Dall’ambito culturale antropologico, punto di partenza del seminario, ci siamo spostati in quello dell’auto osservazione.

Siamo entrati nella concretezza dell’esistenza umana, abbiamo riconosciuto il nostro disagio, la nostra sofferenza, abbiamo nominato le emozioni che ci abitano e la paura che sta sotto di esse perché crediamo che attraversandola non ne siamo annientati, ma possiamo entrare in sintonia col mistero dell’Essere che proprio così si dà, si svela a noi.

Più abissale dell’abisso del nulla c’è uno stato di infinita apertura che possiamo contattare ogni giorno e dal quale possiamo ripartire più integri.

L’ alfabeto che stiamo imparando nei gruppi Darsi Pace sgorga dall’intimo se impariamo a ballare sull’abisso.

Ma per farlo c’è bisogno di luoghi concreti di accoglienza, di ascolto e di accompagnamento delle persone che vivono la crisi e hanno voglia di ricominciare, presepi in cui ascoltare il vagito del nascente e riconoscere il limite della conoscenza che oggettivizza e rappresenta e scoprire la bellezza del mistero che si svela.

La nuova lingua che vogliamo imparare ci porta dentro uno stato profondo dove la conoscenza si dà senza alcuna separazione perché si fa attraverso la relazione.

Questo abbiamo compreso ancora meglio alla domenica spostandoci dallo scenario psicologico alla dimensione contemplativa, ulteriore passo per percepire che c’è un altro modo di essere umani, c’è un io che capisce di essere relazione, un io non separato che si fa sentire dentro il nostro corpo perché scopriamo che siamo già un solo corpo.

E’ l’io che entra in relazione con le proprie profondità, con la sorgente abissale di sé, con il mistero del divino e, radicato nell’Assoluto, scopre di essere libero perché in relazione con l’atto creativo di Dio.

Scopre di essere creativo perché trascendente.

E’ l’io universale che non dipende dalla storia e dalle strutture di questo mondo perché sostanzialmente unito a tutti gli io e al creato, perché tutti gli io e tutto il creato sono uniti allo stesso Principio creativo.

La fase meditativa della domenica ha raggiunto il culmine nella celebrazione della messa: tutti, presenti e assenti, insieme nell’Uno, tante soggettività pienamente se stesse nella comunione.

A questo punto la vibrazione dentro di me si fa forte.

L’io relazionale non è qualcosa di indifferenziato, è un nome, una persona che mi chiama per nome e mi rivela il mio compito nel creato: è Cristo.

Cristo, primo uomo-dio, essere umano come me, che non parla di Dio, non lo oggettivizza, ma ne rivela il volto.
In Lui, Dio e Uomo sono poli inestricabili di un unico pensiero che ci si rivela compiutamente.

Questo Pensiero, che si fa mentre pensa e mentre pensa crea, è la dimensione che ora percepisco con tutta me stessa, lo stato che mi libera da tutte le ragnatele di morte e mi assorbe dentro un gioco ri-creativo nel quale lascio che lo Spirito del tutto e mio prenda l’iniziativa in me e mi ridisegni in bella copia.

Comments

  1. davide calandrini says:

    ciao Giuliana,
    e grazie per la sintesi dell’intensivo veramente ispirata.
    non ero presente ,ma dopo aver letto il tuo post, ho come la sensazione di esserci stato.
    siamo poi così distanti?
    davide.

  2. grazie Giuliana,
    per chi come me non era presente, è un grande dono essere portati lì in comunione.

    Sai, contemplando Maria e l’incarnazione (sto muovendo da poco i primi passi verso Maria) mi colpisce la dinamica esplicita della richiesta di Dio fatta ad una creatura umana; ed anche questo, mi pare possa essere un buon principio, un “a b c ” da condividere.

    Quella richiesta, fatta dall’Angelo NEL CONSENSO di Maria come condizione per entrare nella storia in modo integro, secondo IL DISEGNO DI DIO, la trovo SCONVOLGENTE, per l’umiltà posta in atto da Colui che ha il potere di creare la stessa creatura a cui chiede il consenso.

    La dignità nella quale Dio pone la creatura, nella sua originaria armonia (nel paradiso terrestre: sin dall’inizio, tanto per intenderci), è tale per cui necessita il consenso della creatura ORA , OGGI, ADESSO E QUI, acciocchè il Creatore incarni il principio nuovo della redenzione per risorgere la nostra vita.

    Non è sufficiente che noi riconosciamo la nostra impotenza

    Ne che permaniamo nella vita agendo un seppur inconsapevole atto di speranza

    E’ necessario un atto esplicito d’umiltà incarnata – di FEDE NELLA VITA CREATA così come ci appare, con tutti suoi limiti

    Un atto di fiducia nell’uomo che ti sta di fronte e al quale tu poni umilmente la tua richiesta di aiuto (perchè tutti anche Dio ha avuto la necessità di richiedere l’aiuto di Maria, per farne la Sua Mamma ed entrare nella storia in modo integro, secondo il disegno del Padre).
    L’AMORE non prevarica l’altro, ESPONE SE STESSO, confidando nella forza di un reciproco desiderio.
    L’amore così propone le sue ragioni, dilatando creativamente il proprio spazio all’interno di un FIDUCIOSO SI’ che si fa fedele incarnandosi nella CONDIVISIONE DI UNA SORTE.

    E’ quindi necessario incontrare nel transito terrestre qualcuno che corrisponda alla tua richiesta d’aiuto, fidandosi di te.

    Qualcuno che corrisponda, onde poter risorgere ri-creativamente LA STORIA.

    Comunque la si guardi, la dinamica dell’Amore umano come di quello divino nella sua integrità è la stessa.

    Le nostre radici si dissetano al nostro interno, in quella sorgente che tocchiamo nella contemplazione del mistero della nostra STESSA vita: è ciò che esce dalle profondità del nostro cuore che PUO’ proporre che la guerra possa ESSERE PACE.

    Senza un dono accolto in modo esplicito, agendo personalmente il nostro SI’, per quanto limitati ed imperfetti possiamo essere, niente può cambiare e la terra resta immersa nell’autodistruzione.

    Esplicito può avere vari gradi di consapevolezza, talvolta si può condividere semplicemente all’interno dell’automatismo di una buona abitudine: “Avevo sete e mi avete dato da bere” – “quando abbiamo fatto questo Signore?”.

    Grazie Giuliana,magari sto un po’ fuori tema, ma vado riappropriandomi dei miei vissuti in una nuova profondità dell’ “io sono tu” che mi fai; e li condivido.

    E’ proprio vero che non vi è nulla di nuovo sotto il sole, eppure tutto è nuovo NELLA SUA LUCE.

    Ti abbraccio
    Rosella

  3. Giuseppina says:

    Grazissime cara Giuliana,
    anch’io ho sentito la tua sintesi ispirata e fedele a quanto avete vissuto nell’intensivo dell’Immacolata .
    Come sai, anch’io non ero presente fisicamente ma la tua condivisione mi è arrivata calda, scaldata dalla partecipazione del tuo cuore che ha realizzato come un ponte capace di trasmettere poeticamente.
    Credo davvero che la nuova lingua da reimparare perchè puo’ far ri-nascere una nuova evangelezzazione è e sarà come quella del vero poeta GESU’, che attingendo direttamente alla sorgente ha creato e continua a creare in noi la lingua dell’essere Figli.
    Credo che il poeta che è nelle profondità di ognuno di noi possa, mettendosi davvero dietro il divino Maestro, disconoscere l’esistenza di una lingua madre ( come con la sua domanda ci aiuta a fare Alice nel paese delle meraviglie: “ma chi è il padrone della lingua?”) e scegliere con gioia di re-imparare la lingua del Figlio
    Ti abbraccio con gioia, felice di essere nuova principiante e anche tua allieva…magari potessi aggiungermi come ripetente nella tua multietnica prima classe elementare..
    Giuseppina

  4. Carissimi Davide, Rosella, Giuseppina
    le vostre parole risuonano in me insieme a quelle ascoltate durante l’intensivo: il lavoro che stiamo facendo ci unisce anche se non siamo fisicamente presenti.

    Diventare un corpo vuoto e quieto, spegnere ogni rappresentazione mentale e l’io stesso che giudica, abbandonarci espiro dopo espiro ci assorbe nel dinamismo del presente, nel Nulla che ci sostanzia e che riconosciamo come sorgente del nostro essere.

    Così riusciamo a conoscere, ogni giorno un po’ di più, quella gioia piena che Cristo promette e mantiene.

    Raggiungere e attraversare le nostre profondità è necessario per elevare il pensiero alle frequenze dello Spirito.
    Credo che questa sia la strada da percorrere per una nuova evangelizzazione.

    La luce del Natale illumini le nostre oscurità e faccia parlare il Nascente che ci abita.

    Buon Natale in un grande abbraccio.
    Giuliana

  5. CarissimaGiuliana,le tue parole sono rigeneranti e talmente accoglienti che ne sento i benefici e comprendo sempre più come siano importanti gli appuntamenti che Marco ci dà con gli intensivi,il grupp DP ,le condivisioni che permettono di sperimentare e far emergere questo nuovo linguaggio.
    E’ altresì vero che ogni ambito della vita si trasforma ogni giorno;anche nel mio rapporto quotidiano con i bambini sentirli umanamente non come il frutto di una prestazione che gratifica più o meno,ma il dono di una relazione nella quale aiutarli a crescere in tutte le loro parti ,imparando con loro l’elaborazione di un nuovo pensiero fa si che anche la scuola possa,con tutte le sue difficoltà ,divenire un luogo per questo nuovo alfabeto.
    Grazie di cuore.Un abbraccio.
    Rosanna

  6. Grazie a te, carissima Rosanna, per le tue commoventi parole.

    Le trasformazioni avvenute in noi e attorno a noi, sono rivelazione del Mistero che ci affascina e ci assorbe sempre di più perchè ci dice chi siamo veramente e perchè siamo qui.

    Io credo che i bambini siano, più di noi, in contatto con l’Invisibile, anche i bambini di oggi fortemente appesantiti dalle sofferenze degli adulti.
    La loro fiducia nel lasciarsi fare dalla Vita e da noi è la loro forza, il dono più bello che continuano ad offrire a noi, adulti presuntuosi e incapaci di riconoscere che noi, come loro, cerchiamo la stessa cosa: essere accolti.

    Ciò che sperimentiamo nei gruppi dP è l’accompagnamento, passo dopo passo, verso braccia amorevoli, verso occhi che ci bene-dicono e ci fanno scoprire dentro di noi il divino Maestro.

    La riconoscenza che nasce da questo non è solo parola, ma qualcosa che si imprime in tutte le cellule del nostro corpo e si fa contempl-azione.

    Teniamoci per mano in questo meraviglioso cammino.
    Giuliana

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